ATTO TERZO.

Una bettola a Borgo Loreto. Tavole bisunte, panche e seggiole rozze e sciancate. A una delle pareti affumicate si scorge appena il profilo d'un pulcinella beone ingenuamente disegnato con in mano una guastada di vino, e si distingue meglio il biancore della sua camicia abbondante. Accanto a lui, si scorgono anche i resti d'un don Nicola con il cappello a tre punte, con un colletto che ha la forma di due vele riunite e con la giubba a coda di rondine. È sera. Qualche lanternone polveroso illumina pallidamente l'interno della bettola. Ma una luce un po' più vivida si diffonde da lumi a petrolio che sono sul banco di vendita, il quale si stende parallelo alla parete destra. Su questo banco, sono cataste di piatti e bicchieri e forchette e coltelli e, a un capo di esso, si erge una grande spira di ferro tutta fornita di punteruoli verticali, che, ficcati nelle bocche delle vuote guastade di ogni dimensione, le tengono ritte con le pance in su. Una porta spalancata, in fondo, dà sulla strada, di tanto in tanto attraversata da popolani e da venditori ambulanti di frutta, di lumache, di lupini. Presso la porta, su certe scansie digradanti a mo' di scaletta, è la mostra di formaggi, di uova, di erbe mangerecce, di polpi, di aringhe. In un angolo, dietro il banco, un fornello con qualche pignatta. La volta del soffitto, nella penombra, par che pesi sull'aria malsana.

SCENA I.

PASQUALE bettoliere, LAROSSA, PANUNZIO, MAGLIUOLO, il MORO, RAFFAELE, FILOMENA, poi, due CEFFI senza nome.

(Seduti presso una tavola piccola, Raffaele e Filomena cenano. In fondo, Larossa e Panunzio, a cavalcioni d'una panca, giuocano alla morra[1]. Il bettoliere è in faccende dietro il banco. Magliuolo è solo, accasciato, su una sedia. Il Moro, in piedi, lo contempla.)

Larossa e Panunzio

(simultaneamente — con un grido secco)

Sette! Cinque! Otto! Sei!
Cinque! Quattro! Nove! Nove!

Larossa

(che ha perduto, paga un gruzzolo di soldi.) Piglia. Un'altra mezza lira?

Panunzio

Ah, no. Aspetta.

Magliuolo

(con gli occhi imbambolati, la testa penzolante sul petto, brontola una funebre cantilena:) Lo lò, lollorò... Lo lò, lollorò... Lo lò, lollorò....

Il Moro

(scrolla il capo, compassionevolmente.)

Raffaele

Don Pasqualino, scusate, portateci delle noci. Ma quelle di Sorrento, eh?

Pasquale

Sissignore.

Filomena

(facendo la schizzinosa) Ma no, non c'è bisogno....

Raffaele

Con me, i complimenti ce li perdete.

Larossa e Panunzio

(giocando) (insieme)

Dieci! Quattro! Tre! Tre! Due!
Dieci! Otto! Sette! Sette! Tre!

Panunzio

(sguaiatamente ride perchè ha ancora vinto.) Ah! ah! ah!

Pasquale

(serve le noci.)

Raffaele

(a Pasquale:) E fateci questo conto.

Pasquale

Undici soldi i polpi, otto soldi la frittata e sono diciannove, quattro di formaggio e sono ventitre, quattordici di vino... e sono trentasette, quattro soldi di pane e noci e sarebbero quarantuno: fate giusto due lire.

Raffaele

(cava pomposamente di tasca il portafogli e vi cerca la moneta.)

Magliuolo

Lo lò, lollorò.... Lo lò, lollorò....

Raffaele

(a Pasquale:) Mi dovreste cambiare una carta da venticinque.

Pasquale

Ma non c'è fretta.... Vi pare!

Raffaele

Mi fate credito?

Pasquale

A voi?! Mi dispiace che è cosa da niente.

Raffaele

Voi siete un uomo che capite.

Larossa

(piano, a Panunzio:) Credi a me, quella è la moglie del gobbo.

Panunzio

E lui?

Larossa

È Raffaele il butterato, quel cocchiere di Porta Nolana che dà il danaro ad interesse.

Panunzio

Ah?

Il Moro

(a Magliuolo:) Volete che vi accompagni io a casa, don Saverio? Al vino non ci eravate abituato. Siete ubbriaco fradicio. Che ci state a fare, qui?

Magliuolo

A casa non ci vado. C'è la morta con le candele!

Il Moro

Ma no, no, non c'è più, da una settimana non c'è più.

Magliuolo

Lo lò, lollorò.... (E resta immobile, come in un letargo.)

(Entrano due Ceffi misteriosi — e siedono presso una piccola tavola; — vi battono sopra col bastone per chiamare il bettoliere.)

Pasquale

(avvicinandosi ad essi) Comandate.

1º Ceffo

Un mazzo di carte e due quintini.

Pasquale

(esegue.)

(I due si dispongono a giocare alla scopa, interrogando il mazzo per sapere chi debba far carte.)(Uno di essi getta a terra un mozzicone di sigaro.)(Un monello scalzo e cencioso entra carponi, come uno scoiattolo, afferra il mozzicone, e scappa.)

Larossa

Coraggio, Panunzio! La pace di tutto quello che mi hai vinto?

Panunzio

Ci sto.

Il Moro

(s'avvicina ai giuocatori della morra.)

Larossa e Panunzio

(giuocando) (insieme)

Sette! Quattro!
Dieci! Nove!

(Panunzio vince.)

Larossa

Ah, maledetta la sorte! (E, con mal garbo, paga.)

Filomena

(a Raffaele:) Lo sapete che di sera non ci posso venire. Domani mattina vi contento.

Raffaele

E se mi mancate?

Filomena

Per quanto voglio bene ai figli miei, v'ho detto di venire e ci vengo!

Raffaele

(con cupidigia:) Che occhi assassini!

1º Ceffo

(piano, all'altro:) Guarda se quei quattro sono segnati nella lista dei perquisiti di ieri.

2º Ceffo

Sarebbero?

1º Ceffo

(pianissimo) Larossa Giuseppe, Panunzio Lorenzo, Stile Salvatore, soprannominato il Moro, e Magliuolo Saverio, già componenti della Cooperativa di quel tale Antonio Altieri e oggi operai dell'opificio Salviati.

Il Moro

(a Panunzio che lo invita e che lo stuzzica:) E dàgli! Non voglio giocare. Hai capito?

Panunzio

Ti sei fatto santo?

Il Moro

Eh! Può essere!...

2º Ceffo

(al 1º Ceffo, dopo aver consultato un taccuino:) Sì, tutti perquisiti ieri.

1º Ceffo

(più forte, prendendo il mazzo e mischiando) Dunque, facciamo doppia e tripla?

2º Ceffo

Doppia e tripla.

SCENA II.

MARTINO e detti.

Martino

(entra con la pipa in bocca. Vedendo la moglie con Raffaele s'imbarazza e quasi vorrebbe svignarsela, fingendo di non averla vista.)

Filomena

(con un poco di paura, a Raffaele:) Uh! Mio marito!...

Raffaele

E che fa? (a Martino, subito:) Qua, qua, amicone bello.

Martino

(ostentando sarcasmo) Prosit! (E si accosta.)

Il Moro

(a Panunzio e a Larossa:) Ora succede il finimondo!

Panunzio

Non succede niente. Il gobbo ci ha fatto il callo. (Accenna al capo.)

Raffaele

(a Martino:) Se venivate, un poco prima....

Filomena

... Già, se venivi un poco prima....

Martino

Tu, a casa! (Piglia Filomena per un braccio e la costringe ad alzarsi.)

Filomena

È stato lui che m'ha invitata....

Martino

(sempre tenendola) A casa!

Filomena

Eh, mi fai male!

Martino

Le hai lasciate sole quelle cinque anime dannate?

Filomena

Ho chiuso la porta con la chiave.

Martino

(spingendola fuori) A casa! A casa!

Filomena

(svincolandosi, va via.)

Raffaele

(a Martino, con supremazia:) Mi pare che questa non sia la maniera di....

Martino

(sforzandosi di mostrarsi risentito) Di che?

Il Moro

(a Martino, come per evitare una baruffa:) È cosa di poco momento. Non vale la pena di andare in collera.

Martino

Intrigatevi dei guai vostri, voi!

Raffaele

(a Martino, continuando:) Insomma, donna Filomena stava con me, e... io vi ho voluto sempre bene....

Martino

(umile) Mi avete voluto sempre bene, e questo lo so.... Invitate mia moglie a cena, e io... onore e piacere. Non dico che..., ma... mi spiego? Qua sta il busillis.... La gente sparla, e....

Raffaele

E lasciate che sparli. Quando la coscienza è pulita! (Offrendo) Un mezzo toscano?

Martino

Se me ne date uno intero, mi fate grazia.

Panunzio

(piano a Larossa e al Moro:) Lo vedete che si acconciano.

Raffaele

(dando a Martino un sigaro intero) Servito.

Martino

Gentilezza sempre. (Prende il sigaro e si allontana.)

Magliuolo

(in dormiveglia) Lo lò, lollorò... Lo lò, lollorò....

Raffaele

(a Magliuolo, scuotendolo brutalmente:) Non cantate, che v'ho da parlare.

Magliuolo

A me?

Raffaele

A voi.

Magliuolo

(ricade nel letargo.)

2º Ceffo

(piano, al 1º:) Il gobbo non c'è nella lista dei perquisiti....

1º Ceffo

E non ci deve essere. Il gobbo è roba nostra: persona onesta.

Raffaele

(a Magliuolo:) Svegliatevi, don coso! La settimana è passata.

Magliuolo

Ah?

Raffaele

È passata, è passata, se il calendario non sbaglia. Spicciamoci almeno con gl'interessi.

Magliuolo

(brontolando) Ho fatto i funerali a mia moglie. Era vecchia, ma... cristallo puro!... Funerali bellissimi! Non ho più niente.

Raffaele

Ma per bere ce li avete i danari?

Magliuolo

Per bere, sì.

Il Moro

(con cortesia, a Raffaele:) Saverio Magliuolo è stato sempre puntuale.

Magliuolo

Ora basta! Puntuale, mai più!

Il Moro

(a Raffaele:) Non gli date retta. Vedrete che domani....

Raffaele

(interrompendo con burbanza tranquillamente minacciosa) Be', ma si può sapere chi siete voi che ogni tanto vi incomodate per fatti che non vi riguardano?

Martino

(traendo a sè Raffaele) Va bene, non ci badate: non è gente per voi.... (E gli si mette al braccio.)

Il Moro

(si gratta in testa in segno di prudenza e si scosta.)

SCENA III.

Entrano LUIGI MANGIULLI, FRANCESCO GIACOBELLI, GENNARO SANTINI, e, prima e dopo di essi, a gruppi o soli, più di un'altra trentina di operai, dalle facce pallide, alcuni dei quali sono comparsi al primo atto. Poi, NANNINA.

(Scambio di saluti, man mano che si entra.)

— Buonasera.

— Buonasera.

— Buonasera, Gennarino.

— Buonasera, Giovanni.

— Caro don Luigi!

— Don Vincenzo!

— Servo vostro.

— Padrone mio...

Giacobelli

(si avanza parlando vivamente e gesticolando fra quattro o cinque compagni che lo ascoltano. È livido in volto, eccitato, nervoso.)

Magliuolo

(lugubremente) Comincia ad avanzarsi tutto il corteo.... Ma il catafalco non lo vedo.... (Egli si alza barcollante con gli occhi spiritati, indi ricade, pesantemente, su una sedia e si abbatte.)

Santini

(gaiamente, al bettoliere, quasi abbracciandolo:) Don Pasqualino amabile.

Pasqualino

Vino e carte?

Santini

No, niente carte. Stasera si ha da ragionare. Stiamo in cappella. Abbiamo già un piede in galera, e non c'è tempo da perdere.

I due Ceffi

(confabulano.)

Altre voci

Vino! Vino!

Mangiulli

E a credenza.

Pasquale

(esegue velocemente, distribuendo bicchieri e guastade.)

Raffaele

(al braccio di Martino) Ma perchè non vi ricordate mai di me quando i compagni vostri vanno in cerca di danaro?

Martino

I miei compagni non mi vedono di buon occhio. Da che sono tornati a stare con me sotto lo stesso padrone, mi hanno sulle corna. E poi, che affare potreste combinare con questi straccioni?

Raffaele

Se dànno il pegno, io sto sicuro. E a voi il quindici per cento sugl'interessi non manca. Avete una famiglia sulle spalle, e io sono un uomo di coscienza.

(Tutti si sono seduti e ciarlano. Si ode un mormorìo confuso. Entra Nannina.)

Nannina

(è una donnina bella, giovanissima, pallida: occhi infossati. È vestita poveramente, ma con una certa civetteria: gonna breve, zoccoletti luridi, trascinati da piedi piccoli in calze colorate. Il corpetto serrato, di color blu, mette in mostra le anche: intorno al collo un gran fazzoletto rosso, di cui due cocche unite scendono a punta sul dorso e due sulle mammelle. Cammina mollemente. Ha un aspetto malinconico e, nondimeno, i suoi sguardi sono ricercatori e provocanti.) Don Pasqualino, per favore, mezzo litro. (Si ferma poco lontano dal banco di vendita.)

Pasquale

(affaccendato, servendo gli altri) Un momento.

Giacobelli

(seduto in mezzo ai compagni, continuando il suo discorso, si accalora maggiormente) Io voglio sporgere querela, vi dico. Pezzente, ci sono e ci resto. Ma perquisito come un pregiudicato qualunque, no!

Il Moro

(che si è avvicinato a Nannina, le parla, alle spalle, cortesemente:) Se mi permetti, te lo voglio pagare io questo mezzo litro.

Nannina

È inutile: da te non mi piglio niente.

Il Moro

E perchè?

Nannina

Non ci vieni più a trovarmi.

Raffaele

(adocchia Nannina, e aspetta.)

Martino

(se ne va in fondo, accendendo il sigaro.)

Il Moro

(a Nannina:) E non ci vengo chè ci soffro troppo a venirci.

Nannina

Bella scusa! Quando venisti la prima volta non facevo forse... quello che faccio adesso?

Il Moro

Ma vedi:... se tu volessi....

Nannina

(sospira) Eh!

(Tacciono.)

Raffaele

(a Pasquale, che è al banco:) Dàlle quello che vuole alla ragazza, e mettilo a conto mio.

Il Moro

(a Nannina:) Non mi rispondi?

Nannina

(con bontà) Lasciami stare. Questa vita devo farla a forza per quella creatura che non ho voluto dare alla Madonna. Il Signore me l'ha mandata, e io me la tengo.

Il Moro

E chi ti dice che non devi tenertela? Dopo un anno di buona condotta, chi sa!... Io sono poverello, eppure,... vedi:... sarei capace anche di sposarti....

Nannina

(dolce) E per quest'anno? Come vivrei? (Sempre dolcemente) Lasciami stare!...

Pasquale

(a Nannina, porgendole il mezzo litro di vino.) A voi, un mezzo litro di Posillipo asciutto.

Nannina

(sta per mettere i soldi sul bancone.)

Raffaele

È pagato.

Nannina

(si volta, e ammicca.)

Il Moro

(si allontana, grattandosi in testa, con la faccia triste.)

Nannina

(fissando Raffaele con gli sguardi invitanti, fa un lieve cenno interrogativo col capo.)

Raffaele

(con un altro cenno del capo, risponde di sì.)

Nannina

(esce dalla bettola, con le mani dietro la schiena, a passi lenti, canticchiando languidamente:)

«Comme te voglio amà

manella 'e cera

si me te faie tuccà

matina e sera....»

Santini

(al Moro che, pensoso, gli è dappresso:) E va.

Il Moro

No.

Raffaele

Signori miei, con permesso. (Esce difilato.)

1º Ceffo

(sottovoce, al 2º:) Mangiulli Luigi, Santini Gennaro, Giacobelli Francesco....

2º Ceffo

(interrompendo pianissimo) Questi li conosco tutti, e sono tutti nella lista! (Forte) Fate carte voi.

Pasquale

(è più che mai affaccendato, servendo gli avventori, che chiacchierano vivamente.)

Giacobelli

(sempre continuando il suo discorso, riscaldandosi e vociando) .... E se non fosse per quella bagascia della miseria, vi farei divertire io, vi farei!

Magliuolo

(imitando i compagni, ha ricominciato a bere.) Chi è che offende la miseria?! Io mi ci trovo benissimo... perchè tutti sono creditori miei, e io sono creditore del Padreterno, che è più solvibile di me. Viva la miseria! (Prende una guastada e l'abbocca avidamente.)

Il Moro

(accorre e glie la toglie di mano.)

Santini

Ha ragione il vedovo! (Alzando il bicchiere) Viva la miseria!

Molti

(rispondono con una intonazione strana, quasi tetra) Viva la miseria! (Bevono.)

SCENA IV.

ANTONIO e detti.

Antonio

(entrando dal fondo) Bravi! Qui si gozzoviglia!

Santini

Antonio!

Martino

Chi si vede!

Antonio

Buona sera alla compagnia!

Mangiulli

Salutiamo.

Larossa

Si riverisce!

(Altri saluti.)

Giacobelli

Ma come! Ancora da questi paraggi?

Antonio

Sono partito ieri l'altro e son ritornato stasera.

Panunzio

Qualche gran cosa!?

Antonio

Appunto. Una cosa magnifica!

Panunzio

Per San Crisostomo!

Antonio

Sapevo di trovarvi qui. Sentirete!

Mangiulli

(offrendo ad Antonio) Un bicchiere?

Antonio

E perchè no? Voglio gozzovigliare anch'io. (Prende.)

Mangiulli

Inganniamo lo stomaco.

Antonio

E io voglio ingannare il cervello. Alla vostra salute! (Beve.)

Molti altri

— Grazie!

— Alla tua!

— Alla tua!

(Bevono.)

Antonio

Be'? Che si fa laggiù? Che novità? (Siede presso una tavola accanto a Mangiulli.)

Panunzio

Una, e grossa: hanno fatto un furto al padrone.

Antonio

(senza averne nessuna impressione, bevendo ancora) Oh, oh!

Mangiulli?

Un bel contrappelo.

Antonio

Quanto? Un milione?

Larossa

(con disprezzo) Ma che! Si parla di centomila lire.

Panunzio

(con più disprezzo di lui) Neppure! Una meschina bagattella che non arriva alle cinquantamila!

Santini

Io poi dico: se si ha da sporcarsi le mani, meglio cacciarle bene dentro e toccare il fondo.

Larossa

E bada che ce n'erano dei soldi nella cassa forte!

Antonio

Ah si? Più di quello che gli hanno rubato?

Larossa

Più, più. Assai più.

Santini

Imbecille d'un mariuolo!

Giacobelli

Un mariuolo onesto, perbacco!

Antonio

(si volta e lo guarda.)

1º Ceffo

Quattro punti, e una scopa che son cinque: la vincerò tripla.

2º Ceffo

Non credo.

Giacobelli

(ad Antonio:) Perchè mi guardi così?

Antonio

Perchè hai detto una bella parola. Chi mi favorisce ancora da bere?

Il Moro

(che era indietro, si avanza, porgendogli il suo bicchiere.) Posso aver l'onore io, signor Antonio?

Antonio

Oh, sei qua, buona lana? Non t'avevo veduto. Accetto. (Prende.)

Martino

Il terzo bicchiere, poi, spetterà a me ad offrirlo. Ci ho delle obbligazioni con voi, e me ne ricordo.

Antonio

(ironico) Va là, sono io che ho delle obbligazioni con te.

Martino

Eh, lo so: uomo avvisato, mezzo salvato; ma voi non voleste darmi retta!

Antonio

Ma ti sono grato ugualmente, e, difatti, questa volta invito la comitiva a bere proprio alla tua salute.

(Nessuno risponde, e nessuno beve. Qualche borbottìo di protesta.)

Antonio

No?... Allora bevo soltanto io.... (Beve.)

Martino

E mi fa piacere.

Giacobelli

Diventi bevitore?

Antonio

Divento un po' di tutto con l'aiuto della Provvidenza!

1º Ceffo

(giocando) Scopa!

2º Ceffo

(gettando una carta sulla tavola) E vediamo se avete un quinto cavallo!

Antonio

E l'hanno acchiappato questo ladro?

Panunzio

Volevi che si lasciasse anche acchiappare?

Santini

Che diavolo!

Antonio

Ma, insomma, i sospetti su chi cadono?

Giacobelli

Secondo il padrone, ognuno di noi può essere un mariuolo. Ieri, qui, c'è stato spettacolo gratis: perquisizioni, interrogatorii, spionaggio, sorprese, poliziotti travestiti alle nostre calcagne. Meglio d'un teatro!

Antonio

Ah sì?!

Mangiulli

(ironicamente) Qui dentro, però, poliziotti non ce n'è. (Abbassando la voce) Se quei due che giocano non sono poliziotti, voglio perdere gli occhi.

Antonio

(piano) Ho capito.

2º Ceffo

Ma quanti accidenti di re avevate in mano?

1º Ceffo

(facendo l'ultima giocata) Ve l'avevo detto: è tripla.

Antonio

(a voce alta) E in che modo finirà la faccenda?

2º Ceffo

(al 1º, dandogli dei soldi) E buon pro vi faccia!

I due Ceffi

(si alzano. L'uno dopo l'altro, pagheranno al banco, indugiando un poco, e andranno via, salutando appena, con disinvoltura.)

1º Ceffo

Signori!...

2º Ceffo

Signori!...

Alcuni

(rispondono al saluto, sdegnosamente, a fior di labbro:)

— Felice notte!

— Buona nottata!

Mangiulli

Carissimi!

Giacobelli

(mentre i due Ceffi s'alzano, pagano, salutano ed escono — risponde ad Antonio) Finirà che ne piglieranno uno a casaccio, uno che abbia il naso più di traverso o le orecchie più grandi o il mento più lungo, e, dopo il cerimoniale della Corte d'Assise, al fresco! Galera, e pranzo gratis. Un impiego come un altro!

Santini

Chè se poi costui è innocente, che gliene importa alla giustizia? È stato condannato? E dunque la giustizia ha fatto il suo dovere. Doveva pensarci lui a meritarsi la condanna! Perchè non ha rubato veramente?

(Si ride un po'.)

Antonio

Tu parli come un filosofo, e io ti ammiro; ma questa sera ho il prurito d'aiutarla io la giustizia.

Giacobelli

E come?

Mangiulli?

Come?!

Antonio

Volete vedere che faccio venir fuori il ladro?

(Tutti hanno un moto di risentimento.)

Martino

Lo fate venir fuori da che parte?

Antonio

Senza andar troppo lontano. Qui, qui, fra questi muri.

(Mormorii di meraviglia e di sdegno.)

Martino

Voi ci offendete, mi pare!

Santini

Ohè, tu scherzi male!

Antonio

No, che non offendo nessuno!

Giacobelli

(alzandosi minacciosamente) Parla chiaro, o non so quello che può accadere!

Molte voci

Parla! Parla!

Antonio

Parlo chiaro, non temete. Son venuto proprio per questo. Il pensiero che un innocente avesse potuto essere accusato e messo alla tortura non mi ha fatto dubitare del mio compito, e il proposito di denunziare il colpevole è diventato frenesia e mi ha trascinato qui vertiginosamente, dandomi l'ebbrezza dell'entusiasmo! (Eccitandosi sempre più) Non un momento di titubanza, ve lo giuro, ve lo giuro, non un momento in cui io non abbia sentita tutta intera, vigile, ostinata, trionfante, la mia coscienza!

(I compagni ascoltano attentamente con le facce stravolte.)

Antonio

(drizzandosi in piedi) C'è, è vero, un mestiere più nefando e più vile di quello del ladro, ed è il mestiere del delatore!

Mangiulli

Antonio, tu impazzisci!

Antonio

(in un parossismo di esaltazione spasmodica, sghignazzando) Ma io mi pago a un prezzo immenso il lusso della immensa viltà che commetto, e, per la voluttà di compiere il sozzo mestiere, prendo con le mie mani la mia vita così, come prendo questa bottiglia vuota, (esegue) e la mando in frantumi! (Scaglia a terra, con violenza, la bottiglia, le cui schegge schizzano intorno. Egli grida:) Sono il delatore di me stesso! Il ladro di Guido Salviati sono io!

Tutti

(di scatto, si alzano, colpiti dal terrore e dalla meraviglia. Si odono simultaneamente le loro esclamazioni:)

— Che!

— Tu!

— Tu!

— Voi!

(E restano allibiti, attoniti.)

Antonio

Vi sembra di sognare, eh? Vi faccio ribrezzo?... C'è forse, in questo momento, qualcuno, fra voi, che mi stringerebbe la mano? (Stende la destra.)

(Alcuni indietreggiano un poco, altri evitano di guardarlo, imbarazzati.)

Martino

(nascondendo le mani) Puah!

Il Moro

(vorrebbe stringere la mano di Antonio, ma, timidamente, con gli sguardi dolci, par che dica che la sua stretta non varrebbe niente.)

Antonio

No, lo vedete: non c'è!... Antonio Altieri, colui che predicava la lealtà, l'amore, l'emancipazione garantita dalla fratellanza, l'uomo che proclamava la necessità del benessere individuale a condizione di non ledere i giusti interessi altrui, l'uomo che non ammetteva altro potere che quello naturale e sano del proprio cervello, dei propri muscoli, della propria forza, del proprio lavoro, si è coperto di fango! Ha dato la caccia al danaro degli altri, si è introdotto audacemente, di notte, con chiave falsa, nella casa d'un ricco e, profittando del segreto della cassa forte ch'egli stesso aveva costruita, quasi avesse preparato da lungo tempo il suo piano, ha rubato tranquillamente ciò che gli serviva ed è venuto a battersi il petto dopo d'aver messo in salvo il bottino! (Feroce) Sputategli sul viso! (Contrae le linee del volto come se davvero lo sentisse colpito dallo sputo.)

Giacobelli

(mite, con deferenza, con pietà) Ma no, Antonio, noi non ci permettiamo di giudicarti.

Antonio

(altero, tonando) E fate male! — Perchè non volete giudicarmi? Ah! Voi ignorate come io sia stato vinto? Voi non mi conoscete più, ora? Avete dimenticato che a dodici anni io lavoravo come un adulto con molti di voi nell'officina di Guido Salviati e che mio padre si privò anche del pane per coltivare in me ciò che alla sua ingenuità pareva poco meno che il seme del genio? Avete dimenticato che dopo lunghi anni di studio e di stenti qualche cosa di esclusivamente MIO germogliò difatti qui dentro (toccandosi la fronte) e che, quando presentai a Guido Salviati i progetti completi delle mie invenzioni, egli me ne offrì un prezzo ridicolo esigendo, per giunta, la proprietà assoluta delle mie idee? Voi avete dimenticato che allora sentii il bisogno impellente dell'indipendenza per me e per voi e riuscii a compiere il miracolo d'una propizia combinazione finanziaria e vi chiamai, v'invitai a lavorare, a lottare insieme con me per innalzare un edificio che diventasse tutto nostro e che ci preparasse una vita di benessere, senza superbia e senza umiltà, senza padroni e senza schiavi? È inesatto, è falso, è fantastico, tutto questo?

Santini

No! No! È vero!

Giacobelli

È verissimo!

Antonio

E chi fu — dite — chi fu che, comperando da una parte i crediti dei nostri creditori diffidenti e dall'altra sforzando la sua produzione e riducendo i suoi prezzi, soffocò la nostra impresa tra la sua crudeltà di creditore unico e la concorrenza ch'egli stesso ci faceva?

Giacobelli

Fu Guido Salviati!

Qualche altra voce

Lui! Lui fu!

Antonio

Egli ci volle annientare non per orgoglio industriale, no, ma per avidità di speculatore ingordo!

Giacobelli

È la verità, perdinci!

Molte altre voci

— È la verità!

— È la verità!

— È la verità!

Antonio

(incalzando) E quando fummo costretti ad arrenderci, quando, per pagare il debito enorme che avevamo oramai soltanto verso di lui, dovemmo mettere nelle sue mani il mio brevetto, la nostra officina, la nostra casa, e bruciare i nostri ideali come i vinti bruciano le loro bandiere prima di darsi al nemico, voi, sì, vi poteste rassegnare ad averlo un'altra volta per padrone, ma io non potetti neanche rassegnarmi a questo. E sapete perchè?

Santini

Ma sì che lo sappiamo!

Antonio

Ah, no! Nessuno ve l'ha detto bene, e voi non lo immaginate. Egli... mi scacciò! (Ride come un forsennato.) Ah! Ah! Ah!...

Mangiulli

È orribile!

Giacobelli

È schifoso!

Santini

È infame!

Altri

(fanno eco)

— È infame!

— È infame!

Antonio

E ben presto una sinistra fama d'ambizioso, di impostore, d'inetto, di ciarlatano e di ribelle si diffuse intorno al mio nome; e non trovai più credito, non trovai più un industriale che mi accogliesse con fiducia, e mi si fuggiva come un appestato, e a casa mi aspettavano, intanto, nella miseria, mio padre che aveva lasciato un braccio fra i denti d'una macchina, un figlioletto a sei anni e la mia povera compagna incinta. Incinta, sissignori! Non lo nego! Incinta! (Come una proclamazione) Ho commesso il gran peccato di amare una donna onesta che mi amava! E ho fatto di peggio: non ho voluto condannarla alla sterilità! Non è forse il maggiore dei delitti il mettere al mondo dei figli?

Tutti

(protestano:)

No! — No! — No!

Martino

(se ne sta da parte, sprezzante.)

Antonio

E questo peccato e questo delitto mi hanno data la gioia di consumare un'altra turpitudine, un altro delitto, e ho sottratto cinquantamila lire dalla cassa forte di colui che, protetto dal Codice, aveva eliminato la mia persona come quella d'un intruso, s'era impossessato del prodotto più vivo della mia mente e aveva sottratto a me tutto quanto m'era sembrato non potersi mai scindere dalla mia vita, dall'anima mia. (Gridando pazzamente) Ma ditemi, dunque, perdio, ditemelo, ditemelo se avete ancora un avanzo di coscienza umana: chi di noi due, chi di noi due è il ladro?!

(Movimento generale.)

Giacobelli

No, il ladro non sei tu!

Mangiulli

Con le tue macchine meravigliose, la casa Salviati guadagna il venti per cento sui suoi capitali!

Santini?

E noi guardiamo!

Panunzio

E lui e il figlio si pagano cavalli, carrozze, camerieri, sgualdrine....

Larossa

E noi ci consumiamo la salute per pochi soldi al giorno!

(Il vocìo cresce.)

Giacobelli

E l'avvenire è pieno di dubbî!

Mangiulli

Noi camminiamo all'oscuro!

Panunzio

Chi ci assicura il pane?

Mangiulli

Siamo legati mani e piedi!

Santini

Chi ha saputo spezzare le catene è un eroe!

Il Moro

(entusiasticamente) È un eroe!

Martino

Sciocconi che siete! Costui è venuto a scaldarci il cervello perchè si trova in male acque.

Giacobelli

Taci, tu!

Martino

Non ho paura, io! Da che mondo è mondo, chiunque si piglia il denaro degli altri è un mariuolo!

Antonio

(scagliandosi su Martino) Ah, giuraddio!

Il Moro

(lo trattiene.)

(Tutti contro Martino, scacciandolo e schiamazzando:)

— Taci!

— Taci, canaglia!

— Vattene via, brutta bestia!

— Vattene! Vattene!

Antonio

Lasciate che getti la sua bava!

Le voci

Vattene! Vattene!

Martino

(spinto verso la porta) Me la pagherai, mariuolo!

Larossa

Vattene, se non vuoi che ti rompa la gobba!

Le voci

Vattene... Vattene!...

Martino

(fuggendo) Mariuolo! Mariuolo! (Via.)

Le voci

— Vipera!

— Spia!

— Canaglia!

— Ruffiano!

— Cornuto!

(Tutti ritornano ad Antonio, ansiosamente.)

Giacobelli

E ora, devi fuggire!

Antonio

Se avessi voluto fuggire, non sarei qui, con voi, stasera!

Giacobelli

Devi nasconderti, almeno.

Antonio

Non voglio!

Giacobelli

Ma ti arresteranno.

Antonio

Lo so.

Santini

Non avrai più scampo!

Antonio

Io sono qui per affrontare la legge, non per evitarla. Il banco degli accusati dovrà essere la mia bigoncia, e parlerò fieramente quando tutti voi avrete detto a voce alta, ai giudici e al popolo, quello che pensate del mio nemico e di me!

Giacobelli

(quasi timido e commosso) Antonio, il dovere che compiremmo verso di te ci ridurrebbe sul lastrico della strada!

Mangiulli

E noi non abbiamo nè il tuo ingegno, nè il tuo coraggio....

Giacobelli

Dobbiamo soffocare ogni grido di sincerità.

Larossa

(lugubremente) O tacere e fingere, o morire di fame!

(Un silenzio grave e solenne. Pare che qualche cosa di plumbeo cada sulla testa di tutti.)

Antonio

(abbattuto, abbandonandosi sopra una sedia) Avete ragione. (Poi, con dolcezza) Voi non potete parlare. Ma quello che già avete fatto e avete detto basta al mio cuore, e io ve ne ringrazio. Per la società in mezzo a cui io dovrei essere giudicato, io sono irremissibilmente perduto! E voi credete che, abbandonato a me stesso, io abbia ancora ingegno e coraggio? No, non ho più niente, non ho più niente!... (Trasalendo, fissando un punto nello spazio) La Corte d'Assise.... La curiosità d'una folla crudele.... L'accusa gridata innanzi a questa folla..., ripetuta, sghignazzata nei miei orecchi.... E poi... la condanna... l'isolamento... la prigione.... (Un brivido gli corre per il corpo. Indi, cupamente) No, no, non posso, non posso....

Il Moro

(supplichevole, ai compagni:) Cerchiamo di salvarlo!

SCENA V.

Un DELEGATO DI POLIZIA, seguìto da due GUARDIE in borghese e da MARTINO.

Il delegato

(sotto l'arco della porta in fondo) Chi è tra voi Antonio Altieri?

Antonio

(sùbito, assorgendo) Io.

Martino

(sottovoce, biecamente) Eccoli ammutoliti.

Il delegato

(alle due guardie:) Arrestatelo!

Antonio

Va bene, andrò a presentarmi io stesso.

Il delegato

(con maggior forza, alle guardie:) Arrestatelo!

Antonio

(cavando dalla giacca una rivoltella, ma senza aver l'aria di minacciare) Non c'è bisogno, vi dico.

Giacobelli

(urgentemente, con affetto) Che fai?!...

Santini

(come Giacobelli) Tu ti rovini!

Il delegato

(alle guardie:) A qualunque costo, non lo fate fuggire. Disarmatelo!

Antonio

Io non fuggo, e non tiro su nessuno.

Il Moro

(vigile, gli afferra il braccio.) No, signor Antonio!

(Tutti, anche le Guardie, si stringono intorno ad Antonio, cercando di disarmarlo.)

Voci confuse

— No, Antonio!

— No! no! no!

Il Moro

Vuole ammazzarsi!

Martino

Non è vero.

Antonio

Lasciatemi! Ho il diritto di morire!

Il delegato

Non potete!

Antonio

(dibattendosi) Lasciatemi!

Santini

Tu devi vivere, Antonio!

Giacobelli

Saremo con te!

Altre voci

Saremo con te!

Il Moro

Viva Antonio Altieri!

I compagni

(rispondono a squarciagola, con solennità simultanea) Viva Antonio Altieri!

Antonio

(ferocemente grida:) È troppo tardi! (e riuscendo a svincolarsi, si precipita verso la strada e sparisce.)

(Tutti, meno Martino e Magliuolo, lo inseguono vociferando. Per un istante, nella bettola non restano che Magliuolo e Martino.)

Magliuolo

(accasciato, immobile sulla sua sedia, le braccia penzoloni, la testa piegata sul petto, russa.)

Martino

(sull'uscio della bettola, guardando ciò che accade in istrada) Ah! Lo fanno fuggire!

(Un colpo di rivoltella rintrona. E, dopo un grido generale, la vociferazione cessa.)

Martino

(quasi interrogativamente, esclama:) Si è ammazzato?!

SCENA ULTIMA.

(La bettola si ripopola. TUTTI ritornano atterriti. Due o tre dei compagni portano ANTONIO che ha il petto sanguinante. Entrano pure viandanti, venditori ambulanti, vagabondi, il monello del mozzicone, ed entra NANNINA.)

Il delegato

Sùbito all'ospedale, per un chirurgo!

(Un Operaio e un Agente escono di corsa.)

Antonio

(sicuro di morire) È inutile.

(Lo adagiano su d'una sedia.)

Il Moro

(chiede affannosamente:) Un panno... un fazzoletto... qualche cosa!...

Nannina

(si toglie dal collo il fazzoletto rosso e l'offre al Moro.)

Il Moro

(si affretta a metterlo sulla ferita e, ginocchioni, ve lo terrà stretto con una mano.)

Antonio

(con voce fioca) Prego qualcuno... di scrivere... questa mia dichiarazione.

Santini

(rivolgendosi agli altri, sommessamente:) Un po' di carta....

Mangiulli

(ripetendo la richiesta) Un po' di carta....

Larossa

Eccola.

Santini

(la prende.)

(Il Bettoliere, in fretta, mette su una tavola un calamaio e una penna.)

Santini

Sono pronto, Antonio. (Siede presso la tavola.)

(Un gran silenzio.)

(Si ode russare lievemente Saverio Magliuolo.)

Antonio

(con accento doloroso, ma cercando di pronunziare con chiarezza le parole:) «Dichiaro... d'aver sottratto dalla cassa forte di Guido Salviati... lire cinquantamila per provvedere... alla vita della mia famiglia». (A Santini fa cenno che aspetti. Le forze gli mancano.)

Giacobelli

(ai compagni, mormora:) Muore.

(Molti, di nascosto, piangono.)

Nannina

(guardando pietosamente il moribondo, domanda piano al bettoliere:) Come si chiama?

Pasquale

(risponde pianissimo:) Antonio Altieri.

Nannina

(con le lagrime agli occhi) Poveretto!

Antonio

(continua:) «Dichiaro... di aver ripreso con questa somma... una parte di ciò che era... veramente mio....» E basta.

Santini

(gli si avvicina porgendogli la penna e mostrandogli la carta. Indi, mette la carta sul dorso della propria destra.)

Antonio

(col braccio tremante, firma, e poi, con un lieve gesto, indica il Delegato.)

Il delegato

(prende la carta e la conserva.)

Antonio

Moro, toglimi questa mano dal petto....

Il Moro

(obbedisce.)

(Il fazzoletto casca.)

Nannina

(lo raccoglie subito con timida tenerezza, lo bacia con devozione, e resta a contemplarlo dolcemente. I suoi sguardi, attraverso le lagrime, sono luminosi e soavi.)

Antonio

(al Moro:) Grazie!... E ti domando perdono... di averti, quel giorno, insegnato... ad essere onesto. (Spira.)

(Un fremito di desolazione.)

Martino

(guarda impaurito.)

Il delegato

Sgombrate! Sgombrate!...

(Sipario.)

Fine del dramma.