Il sig.r Ignazio Lo Presti sentendo che fuori la terra di S. Marco nella campagna s'era ritrovato il cadavere d'una femina assassinata, accorse cogl'altri a vedere l'assassinio, e appunto trovarono quella sgraziata tutta ferite, una della quale era stata sì grave tra la spalla e braccio che stavan questi due membra congionte per un pezzetto di pelle rimasta sana. Allora il sig.r Ignazio va per maneggiare quel braccio e appena toccatolo si svelse subito dalla spalla, perchè eran tre giorni che quell'infelice era stata ammazzata, e perciò incominciando ad infracidirsi, quella pelle distaccossi dal suo busto; in avere già libero nelle sue mani il sig.r Ignazio quel braccio, alzatolo in aria cominciò a dire ai circostanti: Viditi, fighioli, quantu semu misedahidi! Cui c'avia a didi a chista chi ntra du meghiu di di sò capddicci avia a distadi comu li bestij ammazzata ndra la campagna? Mpadamu a spisi d'autrudu ad addrizzari li fatti nostridi[36]. Avrebbe voluto più proseguire a perorare; mà perchè non habebat usum a raggionare di Dio, gli finì la polvere a poter colpire i cuori, e ritornandosi quel braccio di quella uccisa peccatrice nelle mani, alzò come se fosse una reliquia di S. Agata o di S. Agnese, e poi dicendo: Benedicat vos Omnipotens Deus, Pater et Filius et Spiritus Sanctus. Fatt'il segno della Croce con quel avanzo opprobrioso di quell'infame cadavere, gittato addosso a quel corpo assassinato, e partissene movendo a risa quei circostanti, i quali tanto più si diedero a cacchinare, quanto più il sig.r Ignazio pareva loro compunto, tanto ridicolosa era la specie che n'aveano.
Tanto a me i conoscenti del detto lo Presti.