Optimus est Niger, bonus Afer, pessimus Albus
Stor. Aug. p. 75.
357. Erodiano lib. II p. 71.
358. Vedasi la relazione di questa memorabil guerra in Velleio Paterc. II 110 ec. il quale servì nell'armata di Tiberio.
359. Tale è la riflessione di Erodiano l. II p. 74.
360. Commodo, nella già menzionata lettera di Albino, accusa Severo, come uno di quegli ambiziosi Generali, che criticavano la sua condotta, e desideravano di usurpare il suo posto. Stor. Aug. p. 80.
361. La Pannonia era troppo povera per somministrare una tal somma. Fu questa probabilmente promessa nel campo, e pagata a Roma dopo la vittoria. Nel fissar questa somma ho adottata la congettura di Casaubono. Vedi Stor. August. p. 66.
362. Erodiano l. II p. 78. Severo fu dichiarato Imperatore sulle rive del Danubio, a Carnunto, secondo Sparziano, Stor. Aug. p. 65 ovvero a Sabaria, secondo Vittore. Il Sig. Hume supponendo che la nascita e la dignità di Severo fossero troppo inferiori alla corona imperiale, e ch'egli marciasse in Italia solamente come Generale, non ha considerato questo avvenimento con la sua solita accuratezza (Saggio sul patto originale).
363. Velleio Pater. l. II c. III. Partendo dalle più prossime frontiere della Pannonia, conveniva fare una marcia di 200 miglia per giungere a Roma.
364. Non è questa una puerile figura di rettorica, ma una allusione ad un fatto reale rammentato da Dione, l. LXXI p. 1181. È probabile che più di una volta accadesse.
365. Dione l. LXXIII p. 1203. Erodiano l. II p. 81. Non v'ha prova più sicura dell'abilità militare dei Romani, che l'aver essi prima superato il vano terrore, e dipoi sprezzato l'uso degli elefanti nella guerra.
366. Stor. Aug. p. 62, 63.
367. Vittore ed Eutropio VIII 17 fanno menzione di un combattimento vicino al ponte Milvio (il ponte Molle), combattimento sconosciuto ai migliori e più antichi scrittori.
368. Dione l. LXXIII p. 1240. Erodiano l. II p. 83. Stor. Aug. p. 63.
369. Da questi sessantasei giorni convien prima sottrarne sedici, poichè Pertinace fu ucciso il 28 Marzo, e Severo probabilmente fu eletto il di 13 Aprile (Vedi Stor. Aug. p. 65 Tillemont Stor. degl'Imperatori tom. III p. 393 nota 7). Non si può accordare meno di dieci giorni, dopo la sua elezione, per mettere un numeroso esercito in moto. Rimangono quaranta giorni per questa rapida mossa; e siccome possiam computare quasi 800 miglia da Roma alle vicinanza di Vienna, l'armata di Severo fece venti miglia il giorno senza mai fermarsi.
370. Dione l. LXXIV p. 1241; Erodiano l. II p. 84.
371. Dione l. LXXIV p. 1244 che assistè alla cerimonia come Senatore, ne fa una pomposa descrizione.
372. Erodiano l. III p. 112
373. Benchè Lucano non abbia certamente intenzione di esaltare il carattere di Cesare, pure l'idea ch'egli dà di quell'eroe, nel decimo libro della Farsaglia, equivale ad un magnifico panegirico. Tal lo dipinge, ch'ei faccia nel tempo stesso all'amore con Cleopatra, che sostenga un assedio contro le forze tutte dell'Egitto, e che conversi con i filosofi di quel paese.
374. Contando dalla sua elezione 13 Aprile 193 alla morte di Albino 19 Febbrajo 197. Vedi la Cronol. di Tillem.
375. Erodiano l. II p. 85.
376. Mentre Severo era pericolosamente infermo, fece correre il rumore, ch'era risoluto di designare Albino e Negro per suoi successori. Siccome egli non potea esser sincero verso alcuno di essi, così forse ebbe idea d'ingannarli ambidue; ma pure spinse tanto oltre la sua ipocrisia fino ad attestar questa sua intenzione nelle memorie della sua vita.
377. Ved. Stor. Aug. p. 65.
378. Quest'usanza, inventata da Commodo, divenne utilissima a Severo. Trovò a Roma i figli di quasi tutti gli aderenti dei suoi rivali, e se ne servì più d'una volta per intimorire e per sedurre i loro genitori.
379. Erodian. l. III p. 96. Stor. Aug. p. 67, 68.
380. Stor. Aug. pag. 84. Sparziano ha riferita tutta intera questa lettera.
381. Si consulti il III libro di Erodiano, ed il LXIV di Dione Cassio.
382. Dione, l. LXXV p. 1261.
383. Dione l. LXXV p. 1261. Erodiano l. III p. 110. Stor. Aug. p. 68. La battaglia seguì nella pianura di Trevoux a tre o quattro leghe da Lione. Vedi Tillemont tom. III p. 406. Nota 18.
384. Montesquieu. Consider. sulla grandezza e decadenza dei Romani cap. XII.
385. Molti di questi, come si può supporre, erano piccoli vascelli scoperti; alcuni per altro erano galere a due, e poche altre a tre ordini di remi.
386. L'ingegnere si chiamava Prisco. La sua abilità gli salvò la vita, e fu preso al servizio del vincitore. Per li fatti particolari dell'assedio V. Dione Cassio l. LXXV p. 1251 ed Erodiano l. III p. 95. Per la teoria poi vedi l'immaginante Cav. Folard e Polibio, tom. I p. 76.
387. Non ostante l'autorità di Sparziano e di alcuni Greci moderni, possiamo essere certi, per l'asserzione di Dione e di Erodiano, che Bisanzio giaceva in uno stato di rovina molti anni dopo la morte di Severo.
388. Dione l. LXXIV. p. 1250.
389. Dione l. LXXV p. 1265. Egli nomina 29 Senatori soltanto; ma nella Storia Augusta p. 64 ne sono ricordati 41, tra i quali sei portano il nome di Pescennio. Erodiano l. III. p. 115 parla in generale delle crudeltà di Severo.
390. Aurelio Vittore.
391. Dione l. LXXVI p. 1272. Stor. Aug. p. 67. Severo celebrò i giuochi secolari con magnificenza straordinaria, e lasciò nei pubblici granai una provvisione di grano per sette anni, a ragione di 75,000 moggi. Credo ancor io che i granai di Severo fosser provvisti per un gran tempo, ma credo altresì che la politica insieme e l'ammirazione abbiano molto accresciuto il vero.
392. Vedi il trattato di Spanemio sulle medaglie antiche, le iscrizioni, ed i dotti viaggiatori Spon, Wheleer, Shaw, Pocock ec. che hanno trovati più monumenti di Severo che di ogni altro Imperatore romano nell'Africa, nella Grecia e nell'Asia.
393. Portò le vittoriose sue armi fino a Seleucia, ed a Ctesifone, capitali della monarchia dei Parti. Avrò occasione di parlare di questa guerra nel proprio suo luogo.
394. Etiam in Britannis. Era questa la sua giusta ed enfatica espressione. Stor. Aug. 73.
395. Erodiano l. III. p. 115. Stor. Aug. p. 68.
396. Si può consultare sull'insolenza e sui privilegi de' soldati la Satira XVI falsamente attribuita a Giovenale. Lo stile, e le circostanze di essa m'inducono a credere, che fosse composta sotto il regno di Severo, o di suo figlio.
397. Stor. Aug. p. 73.
398. Erodiano l. III p. 131.
399. Dione l. LXXIV p. 1243.
400. Uno degli atti più crudeli ed arditi del suo dispotismo fu la castrazione di cento liberi Romani, alcuni di essi maritati, ed anche padri di famiglia; e questo solamente acciocchè la figlia, nel suo matrimonio con il giovane Imperatore, potesse essere corteggiata da un treno di eunuchi degno di una Regina orientale. Dione l. LXXVI p. 1271.
401. Dione l. LXXVI p. 1274 Erodiano l. III p. 188-190. Il Gramatico di Alessandria pare, secondo il solito, molto più istruito di questo misterioso affare, e più certo della colpa di Plauziano, di quel che se ne mostri il Senatore.
402. Appiano in Proem.
403. Dione Cassio par che abbia scritto con la sola mira di unire queste opinioni in un sistema storico. Le Pandette mostrano con quanta assiduità i giureconsulti lavoravano per sostenere la prerogativa imperiale.
404. Stor. Aug. p. 71 Omnia fui, et nihil expedit.
405. Dione Cassio l. LXXVI p. 1284.
406. Verso l'anno 186. Tillemont è miseramente imbarazzato per ispiegare un passo di Dione nel quale l'Imperatrice Faustina, morta l'anno 175, viene introdotta come una che ha contribuito al matrimonio di Severo e di Giulia l. LXXIV p. 1243. Questo dotto compilatore non si rammentò, che Dione non riferisce un fatto reale, ma un sogno di Severo; ed i sogni non sono circoscritti da' confini di tempo o di luogo. Tillemont s'immaginò egli che i matrimonj si consumassero nel tempio di Venere in Roma? Stor. degl'Imperatori, tom. III p. 389, Nota 6.
407. Stor. Aug. p. 65.
408. Stor. Aug. p. 85.
409. Dione Cassio l. LXXVII. p. 1304. 1314.
410. Vedi una Dissertazione di Menagio, al fine della sua edizione di Diogene Laerzio De foeminis philosophis.
411. Dione l. LXXVI p. 1285. Aurelio Vittore.
412. Bassiano era il suo primo nome, come lo era stato del suo avo materno. Durante il regno egli prese il nome di Antonino, che è usato dai giureconsulti e dagli storici. Dopo la sua morte, la pubblica indegnazione gli pose i soprannomi di Taranto, e di Caracalla. Il primo era quello di un celebre gladiatore, il secondo gli fu dato per una lunga veste alla foggia dei Galli ch'egli distribuì al popolo romano.
413. L'elevazione di Caracalla è fissata dall'esatto Tillemont all'anno 198; l'associazione di Geta all'anno 208.
414. Erodiano l. III p. 130. Vedi le vite di Caracalla e di Geta nella Stor. Aug.
415. Dione l. LXXVI. p. 1280 ec. Erodiano l. III p. 132 ec.
416. I poemi di Ossian vol. I p. 175.
417. Che il Caracul di Ossian sia il Caracalla della Storia romana, è forse il solo articolo di antichità britanniche, nel quale i Signori Macpherson e Whitaker sono della stessa opinione; e pure l'opinione non è senza difficoltà. Nella guerra dei Caledonj il figlio di Severo era conosciuto soltanto col nome di Antonino; e può parere strano, che un poeta scozzese lo abbia indicato con un soprannome, inventato quattro anni dipoi, appena usato dai Romani dopo la morte di quell'Imperatore, e raramente adoprato dai più antichi Storici. Vedi Dione l. LXXVII p. 1317 Stor Aug. 89 Aurelio Vittore. Euseb. nella Cronol. ad ann. 214.
418. Dione l. LXXVI p. 1282 Stor. Aug., p. 71. Aurel. Victor.
419. Dione l. LXXVI p. 1283 Stor. Aug. 89.
420. Dione l. LXXV. p. 1284 Erodiano l. III. p. 135.
421. Il Sig. Hume si stupisce con ragione di un passaggio di Erodiano (l. IV p. 139.) che in questa occasione rappresenta il palazzo degl'Imperatori come uguale in estensione al resto di Roma. Il monte Palatino, sul quale era fabbricato, aveva al più undici o dodici miglia di circonferenza (Vedi Vittore, Roma antica del Nardini). Ma convien rammentarsi, che i palazzi suburbani e gl'immensi giardini dei Senatori opulenti circondavano quasi tutta la città, e che gl'Imperatori ne avevano a poco a poco confiscata quasi la maggior parte. Se Geta dimorava sul Gianicolo nei giardini che portarono il suo nome, e se Caracalla abitava i giardini di Mecenate sul monte Esquilino, i fratelli rivali erano separati l'un dall'altro per il tratto di parecchie miglia. Lo spazio intermedio era occupato dai giardini imperiali di Sallustio, di Lucullo, d'Agrippa, di Domiziano, di Caio ec. Questi giardini formavano un circolo intorno alla capitale, e comunicavan fra loro e col palazzo ancora per mezzo di varj ponti gettati sul Tevere che traversavano le strade di Roma. Se questo passaggio di Erodiano meritasse di essere spiegato, esigerebbe una dissertazione particolare, illustrata da una carta dell'antica Roma.
422. Erodiano l. IV p. 139.
423. Erodiano l. IV p. 144.
424. Caracalla consacrò, nel tempio di Serapide, la spada, con la quale si vantava di avere ucciso il suo fratello Geta. Dione l. LXXVII p. 1307.
425. Erod. l. IV p. 147. In tutti i campi degli eserciti romani s'innalzava a canto al quartier generale una piccola cappella, nella quale si custodivano ed adoravano le divinità Tutelari. Le Aquile e le altre insegne militari tenevano tra queste il primo luogo. Questa eccellente istituzione avvalorava la disciplina con la sanzione della religione. Vedi Giusto Lipsio de militia Romana, IV 5. V 2.
426. Erodiano l. IV p. 148: Dione Cassio l. LXXVII. p. 1289.
427. Geta fu collocato tra gli Dei. Sit divus, disse il fratello, dum non sit vivus. Stor. Aug. p. 91. Si trovano tuttavia sulle medaglie alcuni indizj della consacrazione di Geta.
428. Dione l. LXXVII p. 1307.
429. Dione l. LXXVII p. 1290. Erodiano l. IV p. 150. Dione Cassio dice (p. 1298) che i poeti comici non ardirono più far uso del nome di Geta nelle lor commedie, e che si confiscavano i beni di coloro, che avevano fatto qualche legato a quel Principe infelice.
430. Caracalla aveva preso i nomi di molte vinte nazioni; ed avendo egli riportati alcuni vantaggi su i Goti o sia Geti, Pertinace osservò che il nome di Getico, conveniva benissimo all'Imperatore dopo quelli di Partico, Alemannico ec. Stor. Aug. p. 89.
431. Dione l. LXXVII p. 1291. Discendeva probabilmente da Elvidio Prisco e da Peto Trasea, cittadini illustri, dei quali Tacito ha fatta immortale la intrepida, ma inutile ed inopportuna virtù.
432. Si pretende che Papiniano fosse parente dell'Imperatrice Giulia.
433. Tacito an. XIV 11.
434. Stor. Aug. p. 88.
435. Sul proposito di Papiniano, vedi Hist. Juris Rom. dell'Einecc. l. 330 ec.
436. Tiberio e Domiziano non si allontanarono mai dai contorni di Roma. Nerone fece un piccolo viaggio nella Grecia. Et laudatorum Principum usus ex aequo quamvis procul agentibus. Saevi proximis ingruunt. Tacit. Stor. IV 75.
437. Dione l. LXXVII. p. 1294.
438. Dione l. LXXVII p. 1307; Erodiano l, IV p. 158. Il primo rappresenta questa strage come un atto di crudeltà; l'altro pretende che vi si usasse ancor la perfidia. Sembra che gli Alessandrini avessero irritato il tiranno con le loro Satire, e forse con i loro tumulti.
439. Dione l. LXXVII p. 1296.
440. Dione l. LXXVI p. 1284. Il Sig. Wotton (Stor. di Roma p. 330) crede che questa massima fosse inventata da Caracalla, ed attribuita a suo padre.
441. Secondo Dione (l. LXXVIII p. 1343) i donativi straordinarj, che Caracalla faceva alle sue truppe, ascendevano annualmente a settanta milioni di dramme, circa cinque milioni di zecchini. Vi ha, sul proposito delle paghe militari, un altro passo di Dione, che sarebbe assai curioso, se non fosse oscuro, imperfetto, e forse corrotto. Tutto quel vi si può ricavare, è che i soldati Pretoriani ricevevano ogni anno 1200 dramme, ottanta zecchini. (Dione l. 77). Sotto il regno di Augusto avevano per ogni giorno due dramme o sia due denari al giorno, (Tacito An. I 17.) Domiziano, che aumentò la paga delle truppe per un quarto, dovè far montare quella dei Pretoriani a 960 dramme l'anno (Gronovio de Pecun. veter. l. III c. 2.) Queste successive aumentazioni rovinarono l'Impero, perchè il numero dei soldati si accrebbe insieme con la paga. I soli Pretoriani, che non erano a principio che dieci mila, furono poi cinquanta mila.
442. Dione l. LXXVIII p. 1312. Erod. l. IV p. 168.
443. La passione di Caracalla per Alessandro comparisce tuttora sulle sue medaglie. Ved. Spanheim, De usu numismat. Dissert. XII. Erodiano (l. IV p. 154) aveva veduto certi ridicoli dipinti rappresentanti una figura che da una parte somigliava Alessandro, e dall'altra Caracalla.
444. Erod. l. IV p. 169. Stor. Aug. p. 94.
445. Elagabalo rimproverò il suo predecessore di avere ardito di sedere in trono, benchè come Prefetto del Pretorio non avesse la libertà di entrare in Senato, dopo che la voce del banditore avea fatta sgombrare la sala. Il favor personale di Plauziano e di Seiano gli aveva messi al di sopra di tutte le leggi. Erano questi, per vero dire, stati tratti dall'Ordine Equestre; ma conservarono la prefettura con il grado di Senatore, e con il Consolato ancora.
446. Egli nacque a Cesarea nella Numidia, e fu da prima impiegato nella casa di Plauziano, e poco mancò che involto non fosse nella sua rovina. I suoi nemici hanno preteso che nato schiavo, egli avesse esercitate diverse infami professioni, e fra le altre quella di gladiatore. L'uso di avvilire l'origine e la condizione di un avversario sembra avere durato dal tempo degli oratori greci fino ai dotti grammatici dell'ultimo tempo.
447. Dione ed Erodiano parlano delle virtù e dei vizj di Macrino con imparziale sincerità. Ma l'autore della sua vita nella Stor. Aug. sembra che abbia ciecamente copiato alcuni di quegli scrittori, la cui penna, venduta all'Imperatore Elagabalo, aggravò la memoria del suo predecessore.
448. Dione l. LXXXIII p. 1336. Il senso dell'autore è chiaro come l'intenzione del Principe; ma il Sig. Wotton non ha inteso nè l'uno nè l'altra, applicando la distinzione non ai veterani ed alle reclute, ma alle antiche e nuove legioni (Stor. di Roma p. 347).
449. Dione l. LXXVIII p. 1330. Il compendio di Xifilino, benchè men ripieno di particolarità, è qui più chiaro dell'originale.
450. Secondo Lampridio (Stor. Aug. p. 135) Alessandro Severo visse ventinove anni, tre mesi, e sette giorni. Siccome fu ucciso il 19 Marzo 235, conviene porre la sua nascita addì 12 dicembre 205. Egli aveva allora tredici anni, ed il tuo cugino quasi diciassette. Questo computo si confa meglio alla Storia di questi due Principi, che quello di Erodiano, il quale li fa più giovani di tre anni (l. V p. 181.). Dall'altro canto, questo autore untore prolunga di due anni il regno di Elagabalo. Si possono vedere le particolarità della congiura di Dione l. LXXVIII. p. 1339, ed in Erodian. l. V. p. 184.
451. In virtù di un fatale proclama del preteso Antonino, ogni soldato, che recava la testa del suo uffiziale, ne succedeva ai beni ed al grado.
452. Dione l. LXXXIII p. 1345; Erodiano l. V pag. 186. La battaglia fu data vicino al villaggio d'Imma a sette leghe incirca da Antiochia.
453. Dione l. LXXIX p. 1350.
454. Dione l. LXXIX p. 1363. Erod. l. V. p. 189.
455. Questo nome viene da due parole siriache, Ela, Dio, e gabal, formare il Dio formatore o sia plastico, nominazione giusta ed adattata al Sole. Wotton Stor. di Roma pag. 378.
456. Erodiano l. V p. 190.
457. Egli violò il Santuario di Vesta, e ne involò una statua da lui creduta il Palladio; ma le Vestali si vantavano di avere con pia frode ingannato il sacrilego, presentandogli un falso simulacro della Dea: Stor. Aug. p. 103.
458. Dione l. LXXIX. p. 1360 Erodiano l. V p. 193. I sudditi dell'Impero furono obbligati a fare ricchi regali ai nuovi sposi. Mammea dipoi esigè dai Romani tutto quel ch'essi avevan promesso, vivente Elagabalo.
459. La scoperta di un nuovo intingolo era magnificamente ricompensata; ma se questo non piaceva, l'inventore era condannato a non mangiare altro che di quel piatto, finchè non ne avesse immaginato un altro che più piacesse al palato dell'Imperatore. Stor. Aug. p. 111.
460. Non mangiava mai pesce, se non quando era lontanissimo dal mare; allora ne distribuiva ai paesani dell'interno una immensa quantità delle specie più rare, ed il trasporto costava spese enormi.
461. Dione l. LXXIX p. 1358; Erod. l. V p. 192.
462. Jerocle ebbe questo onore; ma sarebbe stato supplantato da un certo Zotico, se trovato non avesse il modo d'indebolire il suo rivale con una bevanda. Fu questi vergognosamente scacciato dal palazzo, quando si trovò che la sua forza non corrispondeva alla sua riputazione. (Dione l. LXXIX. 1363 1364.) Un ballerino fu fatto prefetto della città; un cocchiere, prefetto della guardia; un barbiere, prefetto delle provvisioni. Vedi la Stor. Aug. p. 105 ove parlasi delle qualità che rendevano stimabili questi tre ministri e molti altri inferiori, (enormitate membrorum.)
463. Il credulo compilatore della sua vita è inclinato ancor esso a credere che i suoi vizj possano essere stati esagerati. Stor. Aug. p. 111.
464. Dione l. LXXIX. p, 105. Erodiano l. V p. 195, 201. Stor. Aug. p. 1365. L'ultimo di questi Storici pare che abbia seguito i migliori autori nel racconto della rivoluzione.
465. L'epoca della morte di Elagabalo, e dell'avvenimento di Alessandro, ha esercitata l'erudizione e la sagacità di Pagi, di Tillemont, di Valsecchi, di Vignoli, e di Torre Vescovo di Adria. Questo punto di Storia è per vero dire oscurissimo; ma io mi attengo all'autorità di Dione, il cui calcolo è evidente, ed il testo non può essere corrotto, giacchè Xifilino, Zonara, e Cedreno si accordano tutti con lui. Elagabalo regnò tre anni, nove mesi e quattro giorni dopo la sua vittoria contro Macrino, e fu ucciso il 10 Marzo 222. Ma che direm noi leggendo sopra autentiche medaglie il quinto anno della sua potestà tribunizia? Replicheremo con il dotto Valsecchi, che non si ebbe riguardo alcuno all'usurpazione di Macrino, e che il figlio di Caracalla datò il suo regno dalla morte del padre. Dopo avere risoluto questa grande difficoltà è facile sciogliere e recidere gli altri nodi della questione.
466. Stor. Aug. p. 114. Con una precipitazione tanto straordinaria il Senato aveva idea di distruggere le speranze dei pretendenti e di prevenire le fazioni degli eserciti.
467. «Se la natura fosse stata liberale fino a darci l'esistenza senza il soccorso delle donne, noi saremmo liberi da una compagnia molto importuna». Così si espresse Metello Numidico il censore dinanzi al popolo romano; ed aggiunse che il matrimonio dovea considerarsi come il sacrifizio di un piacere particolare ad un pubblico dovere. Aulo Gellio I 6.
468. Tacito Ann. XIII 5.
469. Stor. Aug. p. 102, 107.
470. Dione l. LXXX p. 1369; Erodiano l. VI p. 206 Stor. Aug. p. 131. Secondo Erodiano, il patrizio era innocente. La Stor. Aug., sull'autorità di Dexippo, lo condanna come colpevole di una congiura contro la vita di Alessandro. È impossibile di decidere. Ma Dione è un inrecusabile testimonio della gelosia e della crudeltà di Mammea verso la giovane Imperatrice, di cui Alessandro deplorò l'infelice sorte senza avere il coraggio di opporvisi.
471. Erodiano l. VI p. 203. Stor. Aug. p. 119. Secondo questo ultimo Storico, quando si trattava di fare una legge, si ammettevano nel consiglio alcuni abili giureconsulti, ed alcuni Senatori esperti, i quali davano separatamente il loro parere, ch'era poi messo in iscritto.
472. Vedi la sua Vita nella Stor. Aug. Il compilatore senza alcun discernimento ha sepolto questi interessanti aneddoti sotto un ammasso di circostanze frivole e triviali.
473. Ved. Gioven. Sat. XIII.
474. Stor. Aug. p. 119.
475. Il racconto della disputa che nacque su questo articolo tra il Senato ed Alessandro, è estratto dai registri di quella adunanza (Stor. Aug. p. 116 117). Cominciò il 6 Marzo, probabilmente l'anno 223, quando già i Romani avevano gustate per quasi dodici mesi le dolcezze di nuovo regno. Avanti che fosse offerto al Principe il nome di Antonino come un titolo d'onore, il Senato gli propose di prenderlo come un nome di famiglia.
476. L'Imperatore era solito dire: se milites magis servare quam se ipsum; quod salus publica in his esset. Stor. Aug. p. 130.
477. Benchè l'autore della vita di Alessandro (Stor. Aug. p. 132.) parli della sedizione dei soldati contro Ulpiano, passa però sotto silenzio la catastrofe, che poteva nel suo eroe essere un segno di debolezza nell'amministrazione. Da una simile omissione si può giudicare della fedeltà di questo Autore e della credenza che merita.
478. Si può vedere nel fine tronco della Storia di Dione (l. LXXX p. 1371.) qual fosse il fato di Ulpiano ed a quai pericoli fosse esposto Dione.
479. Reymat, Note a Dione. l. LXXX p. 1369.
480. Giulio Cesare avea sedata una ribellione con la stessa parola quirites che opposta a quella di milites era un termine di disprezzo, e riduceva i colpevoli alla meno onorifica condizione di cittadini. Tacito Ann. I 43.
481. Storia Aug. p. 132.
482. Dai Metelli, Stor. Aug. p. 119. La scelta era felice. In dodici anni i Metelli ebbero sette consolati e cinque trionfi. Ved. Velleio Patercolo II 11, ed i Fasti.
483. La vita di Alessandro nella Stor. Aug. presenta il modello di un Principe perfetto: è questa una debole copia della Ciropedia di Senofonte. La descrizione del suo regno, tal quale ce l'ha data Erodiano, è sensata, e combina con la Storia generale del secolo. Alcuni dei tratti più odiosi, ch'essa contiene, sono ugualmente riportati nei decisivi frammenti di Dione. Ma la maggior parte de' nostri scrittori moderni, acciecati dal pregiudizio, sfigurano Erodiano e copiano servilmente la Stor. Aug. Vedi Tillemont e Wotton. L'Imperator Giuliano al contrario (in Caesaribus p. 31.) si compiace nel descriver la debolezza effemminata del Siro, e la ridicola avarizia di sua madre.
484. Secondo l'esatto Dionigi di Alicarnasso, la città stessa non era lontana da Roma che cento stadi (circa quattro leghe), benchè alcuni posti avanzati potessero estendersi più in là verso l'Etruria. Nardini ha confutato in un trattato particolare e, l'opinione ricevuta e l'autorità di due Papi, che ponevano Veia ove è ora Civita Castellana; questo erudito crede che quell'antica città fosse situata in un piccolo luogo chiamato Isola, a mezza strada da Roma al lago Bracciano.
485. Vedi Tito Livio l. IV e V. Nel censo dei Romani si proporzionavano esattamente i beni e la facoltà, e la tassa.
486. Plinio Stor. Nat. l. XXXIII c. 3. Cicerone De officiis II 22. Plutarco vita di Paolo Emilio p. 275.
487. Vedi una bella descrizione di questi tesori accumulati nella Farsaglia di Lucano l. III v. 155 ec.
488. Tacito Ann. I 2. Sembra che questo registro esistesse al tempo di Appiano.
489. Plutarco, vita di Pompeo p. 642.
490. Strabone l. XVII p. 798.
491. Velleio Patercolo l. II c. 39. Questo autore pare che dia la preferenza alla rendita della Gallia.
492. I talenti Euboici, Fenicj, ed Alessandrini pesavano il doppio dei talenti Attici. Vedi Hooper intorno i pesi e le misure degli antichi p. IV. c. 5. È probabile che il medesimo talento fosse portato da Tiro a Cartagine.
493. Polibio l. XV c. 2.
494. Appiano in Punicis p. 84.
495. Diodoro di Sicilia l. V. Cadice fu fabbricata dai Fenicj, un poco più di mille anni avanti la nascita di Gesù Cristo. Vedi Velleio Patercolo l. 2.
496. Strabone l. III p. 148.
497. Plinio Stor. Nat. l. XXXIII c. 4. Parla egli ancora di una miniera d'argento nella Dalmazia, che rendeva allo Stato cinquanta libbre il giorno.
498. Strabone l. X p. 485. Tacito. Ann. III 69. IV 30. Vedi in Tournefort (viaggio del Levante l. VIII) una eloquente descrizione dell'attuale miseria di Giera.
499. Giusto Lipsio (De Magnitudine romana l. 2 c. 3) fa montare l'entrata a cento cinquanta milioni di scudi d'oro, ma tutta la sua opera, benchè ingegnosa e piena di erudizione, è il frutto di una fantasia riscaldata.
500. Tacito Ann. XIII 31.
501. Ved. Plinio (Stor. Nat. l. VI c. 23, l. XII, c. 18.) Osserva egli che le merci dell'Indie si vendevano a Roma cento volte più del loro primitivo valore: dal che si può formare una idea del prodotto delle dogane, poichè questo valore primitivo a detta del medesimo Plinio montava per lo meno a più di 1,600,000 zecchini.
502. Gli antichi ignoravano l'arte di faccettare il diamante.
503. Il Sig. Bouchaud nel suo trattato delle imposizioni dei Romani ha trascritta questa lista che si trova nel Digesto, ed ha voluto illustrarla con un prolisso commentario.
504. Tacito Ann. I. 78. Due anni dopo l'Imperatore Tiberio avendo soggiogato il povero regno di Cappadocia, ne trasse un pretesto per diminuire di metà l'imposizione sulle vendite; ma questa diminuzione fu di poca durata.
505. Dione l. LV 794 l. LVI p. 825.
506. Una tal somma si stabilisce per congettura.
507. Per molti secoli, nei quali sussistè il diritto romano, i cognati o parenti dal canto di madre non erano chiamati alla successione. Questa legge crudele fu insensibilmente affievolita dall'umanità, e finalmente abolita da Giustiniano.
508. Plinio, Paneg. c. 37.
509. Ved. Einecio. Antiq. juris Rom. l. II.
510. Orazio l. II Sat. V. Petronio c. 116 ec. Plinio l. II let. 20.
511. Cicerone Filipp. II c. 16.
512. Ved. le sue Lettere. Tutti questi testamenti gli davano occasione di mostrare il suo rispetto pei morti, e la sua giustizia pei vivi. E questo e quella egli conciliò insieme nella condotta ch'ei tenne con un figlio diseredato dalla madre (V. 1).
513. Tacito Ann. XIII 50 Esprit des loix l. XII c. 19.
514. Ved. Il Paneg. di Plinio; la Stor. Aug., e Burmanno De vectigalibus.
515. I tributi, propriamente detti, non erano dati in appalto, giacchè i buoni Principi condonarono spesso molti milioni di rate decorse.
516. La condizione dei nuovi cittadini viene esattissimamente descritta da Plinio (Panegir. c. 37 38 39). Traiano pubblicò una legge molto a loro favorevole.
517. Dione l. LXXVII p. 1295.
518. Chi era tassato a dieci aurei, ordinario tributo, non pagò più che il terzo di un aureo; ed Alessandro fece in conseguenza battere nuove monete d'oro. Stor. Aug. p. 128 con i commentarj di Salmasio.
519. Ved. la Stor. di Agricola, di Vespasiano, di Trajano, di Severo, de' suoi tre competitori, e generalmente di tutti gli uomini illustri dell'Impero.
520. Non vi era ancora stato esempio di tre generazioni successive sul trono: si erano soltanto veduti tre figli governare l'Impero dopo la morte dei loro padri. Non ostante la permissione e la frequente pratica del divorzio, i matrimonj dei Cesari generalmente furono infruttuosi.
521. Storia Aug. p. 138.
522. Stor. Aug. p. 140. Erod. l. VI p. 223, Aurel. Vittore. Paragonando questi autori, sembra che Massimino avesse il comando particolare della cavalleria Triballiana, e la commissione di disciplinare le reclute di tutto l'esercito. Il suo biografo avrebbe dovuto più accuratamente indicare le sue imprese, ed i diversi gradi, pei quali egli passò.
523. Vedi la lettera originale di Alessandro Severo. Storia Aug. p. 149.
524. Stor. Aug. p. 135. Ho moderate alcune delle più improbabili circostanze riferite nella sua vita, per quanto se ne può giudicare dalla narrazione di questo sciaurato biografo, secondo il quale parrebbe che il buffone di Alessandro entrasse a caso nella sua tenda, mentre ei dormiva, e lo svegliasse, e che il timor del castigo l'inducesse a persuadere ai malcontenti soldati di commettere quell'assassinio.
525. Erod. l. VI. p. 223. 227.
526. Caligola, il maggiore dei quattro, non aveva che 25 anni quando ascese al trono; Caracalla ne avea 23; Commodo 19, e Nerone 17 soltanto.
527. Sembra ch'egli ignorasse interamente il greco, linguaggio d'uso universale allora nello scrivere e nel conversare, lo studio che faceva parte essenziale d'ogni culta educazione.
528. Stor. Aug. p. 141. Erod. l. VII p. 237. Ingiustamente si accusa quest'ultimo Storico di aver nascosti i vizj di Massimino.
529. Veniva paragonato a Spartaco, e ad Atenione: Stor. Aug. p. 141. Alcune volte la moglie di Massimino sapeva con i suoi savj e dolci consigli rimettere il tiranno sulla via della verità e dell'umanità. Ved. Am. Marcellino l. XVII. c. 1, dove fa allusione a quella circostanza, ch'egli ha più estesamente riferita sotto il regno di Gallieno. Si può vedere dalle medaglie, che quella benefica Imperatrice si nominava Paulina: il titolo di Diva indica ch'essa morì avanti Massimino. (Valois, ad loc. cit. Amm.) Spanheim de U. Et P. N. tom. II. p. 300.
530. Erod. l. VII p. 238; Zosimo l. I p. 15.
531. Nel fertile territorio di Bizacena a cento cinquanta miglia da Cartagine verso mezzogiorno. Fu probabilmente Gordiano, che dette il nome di Colonia a quella città, e vi fece fabbricare un anfiteatro, che il tempo ha rispettato. Vedi Itineraria Wesseling p. 59, ed i viaggi di Shaw pag. 117.
532. Erod. l. VII p. 239, Stor. Aug. p. 153.
533. Stor. Aug. p. 152. Marco Antonio s'impadronì della bella casa di Pompeo, in carinis. Dopo la morte del Triumviro essa fece parte del dominio imperiale. Traiano permise ai Senatori opulenti di comprare questi magnifici palazzi già divenuti inutili al Principe (Plinio Panegir. c. 50.) Allora probabilmente il bisavolo di Gordiano acquistò la casa di Pompeo.
534. Queste quattro specie di marmo erano il claudiano, il numidico, il caristio, ed il sinnadio: non sono stati molto ben descritti i loro colori per poterli esattamente riconoscere. Sembra però che il caristio fosse un verdemare, e che il sinnadio fosse un bianco mischiato di macchie di porpora ovali. Vedi Salmasio, ad Hist. Aug. p. 164.
535. Stor. Aug. p. 151 152. Faceva talvolta comparir sull'arena cinquecento coppie di gladiatori, e non mai meno di centocinquanta: dette egli una volta per l'uso del Circo cento cavalli Siciliani ed altrettanti della Cappadocia. Gli animali per le cacce erano orsi, cignali, tori, corvi, alci, asini selvaggi ec. Pare che i leoni e gli elefanti fossero riservati per l'imperiale magnificenza.
536. Vedi nella Stor. Aug. p. 152 la lettera originale, che mostra il rispetto di Alessandro pel Senato, e la sua stima pel Proconsole designato da quell'Assemblea.
537. Il giovane Gordiano ebbe tre o quattro figli da ogni concubina; le sue produzioni letterarie, avvegnachè in minor numero, non sono da disprezzarsi.
538. Erod. l. VII p. 243; Stor. Aug. p. 144.
539. Quod tamen patres dum periculosum existimant, inermes armato resistere approbaverunt. Aurel. Vittor.
540. Gli Uffiziali e gli stessi famigli del Senato erano esclusi, ed i Senatori esercitavano essi medesimi le funzioni di Cancelliere ec. Siam debitori alla Stor. Aug. p. 159 di questo curioso esempio dell'antico uso osservato nel tempo della Repubblica.
541. Questo discorso, degno di un zelante cittadino, pare che sia stato estratto dai registri del Senato, e trovasi inserito nella Storia Aug. p. 156.
542. Erod. l. VII p. 244.
543. Erod. l. VII p. 147; l. VIII p. 277; Stor. Aug. p. 156 158.
544. Erod. l. VII. p. 254; Stor. Aug. p. 150 160. In vece di un anno e sei mesi pel regno di Gordiano, il che è assurdo, bisogna leggere nel Casaubono e nel Panvinio un mese e sei giorni. Ved. Comment. p. 193; Zosimo riferisce con una strana ignoranza della Storia, o per uno strano abuso della metafora (l. I p. 17.), che i due Gordiani perirono in una tempesta in mezzo alla loro navigazione.
545. Vedi Stor. Aug. p. 166 sull'autorità dei registri del Senato. La data è sicuramente falsa: ma è facile di correggere questo sbaglio, riflettendo che si celebravano allora i giuochi Apollinari.
546. Discendeva da Cornelio Balbo, nobile spagnuolo, e figlio adottivo di Teofane, Storico greco. Balbo ottenne il diritto di cittadinanza pel favor di Pompeo, e lo conservò per l'eloquenza di Cicerone (Vedi orat. pro Corn. Balbo). L'amicizia di Cesare, al quale egli rendè in secreto importanti servigi nella guerra civile, gli procurò le dignità di Console e di Pontefice, onori dei quali niun forestiero era stato peranco rivestito. Il nipote di questo Balbo trionfò dei Garamanti. Vedi il Dizionario del Baile alla parola Balbo. Questo giudizioso scrittore distingue varj personaggi di tale nome, e rileva con la sua ordinaria esattezza, gli abbagli di coloro che hanno trattato lo stesso soggetto.
547. Zonara l. XII. p. 622; ma come possiamo fidarci della autorità di un Greco sì poco istrutto della Storia del terzo secolo, che crea diversi immaginarj Imperatori, e confonde i Principi che hanno realmente esistito?
548. Erod. l. VII p. 256, suppone che il Senato fosse prima convocato nel Campidoglio, e lo fa parlare con molta eloquenza. La Stor. Aug. p. 116 sembra molto più autentica.
549. In Erod. l. VII p. 249, e nella Storia Aug. abbiamo tre diverse arringhe di Massimino alla sua armata per la ribellione dell'Affrica e di Roma. Tillemont ha osservato che non sono coerenti tra loro, nè s'accordano con la verità. Stor. degl'Imperatori tom. III p. 799.
550. L'inesattezza degli Scrittori di quel secolo ci pone in un grande imbarazzo: I. Sappiamo che Massimo e Balbino furono uccisi nel tempo dei giuochi Capitolini (Erodiano l. VIII p. 285). L'autorità di Censoriano (de die natali c. 18.) c'insegna che questi giuochi furono celebrati nell'anno 238, ma noi non sappiamo nè il mese nè il giorno. II. Non si può dubitare che Gordiano non sia stato eletto dal Senato il 27 di Maggio; ma è difficile di sapere se ciò fu nello stesso anno o nel precedente. Tillemont e Muratori, che sostengono le due opposte opinioni, si fondano sopra molte autorità, congetture, e probabilità. L'uno ristringe la serie dei fatti tra queste due epoche, l'altro l'estende al di là, e sembra che ambidue si allontanino ugualmente dalla ragione e dalla Storia. È per altro necessario seguire uno dei due.
551. Velleio Patercolo l. II c. 24. Il presidente di Montesquieu, nel suo dialogo tra Silla ed Eucrate, esprime il sentimento del Dittatore in una maniera sublime ed ingegnosa.
552. Il Muratori (Ann. d'Italia tom. II. p. 294) crede che lo scioglimento delle nevi indichi piuttosto il mese di Giugno o di Luglio, che quel di Febbraio. L'opinione di uno che passava la vita tra le Alpi e gli Appennini, è senza dubbio di gran peso: conviene per altro osservare; I. che il lungo inverno, sul quale si fonda il Muratori, non si trova che nella versione latina, e che il testo greco di Erodiano non ne fa menzione. II. che le piogge ed il sole, al quale furono i soldati di Massimino esposti successivamente (Erod. l. VIII p. 277), indicano piuttosto la primavera che la state. Sono queste le diverse correnti che insieme unite formano il Timavo, di cui Virgilio ci ha data una descrizione tanto poetica, prendendo questa parola in tutta la sua estensione. Le loro acque scorrono a dodici miglia in circa a levante di Aquileia. Vedi Cluverio Italia Antiq. tom. I p. 189.
553. Erodiano l. VIII p. 272. La divinità Celtica fu supposta essere Apollo, e sotto questo nome gli rendè grazie il Senato. Si fabbricò ancora un tempio a Venere Calva per eternare la gloria delle donne di Aquileia, le quali aveano in quell'assedio generosamente sacrificati i loro capelli, per farne corde ad uso delle macchine di guerra.
554. Erodiano l. VIII p. 279. Stor. Aug. p. 145. Eutropio fa regnare Massimino tre anni ed alcuni giorni (l. IX I.) Possiamo credere che il testo di questo autore non è corrotto, poichè l'originale latino confronta colla versione greca di Peanio.
555. Otto piedi romani e un terzo. Vedi il trattato di Graves sul piede romano. Massimino potea bere in un giorno un'anfora di vino, o mangiare trenta o quaranta libbre di carne. Poteva strascinare una carretta carica, rompere con un pugno la gamba ad un cavallo, stritolare con le mani le pietre, e svellere piccoli alberi. Vedi la sua vita nella Storia Augusta.
556. Vedi nella Stor. Aug. la lettera di congratulazione scritta dal Console Claudio Giuliano ai due Imperatori.
557. Stor Aug. p. 171.
558. Erod. l. VIII p. 258.
559. Erod. l. VIII p. 213.
560. Il Senato aveva imprudentemente fatta questa osservazione; e lo notarono i soldati come un insulto. Stor. Aug. p. 270.
561. Discordiae tacitae, et quae intelligerentur potius quam viderentur. Stor. Aug. p. 170. Questa felice espressione è probabilmente presa da qualche migliore Scrittore.
562. Erodiano l. VIII p. 287 288.
563. Quia non alius erat in praesenti. Stor. Aug.
564. Quinto Curzio (l. X c. 9) elegantemente si rallegra coll'Imperatore del giorno, perchè colla felice sua assunzione al trono ha spente tante fiamme, fatti rientrare tanti brandi nella guaina, e posto fine ai mali di un diviso Governo. Dopo avere attentamente pesate tutte le parole di questo passo, non vedo in tutta la Storia romana altr'epoca, alla quale possa meglio convenire che all'innalzamento di Gordiano. In questo caso si potrebbe determinare il tempo in cui ha scritto Quinto Curzio. Quei che lo pongono sotto i primi Cesari, si fondano sulla purità e sull'eleganza del suo stile; ma non possono spiegare il silenzio di Quintiliano, che ci ha data una lista esattissima degli Storici romani senza far menzione dell'autore della vita di Alessandro.
565. Storia Aug. p. 161. Da alcune particolarità contenute in queste due lettere, io penso che gli eunuchi fossero scacciati dal palazzo con qualche violenza, e che il giovane Gordiano si contentò di approvare la loro disgrazia senza acconsentirvi.
566. Duxit uxorem filiam Misithei, quem causa eloquentiae dignum parentela sua putavit, et praefectum statim fecit; post quod, non puerile jam et contemptibile videbatur imperium.
567. Stor. Aug. 162, Aurel. Vittore, Porfirio in vita Plotini ap. Fabricium, Biblioth. graeca l. IV c. 36. Il filosofo Plotino accompagnò l'esercito, mosso dal desiderio d'istruirsi e di penetrare nell'India.
568. A diciotto miglia incirca dalla piccola città di Circesio su i confini dei due Imperi.
569. L'iscrizione, che conteneva un curioso equivoco, fu cancellata per ordine di Licinio, il quale vantava qualche grado di parentela con Filippo (Stor. Aug. pag. 165); ma il tumulus o monticello di terra, che formava il sepolcro, sussisteva nel tempo di Giuliano. Vedi Amm. Marcellino XXIII 5.
570. Aurelio Vittore, Eutrop, IX 2; Orosio VII 20 Ammian, Marcell. XXIII. Zosimo l. I p. 10. Filippo era nato a Bostra e non aveva allora che verso quarant'anni.
571. Il termine di aristocrazia può egli essere giustamente applicato al governo d'Algeri? Ogni governo militare ondeggia fra gli estremi di un'assoluta monarchia e di una feroce, rozza democrazia.
572. La Repubblica militare dei Mammalucchi nell'Egitto avrebbe somministrato al Signore di Montesquieu (v. Considerations sur la grandeur et la décadence des Romains cap. 16.) un parallelo più giusto e più nobile.
573. La Storia Augusta (p. 163 164.) non può in questo passo conciliarsi con se medesima, nè con la probabilità. Come potea Filippo condannare il suo predecessore, e ciò non ostante consacrarne la memoria? Come potea egli mai far pubblicamente morire il giovane Gordiano, e scrivendo poi al Senato discolparsi della taccia della di lui morte? Filippo, benchè usurpatore ambizioso, non era però un furioso tiranno. Gli acuti occhi di Tillemont e del Muratori hanno anch'essi scoperte alcune cronologiche difficoltà in questa pretesa associazione di Filippo all'Impero.
574. Sarebbe difficile determinar l'epoca nella quale furono celebrati per l'ultima volta que' giuochi. Allorquando Bonifacio VIII stabilì i giubbilei pontificj, che sono una copia dei giuochi secolari, l'avveduto Papa pretese di non aver fatto altro che richiamare a vita un'antica istituzione. Vedi Le Chais, Let. sur les Jubil.
575. Questo intervallo era di cento, o centodieci anni. Varrone e Livio adottarono la prima opinione, ma l'ultima fu consacrata dalla infallibile autorità delle Sibille (Censorino. De die Natali c. 17.) Gl'Imperatori Claudio e Filippo non si conformarono agli ordini dell'oracolo.
576. L'idea dei giuochi secolari si ricava meglio dall'ode di Orazio e dalla descrizione di Zosimo l. II p. 167 ec.
577. L'adottato calcolo di Varrone, assegna alla fondazione di Roma un'Era che corrisponde all'anno 754 avanti G. C. Ma così poco conto può farsi della cronologia romana nei primi secoli, che il Cav. Isacco Newton ha trasportata la medesima epoca all'anno 627.
578. Un antico cronologista citato da Velleio Patercolo (l. I. c. 6) osserva che gli Assiri, i Medi, i Persiani, ed i Macedoni regnarono nell'Asia per il corso di 1995 anni, dall'avvenimento di Nino alla disfatta di Antioco ad opera dei Romani. Siccome quest'ultimo memorabile successo seguì 289 anni avanti Gesù Cristo, il primo può riferirsi all'anno 2184 innanzi l'epoca suddetta. Le osservazioni astronomiche, trovate da Alessandro in Babilonia, cominciavano 50 anni prima.
579. L'anno 538 dell'Era di Seleuco. Vedi Agatia, l. II. p. 63. Questo grande avvenimento è riferito da Eutichio (tanta è la negligenza degli Orientali) all'anno decimo del regno di Commodo, e da Mosè di Corene al regno di Filippo. Ammiano Marcellino ha preso da buone sorgenti le cose appartenenti alla Storia dell'Asia; ma ha seguito sì servilmente gli antichi monumenti da lui veduti, che non ha dubitato di asserire, che la famiglia degli Arsacidi regnava ancora in Persia verso la metà del quarto secolo.
580. Il nome di questo conciatore di pelli era Babec; quello del soldato, Sassan; dal primo è stato preso il nome di Babegano dato ad Artaserse, e dal secondo, quello di Sassanidi dato a tutti i discendenti di quel Principe.