ATTO TERZO.

In campagna. — È il pomeriggio di una bella giornata settembrina. Una camera spaziosa nitida, gaia, piena di aria e di luce. L'ambiente è quasi rusticano, ma raggentilito da una signorilità semplice e modesta. — Una porta a destra, una porta a sinistra. Un'altra porta, molto ampia, a due battenti, si apre nel mezzo della parete in fondo e scopre il verde scintillante di un pergolato. A poca distanza dalla porta, tra il fogliame della vigna, spicca la tinta biancastra del parapetto d'un pozzo e mettono un luccichìo più vivo la secchia tersa e la carrucola che pende dal ferro arcuato. — Un finestrone è accanto all'uscio di fondo e s'apre anch'esso sulla vigna. La camera è mobiliata per le bisogne domestiche. Una credenza carica di stoviglie, di biancheria, di posate. Qualche stipo, qualche pianta di rosa in un vaso grezzo. Una piccola tavola per il desco. Una tavola grande coperta da un panno bianco, e sopra di essa alcune scatole in cui sono ammonticchiati bavaglini, camicine, cuffiette. Accanto a questa tavola, un cestino da lavoro.

SCENA I.

CLAUDIA e TERESINA.

Claudia

(in piedi presso la tavola coperta dal panno bianco, vi stende su nastrini, tulle, mussola. È sola. Chiama:) Teresina!

Teresina

(di dentro) Signora!

Claudia

Che non sia freddo addirittura cotesto ferro.

Teresina

(entra portando un ferro da stirare. Lo accosta un po' alla faccia) Per stirare robetta leggera, basta com'è.

Claudia

Dammi.

Teresina

Faccio io. So fare. Voi vi affaticate troppo.

Claudia

Ma di che t'impicci, tu? Non sono mica ammalata, per tua norma. (Prende il ferro, lo strofina sopra una pietra che è sulla tavola e stira accuratamente.)

Teresina

Un poco ammalata, siete. Ieri, per esempio....

Claudia

Che ne sai di ieri?

Teresina

Si vedeva.

Claudia

(stirando) Non c'era niente da vedere, hai capito?

Teresina

Avevate la faccia come la carta che era una pietà a guardarvi!

Claudia

Ma che me ne importa di ieri se oggi sto benissimo? Sto meglio di te, sai.

Teresina

E no! Tutte le donne sono un po' malate quando fanno i figliuoli.

Claudia

Vorrei sapere chi te le insegna queste sciocchezze!

Teresina

Il curato.

Claudia

Mi meraviglio di lui che parla di certe cose alle ragazze.

Teresina

Ce ne parla a fin di bene. Egli ci dice sempre che il fare figliuoli è una malattia. (Imitando la voce del curato) «State attente, ragazze, state attente a non cadere in peccato. Fatelo almeno per la salute.»

Claudia

(sorridendo) Se dice così, dice giusto. Ma resta a capire quand'è che si cade in peccato.

Teresina

Da noi, non si cade in peccato solamente quando ci si marita. Ho da riscaldarlo un altro ferro?

Claudia

No, grazie, non mi serve. Apparecchia piuttosto e pensa a darmi da pranzo.

Teresina

Ho già messo a cuocere i ceci.

Claudia

Mi dai la buona minestra paesana?

Teresina

Quella vi do. (Apparecchiando la tavola per il pranzo, indugia ogni tanto a parlare.) Vi piace?

Claudia

Molto. E mi ti raccomando per la carne, Teresina. Ricòrdati che devo mangiarne spesso; e tenera ha da essere.

Teresina

Don Fabiuccio Nasti, che nella macelleria del padre comanda lui, me n'ha portato un tocco da fare alla cacciatora, tenero come il burro.

Claudia

Un quarto di chilo?

Teresina

Pago sempre per tanto; ma siccome lui amoreggia con me, io ne profitto e me ne prendo di più.

Claudia

Ciò non va bene.

Teresina

Io me lo sposo.

Claudia

E che vuol dire che te lo sposi?

Teresina

Vuol dire... che gli darò più di quello che ho preso.

Claudia

E della malattia, non ne hai paura?

Teresina

Eh! Presto o tardi ci si ha da passare, penso io. Siamo donne per questo.

Claudia

Hai ragione. (Ha finito di stirare. Raccoglie e piega i nastrini, il tulle, la mussola.) È vero che la Madonna di Roccaromita protegge le mamme?...

Teresina

Sì che le protegge. Avete fatto bene a venirvene a Roccaromita.

Claudia

Ma io (dissimulando)... non ne sapevo nulla. Ci sono venuta perchè qui ho trovato da acquistare questa casetta per pochi soldi.

Teresina

La Provvidenza vi aiuta.

Claudia

(animandosi) Certo che mi aiuta! (Il suo viso si contrae un poco. Ella si sorregge a una sedia.)

Teresina

Lo vedete?!...

Claudia

No, no, t'inganni.

Teresina

(si affretta a soccorrerla.)

Claudia

Ma no.... Inezie! (Un silenzio.) (Siede.) (Le passa sulla fronte come un'ombra. Indi scuote la testa. Si rianima.) Ecco. Più niente. (Si dispone ad agucchiare.)

Teresina

(terminando di apparecchiar la tavola) Frutta ne ho da comperare?

Claudia

E guarda! Abbiamo lì quel po' po' di uva moscadella.

Teresina

Se la nuova massaia non se ne dispiace....

Claudia

Non può dispiacersene. L'uso di questa piccola vigna me lo sono riserbato per me.

Teresina

Allora ve li colgo due grappoletti maturi?

Claudia

(festosamente) Io! Io! (Si alza e corre al pergolato.)

Teresina

(curiosando, tocca e guarda i nastri, i merletti, le cuffiette, le camicine, i bavaglini già cuciti.) Gli fate un corredo coi fiocchi al piccino!

Claudia

(dal pergolato, mentre sceglie i grappoli da cogliere) Non guastare, Teresa.

Teresina

Non guasto, no. (Continuando a guardare) Ma, perchè poi tanto tempo prima?

Claudia

Com'è bionda! Sembra tutta sparsa di polvere d'oro. (Tornando con i grappoli in mano e assaggiando qualche chicco d'uva) E com'è dolce! Prendi, Teresa.

Teresina

(stacca anche lei qualche chicco e gusta.) Dolce assai.

Claudia

(mette l'uva sulla tavola da pranzo e si asciuga le dita alla tovaglia.)

Teresina

(con riflessione)... A voi che ve ne pare? Sarà un maschio o sarà una femmina?

Claudia

(stringendosi nelle spalle, tutta sorrisi in volto) Mah! (Siede presso il cestino.)

Teresina

Non ce l'avete messa l'intenzione?

Claudia

(infilando l'ago) No.

Teresina

Quando sarà il momento, io ce la metterò, perchè il primo figlio lo voglio maschio.

Claudia

(cominciando a ornare una cuffietta) E se lo sposo ce ne metterà un'altra?

Teresina

L'intenzione dell'uomo non conta!

Claudia

Ah no? (Si volta e la guarda.) E questo chi te l'ha insegnato?

Teresina

Nessuno. Lo so da me.

(Si odono di dentro tre colpi alla porta.)

Claudia

Picchiano, Teresa. Sono tre colpi. Sarà il signor Maurizio.

Teresina

Vado. (Esce a sinistra.)

(Un silenzio.)

Teresina

(senza comparire, dalla stanza attigua) È lui: il signor Maurizio.

Claudia

(celiando) La marchesa non riceve.

SCENA II.

CLAUDIA e MAURIZIO

Maurizio

(porta gli occhiali verdi. Indossa un costume dalle tinte gaiette e un paltoncino col bavero alzato. Entrando:) Riceviate o no, io sono qua.

Claudia

Ancora?!

Maurizio

Come ancora? È un pezzo che non mi vedete.

Claudia

Da ieri l'altro.

Maurizio

Ma non da ieri. Ce n'era abbastanza per credere che voi aveste il più vivo desiderio di vedermi.

Claudia

Venite qua. Sedete. (Gli porge la mano, che Maurizio stringe con tutt'e due le sue.)

Maurizio

(piglia una sedia e sta per sedere accanto al cestino.)

Claudia

Toglietevi, per favore, quel paltò, quegli occhiali.... Siete opprimente così imbacuccato!

Maurizio

Gli occhiali me li tolgo subito, perchè qui dentro, se Dio vuole, polvere non ce n'è. Ma quella strada maestra!... L'altro ieri mi sono rovinato gli occhi. Guardate qui. (Allargando le palpebre con le dita) Ho una minaccia di congiuntivite! Lasciare le strade maestre in quello stato è un'infamia! Ma che cosa fanno i consiglieri della Provincia? Che cosa fanno i deputati? Che cosa fanno i ministri? (Siede.)

Claudia

E il paltò?

Maurizio

No. Vi domando perdono, ma il paltò, per ora, mi abbisogna. Ho fatto di corsa quest'ultimo tratto di via, che mi sembra il Calvario, e, se non mi sbaglio, sono un tantino sudato. Aggiungete poi che questa non è mica una camera: è una ghiacciaia.

Claudia

Potevate fare a meno di correre.

Maurizio

Eh!... Di tante cose si potrebbe fare a meno!

Claudia

Per esempio?

Maurizio

Per esempio, di venire fin quassù tre volte la settimana.

Claudia

Perchè ci venite?

Maurizio

Io non lo so.

Claudia

(ridendo un po') Ah, ah, ah!

Maurizio

Che c'è da ridere?

Claudia

Ricordavo... le tre volte la settimana di Olghina: lunedì, mercoledì e venerdì.

Maurizio

Ma che confusione fate!

Claudia

(graziosamente, dopo una pausa) Come sta?

Maurizio

Sta bene. Credo che stia bene.

Claudia

Sempre... tre volte la settimana?

Maurizio

No, no.

Claudia

Due volte?

Maurizio

Nemmeno.

Claudia

Una sola?!... Povero Maurizio!

Maurizio

(con comico risentimento di uomo offeso nel suo amor proprio maschile) Vi prego di credere, Donna Claudia....

Claudia

Andiamo, non vi arrabbiate con me, chè anzi io mi compiaccio di sapervi divenuto più saggio.

Maurizio

Più saggio!... Chi può dirlo poi se sia precisamente saggezza? La verità è che tutta questa storia mi ha scombussolato. Ci pensate, voi, a quel che mi capita? Quando verrà pronunziata la sentenza di separazione tra voi e vostro marito non ci sarà un cane che non avrà la convinzione ch'io sia il vostro amante e anche il.... Mi capite, eh?

Claudia

La vedete questa cuffiettina com'è caruccia?

Maurizio

La vedo, sì, la vedo.

Claudia

È un amore!

Maurizio

È tanto caruccia, ma datemi retta. Non si tratta d'una bazzecola. È un fatto d'una gravità singolare, singolarissima. Io sarò in una falsa posizione vita natural durante.

Claudia

(con la massima calma, lavorando a un'altra cuffietta) Il vostro nome non verrà fuori. Voi sareste forse indiziato se ci fosse un sincero dibattito in tribunale. Invece, no, sarà tutta una mirabile finzione, perchè mio marito ed io ci siamo messi d'accordo.

Maurizio

Ma visto che di accordo avete stabilito di dimostrare che vostro figlio non è suo, il naturale candidato alla paternità ho il piacere di essere io. È chiaro.

Claudia

(senza darsi nessuna pena) Ma no!

Maurizio

Sentite, Donna Claudia, questo figlio deve averlo fatto qualcuno.

Claudia

(con un sorrisetto bonario) Ecco quello che vi nego.

Maurizio

(scattando in piedi e levando la voce) Quando si arrivano a dire di simili enormità, non c'è più nulla a sperare dalla logica umana!

Claudia

(graziosissimamente) Non urlate, Nunù, perchè gli urli mi guastano l'appetito.

Maurizio

Chi è Nunù?

Claudia

(rifacendo le voci e i gesti del primo atto) «Addio Ninì» — «Addio Nunù». (Ride.)

Maurizio

(rammentandosi) Ah!... Ve ne ricordate? (Facendosi serio) E da allora, purtroppo, sono cominciati i guai!

Claudia

(ride più forte.)

Maurizio

Ma voi ridete sempre, Donna Claudia!

Claudia

O Dio! Non dovrei ridere neppure pensando a quel servo imbecille, che, secondo voi, riconoscendomi per la marchesa di Montefranco, mi avrebbe terribilmente compromessa? Vedete come sono mutate le cose. Adesso, voi medesimo venite quassù, da me..., tre volte la settimana, affrontando la polvere, il caldo, il freddo, il vento, e mi compromettete con la più spensierata disinvoltura.

Maurizio

(sedendo di nuovo) Voi scherzate, e intanto vi assicuro che, più o meno, queste stesse parole io me le dico senza punto scherzare, quando ci penso. Non è proprio della compromissione ufficiale che io mi preoccupo. Oramai, quella lì è un incidente esaurito. Ma c'è una compromissione di altro genere....

Claudia

Che riguarda voi e me?

Maurizio

(facendosi sempre più serio) No, riguarda me solo. Perchè, sappiatelo, (con vibrazione malcontenuta)... non tutti gli uomini sono come sembrano!...

Claudia

Bella novità!

Maurizio

Io sembro un vecchio fannullone, un vile cultore del proprio benessere, di quel benessere mediocre e pedestre che non corre nessun rischio in mezzo agli urti, alle grida, alle afflizioni, alle lagrime dell'umanità sofferente, e che, d'altra parte, non aspira alle grandi gioie, ai godimenti supremi, e non li rasenta mai. Io sembro un uomo fatto con la ricetta: tanto di prudenza, tanto d'indifferenza, tanto di bontà, tanto di debolezza, tanto di virtù e tanto di vizio, e il tutto mescolato bene e riscaldato a bagnomaria. Io sembro, insomma, e sono forse stato, ne convengo, la negazione di ciò che rende la vita molto bella o molto brutta, di ciò che la rende movimentata e profonda, di ciò che la distrugge e la ravviva, che l'abbassa fino al fango o la eleva sino al Cielo: (con uno slancio d'entusiasmo) ma io, Donna Claudia....

Claudia

(interrompendolo apposta e mostrandogli la seconda cuffietta) Vi piace quest'altra col nastrinuccio celeste?

(Una breve pausa.)

Maurizio

(dissimulando un po' di tristezza interiore) Sì, mi piace.

Claudia

Ce n'è di tutti i gusti. Guardate! Guardate! (Prende la scatola riboccante di cuffiette.)

Maurizio

Difatti, ce n'è moltissime.

Claudia

E ce ne saranno anche di più.

Maurizio

Ma, tanto per sapere, quanti figliuoli contate di mettere al mondo in una sola volta?

Claudia

(con tenerezza soave) Uno, mio buono Maurizio, che sarà tutto il mio mondo!

Maurizio

Ecco.... Quando dite queste cose, con quella voce, con quel certo non so che di dolce e di commovente..., è un affare serio! Io ne piglio....

Claudia

Una malattia!

Maurizio

(La commozione quasi lo vince suo malgrado) No! Donna Claudia, devo convenire... che ne piglio un poco di buona salute.

SCENA III.

CLAUDIA, MAURIZIO e TERESINA.

Teresina

(di dentro) Signora! (E tossisce come per meglio avvertire della sua presenza.)

Claudia

Cosa c'è?

Teresina

(di dentro) Posso entrare?

Claudia

(a Maurizio, sorridendo della reticenza di Teresina) Che ne dite? Può entrare?

Maurizio

Come vi divertite a mie spese! (Tentennando la testa in segno di pazienza) Entra pure, ragazza, chè non ci disturbi.

Teresina

(si avanza con la zuppiera fumante.)

Claudia

(continuando la celia — a Teresina) Perchè hai domandato se potevi entrare?

Teresina

(indicando Maurizio) Eh! Quando c'è lui....

Maurizio

No, sai, ti sbagli!

Teresina

(mettendo la zuppiera in tavola) Mi prendete per allocca. Ma io lo capisco quello che siete.

Maurizio

È inutile: ne è convinta anche lei!

Claudia

Almeno per galanteria, non dovreste lamentarvene.

Maurizio

(alzandosi) Sì, sì. Buon pranzo! Io vi lascio.

Claudia

(preparando in fretta un altro coperto) No, no. Qui. Pranzate con me. Vi offro una minestrina paesana, che è un piccolo capolavoro.

Maurizio

Non è ora mia, Donna Claudia. Vi ringrazio.

Claudia

In campagna si può mangiare a tutte le ore.

Maurizio

Mi farà molto male, lo so. Ho anche l'emicrania, oggi.

Claudia

Sedete e mangiate. Senza discussione, e, soprattutto, senza paltò.

Teresina

Evvia, non vi fate pregare, chè dovreste essere voi a pregar lei.

Maurizio

Santa pazienza! (Si toglie il paltoncino e siede a tavola.)

Claudia

Svelta, Teresa. Taglia il pane e cerca nella credenza una bottiglia di Gragnano rosso.

Teresina

(esegue.)

Claudia

(servendo la minestra) Sentite che odore? Roba sana! E bisogna mangiarla calda calda. (Insistendo) Non fate raffreddare.

Maurizio

Ho capito! (Assaggiando) Non avete torto, sapete. Sarà forse la suggestione, ma giurerei di non aver mai provato una minestra squisita come questa.

Claudia

E se aveste la fame che ho io!

Maurizio

È un piacere vedervi a tavola con tanto ardore!

Claudia

Teresa! Teresa! Bada alla carne. Non troppo cotta, mi raccomando.

Teresina

(via.)

Maurizio

Non vi si riconosce più. Non so.... Siete tutt'altra donna!

Claudia

E dite, dite la verità: d'aspetto come mi trovate?

Maurizio

Attraentissima!

Claudia

Che c'entra!

Maurizio

Vi trovo colorita, fresca, luminosa, magnifica. E mi pare che tutto sia attraente.

Claudia

E ieri, invece, quel vecchio gufo del dottor Berner, dicendomi delle parole sibilline, mi guardava con certi occhi che per un momento mi fecero sospettare d'essere diventata un cencio.

Maurizio

Come vi saltò il ticchio d'andare dal dottor Berner?

Claudia

Volli consultarlo.

Maurizio

Eravate molto sofferente?

Claudia

(con urgenza, eccitandosi) No! Poco, pochissimo... quasi niente! Ve lo accerto, Maurizio: quasi niente....

Maurizio

Ne sono persuaso, che diamine! E appunto, dicevo, non era il caso di recarsi apposta in città per consultare un pezzo grosso.

Claudia

D'altronde, io non ho nessuna esperienza. Il dottor Berner mi ha vista nascere.... È uno specialista di gran fama.... Mi parve abbastanza naturale profittare dei suoi consigli.

Maurizio

E questi consigli?

Claudia

Non me ne dette.

Maurizio

Meglio.

Claudia

Soltanto, con la sua consueta aria d'importanza, mi promise che verrà domani a vedermi qui. Ma mi annoia la sua visita. Io non lo riceverò.

Maurizio

Scrivetegli di non venire.

Claudia

E se poi... (si rattrista ad un tratto) Se poi... avesse a dirmi qualche cosa di molto serio?

Maurizio

Non cominciate a farneticare, adesso, perchè, su questo terreno, oggi, non me la sento di seguirvi. Io non sono uno specialista.... Ciò è incontestabile. Ma se io vi dico che non siete mai stata così florida e forte, potete contarci.

Claudia

Giuratemi che non m'ingannate.

Maurizio

... Ve lo giuro.

Claudia

(esaltandosi) Sì, sì, vi credo, vi credo!... Voi siete un amico incomparabile, voi siete un angelo, e io vi credo. Via tutti i farfalloni neri! Mangiamo, beviamo.... Beviamo tanto da ubbriacarci. (Versando il vino) Non vi volete ubbriacare, voi?

Maurizio

(esaltandosi anche lui) Ma sì che voglio ubbriacarmi, perbacco!

Claudia

Vi abbraccerei.

Teresina

(di dentro, tossisce per prudenza e domanda:) Posso entrare?

Claudia

(prorompe in una risata) Ah, ah, ah!

Maurizio

È esasperante!

Claudia

(ride clamorosamente.)

Maurizio

Entra, entra, entra! Afflizione!

Claudia

Ma questa volta, scusate, poteva anche aver ragione. Stavo per abbracciarvi....

Maurizio

Magari!

Teresina

(entrando) Carne poco cotta. (Mette la carne in tavola.)

Claudia

Bravissima! (Beve d'un fiato. Poi a Maurizio:) E voi?

Maurizio

Eccomi. (Ingolla un bicchier di vino.)

Teresina

(cambia i piatti.)

SCENA IV.

CLAUDIA, MAURIZIO, TERESINA, ROSALIA.

Rosalia

(comparisce sotto il pergolato e si ferma di là dalla soglia, timidamente. Ha in braccio il bimbo lattante e porta con una mano una canestra piatta, verdeggiante) Signora bella!

Claudia

(voltandosi) Oh! Rosalia? (A Maurizio) È la nuova massaia che è venuta ieri. Tanto cara! (A Rosalia) Favorisca la nostra vicina, favorisca!

Rosalia

Non voglio darvi fastidio, signora bella. Ho qui, per voi, un po' di giuncata fatta or ora. Se non vi offendete....

Claudia

(battendo le mani) La giuncata!? Che delizia! Accetto con entusiasmo! Voi avete avuta un'idea sublime!

Rosalia

(restando in fondo) Era dovere. Ieri, signora bella, diceste che avevate desiderio di giuncata. E due e tre volte lo diceste. E dagli occhi si vedeva che era vero. Non volevo avere scrupoli di coscienza. Ne ho fatti cinque dei figli, e dispiaceri non ne ho avuti, perchè la gente che mi stava attorno ci badava a queste cose. Ma mia sorella, la più grande, poveretta, per un desiderio di lenticchie — che nessuno se n'accorse — non ebbe neanche il tempo di raccomandarsi alla nostra Madonna, e all'impensata fece il figlio morto. Uno strazio che non vi so dire!

Claudia

(si rannuvola, e fissando gli occhi nel vuoto, resta per un istante assorta.)

Maurizio

(se ne avvede e vorrebbe distrarla) Avanti la giuncata, Teresina!

Claudia

(scotendosi e cercando di dominarsi) Avanti! Avanti!

Maurizio

Ne ho desiderio anch'io e me ne voglio fare una scorpacciata. Non si sa mai!...

Claudia

Prendetene, prendetene tanta!

Teresina

(mette in tavola la giuncata.)

Maurizio

(ne riempie il suo piatto.)

Claudia

(contemporaneamente ne cava dalla canestra a grosse cucchiaiate e se le caccia in bocca come per avidità) Buona!

Rosalia

(accomiatandosi) Con permesso....

Claudia

Restate ancora un poco, Rosalia. Posso offrirvi un bicchiere di vino?

Rosalia

No, a stomaco digiuno non ne bevo. (Accennando al bimbo) Questo qui me lo proibisce.

Claudia

È lui il tiranno?

Rosalia

Comanda lui, s'intende.

Claudia

E avvicinatevi. Mi fate venire il torcicollo.

Rosalia

Ho dietro di me un mezzo reggimento, signora bella. Me ne devo andare.

Claudia

Gli altri bimbi, forse?

Rosalia

Uno è a casa con la febbre....

Claudia

Con la febbre? Verrò subito a fargli una visita.

Rosalia

Non è niente. È febbre di crescenza. E ce n'è voluto per farlo stare a letto! Ma ci sono gli altri tre, che non mi lasciano un momento.

Claudia

Io non li vedo.

Rosalia

Si nascondono perchè hanno vergogna. E poi son sudici che paiono usciti da un fumaiolo.

Claudia

Non importa. Fatemeli vedere.

Rosalia

(voltandosi e chiamando con la voce e col gesto) Venite qua.... La signora vi perdona che siete in quello stato. La signora bella non vi sgrida. Venite qua!

(Tre bimbi paffuti, graziosi, scalzi, con indosso dei brandelli di panni contadineschi, sgusciano dal pergolato e si aggrappano con ambo le manine alla gonna di Rosalia e sogguardano Donna Claudia in un misto di curiosità e di timor panico infantile.)

Claudia

(alzandosi ancora con la bocca piena di giuncata) Eccoli lì, finalmente!

Rosalia

(ai bimbi) Ohè, che stracciate la veste a mamma!

Claudia

Come li avete fatti bene, Rosalia!

Rosalia

Andate a baciare la mano alla signora.

Claudia

Niente affatto! Ci penso io, invece, a tempestarli di baci. (Corre a loro vivacemente come per afferrarli.)

(I bambini fuggono riempiendo l'aria di piccoli gridi.)

Claudia

Voi fuggite, ma io vi raggiungo, e faremo la guerra! (Li rincorre e sparisce tra il fogliame.)

La voce d'un Bimbo

Non mi pigli! Non mi pigli!

Rosalia

Cattivacci!

La voce di Claudia

(allontanandosi) Che guerra che faremo!

(Si ode lo strepito gaio dei bimbi che scappano.)

Maurizio

(andando verso il fondo) Donna Claudia! Non vi scalmanate così, benedetto Dio! È aria di raffreddori!

Rosalia

(a Maurizio) È buona come la Madonna la vostra signora. Ve la possiate godere per cento anni!

Maurizio

Auff!

Rosalia

(va via ripetendo:) Cattivacci! Cattivacci!

Maurizio

Per quest'altra, io sono addirittura il marito!

Teresina

Che aspettate per sposarla?

Maurizio

Sta zitta tu, non m'irritare.

Teresina

Quando non avevate voglia di sposarla, non dovevate essere così imprudente!

Maurizio

Fammi la grazia, Teresa: vattene in cucina!

Teresina

Ho da sparecchiare.

Maurizio

Non vedi che la signora ha da mangiare ancora la carne?

Teresina

Non la mangerà più. Siete voi che le fate perdere l'appetito.

Maurizio

Non irritarmi, Teresa, e non mi ballare dinanzi agli occhi, chè mi si aggrava il mal di capo. Ho due chiodi qui! (Si tocca le tempie.)

Teresina

(portando via il piatto con la carne) Se fossi stata io....

Maurizio

Vattene in cucina!

Teresina

Neanche un'unghia mi sarei fatta toccare! (Esce a sinistra.)

La voce di Claudia

(chiamando) Maurizio!

Maurizio

(rispondendo) Donna Claudia!

La voce di Claudia

Io vado a casa di Rosalia per vedere il piccino infermo. Volete venire?

Maurizio

Grazie, no.

La voce di Claudia

E la passeggiatina del dopo pranzo?

Maurizio

La faccio al coperto.

La voce di Claudia

Torno fra dieci minuti. Mi aspettate?

Maurizio

Vi aspetto.

(Ancora più lontano, il gridìo dei bimbi.)

La voce di Claudia

Che guerra che faremo se vi piglio!

SCENA V.

TERESINA, MAURIZIO, ALFREDO.

Teresina

(entrando in fretta) Signore! Signore! C'è un signore che vuol parlare alla signora.

Maurizio

(molto perplesso, tra sè) Dio mio! Sarà il dottor Berner. (A Teresina) Digli che la marchesa non è in casa, ma che torna subito. E intanto può favorire, se vuole.

Alfredo

(dalla sinistra) Ti ringrazio del permesso....

Maurizio

(vivamente sorpreso) Sei tu!

Teresina

(esce.)

Maurizio

Io non potevo immaginare che fossi proprio tu.

Alfredo

Io, al contrario, avevo immaginato di trovarti qui. (Osserva i due coverti) Non ti confondere, perchè, anzi, io ci contavo sulla tua presenza. E il caso è stato provvidenziale. Sono giunto a pranzo finito, e mia moglie è fuori. Ciò mi dà agio di parlare con te invece che con lei. E sarà bene.

Maurizio

Tua moglie è andata a far visita alla massaia di questo podere. Ora te la chiamo, la faccio venire, e io me ne vado in santa pace. (Piglia il cappello e s'avvia verso il fondo.)

Alfredo

(fermamente) Tu non la chiamerai, e avrai la compiacenza di ascoltarmi. (Poi, con mitezza) Vedrai che ho avuto ragione di contare su te.

Maurizio

(resta titubante, interdetto.)

Alfredo

Siedi e stammi attento.

(Siedono ambedue.)

Alfredo

Suppongo che tu sappia... che le pratiche per la separazione legale saranno tra breve iniziate.

Maurizio

Lo so.

Alfredo

Nè puoi ignorare che lo scopo essenziale a cui tende mia moglie con la separazione non è davvero quello di sottrarsi alle formalità d'una unione, la quale sarebbe diventata sempre più effimera. Ella vuole sopprimermi ufficialmente come marito soltanto per sopprimermi come padre. Ciò sarebbe evidente anche se ella non lo avesse più volte affermato. E giacchè suo figlio, a quanto ella asserì con tanta insistenza, non è mio figlio, io, a sangue freddo, non ho potuto che accondiscendere al riscatto da lei sognato. In queste condizioni, il separarsi legalmente non è un fine: è un mezzo. I termini sono invertiti. Non è già che bisogna provare l'adulterio per separarsi; ma bisogna separarsi per provare l'adulterio. Bisogna, cioè, procedere allo scandalo d'una separazione per adulterio affinchè venga proclamato dinanzi a lei, dinanzi a me, dinanzi alla società, dinanzi alla legge, che io non sono il padre della sua creatura.

Maurizio

(vivissimamente) Non avresti dovuto accondiscendere!

Alfredo

Io ho avuto anzitutto l'intenzione di riconoscere tutta la nobiltà che è nella sua monomania di madre.

Maurizio

Tu hai accondisceso quando hai perduto ogni speranza di riconquistare tuo zio e quando, data la tua diffidenza, non vedevi nel figlio di tua moglie che un cumulo di grattacapi.

Alfredo

Ma sono state appunto la sua follia e la sua ostinazione che hanno soffiato in quella diffidenza per mutarla in convincimento.

Maurizio

(animandosi) Se tu fossi stato un uomo degno di lei....

Alfredo

(interrompendolo con severità) Bada che non permetto a te di farmi delle prediche!

Maurizio

Sei tu che hai desiderato di parlare con me, e, adesso, perdinci, non m'impedirai di dirti tutto quello che mi passa pel capo. Ah no! Non mi trovi più disposto a farti da pertichino. Le vicende a cui ho assistito, e nelle quali mi son trovato complicato per un capriccio del caso, mi hanno scosso dal mio torpore e mi hanno costretto a pensare e a sentire, rivelando alla mia coscienza un'anima non completamente frigida e un cervello non completamente fossilizzato. Se tu fossi stato un uomo degno di lei, ella non avrebbe mai concepita l'idea di emancipare la sua maternità e di staccare radicalmente da te la sua creatura. Visto che la maternità è stata l'idea e la meta della sua esistenza, ella non poteva tollerare, nel fatto compiuto, l'intervento di un uomo che non aveva avuta nessuna qualità per esserle marito, che aveva dubitato di lei come una sgualdrina e aveva aspettata la nascita di un figlio, magari adulterino, per farne lo strumento della sua venalità. L'orrore suscitato in lei dalle miserie di cui tu minacciavi il suo altare, ha spinto il suo culto sino al fanatismo, ha spinto il suo attaccamento sino all'ebbrezza di credere e mostrare che la paternità è un incidente del tutto trascurabile e che su questo mondo, al cospetto dei figli, non ci sono che delle madri! Ella non è soltanto la donna che procrea ed è felice di procreare come tante altre. No! (Eccitandosi e commovendosi) Ella è la personificazione imponente e raggiante della maternità; e, nel fenomeno singolare della sua meravigliosa monomania, si concentrano, allo stato acuto, gl'istinti, i diritti, le aspirazioni, le passioni, le gelosie e le cupidità divine di cento madri unite in una madre sola! (Pausa. Indi, cambiando tono, ma avendo ancora nella voce l'emozione dell'animo) Una volta, forse, avresti riso sentendomi parlare così; e ne avrei riso certamente io stesso. Ora, non ne ridiamo più nè tu nè io. Ma... siccome mi accorgo di... di avere un po' scantonato, me ne dolgo assai con me stesso... e ti prego di continuare il tuo discorso, liberamente. Continua, continua.

(Un silenzio.)

Alfredo

(che lo avrà ascoltato acutamente e ne avrà osservato il contegno, sentendo anche lui una vaga commozione insolita, ha ora un accento meno freddo e più piano e lievemente angoscioso.) Le tue parole mi fanno approfondire anche di più la gravità di ciò che sto per dirti. Io ne ho, in questo momento, una sensazione complicata, che mi paralizza, che mi turba. Vorrei ignorare. Vorrei tacere. Ma il tacere oggi con te non farebbe che privar lei della tua assistenza.

Maurizio

Della mia assistenza?!

Alfredo

Sì, dell'assistenza con cui tu, dandole un triste annunzio, potrai cercare d'attenuarne, in certo modo, l'impressione.

Maurizio

(impallidendo) Tu mi spaventi!

Alfredo

Una circostanza inaspettata elimina la necessità dello scandalo a cui già mi disponevo. Mia moglie ed io avevamo stabilito di provare in tribunale non solo l'adulterio ma anche le sue conseguenze per ottenere, comunque, legalmente, la sua completa indipendenza di madre. Orbene, non c'è più scopo alcuno per cui io debba sobbarcarmi alla umiliazione pubblica del marito ingannato....

Maurizio

(ansioso, febbrile) Ma parla, finalmente! Non commentare! Qual'è questa circostanza inaspettata?

Alfredo

Il dottor Berner ha creduto suo dovere di rivelare a me, marito di Claudia, ciò che egli ha constatato dopo una indagine scrupolosamente eseguita.

Maurizio

Parla!

Alfredo

Questo figlio non potrà nascere!

Maurizio

Che dici?

Alfredo

Per un fatale contrasto della natura, il concepimento medesimo che Claudia invocò ha rivelato, nell'organismo di lei, il mal di cuore, a cui deve cedere la sua ambizione materna!

Maurizio

(al massimo dell'ansia, incalzando) Ma che dici?!

Alfredo

Dico che se ella non vi rinunziasse, il suo male si aggraverebbe inesorabilmente per ucciderla e che in questi casi non c'è neppure da scegliere tra la vita della madre e la vita del figlio. O sottrarre alla catastrofe quella di lei, o perderle tutt'e due. E quindi la scienza vuole che s'affretti il sagrificio del figlio per salvare la madre!

Maurizio

(con uno scatto violentissimo) Tu menti!

Alfredo

(levandosi) Maurizio! (Breve pausa. Indi, con dolorosa malinconia) Io non so con esattezza quale sentimento faccia velo al tuo senno e ti spinga ad abusare della mia posizione.... Non mi riescirebbe difficile trovare nei tuoi eccessi la conferma... di molte cose. A che servirebbe? Io non spero di rifarmi una forza morale. Discendo per la mia china senza neppur tentare di retrocedere, e non mi resta che aggrapparmi a qualche cespuglio per rendere la discesa meno rapida e meno rovinosa. Ma non ho mentito. Potrei dartene subito le prove, perchè posseggo, sigillata, la dichiarazione precisa e solenne del dottor Berner, che soltanto a Claudia spetta di leggere. Non avrei che a violarne il sigillo. Non voglio farlo! Dandomi del mentitore, mi hai attribuito, in sostanza, il tentativo di giungere indirettamente a un delitto enorme. Io t'impongo... io ti supplico di non credermene capace.

Maurizio

(annientato, attonito, può appena pronunziare qualche parola) Ho avuto torto.... Te ne chiedo perdono.

(Pausa.)

Alfredo

Concludiamo. Un'ora assai triste suonerà tra breve per Claudia. Sarà necessario dapprima disporne l'animo nel modo più prudente, e poi assisterla, confortarla, arrecare qualche sollievo al suo dolore immenso....

Maurizio

(assalito dal terrore) No, non posso, non posso!...

Alfredo

(sovraeccitato dalla tragedia imminente) E vorresti che la notizia le giungesse all'improvviso, come una coltellata all'oscuro?

Maurizio

No!...

Alfredo

Vorresti ch'ella fosse abbandonata alla sua disperazione e alla rudezza scientifica del dottor Berner?

Maurizio

No!

Alfredo

O ch'ella continuasse ad alimentare la sua illusione, affinchè, nel momento dell'urgenza, il martirio le fosse inflitto più terribile e più raccapricciante?

Maurizio

No! No!

Alfredo

E allora perchè rifiuti?

Maurizio

Perchè non avrei il coraggio di veder soffrire quella donna come nessuna donna ha mai sofferto.

Alfredo

E avresti la fredda crudeltà di lasciar crescere di ora in ora le proporzioni del supplizio sicuro?

Maurizio

Tu mi soffochi.

Alfredo

(energicamente) Io esigo che tu faccia quello che oramai cercherei di fare anch'io se sapessi di essere la causa prima di questa catastrofe.

Maurizio

Ma dunque veramente m'accusi? Ancora m'accusi?

Alfredo

(offuscato, sconvolto) Io non ti accuso. Io non ti giudico. Io non distinguo e non comprendo nulla. Io mi accorgo solamente che per la prima volta in vita mia il mio cinismo m'abbandona[1].

(Giungono la voce di Claudia, che grida scherzosamente, e gli urletti dei bambini di Rosalia, che le fanno il chiasso intorno.)

SCENA VI.

CLAUDIA, ROSALIA, MAURIZIO, ALFREDO.

La voce di Claudia

Corriamo, corriamo!... Chi mi vuol bene, appresso mi viene!

(Risponde lo schiamazzo dei bimbi.)

(Alfredo e Maurizio si guardano l'un l'altro negli occhi, quasi interrogandosi a vicenda, e hanno lo stesso brivido.)

Claudia

(attraversa il pergolato, facendo le viste di correre, seguìta a poca distanza dai bambini vocianti, inebriati dal giuoco.) Corriamo! Corriamo!

La voce di Rosalia

(in gran lontananza) Attenti per il pozzo, ragazzi, attenti per il pozzo!

La voce di Claudia

Di che avete paura, Rosalia? Il parapetto è alto....

La voce di Rosalia

Ma saltano come i grilli questi diavoloni.

La voce di Claudia

Hopplà, hopplà....

La voce di Rosalia

Non ve li toglierete più d'attorno, signora bella!

Alfredo

(paurosamente a Maurizio) Mi ha visto?

Maurizio

No... non credo.

Alfredo

(in fretta prende il cappello, avviandosi verso la porta a sinistra.)

Maurizio

Non fuggire così! Se ella ti scorgesse....

Alfredo

Non mi scorgerà.

Maurizio

La serva glielo dirà che qualcuno è stato qui.

Alfredo

Dovrai dirglielo anche tu che ci sono stato.

Maurizio

Appunto per questo la tua fuga è inutile.

Alfredo

Lasciami andare....

Claudia

Hopplà, hopplà!... Siamo arrivati. (Entra tutta agitata, tenendo in mano un ramo fronzuto, rossa in viso, ansimante, i capelli in disordine, le pupille risplendenti; e, nel vedere il marito, lo apostrofa con festosa ironia:) Oh oh! Quale apparizione!... (Senza fermarsi, tutta affaccendata, apre la credenza.)

Alfredo

(si ferma.)

La voce di Rosalia

Luigino! Totò! Nanuccia!... Subito qua!

Claudia

No, no, un momento.

(I bimbi sono comparsi sotto il pergolato e son rimasti aggruppati, mezzo nascosti nel verde.)

Claudia

La signora bella vuol dare le cose buone ai diavoloni. (Prendendo dalla credenza una bomboniera, parla a Maurizio) Sono ancora i vostri bonbons: quelli dell'altro jeri. Devono essere igienici!

(Maurizio ed Alfredo la contemplano con profondo strazio.)

Claudia

(torna all'aperto, si accosta ai bambini e distribuisce i bonbons) Due a te, due a te, due a te, e uno — uno solo — per il fratellino malato. (Li bacia e li sospinge dolcemente.) A rivederci, a rivederci, diavoloni cari.

(I bambini spariscono.)

La voce di Rosalia

(lontanissima) Qua, Nanuccia! Qua, Luigino!

Claudia

(rientrando, a Maurizio) Voi direte che mi agito troppo. Ma siete un ignorante. Il moto è indicatissimo. (Ad Alfredo) E così, caro marchese, a quale evento devo l'onore di questa visita? (Porgendogli la scatola scoverchiata) Volete?

Alfredo

(fa appena un gesto di diniego.)

Claudia

Io, sì. (Mette in bocca un bonbon) A voi, Maurizio: servitevi, se è la vostra ora per gli zuccherini, e riponete.

Maurizio

(studiandosi di parer disinvolto) Vi servo. (Esegue.)

Claudia

(ad Alfredo, sempre con gaiezza di sovreccitazione) Del resto, proprio in questi giorni io pensavo di offrirvi... un abboccamento. C'è più d'un dettaglio importante su cui sarebbe tempo d'intenderci meglio. E se voi mi avete prevenuta, io ve ne sono veramente grata. Intanto seggo... perchè non ne posso più. (Il suo volto ha i segni d'uno spasimo passeggero. Si abbandona sopra una sedia. — Breve pausa.) Sedete anche voi, vi prego. (Ripigliando il tono allegro, nonostante la respirazione asmatica) Parleremo come due vecchi amici. A condizione però che smettiate quell'aria truce, che non vi sta bene. Capisco che dobbiate adottarla per l'occhio del mondo; ma qui non c'è che Maurizio, e Maurizio... è di famiglia. Cominciate voi? o comincio io?

Alfredo

(senza sedere — mendicando le parole) No, Claudia.... Io, che sono per voi un estraneo e che tale mi sento di essere, non ho nulla a dirvi.

Claudia

E la vostra visita?

Alfredo

Convengo d'aver commesso un errore venendo qui.

Claudia

Eppure, una ragione l'avrete avuta per venire.

Alfredo

Sì....

Claudia

Quale?

Alfredo

(smarrendosi)... Cercavo di lui... di Maurizio....

Claudia

Non potevate vederlo in città? Maurizio non abita mica in questa casa.

Alfredo

Ed è perciò che ho confessato d'aver commesso un errore.

Claudia

Per altro, se venivate precisamente qui per trovar Maurizio, sapevate bene di non trovarlo solo.

Alfredo

È vero.

Claudia

Sicchè avevate stabilito di parlargli dinanzi a me.

Alfredo

Forse....

Claudia

Il vostro forse non ha senso comune. Non avete che a rispondere o francamente o francamente no.

Alfredo

Ebbene, sì, dinanzi a voi volevo parlargli....

Claudia

Dunque,... si... trattava di me.

Alfredo

(sempre più imbarazzato) Si trattava anche di voi....

Claudia

Ed avete già esaurito l'argomento?

Maurizio

(intervenendo con uno sforzo) Sì, signora Claudia, abbiamo terminato.

Claudia

Spero che mi farete sapere di che cosa vi siete occupati.

Maurizio

Lo saprete....

Claudia

Io voglio saperlo subito.

Maurizio

Subito, non è possibile.

Claudia

Ma che aspettate?

Maurizio

Prima di prendere una decisione, dobbiamo riflettere, dobbiamo ponderare....

Claudia

Voi due state per prendere una decisione che mi riguarda, una decisione della cui importanza non dubito, visto che essa ha già fatto tacere i vostri rancori e vi ha riuniti in una solidarietà così bizzarra, e io dovrei ancora ignorare quel che mi preparate? (Si leva. Guarda l'uno e l'altro, cercando d'intuire, di capire, d'indovinare.)

(Alfredo e Maurizio, pallidissimi, immobili, vorrebbero sottrarsi all'intuito di lei, e non sanno.)

(Un silenzio.)

Claudia

(con profonda trepidazione) Voi mi nascondete... una sventura? (Pausa.) (Si trasforma in viso e con una mano nei capelli pare che voglia premere il cervello per fermarne il pensiero vertiginoso.) Ma di quale sventura vi affaticate a ritardare l'annunzio? Di quale sventura io vi sembro la vittima se fuori della mia persona, fuori della vita che è tutta chiusa nella mia vita, nessuna sventura può essere veramente mia? (Un altro silenzio.) Voi tacete come due colpevoli... come due responsabili!... E allora... è una infamia quella che mi riserbate!...

Alfredo

No, Claudia!

Claudia

È un'infamia, sì, sì, è un'infamia di cui l'autore principale sei certamente tu, giacchè tu sei il mio nemico!

Alfredo

Non lo sono più, non saprei esserlo più.

Claudia

(con gli occhi fiammanti di odio) Tu, tu, la causa d'ogni male, la minaccia d'ogni bassezza!

Alfredo

Ah, Claudia! Con la ferocia del vostro sdegno voi mi strappate dal cuore quel poco di bontà che mi pareva ci fosse entrata, non so come, non so perchè, in un quarto d'ora vissuto in questa casa. Sarebbe stato molto meglio che me ne fossi allontanato prima che voi arrivaste.... E non ci resterò più oltre per non esasperarvi maggiormente e per conservare, se non altro, intatto, il ricordo di qualche cosa che m'è passata stranamente per l'anima facendomi soffrire... e facendomi del bene! (Prende il cappello per uscire.)

Claudia

No, tu non mi lascerai sotto l'incubo di mille dubbi atroci!... (Gli si aggrappa addosso, trattenendolo) Dimmi tutto, dimmi tutto, te lo chiedo in grazia, dimmi tutto!

Alfredo

(si ferma.)

Claudia

(se ne distacca.)

Maurizio

(fa qualche passo verso di lui.)

Alfredo

(a Claudia, con dolcezza e gravità) C'è una sventura che vi aspetta: non un'infamia. Anche questa sventura, è vero, ha in certo modo un responsabile, perchè tale è colui che vi ha resa madre; e la misteriosa indipendenza della maternità nasconde nella vostra coscienza il suo nome. Se il responsabile sono io, maleditemi! (Commosso) Ma se realmente non cade su me la funesta responsabilità, Claudia,... odiatemi un poco meno! Il documento, che affido a Maurizio, vi dirà, a suo tempo, che avete avuto torto di aggredirmi così. (Cava in fretta di tasca una busta sigillata e la porge subito a Maurizio.)

Maurizio

(va per impadronirsene, gridando:) Alfredo!

Claudia

(afferra il documento con un rapido atto felino) Mio!

Alfredo

(esce rapidamente.)

Claudia

(in piedi, tremando come se il suo corpo fosse squassato dal vento, lacera la busta, apre la carta e legge. A ogni parola, il suo volto diventa più terreo, più contratto, più stecchito, e le sue pupille si dilatano.)

Maurizio

(nel terrore e nella paura d'una crisi ferale, vigila le alterazioni spaventose di lei.)

(Quando Ella ha letto l'ultima parola, le sue pupille restano spalancate in una fissità vitrea. La sua persona, ritta, irrigidita, barcolla. — Maurizio corre a sostenerla, la trascina a una sedia, dove, ella, inerte, si lascia adagiare.)

(Sipario.)