CAPITOLO XI.

»Mura che racchiudete quella per cui m'affanno,

»Ch'io più non vi riveggia vuole il destin tiranno?»

Autore anonimo.

Per più giorni le fazioni ostili furono sospese da entrambe le parti. I sollevati pensavano a rafforzare ed instruire il loro esercito prima d'accignersi ad imprese più rilevanti; intantochè il Consiglio privato aspettando l'arrivo del nuovo comandante, si limitava a quelle sole provvisioni che vedea necessarie ad impedire i Puritani dal muovere verso la capitale. Con tal fine avea posto un campo ad Hamilton, sito centrale, convenientissimo a riunirvi rinforzi, e diviso dal Clyde, fiume rapido e profondo, e che non presentava altro passaggio se non se per un ponte lunghissimo ed altrettanto angusto in vicinanza del castello e del villaggio di Bothwell.

Mentre Morton dava opera ai doveri che gli spettavano, avea più volte ricevute lettere di Burley; il quale, in termini generici e astenendosi dalle particolarità, gli annunziava che il castello di Tillietudlem continuava a sostenersi. Ora non potendo egli sopportare più lungo tempo una penosa incertezza sopra argomento così per lui rilevante, deliberò partecipare ai colleghi il proprio desiderio di trasferirsi un paio di giorni a Milnwood onde regolare colà alcuni affari domestici; o per meglio dire prese il partito di notificar loro la propria volontà a tal proposito, perchè non vedea quale ostacolo gl'impedisse di farsi lecito quello che ognuno si facea lecito in quell'esercito privo affatto di disciplina.

L'idea venuta a Morton spiacque generalmente. Non v'era chi non sentisse quanto fossero vantaggiosi i servigi da lui prestati, e i danni da temersi per la sua lontananza anche di soli due giorni; oltrechè ognuno sapea in propria coscienza di non essere atto a ben farne le veci. Cionullameno i colleghi di Morton non poterono imporgli più severe leggi di quelle alle quali si assoggettavano eglino stessi; onde si pose in cammino senza avere incontrato per parte d'essi un'aperta opposizione.

Il reverendo Poundtext profittò della stessa occasione per andare a visitare il suo presbiterio di Milnwood regalando Morton di sua compagnia nella durata di quel cammino. Seguiva entrambi Cuddy che non volle disgiugnersi dal suo padrone. Tutto quanto il paese che trascorrevano erasi già chiarito pe' sollevati, tranne pochi signori di castello, che vi si tenevano chiusi dentro colla massima accuratezza. Laonde niuna trista ventura incontrarono in questo viaggio.

Era pressochè notte allor quando arrivarono a Milnwood. Poundtext si congedò dagli altri due compagni, sollecito di rivedere la sua parrocchia, non distante più d'un mezzo miglio dal castello di sir David.

Enrico picchiò alla porta dello zio, ma non più colla timidezza d'un giovane impacciato dalla soggezione, e invilito dal sentimento penoso della schiavitù! Ogn'eco della casa ripetè i colpi raddoppiati da lui col martello, e tosto accorrendo Alison, che non senza grande cautela aperse la porta, s'arretrò abbrividita in veggendo le vesti militari d'Enrico e il pennacchio che al di sopra del cappello gli sventolava.

»Alison, ov'è mio zio?» tosto le chiese Morton sorridendo sullo spavento che l'avea invasa.

»Buon Dio! sig. Enrico, e siete voi veramente? Quest'è impossibile. Mi sembrate venuto più grande da quindici giorni in qua. Presentemente avete fatto l'aria d'un uomo.»

»Eppure son io, mia cara Alison. Sarà senza dubbio quest'abito che mi fa parere più grande ai vostr'occhi; e quanto all'aria più virile, oh! viviamo in tempi che cambiano presto i fanciulli in uomini[8]

»Oh i cattivi tempi, sig. Enrico! Perchè mai avete dovuto voi ancora provarne la malattia? Ma chi poteva impedirlo? — Già convien confessarlo. Qui non eravate trattato troppo bene, e glie l'ho detto le cento volte a vostro zio. Mettete il piede su un verme, che è un verme, e si risente.»

»E vero, mia Alison, voi prendevate sempre le mie difese, riserbandovi però il privilegio che volevate voi sola di rabbuffarmi... Ma dove è mio zio?»

»A Edimburgo. Vi è andato portandosi con sè tutto quello che potea trasportare. Ha creduto di star colà più sicuro. Già voi lo conoscete al pari di me.»

»Spero che la sua salute non abbia sofferto.»

»Nè la sua salute, nè le sue sostanze. Ma ha avuto, vi dico io, una di quelle paure!... Si è fatto tener dietro tre carra cariche, finchè roba ci stava. Avrebbe demolito il castello per portarlo seco se avesse potuto. Partì nel giorno successivo alla battaglia di Loudon-Hill; e la indovinò. Figuratevi che agonia di morte sarebbe stata per lui il vedere due dragoni della guernigione di Tillietudlem menar via due delle nostre vacche! — Se volete, in quel giorno stesso feci un ottimo contratto per quattro altre.»

»Un ottimo contratto per quattro altre! come sarebbe a dire?»

»Ah! non sapete nulla? I dragoni scorrazzavano da tutte le bande per procacciare munizioni da bocca al castello. Ma vendevano con una mano quello che coll'altra portavano via; ed ho avute per sei monete di oro le quattro vacche di cui parlo. — Oh! sono ben certa che il povero maggiore Bellenden non ha introdotta la menoma parte di tutto quanto costoro hanno levato a suo nome.»

»Ma il castello mancherà dunque di vettovaglie?»

»Ne dubitate? Vi si muore, dicono, di fame.»

»Burley m'ha ingannato, sclamò con impeto Enrico, e m'ha ingannato volendolo! — Non posso rimanere qui più lungo tempo. Mistress Wilson, gli è d'uopo che io parta sull'istante.»

»Che ascolto, sig. Enrico? soggiunse la buona governante, non entrerete per mangiare almeno un boccone? Vi è noto che tengo sempre qualche cosa in serbo.»

»È impossibile, mia cara Alison — Cuddy, sellate immantinente i cavalli.»

»Cuddy! misericordia! proruppe Alison. Vi siete preso vosco questo uccello del mal augurio? Costui e la sua strega di madre sono stati la cagione di quanto v'è intravvenuto.»

»Su via, mistress, su via! entrò allora in campo Cuddy. A questo mondo bisogna saper dimenticare e perdonare. Mia madre sta ora cantando salmi a Glascow. Dunque non vi tribolerà più. Quanto a me, sono al servigio del capitano, e dacchè gli presto le mie cure vorrei sperare non avesse fatto peggior cera d'allor quando spettava a voi tale incarico. Dite la verità. L'avete mai veduto in sì buon essere?»

»In fede mia e sul mio onore! (disse la buona vecchia, compiacendosi tutta in guardare e riguardare il suo giovin padrone) io non v'ho mai trovato in così bella apparenza. — Ma voi non avevate di queste belle cravatte a Milnwood. Quella che osservo ora, non ve l'io orlata io certamente.»

»Oh no! può giurarsi. (Interruppe Cuddy). È un lavoro mio, e deriva da lord Evandale.»

»Da lord Evandale? Da quello che i Presbiteriani debbono appiccare domani mattina?[9]»

»Appiccare lord Evandale!» sclamò Enrico vivamente commosso.

»La cosa pur troppo è certissima. La scorsa notte gli ha fatto una.... come si dice? una.... sortita, credo, co' suoi dragoni in cerca di viveri per il castello. Ma i dragoni furon respinti, egli è rimasto prigioniere. Burley anzi ha fatto inalzare una forca alta come quella che servì per la stessa faccenda ad Amanno, ed ha notificato che se il castello non s'arrende domani a... distrazione...»

»A discrezione» corresse Cuddy.

»A discrezione, se così vi piace. Veniamo alla sostanza. Che se non si arrende, lord Evandale sarà appiccato. — Ma andiamo, entrate in casa, sig. Enrico. Questa poi non è cosa che debba impedirvi di desinare.»

»I cavalli! Cuddy, i cavalli! Non v'è un istante da perdere!»

E resistendo a qualunque nuova istanza di Alison, Morton e Cuddy si posero tosto in cammino.

Nè altro indugio prese Enrico che di fermarsi all'abitazione di Poundtext per indurlo a trasferirsi al campo in sua compagnia.

Il venerabile ministro era per un istante ritornato alle sue pacifiche consuetudini. Laonde al giugnere di Morton se ne stava con la sua pipa alla bocca, e un boccale di birra dinanzi a sè, appoggiato sopra una tavola, e scartabellando un antico trattato di teologia. In tale stato veramente non gli talentava gran che l'interrompere quant'egli chiamava i propri studii per mettersi in viaggio all'avvicinar della notte, tanto più ch'era già stanco della prima corsa che aveva fatta. Ma inteso ch'ebbe lo scopo della ventura di Morton, abbandonò, comunque gemendo, il formato divisamento di passare in propria casa una sera tranquilla, e fu pienamente dell'avviso di Morton, il quale, contrario, com'è da credersi, alle mire particolari di Burley che avrebbe voluto colla morte di lord Evandale far impossibile qualunque riconciliazione tra i Presbiteriani e il governo, dimostrò anzi a Poundtext, come ai veri interessi della parte de' moderati fosse diametralmente opposto un così truce espediente. Aggiungasi anche, per rendere allo stesso Poundtext una giustizia dovutagli, che questo ministro non parteggiò mai per le provvisioni troppo oltre spinte, nè per alcun atto di violenza che non sembrasse almeno autorizzato dalla necessità. Quindi ed accolse con sentimento di compiacenza ogni ragionamento inteso a provare piuttosto la possibilità che lord Evandale divenisse mediatore d'una pace fondata sopra condizioni le più ragionevoli, e terminò col collegarsi a tutti i divisamenti di Morton.

Erano undici ore di notte allorchè giunsero ad un villaggio situato in vicinanza di Tillietudlem, e dove Burley avea posto il suo quartier generale. All'atto d'entrarvi una sentinella li fermò; ma appena si furono nominati, e fatti riconoscere da un ufiziale, vennero condotti all'abitazione ove Burley dimorava. In quel cammino passarono dinanzi ad una casa, la cui porta era guardata da numeroso drappello di soldati, e in vicinanza della quale videro piantata una forca sì alta che que' del castello potevano scorgerla. La qual vista acquistò nuova fede al racconto fatto da mistress Wilson e li trasse a credere che in quella casa fosse custodito lord Evandale.

Burley stava seduto colle armi poste sopra una tavola a canto di lui per essere pronto ad impugnarle a qualunque segnal di pericolo. Appena vide entrare i suoi due colleghi, si alzò precipitosamente e in aria d'uomo sorpreso.

»Chi vi conduce in questo luogo? sclamò egli. Portate forse infauste notizie dell'esercito?»

»No, rispose Morton, ma sappiamo che qui accadono tali cose da avventurarne la sicurezza. — Lord Evandale è prigioniero?»

»Il cielo lo pose nelle nostre mani.»

»E voi divisate forse far uso dei presenti del cielo per infamare la nostra causa agli occhi dell'intera nazione? E ne sarebbe la via il mettere a morte un prigioniero.»

»Se il castello di Tillietudlem domani all'alba del giorno non si sarà dato a discrezione, rispose Burley, possa morire io medesimo, se Evandale non perisce sotto quel supplizio che il suo capo, l'infame Claverhouse ha fatto sopportare a parecchi de' nostri martiri!»

»Noi brandimmo l'armi, soggiunse Morton, per mettere un termine a simili crudeltà, non per imitarle, e molto meno per vendicare i falli del colpevole sull'innocente. Qual legge può giustificare l'atrocità che avete ideata?»

»Qual legge? se la ignori, fa che te l'additi il tuo collega Poundtext. Quella legge che commise gli abitanti di Gerico alla sciabola di Giosuè.»

»Il Vangelo ne impone leggi migliori; rispose il ministro; leggi che comandano il rendere ben per male, il pregar Dio sino pe' nostri persecutori.»

»Vale a dire, soggiunse Burley guardandolo in cagnesco, che le tue ciance or s'accordano colla foga di questo giovane per contraddirmi.»

»Noi abbiam tutti, riprese a dire Poundtext, un'autorità eguale alla tua su questo esercito, nè soffriremo quindi che tu faccia cadere un capello dalla testa del prigioniero. Chi sa se Dio non voglia farne uno strumento per sanare le piaghe che affliggono il popolo d'Israello?»

»Pensai bene che si verrebbe a tali propositi, sclamò Burley, quando vidi chiamati al consiglio uomini pari tuoi.»

»Pari miei! replicò il ministro. E chi son io dunque perchè tu ardisca parlarmi in tal guisa? Non son forse quel medesimo che protessi per trent'anni contra il furor dei lupi il mio gregge, intanto che Burley bagnava nel sangue filisteo le sue mani? Chi son io? Parla.»

»Tel dirò, poichè brami saperlo. Tu sei di que' tali uomini che pretendono raccogliere ove non seminarono, aver parte alle spoglie quando non ebber parte alla battaglia; un di quei tali uomini che antepongono i loro utili privati al ben generale della chiesa, e che vorrebbero piuttosto ricevere dai Pagani salario che conformarsi alla condotta di que' generosi i quali tutto abbandonarono per dedicarsi alla buona causa.»

»Chi tu sia, ti dirò io pure a mia volta; sclamò tutto acceso di sdegno Poundtext. Tu sei uno di quegli enti, i cui atti sanguinari e crudeli son la vergogna della travagliata chiesa di questo misero regno; tu sei quello che colle tue violenze, colle tue atrocità vorresti distorre la Provvidenza dal proteggere un'impresa gloriosa e santa di sua natura.»

»Signori, si fe' innanzi Morton, vi prego impor termine a tali discorsi; e voi signor Burley, vogliate dirci se la vostra intenzione sia risolutamente quella d'ordinar la morte di lord Evandale, mentre che la sua liberazione sembra a noi provvedimento utile al ben generale del paese.»

»Siete due contr'uno, sclamò Burley; ma vorrei nonostante supporre, che non ricusaste di aspettare a prendere una deliberazione a tale proposito sintantochè sia convocato l'intero consiglio.»

»Non ricuseremmo ciò, rispose Morton, se potessimo fidarci in colui, che presentemente ha in suo potere lord Evandale; ma voi sapete, soggiunse fissando lo sguardo sopra Burley, che m'avete già ingannato una volta circa lo stato interno del castello di Tillietudlem.»

»Vanne! disse disdegnosamente Burley; tu non sei nulla meglio d'un giovane insensato, che per gli occhi d'una donzella avvenente, venderesti la tua fede, il tuo onore, e dimenticheresti perfino quanto devi alla tua patria, a Dio stesso.»

»Sig. Burley (e ciò rispondendo Morton pose mano alla sciabola) tai detti vogliono una soddisfazione.»

»E tu l'avrai, o giovane, quando e dove ti piacerà» e Burley pure afferrò le proprie armi.

Poundtext fattosi a sua volta mediatore, mostrò ad entrambi le funeste conseguenze che da tal discordia la comune causa avrebbe patite, e pervenne ad ottenere una specie di riconciliazione fra i due campioni.

»Ebbene, Burley disse, fate di lord Evandale quel che v'aggrada; io me ne lavo le mani, nè mi fo mallevadore per le conseguenze che potran derivarne. Io fui che lo feci prigioniero coll'armi alla mano, intanto che voi, sig. Morton, passavate rassegne e vi mostravate in parata a Glascow; intanto che voi, sig. Poundtext, sfoggiavate co' vostri sermoni predicando una tolleranza riprovata dalla Scrittura. Ma nulla monta, il ripeto; fate di lord Evandale quel che v'aggrada. — Dingwal (era questi un ufiziale, che presso Burley compieva il ministerio d'aiutante di campo, e che gli dormiva vicino di stanza) ordinerete alla guardia che custodisce il prigioniero, di lasciarsi dar la muta da chi verrà a tal uopo prescelto dal sig. Morton. — Il prigioniero è ai vostri comandi, signori; ma ricordatevi che verrà un giorno in cui dovrete rendere un conto terribile a Dio ed agli uomini di quanto vi farete lecito in questo momento.»

Dette le quali cose lor volse le spalle in aspro modo, e senza salutarli passò in altra stanza.

Gli altri due colleghi, dopo alcuni istanti di deliberazione, trovarono cosa voluta dalla prudenza il pensare alla sicurezza del prigioniero col darlo in custodia a persone sulla cui fedeltà potessero viver tranquilli. Egli è da sapersi che alcuni fra i molti parrocchiani di Poundtext arrolati in quell'esercito, aveano preferito di rimanere con Burley al blocco di Tillietudlem per allontanarsi, il meno e il più tardi che poteano, dalle proprie famiglie. Tutti questi erano giovani operosi, accorti, animati dalle massime d'un moderato Presbiterianismo, e conoscenti di Morton; e ad esso affezionati oltre ogni dire. Sei di questi Enrico trascelse, ponendo a loro capo Cuddy, e li collocò alla porta di quella casa, entro di cui veniva custodito lord Evandale. Poi presa una stanza d'altra casa vicina, ove si ritrasse insieme a Poundtext, commise a questa nuova guardia d'avvertirlo sopra qualunque novità potesse accadere.

Rimasti soli il giovine di Milnwood e il ministro non pensarono a prender sonno se non se dopo aver composto uno scritto, mediante il quale chiarivansi tutte le pretensioni de' Presbiteriani moderati; le quali si aggiravano soprattutto nel chiedere la tolleranza della lor religione, la permissione di avere ministri di lor credenza e d'ascoltarne le istruzioni nelle proprie chiese; finalmente un'amnistia generale a favore di tutti coloro, che per tal causa brandirono l'armi. Pretensioni che ad avviso di chi le sosteneva erano tutt'uno con quella del libero uso de' diritti naturali d'ogni Scozzese. Laonde e Morton e Poundtext aveano concepito speranza di trovare anche fra i Reali i più zelanti tai saggi uomini, propensi a consigliare un concedimento che avrebbe fatte cader di mano l'armi alla maggior parte de' sollevati, e tolto anche ai più riottosi ogni ragionevol motivo di durare in una lotta sì infausta.

Nuovo argomento a sperar ben accolto questo primo passo spontaneo alla pace era per Morton il sapere che tale scritto sarebbe stato primieramente letto dal duca di Monmouth, uomo d'indole dolce ed umana ed amicissimo degli espedienti i più miti, dal duca di Monmouth, al quale, come vedemmo, Carlo II avea conferito in allora il comando sopra tutta la Scozia. Era inoltre cosa divulgata che il ridetto personaggio non veniva in questa contrada animato da spirito di vendetta, nè tampoco da inclinazioni sfavorevoli ai Presbiteriani, perchè solea dire apertissimamente: aspirar egli alla gloria di pacificare la Scozia, rifuggir l'animo suo da quella di soggiogarla.

Avvisò quindi Morton che a rendere efficacemente vantaggiosa alla causa generale una tal buona propensione del duca, e ad ottenerne ragionevoli condizioni di pace, non mancasse altro fuorchè fargliene pervenire le prime proposte colla mediazione d'un uomo rispettabile nè sospetto in verun conto di parteggiare per la causa dei Presbiteriani; nè all'uopo d'una missione pacifica Morton scorgea persona più adatta dello stesso lord Evandale. Risolvè pertanto vederlo alla domane, e assicurarsi s'ei vorrebbe accettare l'onorevole parte di mediatore. Un avvenimento non preveduto gli fe' accelerare l'esecuzione di un tale divisamento.