ATTO PRIMO.

La scena rappresenta un piccolo ritrovo di infimo ordine, tenuto da Franz Cardillo. È qualche cosa tra il bar e la birraria, con una tinta di caffè concerto in miniatura allo stato primordiale. Ha un aspetto d'intimità alquanto sinistra. La porta d'entrata, quasi nel mezzo della parete in fondo, è poco ampia: i vetri dell'uscio che s'apre in dentro sono opachi: un po' di tappezzeria, che adorna i muri coperti d'una carta grigiastra piuttosto chiara, è la solita stoffa alla turca, molto sbiadita. Sulla porta, un orologio. La sala è irregolare. Si compone di due piccolissime sale tra le quali si è demolito quasi tutto un muro. La parte di esso non demolita si allarga in su ad arco per sostenere il soffitto, e forma come un gran pilastro attaccato alla parete destra nascondendo agli spettatori uno spigolo del primo compreso che si trova venendo dalla strada. Alla parete sinistra è la porticina ogivale, senza uscio, del retrobottega. Da per tutto tavolini tondi e sedioline. Accanto alla porticina del retrobottega, una credenza. Verso la destra, vicino alla ribalta, una breve pedana di legno con sopra un vecchio pianoforte verticale. Accanto alla porta d'entrata, il comptoir assai alto, dietro cui è appesa alla parete la grande scansia sulla quale si ripongono le bottiglie di liquori, i biscotti, le leccornie. Qua e là, qualche specchio coperto da una garza color di rosa. Nel mezzo della sala pende dal soffitto un immenso cartellone bianco, orlato di rosso, su cui è stampato a lettere nere cubitali:

AL NUOVO EGIZIANO
TENUTO DA FRANZ CARDILLO
CONCERTO DI VARIETÀ
IN CUI SI AUMENTANO 5 CENTESIMI
SULLE CONSUMAZIONI.

DA MEZZANOTTE IN POI
MUSICA SEMPLICE DI PIANOFORTE
CON PERMESSO DI DANZA

Di là dal pilastro, nel primo compreso, una scaletta a chiocciola conduce alla stanza superiore abitata da Franz Cardillo e da sua moglie[1].

SCENA I.

FRANZ, NUNZIO, EMILIA, LUIGI CARDONE, DON LORENZINO, DON ACHILLE, IDA, ELVIRA, qualche altra donna, due MARINAI, un FORESTIERE, altri avventori.

È notte. Sono accesi tre o quattro becchi a gas, Emilia è al comptoir. È vestita con pretensiosa civetteria volgare. Molto ben pettinata, porta un nastro rosso nei capelli. Le pende dalla vita una borsetta di cuoio come alle chellerine, di cui non ha il grembiule e da cui si distinguerebbe anche per la sua aria da padrona. Nunzio è al pianoforte, seduto sopra un sediolino tondo che può girare su sè stesso. Intorno ai tavolini, figure di vario genere, di ceto piuttosto basso: qualche fisonomia losca, qualche sbarbatello, qualche ometto attempato. Si notano due Marinai, alcune donnine equivoche — tra cui Ida ed Elvira — imbellettate, vestite un po' bizzarramente, con una cura che dissimula la povertà. Portano dei cappelli abbastanza fantastici e molto piumati. Presso il comptoir, in piedi, Luigi Cardone, un giovanotto inelegante ed effeminato, con baffetti arricciati, parlotta con Emilia e sorseggia una bibita. Franz Cardillo, un uomo sulla cinquantina, dai capelli fulvi, dal volto lentigginoso, non brutto, ma antipatico, col suo fez in testa, il quale rosseggia nell'ambiente grigio, va e viene con ostentato zelo: entra nel retrobottega, ne esce con le mani ingombre, gira di qua e di là e fa conversazione con gli avventori nel suo linguaggio goffamente spropositato e tronfio.

Nunzio suona una polchetta. Il tocco incerto denunzia l'inesperienza o la svogliatezza. Nel poco spazio disponibile tra i tavolini, ballano, alla men peggio, due coppie. Una è formata da Elvira — che è la più graziosa delle donnine — e da un MARINAIO. L'altra è formata da due uomini: Don Lorenzino e Don Achille. Il primo è smunto, magro, miserello, di età ambigua: un aspetto da scaccino; il secondo ha un'impronta di buona salute, una bella barba, un aspetto d'uomo serio che contrasta con la sua smania di ballerino. Don Lorenzino ha una vocetta fievole come se gli mancasse il respiro: e Don Achille ha una voce quasi femminea che non pare esca da quel corpo abbastanza imponente.

Il ballo continua per un po', sciatto e disordinato, al ritmo zoppicante della polchetta, nell'angustia dello spazio, mentre Franz stura delle bottiglie di gazosa o di birra e gli altri cianciano o guardano, sorbendo le loro bibite.

Elvira

(dopo aver fatti alcuni giri di polca, si ferma, staccandosi dal suo cavaliere) È impossibile! Il suonatore non va a tempo!

Ida

(con significato) Senti a me, Elvira: tempo perduto!

Elvira

Eh, lo so.

Il 1º marinaio

(ad Elvira:) Ancora un po'. Andiamo!

(Intanto, la coppia degli uomini danza con serietà, affaticandosi a secondare la musica.)

Elvira

(al marinaio:) Non c'è gusto. (Di malavoglia si lascia condurre.)

Franz

(a Nunzio, da lontano:) Ohè, cieco! Lo hai sentito sì o no che non vai a tempo?

Elvira

Suona invece una mazurca.

Don Achille

(fermandosi un po') Ma dev'essere proprio voluttuosa.

Nunzio

(cambia subito e attacca una mazurca.)

(Le coppie ballano.)

Franz

(fa saltare il tappo d'una bottiglia di gazosa e ne versa nel bicchiere d'un avventore.) Alla framboise! Buonissima! (A un altro avventore vicino:) Suona bene, ma suona soltanto con le dita. Naturalmente, se non fosse cieco, avrebbe un'altra scienza filosofica. Io e mia moglie lo teniamo in casa, per farvi capire, perchè siamo nati con la filantropia.... E questo è il nostro difetto. (Continua a parlare gesticolando.)

Il 1º avventore

(chiama — facendo tintinnare un bicchiere con i colpetti d'un cucchiaino.)

Emilia

(dal comptoir) Sùbito. (Si avvicina all'avventore.)

Il 1º avventore

Pago un punch al Cognac e una Chartreuse. (Le dice poi qualche parola a voce bassa.)

Elvira

È inutile: con questa musica non voglio ballare. (Si ferma di nuovo e lascia in asso il cavaliere. Quasi tra sè:) Seccatore! (E va a sedere accanto a un omaccione biondo dall'aspetto esotico e grossolano.)

Il forestiere

(soddisfatto, a Elvira, con l'accento duro che rivela il nordico:) Siete finito con piccola danza? Bene!

(La coppia dei due uomini, abbandonata al ballo, urta in un tavolino.)

Il 2º avventore

(che è uno di coloro che vi sono seduti intorno) E che modi son questi!?

Don Achille

Scusate.

(Don Achille e Don Lorenzino, un po' mortificati, cessano di ballare, e siedono facendosi vento col fazzoletto.)

(Elvira e IL FORESTIERE discutono.)

Don Lorenzino

(a Nunzio:) Maestro, non c'è più bisogno.

Nunzio

(lascia di suonare, gira col tondo del sediolino e resta immobile, riposando, con gli occhi vitrei rivolti al pubblico.)

Il 1º avventore

(a Emilia, che lo ha ascoltato serbando un contegno serio, senza rispondergli:) Ma che avete? Siete di cattivo umore, stasera?

Emilia

Forse.

Il 1º avventore

(mettendo sul tavolino il danaro della consumazione e alzandosi) Quanta superbia!

Emilia

(pigliando il danaro, gli risponde piano, a fior di labbro:) Queste donne qua, vedete, non ne hanno. Servitevi.

Il 1º avventore

(andando via lentamente) Buona notte.

Emilia

(sdegnosa, non risponde.)

Franz

(passandole accanto, a voce bassa:) Ti prego di non farmi la principessa delle Asturie con i clienti del locale.

Emilia

(alzando le spalle torna al comptoir.)

Elvira

(avvicinandosi per uscire insieme col forestiere che le si mette a braccetto, saluta la sua amica:) Addio, Ida!

Ida

(che sta sola sola, presso un tavolino) Io non mi chiamo Ida, io mi chiamo: Veleno!

Elvira

(indicando l'uomo con lieve cenno del capo) E io mi chiamo: Carestia!

(Il forestiere ed Elvira escono.)

Franz

(che è stato interrogato dal marinaio che dianzi ballava, gli dà delle spiegazioni, con aria di grande importanza) In Egitto, con la mia prima moglie, io aprii un caffè chic. Una sciccheria straordinarissima! Altro che questa bottega miserabilissima, in questi paraggi sporchi e democratici! Allora io maneggiavo le lire sterline. Mia moglie, per farvi capire, non per disprezzare la presente, che anche sa comparire bene, portava agli orecchi due perle grossissime così.

Il 1º marinaio

E perchè lasciaste l'Egitto, Franz?

Franz

Demonio cane! All'ottantadue ce ne scappammo per il bombardamento. Gl'Inglesi cannoneggiavano, che vi posso dire?... come tante iene musulmane. Un vituperio, amico mio! Mia moglie, che era di conformazione più delicatissima della presente, si prese, insomma, un malore d'intestini, e fece, immaginatevi, anche un voto alla Madonna, perchè, riguardo a religione, era perfettissima. E, per me, io pure rifletto e penso che è meglio avere la coscienza in legge e regola con la religione che ci hanno data dalla natura i nostri genitori. Sentite quello che vi dice in confidenza Franz Cardillo: la religione è quella cosa, vedete, che poi quando viene il suo quarto d'ora vi serve immensamente. (Si curva sul tavolino, e continua a parlare con mistero, gesticolando più che mai.)

Ida

(accostandosi a Nunzio) Professore, sapete suonare «Amami Alfredo»?

Nunzio

(senza smuoversi) Sì. (Si volge di nuovo verso il pianoforte e comincia a suonare l'aria della Traviata: «Amami Alfredo». Egli suona ora con un po' più di precisione, con una certa grazia e con molto sentimento.)

SCENA II.

PAOLINA e detti.

Paolina

(entra.) (È una ragazza sui quindici anni, ma l'età non ha connotati evidenti in quella figurina di piccola zingara dalla sudicia vestetta sbrandellata, dai piedini scalzi e infangati, dai capelli corvini e abbondanti che le si arruffano sulla fronte, sulla nuca e sugli orecchi, e dai grandi occhi neri estatici, pieni di una malinconia, di cui il sorriso non luminoso dell'ignoranza bestiale, errando talvolta sulle labbra sottili e smorte, rivela l'incoscienza. Ella, come un'ombra, si insinua leggera tra i tavolini, atteggiando il viso a implorazione e stendendo a qualcuno che le sembri meno distratto la sua manina di mendicante.)

Il 3º Avventore

(che è seduto non lontano dal comptoir, si rivolge a Emilia:) Che pago qua, eh? (Pausa.) (Ancora a Emilia, che non ha sentito:) Dico, signora, che pago, io?

Emilia

(discende e va a riscuotere.)

(Indi, l'AVVENTORE esce.)

Franz

(che ha continuato a far conversazione qua e là, ode la musica e commenta:) Ah! Questa è una bella opera: la Traviata del maestro Verdi. Io, una volta, l'ho sentita proprio a teatro. Mi trovavo di passaggio a Corfù. E la cantante era una grandissima celebrità. Un pezzo di donna, per farvi capire, che al principio dell'ultimo atto, quando stava per morire, stesa sul letto, pareva una nave corazzata.

Ida

(tuttora vicina a Nunzio) Bravo, professore!

Il 2º Marinaio

(si accosta all'altro come per dirgli: «è ora d'andare».)

Il 1º Marinaio

(guardando l'orologio che è sulla porta) Va bene, Franz, il vostro orologio?

Franz

Va molto benissimo; ma, dico la verità, indietreggia un poco.

Il 1º Marinaio

Caspita! Sono già le due!

(I due Marinai si alzano, accendendo la sigaretta, e vanno al comptoir. Pagano, escono.)

Il 2º Avventore

(al suo vicino:) Sentite come s'illanguidisce il cieco!

Franz

(all'avventore, che ha parlato:) Ma bisogna dirlo francamente: questo pezzo lo suona magnifico!

Cardone

(si accomiata da Emilia, e, scambiando con lei occhiate e sorrisi, esce.)

(Cessa la musica.)

Il 2º avventore

(a Paolina, che gli ha stesa la mano in silenzio:) E non seccate! Neanche qui si sta tranquilli!

Paolina

(con vocetta lamentosa, quasi cadenzata) Un soldo. Per voi non è niente. Me ne compro pane.

Franz

(a Paolina:) Va via, sacrebleu! Lo sai che qui dentro non ti ci voglio!

Ida

(facendo un cenno alla piccola mendicante) Vieni qua.

Paolina

(le si accosta sogguardando Franz.)

Ida

(dolcemente) Come ti chiami?

Paolina

Paolina.

Ida

Prendi. (Le mette qualche soldo nella mano.)

Franz

E scappa subito, se no, con un calcio, per farti capire, ti mando dritto all'ospedale dei Pellegrini! (La insegue minaccioso.)

Paolina

(fugge di qua e di là fra i tavolini e le sedie sempre inseguìta da Franz, e poi sparisce.)

(Gli avventori cominciano ad andarsene. — Un po' di cicaleccio confuso. — Emilia, dal comptoir, piegando il capo, saluta con sussiego coloro che se ne vanno. Da qualcuno, nondimeno, si lascia stringere la mano.)

Franz

(seguitando a ciarlare, s'interrompe, strisciando riverenze e salutando ossequiosament.) Io, l'elemosina, la comprendo e ci sto. Il mendicante lo rispetto per legge e regola e l'ho rispettato anche all'estero, dove l'accattone, per farvi capire, è un cittadino come tutti gli altri e non si distingue neppure dal vestito.... (A qualche avventore che se ne va:) Servo, signore! Buon riposo!... (Seguitando a discutere) Ma come esercente di pubblico locale, io ho la responsabilità dinanzi ai bravissimi galantuomini che mi onorano della loro consumazione. Il pubblico locale, capite bene, è la casa umilissima dei consumatori, ed io, che sono il padrone, sono l'ultimo di tutti, e me ne vanto.... (A qualche altro che va via:) Buona notte, signore! Grazie e a ben rivederla. (Indicando un avventore che aspetta in piedi) Emilia, vedi qua che paga.

Emilia

(svogliatamente esegue.)

Don Achille

Professore, un galoppo finale non ce lo regalate?

Nunzio

(immediatamente attacca un galoppo.)

Don Achille

(al suo amico:) Ci siete, voi, don Lorenzino?

Don Lorenzino

Sì, ci sarei, ma, mio caro don Achille, è tardi.

Don Achille

Appena le due.

Don Lorenzino

E alle sette in punto devo trovarmi al Cimitero: sono di guardia io alla sala di deposito.

Don Achille

Un giretto solamente.

(Nunzio suona stringendo il tempo. I due uomini, un po' per la musica vertiginosa, un po' per gli urti della gente che se ne va, si confondono in tentativi vani.)

Franz

(al 2º Avventore, che s'avvia per uscire:) I miei complimenti, signore. E non dubiti, chè mendichi qua non faranno più apparizione. Già, se io fossi il governo, con la debita civiltà e considerazione, li impiccherei tutti!... A rivederli, signori.... Buon riposo!...

Ida

(che è l'ultima ad uscire ed è sola, passando per vicino la coppia, batte lievemente con la mano sulla spalla di Don Lorenzino) A rivederci, don Lorenzino!

Don Achille

Maestro! Maestro!... (Va verso il Cieco per insegnargli il tempo, cadenzandolo con le mani.)

Nunzio

(s'interrompe.)

Don Lorenzino

(a Ida:) Io non vi conosco.

Ida

Non importa. Può essere che mi rivedrete presto.

Don Lorenzino

E dove?

Ida

(uscendo) Al Cimitero: nella sala di deposito.

Don Lorenzino

Be'!

Nunzio

(riattacca il galoppo.)

Don Achille

(riafferrando per la vita Don Lorenzino e cercando di prendere l'aire) Questo è il momento: taran, taran, taran....

Franz

(a mezza voce, assestando un pugno sul dorso di Nunzio) E finiscila, che non c'è più nessuno!

Nunzio

(cessando di suonare) M'era parso che....

Franz

(bruscamente) Che t'era parso, imbecillissimo?!

Don Achille e Don Lorenzino

(non sentendo più la musica, siedono, aspettando che ricominci.)

Nunzio

(discende dalla pedana, e resta con gli occhi spalancati, senza sguardi, senza colore, senza lucentezza, con l'espressione vaga e tetra di due simboli del vuoto.)

Emilia

(sul comptoir, sonnecchia.)

Franz

(non si cura dei due uomini e comincia in fretta a sbarazzare i tavolini, riunendo bicchieri e bottiglie vuote sulla credenza, posando qualche bottiglia di liquore, qualche piatto di pasticcini sul comptoir.) Così non si può marciare in avanti. Si scombussola tutto il macchinario, e l'onore del locale diventa schifosissimo! Parlo con te, professore dei miei stivali! L'avventore paga il suo denaro, e vuole trovarci il suo tornaconto, che è nostro dovere di fornire.

Emilia

(in tono pigro, sbadigliando) Se non hai amor proprio tu, ne abbiamo noi.

Nunzio

(umile) Le canzonettiste le ho accompagnate sempre abbastanza bene.

Franz

Le canzonettiste cantano con le gambe, e ognuno è buono ad accompagnarle con qualunque sinfonia. Ma la musica danzante? Là si vede il cervello del maestro! E tu la musica danzante non la sai maneggiare. E mi lasci anche il pianoforte aperto, animale! Non lo sai che se ci entra l'aria, si sfiata e perde ogni particolarità?

Nunzio

(rimonta sulla pedana, chiude il pianoforte e ridiscende.)

Franz

(ora smorza i lumi, lasciandone solo uno acceso. Si toglie la giacca e mette le sedie sui tavolini per poi spazzare.)

Don Achille

(che è rimasto finora stupidamente imbambolato) Dunque, professore, questo galoppo?

Franz

(pone una sedia capovolta sul tavolino presso cui sono seduti i due uomini.)

Don Achille

(a Franz:) Che c'è?

Franz

(continuando a sollevare seggiole) Si fa pulizia e poi si va a cuccia.

Don Achille

Non c'è più musica?

Franz

Sicuro! (Affaccendatissimo) Domani sera.

Don Achille

Curioso! (A Don Lorenzino:) Dobbiamo andare?

Don Lorenzino

Per forza.

Don Achille

(mettendosi lentamente il cappello a tuba e una breve mantellina a pipistrello) E il nostro professore non viene?

Franz

Il professore resta qui.

Don Lorenzino

(con la stessa calma di Don Achille si mette un cappelluccio floscio e un lungo paltò.)

Don Achille

(a Franz:) Già, intendo... (Si tocca gli occhi con un dito come per indicare d'aver capito che Nunzio è cieco.) Voi fate una bell'azione!... Bravo! Bravo!... (Si avvia.)

Don Lorenzino

(mettendo una mano sulla spalla di Nunzio con curiosità gaia) Cieco nato?

Nunzio

(con un cenno della testa risponde di no.)

Don Lorenzino

(seguendo Don Achille) Eh eh! Quanti brutti scherzi fa la natura!

Don Achille e Don Lorenzino

(passando dinanzi ad Emilia si tolgono il cappello) Signora! — Signora!

Emilia

(dorme.)

Don Achille

Buona notte, Franz.

Don Lorenzino

Buona notte, Franz.

Franz

(abbreviando) Buona passeggiata! Buona passeggiata!

(I due escono.)

SCENA III.

FRANZ, NUNZIO, EMILIA.

Franz

Che si possano rompere le gambe! (Apre in dentro l'uscio di vetro della bottega, e socchiude dal di fuori i battenti di legno.) Nunzio, vattene a letto. (Accende due mozziconi di steariche in due piccoli candelieri che sono sul comptoir. Si rivolge intanto a Emilia:) E tu, non lo vedi che sto sfacchinando come al solito? Metti almeno a posto sulle scansie questi liquori, questi pasticcini; lavami quei bicchieri....

Emilia

Ho sonno. Sono stanca.

Franz

Di che? Se non fai mai niente!

Emilia

Secondo te.

Franz

(portando in giro uno dei due mozziconi accesi procede alla pulizia. Cava fuori dal retrobottega una scopa, un recipiente d'acqua e una manata di segatura.) Stai di giorno e di notte su questo pulpito come un pappagallo sulla pappagalliera.

Emilia

Lo vuoi tu che io ci stia.

Franz

Non sei buona che a pettinarti e metterti il negrofumo sotto gli occhi.

Emilia

(senza alterarsi, mollemente) E anche questo serve alla bottega! Non è forse per la bottega che ti sei ammogliato un'altra volta?

Franz

(con brutalità) Mi sono ammogliato per... Uhm! (Battendo la bocca con la mano, ingoia il resto. Indi, a Nunzio, irritandosi della sua presenza e scuotendolo) Ma tu che fai qui come un palo?

Nunzio

(con estrema mitezza) Ve lo dissi ieri: ora che è inverno, in quel retrobottega non ci posso dormire. È umido come una grotta. Per questo ci tenete i vini.

Franz

(spargendo a terra la segatura e l'acqua) Ma che vuoi andare a dormire al Grand Hôtel? O vorresti accomodarti qua sopra (indicando il soffitto) con me e con la mia signora, maledetto il diavolo, nell'unicissima stanza che abbiamo per dimorare?

Nunzio

Con pochi soldi potrei andare a dormire fuori.

Franz

E chi ti ci accompagnerebbe, di nottetempo? Io?... E in conclusione, dopo lo sbattimento della bottega, io dovrei fare il servitore a te come lo faccio a tant'altra canaglia. I soldi dovrei sborsarli anch'io, e così sempre in avanti allegramente. Mi costi già troppo e molto, pezzo d'asino! Gli occhi per vedere non li hai; ma la bocca per mangiare sì. Essere cieco! Un mestiere bellissimo! Mangiare, bere e dormire con la borsa degli altri! Non c'è moralità, sangue di Bacco, non c'è moralità!

Nunzio

(sempre più mite) E dunque io non voglio più esservi di peso. Datemi licenza, e ognuno per sè, Dio per tutti.

Franz

Ma che bestemmi? Sei ubbriaco o scherzi?

Nunzio

Ubbriaco non sono.... E vi sembra che proprio io possa scherzare?

Franz

Tu, come una bestia tartaruga, non puoi fare da solo nemmeno due passi, e avresti poi lo stomaco di metterti a vagabondeggiare per il mondo?

Nunzio

La Provvidenza forse mi aiuterebbe....

Franz

(scoppiando) Ah, farabutto ingrato! (Rivolgendosi a Emilia e dando al comptoir un colpo con la scopa:) Hai sentito che cosa si fa uscire dall'anima questo melenso traditore?

Emilia

(si sveglia di soprassalto e discende dal comptoir) Che ha detto? Che ha detto?

Franz

Eh già, tu avevi la testa a Pechino!

Emilia

Io m'ero addormentata, ecco! Si può sapere che ha detto?

Franz

Ha detto che egli ci disprezza!

Emilia

Ci disprezza?!

Nunzio

Ma no: questo non l'ho detto.

Franz

Ci disprezza, sì, ci disprezza e se ne impipa di noi! Se ne vuole andare!

Emilia

Ben ti sta. Chi se l'è cresciuta in casa questa vipera? Io ce l'ho trovata. Vuole andarsene? Per me, padronissimo. Io gliel'aprirei subito la porta.

Franz

(facendole un gesto affinchè ella non continui) Tu gliel'apriresti subito la porta, ma io no, perchè sono troppo perfetto e quando ho stabilito per legge e regola nella mia coscienza di fare una buonissima azione, io la faccio per marciare sempre dritto in avanti a fronte altissima. (S'avvicina a Nunzio, gli calca un braccio sulla nuca in segno d'autorità e gli dice cupamente:) Io poi, per farti capire, ti consiglio di non inalberare tanta presunzione, perchè dàgli e dàgli, il sangue mi si mette in ebollizione e non so quello che può succedere!

Nunzio

Ahi! Ci avete le spine nel braccio!

Franz

Pochi discorsi per conchiudere, e va a letto, marmotta! (Gli dà uno spintone.)

Nunzio

(camminando incerto, a tentoni, entra nel retrobottega.)

SCENA IV.

EMILIA e FRANZ.

Emilia

(scrollando il capo) Bel mobile!

Franz

(avvicinandosi a lei ed ammonendola a voce bassa) Ma un altro suonatore di pianoforte a tutte le ore, meno di cinque o sei lire al giorno non ci costerebbe. (Continuando a spazzare e accumulando man mano la segatura bagnata fuori dell'uscio) Ricòrdati questo, e rispetta l'essenziale del bilancio, che è la prima particolarità dell'esercizio.

Emilia

(alzando un po' la gonna e sollevandosi sulla punta dei piedini ben calzati per iscansare quella poltiglia) Bada che m'insudici.

Franz

Potresti risparmiare tutto questo lusso buffonesco di scarpe e di calze per la bottega. I piedi nessuno te li vede.

Emilia

Li vedono, li vedono! (Piglia una sedia e siede dove il pavimento è già pulito.)

Franz

Ma è gentaccia che non se ne intende. In Egitto, sì che se ne intendevano.

Emilia

Non cominciare ad affliggermi, adesso, con la tua prima moglie!

Franz

Ne sei gelosa?

Emilia

Neanche se fosse viva!

Franz

Era più bella di te, per Satanasso!

Emilia

Sì, ma... molti anni di navigazione!

Franz

Quando la conobbi io al Cairo, era perfettissima.

Emilia

Me l'immagino!

Franz

Con me si maritò per sentimento amoroso, e per di più mi portò i quattrini.

Emilia

(accennando col dito pollice della destra verso il retrobottega) Ti portò anche un figlio, bello e fatto!

Franz

(lascia la scopa e corre a metterle una mano sulla bocca, guardandola ferocemente e parlandole con una voce rabbiosa e sommessa) Che scopo c'è, pettegola maligna, di far sentire al cieco queste porcherie? Mi faresti venire il prurito maledettissimo di ammaccarti la faccia.

Emilia

(cercando di parlare sotto la stretta della mano) Fàllo, fàllo!

Franz

(in un impulso bestiale) Invece, no: per dispetto, te la voglio baciare.

Emilia

(sottraendosi al bacio e respingendolo) Questo poi non lo voglio io!

SCENA V.

FRANZ, EMILIA, PAOLINA, MILONE e la voce di NUNZIO.

Paolina

(entrando di corsa affannosamente) Mi vogliono prendere! Mi vogliono prendere! Mi vogliono bastonare! Fatemi nascondere!...

Franz

Chi ti vuol prendere?

Paolina

Mi vogliono prendere quelli della polizia.

Franz

Io non permetto il ricovero dei malviventi mascalzoni in casa mia. Fuori! Fuori!

Milone

(un uomo robusto, ma agile, mustacchi alla militare, zigomi sporgenti, occhi incavati, calzoni e giacca neri — entra anche lui correndo e, tranquillo, si ferma di botto a poca distanza da Paolina, in un atteggiamento più da burlone che da poliziotto) Credevi di essermi sfuggita, credevi?... Vi saluto, Franz! Vi saluto, signora!

Franz

Servo vostro, brigadiere!

Milone

(a Paolina:) Ma io ci vedo anche all'oscuro, come i gatti. E qui dentro sei in trappola, malandrina!

Paolina

(tremando tutta, si rimpicciolisce come se volesse sparire e cerca il riparo di qualche sedia o di qualche tavolino.)

Emilia

Voleva che la nascondessimo noi, la sciocca!

Paolina

Io non so niente! Io non ho visto niente! Lasciatemi andare....

Milone

Dove vuoi andare? In galera? (Sulla soglia della bottega, rivolto alla strada, ordina:) Non vi movete di qui voi due. Ora sapremo qualche cosa di preciso. (Chiude l'uscio di legno e torna a Paolina.) Dunque, facevi il palo[2] allo sbocco del vico Ronciglio quando quei due manigoldi che sono scappati consumavano la grassazione. Il signore che è stato derubato e che ha avuto anche un colpo di mazza alla regione frontale — ferita guaribile dopo il quinto giorno — dieci minuti fa, all'ospedale dei Pellegrini, ha dichiarato che... «nel mentre due sconosciuti lo aggredivano, una ragazza scalza, che poco prima gli aveva domandata l'elemosina, era fermata sotto il fanale all'angolo del vicolo.»

Franz

Santo Dio! Dove siamo arrivati!

Milone

(a Paolina:) Che tu bazzicassi con una combriccola di malfattori, lo sospettavo.

Emilia

(siede nel mezzo della bottega per ascoltare.)

Franz

(ostentando di non interessarsi alla cosa per discrezione, continua a pulire e a mettere in assetto bicchieri, bottiglie ed altro.)

Milone

Ma che già facessi il palo ai grassatori della combriccola, l'ho saputo in questa occasione e ne ho piacere, perchè ti tengo nelle mani e, se non mi dici chi erano quei due galantuomini, ti tiro il collo come a una gallina.

Paolina

Io non so niente, non so niente! Non ho visto niente.

Milone

(alzando il grosso bastone nodoso) Pensa a quello che fai, ragazzina!

Paolina

E se mi battete, sempre lo stesso è. Io sono una povera pezzentella. Da me, che ne volete?

Milone

(rivolgendosi un po' a Franz e a Emilia:) E poi il torto è nostro, e si dice che maltrattiamo la gente, che facciamo le sevizie, che commettiamo abusi, che questo, che quello....

Emilia

(a Paolina:) Ma non essere così cocciuta! È anche una vergogna alla tua età! Digli ciò che vuole sapere, e lui te ne manda subito per i fatti tuoi. (Guardando Milone, fa una smorfietta significativa come per dire: «lasciateglielo credere».)

Franz

(autorevolmente) Zittisci tu, Emilia! Non t'introdurre in faccende che non riguardano l'esercizio del locale.

Emilia

Ma questo è nostro domicilio, mio caro.

Franz

Il domicilio è una cosa e la giustizia è un'altra! (Dall'alto del comptoir, ripone sulla scansia pasticcini e liquori.)

Milone

(a Emilia:) Scusate, signora, mi sbrigo subito.

Franz

(a Milone:) Procedete innanzi comodamente con la legge in mano e non vi fate scomporre dalle circostanze.

Milone

(a Paolina:) Tu approfitti perchè sei femmina e sei ragazza, ma se credi che non ti faccia sputare quello che hai in corpo, significa che non hai capito bene chi sono io. (Le afferra i polsi, li riunisce e glieli stringe in una sola mano come in una morsa.)

Paolina

Mi fate male! Mi fate male!

Milone

(tenendole sempre i polsi e facendola retrocedere, alza il bastone come per essere pronto a colpirla.) Parla, dunque.

Paolina

Abbiate compassione! Mi fate male!

Milone

Parla! Come si chiamano i due grassatori? Parla! Parla! (La incalza, spingendola fin dietro il pilastro.)

(Spariscono tutti e due. Si odono i gridi di lei.)

La voce di Nunzio

Che è accaduto? Chi è che strilla così?

Franz

(che è tutt'ora intento alla bisogna) Dormi tu, ficcanaso! Dormi!

Paolina

(di dietro il pilastro) Parlerò! Parlerò! Ma non mi fate morire! Si chiamano Pasquale Icardi e Ignazio Tucci.

Milone

Finalmente!

Paolina

(vien fuori, spinta con violenza da Milone. È tutta indolenzita ed affranta. Stringe le braccia incrociate sul corpicino malconcio) Che dolore! Che dolore! Un poco d'acqua.... Voglio bere.... Un poco d'acqua.

Emilia

Aspetta che ci penso io. (Versa in un bicchiere il fondo di una bottiglia di gazosa.) Così, un'altra volta imparerai a rispettare le autorità. (Offrendo) Prendi. Bevi. Questo è meglio dell'acqua. Noi siamo gente di cuore.

Paolina

(beve.)

Franz

Dare a bere agli assetati!

Milone

(dopo aver segnato in un taccuino i due nomi) Ed ora, se non ne vuoi ancora, (fa il gesto delle busse) rispondi svelta.

Emilia

Svelta, svelta, ragazza, chè il tempo costa caro.

Franz

(a Emilia:) Tu, vieni a fare i conti della serata, se non è troppo incomodo anche questo. Noiosa, noiosissima! Senza educazione e senza etichetta!

Emilia

Hai voglia di litigare, stanotte.

Franz

E tu, no?

(Emilia riprende posto sul comptoir, e gli conta il denaro e gli dà chiarimenti. Egli, con un registro aperto, segna e riscontra.)

Milone

(a Paolina:) Dunque, Pasquale Icardi e Ignazio Tucci devono appartenere all'associazione detta del «Mare Morto».

Paolina

Questo, giuro che non lo so.

Milone

Lo so io. In che luogo si sono andati a rimpiattare dopo l'aggressione?

Paolina

Non capisco.

Milone

Dove si sono andati a nascondere? In casa di chi?

Paolina

Non me l'hanno detto.

Milone

(mostrando il bastone) Rispondi.

Paolina

Pasquale Icardi ha la sua innamorata al Vicolo Terzo Duchesca.

Milone

Numero?

Paolina

Numero sette.

Milone

(piglia nota nel taccuino.)

Franz

(a Emilia:) Ma non te l'ho forse decretato che qui non si fa credenza, demonio cane, nemmeno allo Zar di Russia? La consumazione si paga al momento, e anche prima!

Emilia

Luigino Cardone è borsa sicura.

Franz

È un bellimbusto effemminatissimo, che ti fa gli occhi di triglia, sfacciata che sei!

Emilia

(freddamente) Già, ma se pagasse il doppio, non mi chiameresti più sfacciata.

Franz

Silenzio!

Milone

(a Paolina:) E di': quando fai il palo, che compenso hai?

Paolina

Non capisco.

Milone

Insomma: che cosa guadagni?

Paolina

Che ho da guadagnare? Ignazio Tucci, il compagno di Pasquale Icardi, mi protegge.

Milone

Contro di chi ti protegge?

Paolina

Eh! Se fosse stato qua lui!

Milone

Se fosse stato qua?...

Paolina

Non le avrei avute tante mazzate.

Milone

Ne sei sicura?

Paolina

(convinta) Sissignore. E proteggeva anche mamma mia!

Milone

Dove sta mamma tua?

Paolina

Al camposanto sta.

Milone

E chi era? Che nome aveva?

Paolina

Maria Fiore si chiamava.

Milone

Mendicante?

Paolina

Nossignore.

Milone

Operaia?

Paolina

Nossignore.

Milone

... Ho capito....

Paolina

Sissignore.

(Breve pausa.)

Milone

E per quali strade si aggirava? Per quali strade si poteva incontrare?

Paolina

Che vi posso dire? Io stavo a casa.

Milone

Con chi?

Paolina

Con nessuno. Stavo sola.

Milone

E dove era questa casa?

Paolina

Lontano. A Pontenuovo era.

Milone

Ed è là che veniva qualche volta Ignazio Tucci?

Paolina

Sissignore.

Milone

(piglia nota nel taccuino.)

Franz

(a Emilia:) È inutile, sangue di Giuda! Sempre diciassette soldi mancano!

Emilia

E vuoi che me li sia mangiati? (Si alza e va ad ascoltare.)

Milone

E adesso dove abita, lui?

Paolina

(tremando) Che vi posso dire?

Milone

Ricominciamo da capo?

Paolina

Ma io... io... (prorompe fervidamente) io gliel'ho promesso dinanzi alla Madonna, nella chiesa di Santa Chiara....

Milone

Che gli hai promesso?

Paolina

(quasi piangendo) Che non avrei detto mai niente di lui, mai niente, mai niente!...

Franz

(riponendo il registro nel cassetto del comptoir, ripete tra sè:) Sempre diciassette soldi mancano!

Milone

(a Paolina:) Ma tu lo sai come ti faccio parlare, io!

Paolina

(ribellandosi con audacia ingenua) Non parlo, no, no. Non parlo! Non parlo! Non parlo!

Milone

E va bene! Lo vedremo. (A Franz:) Sentite Franz, io vado per ora a pizzicarmi Pasquale Icardi. Quello là so dove trovarlo, e ho fretta. Voglio capitargli addosso prima dell'alba. Ma voi dovete farmi un favore.

Franz

Comandate.

Milone

Tenetevi questa vagabonda. All'alba, verrò a pigliarmela. Se adesso badassi a condurre lei all'ufficio, mi scapperebbe quell'altro. Con me, non ho che due uomini, e ho bisogno di tutti e due.

Franz

Vi siete manifestato perfettissimamente.

Emilia

(borbottando:) «Al Nuovo Egiziano: carceri per minorenni.»

Franz

(a Emilia:) Tu sei un'ignorante matricolata che non sai neppur qual'è la tua mano diritta.

Milone

Se poi la signora non vuole....

Franz

Non date retta. Per me, è sempre un onore bellissimo, per farvi capire, di essere il complice della giustizia. Andate a prendere il delinquente, chè qui garantisco io.

Milone

Chiudete bene la porta, vi raccomando. (Poi, a Paolina:) Tu, domani mattina, parlerai. Buon sonno a voi, signora Emilia. Grazie, caro Franz! (Gli stringe la mano.)

Franz

(cerimonioso, lo precede, e apre l'uscio) Oh, corpo del diavolo! Che ventaccio cane! E il cielo è tutto abbondantissimo di nuvole! (A Milone:) Voi non avete ombrello? Aspettate che vi do il mio.

Milone

No, no, sono abituato.

(Si ode sibilare il vento e si vede un po' lampeggiare.)

Franz

Lasciatevi servire. (Piglia l'ombrello che è appoggiato alla scaletta) Quando c'è la comodità!... Ecco....

Milone

(prendendo l'ombrello) E allora accetto. Di nuovo, buon sonno, e grazie di tutto.

Franz

Buona fortuna a voi, e congratulazioni anticipate. (Chiudendo accuratamente con la chiave la porta di strada, sottovoce ammonisce Emilia:) Io non so che criterio hai nella tua testa di stoppa! Dovresti capire che per noi esercenti è una cosa stupendissima avere amicizia con quel briccone. Quando imparerai a vivere una buona volta nella civiltà? (Si caccia la chiave in saccoccia. Indi, a Paolina:) A te, canaglietta: (toglie il sediolino di su la pedana) se hai sonno, puoi stenderti qua. Per legge e regola, la carità prima di tutto.

Paolina

Io non ho sonno.

Franz

Crepa. (Smorza l'ultimo lume a gas; smorza anche uno dei due mozziconi di steariche, e prende l'altro.) Questa è la gratitudine! Staresti meglio sotto la pioggia a quest'ora? Ma domani viene la grandine! (Le si accosta e le grida in tono di comando:) Mettiti là seduta e non ti muovere.

Paolina

(obbedisce e si accoccola sulla pedana.)

Franz

(cominciando a salire la scaletta, a Emilia che è rimasta giù colle braccia piegate:) Andiamo. Monta. A chi pensi? A Luigi Cardone?

Emilia

(cinicamente, seguendolo) Non mi piace Luigi Cardone.

Franz

E chi è che ti piace?

Emilia

Vorresti pure che te lo dicessi?

Franz

Buffona!

(Spariscono nel soffitto. Le loro voci si allontanano. Le ombre s'allargano dense.)

Emilia

Sì, sì, continua a seccarmi tu e vedrai!

Franz

Mi fai ridere!

Emilia

Aspetta ancora per ridere.

Franz

Buffona! Buffonissima!

SCENA VI.

PAOLINA e NUNZIO. Le voci di FRANZ e di EMILIA.

(Buio e silenzio. — Di tanto in tanto, il vento fischia sinistramente.)

Paolina

(resta un poco raggomitolata sulla pedana. Le viene un'idea. Cerca fra gli stracci che la coprono. Ne cava qualche fiammifero. Ne accende uno. Guarda attorno. Scorge sul comptoir il mozzicone di stearica. Camminando con circospezione va ad accenderlo. Poi si arrampica sul comptoir. Stende un braccio. Prende un pasticcino.)

Nunzio

(appare nel vano della porticina del retrobottega. Più col fiato che con la voce, chiama:) Paolina!

Paolina

(sussultando) Chi è?

Nunzio

Sono io: il cieco.

Paolina

(distinguendolo appena tra le ombre) Quello che suona il pianoforte?

Nunzio

Sì. Che facevi? Che fai?

Paolina

Non parlare, oh!, che ci sentono.

Nunzio

(percorrendo il cammino che conosce, sino alla pedana, aguzza l'udito con curiosità.)

Paolina

(leggera e guardinga, discende dal comptoir.)

Nunzio

Che fai?

Paolina

(contemplando il pasticcino) Non si saranno ancora addormentati. Taci.

(Il vento scroscia.)

Nunzio

C'è il vento che urla e fa anche brontolare le invetriate. Se parliamo ben sottovoce, coi rumori che ci sono nell'aria, non ci possono udire. Io però, poco fa, ho udito.

Paolina

Non dormivi?

Nunzio

Dormivo... per obbedienza; ma le orecchie vegliavano.

Paolina

(contempla ancora il pasticcino.)

Nunzio

All'alba, tornerà quell'uomo e dovrai parlare.

Paolina

Non parlerò.

Nunzio

Ti stritolerà, ti strapperà le carni di dosso.

Paolina

Se parlassi, sarebbe forse peggio, perchè Ignazio Tucci me la farebbe pagare.

Nunzio

Già!

(Un silenzio.)

Paolina

Intanto, per questa notte sono al caldo come te.

Nunzio

Eh!

(Un silenzio.)

Paolina

(addenta il pasticcino.)

Nunzio

E le altre notti, vai alla locanda?

Paolina

(prima di parlare, inghiotte il boccone.) Alla locanda non mi ricevono. (Addenta ancora.)

Nunzio

Perchè?

Paolina

Perchè sono minorenne. Hanno paura.

Nunzio

Che mangi?

Paolina

Pane.

Nunzio

Chi te l'ha dato?

Paolina

Ho comprato un soldo di pane.

Nunzio

No. Tu mangi una cosa buona. Un pasticcino. Lo hai rubato al mio padrone?

Paolina

(supplicando) Non glielo dire, non glielo dire!

Nunzio

Non glielo dico.

La voce di Franz

(piena di sdegno pettegolo) Io ti ho tolto dalla miseria, spudoratissima baldracca!

La voce di Emilia

Non vedo l'ora di lasciare questo buco che puzza di muffa!

La voce di Franz

Vattene! Vattene!

La voce di Emilia

E senza di me, puoi chiudere bottega!

La voce di Franz

Vattene!

La voce di Emilia

Vecchio imbecillito!

La voce di Franz

Donna fetidissima!

(Un sibilo di vento.)

Paolina

(tutta smarrita) Madonna mia! Come facciamo? Adesso discenderà la signora!

Nunzio

(a voce bassissima) Non temere. Non se ne va mai. Fanno quasi ogni notte così. (Un silenzio.) Ecco: è finito. (Un silenzio.) Vieni qua. Accòstati più vicino.

Paolina

(con incosciente disdegno) Che vuoi?

Nunzio

Niente voglio. Che ho da volere? Discorriamo un poco. (Siede sulla pedana.)

Paolina

(accostandosi) Qua sono.

Nunzio

Dimmi una cosa. Tu, come sei?

Paolina

(senza capire) Come sono!?

Nunzio

Dico: come sei? Sei bella, o sei brutta?

Paolina

Non so.

Nunzio

Non sai? Non ci avrai mai pensato, questo sì. Ma pensaci ora. Guardati nello specchio. Come ti pare di essere?

Paolina

(attraverso le ombre si guarda un po' nello specchio, di sbieco.) Brutta.

Nunzio

(col viso irradiato) Ah? (Riflette.) Ma... (esita) la mamma tua, Maria Fiore, non era brutta come te.

Paolina

Che domande! Lei non poteva essere brutta. E che te ne importa di sapere come sono io? Tu non mi vedi.

Nunzio

Appunto per questo.

Paolina

E ti dispiace quello che hai saputo?

Nunzio

No, no, anzi! (Pausa.) Di': ti ha fatto molto male quell'uomo quando ti ha battuta?

Paolina

Sì, sento come se mi avesse rotte le ossa.

Nunzio

Anch'io, qualche volta, l'ho provato.

Paolina

E chi è che ti batte?

Nunzio

Il padrone.

Paolina

E il padrone non è papà tuo?

Nunzio

No.

Paolina

(siede sulla pedana accanto a lui.)

Nunzio

Egli dice che la sua prima moglie mi prese all'ospizio dei trovatelli, perchè aveva fatto un voto. Tu già, non sai che cos'è l'ospizio dei trovatelli.... E non è necessario di saperlo. Io, intanto, non credo a quello che dice il padrone. Io credo, invece, che la sua prima moglie era la mamma mia, prima che egli la conoscesse. Essa aveva una religione diversa dalla nostra. Come poteva fare questo voto? Dunque, il padrone, quando io era bambino, mi nudriva bene, mi faceva studiare, perchè egli sperava che io poi, diventando istruito, lo arricchissi. Ma, a dodici anni, io perdetti la vista, e allora egli maledisse il denaro che aveva speso e cominciò a trattarmi peggio di un cane rognoso. Per fortuna, mi era piaciuta la musica. Avevo imparato a pestare il pianoforte, chè un pianoforte, nel suo caffè, ci è sempre stato. E così, anche cieco, io gli sono stato utile. Per me, il padrone risparmia più di cinque lire al giorno. E questa è la ragione per cui mi tengono qui a forza, come uno schiavo, come una macchinetta. Mi capisci tu? (Pausa.) No, non mi capisci.

Paolina

(un po' intontita) Almeno, tu mangi.

Nunzio

Meglio non mangiare che vivere come vivo io.

Paolina

Perchè perdesti la vista?

Nunzio

Eh, la perdetti! Ci sono tanti malanni! Dicono che certe volte il figlio ha i malanni del padre. E dicono pure che il figlio può scontare i peccati del padre. Chi sa poi chi era mio padre!... (Pausa.) Tu lo sai chi era il tuo?

Paolina

Mamma mia mi diceva che era un signore: un signore nobile.

Nunzio

(con un accento di serenità semplice ed ascetico) La verità è soltanto sotto gli occhi di Dio. (Pensa. Si gratta in capo. Esita. Indi, in uno stato di latente concitazione, si decide) Paolina, mi è venuto un pensiero.

Paolina

Che pensiero?

Nunzio

Ti faccio una proposta. Vuoi venire con me?

Paolina

Dove?

Nunzio

Dove! Il più lontano che sia possibile. In un altro quartiere della città.... Magari in un'altra città addirittura.... Lontano dai miei padroni, lontano da Ignazio Tucci, lontano da quell'uomo che t'ha battuta, lontano, insomma, da tutti quelli che ci stanno addosso come il lupo sulle pecore. Io ho fatto cento progetti; ma, solo, non ho potuto, e non potrei. E da quando ho udito che quell'uomo sarebbe tornato all'alba, io ho cominciato a pensare che potremmo fuggire tu ed io insieme. In due sarebbe tutt'altro! (Animandosi molto) Senti, senti, Paolina.... In due, noi ci aiuteremmo scambievolmente. Tu mi condurresti per mano finchè io non avessi imparato a camminare col bastone come fanno i ciechi che non sono schiavi di nessuno, e mi assisteresti sempre un poco, ed io assisterei te ed anche t'insegnerei qualche cosa. T'insegnerei... t'insegnerei, per esempio, a cantare. Insieme, vedi, andremmo in giro per guadagnarci il pane, e, se proprio avessimo la mala sorte, insieme chiederemmo l'elemosina. Non ti pare un bel progetto questo? (Pausa.) Che rispondi?

Paolina

(stordita, senza rendersi conto di niente) E mi vorresti poi bene, tu?

Nunzio

Io ti vorrei bene, perchè tu saresti per me... quello che per gli altri è la vista degli occhi.

Paolina

E tu per me che saresti?

Nunzio

(con una strana dolcezza nella voce) Il destino è cieco come sono io. E dunque io sarei il tuo destino. Non mi capisci?

Paolina

No.

Nunzio

E che rispondi?

Paolina

(semplicemente) Sì, andiamo. (Si alza.)

Nunzio

(con gioia) Davvero?

Paolina

Ma sùbito, perchè più tardi potremmo essere afferrati!

Nunzio

(alzandosi anche lui) Sì, sì, sùbito! Hai ragione. Coraggio! Sùbito!

Paolina

E come si esce? La porta è chiusa con la chiave.

Nunzio

(misteriosamente) Io ho una chiave nascosta. Il padrone ne aveva due: una per lui, un'altra per la signora. Riuscii a rubarne una. La speranza di potermene servire l'ho avuta sempre. Il momento è giunto.... Sia ringraziato il Signore! (Fruga sotto il panciotto, ne cava una chiave.) Piglia.

Paolina

(Prende la chiave.)

Nunzio

Aspetta. (Resta intento a origliare. Pausa.) Essi dormono.

Paolina

E se non dormono?

Nunzio

Dormono. Attraverso il soffitto odo bene il respiro affannoso del loro sonno. Apri piano piano.

Paolina

(ficca la chiave nella serratura.)

Nunzio

Sai fare?

Paolina

Sì. (Apre un po' l'uscio.) Come piove! (Guarda il cielo.)

(Il vento tace. Si ode il rumor cupo della pioggia e il gorgoglìo della lava sul lastricato. Lampeggia un poco.)

Paolina

E il vento ha rotto il fanale dirimpetto.

Nunzio

Sotto la scansia, dove hai preso il pasticcino, deve esserci il mio cappello.

Paolina

Va bene. (Trova il cappello, e va a darglielo.)

(Una ventata smorza la candela. Il buio fitto invade la bottega. La strada è nera. In questo momento, nessun lampo.)

Paolina

Ohè! La candela si è smorzata. Io non vedo più niente.

Nunzio

(con un certo orgoglio) Fino alla strada, ti conduco io. (Le piglia la mano e la conduce lentissimamente. Arrivano alla porta.)

(Adesso, al chiarore d'un lampo succede lo scroscio d'un tuono. L'acqua cade a torrenti.)

(Nunzio e Paolina escono.)

(Sipario.)