Sintesi della concezione marxista.
1) La teoria del valore.
Secondo Carlo Marx la funzione del capitale è sterile nel processo della produzione. Solo è feconda l'opera del lavoro.
Il maggior valore del prodotto è dunque il risultato esclusivo del lavoro e a questo deve appartenere. Invece iniquamente va ai capitalisti sotto forma di profitti. Il profitto è il plus-valore non pagato dagli imprenditori. La società si divide dunque in sfruttatori e sfruttati. Lo sfruttamento divenendo sempre più intenso per le esigenze della produzione, cresce la classe degli sfruttati, diminuisce quella degli sfruttatori.
Conseguente proletarizzazione crescente della società.
Quando il capitale sarà concentrato in poche mani sarà facile alla massa degli sfruttati incoscienti espropriare i pochi capitalisti e riorganizzare il sistema di produzione in modo da attribuire tutto il reddito sociale ai lavoratori.
Ora la premessa che la funzione del capitale è sterile nel processo della produzione è falsa. [pg!164]
Se la funzione produttrice del capitale fosse sterile, le industrie in cui il capitale-salario (lavoro) prevale sul capitale fisso dovrebbero dare redditi maggiori che quelle industrie in cui prevale il capitale fisso sul capitale-salario (lavoro).
Ma ciò non si osserva nella realtà!
2) La teoria del determinismo economico o materialismo storico di Carlo Marx, il quale attribuisce un valore causale al fattore economico, è quasi fallito. La scienza e il pensiero umano hanno dimostrato l'impossibilità di stabilire un rapporto di causalità tra i fattori che sono numerosissimi, di svariata potenza, tutti vivi, dinamici, e senza logica. Vi è un rapporto di interdipendenza elastica e non di causalità tra i fattori numerosi del complesso fenomeno sociale. Non dimentichiamo poi la importanza enorme dei fattori morali che sono particolarmente esplosivi e determinanti.
3) La teoria dell'unione dei lavoratori d'ogni paese. — La conflagrazione mondiale ha dimostrato violentemente l'assurdità di questa concezione unitaria fra lavoratori diversissimi, spesso opposti e nemici per interessi, per grado di benessere e per condizioni di lavoro diverse. [pg!165]