Soltanto quando mi trovai nel mio chalet, e lo specchio mi rimandò la mia figura deformata e sudicia, ebbi la completa sensazione del mio dolore. Io ruggivo: «Infame! Santarellina! Mamz'elle Nitouche! Tira via, non c'è papà! Ah, è timida, dice papà».
L'edificio da me costruito con tanta cura, dispendio di tempo e — diciamo pure — di denaro, era crollato. E volendo essere esatti, bisogna [pg!193] dire: «seguitava a crollare». Una ragazzina minorenne, davanti alla quale io, con suprema delicatezza, mi sono trattenuto sempre dal proferire le parole sacramentali: «Signorina, io vi amo» dare dei baci così! baci di donna provetta. Ah, falsa minorenne! Forse non esistono più minorenni. Probabilmente mentre io mi spazzolavo il vestito, essi seguitavano ancora a baciarsi; e allora dovetti constatare che io soffrivo. Infatti avevo gli occhi fuori della testa. E più forse del bacio, mi faceva fremere la visione degli atti preparatori del medesimo, quando lei pettinava lui così dolcemente con la mano; quando lei gli insinuava nella bocca i miei cioccolatini. Così! Faceva così! E feci a me stesso l'atto di insinuarmi in bocca i cioccolatini col rosolio. «Tu soffri realmente, Ginetto Sconer, tu soffri!» Il sapore di quella fanciulla, che dovevo gustare io, se lo è invece gustato Melai. Guai se io fossi un uomo sanguinario come usa adesso! A quest'ora sotto quella pergola esisterebbero due cadaveri.
*
La mattina seguente stavo un po' meglio, ma non così che, quando venne Lisetta per rassettare le camere, io non dicessi:
[pg!194] — Ah, belle cose, belle cose che succedono in questa casa! Congratulazioni, molte congratulazioni con la vostra padroncina.
— Perchè, signore? — mi domandò Lisetta.
— Voi non sapete forse quello che ieri è successo verso quest'ora, là, sotto la pergola?
E raccontai quello che avevo veduto: — Uno spettacolo indecente. Non saprei dire per quanto tempo ha seguitato a pettinarlo.
— Capirà, signore, che finchè lo pettina lei, non lo pettina la morte. Faceva così tutte le mattine nei giorni che lei è stato via.
— Voi dite?
Ella diceva così.
— Ma quella sera che io sono partito, è partito anche lui! Allora era una falsa partenza.
— Non so, signore — disse Lisetta —, ma io credo che abbia ottenuto una proroga per affari di famiglia.
— Ah, li chiamate affari di famiglia? Ah, un bell'ordine nell'esercito!
— La mattina dopo che lei è partito, signore, lo abbiamo visto comparire ancora qui, e la padrona gli ha fatto tanta festa.
— Allora sua madre sapeva tutto.
— Io credo di sì.
— E anche lui, il padre?
[pg!195] — Oh, lui sa sempre le cose per ultimo.
— Ma questo amore come è nato?
— Chi lo sa, signore? L'amore nasce così!
— Ma come «così»? Così sotto la pergola?
— Tutto può darsi, anche sotto la pergola.
— Ma voi Lisetta, che sapevate le mie intenzioni, voi che vedevate che io ero assente, perchè non siete corsa ai ripari?
— Ah, signore — esclamò Lisetta mortificata — io ho fatto quello che potevo fare; e appena ho potuto, ho parlato alla signorina.
— Ebbene?
— Io non glielo volevo dire, signore, per non darle dispiacere.
— Vi autorizzo a parlare.
— Ebbene, già che lo vuol sapere, la signorina ha detto: «Taci, taci Lisetta! Io sposare un uomo così grosso e rosso che potrebbe essere mio padre?».
— Così ha detto? Inaudito!
— Precise parole.
— Ma voi dovevate insistere: «un uomo che sa quel che dice, che sa quel che vuole, che conta qualche cosa nel mondo».
— L'ho detto, signore.
— E lei?
— Lei? Lei ha detto: «con tutte quelle sciocchezze [pg!196] che dice, che fa venire il latte ai ginocchi».
— Idiota fanciulla! Dovevate dirle che io ero d'accordo con suo padre.
— Anche questo ho detto.
— E vi ha risposto?
— Che piuttosto che sposare un parrucchiere, fosse anche coperto d'oro, si butterebbe giù dal campanile di San Fulgenzio, che è il più alto della città.
— Ma è pazza quella fanciulla!
— È innamorata, signore!
Lisetta tacque, e anch'io.
Ma quelle parole atroci riferite da Lisetta mi fischiavano alle orecchie. Io parrucchiere? Io sono un costruttore della bellezza, e anche di civiltà, perchè chi usa i miei prodotti è educato e civile. Sentivo in me un'auto-intossicazione di furore.
— Io tirerò le orecchie a quel signore — dissi.
— Non lo faccia, per carità — disse Lisetta. — Tutti quelli che sono stati in guerra hanno preso lo spirito sanguinario.
— Credete forse che io abbia paura?
— Oh, no, signore: ma dico che è un momento succedere una disgrazia.
— Io, del resto, non voglio fare tragedie, ma [pg!197] gli parlerò ad ogni modo e gli dirò il fatto mio: «Ah, lei, bel giovane, che contemplava le stelle. Lei preferisce però contemplare qualche altra cosa sotto la pergola. Congratulazioni!» Oh, gli dirò questo ed altro.
— È impossibile perchè è partito.
— Non ci credo, perchè doveva già essere partito tante volte. Sarà partito provvisoriamente.
— No, definitivamente.
— Allora gli scriverò: «Ah, falso sentimentale! Le piacciono invece le cose di questo basso mondo, compresi i miei cioccolatini». E, quella infelice, preferisce uno sbarbatello, che oggi c'è e domani non c'è, a me che nel mondo conto per qualche cosa. «Dico sciocchezze», io! «Un uomo grosso e rosso», io!
— Lei è un uomo che può dare soddisfazione a qualunque donna.
— Voi avete proferito una grande verità. Ma voi non sapete tutto. Sapete perchè io sono andato a Genova? Questo, vedete, è il terribile! Io sono andato a posta a Genova per comperare il regalo di nozze. E proprio mentre io comperavo i gioielli più rari, ero tradito.
— Oh, povero signore! Ma davvero proprio?
— Dubitereste forse di quello che io dico? Venite qui, venite qui, Lisetta. Guardate. Guardate, [pg!198] tanto per avere un'idea di chi sono io. Questo era il regalo di nozze.
La ho condotta nella mia stanza e ho aperto la borsetta.
— Maria santissima! Spavento!
— Guardate soltanto questa collana. Per darvene un'idea, neppure la regina ne ha una così.
Allungò il dito per toccarla.
— Voi dovete sentire il peso.
— E sono perle vere?
— Vere? Vero oriente. Mica scaramazze.
— E costano tanto?
— Come voi, come lei, come lui, come tutta questa catapecchia, con l'avvocato e sua moglie compresa. Sì, sì, pigliate pure. Già tanto io me ne andrò di qui. Quelle forbicette, quella cipria. Anche quella pompetta dell'acqua d'odore, se vi fa voglia.
E le permisi di saccheggiare la mia toletta.
*
Scesi in giardino perchè sentivo che avevo gli occhi feroci, e la mia fisonomia era in disordine. Non vedevo più niente. Ma quando ho visto i gattini di Oretta che immergevano la linguetta rossa nel latte bianco, attorno alla ciòtola, ho dato un calcio formidabile: due gattini sono saltati in volata sopra la siepe.
[pg!199]