Bettoni (ab. don Bartolomeo) da Bergamo, Pastore Arcade autore delle Osservazioni sopra i Salmi in 2 tomi in 8º pubblicato per le stampe del Locatelli in Bergamo l'anno 1786, e dall'autore dedicate a Mons. Dolfin vescovo di quella città. Il primo volume contiene sette Dissertazioni, la sesta delle quali tratta della Musica degli antichi, ed in particolare degli Ebrei a' tempi di Davide e di Salomone; e la settima: dei titoli de' salmi, e d'altri incisi appartenenti alla musica, che vi si leggono: ove degli strumenti musici degli Ebrei. L'autore non vi reca che un'erudizione molto usata e comune: grazioso però e leggiero ne è lo stile, e pura la lingua, per il che fassi leggere con piacere.
Bevin (Elway), eccellente contrappuntista, canonico ed organista della chiesa collegiale di Bristol, allievo di Tallis, ma perdette ben presto questa piazza, perchè fu scoperto esser cattolico. Il dottor Child fu uno de' suoi discepoli. La maniera di comporre un canone era prima di lui poco comune in Inghilterra. Tallis, Byrd, Waterhouse e Farmer erano principalmente celebri in questo genere di composizione: ma ciascun canone era un enimma per la forma con la quale il pubblicavano. Bevin, all'opposto, pubblicò generosamente, a vantaggio dei musici principianti, il risultato delle sue lunghe ricerche, e della sua esperienza; in una dissertazione ch'ei fece imprimere in Londra nel 1631, sotto questo titolo: Brevis introductio in musicam, in 4º, nella quale trovansi eziandio alcuni canoni scelti. Compose in oltre la musica di molti pezzi per chiesa, e di alcuni cori in concerto. V. Hawkins.
Beurhusio (Federico) scrittore tedesco del 16º secolo, la sua opera ha per titolo: Erothematum Musicæ libri duo, cioè: “Saggi sulla musica in due libri”, a Norimberga 1585.
Beyer, tedesco di origine, fisico stabilito a Parigi, inventò quivi una nuova specie di forte-piano, con corde ossia strisce di cristallo, a cui Franklin diede il nome di glass-chord, e sul quale il maestro di cembalo Sconck si fece sentire per il corso di quindici giorni di seguito, nel mese di novembre 1785. Si è di poi usato quest'instromento con successo all'accademia imperiale nel terzo atto de' Misterj d'Iside, per accompagnare Boccoride.
Beyer (Giov. Samuele). Walther cita di lui un'opera col titolo, Primæ lineæ musicæ vocalis, di cui se n'è pubblicata una seconda edizione nel 1730.
Bianchi (Francesco) maestro di cappella a Cremona, e rinomato compositore, nel 1775 scrisse a Parigi pel teatro italiano la musica dell'opera la Réduction de Paris, e nel 1777, quella del Mort marié. Nel 1780, egli era cembalista all'opera buffa stabilita di recente da Piccini. Nel medesimo anno compose per Firenze il dramma Castore e Polluce, che ebbe un prodigioso successo. Nel 1784, scrisse in Napoli il Cajo Mario, e poi il Demofoonte, l'Arbace, Piramo e Tisbe, Scipione Africano nel 1787; Artaserse in Padova; Pizzarro in Venezia, e il Ritratto in Napoli nel 1788. Sonovi inoltre di lui tre sonate pel cembalo con accompagnamento di violino. Egli è attualmente in Londra. Nel 1804 e 1807, si è rappresentata a Parigi una sua graziosa opera buffa, la Villanella rapita.
Bianchini (Francesco) nacque in Verona nel 1662, e morì in Roma nel 1729. Egli fondò l'accademia degli Aletofili di Verona, fu bibliotecario di Alessandro VIII, canonico di S. Maria della Rotonda, prelato domestico e secretario delle conferenze per la riforma del calendario. Gli abitanti di Verona gli hanno eretto un busto. Tra le numerose opere che ha scritto, vi si distingue per l'erudizione quella che ha per titolo: De tribus generibus instrumentorum musicæ veterum organicæ, in 4º Romæ 1742.
Biedermann (Giov.) rettore a Freyberg nella Misnia, nel 1749, pubblicò un programma: De vitâ musicâ ex Plauti mostellar, Act. scen. 11. Molti conoscitori in musica, avendolo letto, credettero scoprirvi delle invettive contro la musica in generale, il che fece all'autore molti nemici. Questa disputa l'obbligò a pubblicare in sua difesa altri due scritti a Lipsia e a Freyberg nel 1750. Se ne può vedere il dettaglio nel primo capitolo della Scienza musicale di Adlung.
Biferi il figliuolo, maestro di cappella in Parigi, nato in Napoli, fece imprimere a Parigi, nel 1770: Traité de musique abrégé, nel quale egli tratta del canto, dell'accompagnamento sul forte-piano, della composizione e della fuga: la sua maniera è chiara e precisa.
Biffi (Antonio) veneziano, maestro di cappella in S. Marco e nel conservatorio dei Mendicanti, fioriva al principio del prossimo passato secolo. Allorchè egli era giunto a trovare un motivo grazioso, aveva l'arte di estenderlo e di variarlo al segno di non faticar mai l'orecchio nel sentirlo ripetere. Oltre alla sua musica di chiesa, compose alcuni Oratorj, come il figliuol prodigo nel 1704.
Biffi (Egidio) de' frati minori conventuali in Italia, e valentuomo nella musica, scrisse un Trattato di regole per il contrappunto, che manoscritto possedeva il p. Martini, e di cui fa sovente egli uso nella sua storia.
Bigati, suonatore assai distinto di violoncello, allievo del celebre Tartini, fu condotto in Francia dal suo condiscepolo Fischer. Gli due amici si fermarono a Avignone, ove Bigati si stabilì interamente. Questo artista può considerarsi come uno de' migliori accompagnatori del suo tempo: egli improvvisava seguitamente, e con la più grande facilità, sopra tutti i pezzi che sentiva, o di cui se gli offeriva la parte recitante: Boccherini essendo ad Avignone, Bigatti lo accompagnò ne' suoi primi quintetti, quivi eseguiti per la prima volta. Quel celebre compositore avendo inteso vantare la facilità che aveva Bigati nell'improvvisare, levogli d'innanzi la parte, del basso di accompagnamento, e rimase assai soddisfatto di quello che gli sostituì. Desiderò ancora d'intenderlo nelle lezioni delle tenebre. È uso nelle città meridionali della Francia, e particolarmente in Avignone, che nei tre giorni della settimana santa, queste lezioni siano cantate sul libro, con un solo accompagnamento di basso. Bigati per farsi sentire da Boccherini, accompagnava Dubrieul celebre cantante di tenore. Gli due artisti cercavano a gara di sorpassarsi l'un l'altro, allorchè un non previsto accidente sopraggiunse a guastare gli sforzi de' due rivali. Un canonico di assai corta vista, era molto attaccato ad un suo rosso cagnolino: in sua assenza, il cane trovò mezzo di sortire dalla casa e venne a raggiungere il suo padrone. Costui, chiamando l'animale, lo menò fuori della chiesa, ma ben tosto il cane venne a ritrovarlo. Il canonico, dato in impazienza, lo ricondusse un'altra volta sino alla porta, dove avendolo bastonato, gli vide prendere il cammino per la casa. Rientrato in chiesa, il canonico andava al coro per ripigliare il suo posto, allorchè scorgeva nell'ombra una cosa che andava e veniva; crede che fosse ancora il suo cane. Inquietito, pensa di dargli un calcio; ma per disavventura, egli s'indirizza al violoncello di Bigati, cui rovescia nel tempo stesso a terra con l'istromento, e cadendo eziandio egli medesimo, mena seco al suo cadere Dubrieul, che ne riportò una forte contusione sul labbro.
Bigatti (Carlo) nato a Milano nel 1778, da un pittore di storia, si portò ancor giovane in Bologna per prender lezioni di contrappunto dal P. Mattei, allievo e successore di Martini. Fu quindi diretto da Zingarelli, e compose molte messe e mottetti che ebbero del successo in alcune chiese di Milano. Portossi quindi a Marsiglia, ove Mr. Mei gli diede alcune lezioni per perfezionarlo nel contrappunto. Da quest'epoca in poi egli ha pubblicato presso a venticinque opere come messe, mottetti, ed arie con variazioni pel forte-piano, di cui Bigatti è un eccellente sonatore, e riesce molto non che nell'esecuzione de' pezzi di cembalo, ma ancora nell'accompagnare il canto.
Billington (mad.) una delle prime cantatrici di Londra in più teatri dell'Inghilterra, della Francia e d'Italia. In occasione della musica funebre in onore di Hendel, nel 1786, cantò essa con mad. Mara, accompagnata da un'orchestra di 712 musici. L'anno d'appresso venne a Parigi, ove fecesi sentire in diversi concerti, e riunì i suffragj di tutti gl'intendenti, tra' quali deesi rimarcare il cel. Piccini. In una rappresentazione del Ratto di Proserpina, opera di Winter in Londra nel 1804, furono in gara di virtù e di talenti ella e mad. Grassini. Il grande Haydn era entusiasta di questa celebre cantante, e nella dimora ch'ei fece in Londra, frequentava la sua casa: spiritosa fu una risposta di Haydn a questa virtuosa, e degna del più elegante cortigiano. Ella erasi fatta ritrattare dal celebre Reynolds. La Billington vi era rappresentata in figura di una santa Cecilia, che gli occhi rivolti al cielo, sta ascoltando un coro d'angioli posti nell'alto in atto di cantare. Volle la Billington, che l'amico Haydn vedesse questo ritratto, e le dicesse il suo parere. Egli, dopo averlo osservato, si volse alla Signora, e le disse: “il ritratto è somigliante, ma io vi trovo un grande errore” — “quale?” (Reynolds era presente) — “il pittore, ripiglia Haydn, ha preso quì un equivoco madornale; egli ha dipinta voi che state ascoltando gli angioli; doveva dipingere gli angioli che stanno ascoltando voi” — la Billington commossa al seducente elogio, gittò le braccia al collo del critico gentile, e con quelle labra, che inspirato avevano così graziosa riflessione lo ricompensò al momento della medesima. È per la Billington, che l'Haydn scrisse la sua Arianna abbandonata e la migliore in questo genere delle opere sue (V. Carpani Lett. 13ª).
Bingham (Joseph), nelle sue Origines Ecclesiasticæ t. III, lib. 6, cap. 7, ha egli raccolto i passaggi de' Padri della chiesa, per i quali si prova l'esistenza e l'uso degli organi nelle religiose assemblee dei primi cristiani, ed ha dimostrato non esservi affatto veruna quistione per l'organo, ma degl'instrumenti de' Giudei. (V. Orgelhistorie p. Sponsel.)
Bini (Pasqualino,) di Pesaro, uno degli allievi favoriti del gran Tartini, eragli stato raccomandato all'età di quindici anni dal cardinale Olivieri, suo protettore. Nello spazio di tre quattro anni, il giovane musico travagliò con tale assiduità, che giunse a trionfare di tutte le difficoltà che presentano le composizioni del Tartini. Quando ebbe finiti i suoi studj musicali, il card. Olivieri il fè venire in Roma, ove sorprese per la sua esecuzione tutti i professori che l'udirono, e sopratutto Montanari, allora primo violino della città. Dicesi che costui rimase talmente soprappreso della superiorità di Bini, che ne morì di dispiacenza. Mr. Wiseman, avendo voluto prendere lezioni di violino, drizzossi a Tartini, il quale gli propose Bini in questi propj termini, in cui risplende la modestia di questo gran maestro. “Io lo mando a un mio scolare che suona più di me, e me ne glorio per essere un angelo di costume e religioso.” Verso il 1757, Bini divenne maestro di concerto del duca di Wittemberga, a Stuttgart, nel tempo medesimo che la cappella era sotto la direzione di Jomelli.
Biot (M.) membro della prima classe dell'Istituto e della società delle scienze d'Arcueil, è autore di più memorie ed esperimenti fisici sul suono. Nel libro intitolato: Archives des découvertes dans les sciences et les arts pendant l'année 1808, nell'articolo delle Matematiche vi ha di Biot: Expérience sur la propagation du son à travers les corps solides et à travers l'air dans des tuyaux cylindriques très-alongés, a Paris 1809. Mr. Chladni nel suo trattato d'acustica cita spesso con elogio i suoi sperimenti e le sue memorie, che si trovano nel t. 4º des Mémoires de Mathématique et de Physique, e nel tom. II, des Mémoir. de la Soc. d'Arcueil.
Birnbaum (Giov. Abramo) fece imprimere a Lipsia, nel 1738: Unparteiische ec., cioè: Osservazioni imparziali sopra un passaggio delicato del musico critico in 8º. Mitzler ha inserito questo scritto nel primo vol. della sua Biblioteca di musica. Nel 1739, pubblicò egli ancora Verteidigung ec. cioè: Difesa delle osservazioni imparziali, in 8º. L'uno e l'altro scritto è contro Scheiben, il quale aveva tentato di criticare nel suo Musico critico, le composizioni e la maniera di sonare del gran Sebastiano Bach.
Bisch (Giovanni) professore di musica, nel 1802 pubblicò una sua opera pei ragazzi, intitolata: Explication des principes élémentaires de musique. I figli del celebre compositore Devienne sono stati instruiti nella musica da Mr. Bisch a Charenton.
Blainville (Cristiano-Arrigo) maestro di musica in Parigi, e sonator di violoncello, pubblicò nel 1765, l'Harmonie théorico-pratique; nel 1754, l'Esprit de l'art musical; e nel 1765 l'Histoire générale, critique et philologique de la musique. Queste opere sono delle compilazioni senza gusto, che non vagliono più delle sue sinfonie, dice con ragione Mr. Laborde. Nel 1751, egli annunziò come una nuova scoverta, un modo misto tra 'l maggiore e 'l minore. Questo terzo modo, come ne conviene lo stesso Rousseau in una lettera all'ab. Raynal, e nel suo dizionario, è la medesima cosa dell'antico modo plagale, che sussiste tuttora nel canto-fermo, e che era il duodecimo degli antichi. Da un'altra parte, Mr. Serre di Ginevra, ha fatto vedere che questo nuovo modo è il semplice rovescio del modo maggiore, quanto agl'intervalli. La semplice nozione de' nostri modi avrebbe insegnato a Blainville che il suo preteso modo altro non è che la scala del modo minore di la, presa dalla quinta, o quella del modo maggiore di ut, presa dalla terza. Mr. Fabre d'Olivet, nel 1804, ha tentato di far risorgere il modo di Blainville sotto il nome di modo ellenistico, ed ha avuto il medesimo successo del suo predecessore. Nel 1778 Vandermonde gran geometra, e nonpertanto falso spirito, propose quattro specie di modi minori, come può vedersi nel suo articolo. Intorno a questa materia può leggersi con profitto il libro di Mr. Choron, Elémens d'harmonie et d'accompagnement à l'usage des jeunes élèves, a Paris 1810. Gli autori dell'Estratto della letteratura Europea d'Yverdon anno 1768, lodano molto la storia di Blainville come interessante per molti riguardi, e dove il tutto, dicono essi, è semplice, luminoso e facile ad impararsi: ma si vede non esser eglino al giorno della materia, e della condizione medesima dell'autore del libro, di cui ragionano, affermando che egli non è musico, ma che ha molto letto ed ha saputo ricavare dalla sua lettura le più importanti cognizioni; il che dà a divedere quanto valore abbiano gli elogj de' Giornalisti.
Blanchet, autore di un'opera intitolata: L'art, ou les Principes philosophiques du chant, 1755 in 12º. Egli pretende che Bérard gli abbia involato una parte del suo manoscritto per comporre la sua Arte del canto, ma nulla è più falso. Il libro di Bérard è pieno di viste eccellenti, e quello di Blanchet abbonda di grossolani errori.
Blangini (Giuseppe-Felice), nato in Torino li 8 novembre 1781, fece i suoi studj sotto l'ab. Ottani, maestro di cappella della cattedrale di quella città. All'età di 14 anni egli fece quivi eseguire una messa a grande orchestra. Venuto in Parigi nel 1799, si è dato col più felice successo a dar lezione. Il suo Neftali, dramma musicale in tre atti, rappresentato nell'accademia imperiale, riscosse grandissimi applausi. Nei concerti egli riunisce la società più brillante a molto gusto ed espressione, ed accompagnandosi col piano-forte canta con molta grazia. Chiamato a Munich nel 1805, fecevi eseguire una sua opera, in seguito della quale fu nominato maestro di S. M. il re di Baviera. Nel 1809, il re di Westfalia gli conferì il titolo di maestro di musica della cappella, del teatro e della sua camera. Le opere, che sino al presente ha composto M. Blangini, consistono in diciotto collezioni di romanze, quattordici di notturni a due e a tre voci; dieci di ariette italiane; molti drammi serj come il Neftali, il sacrificio di Abramo, Ines de Castro, le feste Spartane; opere buffe, la falsa Duegne, opera cominciata dal maestro Dellamaria, Zelia e Terville ec. Musica istromentale: 4 sinfonie a piena orchestra.
Blankenburg (Quirino van) nato in Olanda nel 1654, organista della nuova chiesa riformata all'Haya, pubblica quivi nel suo idioma: Nuovo lume per la musica ed il basso continuo, un libro di musica semplice ed alcune sonate pel cembalo dedicate alla principessa d'Orange. Egli morì assai vecchio nel 1738.
Blankenburg (Federico) nato presso Colberg li 24 gennajo 1744, dirigeva nel 1786, la nuova edizione della ben nota opera di Sulzer: Teoria generale delle arti e belle lettere, con sue addizioni, in 8º. Egli ha aggiunto ai principali articoli concernenti la musica, delle note sulla letteratura musicale.
Blasio (Federico), capo di orchestra del teatro dell'opera-comica in Parigi, virtuoso di violino e insieme di clarinetto, di flauto e di bassone o fagotto; pubblicò nel 1796, Principes et théorie de musique; e Nouvelle Méthode de clarinette et raisonnement des instrumens. Ha pubblicato ancora delle sonate: duo, trio, quartetti e concerti per il violino, il clarinetto o 'l bassone; dispose in quartetti per due violini, viola e basso, le belle sonate di Haydn per il piano-forte, e ha ridotto in musica instromentale più opere, fra le quali Il matrimonio segreto, di Cimarosa. Egli compose inoltre la musica di Annetta e Lubino, dramma di Favart.
Blavet (Mr.) celebre sonatore di flauto, nato a Besansone nel 1700, venne in Parigi nel 1723, e divenne soprintendente della musica del conte di Clermont sino alla sua morte accaduta nel 1768. L'imboccatura pastosa e nitida, i suoni meglio filati e un uguale successo nel tenero e nel brioso, ecco quel che i conoscitori ammiravano in lui. In Parigi fece all'opera le delizie degli amatori di musica. Questo egregio artista riuniva la pratica e la teoria della sua arte, e compose anche molti balletti, come i Giuochi-Olimpici, e la Festa di Citera. Si racconta l'aneddoto di un cane, che andava in furore ogni qual volta sentiva suonar alcuno il flauto, ma calmavasi e veniva a leccare con gran brio i piedi di Blavet, allorchè udiva i suoni melodiosi ch'ei sapeva trarne.
Blanviere, nativo del paese di Liegi, era verso il 1772, maestro di canto nella chiesa di S. Andrea a Anversa. Il dottor Burney dice di avere in lui trovato un uomo pieno di cognizioni e straordinariamente versato nella letteratura musicale. Le sue composizioni per Chiesa provano che egli possedeva profondamente tutti i principj del contrappunto. (V. Burney e Travels.)
Blondeau (Augusto-Luigi) nato in Parigi nel 1786 allievo di Mr. Mehul, è attualmente alla scuola francese in Roma; riportò il gran premio di composizione stabilito dal conservatorio nel 1808. La cantata proposta al concorso era Maria Stuart parole di Jouy. Mr. Blondeau ha avuto lezioni di violino da Mr. Baillot, ed ha pubblicato per quest'instromento, I. un aria con variazioni; II. un'opera di trio; III. delle sonate di Beethoven ridotte in quartetti. La di lui cantata di Maria Stuart trovasi nel Giornale-Eddomadario di Mr. Leduc, nom. 45-48.
Boccaccio (Giovanni) illustre poeta e letterato italiano, conosciuto pel suo Decamerone, nato a Certaldo in Toscana nel 1312, e quivi con sentimenti religiosi morto nel 1375. Hawkins nella sua storia, assicura che quasi esclusivamente alle opere del Boccaccio deve egli tutte le notizie che rapporta su la musica di quel secolo, e su gli stromenti in uso nell'Italia nel secolo 14º. Egli le avrà attinte nell'opera de' casi degli uomini illustri, e delle chiare donne.
Boccherini (Luigi) nacque in Lucca l'anno 1740: ebbe le prime lezioni di musica e di violoncello dall'ab. Vannucci, allora maestro di musica dell'arcivescovato. Mostrò egli di buon'ora le più grandi disposizioni. Suo padre abile sonator di contrabasso, coltivolle con diligenza, e finì con mandarlo in Roma, ove prestamente acquistossi una gran fama, e sorprese con produzioni non che feconde, ma anco originali. Pochi anni dopo tornò in Lucca, e volle dare un luminoso attestato di sua riconoscenza al suo maestro Vannucci ed al seminario, ove erangli stati offerti tanti mezzi d'istruzione, sebbene lontano dagli studj ecclesiastici. Egli fè sentire allora, per la prima volta i saggi del suo genio. Filippino Manfredi, allievo di Nardini e concittadino del Boccherini, trovavasi in quel momento a Lucca. Eglino eseguirono insieme le sonate di violino e violoncello, che formano l'opera VII; e rapirono tutta l'udienza. D'allora in poi si unirono nella più stretta amicizia, e lasciaron l'Italia per rendersi in Spagna, ove il regnante principe aveva gusto di riunire i primi talenti. Prevenuti dalla fama, furono accolti con particolar distinzione; ma il lor carattere non era assolutamente lo stesso. Manfredi era quivi venuto nella sola intenzione di ammassar dell'oro, nel mentre che Boccherini, più occupato della sua gloria, consentiva a farsi sentire da' grandi che il sollecitavano; prese dunque il partito di stabilirsi nella Spagna. Ammesso dal monarca, fecesi amare; tosto di poi, fu attaccato alla reale accademia di questo principe, e colmo da lui di onori e di doni. La sola obbligazione, ch'ei gl'impose, fu di dare ciascun anno nove pezzi di sua composizione per uso dell'accademia. Boccherini vi consentì, e mantenne la sua parola. Morì egli a Madrid, nel 1806, in età di 66 anni, vivamente compianto da tutti gli amici delle arti. Una porzione della corte intervenne a' suoi funerali. Le composizioni, ch'egli ha fatte imprimere, formano in tutto 58 opere di sinfonie, sestetti, quintetti, quartetti, trio, duo, e sonate per violino, violoncello e forte-piano. Lo Stabat mater è la sola delle sue opere per chiesa, che sia stata impressa. I padri dell'oratorio di Palermo ebbero anni sono da quei di Genova due Oratorj in musica del Boccherini, il Giuseppe riconosciuto, e il Gioas re di Giuda. Come Durante, egli nulla scrisse per il teatro. Luciano Bonaparte, amatore illuminato delle arti e protettore del sublime Boccherini, è depositario d'una ventina di quintetti, che il Racine della musica instromentale aveva composto per lui; egli ne ha fatto imprimere sei nel 1811. MMrs. Imbault, Boucher e Pleyel posseggono ancora de' quintetti manoscritti del N. A. Gli adagio di Boccherini fanno principalmente l'ammirazione degl'intendenti e la disperazione degli artisti; essi danno l'idea della musica degli angeli. Negli allegro ei non lascia d'esser nobile. Questo compositore non ha mai profanato il suo genio: la sua musica è attinta alla fonte dei sacri libri; perciò è che ella respira quella grandiosa religiosità, in un genere nel quale niuno l'uguaglia. “Gli ammirabili terzetti, quartetti ec. del Boccherini, dice il Ch. Mattei, saran sempre i modelli più perfetti della musica instrumentale; perchè oltre l'estro, la dottrina, l'invenzione, l'esattezza, han la qualità cantabile sempre annessa, che rende quelle note non già un capriccioso accozzamento canoro, ma una misurata ed armonica poetica cantilena.” (Elog. di Jomm.) Boccherini ha preceduto Haydn, egli il primo ha fatti de' quartetti, ed ha fissato il vero carattere del genere. Fino al presente egli è il solo che abbia composto de' quintetti a due violoncelli, ed eccone la ragione, che non è stata data ancora da veruno. Entrava nel suo sistema di composizione il render la musica con tutta la soavità di cui ella è suscettibile; or la qualità de' suoni del violoncello adempie quest'oggetto meglio del violino. Egli dunque si è posto nell'impegno di fare sortire il soprano dal violoncello, riserbando per l'armonia il violino, la violetta ed il basso: quindi l'idea del suo secondo violoncello, che spesso va in concerto col primo. Boccherini manteneva da Madrid una corrispondenza seguita col grande Haydn. Questi due sommi uomini cercavano a rischiararsi vicendevolmente sulle loro composizioni. Mr. Puppo ha ben valutati ambidue col dire: che Boccherini è la moglie di Haydn; poichè si ammira sempre in questo l'armonista: in quello tutto è l'opra dell'inspirazione; la forza brilla eminentemente nel primo, e la grazia nell'altro, e quindi Mr. Cartier ha detto di una maniera originale: Se Dio volesse parlare agli uomini userebbe della musica di Haydn; e s'ei volesse intender della musica, si farebbe sonar quella di Boccherini. Pria di morire egli lasciò al marchese di Benaventi 24 quintetti, l'ultimi che ha fatti e che si possono chiamare il canto del cigno. (Extrait des quatre saisons de Mr. Fayolle.) Carlo IV re di Spagna fratello del nostro amabile Monarca, accoglieva ben volentieri i primi virtuosi di musica, e colmavali di doni. Boccherini fu uno di questo numero e compose molta musica per la corte di Spagna. Si racconta ch'egli fè sentire al re un trio, un passaggio del quale, per esser troppo replicato, fu a S. M. dissaggradevole. Boccherini rifece quel trio, ma secondando troppo il suo umore, affettò di replicare, ancora più il passaggio di cui si trattava. Il re non potè contener la sua collera, e l'autore cadde in disgrazia. Allora fu che Luciano Bonaparte, ambasciadore di Francia in Ispagna, fece a Boccherini una pensione di mille scudi, a condizione ch'egli comporrebbe per suo conto sei quintetti in ogni anno.
Bocchi (Francesco) fiorentino, uno di que' letterati del secolo decimosesto, che illustrarono la musica co' loro scritti, e ne formarono i principi specolativi. Egli era nato nel 1548, e pubblicò Discorso sopra la musica, non secondo l'arte di quella, ma secondo la ragione alla politica pertinente, in Firenze 1580.
Bochsa (Roberto-Niccola) nato a Montmedi nel 1789, ebbe sin dalla più tenera età le prime nozioni della musica da suo padre, primo oboè nella grande orchestra di Lione. Di sette anni appena egli eseguì sul piano-forte un concerto in una pubblica accademia. Il suo gusto per la composizione sviluppossi all'età di nove anni, egli compose un duo di flauti ed una sinfonia: di sedici anni mise in musica per la città di Lione, nel passar che vi fece l'Imperatore nel 1805, il dramma di Trajano. Nel tempo stesso applicossi all'arpa, e già quest'istromento eragli divenuto familiare, quand'ei seguì la sua famiglia a Bordeaux, ove il rinomato Beck gli diede delle lezioni di composizione, che tanto era ansioso di apprendere. Egli travagliò con lui per un anno, fece la musica del ballo della Dansomania, e un oratorio del Diluvio universale, ove eravi un coro eseguito da due orchestre. Finalmente portossi a Parigi, e preso avendo delle lezioni dal cel. Mr. Catel, riportò sin dal primo anno, il primo de' premj dell'armonia; e proseguì a perfezionarsi nell'arpa. Egli ha fatto imprimere delle sonate, de' duo, de' quartetti per arpa e forte-piano, una cantata a quattro voci e cori, o omaggio degli artisti francesi a S. E. l'ambasciadore di Persia, per due arpe, flauto, oboè, corno inglese, clarinetto, corno, fagotto, violoncello e contrabasso.
Bocrisio (Giov. Arrigo) professore di filosofia a Schweinfurt, nacque nel 1687, e morì compiti appena i 29 anni nel 1716. Nelle miscellanee di Lipsia t. 4, p. 96, vi ha di lui: Observatio de musicâ præexercitamento Hebræorum, ove parla degli effetti dell'armonia su lo spirito de' profeti, e prova con i luoghi stessi della Scrittura, come costoro per mezzo della musica si disponevano alle divine inspirazioni.
Bode (Giov. Cristiano) stampatore assai erudito di Hamburgo, nato in Berlino nel 1728, oltre un gran numero di opere, che non si appartengono al nostro soggetto, pubblicò i viaggi musicali di C. Burney, da lui tradotti dall'inglese con addizioni e note, Hamburg 1773 in 8º. Egli è ancora compositore di musica, e nel 1762, pubblicò Zærtliche ec.; cioè: Canzoncine tenere e comiche. Le sue sei sinfonie per dieci istromenti comparvero nel 1780, op 2, ed alcune altre composizioni.
Bodenburg (Gioachino) rettore a Berlino, nel 1745 egli vi fece imprimere Einladungs etc. cioè: Della musica degli antichi principalmente degli Ebrei, e de' più celebri musici degli antichi (V. Mittags, hist. abhandl.).
Boeclero (Giov.) dottore in medicina, pubblicò a Strasburgo un'opera intitolata De sono. (V. Joecher.)
Boely (Mr.), antico artista-musico, ritirato nella casa di S. Perina di Chaillot, pubblicò nel 1806: Les véritables causes dévoilées de l'état d'ignorance des siècles reculés, dans lequel rentre aujourd'hui la théorie pratique de l'harmonie, notamment la profession de cette science. L'autore avendo intimato Mr. Gossec di dirgli quel che pensava di questa sua opera, questi ha risposto a nome de' membri del conservatorio, suoi ignoranti confratelli in armonia, ch'egli riguardava il cartello di Mr. Boely, come un atto di demenza che doveva restare senza risposta: soggiungendo ch'egli salutava Boely, e desideravagli buon orecchio e sanità.
Boerhave (Ermanno) famoso medico olandese, nato nel 1666, e morto nel 1738, ha lasciate molte dotte opere su la medicina; ove si trovano moltissime cose concernenti la musica, in quel che appartiene alla fisica. (Intorno a quello che questo Ch. professore ha scritto sulla musica, veggonsi Mojon, Griselini, Lichtenthal ec.)
Boezio (Anicio Manlio Severino) nacque in Roma l'anno di G. C. 470 da una delle più illustri e ricche famiglie. Flavio suo padre scorgendo le buone di lui disposizioni per le scienze, inviollo in Atene sin dall'età di dieci anni, dove per il corso d'altri diciotto studiò profondamente le lingue greca e latina, la geometria, la filosofia, la musica e le matematiche, e fin la teologia: ed in queste scienze vi fece egli così grandi progressi che tornato in sua patria arricchì la lingua latina colle sue traduzioni dal greco delle migliori opere degli antichi, o colle sue proprie sopra ciascuna di queste facoltà. Egli occupò i primi posti sotto Teodorico re d'Italia, ma malgrado gl'importanti servigj che reso avevagli, ed i grandi onori di cui avevalo ricolmo, venuto questo re in sospetto di lui, fra' più orribili tormenti fecelo ingiustamente morire li 23 di ottobre dell'anno 525, di sua età 55. Così perì questo grand'uomo, l'ornamento del suo secolo, il più fermo sostegno della fede cattolica, il protettore delle scienze, dell'innocenza e delle leggi. Boezio, per tacere delle altre sue opere, scrisse cinque libri della musica da specolativo calcolatore piuttosto che d'armonico pratico, non dicendoci una parola del metro e del ritmo. La perdita delle opere musicali di Albino, il quale aveva dati il primo i nomi in latino alle corde greche, ha reso più stimabile Boezio: egli fu un erudito compilatore di Nicomaco nella grande sua opera. Le scuole dell'Europa, prevenute dall'opinione che nelle cattedre cattoliche meritava Boezio per la sua sana dottrina e per il suo peripateticismo molto allora in pregio, presero i libri armonici di lui come la più sicura guida pel ristabilimento dell'antica armonia, e fondarono in esso i primi loro discorsi su la greca musica pieni di que' medesimi errori, dei quali abbonda l'originale di Boezio. “I dotti in certe epoche di decadenza, dice l'ab. Requeno, pubblicano quanto loro piace con la sicurezza di non esser soggetti all'esame degl'ignoranti contemporanei. Boezio pubblicò il suo sistema armonico, e con esso un gran numero di teoremi musici, che lo distruggono senza che nessuno gli contraddicesse. Vedo che tale maniera di scrivere in Boezio deriva dal prender esso da diversi autori fra loro contrarj nelle sette armoniche la sua dottrina, senza avvedersi della loro contrarietà... Osservisi bene da' moderni accorti critici la contraddizione di questo scrittore. Noi siamo ben lontani dallo scrivere per voglia di contraddire, o per accattar plauso notando errori d'uomini rispettabili.” (Saggi ec. tom. 1, c. XIV.) L'ab. Gervaise nella sua storia di Boezio stampata a Parigi nel 1715, ha data l'analisi de' di lui cinque libri della musica.
Boileau (Niccolò) signore di Despreaux, celebre poeta francese, dell'Accademia delle iscrizioni e belle lettere, ed istoriografo di Luigi XIVº, morto in Parigi nel 1711 in età di 74 anni. Nel terzo tomo delle sue opere si trova un Dialogo in versi tra la Poesia e la musica, che per ordine del re aveva egli scritto per servir di prologo ad un'opera in musica. Il poeta era di sentimento, che la musica non riesce punto nella narrativa: che le passioni non vi possono esser dipinte in tutta l'estensione, che esse richieggono; e che spesso non sa ella mettere in canto l'espressioni veramente coraggiose e sublimi. Ma noi abbiamo le prove in contrario in più composizioni de' bravi maestri, e nella più parte delle migliori cantate, il di cui recitativo consiste in pure narrazioni: esse sono in oltre piene di espressioni assai forti e sublimi, e il maestro non vi è rimasto inferiore al poeta. La musica è sempre in istato di dipingere i sentimenti e le immagini in qualsivoglia maniera vengano espresse. Il soggetto adunque di questo Dialogo è una contesa tra la Poesia e la Musica su l'eccellenza dell'arte loro, ed erano già presso a dividersi, quando ad un tratto la Dea dell'armonia scende dal cielo con tutti i suoi vezzi, e leziosaggini, e le riconcilia tra loro.
Boisgelou (Franc. Paolo Roualle, de) morto in Parigi nel 1764, era consigliere al gran consiglio. Egli erasi molto applicato all'alta analisi e alla teoria della musica. Se gli deve un metodo di calcolo differenziale, che è indipendente dalla considerazione degl'infinitamente piccoli. In quanto alla teoria musicale di Boisgelou, lo scopo del suo sistema si è di trovare tra gl'intervalli, applicandovi il calcolo, dei rapporti che siano simmetrici. Rousseau, all'artic. Système del suo Dizionario, ha snaturato il sistema di Boisgelou, per mancanza d'intenderlo; ma è stato poi ristabilito da Mr. Suremain, che giunse ai medesimi risultati per vie differenti, e ne ha estese le applicazioni teoriche. Nello stesso Dizionario Mr. Rousseau rapporta due altri tentativi di questo autore, uno per trasportare in un colpo la chiave convenientemente ad un tuono o a qualsivoglia modo, ed all'artic. Clef transposée, “I musici, egli dice, non determinano le trasposizioni che a forza di pratica o a tastone, ma la regola di Boisgelou è dimostrata generale e senza eccezione.” L'altro riguarda un mezzo di rimediare all'imbarazzo che si prova nel solfeggio, con aggiungere cinque note per compire così il sistema cromatico. “Molti hanno tentato, dice Rousseau, sì fatta correzione, ma finora senza successo. Il pubblico con non far molto esame sul vantaggio dei segni che segli propongono, se ne sta a quelli ch'ei trova stabiliti, e preferirà sempre una cattiva maniera di sapere ad una migliore di apprendere.” V. artic. Solfier.
Boisgelou (Paolo-Luigi de) figlio del precedente, nato a Parigi nel 1732, studiò nel collegio di Luigi il Grande, dove cominciò la sua educazion musicale. Ragazzo ancora, veniva citato pel suo talento sul violino: di lui parla Gian-Giacomo nell'Emilio in questi termini. “Io ho visto presso un magistrato il suo figliuolo, buon fanciullo di otto anni, che si metteva su la tavola del dessert, come una statua in mezzo a' piatti, a suonar quivi il violino quasi dell'istessa grandezza di lui, e sorprendere per la sua maniera di eseguire, gli artisti medesimi.” (Emile, l. 2, t. 7, p. 337, Genève 1782.) Egli si è incaricato, mercè il suo zelo per l'arte, e di una maniera puramente benevola, di porre in ordine la parte musicale della nuova immensa Biblioteca in Parigi; con fare in quest'occasione un travaglio assai interessante ed utile per trarne buon partito nella storia letteraria della musica. Egli finì di vivere in Parigi li 16 marzo 1806.
Boisquet (Mr.) autore di un'opera, cui diè per titolo: Essai sur l'art du Musicien chanteur ossia Saggio sull'arte del Musico cantante, Parigi 1813. Non conosco quest'opera che per trovarla citata con elogio dal nostro sig. ab. Scoppa nel tomo terzo de' suoi Principes de versification etc. p. 184.
Bollioud (Luigi de Mermet) dell'accademia di Lione, morto nel 1793. Questo stimabile autore, oltre a molte opere di diverso argomento, una ne scrisse col titolo De la corruption du goût en musique, a Lyon 1745, in 12º. M. de Boisgelou il figlio dice ch'egli poteva tanto meglio essere buon giudice in questa materia, in quanto era egli stesso abil musico. Sonava così bene l'organo, che i migliori organisti non mancavano di andare a sentirlo, allorchè si divertiva di toccar l'organo nelle chiese di Parigi. Questo brieve trattato è stato tradotto in tedesco nel 1750, da Freytag con delle note storiche. (V. il Musico critico di la Sprèe, p. 321.)
Bolsena (Andrea Adami da), uno dei maestri di cappella del papa. Di costui abbiamo una Storia della Cappella Pontificale, che contiene molte particolarità: essa comparve in Roma nel 1711, col titolo di “Osservazioni per ben regolare il coro dei cantori, della cappella pontificia, tanto nelle funzioni ordinarie che straordinarie”, in 4º. Si trovano in quest'opera dodici ritratti dei principali cantori di questa cappella, con le loro biografie. Arteaga ne parla con elogio.
Bona (Giov.) cardinale dottissimo, piemontese fogliantino di somma pietà, morto in Roma nel 1674, tra le sue opere raccolte, in Torino nel 1747, in fol. una ve n'ha col titolo di Psallentis Ecclesiæ Harmonia, dove tratta della musica in uso nella chiesa dai primi secoli sino a suoi tempi. Si trova presso Walther un saggio di quest'opera.
Bona (Valerio) nobile milanese e maestro di musica in san Francesco di Milano. Egli era minor conventuale, e pubblicò nel 1591, Regole di Contrappunto e composizione brevemente raccolte da diversi autori, Cazale in 4º; e inoltre Esempj delli passaggi delle consonanze e dissonanze, e d'altre cose pertinenti al compositore, in Milano 1596, in 4º. V. Walther.
Bonadies (P. Giov.) carmelitano e maestro di Franchino Gaffurio, fioriva verso il 1440. Il p. Martini nella sua storia, cita di lui, giusta un manoscritto in pergamena del 1473, conservato in Ferrara, un Kyrie. (V. Marpurg Lett. crit. t. II.) Il di lui vero nome era Gutentag.
Bonanni (Filippo) gesuita morto in Roma nel 1725. Abbiamo di lui: Gabinetto armonico pieno d'istrumenti sonori indicati e spiegati con figure, Roma 1722, in 4º, e nuovamente ivi stampato nel 1776. (V. Cailleau, Dict. Bibliogr. t. 1, Paris 1802.) Essa è una curiosa collezione, ma poco esatta, intrapresa in occasione del gabinetto d'istrumenti di musica, che nel 17º secolo fu stabilito accanto del collegio romano.
Bonesi (Bened.) da Bergamo, ebbe per maestro di canto Angelo Cantoni della scuola di Bernacchi; per il corso di dieci anni seguiti studiò la composizione sotto Andrea Fioroni, scolare di Leo, e maestro di cappella della cattedrale di Milano. Egli pubblicò nel 1806, un'opera col titolo Trattato della misura o della divisione de' tempi nella musica e nella poesia in 8º. Ha composto ancora molte opere al teatro di Beaujolais.
Bonifacio (Baldassare), giureconsulto, direttore, e professore dell'università di Padova, dopo il 1632. Era nato a Rovigo nel 1586. Trovansi nei capitoli ottavo e nono del primo libro della sua Historia ludicra, alcuni articoli de musicâ hydraulicâ et mutâ. V. Joecher.
Bonini (Pietro Maria) fiorentino, pubblicò nel 1520, in latino: Acutissimæ observationes nobilissimæ disciplinarum omnium musices. V. Martin Stor. e Walther.
Bonnet (Giacomo) pubblicò in Parigi nel 1715, un vol. in 12º intitolato Histoire de la musique et de ses effets, opera mediocre, ma che offre de' preziosi monumenti intorno a Lulli ed i suoi contemporanei. Bonnet era nipote dell'ab. Bourdelot; M. Freneuse ne ha data una seconda edizione a Amsterdam 1725, aggiuntovi un paragone della musica italiana e della francese. Bonnet è anche autore del Supplément de l'histoire de la musique depuis son origine jusqu'au présent, avec l'histoire des bals, a Paris 1723, in 12º.
Bonneval (Mr. de), nel 1754, pubblicò la seguente opera: Apologie de la musique et des musiciens français, contre les assertions peu mélodieuses, peu mesurées et mal fondées de J. J. Rousseau. Titolo ed opera assai stravaganti.
Bonno (Giuseppe), maestro della cappella imperiale e compositor di camera, nato in Vienna nel 1710, vi morì nel 1788. Fu de' primi a mettere in musica i drammi dell'ab. Metastasio, come l'Ezio e gli oratorj Isacco e san Paolo in Atene dell'ab. Pasquini.
Bononcini (Giov.) di Modena, padre de' celebri Giov. ed Antonio, pubblicò nel 1694, un libro col titolo: Il musico pratico, Bologna in 4º, dedicato all'imperatore Leopoldo. Questa dedica è un capo d'opera del secentismo, ma eccettone i complimenti l'opera è buona: ve n'ha una traduzione tedesca impressa a Stuttgart, 1701, in 4º. Bononcini pretende in quest'opera di aver fatto un canone a due mila cinquecento novanta parti, ma che per la difficoltà dell'esecuzione lo ha egli ridotto a otto. Trovasi ancora in fronte del libro, un canone in suo onore, composto dal P. Agostino Bendinelli, canonico regolare; questo canone è celebre. Bononcini pubblicò in Bologna delle Cantate per camera a voce sola, nel 1677, e non de' Duetti da camera come pretende la Borde. V. Burney, t. III, p. 540.
Bononcini (Giov. ed Antonio) figliuoli del precedente, sono vissuti insieme nella più intima amicizia; trovavansi ambi insieme in Londra nel 1719, e secondo l'ab. Arteaga, sostennero con tanto decoro la gloria del nome italiano in Inghilterra in mezzo al grido, che avevano meritamente levato in quell'isola le composizioni dell'Hendel. Antonio fu il primo che fè sentire sul violoncello una bella qualità di suoni. Oltre molte cantate, i due fratelli composero diciannove opere dal 1698 sino al 1729, e sonosi pubblicate sotto il nome di ambidue a Berlino, a Vienna, a Venezia e a Londra.
Bontempi (Giov. Andrea Angelini) di Perugia, ha scritto dottamente della sua arte, e divenne maestro di cappella dell'Elettore di Sassonia. Nel 1660, pubblicò a Dresda: Nova quatuor vocibus componendi methodus, quâ artis plane nescius ad compositionem accedere potest, in 4º. Questo metodo è assai ingegnoso, e con ragione vien lodato dal Rousseau (artic. canon). Ma la sua opera principale è la Storia della musica, pubblicata a Perugia nel 1695, in fol., nella quale positivamente vi dichiara che la musica degli antichi non avendo considerati che i suoni contigui e successivi, non è mai appartenuta che ad una sola voce, e che perciò il contrappunto è una invenzione moderna. “Il Bontempi, dice l'ab. Requeno, pieno degli ordinarj pregiudizj si contenta di darci i progressi dell'arte: intorno però a' greci musici egli non ci dà lunghi e minuti ragguagli.” (Prefaz.)
Borde (il padre de la) gesuita francese, inventore di un cembalo elettrico, di cui aveane primieramente data la descrizione in due lettere nel Giornale di Trevoux, e quindi ne diè fuori un opera col titolo: Le clavecin électrique, avec une nouvelle théorie du mécanisme et des phénomènes de l'électricité, ossia Il cembalo elettrico, con una nuova teoria del meccanismo e de' fenomeni dell'elettricità, a Parigi 1761 in 12º. L'idea del cembalo elettrico è senza dubbio una copia del cembalo oculare del P. Castel suo confratello; ma da una chimera prodotta osserviamo una realità. Una ragione tirata dalla più sana metafisica, e che non era stata ravvisata ancora da nessuno, rendeva impossibile l'esecuzione del cembalo oculare; cioè che il piacere, che l'anima può ricevere da una combinazione o simultanea o successiva di colori, in cui l'armonia o la melodia oculare consisterebbe, è sempre o accresciuto, o alterato da un altro piacere, o da un disgusto, che risultano dalla bellezza, o dall'imperfezione delle figure che ci vengono rappresentate da' colori. Questa bellezza e questa imperfezione dipendendo in generale, dalle idee d'ordine e di proporzione nate in noi, o che noi ci siamo formati, sono in gran parte intellettuali. Laddove tutto il contrario sperimentiamo nel piacere che cagiona in noi la sensazione della vera armonia, o della vera melodia, cioè d'una combinazione simultanea o successiva, ma sempre piacevole, delle modificazioni del suono, che all'anima seco non portano se non delle idee vaghe e confuse di figura. Il p. de la Borde volendo formare, per mezzo del principio dell'elettricità, un nuovo cembalo, ha dunque fatto benissimo nel destinarlo unicamente a piacere, e restrignendosi a questo solo effetto l'idea di lui non ha più ripugnanza veruna, poichè un abile meccanico viene a capo di ridurre, per così dire, ogni forza data, a produrre tutti gli effetti ch'ei desidera. Archimede non dimandava che un punto ove riporsi, per far saltare tutto il globo terrestre. L'invenzione ha cominciato da una macchina che mandava un suono elettrico; i tasti di questa macchina erano fatti in forma di leve, la cui estremità, opposta a quella toccata dalle dita, terminava sopra di una verga di ferro orizzontale, isolata, sostenuta da tubi di vetro, ed elettrizzata, nel comunicar che faceva con un conduttore elettrico. La medesima estremità essendo di poi isolata ed elettrizzata coll'azione delle dita, toccava ad un altra verga di ferro orizzontale, situata alquanto più alta della prima, ma non elettrizzata. Alla verga isolata, ed elettrizzata o inferiore, terminavano di distanze in distanze uguali, alcuni fili di ottone verticali, che venivano da altrettante campane, proprie ad esprimere i diversi tuoni della scala, allorchè venivano percosse. Queste medesime campane erano sospese in una stessa linea, ed a livello le une delle altre, con de' cordoni di seta, ad una terza verga di ferro orizzontale, isolata ancor essa ed elettrizzata, da cui pendevano altrettanti battenti, attaccati con de' fili di metallo, ciascuno de' quali veniva a cadere fra due campane vicine. Le dita toccando l'estremità della leva la sollevavano, questa corrispondeva alla verga di ferro non isolata, da cui il moto passava a' battenti che percuotevano le campane. Or da questa macchina poco vi voleva per passare al cembalo elettrico. In vece di mettere i battenti fra le campane di diversa spessezza, ed armate ciascuna de' loro fili d'ottone, che scendevano fino all'estremità della leva al di sotto, vi sono state poste a' due lati di ciascun battente, due campane unisone, una delle quali è stata armata d'un fil d'ottone. Questo filo cessando di essere elettrizzato ha cagionato nello stesso istante il moto di un battente, verso la campana al disotto, e la pronta rispinta dello stesso battente verso dell'altra campana producendo in tal guisa rapidamente due tuoni unisoni: effetti, la cui simultaneità e successione, variate a proposito ed in mille maniere, sono proprj ad eseguire ogni sorta di accordi, di melodie, ed a suonare qualunque aria. Ecco come del suo cembalo parla l'autore. “La materia elettrica, dice egli, n'è l'anima, come l'aria è quella dell'organo; il globo fa le veci del mantice, e 'l conduttore del porta-vento. Nell'organo il tasto è come un freno, con cui si modera l'azione dell'aria; ho posto lo stesso freno alla materia elettrica, malgrado la sensibilità sua, la sua agilità. L'aria rinchiusa nell'organo vi geme, fino a tanto che l'organista, come un altro Eolo, le apre le porte del suo carcere. Se egli togliesse nello stesso tempo tutte le barriere che l'arrestano, altro non produrrebbe che una confusione e un disordine grandissimo, egli però sa farla sortire con ordine e discernimento. La materia elettrica dimora ancor essa come rinchiusa, e si fa sentire inutilmente all'interno delle campane del nuovo cembalo, fino a tanto che le vien data la libertà, coll'abbassare i tasti: ne sorte allora con celerità grande, cessa però d'operare, subito che i tasti rimontano. Questa specie di cembalo ha eziandio un vantaggio, che gli altri non hanno; cioè che laddove ne' cembali ordinarj il suono non continua che indebolendosi, nell'organo e nel cembalo elettrico conserva tutta la forza fin che le dita rimangono su i tasti.” Osserva in oltre l'A., che quando si tocca il suo cembalo nell'oscurità, i suoni delle campane vengono accompagnati da scintille di fuoco, cosicchè lo stesso cembalo è nello stesso tempo acustico ed oculare. Tutto il resto che appartiene alla spiegazione de' fenomeni elettrici non ispetta punto al nostro argomento.
Borde (Giov. Beniamino de la) nato a Parigi nel seno dell'opulenza l'anno 1734, vi contrasse il gusto de' piaceri e delle belle arti. La sua inclinazione lo portò alla corte, ove di primo cameriere di Luigi XV divenne in poco tempo il confidente e 'l favorito di questo principe, i di cui beneficj lo posero in istato di far delle prodigalità, alle quali lo trascinavano un genere di vita assai dissipata e la facilità del suo naturale. Aveva pur nondimeno in quel tempo coltivata la musica, ch'egli appreso avea sin dalla prima età sotto la direzione del cel. Rameau; nel 1657 pose in note un'opera comica Gilles garçon peintre, che fu assai bene accolta e che fu seguita da un gran numero di altre, alcune delle quali ebbero del successo. Alla morte del monarca nel 1774, lasciò la corte, prese moglie e cominciò a menar vita più tranquilla e più seria. Diessi a studj di più generi, e nel 1780 pubblicò la sua opera intitolata: Essai sur la musique ancienne et moderne, 4 vol. in 4º con figure. Quest'opera fu stampata con gran lusso, e ricca di rami e di vignette che rappresentano gl'instromenti di diverse nazioni antiche e moderne: ma vi vuol molto a far che il vero merito corrisponda alle spese, di cui è stato l'oggetto. L'autore non si è proposto scopo veruno, nè ha seguito alcun piano: spesso vi s'incontrano delle opinioni contraddittorie, marcate per la più parte al conio dello spirito di partito, difetto di sodezza nella dottrina, e spesso ancora poca accuratezza nello stile. In somma, le più indispensabili attenzioni sembrano esser mancate a quest'opera: la scorrezione vi è all'eccesso, principalmente nelle date, ne' nomi proprj e nelle citazioni, il che mostra la leggerezza con cui travagliava il suo autore. Benchè alcune parti vi siano trattate molto bene, il resto è inesatto, pieno di errori, e più atto a far traviare che ad istruire: nel totale non è che una cattiva compilazione, la quale esser non può di verun soccorso a colui che procacciar si vuole delle cognizioni ben certe su la storia della Musica. Nel dizionario bibliografico di Cailleau trovasi annunziata un'altra opera di La Borde con questo titolo: Mémoires historiques sur Raoul de Coucy, et le recueil de ses chansons en vieux langage, avec la traduction de l'ancienne musique, a Paris 1781, in 8º con fig. Quest'opera è utile per la storia de' trobadori e della loro rozza musica. La Borde ha fatto anche imprimere con grandi spese altre opere del pari difettose per il fondo come per la loro forma; e reca veramente maraviglia come con tanto zelo ed una fortuna cotanto considerevole egli non abbia avuto in generale maggiore discernimento e maggiore applicazione, forse per aver sempre scelto in suoi coadiutori delle persone molto più incapaci, e così disattente come egli lo era. La rivoluzione francese portò la rovina di La Borde: egli si era rifuggito a Rouen, dove lusingavasi di viver da incognito: ma i satelliti della tirannia ve lo scoprirono e lo condussero a Parigi: quivi in priggione ebbe l'imprudenza, non ostante le preghiere de' suoi amici, di affrettare il suo giudizio, ed ei perì a 20 di Luglio del 1794, cinque giorni prima della caduta de' tiranni. Sin quì si è giudicato La Borde come scrittore sulla musica: “egli era più stimabile come compositore, comecchè non avesse avuto delle cognizioni assai profonde nella composizione, e fosse appartenuto ad una cattiva scuola: oltracciò faticò egli nell'epoca in cui il gusto nella musica, e in tutte le arti in generale è stato detestabile in Francia. Egli aveva dell'immaginazione ed un gusto naturale, che trionfò spesso delle circostanze svantaggiose in cui si è trovato. In fronte del Viaggio in Africa di Sauguier pubblicato in Parigi nel 1799, trovasi una notizia di questo autore molto dettagliata, ma molto ridicolosamente scritta, cui potrà consultare il lettore.” (V. Choron et Fayolle.)
Borde (Alessandro de la), nel 1807 pubblicò una Lettera a madama de Genlis su i suoni dell'arpa. L'autore pretende che Casimiro Beecker ha rinnovato i suoni armonici de' greci ch'egli fa sentire sull'arpa: il che è vittoriosamente confutato da' diversi scritti ne' quali gli antichi parlano della musica e degl'instromenti.
Bordenave (Giov. de), canonico di Lescar, pubblicò nel 1643, un libro che ha per titolo: Des Eglises cathédrales et collégiales, etc; vi si trova un curioso capitolo su gli organi, sulla musica dei ragazzi di coro, e sopra altre materie che han rapporto alla musica.
Bordet (Mr.) maestro di musica e di flauto traverso a Parigi, pubblicò nel 1755: Méthode raisonnée pour apprendre la musique d'une façon plus claire et plus précise, etc. in tre libri. Vi ha di costui eziandio due gran concerti di flauto.
Bordes (Carlo) poeta e filosofo, morto nel 1781. È autore della traduzione francese del Saggio sopra l'opera in musica del conte Algarotti, a cui vi aggiunse alcune buone osservazioni.
Bordier (Mr.) maestro di musica de' SS. Innocenti, morto nel 1764, pubblicò nel 1760: Nouvelle méthode de musique pratique à l'usage de ceux qui veulent lire et chanter la musique, comme elle est écrite. Dopo la sua morte si è pubblicata un'opera che forma il corpo intiero della sua dottrina e delle sue lezioni, sotto questo titolo: Traité de composition, 1770. Egli vi descrive in dettaglio, gl'intervalli, gli accordi e il cammino che tengono questi accordi per formare un'armonia.
Borghi (Giov.-Battista) di Orvieto nel patrimonio di san Pietro, nell'uno e nell'altro stile per chiesa e per teatro riuscì eccellentissimo. Nel 1771, diè al teatro di Venezia il dramma del Ciro riconosciuto, ma non ebbe buon successo. Fu più felice in Firenze, ove diede nel 1783 Piramo e Tisbe. Le altre sue composizioni molto pregiate dagl'intendenti sono: Alessandro in Armenia, 1768; Ricimero, 1773; Eumene 1778. Vi sono anche di lui Messe, e Litanie composte sopra temi di una tale chiarezza, e facilità, che se ne ritengono a mente infino i motivi, benchè lo stile ne sia grave e divoto, qual si conviene all'invocazione della santa Vergine. Egli divenne pel suo merito maestro di cappella di nostra Signora di Loreto, dove finì di vivere nel vigor degli anni, non avendone compito ancora cinquanta, nel 1790. L'ab. Arteaga lo ha confuso con Luigi Borghi allievo del Pugnani, compositore anch'egli e virtuoso in Londra, benchè italiano; e di lui può dirsi quel che dell'altro egli ha detto, che “con una certa dolcezza e soavità rammorbidì a maraviglia la robustezza dello stile propria di quella scuola.” Nel 1784 e nella gran musica funebre in onore di Hendel, che si diede in Londra, Luigi Borghi era il primo dei secondi violini. Vi sono di lui più sonate, concerti ed a solo di violino con accompagnamento stampate a Parigi, a Amsterdam, e a Berlino.
Bornet (Mr.) il maggiore, nel 1770, era primo violino nell'orchestra dell'opera, in Parigi. Alcuni anni dopo pubblicò: Nouvelle méthode de violon et de musique.
Borsa (dottor Matteo) nipote del Ch. ab. Bettinelli, dalla di cui elegantissima penna abbiamo il Saggio su la vita e le opere di lui (Bettinel opere tom. 22, Ven. 1811). Nacque egli in Mantova l'anno 1751, di comoda e civile famiglia; fece i suoi studj prima in Verona e poi in Reggio, d'onde compiuto avendo con successo il corso di filosofia, passò in Bologna a studiarvi la medicina. Ivi raffermossi nelle finezze della lingua latina e dello stile italiano, coltivò la musica in quella scuola eccellente, e gli giovò al tempo stesso la frequenza de' teatri. Nell'anno 1776 e all'età di 24 anni prese la laurea dottorale in medicina e divertivasi solo della lettura de' migliori libri, e colla conversazione d'uomini di lettere, e colla musica: quindi prese in moglie la sua cugina Giuseppa Bettinelli educata anch'essa nel canto, e col favor d'una voce attissima a quello. Nel 1781, recitò egli nell'accademia di Mantova un Saggio, in cui cercò: A quanto s'estenda la facoltà del canto ne' drammi serj; e pel credito fattosi nelle varie sue dissertazioni gli fu conferita nel ginnasio di sua patria la cattedra di logica e metafisica, per cui conciliossi una pubblica estimazione, e nel 1787 fu scelto dall'accademia per suo Secretario perpetuo, nè poteva farsi miglior elezione, unendosi appunto nel Borsa le parti principali di un segretario d'accademia di scienze insieme e di belle lettere ed arti. Il Borsa fornito era di più cognizioni ed aveva acquistato un finissimo gusto su la pittura, e le sue sorelle la poesia e la musica. Ma la morte venne pur troppo nel fior degli anni suoi, e de' suoi studj: egli finì di vivere nel 1798, all'età di 46 anni. Abbiamo di lui oltre a molte opere un Saggio sulla musica imitativa teatrale, che è fra gli opuscoli scelti di Milano, in cui osserva l'A. esser l'orecchio l'unico senso su cui può agire la musica, e ch'essendo esso capace soltanto d'impressioni sonore, queste sole son proprie alla musica, e quindi la voce umana è la sola che può imitare la musica. Or questa voce esprime gli affetti e le passioni dell'uomo con varie modulazioni, e con esse l'uomo agitato e commosso è quel solo, che dà moto all'espression musicale. Quindi viene a considerare l'espressioni vocali de' famigliari nostri discorsi secondo le varie condizioni, e le qualità degli affetti e onde possa la musica imitar la natura ed esprimerla, e sino a qual segno nell'arie, pe' recitativi mostrando ai cantanti e compositori qual leggi abbiano a tenere. Applica ciò pure all'orchestra, e come debba essa concorrere all'espressione e imitazion degli oggetti. Di ciò lodollo il cel. ab. Arteaga, dicendolo apritore di nuova via sulla musica imitativa dell'orchestra, profittandone molto egli stesso nell'opera sua sopra le rivoluzioni del teatro musicale italiano. Il dottor Borsa in un altro suo trattato de' Balli pantomimi esamina nell'intima natura loro il ballo e la musica, riconoscendo che il primo può stare da se, non così la seconda: propone i miglior mezzi per correggere i difetti, e a conformar quest'arte al buon senso e alla morale.
Bosch (Mr. de) nel 1783, egli diè al pubblico Versuch eines etc. cioè: “Saggio di un amatore di musica in melodie, per il canto e il clavicembalo” in due parti.
Bose (Giorgio Mattia), dottore in Lipsia, ove fece imprimere nel 1734, una prima dissertazione de sono in 4º, ed una seconda l'anno di appresso. Egli vi esamina le spiegazioni, che Perrault aveva date del suono.
Bossler (Arrigo-Fil. Carlo), dopo il 1788, ha pubblicato in Spira la gazzetta di Musica, di cui ogni settimana usciva una mezza foglia di testo ed un'altra di note. Non sappiamo se questa gazzetta si è proseguita.
Bossnis (Girolamo), professore di teologia in Milano e nato a Pavia nel 1608, aveva pubblicato, a 39 anni di sua età, più di ventiquattro opere, tra le quali vi ha: De sistro Isidis, e de sistris libellus, pubblicato nel 1632. V. Joecher. Mr. de Sallengre, ha inserito questo brieve trattato nel suo Thésaur antiquit. Roman. t. II num. 17.
Bottrigari (Ercole) cavalier bolognese, grand'amatore e buon intendente nel secolo 16º ha scritto sulle belle arti. Apostolo Zeno possedeva una medaglia coniata in suo onore, nel di cui rovescio eravi una sfera, o un melone, strumento musico di sua invenzione. Egli nato era in Bologna nel 1531, ed ivi finì di vivere nel 1606. Ha scritto molte opere sulla musica, e reso degli utili servigj colle sue fatiche a questa bell'arte. Eccone il catalogo: Iº Il desiderio, ovvero de' concerti di varj stromenti musicali, dialogo, Bologna 1590 in 4º; IIº Il patrizio, ovvero de' tetracordi armonici di Aristosseno, Bologna 1593; IIIº Il Melone, discorso armonico, ed il Melone secondo ec.; IVº Considerazioni musicali del cav. Bottrigari sopra un discorso di messer Gandolfo Sigonio intorno a' madrigali, e a' libri dell'antica musica ridotta alla moderna pratica di don Niccola Vicentino, e nel fine esso discorso del Sigonio, Ferrara 1602, in 4º; Vº Il Trimerone de' fondamenti armonici, manoscritto del 1599. Nella copiosa libreria dell'Istituto di Bologna conservansi in oltre più manoscritti del ill. cav. Bottrigari: Iº Traduzione in lingua italiana del libro di Aristotile, dell'oggetto dell'udito ossia dell'acustica; IIº Note su tutte le opere del Gogavino; IIIº La Musica mondana di Macrobio tradotta in italiano con alcune considerazioni; IV.º Annotazioni al Trattato di musica di Bartolomeo Ramos ec. “Questo dotto armonico, dice il Ch. ab. Requeno (nella prefaz.) aveva tutti letti e trasportati nell'italiana favella non pure i greci, che ha Meibomio nella sua raccolta degli armonici greci, ma più altri ancora. Nella libreria del p. Maestro Martini in Bologna si conserva una parte delle traduzioni del Bottrigari: l'altra parte di esse nella copiosissima e ben servita biblioteca dell'Istituto di Bologna, che fece vedere a me stesso il di lei gentile ed erudito bibliotecario.”
Bougeant (Guglielmo-Giacinto) gesuita Francese morto nel 1743. Egli volle entrare in lizza con l'accademico Burette nella quistione dell'antica musica con molto calore allora in Francia agitata, e nelle Memorie di Trevoux ottobre 1725 art. 91 pubblicò una sua ben scritta ed erudita Dissertazione sur la Musique des Anciens, che, come tutte le altre su questo argomento sono ora di pochissimo conto e più non si leggono dopo le dottissime fatiche dell'illustre Requeno.
Bourdelot (Pietro Michon) abbate di Massay, nacque in Ginevra da un cerusico di Sens nel 1610; applicossi alla medicina e fu medico del gran Condé. Cristina regina di Svezia lo volle presso di se nel 1651; e dipoi ottenne per lui l'abbadia di Massay. Il papa aveagli permesso di esercitare gratuitamente la medicina: ed egli morì finalmente in Parigi l'anno 1685. Oltre a molte opere sopra diverse materie, egli scrisse una Storia della musica in francese pubblicata all'Haye e ristampata a Francfort nel 1743, in 4 vol. in 8º, composta senza notizie, senza critica e senza filosofia, dice l'ab. Arteaga. Bourdelot trovandosi in Isvezia alla corte di Cristina insieme col Meibomio autore della traduzione latina de' sette greci Scrittori di musica, e col Naudé letterato anch'egli di prima sfera, persuase alla regina che comandasse a Meibomio di cantare in sua presenza un'aria dell'antica musica pubblicata da lui medesimo in quella sua collezione, ed a Naudé che eseguisse alcune greche danze colla voce e co' piedi, su di cui aveva egli scritto alcune erudite ricerche. I poveri letterati che avevano nella voce tutta la rozzezza d'un uomo a 50 anni non mai avvezzo a cantare, e nella persona tutta la goffaggine d'un erudito dabbene, adempirono così sgarbatamente la commissione, che non ostante il rispetto dovuto alla regina, i cortigiani non poterono far a meno di non abbandonarsi alle più sonore risate. Il Meibomio piccato al sommo di così mortificante avventura, e scontrandosi poi col Bourdelot in pubblico, gli pestò il viso a forza di pugni più che all'innocente sua curiosità, dovuti alla balordaggine con cui pensava potersi giudicare con siffatto metodo dell'indole ed energia dell'antica musica e del ballo. Questo curioso aneddoto dà a divedere quanto ridicolosamente si giudichi su questa materia da chi non vi porta altri lumi, che quelli d'una pesante ed inutile erudizione.
Bouteiller (Mr.) nato in Parigi nel 1788, allievo di Mr. Tarchi, riportò nel Conservatorio il gran premio di composizione musicale nel 1806, proposto per la fuga, il contrappunto e la cantata di Ero e Leandro. Egli doveva rendersi alla scuola di Roma, ma ha preferito di rimanere a Parigi, dove non fa delle composizioni che per sollevarsi da altre fatiche. Egli prometteva un artista capace di riparare la perdita del giovine Androt.
Boutmy, nato a Brusselles nel 1725 era, secondo Forkel, organista della corte del re di Portogallo, in Lisbona. Si ha di costui: Traité abrégé sur la basse continue, a la Haye nel 1760. Egli ha in oltre pubblicati più concerti e sonate per il cembalo, impressi a la Haye e ad Amsterdam: ha composto eziandio molte messe e mottetti per la chiesa.
Boyce (William) dottore in musica, organista e compositore della cappella reale di Londra, faticò molto sì per teatro che per camera. Nacque egli in Londra nel 1710; compì perfettamente il corso di studio della musica sotto il dottor Green, organista della cattedrale, che alla sua morte lasciogli tutti i suoi manoscritti, e gli raccomandò di pubblicare i suoi mottetti: Boyce nella giovinezza fu sorpreso da un'incurabile sordità, che sembrava così incompatibile con la musica come la cecità con la pittura, ma egli non continuò meno l'esercizio della sua professione con una costanza incredibile. Nel 1736 pose egli in note l'Oratorio: Pianto di Davide su la morte di Saulle e di Gionata, che fu eseguito ed impresso nel medesimo anno (V. Lockman, Reflex. on lyric poetry and music). Nel 1739 un'Ode per la festa di S. Cecilia. Nel 1749, l'università di Cambridge lo ricevette dottore in musica, e nel 1751, egli compose un'eccellente Musica funebre. Pubblicò quindici Fughe per l'organo. Oltra ciò egli è autore d'una collezione delle migliori composizioni inglesi per la chiesa, di cui ne pubblicò una superba edizione nel 1768, col titolo: Cathedral music ec. cioè Musica per la cattedrale, o collezione di molte eccellenti e rinomate composizioni di alcuni bravi maestri inglesi per la liturgia, Londra in fol. Boyce morì nel 1799, e fu onorevolmente sepolto nella cattedrale di san Paolo.
Boyé (Mr.) autore di un libro intitolato: L'Expression musicale mise au rang des chimeres; a Paris 1779. Può vedersene una buona confutazione presso Arteaga (tom. 3, in not.): quest'opinione, egli dice, non potè nascere in lui se non di poca filosofia, o dal desiderio di distinguersi con qualche novità stravagante. Boyé è stato ancora confutato da Mr. le Febvre nel suo libro che ha per titolo: Bévues, erreurs et méprises de différens auteurs en matière musicale.
Boyeldieu (Adriano) attualmente maestro di cappella dell'imperador delle Russie, nato a Rouen verso il 1770, allievo di Mr. Broche, venne in Parigi circa al 1795 e fecesi da prima conoscere pe' suoi talenti come suonator di piano-forte e compositor di canzoncine o romanzi, de' quali ne scrisse moltissimi, ed ebbero un prodigioso successo. Fu quindi nominato professor di forte-piano nel Conservatorio, ove formò egli degli eccellenti allievi e in grandissimo numero. Sino al 1800 egli diede più drammi in musica al teatro comico in Parigi e ne fu sempre applaudito. Egli è tra' compositori francesi quel ch'è Moncrif tra' poeti. “Questo compositore ancor giovane, dice il nostro siciliano Scoppa, ha tutte le disposizioni per occupare il luogo del famoso Gretry.” (Les vrais principes etc. Tom. 3, p. 342.)
Boyer (Pasquale) nato nel 1743, a Tarascon in Provenza fece i suoi studj nella scuola d'onde sortirono Mouret, Tardieu, Gauzargue, ec. Nel 1759, l'abbate Gauzargue essendo stato nominato maestro della cappella del re, Boyer che non aveva più di 17 anni, gli succedette per maestro della chiesa cattedrale di Nimes, posto ch'egli occupò per sei anni con molta distinzione, dopo i quali determinossi di venire alla capitale, ove diè principio dalla Lettera a M. Diderot, sul progetto dell'unità di chiave nella musica e sulla riforma delle misure, proposte dall'ab. de la Cassagne, ne' suoi elementi del canto, Parigi 1767. Questa lettera di Boyer è piena di eccellenti riflessioni. “I nostri antichi, dice l'autore sulla fine, non eran già de' gran musici come noi; ma la musica che essi coltivavano, non andava presso loro senza lo studio de' principj. Eglino si davan la pena di ritenerli, e se li rendevano molto familiari per farne poi al bisogno una giusta applicazione.”
Brack (Carlo de), membro della reale società di Gottinga, nel 1810, pubblicò in Genova una traduzione francese dei viaggi musicali del dottor Burney, 3 vol. in 12º. Mr. Roquefort ha reso conto del primo volume nel suo Magazin Encyclopedique del mese di settembre 1810.
Breitkopf (Giov. Emmanuele) fonditore di lettere, stampatore e librajo a Lipsia, coltivò le scienze, e nel 1755, egli fu l'inventore di una nuova maniera di stampare la musica, con caratteri separabili e mutabili. L'importanza di tale invenzione è a sufficienza provata dalla calca d'imitatori, non che in Berlino, Vienna, Stuttgart e Francfort, ma anche in Francia, in Italia e in Olanda, ma son tutti rimasti molto lungi dalla perfezione delle opere di Breitkopf, perchè non hanno essi potuto imitare se non sopra copie già tirate, e senza conoscerne l'occulto meccanismo. Ciascuno essendo stato obbligato a crear da se stesso i mezzi d'esecuzione la più parte degl'imitatori si sono arrogati il titolo d'inventori. Il fondo geometrico dell'invenzione di Breitkopf la rende adatta a tutti i cambiamenti, ed egli ha dato di poi delle opere in tutte le maniere, sì per rapporto alla grandezza delle note, come in riguardo alla specie di musica e d'instrumenti: in guisa che nulla più resta a desiderare in quanto alla perfezione di questa scoverta. Le due stamperie che ne ha stabilite, sono continuamente in attività, ed hanno arricchito la letteratura della musica di più centinaja di opere, di cui un gran numero sono state pubblicate a spese di Breitkopf. Al catalogo, che giunge sino al 1780, vi ha egli fatto successivamente quindici supplementi.
Bremner musico inglese autore di un piccolo libro intitolato: Rudiments of music, cioè I primi insegnamenti della musica, in 12º a Londra 1791. (V. the London cat. of books for W. Bent).
Brendel (Adamo) medico sassone e professore nell'università di Wittemberga sul principio dello scorso secolo, è autore di una curiosa opera che ha per titolo: Disputatio de curatione morborum per carmina et cantus musicos; ossia “Dissertazione sulla maniera di guarir le malattie per mezzo della poesia e della musica, a Wittemb. 1606, in 8º.” (V. Heumann, e Lichtenthal, Influenza della musica, Milano 1811.) L'autore fa molto uso della storia greca per provare l'impiego della musica e degl'incantamenti poetici in medicina presso gli antichi, ma dichiara quest'ultimi un' impostura dei sacerdoti del paganesimo, ascrivendo soltanto alla musica la virtù di guarire alcuni morbi.