Sebbene le opere di erudizion musicale sian rare in Francia, e molte ve n'abbia su la teoria, le quali, o hanno per autori degli Artisti, e per non saper eglino ben pensare e ben scrivere, son difettose per la sostanza e per la forma, o de' Letterati che non possedendone la pratica, non insegnano che sistemi ed errori, vi ha tuttavia gran copia di Trattati, i quali contengono delle eccellenti vedute su l'espressione, su l'imitazione, sulla poetica e sulla filosofia della musica. Oltre i Dizionarj di Brossard e di Rousseau, e la parte della grande Enciclopedia che tratta di quest'Arte e Scienza, l'Enciclopedia Metodica, più anni sono, intrapresa da alcuni illustri letterati e molto intendenti di musica di questa nazione, abbracciar doveva con maggior estensione tutti gli oggetti e tutte le parti della medesima; ma per disavventura non si è ancora, e non si sarà forse più oltre al primo volume pubblicato nel 1791. I suoi autori con una libertà e un disinganno, degno veramente della loro filosofia e de' loro lumi, quasi ad ogni articolo combattono gli antichi pregiudizj della lor nazione, e rendon giustizia alla scuola italiana.
Oltracciò un altro non meno insigne letterato della Francia, M. Choron, professore di mattematica, e capo di brigata nella scuola Politecnica, dopo un profondo studio di tutte le diverse scuole di musica, dopo aver letti i migliori didattici sì italiani che tedeschi, de' quali appreso aveva espressamente le lingue, mosso da zelo per gli avanzamenti di quest'Arte tra' suoi nazionali; diè al pubblico nel 1809, i Principj di Composizione delle scuole d'Italia in tre gran volumi in fol., elegantemente incisi in 1456 rami che formano un corpo compito e metodico delle migliori regole che si trovano sparse quà e là in più trattati di autori italiani. Quest'opera d'immense fatiche e d'immense spese, ha meritamente riscossa l'approvazione e gli applausi di tutti i buoni conoscitori non che della Francia ma dell'Europa intera, e può dirsi il trionfo della scuola italiana. Il suo Autore promette in oltre un'immensa collezione di tutti i Classici Italiani. Tale è oggidì lo stato della Musica in Francia, e tra le persone di educazione più non vi ha chi non apprenda la lingua e la musica italiana.
L'Inghilterra è il solo paese, dove la musica è stata considerata a segno di promuovere al dottorato; e ben può dirsi che leggiermente non vi si tratta questa scienza, dappoichè i decreti dell'università d'Oxford obbligano a far prova di sette anni di studio e di pratica, prima che si sia ammesso al grado di Baccelliere, e di altri cinque anni dopo di essere ammesso a questo grado, per aspirare a quello di Dottore. È d'uopo in oltre, per il primo grado, che si facciano eseguire in pubblico de' pezzi di musica a cinque parti, in una sessione intimata tre giorni innanzi; e per il dottorato, de' pezzi a sei e ad otto parti. Reca pur maraviglia che tale usanza, la quale rimonta sino al decimoquinto secolo, non sia stata imitata ancora da veruna delle nazioni d'Europa. Dopo più di un secolo il gusto degl'Inglesi per la musica è diviso a ragione tra quella de' Tedeschi per la strumentale, e quella degl'Italiani per la vocale. A quest'ogetto non vi ha tra le persone colte chi non impari la lingua italiana, per essere più sensibile agl'incanti della sua poesia e della sua musica, e per la stessa ragione vi sono colà più teatri di opere e serie e comiche in questa lingua, rappresentato da attori italiani. “I nostri giovani compositori, dice il dottor Burney parlando de' suoi nazionali, si fanno anche un merito di essere imitatori della musica italiana, senza che siano stati in Italia. Noi abbiamo in Inghilterra l'Opera italiana e seria e buffa in una grande perfezione, e nella lingua italiana, composte l'una e l'altra, ed eseguite dagl'Italiani. Puossi quindi convenire, che questo paese (l'Inghilterra) esser dee una scuola ben adatta a formare un giovane compositore.” (Travels etc.) “Londra sopra tutto è perciò divenuta l'Indie de' maestri, e de' virtuosi italiani: quando uno di questi giunge a contentare gl'Inglesi, comincia allora a stimare se stesso, ed a conoscere di quanta ricompensa sia degna la temerità d'aver affidata la propria sussistenza ad un'arte la di cui sorte dipende puramente dal capriccio.” (Eximeno l. 3, c. 4.) Molti Scrittori in oltre ha prodotti quest'isola su la Musica, che con la profondità delle loro riflessioni e delle loro erudite ricerche, ne hanno illustrato la teoria e la storia.
“La nazione Spagnuola tanto dal carattere, quanto dalla lingua ha dopo l'Italiana le disposizioni più vantaggiose per la Musica, ma queste restano quasi sterili, per mancanza di esercizio. Generalmente la Musica sta nella Spagna confinata nelle chiese, i di cui maestri di cappella sono ecclesiastici, e sono una vera appendice de' contrappuntisti del seicento. Nella Corte e nelle provincie meridionali vi è più passione e più senso per la musica: l'Opera italiana vi è molto ben intesa.” Ecco il saggio che ne dà un disinvolto Spagnuolo (Eximen. loc. cit.). Noi possiamo aggiungervi che molti di questa nazione son riusciti eccellenti compositori dopo di avere studiato in Italia; tali sono stati il Terradeglias, e più recentemente il Martini ed altri. Ma un più importante servigio reso da alcuni dotti Spagnuoli alla Musica sono le opere classiche di un Salinas tra gli antichi, e tra' moderni di un Eximeno, d'un Yriarte, d'un Arteaga, d'un Requeno. Ed ecco abbastanza per dar a divedere, come aveva promesso, il gusto particolare delle principali nazioni d'Europa in riguardo alla musica, e la parte che ha preso ciascuna ai progressi di quest'Arte e Scienza.
Non mi resta che dar conto ai lettori de' materiali, di cui ho fatto uso per la compilazione del presente Dizionario. In riguardo a' Greci e a' Latini Armonici mi sono servito, oltre delle Biblioteche Greca e Latina del Fabricio, della storia delle Scienze presso i Greci di Meiniers, dell'Autore de' Viaggi di Anacarsi, e principalmente de' Saggi del Requeno, sulle di cui tracce ho voluto dare una bastevole idea delle loro Opere. Per gli Scrittori ed Artisti Italiani io ho fatto uso del Tiraboschi, del Bettinelli, dell'Arteaga, del Martini, ec. Per quei delle altre nazioni io ho consultato, per quanto mi è stato possibile, i loro Storici, o le loro opere; e generalmente per tutti ho svolto più giornali, più storie letterarie, gli Atti e le Memorie di più Accademie; ed in questa occasione io devo a molti amici un pubblico attestato della mia riconoscenza per avermi soccorso co' loro lumi, e provveduto ancora di que' libri, che facevano all'uopo. Tutte le volte che io ho potuto aver per le mani le opere stesse de' Scrittori di Musica, io ne ho dato un più lungo Estratto, ed in mancanza di ciò non ho omesso di darne un Saggio d'appresso agli Autori che ne han parlato. Io ho cercato da per tutto delle notizie de' più celebri Compositori ed Autori tuttora viventi: pur nondimeno non ho la presunzione di credere, che molti non ne abbia omessi egualmente pregevoli. Avendone ulteriormente notizie saprò trarne profitto col mezzo di un Supplemento, che si darà alla fine dell'ultimo volume.
Dopo di avere io raccolti e messi in ordine tutti i materiali del mio Dizionario, pervenne a mia notizia che in Francia se ne era pubblicato già uno sullo stesso argomento; per lo che ragionevol cosa mi parve di sospendere allora il mio lavoro, e di ritardarne la pubblicazione. Ebbi l'attenzione di provvedermi di quel Dizionario, ed ecco il giudizio e l'uso che ne ho fatto. Il nome di M. Choron[40] che va in fronte del medesimo come uno de' suoi autori, previene in suo favor da prima ogni lettore, che è al fatto de' gran servigj ch'egli ha reso alla Musica; ma, come dicesi espressamente nella prefazione, egli soltanto ne concepì il progetto, e l'esecuzione ne fu ad altre mani affidata[41]. Tranne alcuni pochissimi articoli e l'Introduzione, che è un eccellente compendio della Storia della moderna Musica, e quel medesimo che M. Choron aveva pubblicato alla fine del terzo volume de' suoi Principj di Composizione, tutto il resto appartiene a dirittura a un certo M. Fayolle, da cui pare che non si possa pretendere tutta l'esattezza e la perfezione, che senza dubbio vi si sarebbe trovata, se fosse stata l'opera di quel valent'uomo, a cui non mancavano i lumi e le cognizioni a ciò necessarie. Nel suo Dizionario vi si trova dell'eccesso e del difetto, e benchè abbracci una più vasta estensione di oggetti, vi ha tuttavia un'infinità di articoli che non contengono se non nomi oscuri e poco benemeriti dell'Arte, mentre moltissimi altri se ne omettono che tornerebbe più conto a far conoscere. Tali sono la più parte de' Greci Armonici e de' loro Scrittori di Storia musicale, de' quali se vi ha degli articoli, nè pur si dà un Saggio delle loro opere. Malgrado però questi difetti, mi è stato d'uopo confessarlo, egli mi è stato utile in riguardo agli Scrittori e Compositori moderni della Francia e della Germania. Io ne ho fatto uso, qualora non mi è riuscito di trovar altronde delle notizie. Ma oltre a quattrocento e più articoli del tutto nuovi nel mio presente Dizionario, che ivi in niun modo s'incontrano, si vedrà che non abbiamo tutti e due attinto agli stessi fonti. Il lettor ne faccia il paragone e ne giudichi.
Non presumo tutta volta di credere che io dato abbia nel segno, e che offra al pubblico un lavoro degno di lui. Sarei pur contento qualora di me venga detto lo stesso, che di certuno disse Longino. Questo Scrittore non è forse tanto da riprendersi a cagione de' suoi errori, quanto da lodarsi pel desiderio ch'egli ha avuto di far bene.
Aarone (Pietro) nacque in Firenze verso la fine del quindicesimo secolo, e fu religioso dell'ordine dei Portacroce di Firenze, e canonico di Rimini. Si applicò alla teoria musicale, e scrisse più opere in italiano, e latino, che fanno conoscere con molta esattezza lo stato di questa teoria all'epoca in cui vennero pubblicate: fra queste sono da rimarcarsi, I. quella che ha per titolo: De institutione harmonica, libri tres, Bonon. 1516, in 4º. II. Il Toscanello della musica, lib. tre, Vinegia 1525, 1529, 1539, in fol. In quest'opera si osserva un'idea, quale è anche reperibile in alcune delle opere de' suoi predecessori scrittori in musica, e che ha rapporto allo stato dell'autore, ed al cattivo gusto del suo secolo; essa consiste in presentare i principj della musica su delle tavole simili a quelle della legge, referendo tutte le regole musicali a' dieci precetti principali in onore dei 10 comandamenti di Dio, ed a sei altri precetti secondarj, che richiamano col loro numero l'idea de' 6 comandamenti della Chiesa. III. Trattato della natura, e cognizione di tutti gli tuoni di canto fermo e figurato, Vinegia 1525, in fol. IV. Lucidario di musica di alcune opinioni antiche e moderne, Vin. 1545, in 4º. Quest'opera è dotta, avvengachè vi siano de' sbaglj. V. Compendiolo di molti dubbj, o sentenze intorno al canto, Milano 1547, in 4º. Egli scrisse eziandio altre opere contro Franchino Gaffurio assai curiose per lo stato dell'arte in Italia al sedicesimo secolo, i titoli e le date delle quali trovansi nelle biblioteche di Haym e di Fontanini.
Abdulcadir, figliuolo di Gaibus di Magara. Vi ha di costui un manoscritto in lingua persiana con questo titolo: Præcepta compositionis musicæ et metri, cum fig. eo spectantibus. V. il catalogo di Leyde n. 1061.
Abel (Carlo Federico) figlio di un cel. sonatore di violoncello e minor fratello di Leopoldo Augusto. Abel maestro de' concerti del duca di Schwerin, nacque a Cœthen verso il 1724. Egli fu direttore della cappella della regina d'Inghilterra, coll'annuo stipendio di mille scudi; ed in questa qualità dirigeva al piano-forte i concerti che facevansi in corte. Era stato da prima membro della cappella reale di Dresda: una contesa insorta tra lui e Hasse, primo maestro di cappella di quella corte, fu motivo di fargliela lasciare nel 1760, e si rese a Londra, ove dimorò senza interruzione sino al 1783. La brama di riveder suo fratello e la patria il fè ritornare a quest'epoca in Germania. Nel corso di tal viaggio fu, che malgrado l'età sua avanzata, diede egli in Berlino e a Ludwigslust le più luminose prove de' suoi talenti. Una forte espressione, una maniera di sonare chiara dolce ed armoniosa, gli trassero l'ammirazion generale. Il re Federico Guglielmo, principe reale allora, dinanzi al quale fecesi sentire, gli diè in regalo una tabacchiera assai ricca e duecento pezzi d'oro. Di ritorno a Londra, quivi morì il dì 22 di giugno dell'anno 1787 dopo un sonno di tre giorni, senza che risentito avesse il menomo dolore. Le composizioni di Abel si distinguono mercè una nitida cantilena, e un'armonia dolce, avvengachè corretta e ben piena. Trovasi il catalogo di 27 opere ch'egli ha pubblicate dal 1760, sino al 1784, sì a Londra, che a Berlino, a Amsterdam e a Parigi, nel primo volume della Biblioteca del barone d'Eschentruth, esse consistono in overture, quartetti e trio per violini e flauto: vi si trovano ancora alcuni concerti in trio per il forte-piano assai pregiati dagli intendenti.
Abicht (Giov. Giorgio) teologo protestante, morto in Vittemberga li 5 di giugno 1749, diè al pubblico molte importanti opere, nelle quali ha proccurato di spiegare il canto e le note degl'Israeliti, per mezzo de' loro accenti. Le sue opere sono: I. Accentus Hebraici ex antiquissimo usu lectorio vel musico explicati, Lipsiæ 1715, in 8º. II. Dissertat. de Hebræorum accentuum genuino officio, nella prefazione di Frankio diacrit. sacr. 1710, in 4. III. Vindiciæ usus accentuum musici et oratorii, Joh. Frankio oppositæ, 1713, in 4º. Excerpta de lapsu murorum hierichuntinorum per tubarum sonitum. Quest'ultima opera si trova presso Ugolino Thes. ant. sacr., tom. 52, p. 837.
Abos, maestro nel Conservatorio della Pietà in Napoli verso il 1760, compose più opere sì per teatro che per chiesa, che danno a conoscere il suo talento.
Abunars-Muhammed, Arabo figliuolo di Farab, lasciò un trattato di Musica teorica e pratica, vocale ed instrumentale. V. il catal. di Leyde, n. 106.
Adamo di Fulda monaco della Franconia, ridusse in compendio nel 1490, un trattato di musica, che conservavasi manoscritto nella biblioteca di Strasburgo. M. Gerbert l'ha inserito nella sua collezione: Scriptores ecclesiastici potissimum de musicâ sacrâ 1784.
Adam (Luigi), nato circa all'anno 1760 a Miettersholtz nel Basso-Reno, prese alcuni mesi di lezione di piano-forte da un buon organista di Strasburgo, per nome Hepp, morto verso il 1800: ma egli dee principalmente la scienza e 'l talento, che lo han posto al primo rango tra' virtuosi e professori del suo istromento, allo studio che da se solo ha fatto, degli scritti di Emm. Bach, delle opere di Hendel, di Scarlatti, di Bach, di Schobert, e de' più recenti Mozart e Clementi: egli non dee ancora che a se stesso la scienza della composizione, appresa avendola negli scritti di Mattheson, di Fux, di Marpurg, e d'altri didattici tedeschi. All'età di 17 anni giunto a Parigi, per professarvi la musica vi si diè a conoscere da principio per due grandi sinfonie per arpa, e piano-forte con violini eseguite al concerto spirituale, che furon le prime che sentite si fossero in quel genere. Diessi quindi all'istruzione de' giovani e alla composizione. Nel 1797 fu nominato professore nel Conservatorio, ove egli ha formati degli illustri allievi, tra' quali i più rinomati sono Kalkbrenner, Chaulieu, Merland, Arrigo le Moine, e le damigelle Benk, Gasse, e d'Alen, che hanno successivamente riportati i premj di primo rango del Conservatorio. Le opere di Mr. Adam sono: un Metodo per ben usare delle dita sul piano-forte; un Metodo per ben suonare quest'istromento adottato dal conservatorio, ed in tutte le scuole di musica della Francia; undici opere di sonate per forte-piano, e più sonate a parte; più variazioni di alcune arie, in particolare quella del re Dagoberto; dei quartetti di Haydn e di Pleyel, disposti per il piano; una raccolta di romanzi; l'intera collezione delle delizie di Euterpe; ed il Giornale di canzonette italiane delle damigelle Erard.
Adam (D. Vincenzo) musico in Madrid, ove pubblicò nel 1786: Documentos para instruction de Musicos y afficionados, cioè Ammaestramenti per i musici e i Dilettanti, in fol. I primi quattro fogli sono in istampa per il testo, e diciannove di rami per le note: egli dà delle regole per comporre. V. Litteratur Zeitung del 1788, n. 283.
Adami (Ernesto-Daniele) maestro e quindi pastore a Pommeswitz nell'alta Silesia, nato a Idung nella Gran-Polonia, il 19 novembre 1716; fu da prima correttore di musica a Landshut e nel 1750 pubblicò a Liegniz un'opera col titolo di Riflessioni sul triplice eco esistente all'ingresso del bosco di Aderbach nel regno di Boemia, in lingua tedesca un vol. in 4º. Abbiamo ancora di lui Dissertazioni su le sublimi bellezze del canto nei cantici della liturgia, Lipsia 1755, in 8º, presentate da lui alla Società di Musica di Mizler, allorchè vi fu ricevuto.
Addison (Giuseppe) nato nel 1671 a Litchfield, morto in Londra nel 1719, dopo essersi dimesso della carica di secretario di stato da lui esercitata per più anni, è l'autore della prima opera in musica inglese propriamente detta. Questa fu la Rosemonda posta in note da Clayton sul gusto italiano nel 1701, la cui musica fu male accolta, piacendo più allora la francese a quella nazione. Nel 1730, il dottor Arne fecene una nuova, ed ebbe gran successo. Addison, nello Spettatore inglese, parla alle volte dello stato, in cui trovavasi allora la musica in Inghilterra; ma quel ch'egli dice intorno a questa materia dà a divedere abbastanza che ne era affatto digiuno.
Adelpold, dotto uomo della Frieslanda, morto il primo di dicembre del 1027. Tra le altre sue opere havvi un manoscritto de musica, inserita nella collezione del principe-abbate Gerbert.
Adlung (Giacomo), dell'accademia delle scienze di Erfurt, professore del ginnasio ed organista nella chiesa luterana, nato nel 1699 a Bindersleben, dovette, secondo che egli stesso confessa, tutto quello che divenne come artista, alle cure di Cristiano Reichard, organista allora ad Erfurt, che, nel 1721, lo accolse in sua casa, mentre non era ancora che studente. Nello studio dei libri, che gli accomodarono Reichard, e Walther di Weimar, attinse egli i principj, che sviluppò quindi nella sua opera Musikalischen Gelartheit, o Scienza musicale, opera di prima importanza ad ogni organista, che esercitar non vuole quest'arte da puro pratico. Egli morì a Erfurt li 5 gennajo 1792. Per il corso di 34 anni formò 218 allievi per il cembalo, oltre a 234 ch'egli istruì nelle lingue, il che non gl'impedì di costruire un gran numero di clavicembali. Abbiamo in oltre di lui: I. Introduzione alla scienza musicale, con fig. in tedesco, Erfurt 1758, in 8º. La seconda edizione di quest'opera comparve nel 1783, per le cure d'Hiller di Lipsia, che ne aumentò il primo capitolo. II. Istruzione su la costruzione degli organi, ec. con alcune addizioni di J. F. Agricola compositore della corte, con fig. 1768, in 4º. III. Musikalisches Siebengestirn, o le Sette stelle musicali, Berlino, 1768, in 4º. Quest'opera contiene le risposte a sette domande sopra oggetti relativi all'armonia, e con la precedente è stata pubblicata da Giov. Lor. Albrecht maestro di musica a Mulhausen. Alcuni altri di lui manoscritti sulla composizione, e sulle fughe si sono perduti per un incendio. La sua vita scritta da lui medesimo si trova nella prefaz. della sua Musica mechanica organœdi, ed è stata inserita nel secondo volume delle Lettere critiche p. 451.
Adolfati, allievo del cel. Galuppi, è noto per più opere. Nel 1750 egli fece un saggio di misura a due tempi ineguali, l'uno composto di due note, e l'altro di tre: questo pezzo di musica fece dell'effetto e fu applaudito. Adolfati lo aveva imitato da Benedetto Marcello. Oggidì ad un compositore che l'userebbe, non mancherebbero delle sassate.
Adrasto, Peripatetico e cel. matematico, discepolo di Aristotile, fiorì presso a quattro secoli innanzi l'era cristiana. Egli scrisse tre libri di Musica, che spesso sono citati da Teone di Smirna e da Porfirio, il quale ne' suoi comenti sugli Armonici di Tolomeo cita un passaggio di Adrasto, ove fa egli menzione di quel fenomeno, che percosso ed eccitato il suono di un istromento lirico, per una certa simpatia, si eccita da se il suono d'altro stromento posto in una data distanza, e viene così a sentirsi una leggiera e grata mescolanza di suoni. Il manoscritto dell'opera di Adrasto è rimasto sino a nostri dì sepolto: pretendevano alcuni che si era smarrito: altri che trovavasi nella libreria del Vaticano: ma nel 1788 in diversi pubblici fogli si annunziò, che quest'opera, ben conservata, bene e distintamente scritta in bellissima pergamena, adorna eziandio di ben disegnate figure geometriche, erasi ritrovata tra i manoscritti della biblioteca del re di Sicilia (cavati dall'Ercolano) e che Mr. Pasquale Paffy bibliotecario, giovane di somma erudizione e di una prodigiosa attività, era stato incaricato di farne la traduzione.
Agazzari (Agostino) dilettante di musica Sanese, pubblicò nel 1638 in Siena, la Musica ecclesiastica, dove si contiene la vera diffinizione della musica come scienza, non più veduta, e sua nobiltà, in 4º.
Agelao di Tegea, riportò il primo premio che fu istituito nei giuochi pitici per i suonatori di stromenti lirici, l'anno 559 innanzi G. C.
Agostini (Paolo) di Vallerano, allievo di Giambernardino Nanini, succedette al Soriano nel posto di maestro di cappella di S. Pietro in Roma; lasciò delle belle composizioni a quattro, a sei e ad otto voci per la chiesa. Egli viveva verso l'anno 1660, e morì in età avanzata.
S. Agostino: questo ingegnoso dottore della Chiesa, che finì di vivere l'anno 430, è autore di sei libri di Musica, nei quali non tratta che del solo ritmo, e per incidenza del metro: tratta di esso però con tale delicatezza e con tanta precisione, che è degno di essere non solo paragonato in questa parte, ma anteposto eziandio ad Aristide Quintiliano, a Bacchio ed a Marziano Cappella, là dove essi scrivono sullo stesso argomento. Senza le idee, che Sant'Agostino ci dà dell'antico ritmo, non possono a fondo comprendersi nè Bacchio, nè Aristide. I cinque primi libri pajono scritti nel tempo, in cui egli insegnava la rettorica in pubblico, ed in cui spiegava a' giovani gli autori latini: il resto pare posteriormente dettato, ed all'età, in cui d'altro egli non curavasi che di condurre le anime a Dio. I cinque primi libri ci manifestano, che all'età sua i Musici pratici non solo non curavansi del ritmo, ma che ne meno intendevano la quantità sillabica de' versi latini, su cui notavano il tempo: L'interlocutore del dialogo è uno che intende il canto, ma che non sa il valore delle sillabe lunghe o brevi: onde si scorge che la Musica era allora in tale stato, quale è al presente; cioè che poteva allora, come adesso da un musico, mettersi in nota egualmente la prosa che il verso, e fare sillabe lunghe lunghissime, e brevi brevissime, come dice Mario Vittorino (de re metrica), che alcuni all'età sua facevano nel canto. Il santo dottore aveva cominciato a scrivere questi libri in Milano l'anno 389: nell'ultimo di essi egli mostra che la Musica dee innalzare il cuore e lo spirito ad un'armonia tutta celeste e divina. Parmi di non dover qui omettere una piccola erudizione, che non s'incontra in veruno degli Scrittori di musica, per quanti ne abbia io scorsi. S. Agostino in due luoghi della sua esposizione dei Salmi fa menzione dell'organo a vento come già in uso a' suoi tempi presso i Greci ed i Latini. “La parola organo, egli dice (Enarr. in Psalm. 150 n. 7, et in Ps. 56, n. 16.) è greca, ed è il nome generico di tutti gli stromenti della musica; ma dicesi propriamente organo quell'istrumento grande, il quale suona mediante il fiato dato da' mantici. I Greci a dinotar questo hanno un nome particolare: ma i Latini secondo l'uso comune, il chiamano Organo.”
Agricola (Martino) cantante di Magdeburgo, nel 1528 pubblicò un'opera intitolata: Musica instrumentalis in versi tedeschi. Nel 1539 diè in luce la sua figural-musik, e degli elementi di musica in latino: egli finì di vivere li 10 Giugno 1556, e cinque anni dopo Giorgio Rhaw di Vittemberga editore delle precedenti opere, stampò un'altra opera postuma di lui col titolo di Martini Agricolæ: Duo libri musices, Wittemb. 1561, (W).
Agricola (Giov. Feder.) compositore della corte di Prussia in Berlino, nacque a Dobitschen nel 1718; studiò il dritto nell'università di Lipsia, e quivi nel medesimo tempo sotto Giov. Sebast. Bach fece i suoi primi studj in musica. Nel 1741 venne a Berlino, dove ben presto fu riconosciuto come il primo organista del suo tempo; ivi proseguì i suoi studj di composizione sotto la guida del cel. Quanz. Dopo la morte di Graun ottenne la direzione della cappella reale nel 1759, otto anni avanti aveva egli sposato la celebre cantante Molteni, e morì quindi d'idropisia li 21 novembre del 1774. Le di costui opere consistono in scritti didattici, ed in composizioni musicali. Fra' primi distinguonsi, I. Due lettere, ch'egli fece inserire sotto nome di Olibrio, nel musico critico delle sponde della Sprèe. II. Elementi dell'arte del canto, traduzione dell'originale italiano di Tosi, in tedesco, Berlino 1757, in 4º. III. Esame della quistione sulla preferenza dell'armonia sulla melodia, in tedesco (V. il magazino di Cramer). Molte dissertazioni, che si trovano nelle Lettere critiche, e nella Biblioteca generale. Le sue composizioni sì per la chiesa, che per il teatro sono assai pregevoli. La di lui vita si trova nelle Memorie per servire ai progressi della Musica di Marpurg. Benedetta-Emilia Molteni sua moglie, cantante nel gran teatro reale di Berlino, dove era venuta l'anno 1724, si era formata nell'arte del canto sotto Porpora, Hasse e Salimbeni. Nel suo cinquantesimo anno ella cantava ancora, d'una sorprendente maniera dell'arie di valore, in italiano e in tedesco. Il dott. Burney dice che aveva una tale estensione di voce, che andava dal la acuto sino al re grave, il che forma due ottave e mezza.
Agrippa (Arrigo-Cornelio) celebre in Germania ed in tutta l'Europa per la sua vasta erudizione, nato a Colonia nel 1486, e morto a Grenoble nel 1535, nell'indigenza dopo aver figurato tanto non che in Germania, ma anche in Francia, in Italia e altrove. Nella sua opera De occultâ philosophiâ egli parla nel capitolo 14 del primo libro: De musices vi et efficacia in hominum affectibus, quâ concitandis, quâ sedandis; egli tratta egualmente della musica nel decimo settimo capitolo di un'altra opera: De incertitudine scientiarum. V. Walther.
Ahle (Giov. Rodolfo) borgomastro di Mulhausen, diè a Erfurt nel 1648, un metodo per il canto, sotto il titolo di Compendium pro tenellis, etc. con note storiche e critiche molto pregiate. Quest'opera ebbe una seconda edizione nel 1704, per opra di suo figlio Giov. Giorgio morto l'an. 1707, e che lasciò ancora diverse opere su l'origine della musica, e sulla composizione.
Aiguino da Brescia, pubblicò nel 1562 in Venezia un'opera, che intitolò Musica, e il Tesauro illuminato di canto figurato, Venezia 1581.
Aimon (Pamfilo-Leopoldo), nato a Lisle li 4 ottobre 1779, ebbe per suo primo maestro il proprio padre, suonatore di violoncello del conte di Rantzau, ministro di Danimarca, per cui aveva composte delle opere che sono rimaste manoscritte. Leopoldo fece dei rapidi progressi nella musica, e all'età di anni 17 dirigeva il teatro di Marsiglia. Non contento di questi primi successi, applicossi allo studio delle opere de' più valenti maestri d'Italia e della Germania, e non si diè alla composizione se non dopo tale studio preliminare. Le opere da lui composte sino al presente consistono in 24 quartetti e due quintetti, uno dei quali e nove degli altri sono dati alle stampe. Egli ha scritto oltracciò pel teatro, e diè recentemente al pubblico un picciolo libro col titolo di Etude élémentaire de l'harmonie, ou Nouvelle Méthode pour apprendre, en très-peu de temps à connaître tous les accords, et leurs principales résolutions: cioè “Studio elementare dell'armonia, o sia Nuovo Metodo per imparare a conoscere in pochissimo tempo tutti gli accordi, e le loro principali risoluzioni, Parigi 1811, in 18º.” L'autore prima di pubblicarlo, sottopose questo metodo al giudizio del celebre Mr. Gretry, il quale non solo ne approvò il fondo, ma ne lodò in oltre l'ingegnosa maniera, ch'egli aveva scoverta per comporre e decomporre a suo piacere tutti i diversi modi dell'armonia mercè la combinazione semplice e chiara che risulta dalla disposizione di 28 Carte solamente, e di formarne tutti i principali accordi composti e derivati con le principali risoluzioni di tutte le dissonanze, e tutto ciò senza che vi sia d'uopo dell'altrui soccorso, postochè si abbia qualche cognizione dei primi principj della musica. “Diversi autori, dice Mr. Aimon, hanno trattato degli Accordi, della loro teoria e della loro pratica, fondandosi sopra sistemi più o meno generalmente adottati: io non mi propongo di confutare i loro differenti sistemi, io li rispetto tutti: ma mi è parso dopo la lettura delle loro opere, che si poteva trovare un metodo più succinto, che spogliato di lunghi ragionamenti, animarebbe a darsi con minore ripugnanza allo studio dell'Armonia, rendendola più facile.” (Dans la Pref.) Non bisogna considerar quest'opuscolo come classico o teoretico, ma solo come didattico, col di cui ajuto potrà, ciascuno non avendo ancora che i primi principj di musica, familiarizzarsi in brevissimo tempo con tutti gli Accordi usati da' nostri migliori autori, e conoscere le loro principali risoluzioni.
Alardo (Gugl. Lamperto) teologo protestante, poeta coronato, nacque nell'Holstein nel 1602. Oltre a più dotte opere pubblicò a Schleusingen nel 1636, un trattato in 39 capitoli: De Musicâ veterum, al di cui fine vi aggiunse il compendio della musica di Mich. Psello in greco con la sua versione latina. Egli morì l'anno 1672. (V. Walther, Heumann Gonsp. rei liter. Hanov. 1746.)
Alberico monaco di Monte Casino, morto in Roma verso la fine dell'undecimo secolo (secondo il Fabricio circa all'anno 1088.) Oltre a più opere ch'egli ha lasciate, scrisse ancora un libro su la Musica. (V. Tiraboschi tom. 3.)
Alberto il Grande, dotto vescovo di Ratisbona, dell'ordine dei predicatori nato a Lavengen nel 1190, della famiglia de' conti di Bolsted; professò molte scienze alla maniera del suo secolo in Roma, a Parigi, a Strasburgo ed in Colonia. Egli è autore di più opere tra le quali trovasi eziandio un trattato: De Musicâ, ed un comentario sulla Musica di Boezio. Morì costui nel 1280.
Alberto Veneto, così detto dal luogo di sua nascita visse su la metà del sec. 16 dell'ordine dei predicatori, abbiamo di lui: Compendium de arte musices. (V. Joecher.)
Albino è il primo tra i Latini, che abbia scritto sulla Musica, ma il suo libro si è perduto. Il di lui Compendio di musica, che forse non era che un estratto degli scrittori armonici de' Greci, esisteva a' tempi di Cassiodoro. “Mi ricorda, dice egli (Divin. lect. c. 8.) di aver posseduto nella mia biblioteca in Roma, e di avere attentamente percorso il breve trattato di Musica del magnifico uomo Albino, ma che forse si è ora smarrito per l'irruzione dei Barbari.” Di lui fa anche menzione Boezio (lib. 2 de Musica c. 12.)
Albrecht (Giov. Lorenzo) poeta coronato dell'imperatore, direttore di musica nella chiesa principale di Muhlhausen nella Turingia, nacque nel 1732. Filippo-Christof. Rauchfust, organista di Gœrmar, gli diè per tre mesi le prime lezioni di musica; dopo il 1753 egli studiò di poi la teologia a Lipsia, e nel 1758 ottenne la carica di cantante e di direttore a Muhlhausen, dove morì verso l'anno 1778. Egli è autore di più opere intorno alla musica, fra le quali è da rimarcarsi l'Introduzione ragionata ai principj della musica, 1761 in tedesco. Molte sue composizioni musicali per chiesa, fra le quali la Passione di G. C. secondo gli evangelisti, e più concerti per clavicembalo, trovansi stampate a Muhlhausen e a Berlino. Nel terzo vol. delle Lettere critiche vi ha con più dettaglio la di lui biografia.
Albrecht (Giov. Gugl.) dottore e professore in medicina a Erfurt, quivi nato nel 1703, fece i suoi studj nelle università di Jena e di Wittemberga. Nel 1734 pubblicò in Lipsia: Tractatus physicus de effectu musices in corpus animatum. Egli fu di poi professore a Gottinga, ove morì li 7 gennaro del 1736. Mr. Kœstner dice della sua opera, che l'autore vi tratta d'una gran quantità di soggetti assai meglio di quel che si era proposto. Egli rapporta diverse guariggioni operate per effetto della musica, ne assegna le ragioni fisiche, e vi aggiugne delle buone ed utili osservazioni mediche. Diamone qualche esempio. Una donna sorda non sentiva affatto proferire le parole, se non quando si accompagnava il discorso con timpani: onde convenne che suo marito prendesse al servizio un sonatore di timpani. Ecco la ragione, che assegna l'A. di questo fenomeno. “In questa donna, egli dice, ed in altri sordi di simil fatta la membrana del timpano uditorio troppo rilasciata in maniera che coll'occasione del tremito dalla umana voce eccitato, si estendesse veramente alquanto, ma non con quella forza, che richiedevasi, per divenire omotona, e perciò concepire e comunicar non poteva la medesima all'aere interno, e quindi non ne seguiva percezione alcuna. Ma unendovi lo strepito più forte di quell'istrumento, distendevasi la membrana, benchè non in quel grado che le lo facesse intendere ma, che tuttavia bastava a tramandarle e farle ricevere il tremore prodotto dalla voce umana, e così in fatti chiaramente l'udiva.” Nelle transazioni filosofiche di Londra del 1678 si rapporta l'istesso esperimento pei sordi, ed Asclepiade suonò i timpani nelle orecchie di uomini sordi per ricomporre loro l'udito con lo scuotimento de' nervi. Nei morbi di melanconia, dice ancora Albrecht, di avere trovata la musica un rimedio molto efficace. “Certuno, dice egli, di un temperamento assai melanconico, e non in tutto ignaro di musica, trovavasi così nojato dai diversi generi di medicamenti de' quali aveva fatto uso, che altri non voleva più usarne, quando preso una volta da un molto grave parossismo, ansiosamente mi richiese, che gli prescrivessi un solo ma energico medicamento. Null'altro allora io gli prescrissi che la seguente ricetta fattagli udire in musica: geduldig, fröhlich allezeit: cioè Siate sofferente, ed allegro sempre. All'udirla l'infermo proruppe in un così grande scroscio di risa, che saltò ben tosto allegro dal letto, e libero appieno del suo male.” La melodia della quale qui si parla, trovasi in note presso Prinz Hist. musicæ Cap. 14. § 53.
Albrechtsberger (Giov. Giorgio) nato a Klosterneuburg apprese l'accompagnamento e la composizione sotto Monn organista della corte, posto, ch'egli stesso conseguì poi nel 1772 nel quale anno fu nominato membro dell'accademia musicale di Vienna; nel 1793, divenne maestro di cappella della cattedrale di S. Stefano di Vienna, e nel 1798 dell'accademia di musica di Stockolm. Albrechts-Berger era uno de' più dotti contrappuntisti moderni, egli ha formati un gran numero di allievi, fra' quali distinguesi l'ill. Mr. Beethoven. Haydn aveva per lui la più grande stima, e dicesi che consultavalo su le sue opere. Morì li 7 Marzo 1803. Egli compose per chiesa un oratorio in tedesco a 4 voci, e per la società di musica di Vienna, 20 mottetti e graduali in latino. La più parte della sua musica instrumentale è stampata in Vienna. Il suo trattato elementare di composizione, pubblicato in lingua tedesca a Lipsia nel 1790, è una delle migliori opere, e relativamente alla generazione de' tuoni, all'armonia e al contrappunto moderno è quel che era per gli antichi il Gradus ad parnassum di Fux; ma è questo molto più metodico ed assai meglio disposto dell'opera di quest'ultimo.
Albrici (Valentino) cel. compositore italiano sul principio del secolo 18, lasciò un Te Deum a due cori, di cinque voci ciascuno, a grande orchestra. V. il cat. di Breitkopf.
Al-bufaragio Scrittore arabo assai dotto del decimo secolo, che al riferire dell'ab. Andres, scrisse un libro di elementi di Musica, ed una raccolta di tuoni (Dell'orig. ec. tom. 2.)
Alceo di Mitilene era al dir di Laerzio (l. 1 de Pithag.) di un genio torbido ed inquieto: professava altamente l'amore della libertà e cadde in sospetto di nutrire secretamente il desiderio di distruggerla (Strab. l. 13.) Prese il partito de' malcontenti per sollevarsi contro Pittaco re giusto e pacifico di quella capitale. Abilissimo che egli era nel canto instrumentale, armandosi della lira, andava attorno le case dei principali di Mitilene, cantando delle villanie e delle sanguinose satire contro questo principe. Li cittadini resero giustizia al savio loro re, e bandirono Alceo dalla patria. Vi ritornò quindi alla testa de' fuorusciti, e cadde in mano dell'oltraggiato principe, che si prese di lui una luminosa vendetta col perdonargli (Arist. de repub, l. 3, c. 14; Laert. ib §.76.) La poesia, la musica e l'amor del vino gli servirono di conforto nelle disgrazie; egli è inventore del ritmo, dal suo nome detto Alcaico: cantò i suoi amori, le sue militari fatiche, i suoi viaggi e le calamità del suo esilio (Orazio l. 2 od. 13). Divenuto egli amante dell'illustre Saffo, e ritenuto dal rispetto, che ispiravagli la modestia di quella saggia donna, di palesarle di presenza il suo amore, così le scrisse. Vorrei spiegarmi, ma vergogna me l'impedisce. Quella gli ripose: Non c'è vergogna senza delitto; essendo voi ardito per tutto il resto. Leggonsi in Ateneo i versi di Alceo, in cui descrive come era ornato l'atrio della sua casa di usberghi, lance, magli, scudi, pugnali: il suo stile si piega ad ogni sorta di argomenti, e le sue composizioni che formano l'ammirazione della posterità, sono figlie d'una spezie d'ubbriachezza (Dionys. Alicarnassensis t. 5.) Egli era nello scrivere come nell'agire rebus et ordine dispar, secondo il giudizio di Orazio. Un certo Callia fece delle annotazioni ai versi di Alceo (Strab. loc. cit.): fiorì questo Poeta-Musico sette secoli innanti l'era cristiana nell'olimpiade 44. Ateneo lo chiama Musices scientissimus (libro 14).
Alcidamas di Elea; filosofo ed oratore, era discepolo di Gorgia di Lentini, nell'Olimpiade 88 cinque secoli innanzi G. C. Suida dice che egli aveva scritto alcuni libri molto eleganti sulla musica, elegantissimos de musicâ libros.
Alcmane di Sardi musico e poeta greco, dotto nella musica stromentale fioriva sette secoli innanzi l'era cristiana. Nel bollore delle passioni della sua fresca età fu egli de' primi a far declinare il canto, istituito per i più gravi e serj argomenti, al brio de' conviti e delle allegre adunanze. Moltiplicò i fori nella tibia, facendo servire la maggior vaghezza del canto tibiale ad usi lascivi e profani, e prostituendo il sacro mestiere de' cantori e de' vati alla mollezza, all'adulazione ed alla scostumatezza. Alcmane girava i palazzi dei ricchi cittadini, e suonava e cantava alle loro tavole quasi ogni giorno: a tal fine aveva egli composte e notate in musica canzonette di argomenti, che ben si confacevano a persone riscaldate dal vino e dalla lussuria. Il plauso, che a' suoi osceni canti facevasi, ben dimostrava la licenza e la depravazione de' costumi, che già si era introdotta fra i Greci liberi. Alcmane co' regali, e co' nobili allegri pranzi e compagnie si era corrotto al segno, che ad altro non pensava che agli amori ed alla ghiottoneria; ma, come spesso avvenir suole a' giovani sconsigliati, un'ignominiosa ed affliggente malattia lo assalì, che facevagli scaturire da tutto il corpo infiniti schifosissimi insetti, e tosto il condusse ad una immatura morte, frutto de' suoi stravizzi, e dei suoi smodati piaceri. Nell'Antologia greca trovansi due epigrammi per la morte di questo suonatore, de' quali uno manda l'anima di Alcmane qual favorito delle muse a godere nel Parnasso, e l'altro a pagare il fio degli infami suoi vizj con le furie nel tartaro.
Aldobrandini (Tommaso) Romano, illustre letterato del secolo decimosesto. Ad un genio profondo unì egli delle vaste cognizioni in letteratura: era fratello di Papa Clemente VIII, e secretario dei Brevi nel 1568. Oltre a più opere lasciò un dotto comentario sul trattato dell'udito, ossia dell'acustica di Aristotile, lodato molto da Veltori, Buonamici e Casaubono.
Aldobrandini (Giuseppe) musico di Bologna, apprese i principj della sua arte da Giacomo Perti, che fu anche il maestro del cel. P. Martini, e divenne nel 1695 membro dell'accademia dei Filarmonici, a cui per lungo tempo presedette. In tutte le sue composizioni seppe unire la natura e l'arte, e con una invenzione tanto facile quanto felice, seppe dare a tutte le sue produzioni una piccante originalità. Il duca di Mantova lo fece maestro di musica della sua cappella. Negli anni 1701, 1703, e 1706 pubblicò egli diverse Opere di Musica, che sono state raccolte ed incise in Amsterdam. Fantuzzi parla di questo musico nella sua notizia degli Scrittori di Bologna ivi pubblicata nel 1781.
Alembert (Jean le Rond d') dell'accademia francese, delle accademie di scienze e belle lettere di Parigi, di Berlino, di Pietroburgo, della società reale di Londra ec; era figliuolo naturale di Destouches-Canon, e di madama Tencin, e nacque in Parigi li 17 novembre del 1717. Egli è veramente somma gloria per la musica italiana, che questo grand'uomo, eloquente filosofo e profondo geometra abbia intrapreso a valorosamente difenderla dai pregiudizj de' suoi nazionali, e dagli attacchi dei partigiani della musica francese. Ciò egli fece nel lepidissimo discorso De la liberté de la Musique; Paris 1759, in 12º, e che si trova ancora nel quarto tomo des Mélanges de littérature, d'histoire et philosophie. Nel 1750 intraprese egli l'Enciclopedia, ossia il gran Dizionario delle scienze, quell'opera di cui si è detto tanto bene e tanto male, insieme con Diderot suo amico, ed un gran numero di alcuni altri dotti uomini. In essa oltre più articoli di musica dottissimamente da lui trattati, vi ha al primo volume un suo Discorso preliminare che fecelo riguardare in Francia come uno dei primi scrittori della nazione. In vece di ammassare de' luoghi comuni, di cui gli autori mediocri adornano le loro prefazioni, egli fece un discorso eloquente, ove unì insieme la forza e l'eleganza, il sapere ed il gusto, il dono di pensar bene ed il talento di ben scrivere. Nella genealogia, che fa l'A. delle umane cognizioni, che consistono nell'imitazione, in ultimo luogo vi mette la musica; non già perchè la sua imitazione sia meno perfetta negli oggetti, che essa si propone di rappresentare; ma perchè pare fino adesso limitata ad uno più piccol numero d'immagini; il che deesi meno attribuire alla sua natura, anzichè al troppo poco d'invenzione e di mezzi, di cui si serve la più parte di coloro che la coltivano. Su di ciò fa egli alcune filosofiche riflessioni, alle quali rimettiamo gli amatori dell'arte per trarne profitto. Non si è applaudito meno agli articoli delle matematiche, e ad alcuni altri di storia, di belle lettere, e di musica, de' quali arricchì egli l'Enciclopedia: se tutta l'opera fosse stata composta su questo gusto, quel dizionario non avrebbe provate tante critiche e tante opposizioni. Un'altra opera non meno interessante per la Musica dobbiamo a Mr. d'Alembert, essa ha per titolo: Elémens de Musique théorique et pratique suivant les principes de M. Rameau: cioè “Elementi di musica teoretica e pratica secondo i principj del Signor Rameau”, in 8º, a Lione 1779. Gli elementi d'ogni scienza debbono essere esposti con un ordine preciso e metodico; imperocchè non è che per mezzo del metodo che noi possiamo renderci padroni del nesso delle idee, e del rapporto delle parti. L'A. avendo seguito in questo libro i principj di Rameau, gliene attribuisce tutta la gloria. Egli dice, “che di lui altro non v'ha fuorchè l'ordine e gli errori, che vi si possono trovare”: questa espressione è troppo modesta; poichè in questo trattato tutto il mondo ha veduto quel che non vede negli scritti del celebre musico, cioè un'uomo che intende se stesso, e che sa farsi intendere. Tutta via questo libro, comechè contenga molte cose utili, e delle viste veramente filosofiche, non va esente degli errori che sono inerenti al sistema stesso del Rameau: il primo a rilevarli in Italia fu il dotto spagnuolo Eximeno, che non ostante la celebrità del musico, non che del filosofo, ne ha fatta una dottissima confutazione. Ecco il giudizio, che egli reca del libro del Signor d'Alembert. “Questo gran filosofo e matematico, egli dice, ripurgando la teoria del Signor Rameau da' supposti falsi e contraddizioni palpabili dell'autore, la riduce ad una serie di proposizioni chiare e concise, che hanno fatto la teoria di musica di Rameau degna di paragonarsi colla teoria di fisica del Newton: benchè mi fossi avveduto alla fine, che le ultime proposizioni di quella distruggono le prime, e che tra il fenomeno fisico, che le serve di fondamento, e le regole di armonia non v'interviene che un concorso casuale, simile a tanti altri, co' quali si abbagliano spesse volte i filosofi, facendo di due cose, che concorrono casualmente insieme, l'una causa dell'altra” (Origine e Regole della mus., nella pref. pag. 6.). Il nostro illustre geometra era ancora nella forza del suo genio, allorchè morì in Parigi li 29 di ottobre del 1783, di sua età 66. La sua influenza nell'Accademia delle scienze, e principalmente nell'Accademia francese, di cui fu secretario perpetuo, le sue relazioni col Re di Prussia, coll'Imperatrice delle Russie, che lo aveva proposto per precettore del gran Duca suo figliuolo, (onore ch'egli ricusò malgrado l'offerta di cento mila lire di rendita), e con più altre persone assai distinte per il loro rango, e principalmente co' forastieri, fecero di Alembert un personaggio importante. Un'esatta probità, un nobile disinteresse ma senza fasto, una luminosa beneficenza furono le sue principali virtù.
Alessandride, musico dell'antica Grecia, secondo Ateneo (lib. 14) fu il primo che giunse a formare su lo stromento a vento de' tuoni acuti e bassi per mezzo di buchi: pare che prima di lui non si conoscesse in questo genere che il flauto di Pan.
Al-Farabi, filosofo musulmano del X secolo, ed uno di quei dotti arabi, i quali più che i latini illustrarono in quel tempo co' loro scritti la Musica, e vi apportarono l'ajuto delle matematiche cognizioni. Da un codice manoscritto di Al-Farabi intitolalo Elementi di Musica, che si conserva nella biblioteca dell'Escuriale, si vede, che gli arabi, benchè seguaci della dottrina de' Greci, non l'abbracciarono senza esame; ch'ebbero forse più giuste cognizioni della parte meccanica de' suoni che gli stessi loro maestri, e che in varj punti ne corressero gli errori, ed empirono il vuoto della loro dottrina. L'eruditissimo Casiri autore della Biblioteca Arabico-Ispanica pregato dall'illustre Andres ne diede il seguente estratto. “Al-Farabi, egli dice, nel libro secondo di quest'opera espone i sentimenti de' teorici, e, come dice egli stesso, empie il vuoto della loro dottrina a profitto de' censori di quegli autori. Diretto da' lumi della fisica deride la vanità dell'immaginazione de' pitagorici su i suoni de' pianeti, e su l'armonia dei cieli. Spiega fisicamente come per le vibrazioni dell'aria si producano i suoni più o meno acuti degli stromenti, e quali riguardi debbano aversi nella figura e nella costruzione di essi per avere i suoni, che si richieggono. L'uso frequentissimo, ch'egli fa delle parole greche scritte in arabo, mostra quanto fosse greca la dottrina arabica della musica, e la figura d'una scala, o dell'armonia di quindici tuoni, che ci presenta, mentre prova, che non aveva abbracciata la setta de' Tolemaici, non facendo consonanti le terze, prova altresì, che non era tampoco della pitagorica, poichè faceva consonanti l'undecima, e la duodecima, ossia le ottave di quarta e di quinta.” (Presso Andres dell'Orig. ec. tom. 4, c. 8.) Al-Farabi fu ucciso da' ladri in un bosco della Siria nell'anno 954 di G. C. Questo filosofo era un genio felice, e uno di quegli uomini universali, che con eguale facilità penetrano in tutte le scienze, sopra le quali aveva composte più opere; e dicesi che una gran parte delle medesime si conservi tuttora nella biblioteca di Leyde, e in quella dell'Escuriale. In riguardo alla musica, egli non era solo perito nella teoria, ma eziandio nella pratica. Un giorno trovato avendo il sultano circondato da più dotti uomini, che si erano resi al suo palagio per ragionare su le scienze, il nostro filosofo vi disputò d'una maniera così eloquente ed energica, che ridusse tutti i dotti al silenzio. Il sultano per divertire l'adunanza fece venire de' musici: allora Al-Farabi si unì a costoro, e toccò il suo liuto con tale delicatezza, che attrasse su di se gli sguardi e l'ammirazione di tutti gli astanti. Il sultano avendolo pregato di far sentire qualche cosa del suo, trasse di tasca un pezzo allegro, fecelo cantare, e lo accompagnò con tale forza, che fece ridere all'eccesso tutti coloro che erano presenti: ne produsse un altro sì toccante, e sì tenero, che strappò loro le lacrime, e finì con un terzo, che giunse ad addormentarli tutti.
Alfredo detto il filosofo dotto inglese, nel secolo 13 fu celebre in Francia, in Italia, in Inghilterra, e dimorò lungamente in Roma. Nel 1268, tornò in compagnia del legato del Papa in Brettagna, e quivi poco tempo dopo morì. Tra le sue opere trovasene una de Musicâ.
Algarotti (Conte Francesco): nacque egli in Venezia nel 1712 da un ricco negoziante. Dopo aver fatti i suoi primi studj in Roma e nella sua patria, fu mandato dai suoi parenti in Bologna, dove studiò per sei anni sotto a' migliori maestri di quella università, la filosofia, la geometria, l'astronomia, la fisica sperimentale e l'anatomia. Egli viaggiò ben presto sì per curiosità, come per brama di perfezionare i suoi talenti. Egli era ancora assai giovane allorchè venne a Parigi nel 1733, e quivi compose in italiano la più gran parte del suo Neutonianismo per le Dame: dopo un lungo soggiorno in Francia passò in Inghilterra e quindi in Germania. I Sovrani di Prussia e di Polonia cercarono di attaccarselo con onori e beneficenze. Federico il fece cavaliere dell'ordine del Merito, gli diè il titolo di Conte, e fecelo suo ciambellano. Il Re di Polonia, presso del quale erasi stabilito, l'onorò col titolo di Consigliere intimo per gli affari di guerra. Avendo lasciata la corte di questo principe per rivedere la sua patria, la morte il raggiunse a Pisa li 23 di maggio del 1774 all'età di 52 anni. Egli la ricevette con coraggio: alcune ore prima della sua morte fecesi condurre al teatro, perchè si distraesse alcun poco dai tristi e melanconici pensieri, ne' quali trovavasi immerso. Meglio dell'Algarotti l'Imperatore Leopoldo conciliar seppe benissimo i doveri del cristiano col suo gusto per la musica: egli amava talmente l'armonia, che presso a morire, dopo aver fatto l'ultime preghiere col Confessore, fece venire i suoi sonatori, e morì alla metà del concerto. Il Conte Algarotti era uno de' più grandi conoscitori dell'Europa in pittura, in scultura, in architettura ed in musica. Abbiamo tra le altre sue opere un Saggio sopra l'Opera in Musica, dove vi ha delle eccellenti osservazioni sul canto ed il suono. “Il celebre Algarotti, dice l'ab. Arteaga, col solito suo spirito, e leggiadria di stile olezzante de' più bei fiori della propria e della peregrina favella, schizzò un breve saggio sopra l'opera in musica, nel quale si trovano scritte riflessioni assai belle, che lo fanno vedere quell'uomo di gusto ch'egli era in così fatte materie. Ma limitato unicamente alla pratica non volle, o non seppe risalire fino a' principj, come forse avrebbe dovuto fare per meritar l'onore d'essere annoverato fra i critici di prima sfera.” (Disc. prelimin. p. 39.) Mr. Bordes ha fatta una traduzione in francese di questo Saggio dell'Algarotti, a cui aggiunse delle giudiziose osservazioni. V'ha un'altra traduzione in francese del marchese di Chastellux, ed una tedesca di Hiller.
Alipio uno dei Greci scrittori di musica, la di cui opera intitolata Introductio Musica si trova in greco ed in latino nella collezione del Meibomio. Gli autori del Dizionario universale storico critico e bibliografico stampato in Parigi nel 1810 (IX. edit.) il dicono filosofo di Alessandria in Egitto, e contemporaneo di Jamblico, e riferiscono assai particolarità sulla sua vita: ma essi si sono certamente ingannati, e bisogna a questo proposito consultar più tosto il dotto spagnuolo Requeno, che più d'ogni altro ha fatto uno studio particolare su i Greci Armonici. “Chi è quest'Alipio? (egli dice), da chi nacque? quando visse? ove soggiornò? Meibomio può dire quanto a lui piace, ma il vero si è, che non si sanno nè i genitori, nè la patria, nè l'epoca in cui fiorì. In tali casi, io son uso ad esaminare lo scritto per iscoprire l'età, in cui pubblicò lo scrittore la sua opera. Meibomio lo fa anteriore a Nicomaco, a Gaudenzio ec., ma dallo scritto della sua Introduzione io conchiudo, che questo Alipio è un greco sciolo, posteriore assai a Nicomaco.” Potranno vedersene le sue ragioni nel tomo primo de' Saggi pag. 332. Alipio è uno di quegli abbreviatori ignoranti delle opere degli Antichi che nella sua Introduzione ossia libro elementare della musica tralascia moltissime cose necessarie, ed il mancamento ne è così enorme, che Meibomio crede, ci manchi la maggior parte del libro di costui. “Io però, soggiunge il Requeno, che non ho concepita grande idea di Alipio, lo credo affatto terminato: convenendo benissimo simile componimento ad una testa picciola d'uno sciolo del secolo, in cui si scrisse, qual era il secolo delle eruzioni de' barbari nell'impero: nel qual tempo ciascuno intitolava libri di musica le opere in cui non si trattava che d'una sola picciola parte, come si vede ne' sei libri di musica di S. Agostino.”
Allegri (Gregorio) nato in Roma, era della famiglia del Correggio. Nel 1629, fu ricevuto nella cappella del papa, come cantante e principalmente come compositore. Egli era stato scolare di Nanini, e morì li 18 febbrajo 1640. Il suo famoso Miserere si eseguiva nella cappella sistina, nella settimana santa, ed era vietato sotto pena di scomunica il farne delle copie. Il dottor Burney ne ottenne una dal card. Albani prefetto della cappella pontificia, e lo fece stampare in Londra nel 1771. M. Choron l'ha inserito nella sua Collezione de' classici nel 1810. Lo stesso Burney nel primo vol. de' suoi Viaggi musicali, rapporta il seguente aneddoto, che gli era stato comunicato dal cav. Santarelli. “L'Imperadore Leopoldo I, che era non solo gran dilettante e protettore della musica, ma buon compositore ancora, aveva ordinato al suo ambasciadore a Roma di pregare il Papa, che gli permettesse di fare prendere una copia del cel. Miserere di Allegri, per uso dell'imperiale cappella a Vienna, il che gli fu concesso. Il maestro della cappella pontificia fu dunque incaricato di far questa copia, che fu mandata all'Imperadore, il quale aveva allora in suo servigio alcuni de' più gran cantanti del secolo. Ma non ostante il valor degli esecutori; cotesta composizione fu sì lontana dal corrispondere nell'esecuzione all'espettativa dell'imperatore e della sua corte, che si conchiuse che il maestro della cappella del papa per guardare il Miserere come un mistero, aveva eluso l'ordine, ed inviata un'altra composizione. L'imperatore spedì un espresso in Roma per lagnarsi del maestro di cappella, il che cagionò di poi la sua disgrazia, e la sua licenza. Questo pover'uomo ottenne non per tanto per mezzo d'uno dei cardinali, di difendere la sua causa, e spiegare a sua Santità che la maniera di cantare nella sua cappella e di eseguire questo Miserere non poteva esprimersi con le note, nè impararsi o trasmettersi altrimenti, che per l'esempio e che questa era la ragione per cui cotale pezzo, sebbene fedelmente trascritto, aveva dovuto mancare di effetto, allorchè eseguito si era in Vienna. L'imperatore vedendo non esservi altro mezzo di soddisfare alle sue brame per rapporto a quella composizione, pregò che gli s'inviassero alcuni dei musici di Roma, per istruire quegli della sua cappella su la musica con cui dovevano eseguire il Miserere di Allegri, ed insegnar loro la maniera così espressiva nella quale veniva cantato nella cappella sistina in Roma, il che gli fu accordato. Ma prima che fossero costoro arrivati, scoppiò la guerra co' Turchi, l'imperatore lasciò Vienna e 'l Miserere non è stato mai più forse altrove eseguito che nella cappella del papa.” Si sa ancora che Mozart avendolo sentito cantare due sole volte, se lo impresse così ben nella mente, che presentonne una copia perfettamente conforme al manoscritto originale.
Alsted (Giov. Arrigo) professore di teologia a Veissemburgo nella Transilvania ove morì nel 1638, egli pubblicò a Herborn la sua opera intitolata: Admiranda mathematica, il di cui ottavo capitolo tratta della musica. In un'altra sua opera Elementale mathematicum stampata a Francfort nel 1611 i suoi elementi musicali occupano trenta fogli. V. Walt.
Amadori (Giuseppe) uno dei fondatori della celebre scuola di musica in Roma nel secolo 17º dove la particolar esecuzione della musica sacra avea da lungo tempo introdotta la necessità degli studj e de' maestri. Amadori e Fedi insieme, altro celebre musico di que' tempi, colla loro industria, e co' loro talenti stabilirono allora una specie di Accademia: eglino con esempio non troppo comune ai letterati, uniti in fratellevole amicizia cogli altri valentuomini nell'arte del suono e della composizione, comunicavansi a vicenda i loro sentimenti, e le osservazioni loro esponevano al comune giudizio, onde poi copiosi lumi ritraeva ciascheduno per correggere i proprj difetti, per migliorare il piano d'educazion musicale, e per dilatare i confini dell'arte. Serve di argomento a provar la diligenza di questi eccellenti maestri, il costume che aveano, siccome riferisce il Bontempi (Stor. della music.), illustre allievo della scuola romana, di condurre a spasso i loro discepoli fuori delle mura di Roma, colà dove si ritruova un sasso famoso per l'eco, che ripete più volte le stesse parole. Ivi ad imitazione di Demostene, di cui si dice, che andasse ogni giorno al lido del mare, a fine di emendare la balbuzie della sua lingua col suono de' ripercossi flutti, li esercitavano essi facendoli cantare dirimpetto al sasso, il quale, replicando distintamente le modulazioni, li ammoniva con evidenza de' loro difetti, e li disponeva a correggersi più facilmente.
Amato (Vincenzo) nato a Ciminna in Sicilia, li 6 gennaro 1629, maestro di cappella della cattedrale di Palermo, pubblicò quivi nel 1656 de' Sacri concerti a due, tre, quattro, e cinque voci, con una messa a tre e quattro voci, opera prima, e nel medesimo anno, opera seconda, contenente messa, vespri e compieta a quattro e cinque voci. Egli pose ancora in note sotto una specie di recitativo la passione di N. S. secondo S. Matteo e S. Giovanni, che si canta tuttora nelle chiese di Palermo: lo stile ne è semplice e assai divoto, allorchè non vi si eseguisce altro che quello che vi ha notato l'autore. Pochi anni prima della funesta rivoluzione della Francia mi ricorda di essermi stata richiesta da Mayenne la musica di Amato del vangelo della Passione della Domenicha, dall'exgesuita l'ab. Zerilli palermitano quivi stabilito, e che eseguita colla di lui direzione dai preti francesi piacque in chiesa moltissimo, come egli stesso me ne diede avviso con sue lettere. Amato morì in Palermo alli 29 di luglio del 1670.
Amato (Andrea) da Cremona, il più famoso di tutti per la costruzione de' violini e altri stromenti ad arco, fioriva sulla fine del secolo 16º. Ebbe due figli Antonio, e Geronimo, che succedettero al suo stato, e alla sua riputazione. Niccola Amato, figliuolo di Girolamo, quivi viveva verso il 1682.
Amiot (il padre) missionario francese a Peckino, ha tradotta l'opera di Ly-Koang-ti, che i Cinesi riguardano come il migliore che abbia scritto tra loro sulla musica. Egli mandò questa traduzione manoscritta, verso il 1754, a Mr. de Bougainville secretario dell'Accademia delle iscrizioni, il quale ne depositò l'originale nella reale biblioteca, ove trovasi ancora tra' manoscritti. Amiot mandò egualmente a Parigi il suo Trattato sulla nuova musica dei Cinesi, e su i loro stromenti. Laborde ne ha tratto profitto pel primo tomo del Saggio sulla musica antica e moderna. Nel giornale straniero dell'ab. d'Arnaud nel mese di luglio 1761 si trova l'estratto della traduzione del p. Amiot dello scrittore Cinese sull'antica musica di quella nazione, (v. Signorelli t. 1, p. 26) e l'ab. Roussier pubblicò nel 1780 l'opera intera d'Amiot sulla musica de' Cinesi, in 4º che forma il sesto volume della Collezione di Memorie intorno a questo popolo.
Ammerbacher (Giov. Gaspare) cantante a Nordlingen, pubblicò nel 1717, a Nuremberga un brieve metodo per apprendere il canto, sotto questo titolo: Kurze und gründliche anweisung zur vocal musick, cioè Brieve e fondamentale istruzione della musica vocale.
Amfione tebano, raddolcì mercè i suoni della sua lira i selvaggi costumi de' primi abitatori della Grecia e li indusse a fabbricarsi delle città (Hor. art. poet. v. 393). Egli è l'inventore della poesia citaristica e del modo Lidio. Se gli dee ancora l'uso di accompagnarsi con la lira cantando. V. Plutarco de musica.
Anacreonte nacque in Teo sei secoli innanzi G. C.; egli possedeva l'arte musica coll'estensione della poetica, essendo entrambe all'età sua unite insieme. Venne in Atene invitato da Ipparco figliuolo di Pisistrato, che con Ippia suo fratello governava saggiamente quella repubblica, ed amava moltissimo le belle arti: egli fu ricevuto con la più lusinghiera accoglienza, e ricolmo di onori (Plato, in Ipparc.). Dopo la violenta morte del suo protettore fu chiamato da Policrate tiranno di Samo, che favoriva ugualmente le lettere; e mentre Pitagora incapace di sostenere l'aspetto d'un barbaro despota fuggiva lungi dalla sua patria oppressa, Anacreonte recava a Samo le grazie ed i piaceri. Egli ottenne facilmente l'amicizia di Policrate, e lo celebrò sulla sua lira con lo stesso entusiasmo, come se avesse cantato il più virtuoso fra i principi (Strabon. lib. 14). Anacreonte fu uno de' poeti musici, che con le sue lubriche canzoni contribuì più che altri alla rilasciatezza de' costumi fra' Greci: si rese specialmente celebre per un nuovo ritmo che dal suo nome fu detto Anacreontico, e per le canzoni use a cantarsi ne' conviti, espresse da lui col linguaggio del sentimento e del piacere.
Anassila, tiranno di Messina, 476 anni innanzi G. C. zelante partigiano di Pitagora, sostenne, che 24 suoni principali formavano la base della musica; che da questi ventiquattro suoni derivava una quantità innumerabile di altri suoni, per mezzo dei quali un musico oprar potea dei prodigj. Il libro da lui scritto su la musica aveva per titolo: In lyrarum opificem.
André (il p. Yves-Marie) gesuita, nato a Caen nel 1675, ha scritto sul bello musicale nel primo capitolo del suo libro: Essai sur le beau, che è stato tanto in pregio presso gli autori dell'Enciclopedia.
André (Giovanni) compositore di musica, nato nel 1741 a Offenbach sul Reno. Abbiamo di costui una ventina di opere, e le sue composizioni si distinguono per una melodia facile, ed un tono originale e piccante di molta espressione: tali sono Laura Rosetti, Gli Alchimisti, Elmira, il Barbiero di Bagdad ec. Egli aveva da se solo appresa l'arte di comporre la musica, ed è l'inventore di un Grapho-meccanico. Dalla sua stamperia di musica stabilita ad Offenbach, sono uscite molte pregevoli composizioni. Essendosi dato ad una troppo assidua fatica, si accelerò egli la morte avvenuta li 18 giugno del 1799 di sua età 58.
Andreozzi (Gaetano), maestro di cappella in Napoli, ove gode una straordinaria riputazione: egli è parente e discepolo del gran Jommelli, ha scritto per tutti quasi i teatri dell'Italia, e tra le sue opere distinguonsi particolarmente: l'Arbace; l'Olimpiade; il Catone, Fiorenza, 1787; Agesilao, Venezia 1788. Ha messo ancora in musica l'oratorio della Passione. In Germania trovansi di lui sei duetti per due soprani e 'l basso. Nel 1782, pubblicaronsi in Firenze sei quartetti per violino da lui composti. Tutto il mondo conosce quella sua bell'aria No, quest'anima non speri. Per il teatro di Palermo egli scrisse: la Vergine del sole, che ebbe sommo incontro.
Andres (Ab. D. Giovanni) exgesuita spagnuolo, ma da più anni stabilito in Italia: membro di più accademie d'oltremonti e d'Italia, e tuttora vivente in Napoli a beneficio delle belle arti e delle scienze. La sua Opera intitolata Dell'origine, progressi e stato attuale d'ogni letteratura in sette grossi volumi in 4º (Parma presso il Bodoni 1790) gli ha meritamente acquistata la più gran celebrità per tutta l'Europa dotta. Sembra quasi incredibile che un sol'uomo fosse capace di un sì vasto disegno, per il quale egli è d'uopo che sia a giorno di tutte le scienze: che abbia presenti tutti i secoli, tutte le nazioni e tutti i grand'uomini, che le han coltivate: che sia fornito di tutti i lumi di erudizione, di letteratura e di critica: che la sua memoria abbracci un immenso numero di cognizioni, di notizie, d'infiniti autori e di libri. Ecco presso a poco quel che si richiede, perchè si riesca in tale impresa; ed ecco quel che felicemente e con raro esempio si è riunito nella persona del dottissimo sig. ab. Andres. Con uno stile leggiero, melodioso, sonoro, in una lingua, che avvengachè non sua, ha tutta la purità e lindura, che si potrebbe esiggere da un italiano che l'ha bene studiata, egli offre un quadro di tutte le scienze, e della universale letteratura, degno di Michelangelo e di Raffaello. La sua opera è, a dir vero, una compiuta enciclopedia: niuna cosa vi si trova ridondante od inutile: egli non si aggrava sopra insipidi dettagli, non accumula delle migliaja di citazioni, ma va direttamente al suo scopo; ed uomo d'uno squisito gusto sparge di fiori il cammino, che ve lo conduce. Nel quarto volume di quest'opera, che contiene la storia delle Matematiche, egli tratta ancora lungamente nel Cap. VIII dell'Acustica, ossia la Teoria fisico-matematica della Musica, che ne è una porzione. Rapporta in sul principio il sentimento di Aristosseno fra gli antichi, e fra' moderni dell'Eximeno e del d'Alembert, che escludono la Musica dalle scienze esatte, e sembra ancora ch'egli stesso non vi contraddica sulla fine del Capitolo, ma “il vedere, egli dice, fino da' tempi di Pitagora, fin dal principio stesso della cultura delle matematiche riposta fra queste la Musica, anche con preferenza all'ottica, e alla meccanica, e costantemente poi conservata nell'Enciclopedia de' Greci, e nel Quadrivio de' Latini, trattata in tutti i secoli ne' corsi di matematica, e illustrata sino a' nostri di dall'Alembert medesimo, dall'Eulero, e da' più rinomati matematici non ci permette, lasciando ad altri l'esame della questione, d'abbracciare il sentimento di que' filosofi, e d'escludere dalla storia delle matematiche quella dell'Acustica, o della Musica.” E dopo di avere egli tessuta eruditamente l'istoria de' più illustri matematici e filosofi dell'antichità, e dei tempi più a noi vicini, che colle loro fatiche hanno procurato d'illustrare questa facoltà, così poi egli termina. “La musica è più da riguardarsi come arte dilettevole, che come scienza matematica; l'acustica, che dee comprendere tutta la dottrina del suono, si può ancora considerare come nascente, e appena toccata in pochi punti; impieghino in essa i loro studj i geometri e i fisici, che con isperienze e con calcoli scopriranno molte utili verità, che vi sono ancora nascoste, e ci formeranno una vera scienza nell'Acustica, come l'abbiamo nell'Ottica.”
Andrighetti (Antonio-Luigi) nel 1620, pubblicò in Padova un'opera in 4º sotto questo titolo: Ragguaglio di Parnasso della gara nata tra la musica e poesia.
Androne o Andronide, nato a Catania nella Sicilia, suonatore di flauto. Ateneo (l. 14) dice che egli inventò i movimenti del corpo, e la cadenza per quegli che danzavano al suono degl'instromenti.
Androt (Alberto-Augusto) nacque in Parigi nel 1781. Egli fu ammesso nel 1796, nel Conservatorio di musica allo studio del solfeggio. Nel 1802 riportò il premio di composizione che dà il Conservatorio, e concorse per il gran premio di composizione musicale proposto dalla classe delle belle arti dell'Instituto, che gli fu conferito nella pubblica adunanza delli 30 settembre 1803. Giunto in Roma sul principio dell'inverno, diessi con ardenza, e forse troppo allo studio. Rapito dal suo zelo e dalle sue disposizioni, Guglielmi maestro di cappella del Vaticano, preselo in sommo affetto e 'l sovvenne co' suoi consigli. Androt compose un pezzo di musica di chiesa, che venne eseguito nella settimana santa del 1804, ed ebbe tal successo che il direttore del principale teatro di Roma il sollecitò a scrivere una grand'opera per il prossimo autunno. Il giovine compositore spirò mentre era per terminare questa musica, ai 19 agosto del 1804 pria di compire il suo ventesimo terzo anno. Pochi dì innanzi la sua morte, egli aveva composto un de profundis, che fu eseguito in suo onore nella cerimonia religiosa de' suoi funerali nel mese di ottobre dello stesso anno, nella chiesa di san Lorenzo in Lucina, in Roma.
Anfossi (Pasquale) nato verso il 1736, studiò da prima il violino in un conservatorio di Napoli, e dopo avere esercitato quest'instromento per più anni, diessi allo studio della composizione sotto i maestri Sacchini e Piccini. Quest'ultimo gli si affezionò in maniera che nel 1771 lo propose per compositore al teatro delle Dame in Roma, e benchè la prima Opera non gli fosse riuscita, lo propose ancora per l'anno d'appresso, e malgrado il cattivo successo della seconda, un'altra gliene fece scrivere nel seguente anno, e questa volta Anfossi fu applaudito. L'incognita perseguitata, che fece rappresentare nel 1773, fu approvata con entusiasmo; la Finta Giardiniera nel 1774, ed il Geloso in cimento nel 1775 non ebbero minor successo; ma l'Olimpiade, ch'egli diè nel 1776, cadde interamente, e i disgusti che provò l'autore in quest'occasione, il decisero a lasciar Roma. Percorse egli l'Italia, e verso il 1780 venne in Francia, col titolo di maestro del conservatorio di Venezia, ove sin dal 1769, aveva egli fatto rappresentare l'opera di Cajo Mario: quivi all'accademia reale fece egli sentire l'Incognita perseguitata, ma questa musica graziosa e delicata, applicata ad un poema freddo, ed eseguito secondo un sistema che eragli straniero, non ebbe generalmente il successo che meritava. Dalla Francia Anfossi passò in Londra, e nel 1783, egli era direttore del teatro italiano in quella città. Nel 1787 tornò in Roma, ove diede egli molte Opere, il di cui felice successo dimenticar gli fece le sue antiche disgrazie, e gli acquistò un credito e una considerazione straordinaria, che conservò sino alla fine de' suoi giorni, che egli terminò nel 1795. Lo spagnuolo Yriarte nel suo eccellente poema della Musica lo annovera fra più rinomati compositori italiani. Carpani trova somma analogia tra l'Anfossi e l'Albano, il cui pennello fresco e pieno di grazia era più adatto ad idee brillanti che a soggetti fieri e terribili, e perchè forse le Grazie e gli Amori sono stati l'ordinaria occupazione di quel gran dipintore. Anfossi ritrovatore facile e fecondo, e massimamente nel buffo, ottenne forse fra i compositori lo stesso luogo che Goldoni fra i poeti comici (Arteaga t. 3.). Egli formò il suo stile sopra quello di Sacchini e di Piccini; ha gusto ed espressione: la sua musica chiara e ben regolata ha brio ed effetto. Molti de' suoi finali sono de' modelli in questo genere. Il suo Oratorio la Betulia liberata è stimato un capo d'opera. Anfossi ebbe un fratello, che prometteva moltissimo in quest'arte, se la morte rapito non lo avesse assai giovane. “Egli non poteva scrivere una nota, dice Carpani (Lettera 13.), se non in mezzo a' capponi arrostiti, a salsicce fumanti, e presciutti e stuffati.”