PARTECIPAZIONI.
Il lettore non tema di essere attristato con altre notizie funeree. Chi muore giace, e chi vive si dà pace, dicono per proverbio i Toscani; ma più efficacemente i Siciliani: Tintu cu' mori, ca cu' arresta si marita. E proprio pei maritaggi, come per i ricevimenti, le gale, i balli, i monacati, partivano gl'inviti da un palazzo e andavano ad un altro, espressione della grandeur delle titolate famiglie. Non un invito che deviasse dal suo natural cammino, non una partecipazione che uscisse dalla cerchia entro la quale se ne stava la classe elevata. Se inviti per alcuno di essa dalla media classe partivano, raro è che, giunti, si tenessero, per quanto graziosamente accolti; e se si tenevano, circostanze e ragioni speciali dovevano averne determinata l'accettazione: o che tra l'uno e l'altro dei due ceti fosse un'amicizia tale da imporre a questo di spedire, a quello di accogliere l'invito gentile, o che nel gentile patrizio fosse una singolare degnazione. Senza di questo ciascuno rimaneva al posto che gli competeva.
Per quanto piccola, questa faccenda delle partecipazioni è una curiosità anch'essa. Se ai dì nostri sono elementi di cronaca mondana la cravatta di uno scombiccheratore [pg!355] di versi, la sottoveste d'un accozzatore di note musicali, il tacco degli stivalini d'una Nanà qualsiasi, e le più futili cose della vita giornaliera assurgono ad importanza che rivela soltanto la nostra miseria, perchè non devono queste dimenticate delicatezze dei nostri vecchi entrare nella storia della eleganza siciliana?
In una delle splendide sale del Palazzo Butera in Palermo487 è la ricca biblioteca della Casa. Tra i manoscritti del Duchino di Camastra, che, dopo il 1805, dovea essere D. Giuseppe Lanza e Branciforti, Principe di Trabia e di Batera, ed uno dei più colti ed affabili letterati del sec. XIX, v'è un volume che fa per noi488. Giovinetto ancora, l'intelligente patrizio piacevasi di prendere appunti nel Diario palermitano che il venerando Villabianca metteva in propria casa a disposizione di lui489: e certo a siffatta amicizia è da attribuire la spiccata tendenza del futuro scrittore alla erudizione patria. I dotti lo chiamavano alle loro adunanze: ed una stampa del tempo, che fa parte di quel volume, dice così:
L'ACCADEMIA PALERMITANA DEL BUON GUSTO. DOMENICA LI 2 8BRE 1796 ALLE ORE 22 NEL PALAZZO DELL'ECC.MO SENATO IL SAC. D. GIOVANNI D'ANGELO RECITERÀ UN DISCORSO CHE HA P. TITOLO LA GALLERIA DI VERRE. SI PRIEGA IL SIG.RE DUCHINO CAMASTRA AD INTERVENIRE.
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È, come si vede, una formola ordinaria, la quale verrà subito compresa quando nel corso di quest'opera si leggerà che cosa fosse quell'Accademia, e perchè si adunasse nel Palazzo del Senato, ed alle ore 22.
Sotto l'anno 1795, il volume Butera offre le più distinte forme tipografiche e letterarie di partecipazioni. Scorriamone qualcuna.
Sono pezzetti di carta di filo, non più larghi di dieci, non più lunghi di sette centimetri. Lo stampato vi è incorniciato in fregi incisi e litografati con disegni di artisti d'allora: ben povera cosa, invero, che però non andava senza il nome latino degli autori: Franciscus Gramignani, ovvero Michael Ognibene sculpsit. Si capisce che le cornicette servivano ad inquadrare qualunque comunicazione. Ma in tanta modestia di dimensioni e di forma quale profumo di gentilezza!
Eccone uno, il primo, che s'infiora del sorriso d'una nobil donna a tutti nota:
Non abbiam modo di vedere se la egregia Marchesa fosse, come pare, vedova e, come supponiamo, madre di quel giovane che in Roma incontrò la famosa avventura [pg!357] di strappare dalle unghie della gendarmeria pontificia l'amico suo Cannella; ma se era la madre, essa deve aver presa molta cura dell'ardito e sventurato abate, quando egli potè impunemente ritornare a Palermo.
Eccone un altro, al quale mancano le forme tipografiche di epigrafia:
ESSENDOSI DI GIÀ STABILITE LE NOZZE FRA D. FRANCESCO PAOLO DI MARIA AGLIATA PRIMOGENITO DEL BARONE DI ALLERI, E D. CASIMIRA DRAGO, E MIRA FIGLIA DELLA MARCHESA D. FLAVIA DRAGO, E MIRA, IN DISCARICO DI SUA ATTENZIONE IL BARONE DI ALLERI PADRE NE PARTECIPA L'ADEMPIMENTO.
Non è bello, ma in una collezione non guasta.
Ecco uno sposo che, forse per esser privo dei genitori, nomine proprio annunzia a parenti ed amici i suoi sponsali:
Il padre della sposa avea una paginetta aneddotica nel zibaldone ms. d'un aromatario d'allora; ma noi non saremo così indiscreti da richiamarla a proposito [pg!358] d'una festa gentile di gentilissima fanciulla. E seguitiamo a sfogliare il volume del Duchino di Camastra.
La seguente è una partecipazione di due signoroni, l'uno forse congiunto, o tutore della sposa, l'altro sposo:
Questo pei residenti nella Capitale; ma quando gli amici eran lontani, forma e formola cangiavano: lo stampino minuscolo diventava un foglio grande di carta, e la dicitura epigrafica passava in epistolare. In proposito incontriamo una lettera stampata della Principessa di Cutò in Napoli alle sue nobili amiche in Palermo:
Eccellenza.
Piacente novella recherà a V. E. questo mio divotissimo foglio della conclusione del Matrimonio tra la mia nipote D. Nicoletta Filingeri figlia del fu Duca di Misidindino mio primogenito, ed il Principe della Motta unigenito del Duca di Baranello. Ascriverà l'E. V. questo mio ufficio come testimonianza di mio rispettoso ossequio alla sua degnissima persona, e famiglia, mentre io contrasegnandole l'onore de pregiatissimi suoi comandi costantemente mi ripeto
[pg!359]
Di V. E.
Napoli, 18 Agosto 1798.Div.ma Obl.ma serva e par[tecipan]teLa Principessa di Cutò.A. S. E.
(Ms.) La Sig. Principessa della Trabia.
Palermo.
Lasciamo la Biblioteca Trabia-Butera e rechiamoci alla Biblioteca Comunale, ove il Mentore del futuro letterato ci conservava tesori di erudizione contemporanea. Il Diario palermitano edito ed inedito tante tante volte sopra ricordato del Villabianca ha delle vere ghiottornie del genere.
La forma dei piccoli avvisi cominciava a comparire verso il 1777; prima del quale anno essi correvano su carta grande ad una sola colonna, e con molta, fin troppa semplicità. Nella nuova forma tipografica, se nuova può dirsi, venne diramato l'invito ad una serata da ballo della Viceregina Principessa di Stigliano; uno della Duchessa di Sperlinga per il figlio di essa Viceregina; uno del Principe di Paternò, Capitano, per un lutto di due mesi, in seguito alla morte dell'Elettore di Baviera, ed, esempio unico e solo, uno in caratteri d'oro, della Principessa di Villafranca490.
Nello stile vecchio il Villabianca ci dà a leggere le participazioni del Principe di Trabia e del Duca [pg!360] di Sperlinga per le nozze dei loro figli491. Certo, Aloisia Lanza voleva un gran bene al suo Saverio, e perchè gli voleva un gran bene era lontana dal prevedere il grave attentato che un giorno, proprio nella casa nuziale, avrebbe egli commesso alla vita di lei. Di quel torno (1780) sono, tra cento altri, gl'inviti del Marchese di Regalmici, Pretore prima, Capitan Giustiziere poi, per occasioni di gale492; e del Marchese di Villabianca a sacerdoti celebranti. Questo qui, per la sua singolarità, vuol esser conosciuto di preferenza:
IN OCCASIONE DI DOVER FARE LA LORO SOLENNE PROFESSIONE NEL VEN. MONASTERO DI S. MARIA DELLE VERGINI LUNEDÌ CHE SONO LI 26 DELLO SPIRANTE NOVEMBRE LA SIGNORA D. CONCETTA ELEONORA, E D. MARIA BEATRICE EMMANUELE DE' MARCHESI DI VILLABIANCA SORELLE, VIENE PREGATA LA DI LEI BONTÀ PER ACCRESCERE VIEPPIÙ LA POMPA COLLA PRESENZA DI SUA MESSA, E SICURO DELLA SUA GENTILEZZA SI OFFERISCE ALL'INCONTRO493.
Le due monachelle non ci resteranno sconosciute. Noi le vedremo il giorno della visita della Viceregina Colonna a quel monastero, e le sentiremo squisitamente sonare strumenti.... non monacali.
Poco prima che la Corte di Napoli venisse a Palermo, la Capitanessa Principessa di Torremuzza invitava le dame ad illuminare le loro case pel felice parto della Granduchessa di Toscana Luisa Amalia, e, venuta [pg!361] la Corte, il Principe marito Capitan Giustiziere avvisava che S. M. «tiene appartamento in Corte, e permette alla persona alla quale è indirizzato l'invito d'intervenire»494. Si noti la concessione permette, non invita ad intervenire.
La Capitanessa aveva rappresentanza ufficiale e andava ufficialmente riguardata. Come il marito ai Signori, così lei alle dame partecipava i reali o vicereali comandi; e come lei, così anche la Pretoressa per le partecipazioni che il Pretore pel Senato faceva ai nobili in occasione di ricevimenti al Palazzo Pretorio. Una volta che la Pretoressa nol potè, la nuora ne tenne le veci, perchè la moglie del Pretore aveva il dovere ed il privilegio di far gli onori di casa.
Un'altra citazione e non più. I nobili solevano recarsi ai periodici convegni del Palazzo Viceregio; con loro o senza di loro, le dame non mancavano mai. Un giorno però un ordine superiore, forse del neo-Presidente del Regno, o dispensava le dame dallo intervento, o rimandava a lutto finito le geniali adunanze; e allora la moglie del Capitan Giustiziere si affrettava a far giungere di casa in casa questa circolare:
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L'avviso era ampio, il doppio degli ordinarî: e non poteva non esser tale, data la grande sventura della improvvisa scomparsa del buon Principe, tanto festeggiato l'anno innanzi appena recuperata la effimera guarigione. [pg!363]