Gottsched (Giov. Cristiano), primario professore di filosofia nell'Università di Lipsia, e cel. in Germania per gli sforzi ch'egli fece per trarre la lingua, la poesia e la musica dallo stato di barbarie, in cui erano al suo tempo. Nel suo Lexicon ossia Dizionario portatile delle scienze e belle arti, in 8vo pubblicato in Lipsia nel 1761, e nella sua Poesia critica, egli ha trattato di varj soggetti di musica. Trovansi in quest'ultima: 1. Idee sull'origine ed antichità della musica, e sulle qualità dell'Ode. 2. Idee sulle cantate. 3. Idee sull'opera. Nelle sue dissertazioni si trovano molte notizie storiche. Mitzler le ha inserite tutte e tre nella sua Biblioteca con aggiungervi delle note. Gottsched morì nel 1765.
Goulley (M. l'ab.), dell'Accademia dell'Iscrizioni, nel di cui quinto vol. vi ha di lui una Mémoire sur les anciens Poètes bucoliques de Sicile, et sur l'origine des instrumens a vent, qui accompagnoient leurs chansons, p. 85.
Graf (Federico), dopo il 1762 era maestro nella corte del Principe d'Orange, di cui vi ha impressa molta musica, specialmente strumentale. Lustig dice, che le di lui opere erano veramente ricche di armonia, ma molto poco espressive. Nel 1782, pubblicò all'Haya un'opera didattica col titolo di Prova della natura dell'Armonia nel basso continuo, con sei rami. Ermanno Graf, di lui minor fratello, dottore in musica a Oxford, fu anche un rinomato compositore in Inghilterra e nella Germania suo paese natio. Gl'Inglesi non potendolo persuadere a restar in quell'Isola, gli conferirono la dignità di dottore in musica, benchè assente nel 1789, ed egli è il primo tra gli esteri, che fissando fuori la sua dimora, abbia ottenuta questa distinzione.
Grandi (Guido), abb. de' Camaldolesi in Pisa, nato in Cremona, nel 1691, pubblicò una dotta opera sulla teoria della musica. Morì quivi nel 1742.
Grandval (M.), nel 1732, egli diè in Parigi al pubblico: Essai sur le bon goût en musique: Walther tratta di lui più a lungo.
Grassineau, autore di un'opera che promette molto secondo il titolo, ma che non conosciamo. È il titolo Musical Dictionary, ec. a Londra 1740, in 8vo. Fayolle dice, che contiene una collezione di termini tecnici sì antichi che moderni, ed insieme la storia, la teoria e la pratica della musica, con le spiegazioni di alcune parti di quest'arte presso gli antichi, con note sul loro metodo nella pratica. Vi si aggiungono curiose Dissertazioni su i fenomeni de' tuoni matematicamente considerati, in quanto hanno de' rapporti o delle proporzioni cogl'intervalli, colle consonanze e dissonanze; il tutto tratto da' migliori autori greci, latini, italiani, francesi ed inglesi (W. Bent Catal. 1791).
Graun (Carlo Enrico), maestro di cappella di Federico II re di Prussia, apprese il contrappunto dal maestro Schmidt di Dresda, e durante questo studio si occupava ad arricchire la sua immaginazione e a formare il suo gusto sull'opere di Heinich e di Lotti. Nel 1740, salito Federico sul trono, il nominò suo maestro, e lo spedì in Italia per farvi una compagnia di cantanti pel suo teatro, Graun fecesi quivi conoscere come compositore e cantante, e fu generalmente applaudito sin anco dal cel. caposcuola Bernacchi. Come cantante eseguiva egli, specialmente gli adagio, con facilità e con gusto: era la sua voce un tenore acuto, di poca forza veramente, ma piacevolissima. Viene da' tedeschi annoverato tra' migliori autori classici a motivo della sua graziosa invenzione, del carattere ed espressione delle sue composizioni, della bella melodia, di un'armonia chiara non molto strepitosa, e dell'uso saggio e dotto insieme ch'egli sa fare del contrappunto. Si potrebbe chiamarlo il Leo della Germania. Vi ha di lui molta musica d'ogni genere impressa a Berlino, ed è assai pregiata specialmente quella dell'Oratorio della passione, stampata a Lipsia, la di cui seconda edizione è del 1766. Hiller ne ha pubblicato l'estratto per forte-piano, ed ha scritto la vita dell'autore, che finì di vivere in Berlino nel 1769. Il re avendo saputo a Dresda la morte di Graun, versò delle lagrime.
Gresnik (Ant. Feder.), nato in Liegi nel 1753, fu dalla prima età in Italia, e studiò musica nel conservatorio di Napoli sotto il famoso Sala. Chiamato in Londra a comporre per teatro, scrisse il Demetrio e ne ottenne il posto di soprintendente della musica del principe di Galles. Sul principio della rivoluzione venne a Parigi, ove diè molte opere che ottennero gran successo sul teatro. Finalmente compose pel teatro delle arti la musica della Selva di Brama, dramma in 4 atti, nella quale impiegò tutta la sua attenzione credendo di potervi compitamente stabilire la sua riputazione, quando dopo otto mesi di fatiche e di sollecitudini, venne a sapere che la sua musica non si era ricevuta che a correzione, il che fu per lui un colpo di morte. Gresnick fu rapito all'arte nel 1799, all'età di 47 anni. Nelle sue opere si trova facilità, purità, correzione, una cantilena piacevole, e molta grazia negli accompagnamenti.
Gretry (Andrea-Ernesto), nato a Liegi nel 1741, a 4 anni di sua età era già sensibile al ritmo musicale, e poco mancò che questo primo istinto non gli costasse la vita. Era egli solo: il bollimento, che facevasi in una pentola di ferro, fissò la sua attenzione; al rumore di questa specie di tamburo cominciò a dansarvi attorno; volle poi vedere come operavasi nel vaso quel moto periodico, e lo voltò sossopra in un fuoco di carbone fossile ardentissimo. L'esplosione fu così forte ch'egli cadde a terra soffocato e scottato quasi tutto nella persona. Quest'accidente gli rese poi per sempre la vista debole. Nel 1759, lasciò la patria per portarsi in Roma affinchè si perfezionasse nella musica, e ne ebbe gl'insegnamenti da più maestri, ma Casali è il solo che egli come tal riconosce. In Roma aveva già egli fatto sentire alcune sue scene italiane e sinfonie, allorchè gl'impresarj del teatro d'Alberti gl'incaricarono di porre in musica due intermezzi, le Vendemmiatrici. Il successo che vi ottenne all'entrar di quella carriera fu un felice presagio di tutti quelli ch'egli ha di poi ottenuto. In mezzo alle infinite e strepitose attestazioni che ne ricevette, lusingollo maggiormente la nuova, che Piccini aveva approvata in pubblico la sua musica, aggiungendo: Principalmente perchè egli non va per la via comune. Così ben accolto, applaudito nella capitale dell'Italia, che ben può dirsi la città della musica, Gretry vi proseguiva i suoi travagli e i suoi studj, allorquando fu invitato a portarsi in Francia, dove per un'infinità di opere buffe da lui scritte dal 1769 sino al 1797, si ha stabilito a ragione un nome illustre in questa carriera. “Tutte le sue opere lo han posto nel primo rango de' compositori di questo genere, dice M. Fayolle; come Pergolese si è prefisso di prendere la declamazione per tipo dell'espression musicale. Quando i critici lo hanno accusato di difetti contro l'armonia, So bene, egli ha risposto, di averne fatti alle volte, ma io voglio farne. La verità di espressione è in fatti l'idolo di M. Gretry.” Nel 1790 egli pubblicò in Parigi, Mémoires ou Essais sur la musique, un vol. in 8vo, di cui il Governo ne ha data una nuova edizione nel 1793 in tre vol. in 8vo. Il primo contiene la vita musicale dell'A., ed alcune osservazioni sulle opere, che sono molto giovevoli a' giovani compositori. Gli altri due tomi si raggirano sulla morale, sulla metafisica, e la più parte delle sue vedute sono di un uomo d'ingegno e di un filosofo. Nel 1802, Gretry diè al pubblico, Méthode simple pour apprendre à préluder en peu de tems avec toutes les ressources de l'armonie. Mercè siffatto metodo, in meno di tre mesi una nipote dell'A., in età di 15 anni, sapendo appena legger le note, con pochissima cognizione della posizione delle mani sul cembalo, ha compreso e messo in pratica il sistema dell'armonia, sino a destar maraviglia agli stessi compositori. M. Gretry viveva tuttora nel 1813, e si occupava alla pubblicazione di un'altra opera, che ha per titolo: Reflexions d'un solitaire, di cui ne aveva già compito il sesto tomo, e nella quale tratta egli delle arti in generale, ed in ispezialità della musica. All'ingresso del teatro dell'opera comica in Parigi si è eretta la statua di questo grand'uomo in marmo bianco, e M. Simon ne ha incisa l'immagine. Non senza un'estrema soddisfazione, dice egli stesso ne' suoi Saggi sulla musica, mentre io dimorava in Roma, venni a sapere da molti musici provetti, che la mia taglia, la mia fisonomia faceva per la rassomiglianza rammentar loro Pergolese. Carpani dopo aver formata una galleria, nella quale paragona i più rinomati compositori ai grandi pittori, “anche in musica, egli dice, vi sono i suoi manieristi, e non senza merito. A capo di essi potete pure liberamente collocare il Gretrì, e dopo di lui quasi tutt'i giovani compositori italiani e tedeschi de' nostri giorni, e tutt'i francesi d'ogni età.”
Grimm (Feder. barone di), consigliere di stato dell'imperator delle Russie, morto a Gotha nel 1807, era nato a Ratisbona l'anno 1723. Dopo avere terminati i suoi studj accompagnò in Parigi il conte di Schombergh, ministro del re di Polonia, ove diessi tutto allo studio delle belle lettere, e divenne assai famigliare di Voltaire, di Helvezio, di Diderot, d'Alembert e del barone d'Holbach. Per più anni mantenne un commercio letterario con molti principi dell'Europa, e ricevette de' contrassegni molto distinti di stima dal gran Federico, da Caterina II, da Gustavo III, a da Ernesto duca di Saxe-Gotha, che nel 1772 lo nominò suo ministro presso la corte di Francia, ed allorquando i furori della rivoluzione l'obbligarono, come gli altri ministri, a lasciar Parigi, gli offrì nella sua corte un onorevole asilo. Grimm era un amatore filosofo della musica, e più opere intorno alla medesima abbiamo di lui pregevolissime. 1. Lettre sur l'opera d'Omphale, in 8vo, Paris 1752, che contiene delle riflessioni di buon senso sulla musica drammatica, onde con ragione vien lodata da Rousseau, e da Arteaga (Dict. art Duo, e Rivol. t. 1). 2. Lettre à M. Raynal, sur les remarques au sujet de sa lettre sur Omphale, nel Mercurio dello stesso anno. 3. Le petit prophète in 8vo 1753. Quest'operetta fece allora molto fracasso, perchè metteva in ridicolo la musica francese: si trova ancora nel t. 2 dell'Opere di Rousseau dell'edizione di Neufchatel 1764, e fassi leggere con piacere. 3. L'Almanach historique et chronologique de tous les spectacles de Paris, in 12º dal 1762, sino all'anno 1789. Arteaga a lui attribuisce in oltre: Discours sur le poème lirique (loc. cit. p. 58).
Griselini (Francesco), di più Accademie scientifiche, e Società economiche di Europa, e Segretario di quella di Milano, è autore di un Dizionario delle arti, e de' mestieri, ch'è stato continuato dall'ab. Marco Fassadoni, Venezia 1768, tom. 10 in 4º. “Il celebre compositore di questo Dizionario, generoso campione dell'umanità, non contento di giovare in altri modi al pubblico bene, ha voluto illustrare la nostra Italia, presentandole l'opera suddetta.” Quest'è l'elogio, che ne han fatto gli autori dell'Estratto della Letteratura Europea. Nel tomo nono si tratta a lungo della musica secondo tutte le sue divisioni con somma erudizione, con giudiziosa scelta, e con buoni precetti intorno alla teoria ed alla pratica.
Grosley, nato a Troyes nel 1718, e quivi morto nel 1785. La sua opera Observations sur l'Italie et les Italiens, par deux gentilhommes svédois, contiene l'istoria della musica, e più materiali intorno a' moderni musici di quel paese, nel 1766 se n'è fatta una traduzione tedesca a Lipsia, d'onde il maestro Hiller ne ha tratta la storia della musica per il 2º tomo de' suoi annali.
Gruber (Giov. Sigismondo), figlio di Giorgio Gruber cel. maestro di cappella a Nuremberg, morto nel 1765; era quivi dottore in dritto e nel 1783, pubblicò in tedesco: Letteratura della musica, ovvero Istruzione per conoscere i migliori libri di musica, in 8vo. Egli vi ha classificate le opere secondo le materie che trattano: non è che un Saggio ancora molto imperfetto. Nel 1785 diè ancora alla luce in Nuremberga Beytræge ec., o Catalogo alfabetico degli autori di musica ove trovansi delle opere rare: e finalmente nel 1786, pubblicò a Francfort e a Lipsia la Biografia de' più celebri musici.
Guadagni (Gaetano), cav. della Croce di S. Marco, e cantante di contralto celebre per i suoi talenti e la sua liberalità non comune a questa specie di semiuomini, era di Padova. In Italia, in Francia, e nel 1766, in Londra, colla sua particolare abilità nel recitativo e nell'azione diè a divedere a qual grado di perfezione erasi levata allora nell'uno e nell'altro genere la sua nazione. L'elettrice di Sassonia M. Antonietta molto intendente, e compositrice di musica, conosciuto avendolo in Verona nel 1770, seco il condusse a Monaco, dove Massimiliano Giuseppe lo prese al suo servigio e gli accordò il più gran favore sino alla morte: nel 1776 Guadagni venne a Potsdam, e Federico II dopo averlo sentito donogli una scatola d'oro guernita di diamanti, la più ricca ch'egli abbia mai regalata. Tornò quindi in sua patria, e vi fu cantore nella cel. chiesa di S. Antonio coll'onorario di 400 ducati, per cantar solo nelle quattro gran feste dell'anno. Egli viveva ancora nel 1790, era assai ricco, ma usava con isplendidezza de' suoi beni; più tratti citansi onorevoli della sua beneficenza e generosità. Quei che l'hanno inteso assicurano, ch'egli era il primo nel suo genere, sì per la sua avvenenza, come per il gusto, l'espressione e l'azione nel suo canto.
Guarducci (Tommaso), di Montefiascone, uno de' primi cantanti d'Italia per l'espressione, e uno de' migliori allievi del Bernacchi, e fecesi ammirare su i teatri più rinomati italiani e su quello di Londra verso la medietà del p. p. secolo. Nel 1770 lasciò interamente il teatro per vivere nel seno della sua famiglia, passando l'inverno in Firenze, e l'està a Montefiascone, ove possedeva una casina in campagna riccamente addobbata.
Guerrero (don Pedro), spagnuolo, uno de' più distinti maestri di musica del secolo 16.º, passò in Italia la più parte di sua vita, e molto quivi contribuì ai progressi dell'arte. Vi sono di lui sei messe sul gusto di quelle del Palestrina assai stimate.
Guglielmi (Pietro) nacque a Massa Carrara nella Toscana da Giacomo Guglielmi maestro di cappella del duca di Modena, da cui prese le prime lezioni di musica sino all'età di 18 anni. Studiò quindi in Napoli nel conservatorio di Loreto sotto il cel. Durante. Guglielmi non annunziava delle grandi disposizioni per la musica, ma Durante il soggettò agli aridi studj del contrappunto e della composizione. Sortì egli dal conservatorio all'età di 28 anni, e cominciò quasi tosto a scrivere per i principali teatri d'Italia delle opere buffe e delle serie, e vi riuscì egualmente. Fu richiesto in Vienna, a Madrid, a Londra, e tornò in Napoli in età di presso a 50 anni. Questa fu l'epoca, in cui tutte le facoltà del suo spirito acquistarono più d'attività, ed in cui sparse la più viva luce il suo genio: trovò egli il gran teatro di Napoli occupato da due primarj talenti, che ne contendevano a gara la palma, Cimarosa e Paesiello: vendicossi nobilmente dell'ultimo, di cui aveva ragion di lagnarsi; ad ogni opera del suo rivale una sua ne opponeva, e ne restò sempre vittorioso. Papa Pio VI nel 1793, offrigli il posto di maestro di cappella di S. Pietro, e questo ritiro fu per Guglielmi a' 65 anni della sua vita, occasione di distinguersi nella musica di chiesa. Egli morì a 19 di novembre 1804, di sua età 77. Contansi più di due cento opere scritte da lui: un canto semplice, naturale ed amabile, un'armonia pura, ma piena insieme, un estro ed una fantasia originale ne formano il carattere. Carpani lo paragona a Luca Giordano: Zingarelli riguarda il Debora e Sisara, come il capo d'opera di Guglielmi.
Guglielmi (Pietro-Carlo), figlio del precedente, che colle sue composizioni sostiene la gloria e la riputazione del padre. All'età di 20 anni mostrossi degno di lui, per lo brillante successo ottenuto sul gran teatro di Napoli, e confermato in appresso da altri non men meritati successi sul teatro di Roma e su quei dell'Italia e di Londra. Nel 1803, scrisse egli in Palermo l'oratorio del Sedecia per il teatro di S. Cecilia, che ebbe un felicissimo incontro. Come suo padre ha posto in musica l'opera I due gemelli, che si crede essere la migliore sua opera. Le false apparenze; Le nozze senza marito; I cacciatori; La Contessa bizzarra; La serva innamorata ed altre sue opere buffe sono state molto apprezzate in Italia e in Inghilterra, dove attualmente egli dimora. Giacomo, suo minor fratello ed egregio cantante di tenore nacque a Massa Carrara nel 1782, studiò il solfeggio sotto il cel. Mezzanti, ed il canto sotto Nicolò Piccini, nipote del gran Piccini. Cominciò la sua carriera di tenore dal teatro d'Argentina in Roma, e passò quindi a Parma, a Napoli, a Firenze, a Bologna, a Venezia, a Amsterdam e finalmente a Parigi, dove attualmente risiede come cantante nel teatro dell'opera buffa.
Guido d'Arezzo, nome celebre nell'arte, intorno al quale si sono divisi gli scrittori o accordandogli troppo o scemando più del dovere la sua gloria. M. Forkel nella sua dotta storia della musica, t. 2, prende saggiamente la via di mezzo, e si riduce ad osservare che all'epoca in cui visse Guido, eravi una grande incertezza e variazione su i principj della musica, e sulla maniera di notarla. Guido più che i suoi predecessori e contemporanei vide chiaramente in questa materia; scelse ciò che credette esservi di meglio nei metodi sino allora proposti, compilò i precetti, formonne un corpo di dottrina, e soprattutto applicossi all'insegnamento della lettura musicale. I straordinarj successi che ne ottenne, sì per l'eccellenza del metodo, come per l'arte con la quale presentar sapeva le sue idee, fissarono su di lui l'attenzion generale, annoverar lo fecero tra gli inventori di primo ordine, e gli si attribuirono moltissime scoperte, ch'egli aveva avuto il solo merito di render utili. Si sa che Guido verso la fine del decimo secolo fu monaco dell'ordine di S. Benedetto nel monastero della Pomposa: che quivi inventò o dispose il suo nuovo metodo di notare e di leggere la musica, che vi stabilì una scuola per insegnarne la pratica: che mercè la sua nuova maniera, i scolari, cui da prima non bastavan dieci anni per imparare a legger la musica, al termine di alquanti giorni giungevano a diciferar un canto, ed in meno di un anno divenivano abili cantori: che non gli mancarono tra' monaci stessi degli invidi e de' rivali che aspramente il perseguitassero, sicchè gli fu d'uopo di abbandonare il suo monastero e di fuggirsene altrove. Si sa inoltre ch'egli cavò le note della sua scala dalla prima strofe dell'inno di S. Giovanni; ma per più estesi dettagli sulla sua vita, e sulle sue opere, che non per altro oggetto possono leggersi, se non per conoscer solo lo stato della musica al suo tempo, rimettiamo i lettori ad una interessante Dissertazione sulla vita e le opere di Guido d'Arezzo con dotte note ultimamente pubblicata in Italia dal Sig. Angeloni da Frosinone, ed al secondo volume della Collezione dell'ab. Gerbert, dove si trovano delle notizie intorno alla vita, e tutte le opere ch'egli potè discoprire dello stesso Guido.
Guys (M.), pubblicò in Parigi nel 1776, Voyage littéraire de la Grèce, ou Lettres sur les Grecs anciens et modernes. La lettera trentesima ottava tratta della musica presso i Greci.
Gyrowetz (Adalberto), nato circa 1756 in Vienna, è piuttosto un amatore anzichè professore di musica, sebbene compositor fecondissimo, ha attualmente il suo impiego nella cancelleria di Vienna. Egli ha fatto singolarmente il suo studio sulle opere dell'Haydn, ed ha pubblicate 41 opere, in cui ne ha imitato lo stile, di sinfonie, di quartetti e di quintetti. Abbiamo di lui in oltre sonate di forte-piano e concerti di molto gusto.
Haensel (Giov. Daniele), nato a Goldberg nel 1757, allievo di Türck, è attualmente maestro di musica a Halle. “L'Haensel, dice Carpani, il Krommer, il Rombec, dotti insieme e melodiosi, scarseggiano ora di produzioni; forse le circostanze de' tempi li consigliano a ciò fare; lo smercio essendo diminuito, gli stampatori di musica non vogliono pagare che poco le produzioni, e quindi gli autori se le tengono nello scrigno: chi ne discapita è l'arte.” (Lett. 15)
Hambois (Giov.), dottore in musica del sec. 15º nell'università di Cambridge o di Oxford, benchè fosse tenuto peritissimo in tutte le arti, fatto aveva però della musica il principale suo studio, gli scrittori di sua vita affermano, che per la cognizione dell'armonia, per la combinazione delle consonanze, per l'arte di preparare e salvare le dissonanze, egli sorpassava tutti quei del suo tempo (Enciclop. method. p. 83).
Haremberg (Giov.), professore a Brunswick, pubblicò quivi nel 1753, Commentatio de re musicâ vetustissimâ, etc., dove tratta degl'instromenti de' Greci, ed Ebrei.
Harpe (Giov. Franc. de la), noto abbastanza per il suo Corso di letteratura in 16 vol. in 8vo, dove si trovano profonde cognizioni in ogni genere, e una delicata critica, è morto in Parigi nel 1803. Nel suo Journal de politique et de littérature, a Paris 1777, prese egli parte alla guerra musicale di quel tempo, diè il suo giudizio sulle produzioni di Gluck, e molte belle riflessioni offrì sulla musica rappresentativa, ma dalla fazione opposta venne attaccato di non essere egli esatto parlando di musica, tanto più che dichiarato si era di non saperne. A questo proposito egli dice che nelle arti vi sono due parti, l'una elementare, l'altra meccanica: la prima non è conosciuta che dagli artisti, ed essi soli sono in dritto di parlarne. L'altra è il risultato delle operazioni di un'arte, ed ha per giudice chiunque sia fornito di un retto senso e d'organi sensibili. Se non vuolsi ammettere questo principio, sarebbe d'uopo che gli artisti non avessero per giudici che i loro simili. Un uomo, che non sa la composizione, non dirà che tale musica sia corretta, scientifica; non ragionerà sulle combinazioni dell'armonia, o sugli andamenti di una frase musicale, e quindi nulla io ho detto di tali cose. Ecco i mezzi dell'arte: io non voglio entrarvi. Ma quest'aria in quella situazione ha l'espressione bastevole? Questo canto è variato o monotono? è povero o ricco? riunisce le modulazioni che portar devono nell'anima quel tal sentimento? ecco ciò che ha dritto di esaminar ciascun uomo, purchè non sia sfornito di orecchio e di buon senso: ec. Molte altre riflessioni possono quivi leggersi con profitto.
Harington, dottore in musica, fondatore della società armonica di Bath, e uno de' più pregiati poeti moderni dell'Inghilterra, benchè semplice dilettante vien considerato come un buon compositore tra gl'Inglesi. La musica, ch'egli ha posto alle sue poesie, è piena d'espressione e di melodia, e nella strumentale riesce molto nel genere tenero e patetico.
Harris (James), scrittore assai distinto, morto in Londra nel 1780. La prima opera ch'egli pubblicò nel 1774 contiene tre Memorie sulle Arti in generale, sulla Pittura, la Poesia e la Musica. Lord Malmesbury suo figlio l'ha pubblicata nuovamente con le altre di lui opere, e la sua biografia nel 1801, Londra, 2 vol. in 4.º. Ve ne ha ancora una traduzione tedesca a Halle 1780.
Harrison (John), dotto meccanico inglese morto in Londra nel 1776. Nella sua giovinezza fu il capo d'una cel. società di cantanti di chiesa: ha fatti molti sperimenti sul tuono e la scala de' tuoni, mediante un particolar monocordo di sua invenzione, e che vien da lui descritto in una sua opera pubblicata in Londra nel 1775 sotto il titolo di Description concerning ec.; o Descrizione d'un meccanismo per giungere ad una misura esatta e sicura del tempo. Egli pretende darvi una divisione meccanica dell'ottava secondo la proporzione che esiste tra i raggi o il diametro di un circolo e la sua circonferenza. Quest'opera fu criticata come l'effetto della sua decrepitezza.
Hasse (Giov. Adolfo), detto il Sassone, apprese da prima in Germania la musica, ed all'età di 18 anni scrisse l'Antigono, che fu assai ben accolto a Brunswick. Ma egli sin allora erasi abbandonato al suo genio, senza sottomettersi a' profondi studj del contrappunto: ne sentì la sconvenevolezza, e prese la risoluzione di venir ad apprenderlo in Italia. Egli giunse in Napoli nel 1724, e studiò da prima sotto Porpora, ma tra' grand'uomini che quivi allora fiorivano particolarmente distinguevasi, come il più gran maestro di quell'epoca, Alessandro Scarlatti. Hasse ardentemente bramava poter trar profitto dalle lezioni e da' consigli di questo valentuomo, ma non osava fargliene la proposizione, sul timore che le sue finanze non gli permettevano di ricompensarnelo secondo il merito. Rincontrato avendolo in una compagnia, i suoi talenti, la sua modestia e i riguardi che mostrava per lui gli conciliarono l'affezione di quel grand'uomo, che cominciò sin d'allora a chiamarlo suo figlio, e si offrì di buon grado a dargli delle lezioni. Nel 1725, scrisse in Napoli un Dialogo, il quale eseguito dinanzi ad una scelta udienza fu unanimamente applaudito, e poco tempo dopo scrisse per il teatro reale un'opera, che stabilì compitamente la sua riputazione. Da lì in poi tutti i gran teatri dell'Italia si disputarono la gloria di aver Hasse per maestro. In Venezia fu oltracciò scelto per precettore di un conservatorio e scrisse per lo stesso un Miserere a 2 soprani, 2 contralti, 2 violini, violoncello e basso, di cui ne chiamò divina la musica il P. Martini. Fu quindi chiamato a Dresda, a Londra, e a Vienna dove, dopo il 1762 sino al 1766 scrisse sei opere, e nel 1769 compose il suo capo d'opera Piramo e Tisbe, la di cui musica differente dall'altre sue produzioni non invecchia mai. Nel 1771, scrisse la sua ultima opera Ruggiero in Milano per le nozze dell'arciduca Ferdinando, e si rese quindi in Venezia per passarvi tranquillamente il resto dei suoi giorni. Nel 1780, compose un Te Deum che fu cantato dinanzi a Pio VI, e quivi morì nel 1783. Pochi anni prima aveva composto un Requiem che servir doveva pe' suoi funerali, e di cui mandonne copia in Dresda al cel. Schuster. Quest'opera dà a divedere la forza che conservava ancora in un'età molto avanzata. Le sue composizioni per teatro, per chiesa, per camera sono innumerabili: egli ha messo in musica tutti i drammi del Metastasio, sino a due tre ed anche quattro volte, e può dirsi che il suo stile appartiene al secol d'oro della musica, in cui il semplice e 'l naturale bastavano per incantare l'orecchio e soddisfare il gusto. La riputazione, ch'egli acquistossi, corrisponde interamente al suo merito. Hasse era d'una bella figura: aveva un cuore eccellente, e molta nobilezza ne' suoi sentimenti. In Napoli la familiarità, ch'egli contrasse col Marchese Vargas uomo di gran letteratura e religioso insieme, fecegli abbjurare ancor giovane gli errori di Lutero ed abbracciare il cattolicismo (Mattei el. di Jommel.).
Hasse (Faustina Bordoni) moglie del Sassone, nata in Venezia fu una delle più famose cantanti del sec. 18º, ammirata da per tutto ove cantava sulla moderna maniera del Bernacchi, la di cui scuola impegnossi a propagare. In Firenze si arrivò sino ad improntar una medaglia in suo onore; cantò in Vienna e in Londra coll'appuntamento di 12500 scudi. A Dresda sposò il cel. Hasse, che ella aveva inteso nel 1727 in Venezia, e preso avevalo sin d'allora sotto la sua protezione.
Haudenger, nel 1782 eseguì a Manheim un tonometro inventato dal cel. ab. Vogler. Quest'instromento, approvato dall'accademia delle scienze di Parigi, può essere sostituito al monocordo de' Greci. Il tonometro mostra con la più grande precisione, se le proporzioni di un tuono all'altro sono più vicine, più semplici, più piacevoli, ovvero se sono più distanti e meno aggradevoli. (V. Alman. Music. 1783, p. 58.)
Hawkins (John), dotto Inglese ed amatore di musica in Londra sua patria, fu uno di quegli uomini rari, che co' loro talenti e colle eminenti virtù sociali si sono resi commendevolissimi. Egli aveva ereditata dal dot. Pepusch una collezione considerevole di opere teoriche e pratiche di musica. Questa collezione unita a una gran quantità di notizie, ch'egli aveva raccolto per lo spazio di 16 anni, poselo in istato di comporre l'eccellente opera col titolo A general history ec., cioè Storia generale della scienza e pratica della Musica, in 5 grossi vol. in 4º, Londra 1776, che dedicò e presentò egli stesso a S. M. Brittannica. L'edizione presso Payne ne è superba, sì per l'impressione, come per i rami di musica e dei ritratti di 58 celebri artisti con la loro biografia: è un peccato che non se ne sia fatta una traduzione nè in Francia, nè in Italia. Hawkins è morto di paralisia nel 1789, in età di 70 anni.
Haydn (Giuseppe), nacque nel 1732 in un villaggio dell'Austria detto Rohrau da un fabbricator di carri e da una cuoca, ambi cattolici, e tale visse e morì l'Haydn, esattissimo osservatore dei doveri della sua Religione. Mostrò sin da fanciullo molta disposizione per la musica, ma la sua povertà non gli permise di aver un maestro: comperatisi i libri teorici del Mattheson, del Fux, del Bach e del Kirberg, si mise a svolgere giorno e notte quelle carte, e a capirne ciò che poteva. Questo metodo di solitaria ricerca contribuì non poco a fargli scoprire delle cose nuove, delle combinazioni non indicate, de' modi felici e peregrini. Egli s'aprì delle vie sconosciute, principalmente pella collocazione degli accordi, pella maniera di condurre le cantilene, non che di piantare ed intrecciare le fughe, per cui, sostenuto dal suo ricchissimo ingegno, apparve poi quell'originale cui tutta la musica Europea ha preso per suo modello. Tale e tanto era il piacere che l'Haydn provava in questi suoi studj e tentativi, che povero come era, gelando di freddo e morto di sonno accanto del suo sdruscito cembalaccio, diceva d'esser più felice di un re, e non aver conosciuto poi in vita sua felicità maggiore. Il giovane Haydn, tanto smanioso d'imparare quanto povero di mezzi trovò il modo d'insinuarsi in Vienna in casa di Corner ambasciadore di Venezia, con cui abitava il cel. Porpora. Egli si mise a far di tutto per entrare in grazia di quel lurido Napolitano stizzoso ed ottenerne i sospirati armonici favori. La mattina pertempo balzava da letto e spazzava l'abito, puliva le scarpe del Porpora e gli raffazzonava la decrepita parrucca. Questi, uomo poco socievole ed oltremodo rozzo di maniere, gli regalava in premio delle rampogne; ma vedendosi servito per nulla, e conoscendo nel modesto giovinetto molta disposizione e gran brama d'istruirsi, si lasciava commovere a sbalzi, e gli dava qualche buon lume e precetto, sia pel canto, sia per l'accompagnamento, massimamente che doveva accompagnare spesso le difficili sue composizioni, dotte e di bassi non facili ad indovinarsi. Nel tempo stesso, egli esaminava le partiture del profondo Eman. Bach; beveva i precetti di Fux; ne carpiva dal Porpora, interrogava per molte e molte ore della notte il suo fido clavicembalo, e faceva attenzione a quanto udir poteva di lodata musica di altri autori. A questo modo imparando da tutti: e non procedendo sotto l'immediata direzione di nessuno, giunse a formarsi uno stile tutto suo, e ad ottenere il pregio d'essere originale, capace di produrre, come lo fece, una rivoluzione nella musica instrumentale, aprendo nuove strade ignote ai Greci, a' Fiamminghi, agli Italiani, ed a quanti lo precedettero antichi e moderni. Cominciò da prima a scrivere de' Trio, che subito per la singolarità dello stile, ed il lecco che li condiva, scorsero per le mani di tutti. Le belle ideine dell'Haydn, che aveva allora poco men di vent'anni, il suo brio, le sue veneri, le licenze che si prendeva, gli eccitarono contro tutti i barbuti legislatori di musica. Si credette trovare in quelle composizioni errori di contrappunto, modulazioni ereticali, e mosse troppo ardite. Ma l'Ercole in fascie non temeva i serpenti, e prese anzi maggior concetto di se per la guerra che gli facevano maestri di tanto grido, si pose ad arricchire ed a perfezionare tanto più quel suo stile, ch'era stato capace di far nascere sì fatto romore, e pubblicò nuove produzioni, le quali ben presto spuntarono i denti alla critica, rendendo insieme circospetta l'invidia, ed estatica l'arte. Fra questo mentre ebbe egli la fortuna di convivere coll'unico fra i poeti che mancasse agli antichi, ed una stessa casa accolse allora il primo poeta del secolo, ed il primo sinfonista del mondo. Il Metastasio era nato col buon gusto nelle vene: ogni suo detto lo spirava. Amante ed intelligentissima di musica, quell'anima sovranamente armonica gustava i talenti del giovane tedesco, e gli dava coraggio e precetti, oltre all'insegnargli, conversando la lingua italiana. Haydn l'apprese sì bene, che nelle sue composizioni italiane non isbagliò mai un accento; errore, dal quale non vanno esenti talvolta i più vantati fra i maestri d'Italia. Entrò egli dipoi in casa del principe Esterhazy, appassionato filarmonico, e dovizioso, che aveva al suo servizio una scelta e numerosa orchestra, alla cui testa fu posto Haydn; onde agiatissimo divenne, e proseguì con più gloria la sua carriera. Dividonsi le fatiche dell'Haydn in tre classi: le musiche instrumentali, le sacre e le teatrali. Nelle prime fu primo fra tutti. Nelle seconde aprì una nuova scuola che in mezzo a' suoi difetti di genere, gareggia con qualsisia delle prime. Nelle terze non fu che stimabile: ed in queste fu imitatore, laddove nelle altre era creatore. Gli angusti limiti d'un articolo non ci permettono di fare un dettaglio di tutte le sue produzioni in tutti i tre generi, che sono innumerabili. Haydn fu due volte in Londra e riscosse non che gli applausi, ma l'ammirazione dell'Inghilterra: spesso gli avvenne che gli Inglesi facendoglisi da presso, lo misuravano cogli occhi dalla testa sino a' piedi, e lo lasciavano gridando: You are a great man, voi siete un grand'uomo. Il d.r Burney fu il primo che propose all'Haydn di farsi ricevere dottore ad Oxford. L'indomani della sua nominazione, Haydn diresse la musica. Dacchè egli mostrossi, una sola voce di tutti si alzò: Bravo Haydn! Hendel dopo trent'anni di dimora in Inghilterra non aveva ottenuto l'onore di esser promosso al dottorato di Oxford. In quest'occasione Haydn compose uno di quei suoi dotti scherzi, ai quali aveva la mano sì avvezza, cioè un foglio di musica, che leggendosi a capriccio da sopra, da sotto, da mezzo, dai lati, in fine come si voleva, formava sempre una cantilena, ed un periodo giusto e compito. L'accademia de' filarmonici di Bologna, quelle delle scienze di Stokolm e d'Amsterdam, l'Istituto nazionale di Francia, le società filarmoniche di Modena e di Lubiana recaronsi a gloria l'annoverare Haydn tra' loro membri. Egli cessò di vivere li dì 31 Maggio del 1809, in età di 77 anni. Una religione pura ed operosa formò le qualità morali di questo rispettabile uomo, la sua modestia, la sua bontà, la niuna invidia per gli emuli, l'affetto ai parenti, alla patria, ai padroni; la sua purità di costumi, serbata in mezzo al fuoco dell'immaginazione, ed alla tenerezza del cuore, la sua carità verso i poveri; in somma l'essere stato l'Haydn nel sec. 18º un gran genio ed insieme un gran galantuomo. La sua musica sulle sette parole di N. S. sulla croce, il suo Stabat, l'oratorio della Creazione, senza parlare delle sue sinfonie, e musica strumentale, di cui può dirsi il creatore, sono i monumenti più durevoli dell'arte, e i veri titoli all'immortalità dell'autore. Haydn è l'Ariosto della musica: il suo stile riunisce tutti i generi arditamente. Vola il suo genio per tutt'i sentieri. La sua immaginazione apre i tesori d'ogni bellezza, e ne dispone a sua voglia. La sua musica è una magica dipintura, la quale presenta ad ogni tratto il maraviglioso ed il seducente, accompagnati da una varietà senza pari, ed animati di colori vivissimi e sì bene accordati fra loro, che incantano. Se alla sua musica teatrale, benchè buona e talvolta ottima, manca in generale quell'estro, quella naturalezza, quel brio, quel marchio da creatore che risplende nella sua musica instrumentale, e ne' suoi oratorj, come pure nelle Messe, ragion ne è, che costretto a moderare la sua facoltà inventrice giusta le idee del poeta, ed a contenere il suo sapere instrumentale, si trovò quasi dimezzato l'ingegno, e quasi fuori della sua strada. Egli stesso quasi quasi confessava la sua mediocrità teatrale, dicendo però, che se avesse potuto passare in Italia qualche anno e sentirvi que' sommi cantanti, e più di proposito studiar que' maestri, egli credeva che sarebbe riuscito a distinguersi nella musica da teatro, quanto lo aveva fatto nella instrumentale. A tutti i biografi dell'Haydn, il Diez, il Griesinger tedeschi, M. Framery, e M. le Breton francesi, è in ogni conto preferibile l'italiano Carpani sia per l'esattezza delle notizie comunicategli dallo stesso Haydn, sia ancora per le grazie del suo stile, e soprattutto per un quadro di mano maestra ch'egli offre della storia letteraria dell'arte, e per l'imparzialità de' suoi ben fondati giudizj: in questo articolo noi l'abbiamo seguito, anzi parola per parola trascritto.
Haydn (Michele), minor fratello del precedente sortì come lui dalla nascita un deciso genio per la musica, e divenuto uno de' più profondi scrittori di musica da chiesa fu maestro di cappella del principe Vescovo di Salisburgo, ove morì nel 1806. Essendo venuto in pensiero a M. Friedberg amantissimo di musica e versato nell'arte, di aggiungere le parole ed il canto all'enfatica e divina musica instrumentale delle sette parole di Haydn, si rivolse per tal fine al di lui fratello Michele, e questi, come dissi, profondissimo nella sua scienza, accettò l'arduo impegno. Friedberg compose le parole, e Michele, senza toccar nulla della musica strumentale, la fè diventare accompagnamento, aggiungendovi il canto a 4 voci e a tutto rigore e precisione di contrappunto. Riuscitogli a maraviglia il lavoro, lo inviò al fratello, e questi non solo l'approvò, ma lo fece eseguire più volte; e lo lasciò correre di poi nel pubblico come fatica sua, dando così al fratello la più lusinghiera prova del grandissimo conto che ne faceva. Costui, finchè visse, ben lungi dal lagnarsene, andò superbo di questa approvazione di fatto, datagli dal celebre suo fratello di carne e di mestiere (Carpani lett. 7). Il maestro Hiller fece eseguire in Lipsia una superba messa di Michele Haydn, di cui vi ha ancora più concerti, sinfonie e quartetti pregiatissimi.
Hendel (Giorgio), nato a Halle, fu un celebratissimo compositore tedesco nella prima metà del secolo 18º. Dopo il 1708, venne in Italia, e scrisse pe' teatri di Firenze, di Venezia, di Roma e di Napoli con incredibile successo. Tornato in Germania e passato quindi in Inghilterra fu tenuto dovunque in grande stima. Giorgio I, pel suo merito lo ritenne in quell'Isola col trattamento di 400 lire sterline per anno. Sulla fine de' suoi giorni perdè la vista, ma conservò in quel tristo stato il suo fuoco e la sua vivacità, e compose sempre, dettando le sue idee al maestro Smith. Sei giorni innanzi la sua morte eseguì uno de' suoi oratorj. Egli morì nel 1759; e fugli eretto un superbo monumento nella badia di Westminster, ove è sepolto in mezzo alle tombe dei re. Per perpetuare la memoria di questo gran maestro si fa dal 1784 in poi annualmente in Londra una gran musica, e vi si eseguisce da un'orchestra di più di 600 musici qualche di lui composizione. Sin dal 1785, s'intraprese in Londra di pubblicare, per sottoscrizione, una collezione compita delle opere di Hendel, impresse con nuovi caratteri di musica, a cui precede il suo ritratto. Hendel, era di grande e nobil persona, e tutto fuoco: lasciò a suoi parenti in Germania 20 mila lire sterline di beni, e mille ne legò egli all'istituto de' soccorsi in Londra. Walther, Mattheson, Burney e più altri hanno scritto la di lui vita, presso i quali può leggersi il lungo catalogo delle sue opere. Oggidì un gustaccio pessimo farebbe sghignazzar taluni, se lor si proponesse lo studio delle carte di Hendel e di tali altri maestri di quel tempo. E pure confessava l'Haydn al suo amico Carpani che udita in Londra la musica dell'Hendel, ne fu tanto colpito che si pose da capo a' suoi studj, come se non avesse nulla saputo fino a quell'ora. Egli ne meditò ogni nota: ed attinse a que' dottissimi spartiti il succo della vera grandiosità musicale. Racconta lo stesso Carpani, che trovandosi vicino all'Haydn, quando si eseguiva il Messia di Hendel, ed ammirando quegli uno di quei bellissimi cori, l'Haydn gli disse, quest'è il papà di tutti. “Dall'Hendel apprese Haydn a levarsi maestosamente, a grandeggiare nelle idee, ad avvicinarsi all'inarrivabile scopo de' suoi canti.” Fra le maraviglie dell'Hendel una sempre mi ha fatto la più gran sensazione (è sempre Carpani che parla); ed è che gli accompagnamenti di esso sono scritti a tre e non più, e pure sono così armoniosi e sonori. Il tutto sta nel primo violino e nel basso: ma non v'è in essi nota che, per servirmi d'una frase del Gluck, non tiri sangue. Hendel non usò sempre gli strumenti da fiato: così pure facevano il Pergolesi, il Leo, il Vinci, e la musica loro era sempre tanto piena d'armonia. Semplicità e forza andavano del pari nelle loro composizioni. Di tutti noi, diceva l'immortale Mozart, Hendel sa meglio quel che riesce di un grand'effetto. Quando vuole, egli va e colpisce come un fulmine.
Hennequin, distinto meccanico, francese di origine, nel 1790 viveva, a Dresda, e da 20 anni prima vi si occupava della soluzione del difficile problema di rendere gl'instrumenti a corde, incapaci a scordarsi. Coll'ajuto di Trincklin giunse nel 1785 al segno, che il tentativo fattone sul forte-piano fu approvato da' migliori virtuosi di Dresda.
Herbin (Giuliano), nato a Parigi nel 1783, mostrò le più felici disposizioni per lo studio: oltre la profonda cognizione delle lingue orientali, leggeva gli autori originali greci, latini, italiani ed inglesi. All'età di 21 anni fu ricevuto come membro dell'Istituto delle scienze, belle lettere, ed arti di Parigi, e morì a 23 anni nel 1806; oltre a molte opere abbiamo di lui Traité sur la musique ancienne, ch'egli compose insieme con M. Villoteau, e pubblicata a Parigi nello stesso anno di sua morte 1806.
Herder (Giov. Giorgio), consigliere del supremo concistoro di Weimar, morto circa 1804. Noi non parleremo che delle sue opere; nelle quali direttamente tratta della musica: De l'esprit de la poésie des Hébreux, 2 vol. 1783, il secondo tomo contiene le seguenti dissertazioni: Della musica de' salmi; sulla musica, appendice estratta dalle opere compiute d'Asmus; Riunione della musica, e della danza, per il canto nazionale. In un'altra sua opera intitolata: Feuilles éparses, cap. 2, 1786 evvi una Dissertazione sulla quistione, se produce più effetti la pittura o la musica. Ne' suoi Frammenti, nelle sue Selve critiche, nella Dissertazione Sull'origine delle lingue, e in un'altra Sulle cause della corruzione del buon gusto presso differenti nazioni, vi ha gran numero di preziose osservazioni, di cui il musico può farne l'applicazione alla sua arte.
Herschel, nato ad Hannover, da prima direttore di musica ed organista a Bath in Inghilterra, e in oggi primo astronomo del secolo. Egli non si occupò da principio dell'astronomia che nelle sue ore di ozio, come ancora della fabbrica degli istrumenti d'ottica; ma riuscitogli alla fine di scoprire il pianeta del sistema solare, a cui si è dato di poi il nome di Uranus, rinunziò alla musica per consecrarsi interamente all'astronomia, cui ha arricchita di sue numerose scoverte. Il resto della vita di questo valentuomo assai celebre appartiene alla storia dell'astronomia. Allorchè Haydn passò in Londra, Herschel già suo collega d'arte lo accolse con somma distinzione, e l'onorò di sua amicizia.
Hertel (Giov. Gugl.), celebre compositore tedesco, che ha dato tra' suoi saggio di buon gusto, sì nella musica vocale che strumentale nel p. p. secolo. Egli morì d'apoplesia a 63 anni di sua età nel 1789. Oltre a molte opere di pratica stimatissime, pubblicò egli in sua lingua a Lipsia: Raccolta di scritti sulla musica, 1758, contenente alcune dissertazioni critiche, ed osservazioni estratte dall'italiano e dal francese, sul teatro e la musica di queste nazioni.
Hessel, meccanico di Pietroburgo. Molti virtuosi si erano provati invano di applicare dei tasti all'armonica: egli giunse nel 1785 ad effettuar quest'idea, e a formare in sì fatta maniera un nuovo strumento, a cui diè il nome di Clavi-Armonica.
Heumann (dott. Cristoforo Augusto), nato nella Turingia, fu ispettore del Ginnasio di Gottinga, e vi pubblicò più opere di letteratura. Nel 1726 diè al pubblico: De Minervâ Musicâ, sive de eruditis cantoribus, in 4º. Nel suo Conspectus reipubblicæ literariæ, publicato ad Hannover nel 1746, in 8vo, nel quinto capitolo dà in breve la Storia letteraria della musica.
Heyden (Sebaldo), rettore della scuola di Norimberga, e maestro di musica assai dotto del 16º secolo, pubblicò quivi de arte canendi, di cui ve ne ha tre edizioni: e Musicæ Stichiotis, in 8vo, che nelle ristampe va ancora col titolo d'Institutiones musicæ.
Hiller (Giov. Adamo), direttore e professore di musica in Lipsia, studiò da prima quest'arte a Dresda, sonava più strumenti e riusciva molto nel canto, ma quel che più contribuì a formare i suoi talenti, fu il sentire l'esecuzione per 9 anni di 14 drammi del Sassone, e lo studio continovo di tali partiture. Nel 1758, venne in Lipsia per istudiarvi legge, ma proseguì a coltivare la musica, e molta colà ne compose sì strumentale che vocale. Egli occupossi principalmente alla teoria musicale, e pubblicò una Dissertazione sull'imitazion della natura in musica. Nel 1760, diè i suoi Divertimenti di musica, la prima opera periodica di pratica che comparisse in Allemagna. Nel 1771, stabilì una scuola di canto in Berlino per le donzelle, e quattr'anni dopo una società particolare di amatori, ove non si eseguivano che le opere de' maestri più celebri, che in Germania ha servito di modello. Più opere didattiche e letterarie di lui ci rimangono scritte in sua lingua: Istruzione per cantar giustamente ed elegantemente con esempj, 2 vol. in 4º. Sulla musica e i suoi effetti, traduzione dal francese con note, in 8vo 1781. Biografia di autori di musica e di celebri virtuosi degli ultimi tempi, Lipsia 1784, in 8vo. Notizia sulla rappresentazione del Messia oratorio di Hendel, eseguito nella cattedrale di Berlino da un'orchestra di 300 musici, e da lui diretto, 1786 in 4º. Tre Dissertazioni sulla musica antica e moderna, con osservazioni sul testo del Messia di Hendel, Berlino 1787, oltre molta sua musica pratica, e la traduzione per piano-forte di alcune composizioni classiche di cel. maestri, come dello Stabat di Haydn, dei Pellegrini di Hasse, della Passione di Graun ec. Nel 1789, egli era direttore di musica di S. Tommaso in Lipsia.
Hire (Fil. de la), professore di mattematica nel collegio R. di Parigi, morto nel 1718, era gran matematico e valente astronomo. Nelle di lui Mémoires de matemathique et de physique, Paris 1694, in 4º, evvi un trattato col titolo: Explicatio diversorum sonorum, quos chorda super instrumentum musicum edit, ec. Nelle Memorie dell'Accademia delle scienze 1716, vi ha di lui inoltre: Experiences sur le son.
Hirschfeld (Cristiano), professore di filosofia nel collegio di Kiel, pubblicò nel 1770: Plan d'une histoire de la poesie, de la musique, de la peinture et de la sculpture parmi les Grecs, in 8vo.
Hofmeister (Franc. Ant.), maestro di cappella e mercante di musica in Vienna, è celebre ancora come compositore. Sin dal 1785, egli pubblica ciascun mese un foglio periodico, intitolato: Souscription pour le forte-piano, ou le clavecin. Quest'opera forma una collezione di quartetti, di concerti, di variazioni di Haydn, di Mozart, di Vanhall, e dello stesso Hofmeister.
Holberg (Luigi barone d'), morto in Parigi nel 1754, era della Norvegia: nel corso de' suoi viaggi fu ricevuto membro dalla società di Oxford. In Parigi prese amicizia col P. Castel, e fu da lui istruito sulla pretesa musica de' colori. Malato di quartana, usò, ma in vano, tutti i mezzi di guarirne, quando un giorno al tornare di un concerto, in cui aveva provato sommo piacere, trovossi interamente ristabilito.
Holder (William), dottore in teologia, e autore di un'opera intitolata: Of the natural grounds etc. cioè Sulle ragioni naturali e i principj dell'armonia, Londra 1694 in 8vo.
Holfeld, meccanico di Berlino quivi morto nel 1771. Sulzer ha fatta la descrizione d'un nuovo istrumento inventato da Holfeld all'Accademia di Berlino, nel di cui gabinetto di macchine ne fa il vero ornamento, destinato a notare e scrivere i pezzi di musica, a misura che si eseguiscono sul cembalo. “Io aveva detto solo a quest'uomo quasi unico per le invenzioni di meccanica (dice Sulzer), che desiderava ch'egli provasse il suo genio intorno a questa macchina, di cui nel 1749 Unger in una lettera all'Accademia ne aveva data solo l'idea. Tre settimane dopo Holfeld fece trasportare in mia casa l'istrumento totalmente compito. Dal dettaglio, che io ne darò, i conoscitori vedranno che questo genio quasi unico per l'invenzione sapeva eseguire per le vie le più semplici delle cose, che priachè si fossero vedute, sembravano quasi impraticabili. Questa macchina consiste in due cilindri applicati al forte-piano, in maniera che uno riceve la carta che si svolge dall'altro canto mentre si suona.” Memoir. de l'Acad. de Berlin 1775, t. 27. Egli è inoltre l'inventore di un cembalo a corde di budello, sotto le quali trovasi un arco guarnito di crine, che vien messo in moto da una piccola rota; lo stesso M. Sulzer lo presentò al re di Prussia.
Holzhaver (Ignazio), nato in Vienna, dove studiò il contrappunto sotto la direzione del cel. Fux: ma per acquistare più cognizioni e formare il suo gusto viaggiò più volte nell'Italia, fu in Venezia, in Milano, e in Roma nel 1756, per sentire principalmente la cappella del Papa, venne in Firenze, in Bologna e nuovamente in Venezia, e s'avvide che da per tutto in Italia cominciava a dicadere sensibilmente la scuola del canto. In Torino scrisse per il R. teatro la Nitteti nel 1757, ed ebbe molto successo: l'anno d'appresso scrisse per Milano l'Alessandro nell'Indie, e la sua musica fu con tale entusiasmo ricevuta, che fu quivi ben 30 volte replicata. Nel 1776, compose più opere per il gran teatro di Manheim, e divenne maestro di cappella dell'elettor palatino. Quivi egli morì nel 1783, in età di 72 anni. La Giuditta, la morte di G. C. ed il giudizio di Salomone, e molte messe di lui sono pregiatissime.
Hullmandel (Niccola), uno de' primi sonatori di forte-piano dell'Europa, di cui sono state impresse due opere per quest'instrumento nel 1780. Egli è il primo, dice M. Gretry, che ha unito le due parti delle sue sonate, di modo che non si ripetano servilmente: un passaggio intermedio vi unisce spesso le due parti per non farne che una. M. Hullmandel è l'autore dell'articolo Clavecin nell'Enciclopedia metodica della musica, e nel 1791 era stabilito in Londra.
Hurlebusch (Federico), nato a Brunswick, fu da prima maestro di cappella del re di Svezia, e quindi stabilì la sua dimora in Amsterdam. Per formarsi nel gusto della musica, percorse egli giovane per tre anni l'Italia, dove cominciò il suo Trattato dell'armonia, che terminò e diè al pubblico a Brunswick nel 1726. Le sue composizioni sono così piene zeppe d'arte, e di bizzarrie, che secondo l'espressione di Lustig, se ne rimangono in magazino come pietre. Egli è morto circa 1770.
Huyghens (Cristiano), dotto olandese e gran matematico del secolo 17º, figlio di Costantino Huyghens, consigliere del principe d'Orange, ed autore di un trattato impresso a Leide nel 1641 Dell'uso ed abuso degli organi. Cristiano sin da' più teneri anni studiò sotto la direzione di suo padre, le mattematiche, la geometria e la musica. Delle sue opere faremo solo quì menzione del Novus Cyclus harmonicus, che può anche leggersi nel tom. IV, dell'Histoire des ouvrages des savans, Leyde 1724, in 4º. Egli morì all'Haja nel 1695.
Jackson (Will.), compositore di musica e scrittore di molto spirito, nato a Exeter, ove morì nel 1803 in età di 73 anni. Dopo di aver ricevuta un'ottima educazione, studiò i principj della musica sotto il maestro della cattedrale di Exeter, e perfezionossi quindi sotto la direzione di Travers, celebre maestro di Londra. Nel 1777 divenne maestro della cattedrale del suo paese, e venne riguardato in Inghilterra come uno de' migliori compositori del suo tempo. Nel 1769, pubblicò in Londra Songs op. 7, e l'anno d'appresso la sua opera 9, di sonate pel forte-piano con violino, cantici, inni, odi, e un'elegia a tre voci. Le sue produzioni letterarie sono: On the present state of music, cioè: Dello stato attuale della musica, in 12º, di cui vi ha una seconda edizione; Trenta lettere sopra diversi soggetti, che hanno avuto tre edizioni; Le quattro età in 8vo, e Diversi Saggi ec.
Jacob (M.), morto in Parigi nel 1770, allievo di Gaviniès, pubblicò l'anno d'innanzi Nouvelle méthode de musique, in cui confuta l'ab. de la Cassagne nel sistema dell'unica chiave ch'egli propone: M. Jacob ne dimostra l'impossibilità.
Jamard, canonico di S. Genevefa, nel 1769 pubblicò in Parigi Recherches sur la théorie de la musique, in 8º, in cui sviluppa il sistema di Ballière; testo e comento inutili.
Jamblico di Calcide, filosofo su i principj del IV secolo, ebbe per maestri Anatolio e Porfirio, e fu come essi della setta dei nuovi Platonici, i quali ai delirj degli antichi filosofi univano le loro mistiche insensataggini. Essi non trascurarono di coltivare la musica, ma alla maniera de' Pittagorici inviluppandola di numeri: così Jamblico nella sua opera intitolata: Delle cose fisiche, morali e divine, che si osservano nella dottrina dei numeri, impiegato aveva l'ottavo libro ad una Introduzione alla musica secondo la dottrina de' Pitagorici. Non è stato certamente gran danno l'essersi perduta: egli ne fa menzione nel suo Comento sull'aritmetica di Nicomaco, e nella vita di Pitagora. Tratta egli inoltre nel suo libro de' Misteri, de' mirabili effetti della musica, e ne attribuisce la cagione all'aver essa, oltre del naturale, qualche cosa del divino (V. Sect. III, c. IX, edit. Oxon. Th. Gale).
Jarnowick, l'allievo favorito del cel. Lolli, di sangue italiano, sebben nato e allevato in Parigi, il suo vero nome era Giornovichi. Giustezza, purità, eleganza era il distintivo carattere di questo abilissimo violinista: egli riusciva particolarmente nel genere brillante e piacevole: per il corso di dieci anni l'entusiasmo dei francesi per Jarnowick fu di moda, ma quindi disparve al segno che questo gran virtuoso fu obbligato a lasciare la Francia, e nel 1782 era egli al servigio del principe reale di Prussia. Il maestro Wolf, nella relazione de' suoi viaggi, descrive i trasporti co' quali sentivasi ogni volta questo virtuoso in Berlino, dove egli lo conobbe. Vi sono di lui impresse 7 sinfonie, e 9 concerti di violino: egli è morto in Pietroburgo nel 1804. Ecco alcuni aneddoti intorno a questo celebre artista. Un dì trovandosi egli presso Bailleux editore e mercante di musica, ruppe per inavvertenza un vetro. Chi spezza i vetri li paga, gridò Bailleux. È ben giusto, ripigliò Jarnowick, che bisogna darvi? — Trenta soldi. — Prendete, ecco tre lire. — Ma non mi trovo di che darvi il resto. — Ebbene, siamo saldi, replicò Jarnowick, e spezzonne nel tempo stesso un altro. In un viaggio ch'egli fece a Lione, annunziò un concerto a sei franchi per biglietto. Vedendo che non si presentava alcuno, stabilì di trar vendetta dell'avarizia de' Lionesi; rimise perciò all'indomani il concerto, e a tre franchi per biglietto. Questa volta vennero in folla: ma al momento di dar principio, non si vide Jarnowick e venne avviso ch'egli era partito per le poste. Kosolowiski compose la musica funebre, che fu eseguita nella chiesa cattolica di Pietroburgo nel 1804, per l'esequie di Jarnowick, e cantata da' migliori musici, tra' quali la cel. Mad. Marà.
Jommelli (Niccola) nacque nello stesso anno che Gluck nel 1714, in Aversa, città nelle vicinanze di Napoli, dove studiò i primi elementi della musica sotto il canonico Muzzillo. In età di sedici anni fu messo in educazione in Napoli, nel conservatorio de' Poveri di Gesù, e di poi nell'altro della pietà sotto i bravi maestri Prota e Feo: ma non contento ancora di questi, cercò il Jommelli d'apprender da Leo il grande, il sublime della musica, e ben si scorge dagl'intendenti, che egli ha fatto grandissimo studio sulle carte del gran Leo, e che spesso ha rivestito di miglior colorito gli stessi disegni del suo precettore. Costui già uomo di una riputazione ben stabilita, e superiore all'invidia, nel 1736 in occasione, che si concertava una cantata del Jommelli in casa di una di lui discepola, trasportato dal piacere, e quasi fuor di se, Signora, le disse, non passerà molto, e questo giovane sarà lo stupore, e l'ammirazione di tutta Europa. Leo andò dunque più volte a sentir quella musica nel teatro nuovo, predicando, che i suoi presagi si sarebbero in brieve avverati. L'Odoardo scritto da Jommelli all'età di 24 anni pel teatro de' Fiorentini ebbe maggior incontro: la fama cominciò a divulgare il suo nome fra gli esteri, e fu chiamato in Roma nel 1740, sotto la protezione del cardinale duca di York. Scrisse ivi il Ricimero, e nel seguente anno l'Astianatte pel teatro di Argentina col più felice successo. Nell'anno stesso chiamato in Bologna scrisse l'Ezio, e mentre colà dimorava non trascurò di frequentare il P. Martini: giuntovi appena andò egli a ritrovarlo senza farsi conoscere, pregandolo di ammetterlo tra' suoi scolari. Gli diede il Martini un soggetto di fuga, e nel vederlo così eccellentemente eseguito: Chi siete voi, gli disse, che venite a burlarvi di me? anzi vogl'io apprender da voi. — Sono Jommelli, sono il maestro, che deggio scriver l'opera in questo teatro: imploro la vostra protezione. Il severo contrappuntista, gran fortuna, rispose, del teatro di avere un maestro come voi filosofo; ma gran disgrazia è la vostra di perdervi nel teatro in mezzo ad una turba d'ignoranti corruttori della musica. Jommelli confessava di aver molto appreso da quest'illustre maestro, e specialmente l'arte d'uscire da qualunque imbarazzo, o aridità, in cui si fosse ridotto un maestro, e di trovarsi in un nuovo spazioso campo a ripigliare il cammino, quando si credea, che più non ci fosse dove andare. Espressioni sincere, dice il Mattei, che io ho inteso più volte da lui medesimo, ed egualmente mi confessava, che al Martini mancava il genio, e che suppliva coll'arte laddove mancava la natura. Dopo di avere scritto il Jommelli nuovamente in Roma ed in Napoli con incredibili applausi, fu chiamato in Venezia, ove la sua Merope ebbe tal riuscita, che quel Governo, per quivi stabilirlo, lo diè per maestro al Conservatorio delle figliuole, per il quale scrisse varj pezzi di musica sagra, e deesi tra questi rimarcare il Laudate pueri a due cori di 4 soprani e 4 contralti, la cui esecuzione, dopo quasi 70 anni ch'è scritto, riempie tuttora di ammirazione, e di diletto e il volgo, e i dotti; egli è un capo d'opera di espressione e d'armonia. Nel 1749, scrisse l'Artaserse per l'Argentina in Roma, e l'oratorio della Passione per il cardinale di York: fu chiamato in quello stesso anno in Vienna, per scrivervi l'Achille in Sciro e la Didone. Fu incredibile il piacere del Jommelli, che desiderava di abboccarsi col gran Metastasio, prender lumi da lui, come quegli che co' suoi drammi avea contribuito a far tant'alto levare la musica. Con lui passò egli tutto il tempo che dimorò in Vienna, e vantavasi quindi molto più aver egli appreso dalla conversazione di quel divino poeta, che dalle lezioni del Feo, del Leo, del Martini. Egli stesso fatti aveva de' buoni studj e componeva con felicità de' buoni versi. Profittò ancora più dopo alcune istruzioni del Metastasio, ed ecco come della sua musica della Didone, composta in Vienna, scrisse allora quel gran poeta alla sua principessa di Belmonte: Andò in iscena la mia Didone, ornata d'una musica, che giustamente ha sorpresa ed incantata la corte. È piena di grazia, di fondo, di novità, di armonia, e sopra tutto di espressione. Tutto parla sino a' violoni, e a' contrabassi. Io non ho finora in questo genere inteso cosa, che m'abbia più persuaso. In un anno e mezzo di sua dimora in Vienna, Jommelli ebbe più volte l'onore di accompagnare al cembalo l'Imperatrice M. Teresa, la quale fece levar via lo sgabello senz'appoggio, e sostituire una sedia per lui: lo colmò di doni, tra' quali un anello col di lei ritratto guernito di grossi brillanti. Il gran Lambertini nel 1750 vacando il posto di maestro di S. Pietro, volle che l'occupasse il Jommelli, a preferenza di tanti bravi concorrenti sì romani, che esteri: ed egli nel solo spazio di tre anni, dopo i quali rinunziò a quell'onorevole posto, arricchì di moltissime carte la musica di chiesa. Può leggersene il lungo catalogo nell'elogio di lui scritto dal Mattei, a cui ci rimettiamo eziandio per il rimanente delle sue composizioni da teatro e da chiesa, scritte dopo quell'epoca per le Corti di Stuttgart, di Madrid, di Lisbona, di Torino e di Napoli. Ma Napoli questa ingrata patria, Napoli fu l'occasione della morte di sì grand'uomo. La sua Ifigenia scritta per quel teatro nel 1773, e pessimamente eseguita in sua assenza, diè campo alla malevolenza e all'invidia di scagliarsi contro al suo autore come già per vecchiezza rimbambito e disutile. Il disgusto ch'egli ne risentì, malgrado la sua filosofica moderazione, gli cagionò un accidente di apoplesia, da cui non perfettamente rimesso scrisse tuttavia il divino suo Miserere tradotto in versi italiani dal Mattei, a due voci, col solo accompagnamento di due violini, violetta e basso, capo d'opera dell'arte, ed immortale come lo Stabat del Pergolese, di cui poteva veramente vantarsi l'autore: Exegi monumentum ære perennius... Non omnis moriar. Era scorso già un anno, quando un secondo colpo di apoplesia lo tolse di vita a' 25 agosto del 1774. Fu egli di ottimi costumi, buon cristiano, buon cittadino, e di una coltura non ordinaria fra le persone del suo mestiere. In mezzo a' furori dell'invidia, ei non seppe dir mai una parola contro di alcuno: modesto ne' suoi giudizj, superiore alla rivalità non negò i dovuti elogj ai gran maestri suoi contemporanei. Egli era di grande e corpulenta persona; il dot. Burney, che lo vide ne' suoi viaggi, dice ch'ei singolarmente rassomigliava a Hendel, ma che era molto più di costui pulito ed amabile. La di lui musica si distingue per uno stile tutto suo proprio, per una immaginazione sempre feconda di nuovi concetti sempre lirici, e di voli veramente pindarici: egli passa da un tuono all'altro d'una maniera tutta nuova, inaspettata e dottamente irregolare: se pecca alle volte di troppa arte e difficoltà, la sua difficoltà è del genere di quella di Pindaro; non tutti sono in grado di comprender Pindaro e molto meno d'imitarlo. Pindaro vola per mezzo alle nubi, chi si fiderà di seguirlo? diceva Orazio. (Mattei, elog. di Jomm.) Ecco quel che conciliò al Jommelli gli elogj de' conoscitori e de' filosofi, e gli fè perdere alle volte quelli del volgo.
Jones (William), musico dei nostri giorni in Londra, ove nel 1786 diè al pubblico: Treatise on the art of music, etc. cioè: Trattato della musica, e Corso di lezioni disponenti alla pratica del basso continuo, e della composizion musicale (V. Monthly Review, 1786).
Jones (Eduardo), circa 1790, pubblicò in Londra: Musical and Poetical Relics etc. cioè: Avanzi di musica e di poesia de' poeti del paese di Galles, conservati o per tradizione, o per i MSS. autentici, che non sono stati sinora pubblicati. Quest'opera, di cui si trova una ben dettagliata analisi nel Monthly Review, mese di gennaro 1786, contiene de' materiali preziosi per l'antica storia della poesia e della musica, e del paese di Galles, su la quale evvi una particolar dissertazion dell'A. in fronte dell'opera.
Jorissen (Gius.), abbiamo di costui una Dissertazione col titolo: Nova methodus surdos reddendi audientes, Halæ 1757; nella quale vi ha molte osservazioni sulla propagazione del suono per mezzo di materie solide (Chladni, Acoust. p. 317).
Jortin, dottore in musica a Londra nello scorso secolo, di cui vi ha una lettera sulla musica degli antichi Greci, nella seconda edizione del saggio di Avison (V. Burney, Diss.).
Josquin Desprez, in latino Jodocus Pratensis, nato nel Belgico circa 1450, è stato riguardato come il più abile maestro dell'antica scuola fiamminga: ammirato da' suoi contemporanei, servì di modello a' suoi successori. I didattici del suo secolo e quelli delle generazioni d'appresso, appoggiarono i precetti loro sulla di lui autorità ed esempj. Heyden, Glareano, Zarlino, Artusi, Cerone, Zacconi, Berardi, Bononcini, e fin anco il P. Martini, a' nostri giorni, lo citano a ciascun foglio: se oggidì non è più alla cognizione che di pochi eruditi, si è perchè nello spazio di tre secoli, che sono scorsi dalla di lui morte, la musica ha subito infinite rivoluzioni: perchè generalmente i musici hanno pochissimo zelo di sapere tutto quel che riguarda la storia dell'arte loro, e perchè la mancanza di buoni libri su tale argomento, specialmente nella nostra lingua, ne renderebbe loro l'istruzion malagevole, quando anche ne avrebbero la voglia. Forkel nella eccellente sua Storia della musica (in tedesco, Lipsia 1790) dà dei lunghi dettagli intorno a Josquin e le sue composizioni. Adamida Bolsena dice ch'egli fu nella cappella pontificia al tempo di Sisto IV, cioè dal 1471 sino al 1484.