La flora delle Prealpi Giulie Occidentali e i suoi elementi più rari. La flora delle Prealpi Giulie Occidentali è nota solo in modo incompleto e saltuario[60]. Accanto a territori accuratamente perlustrati, come i dintorni di Gemona, S. Pietro, Buttrio, Cormons, Gorizia, S. Daniele e Fagagna, abbiamo plaghe quasi ignote, come i bacini superiori della Torre, del Cornappo, del Grivò, del Corno e dell'Judri; e, dal poco che ne sappiamo, non sembra davvero che queste siano le più scevre d'interesse e povere di flora. Le nostre cognizioni son monche sopra tutto nelle variazioni e nelle piccole specie; talchè, sopra 1750 forme vegetali che sappiamo crescere spontanee nella regione considerata, appena 500 spettano a queste minori entità tassonomiche[61].
Malgrado le ampie lacune, possiamo tuttavia stabilire fin d'ora le principali linee fitogeografiche del territorio. Il quale, prossimo al confine tra le due province italiana ed illirica, partecipa in varia guisa dei caratteri botanici dell'una e dell'altra; e, mentre per la sua storia neogenica e la sua vicinanza all'Adriatico serba vestigia di una già ricca flora mediterranea, le sue vicende nel quaternario antico e i legami con i massicci alpini hanno contribuito a popolarlo di elementi propri dell'alta Europa centrale.
Tali motivi, e sopra tutto la posizione geografica eccezionalmente favorevole, mentre spiegano la notevole ricchezza di flora delle nostre Prealpi[62], ci fanno pure intendere come possiamo quivi trovare e il limite orientale di diffusione di qualche forma (ad es. l'Euphorbia carnica Fiori), e il limite occidentale di altre parecchie (quali Cerastium sonticum Beck, Spiraea ulmifolia Scop., Astrantia carniolica W., Hacquetia Epipactis D. C., Rhamnus rupestris Scop., Homogyne silvestris Cass.). Vi è quindi più spiccato che non in Carnia il carattere di transizione che ha la flora dell'intero Friuli e che assume qui un particolare rilievo. Sono invece due soltanto i vegetali la cui area geografica non si estende oltre i confini della regione in esame: Gentiana rhaetica Kern. var. candida De Toni in Gort., propria dell'anfiteatro morenico del Tagliamento, e Senecio pseudo-crispus Fiori, delle colline eoceniche orientali. Accanto a questi vanno ricordati, perchè endemici del Friuli, Polygala forojuliensis Kern., Gentiana sturmiana Kern. var. pseudo-pilosa Gort., Leontodon Brumari Rchb., Hieracium Gortanianum Arv.-T. et Belli; nonchè, honoris causa, Alyssum petraeum Ard. e Medicago Pironae Vis., che, noti oggi in più larga plaga, furono scoperti quello dall'Arduino sulle rupi di Gemona, questa dal Pirona sulle rocce del Mataiur.
Le diverse zone di flora. Studiando la distribuzione verticale delle piante nelle Prealpi Giulie, vediamo rappresentate largamente quattro regioni botaniche: submontana, montana, subalpina e alpina. A queste è da aggiungere la mediterranea, cui appartiene, come i non lontani rilievi del Carso, almeno una gran parte dell'isolato Colle di Medea. Convien dir subito che i caratteri della tipica flora mediterranea sono qui attenuati, e che essa vi è prevalentemente rappresentata da elementi sparsi o da piccole colonie piuttosto che dalle associazioni sue proprie; ma non per ciò è meno interessante questa località, come la più settentrionale, forse[63], a cui giunga la flora che abbellisce le coste del mare nostrum.
La regione submontana abbraccia per intero il Coglio e l'anfiteatro morenico; comincia a restringersi nel bacino del Natisone, si riduce nel bacino della Torre, e, passato Osoppo, si assottiglia ancor più lungo il Tagliamento fino a lambire soltanto il piede delle Prealpi e a perdersi nel greto della Fella vicino alla sua confluenza. I caratteri di questa zona, varia più di ogni altra per costituzione del suolo e modellamento del rilievo, sono tutt'altro che uniformi. Intensamente coltivata nella parte più meridionale, ancora selvaggia a settentrione, coperta di castagni nell'alto Cividalese e di querceti sui dossoni aridi prevalenti a nord-ovest, talora rupestre come attorno a Gemona e sparsa altrove di paludi e torbiere come fra le cerchie moreniche, e abbellita dai due soli bacini lacustri del territorio, la regione submontana ha largamente rappresentate le più diverse stazioni, che vi si succedono e alternano in modo saltuario. Per l'intervento dell'uomo, pascoli e prati abbondano, e non piccola è l'area occupata dalle colture e dalle specie arvensi e ruderali; ma il fattore antropico, a differenza di quanto avviene nella pianura, si aggiunge per lo più agli altri senza soverchiarli e lasciando così largo campo libero di diffusione alla flora spontanea. Si spiega in tal modo come nella regione submontana troviamo quasi tutte le specie più rare, interessanti e caratteristiche del territorio.
Poco minore della precedente è l'area della zona montana. Il suo limite inferiore, oscillante in generale intorno ai 400 metri s. m., si innalza talvolta fino a 500 nei luoghi meglio esposti, come a nord di Gorizia e sul monte Bernadia, e scende fino ai 250 al piede dei monti dolomitici e nelle gole chiuse, come la stretta di Pradolino. Si spinge in alto a 1500 o 1600 metri, elevandosi di rado a 1700 nelle posizioni meglio favorite e retrocedendo di qualche centinaio di metri sulle pendici più ripide volte a settentrione. È da notare la poca altitudine di questi limiti, che è generale per tutto il Friuli e si collega a tutta una serie di fenomeni e di problemi degni di studio. Ma su ciò non possiamo fermarci. Entro i confini accennati, spettano alla regione montana quasi tutte le cime meridionali a cominciare dal m. Corada, gran parte del bacino del Natisone, quasi per intero i gruppi dolomitici. L'essenza forestale dominante è il faggio, a cui si mescolano sovente larici e abeti. Presso il limite con la regione submontana, nella zona del faggio può penetrare anche in massa il castagno, come in alcuni punti del Cividalese, o sostituirsi al faggio il consorzio del pino (Pinus silvestris e P. nigricans), come sulle falde montuose che prospettano il Tagliamento. Passando alla vegetazione erbacea, va ricordato, accanto al consorzio del pino, quello della Centaurea rupestris, che, associata alla Spiraea decumbens e alla Scabiosa graminifolia dà una fisonomia caratteristica alle grandi conoidi dolomitiche. Elementi non privi di interesse ha la flora rupestre, sviluppata sopra tutto al nord; fra i prati e pascoli meritano particolare ricordo quelli del Quarnan e del Mataiur, esaurientemente studiati.
A questi ultimi, sul Mataiur ove è ridottissima la vegetazione arborea e arbustacea, seguono con passaggi lenti e graduali i pascoli della regione subalpina. Essa domina in un territorio così poco esteso, da occupare, insieme con la regione alpina, 3⁄100 appena dell'intero distretto. Le appartengono infatti soltanto le cime del Mataiur e dello Stol, e delle creste Cianipon-Gran Monte e Plauris-Musi; e solo in quest'ultima le piante esclusive della regione alpina abbelliscono le vette supreme. Si tratta però in ogni caso di associazioni vegetali povere e poco variate, anche per l'uniforme natura del suolo. Gli arbusti subalpini non dànno al Mataiur che cespugli isolati di alni; su tutte le altre montagne più alte domina il mugo associato col Rhododendron hirsutu. Molti i pascoli, ma in prevalenza sassosi e legati quindi strettamente alla flora rupicola; manca invece la vegetazione palustre. Con tutto ciò, l'insieme delle piante subalpine e alpine è tutt'altro che scarso e non privo di interesse; vi si notano elementi di rarità eccezionale, e alcuni sembrano mancare agli altri monti friulani. Così Cerastium subtriflorum, Beck, Arabis serpyllifolia Vill., Astrantia carniolica W., Hladnikia Golaka Rchb.
Relitti glaciali e mediterranei. Se è ristretto il campo ove domina sovrana la flora propria dei luoghi elevati, son però innumerevoli i punti in cui essa manda lontane propaggini o ha lasciato sparse colonie. Queste e quelle, per la loro frequenza particolare nei monti dolomitici, si possono spiegare in gran parte con la facilitata discesa offerta da simili terreni agli elementi microternaici; ma in parte devono l'origine loro anche a un altro fenomeno. Tutta quanta la zona submontana, massime nell'anfiteatro morenico del Tagliamento, è sparsa di vegetali termofughi o psicrofili (propri delle regioni montana o subalpina), che vi si trovano ora isolati, ora in gruppi e colonie anche assai numerose. Quando si noti che fatti analoghi ci mostra altresì la pianura friulana, e che perfino il nostro lido marittimo è abbellito da piante che hanno sui monti la loro abitazione consueta, non si può disconoscere a tutto ciò una causa comune. E tale causa va ricercata nella storia geologica della regione, che nel quaternario antico fu invasa e ricoperta a lungo da immensi ghiacciai.
Ma prima delle invasioni glaciali le nostre colline, lambite dal mare, erano coperte da una flora di tipo piuttosto caldo; e questa flora, benchè ricacciata e in massima parte distrutta nel periodo frigido, potè in qualche punto meglio riparato resistere o rimmigrare più tardi. Testimoni di tali vicende sono alcune specie schiettamente mediterranee, che vivono tuttora sui colli di Quisca, Gorizia e Cormons, e per Albana, Faedis, Tarcento si spingono fino a Gemona lungo l'antichissima costa del golfo friulano.