Esse aliquos manes et subterranea regna,
··············
Nec pueri credunt, nisi qui nondum aere lavantur.
493. L'undecimo libro dell'Odissea dà la più terribile ed incoerente idea delle ombre infernali. Tal pittura è stata molto abbellita da Pindaro e da Virgilio; ma anche questi Poeti, quantunque siano più corretti del grande loro maestro, sono ciò nonostante caduti in molte stravaganti incoerenze. Vedi Bayle Reponse aux questions d'un Provincial P. III. c. 22.
494. Vedi l'Epistola 16 del primo libro d'Orazio, la Satira 13 di Giovenale, e la seconda Satira di Persio. Questi discorsi popolari esprimono il sentimento e il linguaggio della moltitudine.
495. Se vogliam limitarci ai popoli Galli, si può osservare ch'essi non solo affidavano le loro vite, ma anche la lor moneta alla sicurezza dell'altro mondo. Vetus ille mos Gallorum occurrit (dice Valerio Massimo lib. II. c. 6. p. 10) quod memoria proditum est, pecunias mutuas, quae his apud inferos redderentur, dare solitos. La medesima usanza è più oscuramente indicata da Mela (l. III. c. 2). Egli è quasi inutile d'aggiungere, che i profitti di tal commercio eran sempre in una proporzione corrispondente al credito del mercante, e che i Druidi eran quelli, che dalla santa lor professione traevano un carattere di credibilità, che difficilmente si potrebbe assumere da qualunque altra classe di uomini.
496. L'Autore della Divina Legazione di Mosè adduce un motivo assai curioso di tal omissione, o molto ingegnosamente la ritorce contro i miscredenti.
497. Vedi Le Clerc. Prolegom. ad hist. Ecle. c. I. Sect. 8. Sembra, che l'autorità di lui sia di grandissimo peso, avendo egli scritto un dotto e giudizioso Comentario su' libri del vecchio Testamento.
498. Josephus Antiq. l. XIII. c. 18. Secondo l'interpretazione più naturale delle sue parole, i Sadducei non ammettevano che il Pentateuco; ma è piaciuto ad alcuni moderni critici di aggiungere al loro Credo anche i Profeti, o di supporre che si contentassero solo di rigettar le tradizioni de' Farisei. Il Dottore Jortin ha discusso tal articolo nelle sue Osservazioni sopra l'Istoria Ecclesiastica, vol. II. p. 103.
499. Tale aspettativa era sostenuta dal capo 24. di S. Matteo, e dalla prima lettera di S. Paolo a' Tessalonicensi. Erasmo toglie la difficoltà coll'aiuto dell'allegoria e della metafora, e l'erudito Grozio cerca di persuadere che per providi fini fu permesso, che si stabilisse quella pia illusione.
500. Vedi la Teoria sacra di Burnet P. III. c. 5. Questa tradizione si trova già stabilita fino al tempo dell'Autore dell'Epistola di Barnaba, che scrisse nel primo secolo, e che sembra essere stato mezzo Giudeo.
501. La chiesa primitiva d'Antiochia contava quasi 6000 anni dalla creazion del mondo alla nascita di Cristo. Africano, Lattanzio, e la Chiesa Greca avean ridotto quel numero a 5500, ed Eusebio si è contentato di 5200 anni. Questi calcoli eran fondati sulla version de' Settanta, ch'era universalmente ricevuta ne' primi sei secoli. L'autorità della Volgata, e del testo Ebraico ha determinato i moderni, sì Cattolici che Protestanti a preferire un periodo di circa 4000 anni; quantunque nello studio dell'antichità profana, spesse volte si trovino essi angustiati da così stretti confini.
502. Furon prese moltissime di queste pitture dalla falsa interpretazione d'Isaia, di Daniele, e dell'Apocalisse. Può trovarsene una delle più grossolane immagini appresso Ireneo (l. V. p. 455) discepolo di Papia, che aveva veduto l'Apostolo S. Giovanni.
503. La testimonianza di Giustino, e la fede con cui egli ed i suoi fratelli ortodossi credevano alla dottrina del Millenio si chiariscono nel modo più lucido o solenne (Dial. cum Tryph. Jud. p. 177, 178 ed. Benedit.). Se nel principio di quest'importante passaggio si scopre qualche cosa che sembra incoerente, noi possiamo accusarne, come più ci piacerà, o l'autore, o il suo traduttore.
504. Vedi il secondo Dialogo di Giustino con Trifone, ed il libro settimo di Lattanzio. Poichè il fatto è fuor di dubbio, non è necessario enumerare tutti i Padri di mezzo. Il lettore curioso può consultare Daille de Usu Patrum, (l. II, c. 4)
505. Dupin (Biblioth. Eccles. Tom. I. p. 223. Tom. II. p. 366) e Mosemio (p. 720) quantunque l'ultimo di questi dotti Teologi non sia totalmente ingenuo in quest'occasione.
506. Nel Concilio di Laodicea, tenuto circa l'anno 360, l'Apocalisse fu tacitamente esclusa dal Canone de' libri sacri per decreto di quelle medesime Chiese Asiatiche, alle quali essa era indirizzata, e possiam rilevare da' lamenti di Sulpizio Severo, che la lor sentenza era stata confermata dalla maggior parte de' Cristiani del suo tempo. Per quali cagioni dunque l'Apocalisse al presente vien così generalmente ammessa dalle Chiese, Greca, Romana e Protestante? Possono assegnarsene le seguenti: I. I Greci restaron vinti dall'autorità di un impostore che nel sesto secolo usurpò il carattere di Dionisio Areopagita; II. Un giusto timore, che i Grammatici non divenissero più importanti de' Teologi, impegnò il Concilio di Trento ad apporre il sigillo della propria infallibilità a tutti i libri della Scrittura contenuti nella Volgata Latina, nel numero de' quali entrava per buona ventura l'Apocalisse (Fra Paolo Istor. del Concil. Triden. l. II.) III. Il vantaggio di rivolger quelle misteriose profezie contro la sede Romana, inspirò ai Protestanti una singolar venerazione per un alleato sì comodo. Vedi gl'ingegnosi ed eleganti discorsi del presente Vescovo di Litchfield su questo spinoso soggetto.
507. Lattanzio (Instit. Div. VII. 15. ec.) riferisce l'orribile istoria di quel che dovea seguire con grand'eloquenza e vivezza.
508. Ogni lettore di buon gusto potrà consultare su questo articolo la terza parte della Teoria sacra di Burnet. Egli unisce insieme con un magnifico sistema la filosofia, la Scrittura e la tradizione; e nel descriverlo mostra una forza di fantasia non inferiore a quella di Milton medesimo.
509. Eppure, qualunque siasi l'espressione de' particolari, questa è sempre la pubblica dottrina di tutte le Chiese Cristiane; nè la stessa Chiesa Anglicana può rifiutare di ammettere le conchiusioni che si debbono trarre da' suoi articoli 8.º e 18.º I Giansenisti, che hanno sì diligentemente studiate le opere de' Padri, sostengono con distinto zelo questa sentenza, e l'erudito Tillemont non lascia mai di parlare di un virtuoso Imperatore senza pronunziarne la condanna. Zuinglio è forse il solo Capo di un partito, che ha sempre adottato l'opinione più dolce, e questi ha dato non minore scandalo ai Laterani che ai Cattolici. Vedi Bossuet. Hist. des variat. des Eglises Protest. (l. II. c. 19, 22.)
510. Giustino e Clemente d'Alessandria confessano, che alcuni filosofi furono istruiti dal Logos, confondendo il doppio significato, che ha questa parola, della ragione umana, e del Divin Verbo.
511. Tertullian. De Spectac. c. 30. Per mettere in mostra il grado di autorità che lo zelante Affricano aveva acquistato, basterà citare la testimonianza di Cipriano, dottore e guida di tutte le chiese occidentali. (Vedi Prud. Inno XIII. 100.) Ogni volta ch'egli applicavasi al giornaliero suo studio delle Opere di Tertulliano, soleva dire, «Da mihi magistrum» Datemi il mio maestro. (Hyeronym. de Viris Illustribus, tomo I. p. 284).
512. I sotterfugi del Dottor Middleton non possono servire a far perdere di vista i chiari vestigi delle visioni, e dell'inspirazione che si vedono appresso i Padri Apostolici.
513. Il Dottor Middleton (Ricerca libera p. 96. ec.) osserva, ch'essendo tal pretensione più difficile di tutte le altre a sostenersi per mezzo dell'arte, fu la più pronta a cedere. L'osservazione s'accorda colla sua ipotesi.
514. Atenagora in Legation. Giustino Mart. Cohort. ad gentes, Tertull. adversus Marcion. l. IV. Queste descrizioni non son molto dissimili da quel furore profetico, pel quale Cicerone (De Divinat. II. 54.) mostra così poco rispetto.
515. Tertulliano (apolog. c. 23 ) arditamente sfida i Magistrati Pagani su questo punto. Fra' primitivi miracoli il potere di esorcizzare è l'unico che sia stato ammesso da' Protestanti.
516. Ireneo adv. Haeres. (l. II. 56, 57, l. V. c. 6.) Dodwell (Dissert. ad Iraeneum II. 42.) stabilisce, che il secondo secolo fu anche più abbondante del primo in miracoli.
517. Theophil. ad Antolycum l. II. p. 77.
518. Il Dottore Middleton diede alla luce la sua Introduzione l'anno 1747; pubblicò la sua Libera Ricerca nel 1749 ed avanti la sua morte, che avvenne nel 1750, aveva preparato una difesa della medesima contro i suoi numerosi avversari.
519. L'università d'Oxford conferì i gradi agli oppositori di lui. Dall'amarezza di Mosemio (p. 221.) possiamo dedurre i sentimenti de' teologi Luterani.
520. Può sembrare alquanto notabile, che Bernardo di Chiaravalle, il quale racconta tanti miracoli del suo amico S. Malachia, non faccia mai veruna menzione de' propri, che però vengono diligentemente riferiti da' compagni e discepoli di lui. Nel lungo corso dell'Istoria Ecclesiastica si trova egli mai un solo esempio di un Santo, che affermi di aver egli posseduto il dono de' miracoli?
521. La conversione di Costantino è l'Era più comunemente fissata da' Protestanti. I Teologi più ragionevoli non son disposti ad ammettere i miracoli del quarto secolo, mentre i più creduli non vogliono rigettar quelli del quinto.
522. Si rappresentano molto chiaramente le imputazioni di Celso e di Giuliano insieme colla difesa de' Padri da Spaurmio (Commentaire sur les Césars de Julien p. 468.)
523. Plinio Epist. X. 97.
524. Tertullian. Apolog. c. 44. Egli soggiunge però con qualche dubbiezza, «aut si aliud, jam non Christianus».
525. Il filosofo Pellegrino (della vita, e morte del quale ci ha lasciato Luciano un piacevol racconto) imposturò per lungo tempo la credula semplicità de' Cristiani dell'Asia.
526. Vedi un molto giudizioso trattato di Barboyrac sur la Morale dei Pères.
527. Lactant. Divin. Institut. l. VI. c. 20, 21, 22.
528. Vedasi l'opera di Clemente Alessandrino intitolata Il Pedagogo, che contiene gli elementi d'Etica, quali insegnavansi nelle più celebri scuole Cristiane.
529. Tertulliano de Spectacul. c. 23. Clemente Alessandrino Pedagog. (lib. III. c. 8.)
530. Beausobre (Hist. Critiq. du Manicheisme l. VII. c. 3.) Giustino, Gregorio, Nisseno, Agostino ec. erano fortemente inclinati a quest'opinione.
531. Alcuni fra gli eretici Gnostici erano più coerenti: essi rigettavano l'uso del matrimonio.
532. Vedasi una serie continuata di tradizioni, da Giustino Martire sino a Girolamo nella Morale de' Padri (c. IV. 6-26.)
533. Vedi una molto curiosa dissertazione sulle Vestali nelle Memorie dell'Accademia delle Iscrizioni (Tom. II. p. 161-227.) Nonostanti gli onori, ed i privilegi concessi a quelle vergini, era difficile di trovarne un numero sufficiente; nè il timore della morte più orribile potè sempre tenere in freno la loro incontinenza.
534. Cupiditatem procreandi aut unam scimus aut nullam. Minucius Felix c. 21, Justin. Apolog. Major. Athenagor. in Legat. c. 28, Tertull. de cult. foeminar. l. 2.
535. Euseb. l. VI 8. Avanti che la fama d'Origene avesse risvegliato l'invidia, e la persecuzione, quest'azione straordinaria era piuttosto ammirata, che censurata. Siccome aveva egli generalmente l'uso d'interpretare allegoricamente la Scrittura, sembra una disgrazia, che in questo sol caso dovesse adottare il senso letterale.
536. Cipriano, Ep. 4, e Dodwell, Dissert. Cyprian. III. Qualche cosa di simile a questo temerario tentativo, fu lungo tempo dopo, attribuite al fondatore dell'ordine di Fontevrault. Bayle ha divertito se, ed i suoi lettori intorno a questo assai delicato soggetto.
537. Dupin (Bibl. Eccles. Tom. I. p. 195.) fa un particolar racconto del dialogo delle dieci vergini, quale fu composto da Metodio Vescovo di Tiro. Le lodi della verginità sono eccessive.
538. Gli Ascetici fin dal secondo secolo incominciarono a far pubblica professione di mortificare i lor corpi, e di astenersi dall'uso della carne e del vino. Mosemio p. 310.
539. Vedi la Morale de' Padri. Furono dopo la Riforma rinnovati gli stessi pazienti principj da' Sociniani, da' moderni Anabattisti, e da' Quaccheri. Barclai, ch'è l'apologista di questi ultimi, ha patrocinato i propri fratelli coll'autorità de' primitivi Cristiani p. 542-549.
540. Tertull. Apolog. c. 21. De Idol. c. 17. 18. Origene contra Celsum (l. V. p. 253. l. VII. p. 348. lib. VIII. p. 423-428.)
541. Tertulliano (De corona Milit. c. 11.) suggerisce loro l'espediente di disertare: consiglio, che se fosse stato generalmente noto, non era molto a proposito per conciliare alla Religione Cristiana il favore degl'Imperatori.
542. Per quanto noi possiam giudicare dalla mutilata rappresentazione d'Origene (l. VIII. p. 423), Gelso, di lui avversario, avea sostenuto la sua obbiezione con gran forza, e candore.
543. Il partito aristocratico in Francia, ed in Inghilterra ha fortemente sostenuto l'origine divina de' Vescovi; ma i Preti calvinisti non han voluto soffrire un superiore, ed il Romano Pontefice ha ricusato di riconoscere un uguale. Vedi Fra Paolo.
544. Nell'istoria della Gerarchia Cristiana ho per lo più seguitato il dotto ed ingenuo Mosemio.
545. Quanto a' Profeti della primitiva Chiesa vedi Mosem. Dissert. ad Hist. Ecles. pertinentes Tom. II. p. 132-208
546. Vedi le Epistole di S. Paolo, e di Clemente a' Corintj.
547. Hooker Ecclesiast. Polizia. l. VII.
548. Vedi Girolamo ad Titum c. 1. ed Epist. 85. (nell'Ediz. Benedettin. 101.) e l'elaborata apologia di Blondello pro sententia Hieronymi. L'antico stato del Vescovo, e de' Preti d'Alessandria, qual è descritto da Girolamo riceve una considerabil conferma dal Patriarca Eutichio (Annal. Tom. I. p. 330. vers. Pocock), di cui non so come possa rigettarsi la testimonianza malgrado tutte le obbiezioni del dotto Pearson nelle sue Vindiciae Ignatianae Part. I. c. II.
549. Vedasi l'introduzione all'Apocalisse. I Vescovi sotto il nome di Angeli erano già instituiti in sette Città dell'Asia. Eppure l'Epistola di Clemente (ch'è probabilmente di uguale antichità) non ci conduce a scoprire alcuna traccia d'Episcopato nè a Corinto, nè a Roma.
550. Nulla Ecclesia sine Episcopo, è stato un fatto non meno che una massima, fin dal tempo di Tertulliano e d'Ireneo.
551. Superate le difficoltà del primo Secolo, troviamo il governo Episcopale universalmente stabilito, finchè restò interrotto dal genio repubblicano de' riformatori Svizzeri e della Germania.
552. Vedi Mosemio nel primo e secondo secolo. Ignazio (ad Smyrnaeos c. 3. ec.) esalta con trasporto la dignità Episcopale. Le Clerc (Hist. Eccles. p. 569) censura molto arditamente la di lui condotta. Mosemio con un giudizio più critico (p. 161) sospetta della genuinità eziandio delle più brevi Epistole.
553. Nonne et Laici sacerdotes sumus? Tertull. Exhor. ad castitat. c. 7. Siccome il cuore umano è sempre il medesimo, così molte osservazioni, che Hume ha fatto sull'entusiasmo (Saggi vol. l. p. 76 dell'Edizione in 4) possono applicarsi anche alla reale inspirazione.
554. Acta Concil. Carthag. apud Cyprian. Edit. Fell. p. 158. Questo Concilio era composto di ottantasette Vescovi delle Province di Mauritania, Numidia ed Affrica; ed alcuni Preti, e Diaconi assisterono all'assemblea, praesente plebis maxima parte.
555. Aguntur praeterea per Graecias illas certis in locis concilia ec. Tertullian. de Jejun c. 13. L'Affricano scrittore ne fa menzione come di un'istituzione recente e straniera. L'alleanza dello Chiese Cristiane spiegasi molto giudiziosamente da Mosemio p. 164-170.
556. Cipriano nel suo ammirato libro de unitate Ecclesiae p. 75-86.
557. Noi possiam in tutto e per tutto riferirci al contegno, alla dottrina ed alle lettere di Cipriano. Le Clerc in una breve vita, che ne ha fatto (Biblioth. Univers. tom. XII. p 307-378.) l'ha rappresentato con gran libertà, ed esattezza.
558. Se Novato, Felicissimo, ec. che il Vescovo di Cartagine scacciò dalla sua Chiesa e dall'Affrica, non erano veramente i mostri più detestabili d'empietà, lo zelo di Cipriano in tali occasioni dovrà prevalere alla sua veracità. Bramando un giusto ragguaglio di tali oscure querele vedi Mosemio p. 497-512.
559. Mosemio pag. 269-274. Dupin Antiq. Eccles. Discipl. p. 19-20.
560. Tertulliano in un Trattato a parte ha difeso contro gli Eretici il diritto della prescrizione come proprio delle Chiese Apostoliche.
561. Si fa menzione del viaggio di S. Pietro a Roma dalla maggior parte degli antichi scrittori (Vedi Euseb. II. 25.). Il medesimo è sostenuto da tutti i Cattolici, ed accordato da alcuni Protestanti (Vedi Pearson e Dodwell de succ. Episc. Rom.) ma è stato vigorosamente attaccato dallo Spanemio (Miscell. Sacra III. 3.). Secondo il P. Arduino i Monaci del Secolo XII che composero l'Eneide, rappresentarono S. Pietro sotto l'allegorico carattere dell'Eroe Troiano.
562. Non è che in Francese che sia esatta quella famosa allusione al nome di S. Pietro: Tu es Pierre, et sur cette pierre ec. Essa è imperfetta in Greco, in Latino, in Italiano ec. e totalmente inintelligibile ne' nostri linguaggi Teutonici.
563. Irenaeus adv. Haeres. III. 3. Tertullian. de praescript. c. 36 e Ciprian. ep. 27, 55, 71, 75. Le Clerc (Hist. Eccl. p. 764) e Mosemio (p. 258, 578) difficilmente interpretano questi passi. Ma il libero ed oratorio stile de' Padri spesso par favorevole alle pretensioni di Roma.
564. Vedasi la pungente lettera scritta da Firmiliano, Vescovo di Cesarea, a Stefano, Vescovo di Roma, appresso Cipriano Epist. 75.
565. Intorno a questa disputa di ribattezzare gli Eretici, vedi le lettere di Cipriano, ed il libro settimo di Eusebio.
566. Quanto all'origine di quelle parole vedi Mosemio p. 141, e Spanemio Hist. Eccl. p. 633. La distinzione fra i Cherici, ed i Laici era già stabilita prima del tempo di Tertulliano.
567. La comunione instituita da Platone è più perfetta di quella, che aveva immaginato per la sua Utopia il cav. Tommaso Moro. La comunione delle donne, e quella de' beni temporali, possono considerarsi come parti inseparabili dell'istesso sistema.
568. Joseph Antiquit. XVIII. 2. Philo de vit. contemplativ.
569. Vedi gli Atti degli Apostoli c. 2. 4. 5. co' comentari di Grozio. Mosemio, in una Dissertazione particolare, attacca la comune opinione con molto inconcludenti argomenti.
570. Giustino Mart. Apolog. Magg. c. 89. Tertull. Apol. c. 39.
571. Iren. adv. haereses l. IV. c. 27, 34, Origen. in Num. hom. II. Ciprian. de unitat. Ecles. Constitut. Apostol. (l. II. c. 34, 35) colle note del Cotelerio. Dalle Costituzioni s'introduce questo precetto divino, dichiarando, che i Preti son tanto superiori ai Re, quanto l'anima è più eccellente del corpo. Fra i generi sottoposti alla decima, esse contano il grano, il vino, l'olio, e la lana. Si consulti su questo interessante soggetto l'Istoria delle Decime di Prideaux, e Fra Paolo delle materie Beneficiarie, scrittori di carattere molto diverso fra loro.
572. La medesima opinione, la quale prevalse anche verso l'anno mille, produsse i medesimi effetti. Molte donazioni portano espresso questo loro motivo »appropinquante mundi fine». Vedi Mosem. Istor. Generale della Chiesa vol. I. p. 457.
Tam summa cura est fratribus
(Ut sermo testatur loquax)
Offerre, fundis venditis
Sestertiorum millia.
Addicta avorum praedia
Foedis sub auctionibus,
Successor exhaeres gemit
Sunctis egens parentibus.
Haec occulantur abditis
Ecclesiarum in angulis,
Et summa pietas creditur
Nudare dulces liberos.
Prudent πἐρι στεφανων Hymn. 2.
La susseguente condotta del Diacono Lorenzo prova solo qual uso propriamente si facesse della ricchezza nella Chiesa Romana: questa era senza dubbio molto considerabile; ma Fra Paolo (c. 3.) pare, ch'esageri quando suppone, che i successori di Commodo furono mossi a perseguitare i Cristiani per l'avarizia di loro medesimi, e de' lor Prefetti del Pretorio.
574. Ciprian. Epist., 62.
575. Tertullian. de praescript. c. 30.
576. Diocleziano fece un rescritto, che non è che una dichiarazione dell'antica legge. »Collegium, si nullo speciali privilegio subnixum sit, haereditatem capere non posse dubium non est.» Fra Paolo (c. 4.) crede che questi regolamenti dopo il regno di Valeriano fossero molto trascurati.
577. Hist. August. p. 131. Il fondo era stato pubblico, ed allora si disputava fra la società de' Cristiani e quella de' macellai.
578. Constit. Apostol. II 35.
579. Ciprian. de Laps. p. 89. Epist. 65. L'accusa vien confermata da' canoni 19 e 20 del Concilio Eliberino.
580. Vedi le Apologie di Giustino e di Tertulliano.
581. La dovizia e la liberalità dei Romani verso i lor più distanti fratelli si celebra con gratitudine da Dionisio di Corinto presso Eusebio (l. IV. c. 23.)
582. Vedi Luciano in Peregrin. Giuliano (Epi. 49) sembra mortificato, perchè la carità de' Cristiani sostentava non solo i lor propri poveri, ma anche i Pagani.
583. Tale almeno fu la lodevole condotta di molti missionari moderni, posti nelle medesime circostanze. Si espongono annualmente più di tremila bambini di fresco nati nelle strade di Pechino. Vedi Le Comte Memoir. sur la Chine, e le Recherches sur les Chinois et les Egyptiens (Tom. I. p. 61.)
584. I Montanisti ed i Novaziani, che ostinatamente, e col massimo rigore sostenevano quest'opinione, si trovarono alfine essi medesimi posti nel numero degli Eretici scomunicati. Vedi il dotto, ed abbondante Mosemio sect. II e III.
585. Dionisio appresso Eusebio IV. 23. Ciprian. de Lapsis
586. Cristianesimo primitivo di Cavo Part. III. c. 5. Gli ammiratori dell'Antichità compiangono il disuso delle pubbliche penitenze.
587. Vedasi, appresso Dupin (Biblioth. Ecclesiast., Tom. II. p. 304-313), una breve ma ragionata esposizione de' canoni di que' Concilj, che furon convocati ne' primi momenti di tranquillità dopo la persecuzione di Diocleziano. Questa si era sentita con severità molto minore in Ispagna, che in Galazia: differenza, per cui si può in qualche modo render ragione del contrasto fra i regolamenti di quelle Province.
588. Ciprian. Epist. 69.
589. Le arti, i costumi, ed i vizi de' Sacerdoti della Dea Siria sono molto capricciosamente descritti da Apuleio nell'ottavo libro delle sue Metamorfosi.
590. L'uffizio di Asiarca era di questa specie, e se ne trova frequente menzione in Aristide, nelle inscrizioni ec. Era esso annuale ed elettivo. Non potevan desiderar tale onore, che i più vani fra' Cittadini, nè sopportarne la spesa, che i più doviziosi. Vedi ap. Patres Apostol. Tom. II. p. 200, con quanta indifferenza l'Asiarca Filippo si condusse nel martirio di Policarpo. V'erano in simil guisa i Bitiniarchi, i Liciarchi ec.
591. I moderni critici non sono disposti a credere quel che i Padri quasi concordemente asseriscono, che S. Matteo componesse un Evangelio Ebraico, di cui ci sia restata solamente la traduzione Greca. Ma sembra pericoloso rigettare la loro testimonianza.
592. Sotto il regno di Nerone, e di Domiziano, e nelle Città d'Alessandria, d'Antiochia, di Roma e d'Efeso. Vedi Mill. Prolegom. ad nov. Testam. e la bella, ed estesa collezione del Dottor Lardner vol. XV.
593. Gli Alogi (Epifan. de Haeres. 51.) contrastavano l'autenticità dell'Apocalisse, perchè la Chiesa di Tiatira non era per anche fondata. Epifanio, che accorda il fatto, si libera dalla difficoltà col supporre ingegnosamente, che S. Giovanni scrivesse con spirito di profezia. Vedi Abauzit Discours sur l'Apocalypse.
594. L'epistole d'Ignazio e di Dionisio (ap. Euseb. IV. 23), indicano molte Chiese in Asia ed in Grecia. Quella d'Atene par che fosse una delle meno floride.
595. Luciano in Alexan. c. 25. Bisogna però, che il Cristianesimo fosse molto inegualmente sparso pel Ponto; mentre alla metà del terzo secolo non si trovavan più che 17 credenti nell'estesa diocesi di Neocesarea. Vedi Tillemont (Memoir. Ecclesiast. Tom. IV. p. 675) che cita Basilio, e Gregorio Nisseno, i quali erano pure nativi di Cappadocia.
596. Secondo gli Antichi, Gesù Cristo patì sotto il Consolato de' due Gemini l'anno 29 dell'Era nostra presente. Plinio fu mandato in Bitinia (secondo il Pagi) nell'anno 110.
597. Plin. Epist. X. 97.
598. Chrysostom. Oper. Tom. VII. p. 658-810. Edit. Savil
599. Gio. Malela, Tom. II. p. 144. Egli tira la medesima conseguenza rispetto alla popolazione d'Antiochia.
600. Chrysostom. (Tom. I. p. 144.) Io son debitore di questi passi, ma non della mia illazione, all'erudito Dott. Lardner. Credibilità dell'istoria Evangelica vol. XII. p. 370.
601. Basnage (Hist. des Juifs l. II. c. 20, 21, 22, 23) ha esaminato con la più critica esattezza il curioso trattato di Filone, che descrive i Terapeuti. Provando ch'esso fu composto fin dal tempo d'Augusto, Basnage ha dimostrato a dispetto d'Eusebio (1. II. c. 17) e di una folla di moderni Cattolici, che i Terapeuti non erano, nè Cristiani nè monaci. Riman sempre verisimile, che essi cangiassero il nome, conservassero le loro usanze adottando alcuni nuovi articoli di fede, ed appoco appoco divenissero i padri degli Ascetici Egizj.
602. Vedi una lettera d'Adriano nell'Istoria Augusta p. 245.
603. Quanto alla successione de' Vescovi d'Alessandria si consulti l'Istoria di Renaudot, p. 24 ec. Questo curioso fatto ci è stato conservato dal Patriarca Eutichio (Annal. Tom. I. p. 334 vers. Pocock) e la sua sola testimonianza risguardante la propria Chiesa sarebbe una risposta sufficiente a tutte le obbiezioni, che il Vescovo Pearson ha fatte nelle Vindicie Ignaziane.
604. Ammian. Marcellin. XXII. 16.
605. Origen. contr. Celsum l. I. p. 40.
606. Ingens multitudo è l'espressione di Tacito XV. 44.
607. T. Liv. XXXIX. 13, 15, 16, 17. Fu eccessivo l'orrore e la costernazion del Senato alla scoperta de Baccanalisti, la depravazione de' quali è descritta, e forse anche esagerata da Livio.
608. Euseb. l. VI. c. 43. Il Traduttore Latino (di Valois) ha stimato proprio di ridurre il numero de' Preti a quarantaquattro.
609. Questa proporzione de' Preti e de' poveri col resto del popolo, fu per la prima volta fissata dal Burnet (Viaggi in Ital. p. 168) e confermata da Moyle (vol. II. p. 151). Nessuno de' due avea cognizione del passo di Grisostomo, che riduce la lor congettura quasi ad un fatto.
610. Serius trans alpes, religione Dei suscepta. Sulpic. Sever. l. II. Questi furono i celebri martiri di Lione. Vedi Euseb. V. I. Tillemont Mem. Eccles. Tom. II. p. 316. Secondo i Donatisti, l'asserzione de' quali vien confermata dalla tacita confessione d'Agostino, l'Affrica fu l'ultima fra le Province, che ricevè l'Evangelio (Tillemont Mem. Eccles. Tom. I. p. 754.)
611. Tum primum intra Gallias Martyria visa. Sulp. Sever. l. II. Rispetto all'Affrica vedi Tertulliano. ad Scapulam. c. 3. Si suppone, che i primi fossero i martiri Scillitani (Acta sincera Ruinart. p. 34.) Pare che uno degli avversari d'Apuleio fosse Cristiano. Apolog. p. 496, 497, Edit. Delphin.
612. Rarae in aliquibus civitatibus Ecclesiae paucorum Christianorum devotione resurgerent. Acta sincera p. 130. Gregor. di Tours l. I. c. 28. Mosem. p. 207. 449. V'è qualche ragione di credere, che al principio del quarto secolo le vaste Diocesi di Liegi, di Treveri, e di Colonia formassero un sol Vescovato, ch'era stato eretto molto recentemente. Vedi le Memorie di Tillemont Tom. VI. part. I. p. 43, 411.
613. In una dissertazione di Mosemio si fissa la data dell'apologia di Tertulliano all'anno 198.
614. Nel decimoquinto secolo si trovavan poche persone che avessero la disposizione o il coraggio di porre in dubbio, se Giuseppe d'Arimatea fondato avesse il monastero di Glastonbury, e se Dionisio Areopagita preferito avesse la residenza di Parigi a quella d'Atene.
615. Tale stupenda metamorfosi fu fatta nel nono secolo. Vedi Mariana (Hist. Hispan. V. 10. 13) che in ogni senso imita Livio, e l'ingenuo scuoprimento fatto della leggenda di S. Giacomo dal Dott. Geddes (Miscell. Vol. 4. p. 221.)
616. Giustin. mart. Dial. cum Tryphone p. 341. Iren. adv. haeres. l. I. c. 10. Tertullian. adv. Jud. c. 7. Vedi Mosemio p. 203.
617. Vedi il quarto secolo dell'Istoria Eccles. di Mosemio. Posson trovarsi molte, quantunque assai confuse circostanze relative alla conversion dell'Iberia e dell'Armenia appresso Mosè di Corene l. II. c. 78, 79.
618. Secondo Tertulliano, Cristo e la Fede avevano penetrato nelle parti della Gran-Brettagna, inaccessibili alle armi Romane. Circa un secolo dopo si dice, che Ossian figlio di Fingal, nella sua estrema vecchiezza disputasse con un Missionario straniero, e la disputa sussiste ancora in versi, ed in lingua Ersa. Vedasi la Dissertazione sull'antichità de' Poemi d'Ossian di Macpherson p. 10.
619. I Goti, che devastarono l'Asia nel regno di Gallieno, portaron via gran numero di schiavi, alcuni de' quali eran Cristiani, e divennero Missionari. Vedi Tillemont Memoir. Eccles. Tom. IV. p. 44.
620. La leggenda d'Abgaro, favolosa com'è, somministra una decisiva prova, che molti anni prima ch'Eusebio scrivesse la sua storia, la massima parte degli abitanti d'Edessa aveva abbracciato il Cristianesimo. I cittadini di Carre, al contrario, loro rivali, restarono attaccati alla causa del Paganesimo fino al sesto secolo.
621. Secondo Bardesane appresso Eusebio (Praepar. Evang.) nella Persia trovavansi alcuni Cristiani avanti la fine del secondo secolo. Al tempo di Costantino (Vedi la di lui Epistola a Sapore Vit. l. IV c. 13) formavano essi una florida Chiesa. Si consulti Beausobre Hist. critique du Manicheisme. Tom. I. p. 180. e la Biblioteca Orientale dell'Assemani.
622. Origen. contra Cels. l. VIII. p. 424.
623. Minuc. Felix c. 8 con le note di Wovvero. Cels. ap. Origen. l. III. p. 138, 142. Julian. ap. Cyril., l. VI. p. 206. Edit. Spanheim.
624. Euseb. Hist. Eccl. IV. 3. Hieron. Epist. 83.
625. Così prettamente si racconta l'istoria ne' Dialoghi di Giustino. Tillemont (Mem. Eccles. Tom. II. p. 334) che la riferisce, assicura, che il vecchio era un Angelo sotto quella figura.
626. Euseb. V. 28. Si può sperare, che nessuno, eccettuati gli Eretici, desse giusto motivo alla querela di Celso (ap. Origen. l. II. p. 77) che i Cristiani continuamente correggevano ed alteravano i loro Evangeli.
627. Plin. Epist. X. 97. Fuerunt alii similis amentiae cives Romani.... Multi enim omnis aetatis, omnis ordinis, utriusque sexus etiam vocantur in periculum et vocabuntur.
628. Tertullian. ad Scapulam. Eppure tutta la sua rettorica non s'estende a pretendere più che la decima parte di Cartagine.
629. Ciprian. Epist. 79.
630. Il Dottor Lardner, nel suo primo e secondo volume delle testimonianze Giudaiche e Cristiane, raccoglie ed illustra quelle di Plinio il Giovane, di Tacito, di Galeno, di Marco Antonio e forse d'Epiteto (essendo dubbioso se quel filosofo intende parlar de' Cristiani). Della nuova setta non si fa menzione veruna da Seneca, da Plinio il Vecchio, nè da Plutarco.
631. Se allegata si fosse la famosa Profezia delle settanta settimane ad un filosofo di Roma, non avrebb'egli risposto con le parole di Cicerone «Quae tandem ista auguratio est, annorum potius quam aut mensium aut dierum?» de Divinit. II 30. Si osservi con qual irreverenza Luciano (in Alexandro c. 13,) ed il suo amico Gelso (ap. Origen. l. VII. p. 327.) si esprimono rispetto a' Profeti Ebrei.
632. I filosofi, che deridevano le più antiche predizioni delle Sibille, avrebbero facilmente scoperto le falsità degli Ebrei e de' Cristiani, che i Padri hanno citato con tanta pompa, da Giustino Martire fino a Lattanzio. Quando i versi Sibillini ebbero eseguilo l'uffizio loro assegnato, essi, come il sistema dei millenarj, furono quietamente posti in obblio. La Sibilla Cristiana disgraziatamente aveva fissata la rovina di Roma nell'anno 195. II. C. 948.
633. I Padri, che son disposti come in linea di battaglia dal Calmet (Dissertazione sulla Bibbia Tom. III. p. 295-308.) par che voglian cuoprire tutta la terra di oscurità, nel che vengon seguitati dai più fra' moderni.
634. Origen. ad Matth. c. 27. e pochi moderni critici, Beza, Le Clerc, Lardner ecc. desiderano di restringerla alla sola Terra della Giudea.
635. Il celebre passo di Flegone ora si è saviamente abbandonato. Quando Tertulliano assicura i Pagani, che si trova fatta menzione di tal prodigio, in Arcanis, non già in archivio vestris (vedi la sua apolog. c. 21), egli probabilmente intende di parlare de' versi Sibillini, che lo riferiscono esattamente con le stesse parole dell'Evangelio.
636. Seneca Quaest. nat. l. I. 15. VI. I. VII. 17. Plinio Hist. nat. l. II.
637. Plin. Hist. nat. II. 30.
638. Virgil. Georg. l. 1. 466. Tibull. l. II. Eleg. V. v. 75. Ovid. Metam. XV. 782. Lucan. I. 540. L'ultimo pone questo prodigio avanti la guerra civile.
639. Vedi una pubblica epistola di Marc'Anton. ap. Josepho Antiq. XII. 12. Plutarc. in. Caesar. p. 471. Appian. Bell. civ. l. IV. Dion. Cass. l. XLV. p. 431. Jul. Obseq. c. 128. Questo piccol trattato è un estratto de' prodigi di Livio.