Et moi qui sur le trône ai suivi mes ancètres;
Moi fille, femme, soeur, et mère de vos maitres.
405. Monod. in Constant. Jun. c. 4 ad calc. Eutrop. Edit. Havercamp. L'oratore la chiama la più divina e pia delle Regine.
406. Interfecit numerosos amicos Eutrop. XX. 6.
Saturni aurea, saecula quis requirat?
Sunt haec gemmea, sed Neroniana.
Sidon. Apollinar. V. 8.
Egli è un poco singolare, che questi satirici versi fossero attribuiti non ad un oscuro compositor di libelli, o ad un disgustato patriotta, ma ad Ablavio primo ministro e favorito dell'Imperatore. Noi possiamo adesso conoscere, che le imprecazioni del popolo Romano eran dettate dall'umanità non meno che dalla superstizione. Zosim. t. II. p. 105.
408. Euseb. Orat. in Constant. c. 3. Queste date son corrette abbastanza da giustificar l'Oratore.
409. Zosim. l. II. p. 117. Sotto i predecessori di Costantino Nobilissimus era un epiteto indeterminato piuttosto che un fisso e legittimo titolo.
410. Adstruunt nummi veteres ac singulares; Spanem. de us. num. Diss. XII. Vol. II. p. 357. Ammiano parla di questo Romano Re (l. XIV. c. I. e Vales. Ib.). Il Frammento Valesiano lo chiama Re de' Re, e la Cronica Pasquale p. 286. usando la Parola Ρηγα, aggiunge peso alla testimonianza Latina.
411. La sua destrezza negli esercizi marziali è celebrata da Giuliano Orat. I. p. 11. Orat. II. p. 53. e confessata da Ammiano l. XXI. c. 16.
412. Euseb. in vit. Const. l. IV. c. 51. Julian. Orat. I. p. 11. 16. coll'elaborato Comentario di Spanemio. Libanio Orat. III. p. 109. Costanzo studiò con lodevol diligenza; ma la lentezza della sua fantasia gl'impedì di far progressi nell'arte della poesia o anche della rettorica.
413. Eusebio (l. IV. c. 51, 52) con animo d'esaltare l'autorità e la gloria di Costantino, afferma, ch'esso divise il Romano Impero, come avrebbe potuto un cittadino privato dividere il suo patrimonio. Può rilevarsi la divisione, ch'ei fece delle Province da Eutropio, da' due Vittori, e dal frammento Valesiano.
414. Per la vigilanza di Dalmazio fu preso Calosero, ch'era l'oscuro capo di questa ribellione o piuttosto tumulto, e bruciato vivo nella pubblica piazza di Tarso. Vedi Vittore il Vecchio, la Cronica di Girolamo, e le dubbiose tradizioni di Teofane e di Cedreno.
415. Il Cellario ha raccolto le opinioni degli antichi rispetto alla Sarmazia Europea ed Asiatica; e il Danville le ha applicate alla Geografia moderna, con l'avvedimento e coll'esattezza che sempre distinguono quell'eccellente scrittore.
416. Ammiano l. XVII. c. 12. I cavalli Sarmati eran castrati per prevenire i dannosi accidenti, che avrebber potuto produrre le forti e indomabili passioni de' maschi.
417. Pausania l. I. p. 50. Edit. Hulm. Quel diligente viaggiatore aveva esaminato con attenzione una corazza sarmatica, che si conservava nel tempio d'Esculapio in Atene.
Aspicis et mitti sub adunco toxica ferro
Et telum caussas mortis habere duas.
Ovid. ex Pont. l. IV. ep. 7. v. 7.
Vedi nelle Ricerche sopra gli Americani (Tom. II p. 236, 271) una dissertazione molto curiosa intorno a' dardi avvelenati. Il veleno traevasi ordinariamente dal regno vegetabile; ma quello, che usavan gli Sciti, par che fosse tratto dalla vipera con una mistura di sangue umano. L'uso delle armi avvelenate, che si è trovato diffuso in ambedue i mondi, non ha mai preservato una tribù di selvaggi dalle armi di un disciplinato nemico.
419. I nove libri delle poetiche epistole, che compose Ovidio ne' primi sette anni del suo tristo esilio, hanno, oltre il merito dell'eleganza, un doppio pregio. Presentano, cioè, una pittura dello spirito umano, posto in circostanze molto singolari, e contengono molte curiose osservazioni, che nessun Romano, fuori che Ovidio, avrebbe avuto l'occasione di fare. Si è raccolta ogni circostanza, che può contribuire ad illustrar l'istoria de' Barbari dell'accuratissimo Conte di Buat. Hist. Anc. des Peupl. de l'Europe Tom. IV. c. XVI. p. 286-317.
420. I Sarmati Jazigi eran già stabiliti sulle rive del Patisso o Tibisco, quando Plinio pubblicò nell'anno 79 la sua Storia Naturale. Vedi l. IV. c. 15. Al tempo di Strabone e di Ovidio, sessanta o settant'anni avanti, par che abitassero al di là de' Geti, lungo le coste dell'Eussino.
421. Principes Sarmatarum Jazygum, penes quos civitatis regimen... plebem quoque et vim equitum, qua sola valent, offerebant. Tacit. Hist. III. 5. Fu fatta quest'offerta nella guerra civile tra Vitellio e Vespasiano.
422. Sembra che quest'ipotesi d'un Re Vandalo sopra sudditi Sarmati sia necessaria per conciliare il Goto Giornaudes con gl'istorici Greci e Latini di Costantino. È da osservarsi, che Isidoro, il quale visse in Ispagna sotto il dominio dei Goti, dà loro per nemici non i Vandali, ma i Sarmati. Vedi la sua Cronica appresso Groz. p. 709.
423. Bisogna che io faccia qualche apologia per essermi servito senza scrupolo dell'autorità di Costantino Porfirogenito, in tutto ciò, che ha rapporto alle guerre e negoziazioni degli abitanti del Chersoneso. Io so, ch'egli era un Greco del decimo secolo, e che i suoi racconti d'Istoria antica son bene spesso confusi e favolosi. Ma in quest'occasione, ciò ch'esso narra è per la massima parte coerente e probabile; nè deve esservi molta difficoltà a concepire, che per un Imperatore potevano essere accessibili alcuni archivi segreti, ch'erano sfuggiti alla diligenza degl'Istorici minori. Quanto alla situazione ed istoria del Chersoneso vedi Peyssonel Des Peuples barbares qui ont habité les bords du Danube. c. XVI. p. 84, 90.
424. Le guerre Gotiche e Sarmatiche son riportate in un modo così imperfetto, che io sono stato costretto a confrontare fra loro i seguenti scrittori, che reciprocamente si suppliscono, correggono, ed illustrano l'uno coll'altro. Quelli che si prenderanno la medesima pena, possono avere un diritto di criticare la mia narrazione. Ammiano l. XXVII. c. 22. Annon. Vales. p. 715. Eutrop. X. 7. Sesto Rufo de Prov. c. 26. Julian. Orat. I. p. 9 col Coment. di Span. p. 94. Hieron. in Chron. Euseb. in vit. Const. l. IV. c. 6. Socrat. l. I. c. 18. Sozom. l. I c. 8. Zosim. l. II. c. 108. Jornand. de reb. Get. c. 22. Isidor. in Chron. p. 709. in Hist. Gothor. Grotii, Constant. Porphyrog. De administr. Imper. c. 53. p. 208. Edit. Meurs.
425. Eusebio (in vit. Const. l. IV. c. 50) osserva tre circostanze relative a quest'Indiani. 1. Essi vennero dai lidi dell'Oceano Orientale; descrizione che può applicarsi alle coste della China o del Coromandel; 2. Presentarono scintillanti gemme ed incogniti animali; 3. Protestarono che i loro Monarchi avevano erette statue per rappresentare la maestà suprema di Costantino.
426. Funus relatum in urbem sui nominis; quod sane P. R. aegerrime tulit. Aurel. Vittore. Costantino s'era preparato un magnifico sepolcro nella Chiesa de' Santi Apostoli. Vedi Eusebio. l. IV. c. 60, che nel quarto libro della vita di esso dà il migliore, e quasi l'unico ragguaglio della malattia, della morte, e de' funerali di Costantino.
427. Eusebio (l. IV. c. 6.) termina il suo racconto con questa fedele dichiarazione delle truppe, e scansa tutte le odiose circostanze del macello, che seguì dopo.
428. Si descrive il carattere di Dalmazio con vantaggio, quantunque brevemente, da Eutropio X. 9. Dalmatius Caesar prosperrima indole, neque patruo absimilis, haud multo post oppressus est factione militari. Siccome tanto Girolamo quanto la Cronica Alessandrina fanno menzione del terzo anno di questo Cesare, che non principiava fino al 18. o 24. Settembre dell'anno 337, egli è chiaro che queste militari fazioni continuarono per più di quattro mesi.
429. Ho riferito questo singolare aneddoto sull'autorità di Filostorgio l. II. c. 16. Ma se mai da Costanzo, o dagli aderenti di lui si usò tal pretesto, dipoi fu disprezzato, appena ebbe servito all'immediato loro disegno. Atanasio (Tom. I p. 856) fa menzione del giuramento, che Costanzo avea preso per la sicurezza de' suoi congiunti.
430. Coniugia sobrinarum diu ignorata tempore addito percrebuisse. Tacit. Annal. XII. 6. e Lips. Ib. La rivocazione dell'antica legge, e la pratica di cinquecent'anni non furono bastanti a sradicare i pregiudizi de' Romani, che sempre risguardarono i matrimonj de' cugini germani come una specie d'imperfetto incesto (Augustin. De civ. Dei XV. 6.); e Giuliano, il cui spirito era stravolto dalla superstizione e dall'ira, diffama queste non naturali parentele fra' propri di lui cugini coll'obbrobrioso epiteto di γαμὼν τε ου γαμον nozze non nuziali (Orat. VII p. 228). La giurisprudenza de' canoni ha di poi restituita, e rinvigorita questa proibizione, senza però averla potuta introdurre nelle civili, o comuni leggi di Europa. Vedi a proposito di questi matrimonj Taylor Leg. Civ. p. 331. Brorer. de Jur. Connub. l. II. c. 12. Hericourt Loix Eccles. P. III. c. 4. Fleury Inst. du Droit Can. Tom. I. p. 331. Paris 1767 e Fra Paolo Istor. del Conc. Trid. l. VIII.
431. Giuliano (ad S. P. Q. Athen. p. 270) accusa il suo cugino Costanzo di tutta la colpa di un macello, in cui era stato sì vicino a soccombere ei pure. Vien confermata la sua asserzione da Atanasio, che per ragioni di altro genere non era meno nemico di Costanzo (Tom. I. p. 856.) Zosimo conviene nella medesima accusa; ma i tre abbreviatori Eutropio e i Vittori usano l'espressione molto temperata sinente potius quam jubente; — incertum quo suasore — vi militum.
432. Euseb. in vit. Const. l. IV. c. 69. Zosim. l. II. p. 1117. Idat. in Chron. Vedi due note di Tillemont Hist. des Emper. IV. p. 1086-1091. Si fa menzione del regno del fratello maggiore in Costantinopoli solo nella Cronica Alessandrina.
433. Agatia, che visse nel sesto secolo, è l'autore di questa istoria (l. IV. p. 135. edit. Lovre). Egli rilevò tali notizie da alcuni estratti delle Croniche persiane, che ottenne e tradusse l'interprete Sergio durante la sua ambasceria a quella Corte. La Coronazione della madre di Sapore, è similmente rammentata da Schikard (Tarikk. p. 126) e D'Herbelot (Bibl. Orient. p. 763).
434. D'Herbelot. Bibl. Or. p. 764.
435. Sesto Rufo c. 26 la di cui autorità in quest'occasione non è disprezzabile, afferma che i Persiani richiesero invano la pace, e che Costantino si preparava a marciar contro di loro; ma il peso maggiore della testimonianza d'Eusebio ci costringe ad ammettere, se non la ratifica, i preliminari almeno del trattato. Vedi Tillemont Hist. des Emper. T. IV. p. 420.
436. Julian. Orat. I. p. 20.
437. Julian. Orat. I. p. 20, 21. Mosè di Corene l. II. c. 8-9 l. III. c. 1-9. p 226-240. Il perfetto accordo fra gl'indeterminati cenni dell'Oratore contemporaneo e la circostanziata narrazione dell'Istorico nazionale dà lume all'uno e peso all'altro. Può anche osservarsi, rispetto all'autorità di Mosè, che si trova il nome d'Antioco pochi anni prima in un uffizio d'inferior dignità. Vedi Gotofred. Cod. Theodos. Tom. IV. p. 350.
438. Ammiano XIV 4. fa una viva descrizione della vita vagabonda e predatoria de' Saraceni, che s'estendevano da' confini dell'Assiria fino alle cateratte del Nilo. Dalle avventure di Malco, che Girolamo riferisce in sì piacevol maniera, si rileva, che la pubblica strada fra Berea ed Edessa era infestata da questi ladroni. Ved. Hieron. Tom. I. p. 256.
439. Noi prenderemo da Eutropio l'idea generale di questa guerra X. 10. A Persis enim multa et gravia perpessus, saepe captis oppidis, obsessis urbibus, coesis exercitibus, nullumque et contra Saporem prosperum praelium fuit, nisi quod apud Singaram etc. Quest'ingenua narrazione vien confermata da' cenni, che ne danno Ammiano, Rufo, e Girolamo. Le due primo Orazioni di Giuliano, e la terza di Libanio ce ne presentano una più lusinghiera pittura; ma la ritrattazione di ambedue quegli oratori dopo la morte di Costanzo, nel tempo che ci rimette in possesso della verità, infama il loro carattere e quello dell'Imperatore. Il Comentario di Spanemio sulla prima orazione di Giuliano contiene una profusa erudizione. Vedansi ancora le giudiziose osservazioni di Tillemont. Hist. des Emper. Tom. IV. p. 656.
440. Acerrima nocturna concertatione pugnatum est, nostrorum copiis ingenti strage confessis. Ammiano XVIII. 5. Vedi anche Eutropio X. 10. e Sesto Rufo c. 27.
441. Libanio Orat. III. p. 133 con Giuliano Orat. I. p. 24 ed il Coment. di Spanemio p. 179.
442. Vedi Giuliano Orat. I. p. 27, Orat. II. p. 62 col Comentario di Spanemio (p. 188-202), che illustra le circostanze e determina l'epoca de' tre assedj di Nisibi. S'esaminano anche le date di essi dal Tillemont (Hist. des Emper. Tom. IV. p. 668, 671, 674) e qualche cosa s'aggiunge da Zosimo (l. III. p. 151) e dalla Cronica Alessandrina (p. 290.)
443. Sallust. Fragm. LXXXIV. edit. Brosses. Plutar. in Lucul. (Tom. III. p. 184.) Nisibi è presentemente ridotta a centocinquanta case; le terre paludose producon riso, ed i fertili prati, fino a Mosul ed al Tigri, son coperti dalle rovine della città e de' villaggi. Vedi Niebuhr (Viag. Tom. II. p. 300-309.)
444. I miracoli, che Teodoro (l. II. c. 30) ascrive a S. Giacomo, Vescovo d'Edessa, furono almeno fatti per una causa che lo meritava, cioè per la difesa della patria. Egli comparve sulle mura in forma del Romano Imperatore, e mandò un'armata di zanzare a punger le trombe degli elefanti, e a sconfigger l'esercito del nuovo Sennacherib.
445. Giulian. Orat. I. p. 27. Quantunque Niebuhr, (Tom. II. p. 307) assegni un gonfiamento molto considerabile al Migdonio, sopra del quale vide un ponte di dodici archi, nonostante è difficile di capire quanto paralello di un piccol ruscello con un gran fiume. Nella descrizione di queste stupende operazioni d'acqua si trovano molte circostanze oscure, e quasi non intelligibili.
446. Noi dobbiamo a Zonara (com. II l. XIII. p. 11) la notizia di tale invasione de' Massageti, ch'è perfettamente coerente alla serie generale degli avvenimenti a' quali siamo condotti oscuramente dall'interrotta storia d'Ammiano.
447. Si riferiscono le cause e gli avvenimenti di questa guerra civile con molta ambiguità e contraddizione. Io ho seguìto specialmente Zonara e Vittore il Giovane. Il monodio pronunziato in occasione della morte di Costantino (ad calcem Eutropii edit. Havercamp.) potrebbe averci date molte notizie; ma la prudenza ed il cattivo gusto impegnarono l'Oratore a diffondersi in una vaga declamazione.
448. Quarum (Gentium) obsides pretio quaesitos pueros venustiores, quod cultius habuerat, libidine hujusmodi arsisse pro certo habetur. Se non si fosse reso pubblico il gusto depravato di Costante, Vittore il Vecchio, che occupava un posto considerabile nel regno del fratello di lui, non l'avrebbe asserito in termini sì positivi.
449. Giuliano Orat. I. et II. Zosim. l. II. (p. 134.) Vittore nell'Epit. V'è ragione di credere, che Magnenzio fosse nato in una di quelle colonie barbare, che Costanzo Cloro avea stabilite nella Gallia. La sua condotta può farci sovvenire del famoso patriotta Simone di Montfort, Conte di Leicester, che potè persuadere il buon popolo d'Inghilterra, ch'esso, Francese di nascita, aveva preso le armi par liberarlo dagli estranei favoriti.
450. Quest'antica città era una volta fiorita col nome d'Illiberis (Pompon. Mela II. 5.) La munificenza di Costantino le diede nuovo splendore, ed il nome della propria madre. Elena (che ha tuttavia il nome di Elne) divenne Sede Episcopale, ed il Vescovo di essa dopo lungo tempo trasferì la sua residenza a Perpignano, capitale del moderno Rossiglione. Vedi D'Anville (Not. de l'anc. Gaul. p. 380.) Longuerue Descript. de la Franc. (p. 223) e la Marca Ispanica.
451. Zosimo l. II. (p. 119, 120) Zonara Tom. II. l. XIII. (p. 13) e gli Abbreviatori.
452. Eutropio (X. 10) rappresenta Vetranione con più moderazione, e probabilmente con più verità de' due Vittori. Esso era nato di oscuri parenti nelle più selvagge parti della Mesia; e la sua educazione era stata tanto negletta, che dopo il suo innalzamento studiò l'alfabeto.
453. Giuliano descrive nella sua prima Orazione la dubbiosa e fluttuante condotta di Vetranione, ed accuratamente la spiega Spanemio, che discute la situazione ed il contegno di Costantina.
454. Vedi Pietro Patrizio nell'Excerpt. Legation. (p. 27).
455. Zonara (T. II l. XIII. p. 16.) La situazione di Sardica, vicina alla moderna città di Sofia, sembra meglio adattata a questo congresso, che la situazione o di Naisso o di Sirmio, dove si pone da Girolamo, da Socrate, e da Sozomeno.
456. Vedi le due prime Orazioni di Giuliano, specialmente a p. 31 e Zosimo (l. II p. 122.) La distinta narrazione dell'Istorico serve ad illustrare le diffuse ma indeterminate descrizioni dell'Oratore.
457. Vittore il Giovane dà al suo esilio l'enfatico nome di voluptarium otium. Socrate (l. II. c. 18) è garante della corrispondenza coll'Imperatore la quale parrebbe provare che Vetranione era in vero prope ad stultitiam simplicissimus.
458. Eum Constantius .... facundiae vi dejectum imperio in privatum otium removit. Quae gloriam post natum Imperium soli processit eloquio, clementiaque etc. Aurelio Vittore, Giuliano e Temistio adornano questo fatto co' più artificiosi e vivi colori della loro rettorica.
459. Busbechio (p. 112.) attraversò la bassa Ungheria e Schiavonia in un tempo, in cui erano esse ridotte quasi ad un deserto dalle reciproche ostilità de' Cristiani e de' Turchi. Pure con maraviglia rammenta l'insuperabile fertilità del terreno; ed osserva, che l'altezza dell'erba era sufficiente a nascondere un carro carico alla sua vista. Vedi anche Browne Viagg. nella Collezione di Harris. Vol. II. (p. 762. ec.).
460. Zosimo fa un ampio racconto della guerra e della negoziazione (l. II. p. 123-130). Ma siccome non si dimostra nè soldato nè politico, la sua storia dee ponderarsi con attenzione, ed ammettersi con cautela.
461. Questo riguardevole ponte, ch'è fiancheggiato con torri, e fondato su grossi pali di legno, fu costruito l'anno 1566 dal Sultano Solimano per facilitare la marcia de' suoi eserciti nell'Ungheria. Vedi Browne Viagg. e Busching Sistem. di Geogr. Vol. II. p. 90.
462. Questa positura e le successive evoluzioni son chiaramente, sebbene in breve, descritte da Giuliano (Orat. I. p. 36).
463. Sulpic. Sever. l. II. 405. L'Imperatore passò la giornata in preghiere con Valente, Vescovo Arriano di Mursa, che guadagnò la sua confidenza con annunciargli l'evento della battaglia. Il Tillemont (Hist. des Emper. Tom. IV. p. 1110) osserva molto a proposito il silenzio di Giuliano rispetto al personal valore di Costanzo nella battaglia di Mursa. Il silenzio dell'adulazione qualche volta equivale alla più positiva ed autentica prova.
464. Giuliano Orat. I. p. 36 ed Orat. II. p. 59, 60. Zonara Tom. II. l. XIII. p. 17. Zosim. l. II. p. 130, 133. Quest'ultimo celebra la destrezza dell'arcier Menelao, che poteva scagliare tre dardi nel medesimo tempo; vantaggio, che secondo la sua idea degli affari militari, materialmente contribuì alla vittoria di Costanzo.
465. Secondo Zonara, Costanzo di 80000 uomini che aveva, ne perdè 30000 e Magnenzio 24000 di 36000. Gli altri articoli di questo racconto sembran probabili ed autentici; ma nel numero dell'armata del Tiranno dev'essersi fatto sbaglio o dall'autore o da' copisti. Magnenzio aveva raccolto tutte le forze d'Occidente sì de' Romani che de' Barbari in un formidabile corpo, che non può giustamente stimarsi minore di 100,000 uomini. Giulian. Orat. I. p. 34, 35.
466. Ingentes R. I. vires ea dimicatione consumptae sunt ad quaelibet bella externa idonea, quae multum triumphorum possent, securitatisque conferre. Eutrop. X. 13. Vittore il Giovane s'esprime nell'istessa guisa.
467. In quest'occasione dobbiam preferire la non sospetta testimonianza di Zosimo e di Zonara alle lusinghiere asserzioni di Giuliano. Vittore il Giovane dipinge in un singolare aspetto il carattere di Magnenzio. Sermonis acer, animi tumidi, et immodice timidus; artifex tamen ad occultandam audaciae specie formidinem. È egli più verisimile, che nella battaglia di Mursa la sua condotta fosse governata dalla natura o dall'arte? Io inclinerei alla seconda.
468. Julian. Orat. I. p. 38 39. In quel luogo non meno che nell'Oraz. II. p. 97 egli esprime la general disposizione del senato, del popolo, e de' soldati dell'Italia in favore dell'Imperatore.
469. Vittore il Vecchio descrive in una maniera patetica la misera condizione di Roma. Cujus stolidum ingenium adeo P. R. patribusque exitio fuit, uti passim domus, fora, viae, templaque cruore, cadaveribusque opplerentur bustorum modo. Atanasio Tom. I. (p. 677) deplora la morte di molte illustri vittime, e Giuliano (Orat. II. p. 58) rammenta con esecrazione la crudeltà di Marcellino implacabil nemico della casa di Costantino.
470. Zosim. l. II. p. 133. Vittore in Epitom. I panegiristi di Costanzo, col solito loro candore, omettono di far menzione di quest'accidentale disfatta.
471. Zonara Tom. II. l. XIII. p. 17. Giuliano in diversi luoghi di due orazioni si diffonde sulla clemenza di Costantino verso i ribelli.
472. Zosimo l. II. p. 133. Giuliano Orat. I. p. 40, II. 74.
473. Ammiano XV. 6. Zosimo l. II. p. 133. Giuliano, che (nell'Oraz. I. p. 40) inveisce contro i crudeli effetti della disperazion del Tiranno, rammenta (Orat. I. p. 34) gli opprimenti editti, che furon dettati dalla necessità, o dall'avarizia di esso. I suoi sudditi furon costretti a comprare i beni Imperiali; specie di proprietà dubbia e pericolosa, che in caso di rivoluzione avrebbe potuto loro imputarsi come una condannabile usurpazione.
474. Le medaglie di Magnenzio celebrano le vittorie di due Augusti e del Cesare. Quest'ultimo era un altro fratello chiamato Desiderio. Vedi Tillemont Hist. des Emp. Tom. IV. p. 757.
475. Giuliano Orat. I. p. 40, II. p. 74 con Spanem. p. 263. Il comentario di questo illustra i fatti di quella guerra civile. Mons Seleusi era un picciol luogo nelle alpi Cozie poche miglia distante da Vapincum, o Gap, città Episcopale del Delfinato. Vedi Danville Not. de la Gaule p. 464, e Longuerue Descript. de la France p. 327.
476. Zosimo l. II. p. 134. (Liban. Orat. X. p. 268, 269). Quest'ultimo con gran veemenza critica tal crudele ed appassionata politica di Costanzo.
477. Giuliano Orat. I. p. 46. Zosimo l. II. p. 134. Socrate l. II. c. 32. Sozomeno l. IV. c. 7. Vittore il Giovane descrive la sua morte con alcune orride circostanze: Transfosso latere, ut erat vasti corporis, vulnere, naribusque, et ore cruorem effundens exspiravit. Se può darsi fede a Zonara, il Tiranno, avanti di spirare, ebbe il piacere d'uccidere colle sue proprie mani sua madre e Desiderio di lui fratello.
478. Sembra che Giuliano (Orat. p. 58, 59) sia incerto nel determinare, se egli da se stesso si desse la pena de' suoi delitti, o se annegossi nel Dravo, o se da' vendicatori Demonj fu trasportato dal campo di battaglia al luogo degli eterni tormenti a lui destinato.
479. Ammiano XIV 5 XXI. 16.
480. Ammiano (l. XIV. c. 6) attribuisce la prima pratica di castrare al crudele ingegno di Semiramide, che si suppone regnasse più di mille novecento anni prima di Cristo. L'uso degli Eunuchi è molto antico sì nell'Asia che nell'Egitto. Se ne fa menzione nella Legge di Mosè Deuteron. l. XXIII. Vedi Goguet Orig. des Loix ec. P. I. l. I. c. 3.
Eunuchum dixti velle te;
Quia solae utuntur his Reginae.
Terent. Eunuch. Act. I. Sc. 2. Questa commedia è tradotta da una di Menandro, e l'originale dev'esser comparso alla luce poco dopo le conquiste orientali d'Alessandro.
Miles.... spadonibus
Servire rugosis potest.
Horat. Carm. V. 9, e Dacier Ib. Colla parola spado i Romani energicamente esprimevano il loro abborrimento a tale mutilazione. Il nome Greco d'Eunuchi, che insensibilmente prevalse, aveva un suono più dolce, ed un senso più ambiguo.
483. Noi non abbiamo che a rammentar Poside, Liberto ed Eunuco di Claudio, in favore di cui l'Imperatore prostituì varj de' più onorevoli premj del valor militare. Vedi Sveton. in Claud. c. 28. Poside impiegò una gran parte delle sue ricchezze in fabbricare.
Ut spado vincebat Capitolia nostra
Posides. Juvenal Sat. XIV.
484. Castrari mares vetuit. Sveton. in Domit. c. 7. Vedi Dion. Cass. l. LXVII p. 1107, l. LXVIII. p. 1119.
485. Si trova un passo nell'Istoria Augusta (p. 137), in cui Lampridio nel tempo che loda Alessandro Severo e Costantino per aver limitata la tirannia degli Eunuchi, deplora i danni, che cagionavano essi negli altri regni: Huc accedit quod Eunuchos nec in consiliis, nec in ministeriis habuit; qui soli Principes perdunt, dum eos more Gentium aut Rogum Persarum volunt vivere; qui a Populo etiam amicissimum semovent; qui internuntii sunt, aliud quam respondetur referentes; claudentes Principem suum, et agentes ante omnia, ne quid sciat.
486. Senofonte (Cyropaed. l. VIII. p. 540) ha esposte le speciose ragioni, che impegnaron Ciro ad affidare la propria persona alla custodia degli Eunuchi. Aveva egli osservato negli animali, che sebbene l'uso della castrazione potesse addolcire la loro non governabil fierezza, non ne diminuiva però la forza e lo spirito, e si persuadeva, che uomini separati dal resto della specie umana, sarebbero più fortemente attaccati alla persona del loro benefattore. Ma una lunga esperienza ha contraddetto al giudizio di Ciro. Può incontrarsi qualche particolar esempio di Eunuchi, distinti per la fedeltà, pel valore, e l'abilità loro; ma se esaminiamo l'istoria in genere della Persia, dell'India e della China, troveremo che la potenza degli Eunuchi ha uniformemente indicato la decadenza e la caduta di ogni dinastia.
487. Vedi Ammiano Marcellino l. XXI. c. 16, l. XXII. c. 4. Tutta la serie dell'imparziale sua storia serve a giustificar le invettive di Mammertino, di Libanio, e di Giuliano medesimo, che hanno insultato i vizi della Corte di Costanzo.
488. Aurelio Vittore censura la negligenza del suo Sovrano in eleggere i Governatori delle Province e i Generali dell'esercito; e termina la sua storia coll'ardita osservazione, ch'è assai più pericoloso in un regno debole d'attaccare i ministri, che non lo stesso Monarca: uti verum absolvam brevi, ut Imperatore ipso clarius ita apparitorum plerisque magis atrox nihil.
489. Apud quem (si vere dici debeat) multum Constantius potuit. Ammian. l. XVIII. c. 4.
490. Gregorio Nazianzeno (Orat. III. p. 90) rimprovera l'Apostata della sua ingratitudine verso Marco, Vescovo d'Aretusa, che aveva contribuito a salvargli la vita; ed apprendiamo, quantunque da un testimone meno rispettabile (Tillemont Hist. des Emper. Tomo IV. p. 916), che Giuliano fu nascosto nel santuario d'una Chiesa.
491. Si contiene il racconto più autentico dell'educazione e delle avventure di Giuliano nell'epistola, o manifesto, ch'egli stesso indirizzò al Senato ed al Popolo d'Atene. Libanio (Orat. Parental.) dal canto de' Pagani, e Socrate (l. II. c. 1) da quello de' Cristiani ce ne han conservate molte interessanti particolarità.
492. Quanto alla promozione di Gallo, vedi Idacio, Zosimo, ed i due Vittori. Secondo Filostorgio (l. IV. c. 1.). Teofilo, Vescovo Arriano, fu il testimone, e come il garante di questo solenne trattato. Egli sostenne tal carattere con generosa fermezza; ma il Tillemont (Hist. des Emper. Tom. IV. p. 1120) crede molto improbabile che un Eretico possedesse una tale virtù.
493. Sul principio fu permesso a Giuliano di proseguire i suoi studi in Costantinopoli; ma la riputazione, ch'egli acquistava, presto eccitò la gelosia di Costanzo, e fu avvisato il giovane Principe di ritirarsi ne' meno cospicui teatri della Bitinia e della Jonia.
494. Vedi Giulian. ad S. P. Q. A. 271. Girol. in Chron. Aurel. Vitt. Eutrop. X. 14. Io copierò le parole d'Eutropio, che scrisse il suo compendio circa quindici anni dopo la morte di Gallo, quando non v'era più alcun motivo o di adulare, o di deprimere il suo carattere: Multis incivilibus gestis Gallos Caesar... vir natura ferox, et ad tyrannidem pronior, si suo jure imperare licuisset.
495. Megaera quidem mortalis, inflammatrix saevientis assidua, humani aruoris avida etc. Ammian. Marcellin. l. XIV. c. 1. La sincerità d'Ammiano non gli permetterebbe di alterare i fatti, o i caratteri; ma l'amore, che ha per gli ambiziosi ornamenti, spesso lo conduce ad una veemenza d'espressione non naturale.
496. Il nome di questo era Clemazio d'Alessandria, e l'unico suo delitto fu l'aver ricusato di soddisfare a' desiderj della sua suocera, che ne sollecitò la morte, perchè era restato deluso il suo amore. Ammiano l. XIV. c. 1.
497. Vedi in Ammiano (l. XIV. c. 1, 7) un ampio ragguaglio delle crudeltà di Gallo. Giuliano suo fratello (p. 272) ci fa conoscere, ch'erasi formata una segreta cospirazione contro di lui; e Zosimo nomina (l. II. p. 135) le persone impegnate in quella, vale a dire un ministro di ragguardevol grado, ed alcuni oscuri agenti, che avevan risoluto di fare la loro fortuna.
498. Zonara (l. XIII. T. II. p. 17, 18.). Gli assassini avevano sedotto un gran numero di legionari; ma i loro disegni furono scoperti e rivelati da una vecchia, nella capanna della quale alloggiavano.
499. Nel testo attuale d'Ammiano si legge: asper quidem, sed ad lenitatem propensior, che forma un non senso contraddittorio. Valesio coll'aiuto d'un vecchio manoscritto ha corretta la prima di queste corruzioni, e si vede qualche raggio di lume, sostituendovi la parola vafer. Se ci arrischiamo a cangiare lenitatem in levitatem, quest'alterazione d'una sola lettera renderà tutto il passo chiaro e corrente.
500. In vece d'esser costretti a raccoglier da varj fonti sparse ed imperfette notizie, entriamo adesso nel pieno corso dell'istoria d'Ammiano, nè abbiam bisogno di riferire, che il settimo ed il nono capitolo del suo libro decimoquarto. Non dee però interamente ommettersi Filostorgio (l. III. c. 28) sebbene parziale per Gallo.
501. Ella preceduto avea suo marito; ma morì di febbre per viaggio in un picciol luogo della Bitinia chiamato Coenum Gallicanum.
502. Le legioni Tebee, acquartierate in Adrianopoli, mandarono a Gallo una deputazione coll'offerta de' loro servigi. (Ammiano l. XIV. c. 11.) La Notizia (S. 6, 20, 38. Edit. Labb.) fa menzione di tre diverse legioni, ch'ebbero il nome di Tebee. Lo zelo del Voltaire, per distruggere una disprezzabile quantunque celebre leggenda, lo ha tentato a negare, su' più leggieri fondamenti, l'esistenza d'una legione Tebea negli eserciti Romani. Vedi Oeuvr. de Voltaire Tom. XI. p. 414 Edit. 4.
503. Vedi l'intera narrazione del viaggio e della morte di Gallo presso Ammiano l. XIV. c. 11. Giuliano si duole, che fosse condannato a morte il fratello senza processo: si studia di giustificare o almen di scusare la crudel vendetta, che questi avea fatto, de' suoi nemici; ma sembra alla fine confessare, che giustamente si potea privarlo della porpora.
504. Filostorg. l. IV, c. 1. Zonara l. XIII. T. II. p. 19. Ma il primo era parziale per un Monarca Arriano, ed il secondo trascrisse senza scelta o criterio tutto quel che trovò negli scritti degli antichi.
505. Vedi Ammiano Marcellino (l. XV. c. 1, 3, 8.) Giuliano medesimo, nella sua lettera agli Ateniesi, fa una molto viva e giusta pittura del suo pericolo e de' suoi sentimenti. Egli dimostra però qualche propensione ad esagerar le sue pene, insinuando, sebbene in termini oscuri, ch'esse durarono più d'un anno; periodo che non si può conciliare colla verità della cronologia.
506. Giuliano ha esposto i delitti e le sventure della famiglia di Costantino in una favola allegorica con felicità immaginata, e raccontata piacevolmente. Essa forma la conclusione dell'Orazione settima, da cui fu staccata e tradotta dall'Abate della Bleterie: Vit. di Giovian. (Tom. II. p. 385-408).
507. Essa era nativa di Tessalonica in Macedonia, di nobil famiglia, figliuola e sorella di Consoli. Si può collocare il suo matrimonio coll'Imperatore nell'anno 352. In un tempo di divisione, gli storici di tutti i partiti sono fra loro d'accordo nelle sue lodi. Vedi le loro testimonianze raccolte dal Tillemont Hist. des Emper. (Tom. IV. p. 750-754).
508. Libanio e Gregorio Nazianzeno hanno esaurito gli artifizi e le forze della loro eloquenza per rappresentar Giuliano come o il primo fra gli Eroi, o il peggior de' Tiranni. Gregorio fu di lui condiscepolo in Atene; ed i sintomi, ch'egli sì tragicamente descrive della futura empietà dell'Apostata, si riducono solo ad alcune imperfezioni di corpo, ed a certe singolarità del suo conversare, e delle sue maniere. Esso protesta, ciò nonostante, che fin d'allora previde e predisse le calamità della Chiesa e dello Stato. (Gregor. Naz. Orat. IV. p. 121, 122.)
509. Succumbere tot necessitatibus tamque crebris unum se, quod numquam fecerat, aperte demonstrans; Ammiano l. XV. c. 8. Ivi esprime con i propri lor termini le adulatrici proteste de' Cortigiani.
510. Tantum a temperatis moribus Juliani differens fratris, quantum inter Vespasiani filios fuit Domitianus et Titum; Ammiano l. XIV. c. 21. Le circostanze e l'educazione de' due fratelli furono tanto simili, che somministrano un forte esempio dell'innate diversità de' caratteri.
511. Ammiano (l. XV. c. 8. Zosimo l. III. p. 137, 138)
512. Giuliano ad S. P. Q. A. (p. 275, 276). Liban. Orat. X. p. 268. Giuliano non volle cedere finchè gli Dei non gli ebber significato la lor volontà per mezzo di ripetute visioni ed augurj. Allora la sua pietà gli vietò di resistere.
513. Giuliano medesimo riferisce (p. 274) con qualche vivezza le circostanze della sua metamorfosi, i dimessi suoi sguardi e la sua perplessità in vedersi così ad un tratto trasportato in un nuovo Mondo, dove ogni oggetto gli appariva straniero ed ostile.
514. Vedi Ammiano Marcellin. (l. XV c. 8. Zosim. l. III. p. 139.) Aurelio Vittore, Vittore il Giovane in Epitom. Eutrop. X. 14.
515. Militares omnes horrendo fragore scuta genibus illidentes, quod est prosperitatis indicium plenum, nam contra cum hastis clypei feriuntur irae documentum est et doloris. Ammiano aggiunge con una delicata distinzione; cumque, ut potiori reverentia servaretur, nec supra modum laudabant, nec infra quam decebat.
516. Ἐλλαβε πορφύρεος θανάτος, καὶ μοῖρα καραταιλ: l'occupò la purpurea morte, ed il fato violento. Iliad. E. v. 83. La parola porpora, che Omero aveva usato, come un indeterminato, ma comune epiteto della morte, da Giuliano s'applicava ad esprimer molto a proposito la natura e l'oggetto delle proprie apprensioni.
517. Egli rappresenta ne' termini più patetici (p. 277) le angustie della sua nuova situazione. La provvisione della sua tavola era però sì elegante e sontuosa che il giovane filosofo la rigettò con isdegno «Quum legeret libellum assidue, quem Costantius ut privignum ad studia mitens manu sua conscripserat, praelicenter disponens quid in convivio Caesaris impendi deberet, phasianum, et vulvam, et sumen exigi vetuit et inferri.» Ammiano Marcellino (l. XVI. c. 5.)
518. Se vogliam riflettere, che Costantino, padre d'Elena, era morto più di diciotto anni avanti in una matura vecchiezza, sembrerà probabile, che la figlia, quantunque vergine, non poteva essere al tempo del suo matrimonio molto giovane. Ella poco dopo partorì un figlio, che immediatamente morì; quod obstetrix, corrupta mercede, mox natum, praesecto plusquam convenerat umbilico, necavit. Accompagnò essa l'Imperatore e l'Imperatrice nel loro viaggio di Roma, e quest'ultima, quaesitum venenum bibere per fraudem illexit, ut quotiescumque concepisset immaturum abjiceret partum; Ammiano l. XVI. c. 10. I nostri Fisici determineranno, se realmente può esservi tale veleno: quanto a me sono inclinato a credere, che la pubblica malignità imputasse gli effetti del caso a colpa di Eusebia.
519. Ammiano (XV. 5.) era perfettamente informato della condotta e del fato di Silvano; egli stesso era uno de' pochi seguaci, che accompagnarono Ursicino in quella pericolosa impresa.
520. Quanto alle particolarità della gita di Costanzo a Roma, vedi Ammiano l. XVI. c. 10. Noi abbiam solamente da aggiungere, che da Costantinopoli fu scelto per Deputato Temistio, e ch'egli compose per questa ceremonia la sua quarta orazione.
521. Ormisda, Principe fuggitivo di Persia, fece osservare all'Imperatore, che se faceva un tal cavallo, dovea pensare a preparargli una simile stalla (qual'era il Foro di Traiano). Si riporta un altro detto d'Ormisda, cioè «che gli era solo dispiaciuta una cosa, vale a dire che a Roma gli uomini morivano come altrove». Se noi adottiamo questa lezione del testo di Ammiano (displicuisse, invece di placuisse) possiamo risguardarla come una prova della Romana vanità. Il senso contrario sarebbe stato quello d'un misantropo.
522. Allorchè Germanico visitò gli antichi monumenti di Tebe, il più vecchio fra' Sacerdoti gli spiegò il significato di que' geroglifici, Tacit. Annal. II c. 60. Ma sembra verisimile, che avanti l'utile invenzione dell'alfabeto, questi o naturali o arbitrarj segni fossero i comuni caratteri della nazione Egiziana. Vedi Warburton Divin. Legaz. di Mosè Vol. III. p. 69-243.
523. Vedi Plin. Hist. Nat. l. XXXVI. c. 14, 15.
524. Ammiano Marcell. l. XVII. c. 4. Egli ci dà una interpretazione Greca de' geroglifici; e Lindenbrogio suo Comentatore aggiunge un'iscrizione Latina del tempo di Costanzo in venti versi contenente una breve istoria dell'obelisco.
525. Vedi Donat. Rom. Antiq. l. III. c. 14. l. IV. c. 41 e l'erudita quantunque confusa Dissertazione del Bargeo sugli obelischi, inserita nel Tomo IV dello Antichità Romane di Grevio. p. 1897-1936. Questa dissertazione è dedicata al Pontefice Sisto V, ch'eresse l'obelisco di Costanzo nella piazza ch'è avanti alla Chiesa Patriarcale di S. Gio. Laterano.
526. Gli avvenimenti di questa guerra de' Quadi e de' Sarmati si riferiscono da Ammiano XVI, 10, XVII, 12, 13, XIX, 11.
527. Genti Sarmatarum magno decori considens apud eos regem dedit: Aurel. Vittore. In una fastosa Orazione, pronunziata da Costanzo medesimo, egli si diffonde con molta vanità e con qualche cosa di vero nelle proprie sue geste.
528. Ammian. XVI. 9.
529. Ammiano (XVII. 5) trascrive l'orgogliosa lettera. Temistio (Orat. IV p. 57. Edit. Petav.) fa menzione dell'involto di seta. Idacio e Zonara descrivono il viaggio dell'Ambasciatore, e (in Excerpt. Legat. p. 28). Pietro Patrizio c'informa della sua conciliante condotta.
530. Ammiano XVII. 5 e Vales. ib. Il sofista o filosofo (questi nomi erano in quel tempo quasi sinonimi) era Eustazio di Cappadocia, discepolo di Jamblico ed amico di S. Basilio, Eunapio (in vit. Edexii p. 44, 47), appassionato pel suo filosofico Ambasciatore, gli attribuisce la gloria d'avere incantato il barbaro Re colle persuasive lusinghe della ragione e dell'eloquenza. Vedi Tillemont (Hist. des Emper. Tom. IV p. 828, 1132).
531. Ammiano XVIII 5, 6, 8. Il decente e rispettoso contegno d'Antonino verso il Generale Romano lo pone in un aspetto molto interessante ed Ammiano stesso parla con qualche compassione e stima del traditore.
532. Questa circostanza, quale ci vien notificata da Ammiano, serve a provare la veracità d'Erodoto (l. I. c. 133) e la durevolezza de' costumi Persiani. Questi sono stati sempre dediti all'intemperanza; ed i vini di Shiraz hanno trionfato sopra la legge di Maometto. Brisson de Regn. Pers. l. II. p. 462-472 e Chardin. Viag. in Pers. Tom. III. p. 90.
533. Ammiano l. XVIII. 6, 7, 8, 10.
534. Per la descrizione d'Amida, vedi d'Herbelot Bibliot. Orient. p. 108. Hist. de Timur-Rec par Cherefeddin Alì l. III. c. 41. Ahmed Arabasides Tom. I. p. 331. c. 43. Viag. di Tavernier Tom. I. p. 301. Viag. d'Otter. Tom. II. p. 273 e Viag. di Niebuhr. Tom. II. p. 324,-328. L'ultimo di questi viaggiatori, dotto ed esatto Danese, ha dato una pianta d'Amida, che illustra le operazioni dell'assedio.
535. Diarbekir, ch'è chiamata Amid, o Kara-amid nelle pubbliche scritture de' Turchi, contiene sopra 16000 case, ed è la residenza d'un Bassà di tre code. L'epiteto di Kara nasce dall'oscurità della pietra, che compone le forti ed antiche mura d'Amida.
536. Le operazioni dell'assedio d'Amida sono minutamente descritte da Ammiano (XIX. 1-9) ch'ebbe un'onorevole parte nella difesa, e con fatica si salvò quando la città fu assaltata da' Persiani.
537. Di queste quattro nazioni gli Albanesi troppo bene sono conosciuti per aver bisogno d'alcuna descrizione. I Segestani abitavano un'ampia e piana regione, che sempre conserva il loro nome al Sud di Korasan, ed a Ponente dell'Indostan (vedi Georg. Nubiens. p. 133 e d'Herbelot Bibl. Orient. p. 797). Non ostante la vantata vittoria di Bahram (vol. I. p. 410) i Segestani più d'ottant'anni dopo compariscono alleati di Persia come un'indipendente nazione. Non ci è nota la situazione de' Verti e de' Chioniti; ma sono inclinato a collocare (almeno i secondi) verso i confini dell'India e della Scizia. Vedi Ammiano XVI. 9.
538. Ammiano ha indicato la cronologia di quest'anno con tre segni, che non sono perfettamente coerenti tra loro, o colla serie dell'istoria. 1. Il grano era maturo, quando Sapore invase la Mesopotamia; cum jam stipula flavente turgerent: circostanza, che nella latitudine d'Aleppo naturalmente porterebbe al mese d'Aprile o di Maggio. Vedi Harmer Osservaz. sulla Scrittur. Vol. I. p. 41. Shaw Viagg. p. 355 ediz. 4. Secondariamente s'impedirono i progressi di Sapore dall'inondazione dell'Eufrate che generalmente accade ne' mesi di Luglio e d'Agosto. Plin. His. Nat. V. 21. Viag. di Pietro della Valle Tom. I p. 696, 3. Quando Sapore dopo un assedio di settantatre giorni ebbe preso Amida, l'autunno era molto avanzato, autumno praecipiti, haedorumque improbo sidere exorto. Per conciliare queste apparenti contraddizioni, conviene ammettere qualche ritardo nel Re di Persia, qualche inesattezza nell'istorico, e qualche disordine nelle stagioni.
539. Ammiano dà notizia di questi assedj XX. 6, 7.
540. Quanto all'identità di Virta e di Tecrit, vedi Danville Geogr. anc. Tom. II. p. 201, e quanto all'assedio fatto di quel castello da Timur-Bec a Tamerlano, vedi Cherefeddin l. III. c. 33. Il biografo Persiano esagera il merito e la difficoltà di quest'impresa, che liberò le carovane di Bagdad da una formidabile banda di ladri.
541. Ammiano (XVIII. 5, 6. XIX. 3. XX. 2) rappresenta il merito e la disgrazia d'Ursicino con quella fedel diligenza, che un soldato deve al suo generale. Vi si può sospettare qualche parzialità, ma tutto il racconto è coerente e probabile.
542. Ammiano XX. 11. Omisso vano incepto hiematurus Antiochiae rediit in Syriam aerumnosam, perpessus et ulcerum, sed et atrocia diuque deflenda. In tal modo ha restaurato Giacomo Gronovio un oscuro passo: e crede che questa sola correzione meritasse una nuova edizione del suo Autore, il senso del quale si può adesso oscuramente capire. Io aspettava qualche maggior luce dalle recenti fatiche del dotto Ernesti (Lips. 1773).
543. Da Giuliano medesimo posson rilevarsi le devastazioni de' Germani e le angustie della Gallia. Orat. ad S. P. Q. Athen; p. 277. Ammiano XV. 21. Liban. Orat. X. Zosimo l. III. p. 140. Sozomeno l. III. c. 1.
544. Ammiano XVI. 8. Sembra che tal nome derivi da' Toxandri di Plinio, e s'incontra molto frequentemente nelle istorie del medio evo. Toxandria era un paese di boschi e di paludi, che si estendeva dalle vicinanze di Tongres fino all'unione del Vahal col Reno. Vedi Vales, Notit. Galliar. p. 558.
545. Il paradosso del P. Daniel, che i Franchi ebbero alcuno stabilimento permanente da questa parte del Reno avanti a' tempi di Clodoveo, è confutato con molta erudizione e buon senso dal Biet, che ha dimostrato con una serie di prove il loro possesso non interrotto di Toxandria per cento trent'anni avanti l'avvenimento al trono di Clodoveo. La dissertazione del Biet fu coronata dall'accademia di Soissons l'anno 1736 e pare che giustamente si preferisse al discorso del suo più celebre competitore l'Abate Le Boeuf, antiquario, il cui nome era felicemente espressivo de' suoi talenti.
546. La vita privata di Giuliano nella Gallia e la severa disciplina, che si propose di seguitare, vengono esposte da Ammiano (XVI. 5) che si protesta di lodare, e da Giuliano medesimo, che affetta di mettere in ridicolo (Misopog. p. 540) una condotta, che in un Principe della casa di Costantino doveva eccitar con ragione la sorpresa del mondo.
547. Aderat Latine quoque disserenti sufficiens serma. Ammiano XVI. 5. Ma Giuliano, educato nelle scuole della Grecia, risguardò sempre il linguaggio de' Romani, come un dialetto straniero e popolare, ch'egli usava solo nelle necessarie occasioni.
548. Non sappiamo qual fosse l'attuale uffizio di questo eccellente ministro, che poi Giuliano creò Prefetto della Gallia. Sallustio fu presto richiamato dalla gelosia dell'Imperatore; e si può tuttavia leggere un sensibile ma pedantesco discorso (p. 218-352) in cui Giuliano deplora la perdita di sì pregevole amico, al quale si confessa debitore della sua riputazione. Vedi La Bleterie Pref. a la vie de Jovien. p. 20.
549. Ammiano (XVI. 2, 3) sembra molto più soddisfatto dell'esito di questa prima campagna che Giuliano medesimo, il quale molto ingenuamente confessa, ch'egli niente fece di conseguenza, e che fuggì avanti il nemico.
550. Ammiano XVI. 7. Libanio parla piuttosto con vantaggio de' militari talenti di Marcello (Orat. p. 273) e Giuliano fa conoscere, che non si sarebbe così facilmente richiamato, qualora non avesse dato altri motivi di dispiacere alla Corte v. 278.
551. Severus, non discors, non arrogans, sed longa militiae frugalitate compertus, et eum recta, praeeuntem secuturus, ut ductorem morigerus miles. Ammiano XVI. 11. Zosimo l. III. p. 140.
552. Intorno al disegno e alla mancanza di cooperazione fra Giuliano e Barbazio, vedi Ammiano XVI. 11 e Libanio Orat. X. p. 273.
553. Ammiano XVI. 12 descrive colla sua gonfia eloquenza la figura ed il carattere di Cnodomar: Audax et fidens ingenti robore lacertorum, ubi ardor praelii sperabatur immanis, equo spumante, sublimior erectus in jaculum formidandae vastitatis, armorumque nitore conspicuus; antea strenuus et miles, et utilis praeter ceteros ductor... Decentium Caesarem superavit aequo marte congressus.
554. Dopo la battaglia, Giuliano tentò di restituire il vigore dell'antica disciplina con esporre questi fuggitivi, vestiti da donne, alla derisione di tutto il campo. Nella seguente campagna quelle truppe nobilmente rivendicarono il loro onore. Zosimo l. III. p. 142.
555. Giuliano stesso (ad S. P. Q. Athen. p. 279) parla della battaglia di Strasburgo colla modestia d'uno che conosce il proprio merito, ἐμαχεσάμην ουκ ἀκλεως ἰσως καὶ εις υμας ἀφίκετο ἠ τοιαυτη μάχη: pugnammo non senza gloria: forse in voi ridondava il merito di tal pugna. Zosimo lo paragona colla vittoria d'Alessandro sopra Dario; noi però non sappiamo vedervi alcuno di que' colpi di genio militare, che chiamano l'attenzione de' secoli sulla condotta e sul successo d'una giornata.
556. Ammiano XVI. 12. Libanio ne aggiunge duemila al numero degli uccisi (Orat. X. p. 274). Ma queste piccole differenze spariscono a fronte de' 60000 Barbari, che Zosimo ha sagrificato alla gloria del suo Eroe (l. III. p. 131). Si potrebbe attribuir questo numero stravagante alla negligenza de' copisti, se il credulo o parziale istorico non avesse fatto crescere l'esercito di 35000 Alemanni in una innumerabil moltitudine di Barbari, πληθος αππρον βαρβαρώ. Non è nostra colpa se tale scoperta c'inspira in simili casi un'opportuna diffidenza.
557. Ammiano XVI. 12. Libanio Orat. X. p. 276.
558. Libanio (Orat. III. p. 137) fa una pittura molto vivace de' costumi de' Franchi.
559. Ammiano XVII. 2. Libanio Orat. X. p. 278. L'oratore Greco, per aver mal inteso un passo di Giuliano, s'è indotto a rappresentare i Franchi in numero di mille, e poichè il suo capo era sempre pieno della guerra del Peloponeso, li paragona a' Lacedemoni, che furono assediati e presi nell'Isola di Sfacteria.
560. Giuliano ad S. P. Q. Athen. p. 280. Libanio Orat. X. p. 274. Secondo l'espressione di Libanio, l'Imperatore δωρα ωνομαζε, (li chiamò doni) che La Bleterie (Vie de Julien. p. 118) interpreta come un'onesta confessione, e Valesio (ad Ammiano XVII. 2) come una bassa evasione della verità. Dom. Bouquet (Hist. de France Tom. I. p. 733) sostituendovi l'altra parola ενομισε (stabilì) vorrebbe togliere tutte due le difficoltà e lo spirito di questo passo.
561. Ammiano XVII. 8. Zosimo l. III. p. 146-150 la sua narrazione viene oscurata da un miscuglio di favole; e Giuliano (ad S. P. Q. Athen. p. 280) così s'esprime, ἐμαχεσάμην ουκ ἀκλεῶς. ἰσως καὶ εις υμας ἀφίκετο ἠ τοιαυτη μάχη. Ricevemmo una parte della nazione de' Salj, e scacciammo i Camavj. Questa differenza di trattamento conferma l'opinione che a' Salj Franchi fosse permesso di ritenere i loro stabilimenti in Toxandria.
562. Quest'interessante storia, ch'è stata compendiata da Zosimo, si riferisce da Eunapio (in Excerpt. Legat. p. 15, 16, 17) con tutte le amplificazioni della Rettorica Greca; ma il silenzio di Libanio, di Ammiano e di Giuliano medesimo ne rende molto sospetta la verità.
563. Libanio, amico di Giuliano, chiaramente ci fa sapere (Orat. IV. p. 178) che il suo Eroe avea composta l'istoria delle sue campagne Galliche. Ma Zosimo (l. III. p. 140) sembra, che derivasse la sua notizia solo dalle orazioni (logoi) e dalle Epistole di Giuliano. Il discorso, indirizzato agli Ateniesi, contiene un esatto, quantunque generale racconto della guerra contro i Germani.
564. Vedi Ammiano XVII. 1, 10. XVIII, 2 e Zosimo l. III. p. 144. Giuliano ad S. P. Q. Athen. p. 280.
565. Ammiano XVIII. 2. Libanio Orat. X. p. 279, 280. Di questi sette posti, quattro sono presentemente città di qualche conseguenza, cioè Bingen, Andernac, Bonn, e Nuyss: gli altri tre, vale a dire Tricesinae, Quadriburgium, e Castra Herculis, o Eraclea non sussistono più; ma v'è motivo di credere, che nel luogo, dov'era Quadriburgum, gli Olandesi abbian costruito il Forte di Schenk; nome che tanto offendeva la fastidiosa delicatezza di Boileau. Vedi D'Anville Not. de l'anc. Gaule p. 183. Boileau Ep. p. IV. e le Note.
566. Noi possiam credere a Giuliano medesimo (Orat. ad S. P. Q. Athen. p. 280) che dà una particolar notizia del fatto. Zosimo v'aggiugne 200 vascelli di più, l. III. p. 145. Se vogliam computare le seicento navi di grano di Giuliano a sette sole tonnellate l'una, eran capaci di estrarne 120000 sacca (Vedi Arbuthnot Pes. e Misur. p. 237). Il paese, che poteva soffrire sì grand'estrazione, doveva esser già pervenuto ad un ottimo stato d'agricoltura.
567. Le truppe una volta proruppero in un ammutinamento, avanti al secondo passaggio del Reno. Ammiano XXII. 9.
568. Ammiano XVI. 5. XVIII. 1. Mammertino in Paneg. Vet. XI. 4.
569. Ammiano XVII. 3. Giulian. Epist. XV. edit. Spanhem. Tal condotta giustifica almeno l'encomio di Mammertino: Ita illi anni spatia divisa sunt, ut aut Barbaros domitet, aut civibus jura restituat; perpetuum professus aut contra hostem, aut contra vitia certamen.