179. Eliano Hist. var. l. IX c. 16. Quest'autore viveva sotto Alessandro Severo. Ved. il Fabrizio Biblioth. Graeca l. IV. c. 21.
180. Giuseppe de bello Judaico II 16. Questo numero vi è riferito; forse non deve esser preso con rigore.
181. Plin. Stor. Nat. III 5.
182. Plin. Stor. Nat. III 3, 4 IV 35. La nota pare autentica ed esatta; la divisione delle province, e la diversa condizione delle città vi sono minutamente riferite.
183. Strabon. Geograph. l. XVII p. 1189.
184. Giuseppe De bello Jud. II 16 Filostr. in vit. Sophist. l. II p. 548. Edit. Olear.
185. Tacit. Annal. IV 66. Ho impiegato qualche studio in consultare e paragonare tra loro i moderni viaggiatori, riguardo al fatto di quelle undici città dell'Asia; sette o otto sono affatto distrutte; Ipea, Tralli, Laodicea, Ilione, Alicarnasso, Mileto, Efeso, e possiamo aggiungere Sardi. Delle tre altre Pergamo è un misero villaggio di due o tremila abitanti. Magnesia, sotto il nome di Guzel-hissar, è città di qualche riguardo; e Smirne è una città grande, popolata di centomila anime. Ma mentre che in Smirne i Franchi hanno conservato il commercio, i Turchi hanno rovinate le arti.
186. Ved. una esattissima e curiosa descrizione delle rovine di Laodicea nei viaggi di Chandler per l'Asia Minore p. 225 ec.
187. Strabone l. XII. 866. Egli avea studiato in Tralli.
188. Ved. una Dissertazione di M. de Boze, Mem. dell'Accad. tom. XVIII. Aristide recitò un'orazione, che ancora esiste, per raccomandare la concordia alle città rivali.
189. Gli abitanti dell'Egitto, eccettuata Alessandria, si facevano ascendere a sette milioni e mezzo. Giuseppe De bello Jud. II. Sotto il governo militare dei Mammalucchi, la Siria si credeva che contenesse settantamila villaggi. Storia di Timur. Bec. l. V. c. 20.
190. Il seguente itinerario può servire a dar qualche idea della direzione del cammino, e della distanza tra le principali città. I. Dalla muraglia di Antonino fino a York 222 miglia romane. II. A Londra 227. III. A Rhutupia ovvero Sandwich 67. IV. Tragitto fino a Bologna 45. V. A Rheims 174. VI. A Lione 330. VII. A Milano 324 VIII. A Roma 426. IX. A Brindisi 360. X. Tragitto fino a Durazzo 40. XI. A Bisanzio 711. XII. Ad Ancira 283. XIII. A Tarso 301. XIV. Ad Antiochia 141 XV. A Tiro 252 XVI. A Gerusalemme 168 in tutto miglia Romane 4080. Ved. gl'Itinerarj pubblicati da Wesselling colle sue note; vedasi ancora Gale e Stukeley per la Britannia, e d'Anville per la Gallia e l'Italia.
191. Montfaucon. Antiq. expliq. tom. IV p. 2 l. I c. 5 ha descritti i ponti di Narni, di Alcantara, di Nimes ec.
192. Bergier Storia delle strade maestre dell'Impero rom. l. II c. 128.
193. Procopio in Hist. Arcana c. 30. Bergier Stor. delle strade maestre l. IV. Codic. Theodos. l. VIII tit. V vol. II p. 506-563 con il dotto commentario del Gotofredo.
194. Al tempo di Teodosio, Cesario, magistrato di alto affare, venne per la posta da Antiochia a Costantinopoli. Cominciò il suo viaggio di notte; fu la sera dipoi nella Cappadocia a 165 miglia da Antiochia, ed arrivò a Costantinopoli il sesto giorno verso mezzodì. L'intera distanza era di miglia 725 romane. Ved. Libanio Orat. XXI e gl'Itinerarj p. 572 581.
195. Plinio, benchè ministro favorito, dovè giustificarsi per aver fatto dare cavalli di posta alla sua moglie per un affare di gran premura. Epist. X l. X 121 122.
196. Bergier luog. cit. l. IV c. 49.
197. Plinio Stor. Nat. XIX 1.
198. È probabile che i Greci ed i Fenicj introducessero nuove arti e nuove produzioni nelle vicinanze di Cadice, e di Marsiglia.
199. Ved. Omero Odiss. l. IX v. 358.
200. Plinio Stor. Nat. l. XLV.
201. Strab. Geog. l. IV p. 223. Il freddo eccessivo di un inverno Gallo era un proverbio tra gli antichi.
202. Nel principio del quarto secolo l'Oratore Eumene Panegir. veter. VIII 6 edit. Delph. parla dei vini di Autun, che avevano perduto la qualità loro per l'antichità; ed allora s'ignorava affatto il tempo, nel quale le vigne erano per la prima volta state piantate nel territorio di quella città. M. d'Anville pone il Pagus Arebrignus nel distretto di Beaune, celebre ancora adesso per la bontà de' suoi vini.
203. Plinio Stor. Nat. l. XV.
204. Plinio Stor. Nat. l. XIX.
205. Il bel saggio di Harte sull'agricoltura; egli ha unito in quest'opera tutto ciò che gli antichi e i moderni han detto del trifoglio.
206. Tacito German. c. 45. Plinio Stor. Nat. XXXVII 11. Osserva egli graziosamente che la moda stessa non avea ancor potuto insegnare l'utilità dell'ambra. Nerone mandò un cavaliere romano ne' luoghi ove la raccoglievano (che sono le coste della Prussia moderna) a comprarne una gran quantità.
207. Chiamata Taprobane dai Romani, e Serendib dagli Arabi. Quest'Isola fu scoperta sotto il regno di Claudio, e divenne insensibilmente la sede principale del commercio dell'Oriente.
208. Plinio Stor. Nat. l. VII. Strab. l, XVII.
209. Stor. Augusta p. 224. Una veste di seta era considerata come un ornamento femminile ed indegna di un uomo.
210. Le due gran pesche di perle erano le medesime dei nostri tempi, Ormuz, e il Capo Comorino. Per quanto noi possiamo paragonare la Geografia antica colla moderna, Roma ricavava i suoi diamanti dalla miniera di Jumelpur nel Regno di Bengala; se ne trova una descrizione nel tom. II. Viaggi di Tavernier pag. 281.
211. Tacito Annali III 5 in un discorso di Tiberio.
212. Plin. Stor. Nat. XII 18. In un altro luogo calcola la metà di questa somma; quingenties H. S. per l'India, senza comprender l'Arabia.
213. La proporzione che era da uno a dieci, e dodici e mezzo salì a quattordici e due quinti per una legge di Costantino. Ved. le tavole di Arbuthnot sopra le monete antiche c. V.
214. Oltre diversi altri passi ved. Plinio Stor. Nat. III 5 Aristide De urbe Roma, e Tertulliano De anima c. 30.
215. Erode Attico dette al Sofista Polemone quasi sedicimila zecchini per tre declamazioni. V. Filostr. l. I p. 558. Gli Antonini fondarono una scuola in Atene, nella quale si mantenevano a pubbliche spese professori di grammatica, di rettorica, di politica, e delle quattro Sette principali della filosofia per istruzione della gioventù. Il salario di un filosofo era diecimila dramme l'anno Furono fatti stabilimenti simili nelle altre città dell'Impero. Ved. Luciano nell'Eunuc. tom. II p. 353 ediz. Reitz Filostrat, l. II p, 566. Storia Augusta p. 2. Dione Cassio l. LXXI p. 1195.
Lo stesso Giovenale, in una satira piena di mal talento, la quale ad ogni linea tradisce la sua invidia e il suo scontento, è però obbligato a soggiugnere
— — O Juvenes circumspicit, at agitat vos,
Materiamque sibi Ducis indulgentia quaerit.
Sat. VII 20.
216. Longin. Del sublime c. 43 p. 229 ediz. Toll. Qui possiamo dire di questo grande Scrittore ch'egli unisce l'esempio al precetto. In vece di proporre arditamente i suoi sentimenti, esso gli insinua colla più gran riserva, li pone in bocca di un amico, e per quanto se ne può giudicare da un testo corrotto, mostra di volerli confutare egli stesso.
217. Orosio VI 18.
218. Giulio Cesare introdusse i soldati, gli stranieri, ed i semibarbari nel Senato (Sveton. in Cesar. c. 77 80.) L'abuso divenne ancor più scandaloso dopo la sua morte.
219. Dione Cassio l. LII p. 693, Svetonio in August. c. 55.
220. Dione Cassio l. LIII p. 698 ci dà una prolissa e gonfia parlata fatta in questa grande occasione. Io ho preso da Svetonio e da Tacito la espressioni naturali ad Augusto.
221. Imperator (di cui noi abbiam fatto Imperatore) al tempo della Repubblica non significava altro che Generale, ed era un titolo sul campo di battaglia solennemente dai soldati accordato al vittorioso lor Capo. Quando i romani Imperatori lo assumevano in quel senso, lo ponevano dopo il lor nome, e notavano quante volte lo avevano preso.
222. Dione l. LIII p. 103 ec.
223. Livio, Epitom. l. XIV. Valer. Mass. VI 3.
224. Ved. nel lib. VIII di Livio la condotta di Manlio Torquato e di Papirio Cursore. Violavano essi le leggi della natura e dell'umanità, ma sostenevano quelle della militar disciplina, ed il popolo, che abborriva l'azione, era forzato a rispettare il principio.
225. Pompeo ottenne dagli sconsiderati, ma liberi suffragi del popolo un comando militare poco inferiore a quello di Augusto. Tra gli atti straordinarj di autorità esercitati dal primo, si può notare la fondazione di ventinove città, e la distribuzione di sei o sette milioni di zecchini alle sue truppe. La ratifica di tali atti trovò qualche opposizione e dilazione nel Senato. Ved. Plut. Appian. Dione Cassio, ed il primo libro delle lettere ad Attico.
226. Sotto la Repubblica il trionfo potea pretendersi da quel Generale soltanto, ch'era autorizzato a prender gli auspicj in nome del popolo. Per una esatta conseguenza derivante da questo principio di politica e di religione, il trionfo era riservato all'Imperatore, ed i suoi più fortunati Generali si contentavano di alcuni segni di distinzione inventati in lor favore sotto nome di onori trionfali.
227. Cicerone, De Legib. III 3, alla Dignità Consolare dà il nome di Regia Potestas, e Polibio l. IV c. 3 osserva tre poteri nella Costituzione romana. Il potere monarchico era rappresentato, ed esercitato dai Consoli.
228. Siccome la Potestà Tribunizia (diversa dall'uffizio annuale del Tribuno) fu inventata a riguardo del Dittatore Cesare (Dione l. XLIV p. 364) essa gli fu data probabilmente come una ricompensa per avere così generosamente sostenuti colle armi i sacri diritti dei Tribuni e del popolo. Vedi i suoi Comment. De bell. civil. l. I.
229. Augusto esercitò il Consolato per nove anni senza interruzione. Dipoi ricusò artificiosamente quella dignità, non meno che la Dittatura: si allontanò da Roma, e si trattenne fuori finchè gli effetti funesti del tumulto, e della fazione forzarono il Senato a rivestirlo del Consolato perpetuo. Augusto per altro ed i suoi successori affettarono di nascondere un titolo così invidioso.
230. Vedi un frammento di un decreto del Senato, che conferiva all'Imperator Vespasiano tutte le potestà concedute ai suoi predecessori, Augusto, Tiberio, e Claudio. Questo monumento curioso ed importante si trova nelle iscrizioni di Grutero, num. CCXLII.
231. Venivano creati due Consoli alle calende di gennaio; ma nel corso dell'anno se ne sostituivano degli altri, finchè l'annuo numero ascendesse almeno a dodici. I Pretori erano ordinariamente sedici o diciotto: Lipsio in Excurs. D. ad Tacito Annal. l. I. Io non ho parlato degli Edili, nè dei Questori. Quei semplici magistrati che sono incaricati del buon regolamento di una città o delle pubbliche entrate, si adattano facilmente a qualunque forma di governo. Al tempo di Nerone i Tribuni possedevano legalmente il diritto d'intercessione, benchè sarebbe stato pericoloso il farne uso; Tacito ann. XVI 26. Al tempo di Traiano era cosa dubbiosa se fosse il Tribunato un uffizio, od un nome. Plin. let. l. I 23.
232. I tiranni stessi furono ambiziosi del Consolato. I Principi virtuosi lo dimandarono con moderazione, e l'esercitarono con esattezza. Traiano rinnovò l'antico giuramento, dinanzi il tribunale del Console, di osservare le leggi; Plin. Panegir. c. 64.
233. «Quoties magistratuum comitiis interesset, Tribus cum candidatis suis circuibat, supplicabatque more solemni. Ferebat et ipse suffragium in Tribubus, ut unus e populo.» Svet. Vita d'Aug. c. 56.
234. «Tum primum comitia e campo ad Patres translata sunt», Tacito ann. I 15. La parola primum par che alluda ad alcuni deboli e vari sforzi fatti per rendere al popolo quel diritto.
235. Dione, l. LIII p. 703, 704, ha dato un debole, e parziale prospetto del sistema Imperiale. Per illustrarlo ho meditato Tacito, esaminato Svetonio, e consultato i seguenti moderni: L'Ab. de la Bleterie Mem. dell'Accad. Tom. XIX, XXI, XXIV, XXV, XXVII; Beaufort, Repub. Rom. I p. 255. 275; due Dissert. di Noodt, e di Gronov. De lege Regia stampate a Leida nel 1731; Gravina De Imp. Rom. p. 479 544 de' suoi Opuscoli; Maffei Verona illustr. p. 1 p. 245 cc.
236. Un Principe debole sarà sempre governato dai suoi domestici. La potenza degli schiavi aggravò la vergogna dei Romani, ed i Senatori fecer la corte a un Pallante, e ad un Narciso. Può accadere che un favorito moderno sia un gentiluomo.
237. Vedi un Tratt. di Van-Dale De consacrat. Principum. Sarebbe più facile per me il copiare, di quel che sia il verificare le citazioni di questo dotto Olandese.
238. Ved. una Dissert. dell'Ab. di Mongault nel I vol. della Accad. dell'Iscrizioni.
239. «Jurandasque tuum per nomen ponimus aras» dice Orazio all'Imperatore istesso, e Orazio conosceva bene la Corte di Augusto.
240. Vedi Cicerone Philipp. I 16; Giuliano in Caesaribus.
Inque Deum templis jurabit Roma per umbras
esclama Lucano sdegnato. Ma questa indignazione è originata più dal patriottismo, che dalla devozione.
241. Dione lib. LIII. p. 710 colle note curiose di Reimar.
242. Mentre Ottaviano si avanzava verso il banchetto dei Cesari, il suo colore cambiava come quello del Camaleonte, pallido prima, di poi rosso, indi nero; prese finalmente il delicato colore di Venere, e delle Grazie: Caesares, p. 309. Questa immagine, impiegata da Giuliano nella sua ingegnosa finzione, è giusta e graziosa. Ma quando ei considera questo cambiamento di carattere come reale, e che lo attribuisce al potere della filosofia, egli fa troppo onore alla filosofia, e ad Ottaviano.
243. Dugent'anni dopo lo stabilimento della Monarchia, l'Imperatore Marco Aurelio vanta il carattere di Bruto come un perfetto modello della virtù romana.
244. È gran perdita per noi quella parte di Tacito, che trattava di questo avvenimento. Siamo forzati di contentarci dei rumori popolari riferiti da Giuseppe, e delle imperfette narrazioni di Dione e di Svetonio.
245. Augusto restituì l'antica severità alla disciplina. Dopo le guerre civili non chiamò più i soldati Militones, ma solamente Milites; Sveton. in Aug. c. 25. Vedi la maniera colla quale Tiberio calmò la sedizione delle legioni della Pannonia. Tacito Annal. I.
246. Queste parole par che fossero la formola determinata Ved. Tacito Annal. XIII 4.
247. Il primo fu Camillo Scriboniano che prese l'armi nella Dalmazia contro Claudio, e fu abbandonato dalle sue proprie truppe in cinque giorni. Il secondo Lucio Antonio nella Germania che si ribellò contro Domiziano; e il terzo Ovidio Cassio nel Regno di Marco Antonino. I due ultimi non regnarono che pochi mesi, e furono trucidati dai loro proprj aderenti. È da osservarsi che Camillo e Cassio colorirono la loro ambizione col divisamento di ristabilire la Repubblica; impresa, diceva Cassio, specialmente riservata al suo nome, ed alla sua famiglia.
248. Velleio Patercolo l. II cap. 121. Svetonio in Tiberio cap. 20.
249. Svetonio in Tit. cap 6. Plin. nella prefazione alla Stor. Nat.
250. Questa idea è spesso e fortemente inculcata da Tacito Ved. Stor. I 5 16 II 76.
251. L'Imp. Vespasiano col suo solito buon senso si ride dei genealogisti, che deducevano la sua famiglia da Flavio fondatore di Riete sua patria, ed uno dei compagni d'Ercole. Svet. Vita di Vesp. cap. 12.
252. Dione lib. LXVIII p. 1121. Plinio, Paneg.
253. Felicior Augusto, melior Traiano: Eutrop. VIII, 5.
254. Dione lib. LXIX, p, 1249 considera il tutto come una finzione sopra l'autorità di suo padre, ch'essendo governatore della provincia, nella quale morì Traiano, potea facilmente sviluppare questo mistero. Dodwell Praelect. Cambden XVII. ha sostenuto che Adriano, essendo Traiano vivente, fu designato suo successore.
255. Dione, l. LXX p. 1171 Aurel. Victor.
256. La deificazione, le medaglie, le statue, i templi, le città, gli oracoli, e la costellazione di Antinoo sono ben cogniti, e disonorano agli occhi della posterità la memoria dell'Imperatore Adriano. È da osservarsi per altro, che tra i quindici primi Cesari Claudio fu il solo, i cui amori non abbiano fatto arrossir la natura. Intorno agli onori renduti ad Antinoo, vedi Spanheim nei Commentarj ai Cesari di Giuliano p. 80.
257. Stor. Aug. p. 13. Aurelio Vittore in Epitom.
258. Senza il soccorso delle medaglie e delle iscrizioni noi ignoreremmo quest'azione di Antonino Pio, che fa tant'onore alla sua memoria.
259. In tutti i 23 anni del regno di Antonino, Marco Aurelio non fu che due notti assente dal Palazzo, ed ancora in due volte diverse. Storia Angusta p. 25.
260. Questo Principe amava gli spettacoli, e non era insensibile ai vezzi del bel sesso: Marco Aurelio I 16. Storia Augusta p. 20 e 21. Giuliano nei Cesari.
261. Marco Aurelio è stato accusato d'ipocrisia, e i suoi nemici gli hanno rimproverato di non aver avuto quella semplicità, che contrassegnava Antonino Pio, e Vero pur anco: Storia Augusta 6. 34. Questo ingiusto sospetto ci fa vedere quanto le qualità personali sieno più applaudite delle virtù sociali. Marco Aurelio egli istesso è tacciato d'ipocrisia, ma lo scettico più grande che dar si possa, non dirà mai che Cesare fosse un poltrone, o Cicerone un imbecille. Lo spirito ed il valore seducono assai più dell'umanità e dell'amore per la giustizia.
262. Tacito ha in poche parole esposti i principj della scuola del Portico. «Doctores sapientiae secutus est, qui sola bona quae honesta, mala tantum quae turpia, potentiam nobilitatem, caeteraque extra animum, neque bonis, neque malis adnumerant.» Tacito Stor. IV 5.
263. Avanti la seconda sua spedizione contro i Germani, fece alcune pubbliche lezioni di filosofia al popolo romano. Egli avea già fatto lo stesso nelle città della Grecia e dell'Asia. Stor. Aug. in Cassio c. 3.
264. Dion. l. LXXI p. 1190 Stor. Aug. in Avidio Cassio.
265. Stor. August. in Marco Antonin. c. 18.
266. Vitellio spese per la sua tavola circa dodici milioni di zecchini quasi in sei mesi. È difficile l'esprimere i vizj di questo Principe con dignità od anche con decenza. Tacito lo chiama un porco, ma sostituendo a quella parola grossolana una bellissima immagine «At. Vitellius, umbraculis hortorum abditus, ut ignava animalia, quibus si cibum suggeras, jacent torpentque, praeterita, instantia, futura pari oblivione dimiserat. Atque illum nemore Aricino desidem, et marcentem etc.» Tacit. Stor. III 36. Sveton. in Vitell. c. 13. Dione Cassio l. LXV p. 1062.
267. La morte di Elvidio Prisco e della virtuosa Eponina disonorò il regno di Vespasiano.
268. Viaggio di Chardin nella Persia vol. III p. 293.
269. L'uso d'innalzare gli schiavi alle cariche importanti dello Stato è più comune tra i Turchi che tra i Persiani. Nelle miserabili contrade della Georgia o della Circassia nascono i padroni della maggior parte dell'Oriente.
270. Chardin dice che i viaggiatori europei hanno diffusa tra i Persiani una certa idea della libertà e moderazione de' nostri Governi; essi hanno fatto loro un pessimo uffizio.
271. Citavano essi l'esempio di Scipione e di Catone. (Tacito Annali III 66.) Marcello Eprio e Crispo Vibio aveano acquistato quasi cinque milioni di zecchini sotto Nerone. La loro ricchezza, benchè aggravante i loro delitti, li protesse sotto Vespasiano; ved. Tac. Stor. IV 43. Dialog. de Orat. cap. 8. Per una accusa, Regolo, oggetto degno della satira di Plinio, ricevè dal Senato gli ornamenti consolari, e un donativo di centoventimila zecchini.
272. Il delitto di lesa Maestà era da prima una offesa di alto tradimento contro il Popolo romano. Augusto e Tiberio, come Tribuni del popolo, lo applicarono alla lor propria persona, dandogli una estensione infinita.
273. Poi che la virtuosa e sventurata vedova di Germanico fu messa a morte, Tiberio ricevè i ringraziamenti del Senato per la sua clemenza. Non era stata pubblicamente strangolata, nè il cadavere fu strascinato alle Gemonie dove si esponevano quelli dei malfattori ordinarj. Ved. Tac. Ann. 25 Sveton. in Tiberio c. 53.
274. Serifo, isola del mare Egeo, era un piccolo scoglio, i cui abitanti erano disprezzati per la loro ignoranza, ed oscurità. I versi di Ovidio ci hanno fatto ben conoscere il luogo del suo esilio con i suoi giusti, ma vili lamenti. Pare che egli ricevesse solamente l'ordine di lasciar Roma in tanti giorni, e trasportarsi a Tomi. Ubbidì senza essere accompagnato nè da guardie nè da carcerieri.
275. Sotto Tiberio, un cavaliere romano tentò di fuggire tra i Parti, ma fu arrestato nello stretto della Sicilia. Quest'esempio però parve tanto poco pericoloso, che il più geloso dei tiranni sdegnò di punirlo. Tacit. Ann. VI 14.
276. Cic. ad familiares IV 7.
277. Ved. i rimproveri di Avidio Cassio Stor. Aug. p. 45. È vero che questi sono i discorsi di un ribelle, ma la fazione esagera più di quello che inventi.
278. «Faustinam satis constat apud Cayetam conditiones sibi, et nauticas et gladiatorias elegisse». Stor. Aug. p. 30. Lampridio spiega qual sorta di merito piacesse a Faustina e le condizioni ch'essa esigeva; Stor. Aug. p. 102.
279. Stor. Aug. p. 34.
280. Meditazioni lib. I. Il Mondo si è riso della credulità di Marco, ma la sig. Dacier ci assicura (e ad una donna in ciò deve credersi) che il marito sempre sarà ingannato se la moglie sa dissimulare.
281. Dione Cassio lib. LXXI p. 1195. Stor. Aug. p. 33. Commentario di Spanheim sopra i Cesari di Giuliano p. 389. L'apoteosi di Faustina è il solo difetto, che il critico Giuliano possa scoprire nel perfettissimo carattere di Marco Aurelio.
282. Commodo fu il primo Porfirogeneta (nato dopo l'avvenimento del Padre al Trono). Per un nuovo tratto di adulazione le medaglie egiziane mettono la data degli anni della sua vita, come se non fossero diversi da quelli del suo regno. Tillem. Stor. degl'Imp. Tom. II p. 752.
283. Stor. Aug. p. 46.
284. Dione Cassio lib. LXXII p. 1203.
285. Secondo Tertulliano (Apolog. c. 25.) egli morì a Sirmio. Ma la situazione di Vindobona, o sia Vicuna, dove i due Vittori mettono la sua morte, è più acconcia alle operazioni della guerra contro i Marcomanni ed i Quadi.
286. Erodiano lib. I pag. 12.
287. Erodiano lib. I pag. 16.
288. Questa letizia universale è ben descritta dietro le medaglie e gli Storici dal Sig. Wotton. Stor. di Roma p. 192 e 193.
289. Manilio, il segretario confidente di Avidio Cassio, fu scoperto, dopo aver vissuto nascosto diversi anni. L'Imperatore dissipò nobilmente la pubblica inquietudine ricusando di vederlo, e bruciando tutti i suoi fogli. Dione l. LXXII p. 1209.
290. Ved. Maffei degli Anfiteatri p. 126.
291. Dione l. LXXII p. 1205. Erodiano lib. I p. 16. Stor. Aug. p. 46.
292. In una nota sulla Stor. Aug. Casaubono ha raccolto gran numero di particolarità concernenti questi illustri fratelli. Vedi p. 96 del suo dotto Comment.
293. Dione l. LXXII p. 1210, Erodiano lib I p. 22. Stor. Aug. p. 48. Dione dà a Perenne un carattere meno odioso degli altri Storici. La sua moderazione è quasi un segno della sua veracità.
294. Nella seconda guerra Punica, i Romani portarono dall'Asia il culto della madre degli Dei. La sua festa Megalesia cominciava al 4 di Aprile, e durava sei giorni. Le strade erano piene di pazze processioni, i teatri di spettatori, e le pubbliche mense di qualunque sorta di convitati. L'ordine e il buon governo rimanevan sospesi, e il piacere era l'unica seria occupazione della città. Ved. Ovid. de Fastis lib. IV 189 ec.
295. Erodiano l. I p. 23 28.
296. Cicerone pro Flacco cap. 27.
297. Una di queste sì dispendiose promozioni diede luogo al frizzo seguente: Giulio Solone è stato esiliato nel Senato.
298. Dione lib. LXXII p. 12 e 13 osserva, che nessun liberto era stato mai tanto ricco quanto Cleandro, e pure la fortuna di Pallante ascendeva circa a cinque milioni di zecchini, ter millies H. S.
299. Dione lib. LXXII pag. 1213, Erodiano l. I p. 29. Stor. Aug. pag. 52. Questi bagni erano vicini alla porta Capena. Vedi Nard. Roma Ant. p. 79.
300. Stor. Aug. p. 48.
301. Erodiano l. I p. 28. Dione lib. LXXII p. 1215. Questo ultimo dice che morirono a Roma duemila persone ogni giorno per un tempo considerabile.
302. «Tuncque primum tres Praefecti Praetorio fuere, inter quos libertinus.» Per un resto di modestia Cleandro non prese il titolo di Prefetto dal Pretorio, mentre ne esercitava il potere. Siccome gli altri liberti venivano dai loro diversi dipartimenti chiamati a rationibus, ab epistolis, Cleandro s'intitolò a pugione, come incaricato della difesa del padrone. Salmasio, e Casaubono pare che abbian fatto commentarj troppo vaghi su questo passo.
303. Οἱ της πὸγεως πὲζοι ϛρατῶτιαι Erodiano l. I p. II. È cosa dubbia se vuol significare l'infanteria Pretoriana, o le coorti Urbanae. Eran queste un corpo di seimila uomini, il grado e la disciplina dei quali non era corrispondente al loro numero. Il Sig. de Tillemont e Wotton non hanno voluto decidere questa quistione.
304. Dione Cassio l. LXXII p. 1215. Erodiano l. I p. 32. Stor. Aug. p. 48.
305. «Sororibus suis constupratis, ipsas concubinas suas sub oculis suis stuprari jubebat. Nec irruentium in se juvenum carebat infamia, omni parte corporis atque ore in sexum utrumque pollutus.» Stor. Aug. p. 47.
306. I leoni affricani, spinti dalla fame, infestavano impunemente gli aperti villaggi o la coltivata campagna. Questa fiera reale era riservata pei piaceri dell'Imperatore e della capitale; e lo sventurato agricoltore, che anche per difendersi ne uccidesse alcuna, era punito. La quale crudele Legge di caccia fu mitigata da Onorio, e finalmente abolita da Giustiniano, Codex Theodos. tom. V p. 92. Comment. Gothofred.
307. Spanheim de Numismat. Dissert. XIII tom. II pag. 593.
308. Dione l. LXXII p. 1216. Stor. Aug. p. 49.
309. Il collo dello struzzo è lungo tre piedi, e composto di diciassette vertebre. Vedi Buffon Stor. Nat.
310. Commodo uccise un Camelopardalis, o sia Giraffa (Dione l. LXXII p. 1211) il più alto, il più docile, ed il più inutile di tutti i quadrupedi. Questo singolare animale, che nasce soltanto nelle parti interne dell'Affrica, non è stato veduto in Europa dopo il risorgimento delle lettere, e benchè il Buffon Stor. Nat. tom. XIII abbia procurato di descriverlo, non si è arrischiato a darne il disegno.
311. Erodiano l. I p. 37. Stor. Aug. p. 30.
312. I Principi virtuosi o prudenti proibirono ai Senatori ed ai Cavalieri di abbracciare questa vergognosa professione sotto pena d'infamia, o ciò che per loro era ancor più terribile, sotto pena dell'esilio. I tiranni gl'invitarono a disonorarsi, con ricompense e con minacce. Nerone una volta fece venire sull'arena 40 Senatori, e 60 Cavalieri. Vedi Lipsio Saturnal. lib. II. Cap. 2. Egli ha felicemente corretto un passo di Svetonio in Nerone c. 12.
313. Lipsio lib. II c. 7 e 8. Giovenale nella Satira VIII, fa una pittoresca descrizione di questo combattimento.
314. Stor. Aug. p. 50. Dione l. LXXII p. 1220. Egli ricevè per una sola volta decies H. S. quasi sedicimila zecchini.
315. Vittore dice che Commodo dava ai suoi antagonisti una spada di piombo, temendo probabilmente lo conseguenze della loro disperazione.
316. Fu egli obbligato di ripetere 626 volte Paulo primo de' Secutori ec.
317. Dione lib. LXXII p. 1221 parla della sua viltà, e del pericolo, ch'ei corse.
318. Unì per altro la prudenza al coraggio, e passò la maggior parte del suo tempo in un ritiro di campagna a motivo, ci diceva, dell'età sua avanzata, e della debol sua vista. «Io non lo vidi mai in Senato, dice Dione, eccetto che nel corto regno di Pertinace.» Tutte le sue infermità in un momento guarirono, e subito gli ritornarono dopo l'assassinio di quel principe eccellente. Dione lib. LXVIII p. 1227.
319. I Prefetti si cambiavano quasi ogni giorno, ed ogni ora; ed il capriccio di Commodo tornò spesso fatale ai suoi più favoriti Ministri. Stor. Aug. p. 46 51.
320. Dione l. LXXII p. 1222. Erodiano l. 1 pag. 43. Stor. Aug. p. 52.
321. Pertinace era figlio di un legnaiuolo, e nacque in Alba Pompeia nel Piemonte. L'ordine dei suoi impieghi, che Capitolino ci ha conservato, merita di essere riferito, giacchè dà un'idea dei costumi, e del Governo di quel secolo. I. fu Centurione. II, Prefetto di una coorte nella Siria, durante la guerra dei Parti, e nella Britannia; III. ottenne un'Ala, o sia squadrone di cavalleria nella Mesia. IV. Fu Commissario delle provvisioni sulla via Emilia; V. comandò la flotta del Reno; VI. fu Procuratore della Dacia coll'annua paga di circa 3200 zecchini; VII. comandò i veterani di una legione; VII. ottenne il grado di Senatore; IX. di Pretore, X. ed il comando della prima legione nella Rezia, e nel Norico; XI. fu Console verso l'anno 175; XII. accompagnò Marco Aurelio in Oriente; XIII. comandò un'armata sulle rive del Danubio; XIV. fu Legato consolare della Mesia; XV. della Dacia; XVI. della Siria; XVII. della Britannia; XVIII. ebbe la cura delle pubbliche provvisioni a Roma; XIX. fu Proconsole in Affrica, XX. Prefetto della città. Erodiano lib. I p. 48 rende giustizia al suo spirito disinteressato; ma Capitolino che raccoglieva ogni rumor popolare, lo accusa di avere ammassato una gran ricchezza, lasciandosi corrompere.
322. Giuliano nei Cesari lo taccia d'essere stato complice della morte di Commodo.
323. Capitolino racconta le particolarità di questi tumultuarj decreti, che furono proposti da un Senatore, e ripetuti con raddoppiate acclamazioni da tutto il Corpo. Stor. Aug. p. 52.
324. Il Senato condannò Nerone ad esser messo a morte more majorum. Svetonio cap. 49.
325. Dione l. LXXIII p. 1223 parla di questi trattamenti, come un Senatore che aveva cenato col Principe: Capitolino Stor. Aug. p. 58 come uno schiavo che aveva ricevute le sue notizie da qualche guattero.
326. Decies H. S. La lodevole economia di Pio lasciò ai suoi successori un tesoro di quasi 44 milioni di zecchini. Dione l. LXXIII p. 1231.
327. Oltre il disegno di convertire in danaro quegli inutili ornamenti, Pertinace (secondo Dione l. LXXIII p. 1929) fu ancora guidato da due segreti motivi. Voleva esporre al pubblico i vizj di Commodo, e discoprire nei compratori quelli che più lo somigliavano.
328. Benchè Capitolino abbia ripiena di mille racconti puerili la vita privata di Pertinace, si accorda però con Dione ed Erodiano in ammirare la pubblica condotta di lui.
329. Leges, rem surdam, inexorabilem esse. Tit. Liv. II 3.
330. Se si può dar fede a Capitolino, Falco si condusse colla più indecente petulanza verso Pertinace il giorno del avvenimento di questo al trono. Il savio Imperatore lo avvertì solamente della sua gioventù, e della sua inesperienza. Stor. Aug. pag. 55.
331. Oggi il Vescovato di Liegi. Questo soldato probabilmente era uno delle guardie batave a cavallo, che per la maggior parte si reclutavano nel Ducato di Gueldria, e nei contorni, ed erano rinomate per il loro valore, e pel coraggio con che traversavano a cavallo nuotando i fiumi i più larghi e più ripidi, Tacit. Stor. IV 12; Dione lib. LV p. 797; Giusto Lipsio De magnitudine Romana lib. I cap. 4.
332. Dione lib. LXXIII p. 1232; Erodiano l. II p. 60. Stor. Aug. p. 58; Vittore in Epitom. et in Caesaribus, Eutropio VIII 16.
333. Il loro numero era originariamente di 9, o 10 mila uomini (giacchè Tacito, e Dione qui non concordano) divisi in altrettante coorti. Vitellio lo portò fino a 16 mila, e, per quanto si può ricavare dalle iscrizioni, questo numero in appresso non fu giammai molto minore. Ved. Giusto Lipsio De magnitudine romana I. 4.
334. Sveton. in August. cap. 49.
335. Tacito Ann. IV 2. Sveton. in Tib. cap. 37. Dione Cassio lib. LVII p. 867.
336. Nella guerra civile tra Vitellio e Vespasiano il campo dei Pretoriani fu assalito, e difeso con tutte le macchine solite a usarsi nell'assedio delle città meglio fortificate. Tacito Stor. III 4.
337. Vicino alle mura della città su i monti Quirinale e Viminale. Vedi Nardini, Roma antica p. 174. Donato De Roma antiqua p. 46.
338. Claudio, che i soldati aveano innalzato all'Impero, fu il primo, che lor facesse un donativo. Dette a ciascuno quina dena H. S. 240 zecchini, Svet. vita di Claudio cap. 10. Quando Marco Aurelio montò pacificamente sul trono col suo collega Lucio Vero dette ad ogni Pretoriano vicena H. S. 320 zecchini Stor. Aug. p. 25. Dione l. XXIII p. 1231. Possiamo formarci qualche idea del totale di queste somme dal lamento di Adriano, a cui la promozione di un Cesare era costata ter millies H. S. quasi cinque milioni di zecchini.
339. Cicerone De legibus 3. Il primo libro di Livio, ed il secondo di Dionigi d'Alicarnasso mostrano l'autorità del popolo anche nell'elezione dei Re.
340. Le leve si facevano originariamente nel Lazio, nell'Etruria, e nelle antiche Colonie. Tacito Annal. IV 5. L'Imperatore loro Ottone lusinga la vanità delle guardie chiamandole Italiae alumni, Romana vere juventus. Tacito Stor. I 84.
341. Nell'assedio di Roma fatto dai Galli. Vedi Tito Livio V 48. Plutarco vita di Cammillo p. 143.
342. Dione lib. LXXIII p. 1234. Erodiano lib. II p. 63. Stor. Aug. p. 60. Benchè tutti questi Storici Si accordino a dire che fu una vendita pubblica, Erodiano solo afferma che fu proclamata come tale dai soldati.
343. Sparziano addolcisce quel che v'era di più odioso nel carattere, e nell'elevazione di Giuliano.
344. Dione Cassio, allora Pretore, era stato nemico personale di Giuliano. Lib. I LXXIII p. 1235.
345. Stor. Aug. p. 61. Si raccoglie da questo luogo una circostanza curiosa: un Imperatore di qualsiasi nascita era immediatamente dopo la sua elezione ascritto al numero dei Patrizj.
346. Dione lib. LXXIII p. 1235. Stor. Aug, p. 61. Ho procurato di conciliare le apparenti contraddizioni di questi Storici.
347. Dione lib. LXXIII p. 1235
348. Postumiano, e Caioniano, il primo dei quali fu innalzato al Consolato cinque anni dopo la sua istituzione.
349. Sparziano, nelle sue confuse compilazioni, fa un mescuglio di tutte le virtù, e di tutti i vizj, che compongono la natura umana, e li attribuisce a un solo soggetto. In tal guisa sono disegnati la maggior parte dei caratteri della Storia Augusta.
350. Stor. Aug. p. 80, 84.
351. Pertinace, che governava la Britannia alcuni anni avanti, era stato lasciato per morto in un sollevamento dai soldati. Stor. Aug. p. 54. Essi per altro lo amarono, e lo piansero «Admirantibus eam virtutem cui irascebantur.»
352. Svet. vita di Galba c. 10.
353. Stor. Aug. p. 76.
354. Erodiano l. II p. 68. La cronaca di Giovanni Malala di Antiochia mostra il grande zelo dei suoi concittadini per queste feste, che contentavano nel tempo stesso la lor superstizione ed il loro amore per i piaceri.
355. Viene nominato nella Stor. Aug. un Re di Tebe in Egitto come alleato, anzi come personale amico di Negro. Se Sparziano non si è ingannato, (come fortemente ne dubito) egli ha prodotto una dinastia di principi tributarj affatto sconosciuta alla Storia.
356. Dione l. LXXIII p. 1238. Erodiano l. II p. 67. Un verso, che allora era comune, pare che esprima la generale opinione che si aveva di quei tre rivali: