Tav. LV — Psalliota pudica Viv. (Pratajuolo pudico)
Bresadola dis.Lit. G. Zippel Trento

Spiegazione delle figure: a-b Funghi in vario grado di sviluppo. c Fungo sezionato. d Basidii. e Spore.

Genere Hypholoma.

Funghi carnosi con cappello e gambo, senza volva, ma con velo membranaceo o più raramente a guisa di tela di ragno, aderente al margine del cappello come una frangia; tessuto del gambo omogeneo con quello del cappello; lamelle da prima bianche, poi colorate, con tinta carnicina o fosco-violacea oscurantesi nel fungo maturo, attaccate al gambo; spore ellittiche, liscie, fosco-porporine, liscie.

Hypholoma fasciculare Huds. — Tav. LV a.

Ital. Agarico fasciculato. Franc. Agaric doré, Agaric en touffe. Ted. Schwefelkopf.

Ha cappello carnoso, da globoso convesso-spianato o umbonato, color giallo-zolfino, col centro ocraceo-fulvo; lamelle molto spesse, strette, sinuato-attaccate al gambo, color zolfino, poi verdeggianti; gambo cilindrico, fistoloso, giallo-citrino, fibrilloso o a piccoli fiocchi, presto svanenti; velo fibrilloso, sovente appendicolato al margine del cappello e lasciante un circolo annulare intorno al gambo; carne gialla, al taglio talora con tinta carnicina, di sapore amaro forte ed odore non grato; basidii clavati, 20-25 × 6-7 µ.; spore ellittiche, fosco-violacee, 6-8 × 3½-4 µ.

Cresce in grandi cespi sui tronchi degli alberi o in vicinanza sulla terra, dall'aprile al novembre.

È specie ritenuta venefica, benchè casi di avvelenamento letali, prodotti da questo fungo, non se ne conoscano. Dalle esperienze finora fatte si ebbe a constatare che mangiato in quantità produce vomito e mal di capo. Per chi lo considera superficialmente può essere confuso coll'Armillaria mellea (Tav. XX) la quale è affatto innocua e ricercata come cibo; consideransi quindi bene le figure e le diagnosi per non confonderli.

Tav. LV a — Hypholoma fasciculare Huds. (Agarico amaro)
Bresadola dis.Lit. G. Zippel Trento

Spiegazione delle figure: a Cespo di funghi. b Individuo staccato e visto dalla parte inferiore. c Individuo sezionato. d Basidii. e Spore.

Genere Coprinus.

Funghi con cappello e gambo, molto tenui, esilissimi, veliformi, con anello o senza, ma non volvati; tessuto del cappello distinto da quello del gambo; lamelle membranacee che tosto si sciolgono in un succo nero simile a inchiostro; spore generalmente obovate, liscie, nere.

Coprinus atramentarius Bull. — Tav. LVI.

Ital. Coprino atramentario. Volg. Fong del salgar, Fong della salezza (Trentino), Pisciacani (Rimini). Franc. Agaric atramentaire. Ted. Falten-Tintling.

Ha cappello da obovato campanulato-espanso, colore grigiastro-cinereo, coperto al centro di squame viscose, fulve, col margine da prima lobato, poi lacerato-solcato; lamelle spesse, larghe, verso il gambo attenuato-libere, ventricose, di colore da prima bianco-sporco, poi carnicino-fosco, indi nereggiante, scioglientesi in un lattice nero; gambo cavo, sopra l'anello bianco e fibrilloso, sotto l'anello concolore, glabro o più spesso a piccole squamette del colore di quelle del cappello; anello incompleto, molto basso, verso la base del gambo nel fungo perfettamente sviluppato, manifesto per un circolo rilevato; carne del cappello con tinta carnicino-fosca, del gambo bianca, di sapore ed odore grato; basidii clavati; spore ovato-allungate, di colore fuligginoso, 10-12 × 6-7 µ.

Nasce a grandi cespi in suolo pingue, per lo più vicino alla radice degli alberi, lungo le strade di campagna, gli argini dei campi, dei prati ecc. Nei dintorni di Trento è molto frequente in Campo Trentino e Briamasco, agli argini dei campi sotto i pioppi e salici dalla primavera all'autunno.

È specie considerata mangereccia ed ha veramente buonissimo gusto. La carne è tenera, subito cotta e di facile digestione, ma conviene scegliere individui giovani, escludendo assolutamente quelli che incominciano a sciogliersi in un succo nerastro, i quali sono pericolosissimi e producono avvelenamenti.

L'egregio signor d.r Fr. Rigos, medico distrettuale superiore in Cles, mi riferiva che questo fungo causò dei sintomi d'avvelenamento assai intensi e del tutto speciali in varie persone. Anche il d.r Cadonna e il d.r Catoni mi assicurarono di avere essi talvolta sofferto dei gravi incomodi col cibarsene, specialmente quando al pasto facevano uso di vino nuovo, mentrechè non ebbero mai a soffrire bevendo soltanto acqua.

L'analisi chimica del Coprino atramentario, per quanto mi consta, non fu ancora fatta, e perciò non posso asserire se contiene elementi velenosi o meno: però visto che da molti si mangia impunemente e che dagli autori fu finora considerato esculento senza menomamente indicarlo sospetto o pericoloso in qualche circostanza, ritengo che i casi di avvelenamento indicati più sopra debbano attribuirsi a formazioni tomainiche prodotte dal principio di decomposizione del fungo, il quale incomincia a dissolversi in un lattice nero ancora prima del completo sviluppo. Deve essere quindi facile riscontrare nello stesso traccie dei veleni delle sostanze putrefatte, che appartengono appunto alla tomaina, dalla quale dipendono certamente i sintomi di avvelenamento riscontrati nelle persone che se ne cibarono senza dubbio quando era già subentrato un inizio di putrefazione.

Tutto considerato però, è da sconsigliarsi affatto l'uso di questo fungo per la difficoltà di conservarlo anche per breve tempo senza che entri in dissoluzione.

Tav. LVI — Coprinus atramentarius Bull. (Coprino atramentario)
Bresadola dis.Lit. G. Zippel Trento

Spiegazione delle figure: a Gruppo di due individui in vario grado di sviluppo. b Individuo sezionato a cui fu tagliata la parte inferiore del gambo. c Basidii. d Spore.

Genere Gomphidius.

Funghi carnosi con cappello e gambo, senza anello e volva; gambo munito alla sommità d'un velo fioccoso-viscoso da sembrare un anello; tessuto del gambo contiguo a quello del cappello; lamelle mucilaginose, di colore fuligginoso, scorrenti sul gambo; spore a mandorla, molto allungate, liscie, di color ombrino.

Gomphidius viscidus Linn. — Tav. LVIII.

Ital. Chiodello. Volg. Ciodo, ciodeto, ciodeti. Franc. Gros-clou-rouge. Ted. Klebiger Blätterschwamm.

Ha cappello da ovato conico-convesso, indi piano-umbonato, coi margini nel fungo giovane involti verso le lamelle e coperti da un velo filamentoso che li unisce al gambo, leggermente viscoso a tempo umido, glabro, liscio, di colore quadrello scuro, con tinta sovente rosso-vinata e poi macchiato di nero, in età tutto color terra d'ombra; lamelle assai distanti, scorrenti sul gambo, forcate o ramose, di colore rossastro, annerantesi; gambo solido, eguale o attenuato alla base, del colore del cappello o giallastro, fibrilloso o coperto da piccole squame nel fungo giovane; carne del cappello giallastra e ai lati rosso-quadrello, del gambo pure giallastra e alla base colore rabarbaro, senza odore o sapore speciale; cistidii allungati, 100-130 × 15-17 µ.; basidii clavati, 50-55 × 8-10 µ.; spore 16-18 × 6-7 µ.

Nasce dovunque, ma a preferenza nelle pinete, sparso qua e là senza ordine speciale, dall'agosto al novembre.

È specie mangereccia e di buon gusto. La carne, benchè un po' fibrosa nel gambo, è tenera e presto cotta. Non si può confondere con qualità venefiche. Anche le altre specie del genere Gomphidius, come il Gomph. glutinosus, Gomph. roseus e Gomph. maculatus sono innocue, ma non raccomandabili perchè troppo coperte di glutine, il quale riesce indigesto.

Tav. LVIII — Gomphidius viscidus Linn. minor. (Chiodello)
Bresadola dis.Lit. G. Zippel Trento

Spiegazione delle figure: a-c Fungo in vario grado di sviluppo. d Individuo sezionato verticalmente. e Cistidii. f Basidii. g Spore.

Famiglia delle Poliporacee

Genere Boletus.

Funghi carnosi, muniti di cappello e gambo, con anello o senza, ma non volvati; imenio, cioè la parte inferiore del cappello, formato da uno strato di tubetti saldati insieme, facilmente staccabile dalla carne del cappello; bocche dei tubetti, che si chiamano pori, rotonde o angolate; spore giallognole, per lo più a forma di mandorla allungata e liscie; raramente globose o ovate e con episporio granuloso o aculeato.

Boletus luteus Linn. — Tav. LXXXV.

Ital. Boleto giallo. Volg. Fong delle caure, Brisa falsa. Franc. Cèpe jaune. Ted. Butterpilz.

Ha cappello da emisferico piano-convesso, da prima coperto di un glutine fosco-cioccolata o violaceo-scuro, poi giallastro più o meno carico a seconda dell'età o del tempo umido o asciutto; tubi gialli, cogli orifizii (pori) del medesimo colore ma che si oscurano nel fungo adulto; gambo solido, cilindrico, talora un po' ingrossato alla base, fornito di anello membranaceo, bianco o con tinta violaceo-cioccolata nella parte inferiore, che poi svanisce lasciando un circolo scuro intorno al gambo, il quale è giallo sopra l'anello e punteggiato di granelli oscuri e sotto l'anello brunastro; carne molle, bianco-giallognola, tinta di carnicino al taglio nel fungo giovane, di odore e sapore appena sensibili; basidii clavati, 24-27 × 6-8 µ.; spore gialle, a forma di mandorla, allungate, 6-8 × 2½-3 µ.

Vegeta a preferenza nelle pinete della zona delle valli e montana; a Trento si trova a S. Antonio, S. Rocco, dall'agosto al novembre.

Il Boleto giallo è poco conosciuto nel Trentino, mentre in Germania, Boemia ecc. viene recato in gran quantità sui mercati e considerato come specie mangereccia molto apprezzabile. Conviene però raccoglierlo a tempo asciutto, quando la viscosità del cappello è sparita, e prepararlo per la cottura levando l'epidermide del cappello, lo strato dei tubetti che formano la parte inferiore dello stesso, l'anello e la parte inferiore del gambo.

Tav. LXXXV — Boletus luteus Linn. (Boleto giallo)
B.ssa Turco-Lazzari dis.Lit. G. Zippel Trento

Spiegazione delle figure: a-b Fungo in vario grado di sviluppo. c Fungo sezionato verticalmente. d Basidii. e Spore.

Boletus elegans Schum. — Tav. LXXXVI.

Ital. Boleto elegante. Franc. Cèpe élégant. Ted. Gelber Röhrenschwamm.

Ha cappello da emisferico piano-convesso, viscoso, di colore giallo più o meno vivo, sovente con macchie color ruggine; tubi giallo-zolfino, con orifizii del medesimo colore, coll'età oscurantisi, di forma rotonda o sinuata; gambo cilindrico, alla base talora ingrossato, munito verso la sommità d'anello bianco, poi giallastro che svanisce presto lasciando un circolo giallo-brunastro intorno al gambo, sopra l'anello talora reticolato o granuloso, sotto fibroso, del colore del cappello; carne molle, gialla, che al taglio nel fungo giovane assume una tinta lilacino-rosea, di odore appena marcato e di sapore un po' acido; basidii clavati, 25-30 × 6-8 µ.; spore gialle, allungate, 8-10 × 3½-4 µ.

Cresce a grandi famiglie nelle selve alpine di larice dal luglio al novembre.

Possiede le medesime qualità del Boleto giallo, e si devono usare le medesime precauzioni per la raccolta e per la preparazione alla cottura.

Tav. LXXXVI — Boletus elegans Schum. (Boleto elegante)
Bresadola dis. Lit. G. Zippel Trento

Spiegazione delle figure: a Due funghi uniti a cespo in vario grado di sviluppo. b Fungo sezionato verticalmente. c Basidii. d Spore.

Boletus granulatus Linn. — Tav. LXXXVII.

Ital. Boleto granuloso, Pinuzzo buono. Volg. Fong delle vacche (Trentino). Franc. Cèpe pleureur. Ted. Kreispilz, Kühpilz.

Ha cappello da emisferico piano convesso, viscoso, di colore brunastro-ferruginoso, diventante giallastro coll'età; tubetti corti, giallo-zolfini, con orifizii quasi rotondi, del medesimo colore, segreganti un umore latteo che apparisce all'esterno in goccie bianche; gambo solido, eguale o un poco ingrossato alla base, senza anello, giallo, coperto, specialmente all'apice, da granulazioni del medesimo colore che in età si oscurano; carne molle, gialla, mite, di odore non marcato; basidii clavati, 25-30 × 8 µ.; spore a mandorla, allungate, gialle, 8-10 × 3-3½ µ.

Vegeta a greggi numerosi, specialmente nelle pinete o negli erbosi e pascoli di montagna in vicinanza delle selve, dall'agosto al novembre.

Ha le medesime proprietà del Boleto giallo, al quale somiglia molto, distinguendosi quasi unicamente per la mancanza di anello e per la statura generalmente più piccola. Anche per questa specie sono da osservarsi le norme indicate pel Boleto giallo e Boleto elegante.

Tav. LXXXVII — Boletus granulatus Linn. (Boleto granuloso)
Bresadola dis.Lit. G. Zippel Trento

Spiegazione delle figure: a Gruppo di funghi in vario grado di sviluppo. b Fungo sezionato verticalmente. c Basidii. d Spore.

Boletus edulis Bull. — Tav. LXXXVIII.

Ital. Porcino, Ceppatello buono. Volg. Brisa (Trentino), Fong ferrè, Bolè porcin, Legorsela, Pressanella, Brisotto, Carpanote (Italia). Franc. Cèpe. Ted. Herrenpilz, Steinpilz.

Ha cappello da prima emisferico, poi guancialiforme, glabro, umido, non viscoso, di colore castagno-chiaro, castagno-nocciola o terra d'ombra; tubetti verso il gambo rotondato-liberi, bianchi, poi gialli, indi giallo-verdognoli, con orifizii del medesimo colore, per lo più rotondi; gambo da ventricoso allungato e cilindrico, solido, senza anello, color bianco-grigiastro, coperto da una reticolazione bianca, regolare; carne compatta, bianca, sotto l'epidermide del cappello con tinta carnicina, assai gustosa e di odore grato; basidii clavati, 40-50 × 10-12 µ; spore giallo-verdognole, a mandorla, molto allungate, 15-17 × 4-5 µ.

Cresce in tutte le selve dal giugno al novembre più o meno numeroso a seconda delle condizioni climateriche.

Il Porcino è uno dei funghi mangerecci più conosciuti e stimati; offre un alimento sano e nutriente, e disseccato si presta eminentemente come condimento aumentando di aroma. Per questa sua qualità è posto in commercio assieme all'Uovolo, al Prugnuolo, al Prataiuolo ecc. sotto il nome generico di Funghi secchi. In questo stato era già assai ricercato fino dal tempo dei Romani, i quali lo ritiravano in gran copia dalla Bitinia e lo conoscevano sotto il nome di Funghi suilli; anzi molti lo preferivano all'Uovolo stesso, conosciuto sotto il nome di Boletus, donde quel verso di Martiale:

Sunt tibi boleti; fungos ego sumo suillos. — Epigr. Lib. III, 60.

Il modo di prepararlo per la cottura è quello degli altri Boleti, cioè togliere l'epidermide del cappello, lo strato dei tubetti e la parte infima del gambo.

Tav. LXXXVIII — Boletus edulis Bull. (Porcino)
Bresadola dis.Lit. G. Zippel Trento

Spiegazione delle figure: a-b Fungo in vario grado di sviluppo. c Fungo sezionato verticalmente. d Basidii. e Spore.

Boletus aereus Bull. — Tav. LXXXIX.

Ital. Porcino nero. Volg. Brisa, Brisa mora (Trentino), Carpanote, Fong ferrè (Italia). Franc. Cèpe bronzé. Ted. Bronzpilz.

Ha cappello da emisferico guancialiforme, da giovane tutto grinzoso, poi liscio, di colore castagno carico con fondo quadrello, indi traente al fulvo con macchie giallastre, non viscoso; tubetti verso il gambo rotondato-liberi e aderenti alla sommità, da bianchi giallo-verdognoli, con orifizii del medesimo colore e di forma quasi rotonda; gambo da ovato-bulboso allungato-cilindrico, alla base per lo più ingrossato, solido, di colore carnicino che diventa giallastro nel fungo adulto, reticolato come nel Porcino; carne bianca, sotto l'epidermide carnicina, di buon sapore ed odore; basidii clavati, 35-40 × 10-12 µ.; spore a mandorla, allungate, 13-18 × 5 µ.; giallo-verdognole.

Cresce a grandi famiglie, specialmente nelle selve di Pino e Abete a mezza montagna, dal giugno al novembre, ma non dovunque.

Il Porcino nero ha le medesime proprietà del Porcino, col quale viene comunemente confuso. Da noi è frequentissimo nella valle di Pinè e più raro nelle altre vallate. Sul mercato di Trento, dove concorrono a preferenza i Pinetani, è quasi sempre il Porcino nero che viene posto in vendita.

Tav. LXXXIX — Boletus aereus Bull. (Porcino nero)
Bresadola dis.Lit. G. Zippel Trento

Spiegazione delle figure: a Fungo di mezzo sviluppo. b Fungo sezionato verticalmente. c Basidii. d Spore.

Boletus satanas Lenz. — Tav. XC.

Ital. Boleto Satana, Porcino malefico. Volg. Brisa matta. Franc. Cèpe du diable. Ted. Satanspilz.

Ha cappello da emisferico espanso-guancialiforme, secco, glabro, pubescente osservato alla lente, di colore biancastro-alutaceo con tinta olivastro-pallida; tubetti gialli, poi verdastri, cogli orifizii rosso-sanguinei e coll'età rosso-ranciati; gambo solido, da prima ventricoso-tuberoso, poi allungato, giallastro con chiazze rosse, coperto da una reticolazione di colore miniato; carne biancastra, al taglio diventante cerulea, di odore e sapore non marcato; spore allungate, gialle, 12-13 × 6-7 µ.

Cresce nelle selve, non tanto frequente nel Trentino, dall'estate all'autunno.

Il Boleto Satana è fungo velenoso di effetto quasi immediato, manifestandosi i sintomi d'avvelenamento poco dopo averlo mangiato. Nell'acqua calda il veleno precipita, per cui se viene bollito e poi si getta via l'acqua, perde la forza deleteria e si può mangiare senza pericolo.

Tav. XC — Boletus Satanas Lenz. (Boleto Satana)
B.ssa Turco-Lazzari dis.Lit. G. Zippel Trento

Spiegazione delle figure: a-b Due funghi aggruppati in vario grado di sviluppo. c Fungo sezionato verticalmente. d Spore.

Boletus luridus Schaeff. — Tav. XCI.

Ital. Boleto lurido. Volg. Brisa matta. Franc. Cèpe perfide. Ted. Judenschwamm, Hexenschwamm.

Ha cappello da emisferico espanso-convesso, a tempo umido un poco viscoso, di colore vario, ombrino-olivaceo, rosso-fuligineo o più sovente alutaceo-giallastro con margine rossigno; tubetti verso il gambo rotondato-liberi, gialli, poi verdognoli, con orifizii di colore cinabro-scuro o ranciato-miniato; gambo solido, alla base ovato-bulboso, giallastro, con macchie rossastre nella parte inferiore, coperto d'un reticolo con tinta rosea o carmino; carne nel fungo giovane quadrello-pallida, poi gialla e alla base del gambo rossa, al taglio ceruleo-verdastra, di sapore dolcigno ed odore appena marcato; basidii clavati, 45-50 × 12-14 µ.; spore gialle, a mandorla, 11-15 × 6-7 µ.

Cresce copioso dal giugno al novembre tanto nelle selve a foglia che di conifere.

Il Boleto lurido è specie velenosa: contiene la medesima qualità di veleno che si trova nel Moscario e nella Tignosa bigia, conosciuta sotto il nome di Moscarina. Se però viene cotto nell'acqua salata e poi, gettata l'acqua, si condisce secondo i metodi indicati, si può mangiare impunemente. Io lo vidi parecchie volte usato in questo modo senza produrre il minimo disturbo.

Tav. XCI — Boletus luridus Pers. (Boleto lurido)
Bresadola dis.Lit. G. Zippel Trento

Spiegazione delle figure: a Individuo quasi intieramente sviluppato. b Fungo sezionato verticalmente. c Basidii. d Spore.

Boletus scaber Fr. — Tav. XCII.

Ital. Porcinello, Alberello, Boleto scabro. Volg. Brisa, Brisot, Legorat. Franc. Cèpe gris. Ted. Kapuzinerpilz.

Ha cappello da emisferico convesso, molto meno carnoso degli altri Boleti sopra descritti, a tempo umido un po' viscoso, di colore bruno-grigiastro o bruno-quadrello; tubetti verso il gambo rotondato-liberi, bianchi, poi grigio-foschi, con orifizii del medesimo colore; gambo solido, sovente molto allungato, eguale o appena ingrossato alla base, di colore biancastro o cenerognolo con tinta paglierina e sovente alla base con macchie bluastre, tutto coperto da piccole squamette granulose; carne bianca, molle, al taglio diventante da prima leggermente vinata, poi verde-bluastra, di odore e sapore grati; basidii clavati, 30-35 × 9-12 µ.; spore fusoidee, paglierine, 13-18 × 5-6 µ.

Cresce a individui solitari nelle selve e nei boschetti a foglia, specialmente di Bètula e di Tremola, raramente nelle selve di conifere, dal luglio all'ottobre.

Il Porcinello è fungo di assoluta innocenza ed anche di buon gusto; conviene però raccogliere esemplari giovani, in cui la carne sia compatta, e togliere lo strato dei tubetti e la parte inferiore del gambo che è troppo fibrosa. Colla cottura diventa quasi nero, ma ciò non toglie che si possa egualmente cibarsene senza timore che riesca dannoso.

Tav. XCII — Boletus scaber Fr. (Porcinello)
Bresadola dis.Lit. G. Zippel Trento

Spiegazione delle figure: a Fungo perfettamente sviluppato. b Fungo sezionato verticalmente. c Basidii. d Spore.

Boletus versipellis Fr. — Tav. XCIII.

Ital. Porcinello ranciato, Alberello. Volg. Brisa rossa, Rossin. Franc. Cèpe orangé. Ted. Rothkopf.

Ha cappello da emisferico espanso-guancialiforme, secco, un po' tomentoso, poi glabro, col margine membranaceo rivolto verso i pori da sembrare una cortina appendicolata, di colore giallo-arancio; tubetti verso il gambo rotondato-liberi, bianchi, indi grigio-bruni, con orifizii del medesimo colore; gambo solido, robusto, ingrossato verso la base, longitudinalmente rugoso-solcato e coperto da piccole squame fibroso-granulose, bianche o rossigno-scure; carne compatta, poi molle, bianca, al taglio diventante colore pallido-vinato, indi con tinta bluastra, mite e di buon sapore; basidii clavati, 30-35 × 10-12 µ.; spore giallognole, fusoideo-allungate, 14-18 × 4-6 µ.

Cresce a famiglie nei boschi di piante frondose, specialmente di pioppi e tremule, dall'agosto all'ottobre.

Il Porcinello ranciato ha il medesimo gusto del Porcinello, ma è più ricercato a motivo della carne più compatta ed abbondante. Per la raccolta e la preparazione si devono seguire le norme indicate per i Boleti in generale. Anche nel Porcinello ranciato la carne annerisce colla cottura, specialmente se gli individui scelti sono troppo sviluppati.

Tav. XCIII — Boletus versipellis Fr. (Porcinello ranciato)
Bresadola dis.Lit. G. Zippel Trento

Spiegazione delle figure: a-b Fungo in vario grado di sviluppo. c Fungo sezionato verticalmente. d Basidii. e Spore.

Genere Polyporus.

Funghi carnosi, carno-tenaci, coriacei, sugherosi o legnosi, con cappello e gambo o cappello soltanto attaccato posteriormente ai tronchi d'albero, senza anello e volva; imenio formato d'uno strato di tubetti non separabile dalla carne del cappello; pori in varia forma e grandezza; spore bianche o giallognole, cilindriche, obovate o ellittiche.

A questo genere sono da riferirsi la maggior parte dei funghi legnosi coriacei che crescono sui tronchi degli alberi o sui legni marciti; pochissime sono le specie carnose e quindi mangerecce.

Polyporus ovinus (Schaeff.) Fr. — Tav. XCIV.

Ital. Poliporo ovino. Franc. Croquette de sapinières. Ted. Schafeuter.

Ha cappello da convesso-spianato, al margine irregolare, largamente lobato sinuato, secco, glabro, con epidermide rotta coll'età in areole quadrilaterali o squame, di colore bianco-grigiastro, con tinta qua e là giallo-zolfino o quadrello; tubi nella parte inferiore del cappello molto corti, decorrenti sul gambo, bianchi, poi citrini, con orifizii quasi rotondi, piccoli, del medesimo colore; gambo solido, irregolare, per lo più eccentrico, verso la base tuberoso o eguale o anche attenuato, bianco, poi con macchie color citrino; carne bianca, poi color citrino, di grato odore e sapore da mandorla, basidii clavati, 20 × 5-6 µ.; spore bianche, con nucleo oleoso, quasi globose, 3-4 µ. di diametro.

Cresce a grandi famiglie nelle selve di conifere di montagna, sovente a cespi di due o tre individui saldati al piede, dall'agosto all'ottobre.

Il Poliporo ovino è fungo d'assoluta innocenza e di abbastanza buon gusto. Si usa anche in certe regioni alla guisa dei rapani, cioè tagliato a fette ancora crudo e condito con olio, sale e pepe, quale appresso alla carne, al pane ecc.

Tav. XCIV — Polyporus ovinus (Schaeff.) Fr. (Poliporo ovino)
Bresadola dis.Lit. G. Zippel Trento

Spiegazione delle figure: a-b Fungo in vario grado di sviluppo. c Fungo veduto dalla parte inferiore. d Fungo sezionato verticalmente. e Basidii. f Spore.

Polyporus scobinaceus (Cum.) Bres. (Polyporus Pes-caprae Pers., Pol. asprellus Lev.) — Tav. XCV.

Ital. Lingua di brughiera. Volg. Fongo barbòn, Barbon (Italia). Franc. Pied de mouton noir.

Ha cappello laterale, dimezzato, a forma di ventaglio, di colore castagno scuro, tutto coperto da piccole squamette della medesima tinta; tubetti (nella parte inferiore del cappello) corti, decorrenti sul gambo, di colore bianco-citrino, con orifizii molto larghi, a 4-6 angoli, allungati; gambo laterale, difforme, di colore citrino oscurantesi; carne bianca, compatta, diventante giallognola, di sapore ed odore appena sensibili; basidii clavati, 30-35 × 9-10 µ.; spore bianche, con nucleo oleoso, ovali, 9-9½ × 6½-7 µ.

Cresce in famiglie specialmente nelle pinete fra l'erica in autunno. Nei dintorni di Trento si trova a S. Antonio, S. Rocco e nella pineta di Povo.

La Lingua di Brughiera è molto stimata come fungo mangereccio, e nel Veneto (Friuli), dove è copioso, si usa prepararlo come il fegato alla veneziana.

Tav. XCV — Polyporus scobinaceus (Cum.) Bres. (Lingua di brughiera)
Bresadola dis.Lit. G. Zippel Trento

Spiegazione delle figure: a Fungo di perfetto sviluppo. b Fungo sezionato verticalmente. c Basidii. d Spore.

Polyporus confluens (Alb. et Schw.) Fr. — Tav. XCVI.

Ital. Griffone, Poliporo confluente. Volg. Fongo del pan. Franc. Polypore groupé. Ted. Semmelpilz.

Cresce sempre a cespi; da un ceppo comune si sviluppano i gambi deformi, corti e bianchi che portano i cappelli di varia forma e dimensione, per lo più a ventaglio o irregolari, sovrapposti sovente l'uno all'altro a embrice. I cappelli sono glabri, coll'epidermide in età screpolata in areole poligonali, del colore di pane cotto; i tubetti corti, decorrenti sui gambi, bianchi, con orifizii del medesimo colore, da prima rotondi e piccoli, poi, a fungo bene sviluppato, larghi fino a due millimetri e mezzo, con margine frangiato; carne compatta, bianca, immutabile, di nessun odore speciale e sapore un po' amarognolo; basidii clavati, 12-15 × 4-5 µ.; spore bianche, con nucleo oleoso, quasi globose, 4 × 3 µ.

Cresce a grandi famiglie, sempre cespitoso, nelle selve di conifere a mezza montagna dal luglio all'ottobre.

Il Griffone è fungo mangereccio di qualità molto ordinaria per il sapore amaro che non perde neppure colla cottura e per la carne che diventa nel fungo bene sviluppato un po' tenace. Se però si raccolgono esemplari giovani e si leva l'epidermide del cappello, riesce abbastanza gustoso. Conviene tuttavia farne uso con moderazione, giacchè se si mangia in quantità agisce come un potente drastico.

Tav. XCVI — Polyporus confluens Fries. (Griffone)
Bresadola dis.Lit. G. Zippel Trento

Spiegazione delle figure: a Cespo di funghi. b Fungo sezionato verticalmente. c Basidii. d Spore.

Polyporus frondosus (Fl. D.) Fr. (Polyporus Barellieri Viv.) Tav. XCVII e XCVII bis.

Ital. Griffo, Griffone, Poliporo frondoso. Volg. Fungo imperiale (Roma), Ciate d'ors de castagnar, Spongiola de castagnar (Trentino), Fong gato (Veneto), Barbescin (Genova). Franc. Polypore en bouquet. Ted. Klapperschwamm.

Questo micete si presenta sotto la forma di un cespuglio di varia dimensione; ha origine da un ceppo comune dal quale si sviluppano parecchi ordini di rami che sono i gambi, i quali vanno a finire nei cappelli a forma di ventaglio e disposti in serie concentriche da assomigliare ai varii petali di una rosa doppia. I cappelli sono di color bruno-fuligginoso, longitudinalmente rugosi e sottilmente fioccosi; i tubetti sono bianchi, corti, con orifizii del medesimo colore, da prima rotondi e piccoli, poi nel fungo perfettamente sviluppato abbastanza grandi, angolati allungati; la carne è compatta, un po' fibrosa, di grato sapore e odore forte, un po' nauseante; i basidii sono clavati, 25-30 × 9-8 µ.; le spore quasi globose o ovali, 5-6 × 4½-5 µ.

Cresce in autunno sui tronchi di castagno ancora vivo dove si sono formate delle cicatrici.

Il Griffo è fungo assai squisito, di assoluta innocenza; ma a cagione della carne fibroso-tenacella conviene cuocerlo molto bene. Non si può confondere con specie venefiche.

Tav. XCVII — Polyporus frondosus (Fl. D.) Fr. (Griffo)
Bresadola dis.Lit. G. Zippel Trento

Tav. XCVII bis — Polyporus frondosus (Fl. D.) Fr. (Griffo) 1/2 grandezza naturale.
Da fot. G. Bendelli-Trento — Tip. Lit. G. Zippel Trento

Spiegazione delle figure: Tav. XCVII. a Cespo di funghi. b Sezione verticale di alcuni individui. c Basidii. d Spore. Tav. XCVII bis. Cespo di funghi veduto di fronte.

Famiglia delle Idnacee

Genere Hydnum.

Funghi carnosi, carnoso-coriacei, coriacei o legnosi, con cappello e gambo o gambo soltanto, senza anello e volva; imenio, cioè la parte inferiore del cappello, formato da aculei di forma conico-appuntita, liberi uno dall'altro; spore per lo più colorate, fosche, globoso-angolate, con episporio tubercolato, più raramente liscie.

Hydnum imbricatum Linn. — Tav. XCVIII.

Ital. Steccherino falso, Steccherino bruno, Gallinaccio squamoso. Volg. Barbon mato (Veneto). Franc. Hérisson gris. Ted. Hirschschwamm.

Ha cappello da convesso-ombelicato espanso-ciatiforme, con margine irregolare repando-lobato, di colore grigio-ombrino, poi brunastro, tutto coperto da larghe squame concentriche più rilevate al centro, di colore più scuro del fondo del cappello, la parte inferiore del quale è tutta fornita di aculei fragili, decorrenti sul gambo, di colore bianco-sporco, poi cinereo-brunastro; gambo robusto, eguale o bulboso alla base, fibrilloso, grigiastro, oscurantesi coll'età; carne bianco-grigiastra, di nessun odore e di sapore un po' acido; basidii clavati, 25-30 × 7-8 µ.; spore poligonali con episporio granuloso, giallastre, 5-6 × 5 µ.

Cresce in file o semicerchi assai abbondante nelle selve conifere di montagna dall'agosto all'ottobre.

Lo Steccherino bruno è fungo di qualità ordinaria per il poco gusto che ha la sua carne, per cui dev'essere bene condito. Nel prepararlo convien levare le squame del cappello, gli aculei e la parte inferiore del gambo.

Tav. XCVIII — Hydnum imbricatum Linn. (Steccherino falso)
Bresadola dis.Lit. G. Zippel Trento

Spiegazione delle figure: a-b Fungo in vario grado di sviluppo. c Fungo sezionato verticalmente. d Basidii. e Spore.

Hydnum repandum Linn. — Tav. XCIX.

Ital. Steccherino dorato, Gallinaccio spinoso. Volg. Barbon bianco (Veneto). Franc. Hérisson. Ted. Stoppelpilz, Süssling.

Ha cappello da convesso spianato, irregolare, a margine sinuato-lobato, pubescente, bianco-alutaceo o più spesso colore d'Isabella o di pan cotto; aculei decorrenti sul gambo, più o meno lunghi a seconda dell'età, da prima bianchi, poi del colore del cappello; gambo solido, irregolare, alla base eguale o tuberoso, sovente connato con altri individui, bianco, poi del colore generale del fungo; carne bianca, al taglio giallognola, di sapore acidetto ed odore non marcato; basidii clavati, 25-30 × 7-8 µ.; spore paglierine, ovali o quasi rotonde, 6-8 × 6 µ.

Cresce a grandi famiglie, sovente in serie allungate, tanto nei boschi di foglia che nelle selve di conifere dall'agosto al novembre.

Lo Steccherino dorato è delle specie più delicate, ha buonissimo gusto ed è presto cotto. Non si può confondere con specie venefiche. Somiglia molto al Gallinaccio per il colore e la forma, ma è subito distinto per gli aculei, onde il suo nome di Gallinaccio spinoso.

Tav. XCIX — Hydnum repandum Linn. (Steccherino dorato)
Bresadola dis.Lit. G. Zippel Trento

Spiegazione delle figure: a-b Fungo in vario grado di sviluppo. c Fungo sezionato verticalmente. d Basidii. e Spore.

Hydnum erinaceus Bull. — Tav. XCIX a.

Ital. Riccione. Volg. Fung barbis o barbin, Barbesin. Franc. Houpe des arbres. Ted. Gewöhnlicher Igelschwamm.

Il Riccione si presenta da prima sotto la forma di un tubercolo di forma ovale o rotonda che va gradatamente sviluppandosi e raggiunge una dimensione dai 15 ai 20 cm. di diametro. Alla estremità è tutto coperto da aculei, lunghi da 1½ a 2½ cm. e alla base grossi circa 1 mm. Il colore è bianco, poi va tingendosi di giallo con riflesso fulvastro; la carne è bianca, tenace, un po' fibrosa, di odore forte, fungino e sapore dolciastro; le spore sono bianche, globose, 5-6 × 5-7 µ.; i basidii molto lunghi, bacillari all'apice, 6-9 µ. larghi.

Cresce sui tronchi degli alberi a foglia, specialmente sul Castagno, gelso, pruno ecc. fra i crepacci, le cicatrici o cavità.

È fungo mangereccio molto saporito, ma conviene scegliere esemplari giovani perchè nel fungo adulto la carne si indurisce e tende a divenire coriacea, per cui riuscirebbe di difficile digestione. Non può essere confuso con funghi velenosi.

Tav. XCIX a — Hydnum erinaceus Bull. (Riccione)
Bresadola dis.Lit. G. Zippel Trento

Spiegazione delle figure: a Fungo bene sviluppato. b Basidii. c Spore.

Famiglia delle Clavariacee.

Genere Clavaria.

Funghi carnosi o carnoso-fibrosi, ramificati, a forma di cespuglio o più raramente semplici, cilindrici o a foggia di clava; rami alla base uniti a cespo o sviluppantisi da un tronco comune, deforme, talvolta sottile a guisa di gambo; imenio contiguo alla sostanza del fungo, disteso sovra tutta la superficie dei rami, tranne le punte; spore bianche o giallognole, ovate, globose o più frequentemente a forma di mandorla allungata, liscie, raramente con episporio granuloso o echinato.

Clavaria flava Schaeff. — Tav. C.

Ital. Ditola gialla. Volg. Manine gialle, Ciate d'ors, Didele. Franc. Coralloïde jaune. Ted. Gelber Stengelschwamm.

Da un tronco grosso 3-4 cm. circa di colore bianco si sviluppano parecchi rami o piccoli tronchi, i quali si dividono in varie serie di ramoscelli dando al fungo un aspetto di piccolo cespuglio. I rami sono per lo più cilindrici, un po' scanalati al punto di divisione che è disposto ad arco o ad angolo molto ottuso; i ramicelli terminano generalmente in 2-3 punte ottuse o raramente dentati. Tanto i rami che i ramoscelli sono di colore zolfino, più o meno carico, e il tronco è sovente chiazzato di rosso-vinato. La carne è bianca, tenera, di buon gusto e di odore fungino. Le spore sono giallognole, allungate o quasi cilindriche, da 10-14 × 4-5 µ.

Cresce a grandi famiglie tanto nelle selve frondose che conifere dal luglio al novembre.

La Ditola gialla è la più pregevole di questo genere per la carne compatta, tenera e non fibrosa. Conviene però scegliere individui giovani pel motivo che la carne coll'età diventa acidetta e perciò meno gustosa, ed inoltre sviluppa un sugo abbondante, che agisce come drastico, per cui mangiandone in abbondanza potrebbe recare dei disturbi gastrici, i quali però si possono evitare dando al fungo una mezza cottura nell'acqua salata e poi, gettata l'acqua, col condirlo nel solito modo.

Queste norme sono da seguirsi anche per le altre specie di Ditola le quali sono tutte mangereccie benchè più o meno saporite; cogliere cioè esemplari, in cui i rami e i ramoscelli non sieno ancora bene sviluppati; e se poi si vuol cibarsi anche di esemplari ormai maturi, purchè sieno sani, non corrosi dagli insetti nè patiti, sottoporli ad una mezza cottura come è indicato sopra.