Lo Stabilimento dei Bagni, angusto e severo, conserva ancora la struttura sua medievale. Costruito assai anticamente, fu restaurato nel 1469 da Domenico Bertini di Gallicano, ascritto nel 1414 alla cittadinanza lucchese, segretario pontificio, conte palatino, ambasciatore del Papa a Venezia.
Egli, nel vestibolo, fece apporre per ricordo una pietra con una epigrafe in cui sono enumerate, con evidente esagerazione, la quale peraltro dimostra quanta fama godessero quelle acque minerali, tutte le virtù curative ch'esse posseggono.
Appunto verso quell'epoca le terme del Bagno alla Villa presero il sopravvento, non poi mantenuto, su quelle del Bagno Caldo o Bagno di Corsena: e i più si curarono in quelle, e il Vicario si trasferì in quei pressi e le principali famiglie, comprese, in progresso di tempo, quella Baciocchi e quella Borbonica, presero colà residenza e in tal modo la Villa divenne il capoluogo e la residenza ufficiale della pubblica autorità.
Da un altro dei viali che scendono giù per le falde del colle si giunge alla Chiesa anglicana, di architettura gotico-normanna, eretta nel 1839 su disegno dell'architetto lucchese Pardini, elegante edificio dalla facciata di stile veneziano, colle finestre gotiche e ornato di terre-cotte nel portico. Dal lato opposto si giunge alla chiesa principale, dedicata a s. Pietro.
Questa rimonta al secolo XII circa; ma non molte traccie rimangono della primitiva sua costruzione. L'interno ha tre navate e il soffitto è sostenuto da dieci colonne a bozzette di pietra. Vi si ammira un bel tabernacolo di marmo, del secolo XV, con sportello di bronzo ornato da un bassorilievo rappresentante un martire inginocchiato, nel momento di subire la decapitazione. Dello stesso secolo XV è il fonte battesimale. Nel centro è il sepolcreto della famiglia Lena: dietro l'altare è una moderna copia, su tavola, del Principe degli Apostoli e, a destra, una pittura del fiorentino Gasparo Mannucci (1629) rappresentante la Madonna del Rosario. Di questa Madonna la chiesa possiede una immagine d'argento, alta cm. 56 col piedistallo, del secolo XVIII: possiede pure un'antica croce processionale d'argento (sec. XV) e qualche notevole paramento di velluto e di seta. La chiesa di s. Pietro a Corsena, la cui facciata attuale fu costruita per ampliamento sopra un portico archiacuto del XIV sec., addossato alla facciata originale, venne, più che ripristinata, rinnovata in parte, e non felicemente, dall'artista Luigi Norfini tra il 1902 e il 1906. Né più felici furono le decorazioni pittoriche del Marcucci e il nuovo altare disegnato dall'arch. Domenico Martini. Contiguo alla chiesa è l'oratorio della Madonna del Soccorso. Ivi si ammirano un altare, di belle proporzioni, ad azzurro e oro, e alcuni panconi di legno, intagliati nel 1662. Accanto alla chiesa si erge il campanile, costruito nel 1693 in sostituzione all'antico. Tra il campanile e la chiesa è una pittoresca veranda con esili colonne marmoree e capitelli del sec. XIV. Presso è la cappellina di s. Marco, di origine anche più vetusta, ma ora interamente rinnovata.
Sceso un breve stradellino si giunge alla Villa che è, come ho detto, il capoluogo dei Bagni di Lucca. Ivi è il Palazzo comunale, dalla severa facciata in pietra arenaria, con un prezioso archivio di antichi statuti rurali: ivi è il Teatro, costruito nel 1790, assai elegante e grazioso: ivi il Circolo dei Forestieri, la casa Giorgi col busto dell'insigne medico comm. Giorgio Giorgi, e molte ville e case signorili, e alberghi decorosi con vasti parchi e giardini, e fondachi e magazzini e botteghe di ogni genere. Il paese della Villa è chiuso dalla parte superiore dal Ponte a Mocco che conduce alla via di S. Marcello: dalla parte inferiore si apre il gran viale che sembra una galleria verde di platani e che congiunge la Villa al Ponte a Serraglio. Anche lungo questo viale si incontrano palazzine e ville bellissime, tra le quali è degna di particolare menzione la Villa Stisted coll'attigua Libreria Circolante. S'incontra pure, a metà strada, il caseggiato in cui sono gli Ufficî postale e telegrafico e le Scuole comunali. Ma per tornare dalla Villa al Ponte a Serraglio si può anche prendere l'altra strada che fiancheggia dal lato opposto la Lima, cioè la Via Letizia, e visitare, passando, il Cimitero inglese in cui sono alcuni monumenti pregevoli. È ivi sepolta la scrittrice Ouida. Nel far questa strada si traversano il Ponte sulla Benabbiana e quello sulla Buliesima ora detto Ponte Conte di Torino.
Compiuto così il nostro rapido giro a traverso i tre paesi (Ponte a Serraglio — Bagni Caldi — Villa) che formano propriamente i Bagni di Lucca, gioverà aggiungere, a compimento del nostro discorso, che il luogo, per essere molto ombroso, è assai più fresco di quanto non comporterebbe la sua poca elevazione sul livello del mare: che gli abitanti sono eccellenti persone, di sicura onestà e di modi cortesi: che il loro aspetto fisico, specie quello delle donne, è di una inusitata gentilezza e finezza: che i loro costumi, pur essendo semplici, mostrano la consuetudine del trattare coi signori villeggianti, dal che hanno acquistato disinvoltura e scioltezza: che la lingua, a parte qualche difetto di pronunzia, caratteristico nella regione lucchese, è schietta, colorita, vivace. Come ognun sa, i contadini e i montanari di questi luoghi hanno una spiccata tendenza all'emigrazione e passano molti anni della giovinezza in America, donde tornano quasi sempre con un discreto peculio che permette loro di acquistare qualche palmo di terra e di finirvi in pace la vita. Alcuni vanno oltre Oceano per lavorare: ma i più per vendere le famose statuette di gesso note sotto il nome di Figurine belle, per virtù delle quali i Figurinai son celebri ormai in tutto il mondo. Da qualche tempo fioriscono anche sul luogo molteplici industrie: vi sono cartiere, fabbriche di polvere pirica, di tannino, di cucirini, di paste alimentari, cotonificî, filande di seta etc. etc. I principali prodotti agricoli sono il grano, il granoturco, i cereali, le olive: abbondano i lamponi, le fragole, i funghi, le castagne, le quali ultime forniscono ai poveri il principale alimento colla loro farina che adoprano per fare i nécci chiamati anche pane di legno. La corrente della Lima fornisce una notevole energia per muover molini e per generare la luce elettrica da cui è illuminato il paese. A voler ricordare tutti gli illustri personaggi che frequentarono o visitarono i Bagni di Lucca dai tempi antichi fino ai nostri, ci sarebbe da stendere una lista più lunga di quella in cui Don Giovanni notava i nomi delle donne da lui conquistate. Ci furono tempi in cui la celebrità del luogo era tale che si considerava quasi un dovere il venirvi: né v'era straniero che scendendo in Italia non avesse in nota, tra i luoghi da visitare, anche i Bagni di Lucca. Limitandoci pertanto a pochissimi nomi di visitatori antichi e moderni, ricorderemo tra le figure storiche, oltre alla Contessa Matilde, all'Imperatore Federico II e a Castruccio Castracane, Giuliano De Medici, Galeazzo Manfredi, s. Luigi Gonzaga, i cardinali Angelo De Medici e Michele Ghislieri che furon poi Pio IV e Pio V, la Duchessa di Mantova sorella di Ferdinando I imperatore d'Austria, la principessa Vittoria moglie di Ferdinando II, la principessa Caterina di Savoia, Giovanni III pretendente al trono d'Inghilterra e la sua Consorte, Giuseppina Beauharnais più tardi moglie di Napoleone, Letizia e Paolina Bonaparte, Vittorio Emanuele I, Maria Teresa vedova di Carlo Alberto, Luigi Bonaparte già re d'Olanda e padre di Napoleone III, il viceré d'Egitto Mehemet, il principe di Metternich, il maresciallo Radetzki, l'ammiraglio Tegetthoff vincitore di Lissa, la Principessa di Capoa, i principi regnanti nel Ducato di Lucca e nel Granducato di Toscana e tanti e tanti altri.
BAGNI DI LUCCA — STABILIMENTO DEL BAGNO ALLA VILLA. (Fot. Pellegrini).
CORSENA — CHIESA DI S. PIETRO: INTERNO. (Fot. Pellegrini).
Ma più ancora gioverà ricordare i letterati e gli artisti, primo fra i quali l'arguto poeta e novellatore toscano Franco Sacchetti che celebrò i Bagni di Lucca in varî sonetti, dedicati all'amico suo Michele Guinigi. Il più noto è quello che riassume e compendia i vantaggi del luogo: vantaggi che noi, nella volgar prosa moderna, la quale quando parla di stazioni balnearie prende subito un tanfo di clinica e di ospedale, chiamiamo cura idrologica, cura climatica, cura dietetica, ma che nelle pure forme poetiche trecentistiche suonan così:
Michel mio caro, s'io ragguardo bene
Il loco e la virtù di questo fonte,
I' credo che giammai sotto Fetonte
Non fusse bagno di sì dolci vene.
L'aëre fine questo loco tiene:
Fiumi corsivi a piè di ciascun monte;
Vostri costumi e vostre donne conte
Con belli e dolci canti di Sirene.
Vin, carni, pesci ed ogni frutto sano,
E ciascun'altra cosa che conforta,
Che pare il paradiso deliciano.
Qui si purga ogni morbo o e' s'ammorta:
Et oltre a questo, quel ch'è più sovrano,
Aver vostra virtù con Amor scorta.
BAGNI DI LUCCA — S. PIETRO A CORSENA: LA VERGINE E IL FIGLIO. STATUETTA IN ARGENTO. (SEC. XVIII).
Un altro sonetto di Franco Sacchetti allude ad un incidente spiacevole occorsogli nel fare una di quelle gite sul somaro o sul mulo che pare usassero anche a' suoi tempi come usano anc'ora. Questo sonetto, forse in omaggio al mulo, ha la coda: ed è pure rivolto al Guinigi, che rispose con altri versi al Sacchetti:
Sempre ho veduto che ogni diletto
Nel fine suo convien che senta pena,
Ma nol credea al Bagno di Corsena
Tanto era fisso al vostro lieto aspetto.
Com'io salii su un mulo maledetto
Subito s'erse ed annodò la schiena,
In forma che su' sassi e non su rena
Mi fece in terra angoscioso letto.
La gran percossa per sì aspro cammino
A Pescia mi condusse a scemar sangue
Dov'ebbi colpi più che San Bastiano.
Poi a Pistoja un barbier più fino
Rifece il gioco onde il mio corpo langue
Per tanti mali ed ancora non sano.
Chi dice: poni Assenzio e chi Marobbio;
Così in mio luogo fosse il vostro Gobbio!
La schiera dei letterati e poeti che frequentarono i Bagni di Lucca si illustra altresì dei nomi di Vittoria Colonna, di Michel Montaigne, di Enrico Heine, di Jules Janin, di Alfonso Lamartine, di Francesco Redi (che nella ricordata fontana di casa Buonvisi fece molti suoi esperimenti scientifici), di Giorgio Byron, dello Shelley, di Roberto e di Elisabetta Browning, del Tennyson, di Vincenzo Monti, di Agostino Cagnoli, del Giusti, del D'Azeglio, del Regaldi, dello Strocchi, del Dumas padre, di Ouida, del Carducci, della Vacaresco etc. etc. Lo Shelley, in una lettera del 10 luglio 1818, diretta dai Bagni di Lucca a M.r e M.rs Gistorne a Livorno, parla di una sua gita al Pratofiorito, aggiungendo di non riuscire a descriverne la bellezza: e dei Bagni di Lucca riportò tale impressione e serbò tal ricordo che in altra lettera dell'8 ottobre 1818 da Este affermò non essere ad essi paragonabili per bellezza i Colli Euganei, ove allor si trovava.
BAGNI DI LUCCA — S. PIETRO A CORSENA: CROCE PROCESSIONALE IN ARGENTO. (SEC. XV).
Il Regaldi dette ai Bagni di Lucca una accademia di improvvisazione nella sera dell'8 agosto 1840. Giosuè Carducci, scrivendo dai Bagni di Lucca, esclamava: qui tutto è fiamma e azzurro! — Ed Elena Vacaresco, la gentil poetessa rumena alle cui vicende palpitarono tutti i cuori gentili, associando alla celebrazione di questi luoghi il pensiero della sua patria lontana, ne magnificava le bellezze con alcuni versi che ho tentato di tradurre così:
Pei vaporosi vesperi,
Sotto il ciel trasparente od a traverso
Le chiare albe che nascono
Quasi cantando un inno a l'Universo,
La coorte fantastica
Dei sogni d'or che dal tuo cuore emana
Ai nostri cuori elévasi,
O benedetta terra di Toscana.
E par che le incantevoli
Tue valli amiche intendano il desio
E il bisogno de l'anime
Anelanti a la pace ed a l'oblio;
E che i tuoi monti vogliano
Destare a noi ne l'intimo del cuore
Quel sogno fier, che suscita
Nei fianchi loro il sol fecondatore.
Quando il giorno, che rapido
Fugge, lambisce come roseo velo
Di corallo diafano
L'ultimo lembo de l'azzurro cielo,
Se a lungo il guardo figgere
Volessi in una stella e un caro voto
Formar, mentre per l'aere
Scende filando e perdesi nel vuoto,
Me gioverebbe il chiederle
D'esser la brezza lieve e folleggiante
E, in magica vertigine,
Attraversar lo spazio in un istante:
D'esser il vento ch'esula
Di corolla in corolla; e in corsa strana
Errar tra la mia patria
E questa dolce terra di Toscana!
Ma lo scrittore che più si diffuse a trattare dei Bagni di Lucca fu il Montaigne: tanto che io debbo rimandare chi volesse averne contezza a leggere quanto egli ne scrisse nel suo Journal de voyage. Noterò solo che questo suo libro, scritto nella prima parte in francese, comincia proprio al giungere dello scrittore ai Bagni di Lucca l'uso della lingua italiana. E il Montaigne ne dà così la ragione: «Assaggiamo di parlare un poco questa altra lingua, massime essendo in queste contrade dove mi pare sentire il più perfetto favellare della Toscana, particolarmente tra li paesani che non l'hanno mescolato ed alterato con li vicini».
BAGNI DI LUCCA — S. PIETRO A CORSENA: ORATORIO DELLA MADONNA DEL SOCCORSO. BANCHI E POSTERGALI IN LEGNO INTAGLIATO. (SEC. XVII).
Venuto ai Bagni per curarsi di mal de' reni e di calcoli, il Montaigne, nel suo Diario, rende conto giorno per giorno, con ispietato verismo, delle cure che faceva e degli effetti che ne risentiva: ma anche coglieva occasione per descriver luoghi e costumi. È ben noto il suo incontro coll'improvvisatrice Divizia, la quale faceva, com'egli narra, versi di una prontezza la più mirabile che si possa, mescolandovi le favole antiche, nomi delli Dei, paesi, scienze, uomini clari, come se fosse allevata agli studî. Egli ci lasciò inoltre la descrizione dei balli contadineschi cui assisté o che fece fare, regalando galantemente le ballerine più esperte o quelle ragazze che più gli piacevano (una volta regalò un paio di scarpette ad una bella giovane fuori del ballo!) ed elogiando la loro grazia squisita, sì da esclamare: «È bella cosa e rara a noi altri francesi di veder queste contadine tanto garbate, vestite da signore, ballar tanto bene». Parla anche dei prodotti e delle industrie del luogo e della vita a buon mercato che, allora, vi si conduceva: «Si vive qui a bonissimo mercato. La libra di carne di vitella bonissima e tenerissima circa 3 soldi francesi (oggi però costa di più!). Ci fa assai trutte (trote) ma piccole. Ci sono buoni artigiani a far parasoli e se ne porta di qui per tutto. Il paese è montuoso e si trova poche strade pari. Tuttavia ce ne sono d'assai piacevoli: e fino alli viali della montagna sono la più parte lastricati. Feci dopo pranzo un ballo di contadine e ci ballai ancor io per non parer troppo ristretto[1]. In certi lochi d'Italia, come in tutta la Toscana et Urbino, fanno le donne gli inchini, alla francese, delli ginocchi».
Finalmente, a tacer d'altro, il Montaigne accenna, da acuto osservatore qual era, ai dissidî, alle inimicizie, alle divisioni che furono e sono tuttavia di tanto danno al paese e ch'egli paragona a quelle de' Guelfi e de' Ghibellini, soggiungendo: «Questo loco è pienissimo d'invidi fra li abitatori e d'inimicizie occulte, mortali, conciò che (sebbene) siano tutti parenti».
BAGNI DI LUCCA — PANORAMA DI VILLA E TORRENTE LA LIMA. (Fot. Brogi).
In tempi a noi più vicini molti furono anche i musicisti illustri che soggiornarono ai Bagni di Lucca, e tra questi il Rossini, il Meyerbeer, il Verdi, il Campana, il Tosti, il Rotoli, il Vannuccini, Giovanni Sgambati, Giacomo Puccini, Pietro Mascagni. Vi passarono anche i più reputati concertisti, che vi trovavano un pubblico numeroso e plaudente. Oggi le cose sono mutate. All'epoca dello splendore è succeduto il periodo dei decadimento, in parte dovuto alla moderna musoneria, in parte alla concorrenza di tanti altri luoghi di villeggiatura, in parte anche (bisogna riconoscerlo) all'essersi fatto troppo poco per mettere i Bagni di Lucca al corrente della vita moderna, per arricchirli di quelle comodità e di quelle attrattive che ormai tutti richiedono. Ma, se non manchi loro un nuovo impulso, i Bagni di Lucca potranno tornare all'antico splendore e riconquistare quella floridezza che per la bellezza dei luoghi e per la virtù delle acque non dovrebbe loro mancare.
***
Ma chi voglia veramente formarsi un'idea esatta della regione e veramente gustarne le molte e varie bellezze deve visitare i dintorni dei Bagni di Lucca, specialmente salendo ai paesetti molteplici che stanno come appollaiati sui monti circonvicini.
BAGNI DI LUCCA — CIMITERO INGLESE. (Fot. Pellegrini).
Una delle ascensioni che i villeggianti fanno più di frequente è quella a Lugliano: ascensione non lunga né difficile, ma che pure offre il godimento di uno stupendo spettacolo. La strada mulattiera si parte dalla Via Letizia e si arrampica su per una bellissima selva di castagni. In cima è il paese, fosco, nero ed ottuso, traversato da una lunga e stretta viuzza. Sull'origine del suo nome si hanno due diverse opinioni: ché alcuni, fondandosi anche sul fatto che lo stemma del paese reca la testa di Giano, dicono derivare da Lucus Jani, immaginando che il bosco fosse sacro a quel nume: altri da Julianus colono romano che vi avrebbe fissato la sua residenza. Oggi il paese presenta un aspetto eminentemente medievale; nessuna traccia pertanto della sua precedente, e del resto ipotetica, romanità.
BAGNI DI LUCCA — PONTE SUL TORRENTE LA LIMA E VEDUTA DI VILLA. (Fot. Brogi).
BAGNI DI LUCCA — PONTE SULLA BULIESIMA, DETTO PONTE CONTE DI TORINO.
Le memorie veramente storiche di Lugliano risalgono all'anno 825 in cui resulta feudo del vescovo di Lucca. Passò poi ai Soffredinghi e ai Corvampi, finché, nel 1244, fu donato da Federico II al Comune di Lucca.
A mezzogiorno del paese sorge un'assai vetusta Cappella che fu già la parrocchia dell'antico Castello della Cerbaja, distrutto dai Fiorentini nel 1334. Dall'altro lato si trova una piccola piazza, colla caratteristica fontana, dovuta in parte alle elargizioni di una dama e di un lord inglesi che, innamoratisi del luogo, vi trascorrevano anche l'inverno nevoso, beneficando le buone popolazioni. Del che serba memoria la seguente epigrafe apposta sulla fontana:
QUESTA FONTE A COMODO PUBBLICO
FECERO
GLI UOMINI DELLA SEZIONE DI
LUGLIANO
A PROPRIE SPESE E COI DONI
DI LORD SANDONE DI LADY BULE
A. 1775.
ATTINGA IL PASSEGGIER LA LIMPID'ACQUA,
ABBEVERI IL PASTOR GREGGI ED ARMENTI,
E I SAVI DONATOR SEMPRE RAMMENTI.
Lugliano possiede inoltre un Osservatorio meteorologico che fu istituito dal celebre Padre Cecchi: né il visitatore ometta di recarsi nel giardino Politi, dove s'erge un frassino gigantesco, tra i rami del quale sta una specie di stanza con sedili, capace di oltre venti persone.
A chi giunge sulla vetta del monte si mostrano due panorami, uno più bello dell'altro. Il primo è quello complessivo dei Bagni di Lucca, i due paesi del quale, il Ponte e la Villa, son collocati l'uno da un lato, l'altro dal lato opposto del Colle, per modo che questo Colle potrebbe dirsi, allungando amenamente l'endecasillabo dantesco,
.... il monte
per cui quelli del Ponte veder la Villa non ponno!
Ora Lugliano, che al Colle è di faccia, è tanto più alto di questo, che se ne veggono insieme entrambi i versanti e lo sguardo abbraccia contemporaneamente l'uno e l'altro villaggio, che lega insieme, come un immenso e tortuoso nastro d'argento, la Lima.
L'altro panorama poi si vede più acconciamente dall'estremità del paese, ove si trova la chiesa, ed è quello della valle del Serchio, che si allontana e si perde fino nelle vallate della Garfagnana inferiore, tempestate di paeselli graziosi.
***
Coloro che amano le più lunghe escursioni, giunti a Lugliano, proseguono la via per recarsi al Romitorio Delle Pizzorne, posto su quelle montagne da cui nasce il torrente Pizzorna che finisce poi nella Lima. Si prende uno stradello assai stretto che, sempre salendo, conduce ad un luogo detto Falciprato. Da quel luogo lo stradello comincia a pianeggiare e quindi è men faticoso. S'incontra, avanzando, la chiesa di S. Bartolommeo che mostra nell'architettura la sua antichità. Quivi la strada, ora si distende tra floridi campi, ora gira sull'orlo della montagna, producendo un brivido a chi guardi nel fondo. Sparsi qua e là appaiono tugurî di montanari e capanne di pastori: ad ogni passo, freschi ruscelli cristallini, che scendono romoreggiando tra i vasti silenzî: qua, caverne scavate nella roccia viva e macigni spaventosi; là, verdi prati e poggi ridenti. Finalmente si perviene al Romitorio. La chiesetta ha un dolce e poetico titolo, quello della Madonna della neve. E certo, trovandosi lassù nel cuor dell'estate, vien fatto di pensare all'aspetto che deve presentare quel luogo nella stagione più cruda, quando tutto lo copre la neve. Vi stava, in altri tempi, un vero e proprio eremita, un buon cappuccino che ospitava i rari passanti e correva in soccorso di chi si trovasse in pericolo, ciò che non di rado accadeva, quando le nevi cancellano ogni orma di guida, ogni indicazione di strada e, gelandosi, divengono assai pericolose, specie nei punti in cui bisogna girare sul ciglio della montagna sospeso su profondi burroni. Anc'oggi vi è lassù un eremita: ma un eremita... moderno, con moglie e figliuoli, che presta volentieri ai visitatori qualche seggiola e una tavola per far colazione! Raggiunta finalmente la vetta delle Pizzorne, buona parte della Toscana si svela allo sguardo: nel mezzo appare Lucca, rotonda, cerchiata dalle sue celebri mura: nel lontano si disegna tra le brume Firenze: in fondo, brilla una striscia lucida e scintillante... il mare! il mare!
BAGNI DI LUCCA (DINTORNI) — LUGLIANO: PIAZZA. (Fot. Pellegrini).
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Sul monte rimpetto a Lugliano è un altro paese meritevole di esser visitato, Benabbio; al quale, oltre che per la via mulattiera, si può, da qualche tempo, accedere per la bella strada carrozzabile che dovrà in avvenire andar fino a Pescia, congiungendo così la Val di Lima alla Val di Nievole.
BENABBIO — PIAZZA E FIANCO DELLA CHIESA. (Fot. Pellegrini).
Benabbio è un borgo importante, ove il soffio del progresso è giunto colla istituzione di una scuola agraria, di una biblioteca circolante, di una scuola di musica. La chiesa principale, dedicata all'Assunta, è assai interessante. Come appare dall'esame delle varie sue parti e come si rileva da alcune iscrizioni, fu costruita in tre epoche diverse: la parte centrale, nel 1338; le altre, respettivamente, nel 1529 e nel 1534. Nel seicento, fu, secondo il solito, guastata e ritinta, e venner chiuse le luci di varie finestre. Il coro vi è stato aggiunto da pochi anni. La chiesa, a tre navate, possiede un pregevole trittico (sec. XV), rappresentante la Vergine, il Figlio e quattro Santi, e una tela raffigurante la Madonna dei dolori, tela che ha una ricca cornice dorata e scolpita, del secolo XVII, di scuola toscana. Meritano pure di essere osservati: il Fonte battesimale col suo caratteristico bassorilievo in cui è figurato il Battesimo di Gesù e colla bella cancellata quattrocentesca in ferro battuto, a quadrilobi, riadattata per questo luogo forse posteriormente: inoltre una croce processionale in argento e due statue scolpite in legno della fine del XIV secolo, rappresentanti l'Angelo annunziatore e la Vergine; quest'ultima danneggiata perchè ridotta in progresso di tempo a «manichino». Per l'antichità dell'architettura sono anche notevoli: la piccola chiesetta che s'incontra prima di arrivare al paese, e l'altra della Compagnia della Vergine che ha un discreto dipinto rappresentante la Madonna col Bambino.
BENABBIO — CHIESA DELL'ASSUNTA. STATUA IN LEGNO DELL'ARCANGELO GABRIELE (SEC. XIV) — STATUA IN LEGNO DELLA VERGINE (SEC. XIV).
Dal paese si può ascendere fino al così detto Castello, i cui ruderi cingono ora la chiesa di S. Michele, ove è il ricordo delle numerose vittime che anche in quei luoghi fece nel 1855 il cholèra. Il Castello era stato costruito dai Lupari, signori di Benabbio, dei quali fu Luparo Lupari, poeta, amico di Castruccio Castracane, che lo aiutò a riconquistare il potere toltogli nel 1306 dai Guelfi; ma poi lo destituì, geloso della supremazia che esercitava sul popolo. Veramente mirabile è lo spettacolo che da quell'altura si gode, potendo l'occhio abbracciare una vasta serie di montagne e di valli e posarsi su ben venticinque paesi, bizzarramente sparsi all'intorno. Sullo stesso monte di Benabbio, più in basso, è il Belvedere, donde è stata recentemente derivata, pei Bagni di Lucca, una conduttura di purissima acqua potabile. Né molto lontano, ma sopra diversa montagna, è il paese di Brandeglio, sulla piazza del quale è un oratorio con lavori in bronzo molto apprezzati. La chiesa ha un bel quadro rappresentante l'Assunta, attribuito allo Zacchia, una croce col Cristo, tutto in massello d'argento squisitamente lavorato. Per andare a Brandeglio dai Bagni di Lucca si passa dinnanzi a Villa Diana, così chiamata dal torrente che la fiancheggia precipitando in una spumeggiante cascata. Ivi abitò, nel 1866-67, il conte Teleky, esiliato dall'Austria, che la rese centro politico e luogo d'incontro de' suoi partigiani, che di là corrispondeva con Garibaldi, con Victor Hugo, con Kossuth, e che poi, com'è noto, combatté a fianco dell'eroe di Caprera contro gli Austriaci per l'indipendenza d'Italia.
BENABBIO — CHIESA DELL'ASSUNTA: FONTE BATTESIMALE (PARTICOLARE DEL CANCELLO IN FERRO).
Altro punto di partenza, o di ritorno, per Brandeglio può essere il luogo detto Le Fabbriche, così chiamato dai varî opificî che vi si trovano. Passato il quale s'incontrano le montagne su cui sono Casabasciana e Crasciana, donde si va al Battifolle.
***
Casabasciana, che fu anticamente un castello, possiede una chiesa bellissima, tutta in pietra serena, con logge formate da colonnine: l'interno è a tre navate con archi a sesto acuto e il coro è sorretto da belle colonne di pietra. La chiesa di Casabasciana fu fatta costruire, secondo la tradizione, dalla Contessa Matilde. Meno antica, poiché risale al secolo XV, è la chiesa dell'altro paese che, passato il torrente Granchio, s'incontra, cioè di Crasciana: ma vi si ammira un pregevole bassorilievo Robbiano raffigurante l'Annunciazione. Vicina vi è una cappella con moderne pitture del Tofanelli.
Da Crasciana, traversata la macchia del Sargentino, si arriva al Battifolle, antico fortilizio che tutti i Comuni della vallata erano obbligati a custodire a vicenda. Ivi era l'antico confine tra il Fiorentino e il Lucchese. La vista, come può immaginarsi, è stupenda. Da torno si elevano gli Appennini, formando una successione di monti che
si rincorrono fra loro
fin che sfumano in dolci ondeggiamenti
entro vapori di viola e d'oro.
Da ogni parte si scoprono alte giogaie, valli fresche e ubertose solcate da nitidi fiumi, rocce nude e profondi burroni, macchie selvose e praterie verdeggianti, paesi innumerevoli, sparsi qua e là, tutti aggruppati intorno alla loro pieve, dalla quale partono i suoni delle campane che si rispondono da una chiesa all'altra, con varietà di toni e di ritmi, mescendosi in una dolce e malinconica armonia che si diffonde solennemente all'intorno.
I paesi di cui ho fatto menzione fin ora, tutti appartenenti al Comune dei Bagni di Lucca, son situati sulla riva sinistra della Lima. Giova ora andare dall'altra riva e visitare rapidamente i paesetti sparsi sui monti che da quest'altro lato circondano i Bagni di Lucca e che pur fanno parte del lor territorio. Prima però di salire sui monti, convien ricordare il piccolo borgo di Fornoli, antico feudo dei Soffredinghi, ove era un castello che i Lucchesi distrussero nel 1187. Fornoli è presso al confluente della Lima col Serchio ed in prossimità dell'elegante ed elastico Ponte di ferro. Oggi è là la stazione ferroviaria dei Bagni di Lucca.
Dal luogo del Ponte a Serraglio detto a Lima, e che ho già ricordato, si sale su a Granajola, grosso borgo disteso sulla vetta del monte e derivante dal grano il suo nome, comune del resto ad altri villaggi. Nella sua chiesa, che data dal secolo XII e che è dedicata a s. Michele, oltre ad un quadro raffigurante il Santo protettore e ad una piccola tavola con l'immagine della Vergine e del Bambino, si ammira un antico Crocifisso di legno a metallo sbalzato, opera della fine del secolo XIII. In Granajola vide la luce uno dei più antichi musicisti lucchesi, Nicolò Dorati, nato nel 1513 morto nel 1593, autore di madrigali, di salmi e di altre composizioni profane e chiesastiche che contribuirono ad affermare in quel tempo il primato della scuola italiana su quelle straniere.
GRANAJOLA IN VAL DI LIMA — OPERA DI S. MICHELE: CROCE PROCESSIONALE IN METALLO (SEC. XIII). (Fot. Alinari).
Da Granajola non è lungo il cammino ai varî paesi che formano i così detti Monti di Villa. Prima s'incontra la Pieve, pittoresco villaggio, da cui si accede al vero e proprio Monte di Villa (l'antica Villa Terenziana), composto però di tre diversi gruppi respettivamente chiamati Bugnano, Luniano e Colichi. Di artistico vi ha da notare soltanto la chiesa di Luniano, ricca di marmi nei molteplici altari, di pitture d'ignoti e di bei paramenti sacerdotali, tra i quali primeggiano una pianeta e un piviale. Graziosa è anche la solitaria chiesina di Focecolonia.
BAGNI DI LUCCA — MONTI DI VILLA. (Fot. Pellegrini).
Bugnano fu patria al noto educatore e patriotta Matteo Trenta, ad onore del quale fu collocata una lapide nella casa in cui nacque. Dai Monti di Villa giova passare a Riolo e di là tornare, pel Molino di Fronzola, ai Bagni di Lucca.
Altro e più importante gruppo è quello formato dai molteplici paesi che assumono nel complesso il nome di Controneria. Chi vi si rechi dai Bagni, traversa, oltrepassata la Villa, il luogo detto Palmaja, ove Castruccio Castracane aveva fatto costruire un ponte che il tempo distrusse: incontra il torrente Refubbri, le chiesette della Madonna di Refubbri e di S. Lucia, il paesello di Guzzano e giunge quindi alla Pieve di Controne ove erano anticamente un monastero ed una fortezza di cui vedesi ancora il vallo. La chiesa ha un bel quadro dell'Assunzione, un altro che imita il Volto Santo di Lucca e un terzo della Madonna del Rosario. Accanto alla chiesa è una torre, di costruzione moderna, dalla cui cima si scopre un esteso e bellissimo panorama che abbraccia quasi tutti i paesi già ricordati e attornianti i Bagni di Lucca e, inoltre, parte della valle del Serchio verso la Garfagnana. Dalla Pieve di Controne dipendono altri paesetti minori, quali Guzzano, Vetteglia, Gomereto: mentre altri, tra cui Mobbiano e Longojo, dipendono dal paese di S. Gemignano che ha una chiesa antica e pregevole; ed altri finalmente, quali La Cappella, Vizzata, Cembroni, Livizzano, Cocolaio, dipendono dal terzo e per noi più interessante tra i paesi grossi della Controneria, cioè da San Cassiano di Controne.
BAGNI DI LUCCA — MONTI DI VILLA: CHIESINA DI FOCECOLONIA. (Fot. Pellegrini).
Questo villaggio possiede una chiesa bellissima, che è stata dichiarata monumento nazionale e che è di antichissima costruzione, giacché fu edificata nel secolo X circa, nel luogo ove narrasi già esistesse un tempio di Diana. Più tardi venne ampliata. La facciata, del secolo XIII, fu fatta con marmi estratti dai monti vicini ed è ornata di sculture, con colonnine e con archi, tra i quali il più notevole è quello sulla porta centrale. Vi si possono osservare una processione di animali e, al di sotto, tre figure rappresentanti Gesù fra i due ladroni. Di questi, l'uno, quello pentito, è in attitudine di essere sollevato verso il paradiso; l'altro in atto di cadere all'inferno.
L'interno della chiesa è semplice, severo, solenne: vi aggiunge carattere di austerità il pavimento con formelle a intagli geometrici in pietra dura nera, pur trovata nelle vicinanze. Dieci colonne massiccie con capitelli arcaici sostengono il soffitto e sulla terza di esse, a destra, è dipinta l'immagine di santa Lucia: varî emblemi sono scolpiti sulle pareti del tempio. Sul fonte battesimale spicca una grande aquila romanica di pietra che tiene fra le zampe un coniglio.
BAGNI DI LUCCA (DINTORNI) — MONTI DI VILLA: RIOLO. (Fot. Pellegrini).
Recenti e ben intesi restauri consolidarono il campanile, costruttivamente anteriore alla facciata: fu ripristinata la tettoja a capriate e riaperta la porta di tramontana. La parte absidale è del sec. XVIII. È da augurarsi che nuovi lavori rimuovano questa bruttura, così che la chiesa torni in modo compiuto al suo primitivo carattere.
S. GEMIGNANO DI CONTRONE — PIAZZA. (Fot. Pellegrini).
Tra gli oggetti preziosi che si conservano nella sacrestia è da ricordare un Crocifisso d'argento, alto 44 centimetri, con le figure del Redentore nel mezzo, della Vergine, di s. Pietro e di s. Paolo intorno e, nella parte posteriore, gli emblemi dell'agnello, dei quattro Evangelisti e la figura di s. Paolino primo vescovo di Lucca. Notevoli paramenti del sec. XVII, due candelieri in ferro battuto, ceramiche, coperte perugine e più statue scolpite in legno. Tra queste un s. Martino a cavallo del XV secolo: opera più unica che rara, e degna di essere accolta in un museo. Di grande interesse sono pure le statue della Vergine e dell'Angelo annunziatore, dovute forse a un maestro pisano.
S. CASSIANO DI CONTRONE — LOCALITÀ DETTA VIZZATA. (Fot. Pellegrini).
Da S. Cassiano si può proseguire per la celebre vetta del Pratofiorito, alta 1298 metri sul livello del mare, ma più che altro famosa per la sua singolarità e per la bellezza della veduta che di là si scopre. Chi la osserva dal basso non comprende certamente il suo nome: ché non potrebbe invero immaginarsi montagna più rocciosa, più arida, nuda e priva di vegetazione. Ma a chi giunge sul culmine si distende improvvisamente dinanzi, oasi incantevole, un vasto altipiano che, specialmente nei mesi di maggio e di giugno, è tutto smaltato di fiori, occhieggianti colla vivezza delle loro tinte in mezzo al verde smagliante dell'erbe: fiori ed erbe che i botanici raccolsero e studiarono e di cui il dottor Giannini compilò un catalogo, pubblicato in appendice al libro del Carina sui Bagni di Lucca, al quale potrà ricorrere chi s'interessa di simili studî. Noi starem paghi ad ammirarli vivi sul luogo, sotto la luce del sole che li investe e li accende e ne rende più ardenti i colori; ed anche a valercene come di molle tappeto per riposarci dalla fatica della non breve ascensione. E là sdrajati, ci sarà dolce ricordare come piacesse a Franco Sacchetti immaginare che questi luoghi fossero dimora alle vaghe montanine pastorelle da lui cantate così soavemente, in quei versi nei quali è pure esplicitamente nominato il Pratofiorito:
Noi stiamo in Alpe presso ad un boschetto;
Povera capannetta è il nostro sito,
Col padre e con la madre in picciol letto.
Torniam la sera dal Pratofiorito
Dove Natura ci ha sempre nodrito.
Guardando il dì le nostre pecorelle.