Predicava nella terra di Naso un religioso il suo quaresimale. Toccò, al solito, far la predica sopra il Giudizio universale, e procurò farlo con tutta lena, per imprimere sacro orrore ne' cori de' Nasitani. Or egli doppo che esprimeva colle più vive formule, ora i segni che lo precedono, ora l'avvenimenti che lo accompagnano, ora la sentenza finale che lo sossiegue, per fare una grande impressione ai suoi uditori si valeva di quella figura[ta] repetizione: O Nasu o Nasu, undi ti vai a ficchi lu jornu di lu Giudiziu? Era capitato in quella mattina in Naso un'arteggiano della terra delle Ficarre, quattro miglia distante da Naso, e comecchè la vicinanza de' paesi suole alle volte producere gare, queste due terre appunto hanno l'ambizione di essere in tutto una miglior dell'altra, e spesso tra quei paesi succedono civili contese. Il Ficarrese, essendo l'ora della predica, entrò cogl'altri in chiesa per approfittarsene; mà udendo così spesso dal predicatore: O Nasu o Nasu, undi ti vai a ficcari lu jornu di lu Giudiziu? si valse del punto a fare che restassero celebri i Nasitani in tutto il Regno nostro ed in tutti i secoli avvenire; si spiccò prima dal luogo dove era situato, si collocò sù la soglia della porta della chiesa; ed in udire dal predicatore la solita repetizione: O Nasu o Nasu, undi ti vai a ficcari lu jornu di lu Giudiziu? con voce più sonora rispose: Tra lu purtusu di lu culu! Ed in dir ciò si mise precipitosamente a fuggire.