Capitolo VIII.
Le vie della pedagogia.

Il cameriere addetto alla persona di Aquilino era un vecchietto serio il quale camminava su scarpe di felpa: e doveva esser lui che gli faceva trovare le scarpe lucenti, i calzoni delicatamente posati, l'acqua calda. Sensazione — senza dubbio — gradevole quella di essere così ben servito.

Tuttavia considerando che le sue scarpe ed i suoi indumenti personali cadevano sotto l'esame di un cameriere di tanta finezza, sentì la necessità di rivolgergli questa avvertenza: — Sappiate, ottimo uomo, che la mia guardaroba più bella e più nuova, è in viaggio e deve ancora arrivare.

«Effettivamente è in viaggio — disse Aquilino a se stesso. — Anch'io sono nel viaggio della vita; e se tutto andrà bene, spero di finire con un'eccellente guardaroba.»

Ma non solamente quel cameriere era silenzioso; ma tutto in quella casa procedeva con ordine silenzioso; e Aquilino, lì per lì, si domandò se, per avventura, non fosse un privilegio delle grandi case quello di andare avanti così bene per effetto di un moto proprio.

Ma non tardò molto ad accorgersi che tutto quel macchinario ubbidiva ad una volontà, cadeva sotto un'invisibile sorveglianza.

Donna Barberina!

E allora venne anche a lui gran soggezione di quella delicata donnina della marchesa: quasi un po' di paura.

In realtà egli era lasciato solo con Bobby; ma aveva la sensazione di sentirsi la marchesa presente.

Davvero terribile quel Bobby! e di un ordine così meticoloso che Aquilino da principio non sapeva che dire. La penna va tenuta così, i quaderni vanno disposti cosà. Un segno con la penna nei libri? Ma lei, professore, sporca i libri! La finestra non si può aprire, altrimenti la temperatura scende sotto i trentasei Fahrenait.

Inutile domandare di chi erano queste norme. Certo, di miss Edith.

Almeno fosse stato fisso lui! Che! Pareva che avesse una molla nel piccolo sedere, e ogni tanto interrompeva con una domanda, con una ricerca nel dizionario.

E intanto la lancetta della gran pendola arrivava al sessantesimo minuto, e Bobby, con una percezione perfetta, riponeva libri e quaderni. La maestra di piano attendeva per la lezione di piano; doveva andare alla cavallerizza; doveva arrivare il venerabile prevosto per la lezione di religione.

E quando Bobby non scattava, era un fuoco di fila di domande: È vero che i Romani non avevano il fazzoletto? Come fecero i Romani a conquistare il mondo se dovevano imparare il latino? È vero che Enea partì da Troia col papà su le spalle? No, me lo dica! Oh come è cattivo! Lei? non mi vuole spiegare niente.

Bastava inoltre che Aquilino si lasciasse sorprendere da una naturale curiosità, perchè il piccolo Bobby vi si insinuasse pronto a dare tutte le spiegazioni di cui Aquilino sembrava avere bisogno; dal five o'clock al plum-cake; dal tennis ai corti circuiti della luce elettrica; ad un indovinello da risolvere. Quel faivoclòc, così ripetuto, era poi la parola più irritante. Gli pareva il verso di un gallinaccio.

Ad Aquilino qualche volta veniva da sorridere alla vivacità del fanciullo. Ma bastava il baleno di un sorriso. Era bello che fritto!

— Scusi, professore, ma se ride anche lei!

E Aquilino si persuase che la prima cosa era non sorridere.

— Creda, Bobby — disse Aquilino — per imparare qualche cosa è necessaria una certa immobilità. Come potrebbe un chicco....

— Chicco? Mai inteso dir chicco.

— Sì, chicco; dico chicco e basta! Come potrebbe un chicco di grano germogliare se le particelle della terra fossero di continuo agitate come fa lei? I grandi savî li vedrà sempre immoti e pensosi. — E detto questo, Aquilino cercò attorno una esemplificazione di una umana immobilità: ma le pareti non offrivano che quadretti di agitazione e di moto; volpi, messe in fuga da bracchi bianchi; cavalieri, in abito rosso, in fuga a saltar siepi; automobili in fuga; tacchini grottescamente in fuga. Non c'erano altri esempi.

— Ah, ecco, come quel santo che mi pare sant'Antonio abate —, perchè infine aveva scoperto una figura ferma fra tutti quei personaggi in moto.

— Sant'Antonio? Ma quello è Jesus Christus — disse Bobby.

— Impossibile, signorino!

Infatti Cristo, secondo le comuni cognizioni, fu un piagato, nudo e doloroso uomo; quello lì, invece, era paffuto, composto, pudicamente vestito con un bel manto, e con un sorriso pieno di compiacenza.

Naturalmente Bobby scattò, staccò il quadretto e spiegò:

— È un Cristo inglese, il regalo di miss Edith per Natale.

— Mio caro Bobby — disse Aquilino — non discutiamo se quello è o non è Cristo. Pensi piuttosto ad una cosa: lei è ricco, nobile, intelligente: lei ha davanti a sè un avvenire invidiabile. Che cosa domandiamo noi a lei, adesso? Nient'altro che un po' di fatica; di ben intesa fatica, sa? e un poco di immobilità.

— Nello sport sì, la fatica! Ma nello studio! Ma in Inghilterra i bebi — disse — imparano più che in Italia, e non fanno mai fatica....

— Creda, Bobby, senza fatica non si fa nulla, anche in Inghilterra. — Ed Aquilino parlò alte e commoventi parole che mai Bobby aveva udite: Davanti alla gloria dell'uomo gli Dei avevano posta la fatica! La fatica e il dovere, Bobby! Persuadersi di un dovere, Bobby! un alto dovere morale! Ecco aperta, Bobby, la via della vera grandezza! Lavarsi, non dir bugie, giocare alla pallacorda....

— Al tennis....

— Al tennis, come vuol lei; ebbene tutto questo sarà molto inglese, ma è troppo poco! Occorre una più nobile igiene.

Ed Aquilino fece allo stupefatto Bobby la figurazione di un Bobby divenuto grande veramente.

E dopo la figurazione, venne la ricerca delle vie del cuore, e con la mano blandiva quel pomino nero e lucido che era la testa di Bobby, e stava per suggellare le sue parole con un bacio paterno, quando Bobby scattò:

— Non sa lei che nei baci ci sono i micròbi?

Doveva essere un'opinione di miss Edith.

Ah, invece della via del cuore, cercar la via del.... sedere dove c'era la molla e dargliene tante, ma tante! E poi dirgli: lei è un viziato, petulante fanciullo; e la sua curiosità è una stupida curiosità.

*

— Signorino — disse un giorno —, io la preavviso che d'ora innanzi, qui, con me, non si parlerà che di cose grammaticali: ogni altro argomento resta assolutamente abolito.

Ma Aquilino aveva fatto i conti senza Bobby, il quale iniziò un questionario grammaticale.

Volea sapere se si dice zolla di zucchero o pezzetto di zucchero, se si dice mòllica o mollìca, e perchè! se si deve scrivere tè, tea, o thé, e se i versi belli sono quelli lunghi o quelli corti; e perchè in italiano c'è il tu, il voi, il lei, e di chi è il verso appena vidi il sol, che ne fui privo. — Lei non lo sa, non lo sa!

Aquilino si sentiva stringere come da un nodo maligno da parte del piccolo demonio. La coercizione poi di pesare ogni parola, di esprimere il contrario di quel che pensava, si presentò come una fatica non calcolata nel suo nuovo ufficio. E d'altra parte darsi per vinto davanti a quel minuscolo personaggio, irritava il suo amor proprio.

*

Stava una mattina meditando tristamente a quale genere di pedagogia avrebbe potuto ricorrere, quando i suoi occhi caddero su la propria imagine, riflessa nello specchio.

Si era messo un nuovo abito nero, a lunghe falde, che il popolo, nel suo paese, dicea giacchetto coi prosciutti; e s'accorse che il suo aspetto era elegante; ma lugubre. Lugubre! Non mi resta che camuffarmi da uomo lugubre. Se le mie labbra giovanili avranno la virtù di non sorridere più, io sarò salvo. Sarò un pessimo precettore, ma sarò salvo.

Bobby, appena gli si presentò Aquilino vestito di nero, iniziò un fuoco di fila sul frac, la financière, lo smoking.

Aquilino era una statua nera: — Prima declinazione, caso nominativo: rosa rosae.

Si impegnò allora un duello feroce.

Aquilino, immobile come il destino nero, non si partiva dalla mossa, rosa rosae. E la antica povera rosa girava, ed Aquilino presentava la punta della spada dei sei casi. Bobby assaliva alla maniera disperata dei selvaggi: — Lo dirò alla mamma, lo dirò a miss Edith quando verrà! lei mi vuol fare ammalare! Almeno un po' di riposo, un'oasi. Ma mi spieghi almeno! Tutti i professori spiegano!

Le punte dei sei casi erano inesorabili. Sessanta minuti feroci, un rosario di casi. Bobby, esterrefatto, snocciolava i casi.

Quando la lancetta dell'orologio segnò il sessantesimo minuto, Bobby scappò.

— La bestia mi pare domata — mormorò il giovane asciugandosi il sudore.

*

— Ma almeno una spiegazione — supplicava Bobby alle lezioni seguenti. — Io lo dirò alla mamma, sa?

— Lo dica a chi vuole. In questo momento io sono il re, l'imperatore. Finchè lei non saprà tutti i casi di tutte le declinazioni, io non darò una spiegazione. Soprattutto nessuna discussione: quello che dico io è assoluto, indiscutibile. Io ho sempre ragione. Io sono superiore a lei di cento gran cùbiti.

Aquilino sudava, ma respirava.

Ma il respiro della più grande soddisfazione lo trasse un giorno che Bobby con grazia irresistibile, disse:

— Professore, adesso poi le devo dire una cosa....

— Non ascolto cose.

— Si tratta di un fatto personale.

— Non esistono fatti personali.

— Esistono, perchè io lo facevo apposta.

— Che cosa «apposta»?

— A interrompere ogni momento. Con il professore che veniva prima di lei, mi divertivo tanto....

— Lei si divertiva?

— Ah, tanto! Lui mangiava tutte le violette.

— Non ascolto queste cose; lo dirò io alla sua signora mamma.

— Oh, mamà lo sa. La colpa era di quello là che non sapeva farsi rispettare.

Ah, piccola canaglia, ti dovevi provare con me!