474. Greg. Nazianz. Orat. III. p. 81. E questa legge fu confermata dalla pratica invariabile dell'istesso Giuliano. Warburton ha giustamente osservato (p. 35) che i Platonici credevano nella misteriosa virtù delle parole: ed il contraggenio di Giuliano pel nome di Cristo potea procedere da superstizione ugualmente che da disprezzo.
475. Juliano Fragm. p. 288. Ei deride la μορια αλιλαιων stoltezza dei Galilei; (Epist. 7) e perde tanto di vista i principj di tolleranza, che brama, Epist. 42. ακοντας ιασθαι, medicarli contro lor voglia.
476. Ου γαρ μοι θεμις εστι χομιζεμεν, η ελεαιρειν Ανδρας οι και θεοισιν απεχθωντ’ αθανατοισιν. Poichè non mi è permesso d'aver cura o misericordia di uomini, che sono odiosi agli Dei immortali. Questi due versi, che Giuliano ha cangiati e pervertiti nel vero spirito d'un superstizioso (Epist. 49) son presi dal discorso d'Eolo, che ricusa di accordare ad Ulisse un nuovo aiuto di venti (Odyss. X. 73). Libanio (Orat. parent. c. 59. p. 286.) tenta di giustificare questa parziale condotta con un'apologia, in cui si travede la persecuzione attraverso la maschera del candore.
477. Queste leggi sopra il Clero si posson vedere ne' leggieri cenni, che ne ha dato Giuliano medesimo (Epist. 52.), nelle vaghe declamazioni di Gregorio (Orat. III. p. 86. 87), e nelle positive asserzioni di Sozomeno l. V. c. 5.
478. Inclemens, perenni obruendum silentio. Ammiano XXII. 10. XXV. 5.
479. Può confrontarsi l'editto medesimo, che tuttavia sussiste nella 42 fra le lettere di Giuliano, con le libere invettive di Gregorio (Orat. III. p. 96). Il Tillemont (Mem. Eccl. VII. pag. 96) ha raccolto le apparenti differenze fra gli antichi ed i moderni. Possono però facilmente conciliarsi fra loro. A' Cristiani fu direttamente proibito d'insegnare, ed indirettamente d'apprendere, mentre non avrebbero mai frequentato le scuole de' Pagani.
480. Cod. Theod. lib. XIII. Tit. III. de medicis et professor. leg. 5. (pubblicata li 17 Giugno, ricevuta a Spoleti, in Italia il 29 Luglio dell'anno 363) con le illustrazioni del Gottofredo, Tom. V. p. 31.
481. Orosio celebra la lor disinteressata risoluzione. Sicut a majoribus nostris compertum habemus, omnes ubique propemodum.... officium quam fidem deserere maluerunt. VII. 30. Proeresio, Sofista Cristiano ricusò d'accettare il parzial favore dell'Imperatore. Hieronym. in Chron. p. 185 ed. Scalig. Eunap. in Proaeresio p. 126.
482. Essi ricorsero all'espediente di comporre libri per le loro scuole. In pochi mesi Apollinare pubblicò le sue Cristiane imitazioni d'Omero (Istoria sacra in 4 libri), di Pindaro, d'Euripide e di Menandro; e Sozomeno è persuaso, ch'esse uguagliassero o superassero gli originali.
483. Tal era l'istruzione di Giuliano a' suoi Magistrati Epist. 7 προτιμασθαι μεν τοι τους θεοσεβεις και πανυ φημι δειν dico che si debbano onninamente preferire quelli che venerano gli Dei. Sozomeno (l. V. c. 18) e Socrate (l. III. c. 13) esser debbon ridotti alla misura di Gregorio (Orat. III. p. 195), non in vero meno proclive ad esagerare, ma più ritenuto per l'attual cognizione de' lettori del suo tempo.
484. ψηφω θεων και διδυς και ην διδυς. Dando e non dando secondo il suffragio degli Dei. Liban. Orat. parent. c. 88, pag. 314.
485. Gregor. Nazianzen. Orat. III. p. 74, 91, 92. Socrate l. III. c. 4. Teodoreto l. III. c. 6. Può accordarsi però qualche tara alla violenza del loro zelo non meno parziale di quello di Giuliano.
486. Se paragoniamo il moderato linguaggio di Libanio (Orat. parent. c. 60, p. 286) con le forti esclamazioni di Gregorio (Orat. III p. 86, 87) sarà difficile di persuaderci che i due Oratori veramente descrivano i medesimi fatti.
487. Restan, o Aretusa, posta in ugual distanza di sedici miglia fra Emesa (Hems) ed Epifania (Hamath) fu fondata, o almeno nominata da Seleucio Nicatore. La particolare sua Era incomincia dall'anno 685 di Roma secondo le medaglie della città. Nella decadenza de' Seleucidi, Emesa ed Aretusa furono usurpate dall'Arabo Sampsiceramo, la posterità del quale, divenuta vassalla di Roma, non era anche estinta nel regno di Vespasiano. Vedi Danville Carte, e geogr. antic. Tom. II p. 134. Wesseling. Itinerar. p. 188 e Noris Epoch. Syro Maced. p. 80, 481, 482.
488. Sozomeno l. V. c. 10. Fa maraviglia che Gregorio e Teodoreto abbian soppresso una circostanza, che, a' loro occhj, doveva far crescer di pregio il religioso merito del Confessore.
489. I patimenti e la costanza di Marco, che Gregorio ha sì tragicamente rappresentato (Orat. III. p. 88-91) si confermano dall'indubitabile e forzata testimonianza di Libanio. Μαρκος εκεινος κρεμαμενος και μαστιγουμενος, και του πωγωνος αυτω τιλλομενου, παντα ενεγκων ανδρειως νυν ισοθεος εστι ταις τιμαις, καν φανη που περιμαχητος ευθυς; quel Marco essendo stato sospeso e battuto, ed essendogli stata svelta la barba, fortemente avendo tutto sofferto, adesso è onorato come un Dio, e dovunque si trovi, con ardore si combatte pel favore di lui. Epist. 730. p. 350. 351. Ed. Wolf. Amstel. 1713.
490. Περιμαχητος: intorno a cui si contende; certatim eum sibi (Christiani) vindicant. In tal modo Lacroze e Volfio (ivi) hanno spiegato un vocabolo Greco, di cui non s'era capito il vero senso dagl'Interpreti antecedenti e neppure dal Le Clerc (Bibl. ant. et mod. Tom. III. p. 371). Contuttocciò il Tillemont in strana guisa tormentasi per capire (Mem. Eccl. Tom. VII. p. 1309) come Gregorio e Teodoreto potessero prender per santo un Vescovo Semi-arriano.
491. Vedi il ragionevol consiglio di Sallustio (Gregorio Nazianzeno Orat. III. 90. 91). Libanio intercede in favore di un simile reo, per timore di trovar molti Marchi; pure conviene, che se Orione avea realmente nascosto i beni sacri, meritava d'esser condannato al gastigo di Marsia, cioè d'essere scorticato vivo. Ep. 730. p. 349, 351.
492. Gregorio (Orat. III. p. 90), è persuaso, che salvando l'Apostata, Marco avea meritato molto peggio di quello che aveva sofferto.
493. Il bosco ed il tempio di Dafne son descritti da Strabone (l. XVI. p. 1089, 1090 ed. Amstel. 1707), da Libanio (Naenia p. 185. 188. Antioch. Orat. XI. p. 380, 581. ec.) e da Sozomeno (l. v. c. 19). Wesseling (Itin. p. 581), e Casaubono (ad Hist. Aug. p. 64) illustrano questo curioso soggetto.
494. Simulacrum in eo Olympiaci Jovis imitamenti aequiparans magnitudinem. Ammiano XXII. 13. Il Giove Olimpico era alto sessanta piedi, e la sua mole per conseguenza era uguale a quella di mille uomini. Vedi una curiosa memoria dell'Ab. Gedoyn Acad. des Inscr. Tom. IX. p. 198.
495. Adriano lesse l'istoria della sua futura grandezza sopra una foglia immersa nel fonte Castalio: artificio, che secondo il medico Vandale (de Oraculis 281, 282) per mezzo di chimiche preparazioni può facilmente eseguirsi. L'Imperatore turò la sorgente di tal pericolosa cognizione, la quale fu riaperta dalla devota curiosità di Giuliano.
496. Fu acquistato l'anno di Cristo 44 ed il 92 dell'era di Antioco (Noris Epoc. Syr. Maced. p. 139-174) per il termine di novanta olimpiadi. Ma non furon celebrati regolarmente i giuochi olimpici d'Antiochia fino al regno di Commodo. Vedine le curiose particolarità nella cronica di Gio. Malala (Tom. I. p. 290, 320, 370, 381) scrittore, il merito e l'autorità del quale si ristringono a' limiti della sua patria.
497. Quindici talenti d'oro, lasciati da Sosibio, che morì al tempo d'Augusto. Si riferiscono i meriti teatrali delle città della Siria nel secolo di Costantino nell'Expositio totius mundi p. 6. (Hudson Geogr. min. Tom. III.).
498. Avidio Cassio Syriacas legiones dedi luxuria diffluentes, et Daphnicis moribus. Queste sono le parole dell'Imperatore Marco Antonino in una lettera originale conservataci dal suo Biografo (in Hist. Aug. p. 41). Cassio licenziò o punì ogni soldato che fosse veduto a Dafne.
499. Aliquantum agrorum Daphnensibus dedit (Pompeo) quo lucus ibi spatiosior fieret, delectatus amoenitate loci, et aquarum abundantia, Eutrop. VI. 14. Sext. Ruf. de Provinc. c. 16.
500. Giuliano (Misopogon. p. 361. 362) scuopre il suo carattere con quella naturalezza, con quella inavveduta semplicità, che sempre costituisce la vera fantasia.
501. Babila è rammentato da Eusebio nella successione dei Vescovi d'Antiochia (Hist. Eccl. l. VI. c. 29. 30). Vien diffusamente celebrato da Grisostomo (Tom. II. p. 536. 579. ed. Montfaucon.) il suo trionfo sopra due Imperatori (il primo favoloso, ed il secondo istorico). Il Tillemont (Memoir. Ecclesiast. Tom. III. p. II. p. 287. 302. 459. 465.) diviene quasi scettico.
502. I Critici Ecclesiastici, particolarmente quelli che amano le reliquie, esultano per la confessione di Giuliano (Misopogon p. 361) e di Libazio (Naen. pag. 785) che Apollo fosse disturbato dalla vicinanza d'un uomo morto. Ammiano però (XXII. 12.) fa mondare e purificare tutto il terreno secondo i riti che usaron anticamente gli Ateniesi nell'isola di Delo.
503. Giuliano, in Misopogon p. 361, insinua, piuttosto che affermi il loro delitto. Ammiano (XXII. 13), tratta quest'imputazione come levissimus rumor, e riferisce l'istoria con estremo candore.
504. Quo tam atroci casu repente consumpto, ad id usque Imperatoris ira provexit, ut quaestiones agitare juberet solito acriores (Giuliano però biasima la mollezza de' Magistrati d'Antiochia) et majorem Ecclesiam Antiochiae claudi. Tale interdetto fu eseguito con alcune circostanze d'indegnità e di profanazione; e l'opportuna morte dello zio di Giuliano, attore principale, si riferisce con molto superstiziosa compiacenza dall'Ab. della Bleterie. Vie de Julien pag. 362, 569.
505. Oltre gl'Istorici Ecclesiastici, che debbono essere più o meno sospetti, possiamo allegare la passione di S. Teodoro negli Atti sinceri di Ruinart p. 591. Il lamento di Giuliano le dà un'aria originale ed autentica.
506. Juliano Misopogon p. 361.
507. Vedi Greg. Naz. Orat. III. p. 87. Sozomeno (l. V. c. 9) può considerarsi come un testimone originale, quantunque non imparziale. Egli era nativo di Gaza, ed aveva conversato col Confessore Zenone, Vescovo di Majuma, che visse fino all'età di cent'anni (l. VII. c. 28). Filostorgio (l. VII. c. 14. colle Dissertazioni del Gottofredo p. 284), aggiunge alcune tragiche circostanze di Cristiani, che furono letteralmente sacrificati sugli altari degli Dei ec.
508. La vita e morte di Giorgio di Cappadocia sono descritte da Ammiano (XXII. 11.), da Gregorio Nazianzeno (Orat. XXI. p. 382. 385. 389. 390.) e da Epifanio (Haeres. 70). Le invettive de' due Santi non meriterebbero molta fede, se confermate non fossero dalla testimonianza del freddo ed imparziale Pagano.
509. Dopo l'uccisione di Giorgio, l'Imperator Giuliano più volte ordinò, che se ne conservasse la libreria per uso suo, e che si torturassero gli schiavi, che potessero esser sospetti d'aver occultato qualche libro. Ei loda il merito della collezione, da cui avea prese in prestito e trascritte molte opere, quando faceva i suoi studi in Cappadocia. Avrebbe in vero desiderato, che perissero le opere de' Galilei; ma richiese un esatto conto anche di quei Teologici Volumi, affinchè non si perdesser con essi altri pregevoli trattati. Juliano Epist. IX. XXXIV.
510. Filostorgio con cauta malizia indica la loro colpa; και του Αθανασιου γνωμην στρατηγισαι της πραξεως e che il consiglio d'Atanasio diresse quel fatto lib. VII. c. 2. Gottofred. pag. 267.
511. Cineres projecit in mare, id metuens, ut clamabat, ne, collectis supremis, aedes illis extruerent; ut reliquis, qui deviare a religione compulsi, pertulere cruciabiles poenas, ad usque gloriosam mortem intemerata fide progressi, et nunc Martyres appellantur. Ammiano XXII. 11. Epifanio prova agli Arriani, che Giorgio non fu martire.
512. Alcuni Donatisti (Optat. Millev. p. 60. 307. Ed. Dupin. e Tillemont Mem. Eccles. Tom. VI. p. 713 in 4.) e Priscillianisti (Tillemont. T. VIII. p. 516.) hanno in simile guisa usurpato gli onori di martiri e di santi Cattolici.
513. I Santi della Cappadocia, Basilio ed i Gregorj, non furono informati del Santo loro compagno. Il Papa Gelasio, il primo fra' Cattolici, che riconosca S. Giorgio (nell'an. 494.), lo pone fra' martiri «qui Deo magis quam hominibus noti sunt». Rigetta i suoi atti, come opera d'Eretici. Tuttavia sussistono alcuni, forse non i più antichi dagli atti spurj, ed a traverso una nuvola di finzioni possiamo anche scorgere il combattimento che S. Giorgio di Cappadocia sostenne in presenza della Regina Alessandra, contro il Mago Atanasio.
514. Non si dà questa trasformazione come assolutamente certa, ma com'estremamente probabile. Vedi Lengueruana Tom. I. p. 194.
515. Si potrebbe trarre una curiosa storia del culto di S. Giorgio fino dal sesto secolo (in cui era già venerato nella Palestina e nell'Armenia, in Roma ed a Treveri nella Gallia) dal Dottor Heylin Istor. di S. Giorg. 2. Ediz. Lond. 1633. in 4. p. 429. e da' Bollandisti Act. SS. Mens. April. Tom. III. p. 100-163. La sua fama e popolarità in Europa, e specialmente in Inghilterra, provenne dalla Crociate.
516. Juliano Epist. 43.
517. Juliano Ep. X. Egli permetteva agli amici di calmare la sua collera. Ammiano XXII. 11.
518. Vedasi Atanasio ad Rufin. Tom. II. p. 40, 41. e Greg. Nazianz. (Orat. III. p. 395, 396) il quale giustamente stabilisce, che fu il moderato zelo del Primato più meritorio dello sue preghiere, de' suoi digiuni, delle sue persecuzioni ec.
519. Io non ho tempo di seguire la cieca ostinazione di Lucifero di Cagliari. Vedansi le sue avventure nel Tillemont (Mem. Eccl. Tom. VII. p. 900, 926,) e si osservi, come insensibilmente cangia il colore della narrazione, finattantochè il Confessore diventa uno scismatico.
520. Assensus est huic sententiae Occidens, et per tam necessarium concilium Satanae faucibus mundus ereptus. Il vivo ed artificioso dialogo di Girolamo contro i Luciferiani (Tom. II. p. 135-155.) presenta un'original pittura della politica Ecclesiastica di quei tempi.
521. Il Tillemont, supponendo, che Giorgio fosse trucidato nel mese d'Agosto, accumula in uno stretto spazio le azioni d'Atanasio (Mem. Eccles. Tom. VIII. p. 360). Un frammento originale, che pubblicò il Marchese Maffei, tratto dall'antica Libreria Capitolare di Verona (Osserv. Letter. Tom. III. p. 60-92), somministra molte importanti date, che sono autenticate dal computo dei mesi Egiziani.
522. Τον μιαρον, ος ετολμησεν Ελληνιδας επ’ εμου, γυναικας των επισημων Βαπτισαι διωκεσθαι. Ho conservato l'ambiguo senso di quest'ultima voce; ambiguità d'un tiranno che brama di trovare o di crear delle colpe.
523. Le tre lettere di Giuliano, che spiegano la sua intenzione e condotta intorno ad Atanasio, si dovrebbero disporre nel seguente ordine cronologico, XXVI. X. VI. Vedi anche Greg. Naz. XXI. p. 393. Sozomen. Lib. V. c. 15. Socrate lib. III. c. 14. Teodoreto lib. III. c. 9. e Tillemont Mem. Eccl. Tom. VIII. p. 361-368, che si è servito d'alcuni materiali preparati dai Bollandisti.
524. Vedi la bella confessione di Gregorio, Orat. III. pag. 61-62.
525. Si oda il furioso ed assurdo lamento d'Ottato. De schism. Donat. l. II c. 16. 17.
526. Gregor. Naz. Orat. III. p. 91. IV. p. 133. Ei loda i tumultuanti di Cesarea; τουτων δε των αγμελοσυων και θερμων εις ευσεβειαν; questi magnanimi e ferventi nella pietà. Vedi Sozomeno l. V. 4. 11. Il Tillemont (Mem. Eccles. T. VII. p. 649-650.) confessa che la lor condotta non fu dans l'ordre commun: ma resta perfettamente soddisfatto, perchè il gran S. Basilio celebrò sempre la festa di questi benedetti Martiri.
527. Giuliano decise una lite contro la nuova città Cristiana di Maiuma, porto di Gaza; e quantunque la sua sentenza potesse imputarsi di superstizione, non fu mai revocata dai suoi successori. Sozomeno lib. V. c. 3. Roland. Palest. T. II. pag. 791.
528. Gregorio (Orat. III. p. 93, 94, 95. Orat. IV. p. 114.) pretende di parlare secondo le informazioni avute dai confidenti di Giuliano, che Orosio (VII. 30) non potè avere veduto.
529. Gregorio (Orat. III. p. 91.) accusa l'Apostata di segreti sacrifizi di fanciulli e di fanciulle, e positivamente afferma, che n'erano gettati i corpi nell'Oronte. Vedi Teodoreto lib. III. c. 26, 27 e l'equivoco candore dell'Ab. della Bleterie, Vie de Julien p. 351, 352. Pure la malizia dei contemporanei non potè imputare a Giuliano le truppe di Martiri, specialmente nell'Occidente, che il Baronio sì avidamente moltiplica, ed il Tillemont così debolmente rigetta (Mem. Eccles. Tom. VII. p. 1295-1315).
530. La rassegnazione di Gregorio è veramente edificante (Orat. IV. p. 123. 124). Nondimeno, quando un uffizial di Giuliano tentò d'impadronirsi della Chiesa di Nazianzo, egli avrebbe perduta la vita, se non avesse ceduto allo zelo del Vescovo e del popolo (Orat. XIX. p. 308). Vedi le riflessioni di Grisostomo, allegate dal Tillemont (Mem. Eccles. Tom. VII. p. 575.).
531. Vedasi questa favola o satira a p. 306-336 delle opere di Giuliano dell'edizione di Lipsia. La traduzione Francese del dotto Ezechiele Spanemio (Parigi 1683) è squallida, languida e corretta; e vi sono ammassate tante note, prove ed illustrazioni, che formano una mole di 557 pagine in quarto di minuta stampa. L'Abbate della Bleterie (vit. di Gioviano Tom. I. p. 241-393) ha espresso più felicemente lo spirito non meno che il senso dell'originale, che da esso viene illustrato con alcune brevi e curiose note.
532. Lo Spanemio, nella sua Prefazione, ha molto eruditamente discusso l'etimologia, l'origine, la somiglianza fra loro e la diversità delle satire Greche (drammatici componimenti, che si rappresentavan dopo le tragedie) e delle satire Latine (così dette da Satura) composizioni miste in prosa e in versi. Ma i Cesari di Giuliano sono d'una specie così originale, che il Critico resta dubbioso in qual classe debbano collocarsi.
533. Questo misto carattere di Sileno è delicatamente espresso nell'Egloga sesta di Virgilio.
534. Ogni lettore imparziale deve conoscere e condannare la parzialità di Giuliano contro Costantino suo zio, e contro la religion Cristiana. In quest'occasione gl'interpreti vengono astretti da un più sacro interesse a ricusare il loro omaggio all'Autore, e ad abbandonarne la causa.
535. Giuliano era segretamente inclinato a preferire un Greco a un Romano. Ma quando seriamente confrontava un Eroe con un filosofo, sentiva che il genere umano aveva obbligazioni molto maggiori a Socrate che ad Alessandro: Orat. ad Themist. p. 264.
536. Inde nationibus Indicis certatim cum donis Optimates mittentibus.... ab usque Divis et Serendivis. Ammiano XX 7. Quest'isola, a cui si son dati successivamente i nomi di Taprobana, di Serendib e di Ceilan, dimostra, quanto imperfettamente si conoscessero da' Romani i mari e le terre a Levante del Capo Comorin. In primo luogo nel regno di Claudio un liberto, che aveva in affitto le dogane del mar Rosso, fu accidentalmente trasportato da' venti su quell'estranea e sconosciuta costa; conversò per sei mesi con gli abitanti di essa; ed il Re di Ceilan, che per la prima volta udì parlare della potenza o della giustizia di Roma, s'indusse a mandare Ambasciatori all'Imperatore (Plin. Hist. Nat. VI. 24). Secondariamente i Geografi (e Tolomeo stesso) hanno fatto più di quindici volte più grande del vero questo nuovo Mondo, che fu da' medesimi esteso fino all'Equatore, ed alle vicinanze della China.
537. Erano state mandate a Costanzo tali ambascerie. Ammiano, che, senz'accorgersene, discende ad una bassa adulazione, doveva essersi dimenticato della lunghezza del viaggio, e della breve durata del Regno di Giuliano.
538. Gothos saepe fallaces et perfidos; hostes quaerere se meliores ajebat; illis enim sufficere mercatores Galatas, per quos ubique sine conditionis discrimine venundantur. In meno di quindici anni questi schiavi Goti minacciarono e vinsero i loro padroni.
539. Alessandro rammenta a Cesare, suo rivale, il qual disprezzava la fama ed il merito d'una vittoria Asiatica, che Crasso ed Antonio avevan sentiti i dardi persiani, e i Romani, in una guerra di trecento anni, non avevano ancora soggiogato la sola Provincia della Mesopotamia, o dell'Assiria. Caesar. p. 324.
540. Si espone il disegno della guerra Persiana da Ammiano (XXII. 7. 12), da Libanio (Orat. parent. c. 79, 80. p. 305, 306), da Zosimo (l. III. p. 158), e da Socrate (l. III. c. 19).
541. Tanto la satira di Giuliano, quanto le Omelie di S. Gio. Grisostomo fanno l'istessa pittura d'Antiochia. La miniatura, che quindi ha ritratto l'Ab. della Bleterie (Vit. di Giuliano p. 330) è corretta ed elegante.
542. Laodicea somministrava i cocchieri; Tiro e Berito i commedianti; Cesarea i pantomimi; Eliopoli i cantori; Gaza i gladiatori; Ascalona i lottatori; e Castabala i ballerini di corda. Vedi Exposit. totius Mundi p. 6 nel terzo tomo dei Geografi minori di Hudson.
543. Χριστὀν δε ἀγαθὠντγες, εχετε πολιουχον αντι του Διος, amando voi Cristo, tenetelo per tutelare invece di Giove. Il popolo d'Antiochia ingegnosamente professava il suo attaccamento al Chi, X (Christo), ed al Kappa, K (Costanzo), Giuliano in Misopogon p. 357.
544. Lo scisma d'Antiochia, che durò ottantacinque anni (dal 330 al 415), s'accese nel tempo, che Giuliano risedeva in quella città, per l'imprudente ordinazione di Paolino. Vedi Tillemont Mem. Eccl. Tom. VII. pag. 803. dell'ediz. in quarto Parig. 1701 ec., della quale io mi servirò da qui avanti nelle citazioni.
545. Giuliano stabilisce tre diverse proporzioni di cinque, di dieci, o di quindici modj di frumento per una moneta d'oro secondo i gradi d'abbondanza, o di scarsità (in Misopogon p. 369). Da questo fatto e da altri esempi del medesimo tempo rilevo, che sotto i successori di Costantino il prezzo moderato del grano era di circa trentadue scellini il sacco Inglese, che è uguale al prezzo medio de' primi sessantaquattro anni del presente secolo (il secolo 18). Vedi Arbuthnot Tavola di monete, pesi e misure p. 88, 89. Plin. Hist. Nat. XVIII. 12. Mem. de l'Acad. des Inscript. Tom. XXVIII. p. 718, 721. Smith. Ricerca su la natura e le cause della ricchezza delle Nazioni vol. I. p. 246. Io mi fo pregio di citar quest'ultima come l'opera d'un dotto e d'un amico.
546. Numquam a proposito declinabat, Galli similis fratris, licet incruentus. Ammiano XXII. 14. L'ignoranza dei più illuminati Principi può ammettere qualche scusa; ma non possiamo esser soddisfatti della difesa propria di Giuliano (in Misopogon p. 368, 369) o dell'elaborata apologia di Libanio (Orat. parent. c. XCVII. p. 321).
547. Libanio tocca gentilmente il loro breve e mite arresto (Orat. parent. c. XCVIII. p. 322. 323).
548. Libanio (ad Antiochenos de Imperatoris ira c. 17, 18, 19. ap. Fabric. Biblioth. Graec. T. VII. p. 221-223) a guisa di abile Avvocato severamente censura la follia del popolo, che soffriva pel delitto di pochi oscuri ed ebrj miserabili.
549. Libanio (ad Antiochen. c. VII. p. 213) rammenta ad Antiochia il recente gastigo di Cesare: e Giuliano stesso (in Misopogon p. 335) accenna con quanto rigore Taranto aveva espiato l'insulto fatto agli Ambasciatori Romani.
550. Quanto al Misopogon vedasi Ammiano (XXII. 14). Libanio (Orat. parent. c. XCIX. p. 323), Gregorio Nazianzeno (Orat. IV. p. 133) e la Cronica d'Antiochia di Gio. Malala (Tom. II. p. 15, 16). Ho grandi obbligazioni alla traduzione e alle note dell'Ab. della Bleterie (vit. di Giovian. Tom. II. p. 1-138).
551. Ammiano avverte assai giustamente, che coactus dissimulare pro tempore, ira sufflabatur interna. L'ironia elaborata di Giuliano alla fine prorompe in serie e dirette invettive.
552. Ipse autem Antiochiam egressurus, Heliopoliten quemdam Alexandrum Syriacae Jurisdictioni praefecit turbulentum et saevum; dicebatque non illum meruisse, sed Antiochensibus avaris et contumeliosis hujusmodi Judicem convenire. Ammiano XXIII. 2. Libanio (Epist. 722. pag. 346, 347), che confessa a Giuliano medesimo, che aveva esso avuto parte nel generale disgusto, pretende, che Alessandro fosse un utile, quantunque austero riformatore de' costumi e della religione d'Antiochia.
553. Juliano in Misopogon p. 364. Ammiano XXIII. 2, e Vales. ib. Libanio in un'orazione, espressamente scritta, lo invita a tornare alla sua leale e pentita città d'Antiochia.
554. Liban. Orat. parent. c. VIII. p. 230, 231.
555. Eunapio riferisce che Libanio ricusò l'onorevol grado di Prefetto del Pretorio come meno illustre del titolo di Sofista (Vit. Sofist. p. 135). I Critici hanno osservato un sentimento simile in un'epistola (XVIII dell'Ediz. Wolf.) di Libanio medesimo.
556. Ci son rimaste, e son già pubblicate quasi duemila delle sue lettere; specie di composizione, in cui Libanio si reputava eccellente. Possono i Critici lodar la sottile ed elegante lor brevità; ma il D. Bentley (Dissert. sopra Falar. p. 487) potè giustamente, ma non gentilmente, osservare, che «si sente dal voto e dalla mancanza d'anima in esse, che si conversa con un pedante, il quale va sognando appoggiato sulla sua cattedra».
557. Si pone la sua nascita nell'anno 314. Ei fa menzione del settantesimo sesto anno della sua età, anno 390, e sembra, che alluda ad alcuni avvenimenti d'una data eziandio posteriore.
558. Libanio ha fatta la vana e prolissa, ma curiosa narrazione della sua vita (Tom. II. p. 1-84. Ed: Morell.), della quale ci ha lasciato Eunapio (p. 130-135) un breve e svantaggioso ragguaglio. Fra' moderni il Tillemont (Hist. des Emper. Tom. IV. p. 571-576), il Fabricio (Bibl. Graec. Tom. VII. p. 378-414), e Lardner (Testim. Pagan. T. IV. p. 127-163) hanno illustrato il carattere e gli scritti di questo celebre Sofista.
559. La strada da Antiochia a Litarbe, nel territorio di Calcide, per monti e per paludi, era estremamente cattiva; e le pietre slegate non avevano altro cemento che la sabbia. Juliano Epist. XXVII. Egli è molto strano che i Romani trascurassero la gran comunicazione fra Antiochia e l'Eufrate. Vedi Wesseling. Itiner. p. 290. Bergier. Histoire des grands Chemins Tom. II. p. 200.
560. Giuliano allude a quest'accidente nell'Epist. 27, che più distintamente viene riferito da Teodoreto (l. III. c 2.). Applaudisce allo spirito intollerante del padre il Tillemont (Hist. des Emp. Tom. IV. p. 534), ed anche la Bleterie (Vit. di Giuliano p. 413).
561. Vedi il curioso trattato de Dea Syria, inserito fra le opere di Luciano (Tom. III. p. 451-490. Edit. Reitz.). La singolare denominazione di Ninus vetus (Ammiano XIV. 8) potrebbe far sospettare, che Jerapoli fosse stata la sede reale dell'Assiria.
562. Giuliano (Epist. 28) tenne un esatto conto di tutti gli augurj fortunati, ma soppresse gl'infelici, che sono diligentemente rammentati da Ammiano (XXIII. 2).
563. Juliano Epist. XXVII. p. 399-402.
564. Io prendo la prima occasione che mi si presenta di confessare le mie obbligazioni verso il Danville per la recente sua geografia dell'Eufrate e del Tigri (Par. 1780. in 4.) che particolarmente illustra la spedizione di Giuliano.
565. Vi sono tre passaggi, distanti poche miglia l'uno dall'altro: 1. Zeugma, celebre presso gli antichi: 2. Bir, frequentato da' moderni: e 3. il ponte di Menbigz, o sia Gerapoli alla distanza di quattro parasanghe dalla città.
566. Haran, o Carre fu l'antica residenza de' Sabei e di Abramo. Vedasi l'Indice Geografico di Schultens, (ad calc. vit. Saladini), opera da cui ho ricavato molte notizie Orientali intorno all'antica e moderna Geografia della Siria e degli adiacenti paesi.
567. Vedi Senofonte Ciroped. l. III. p. 189. Edit. Hutchinson. Artavasde avrebbe potuto soccorrere Marco Antonio con 16000 cavalli armati e disciplinati secondo la maniera dei Parti. Plutarco in M. Antonio Tom. V. p. 117.
568. Mosè di Corene (Hist. Armen. l. III c. 11. p. 242) pone il suo innalzamento al trono nell'anno 354 decimo settimo di Costanzo.
569. Ammiano XX. 11. Atanasio (Tom. I. p. 856.) dice in termini generali, che Costanzo diede la vedova del suo fratello τοις βαρβαροις a' Barbari, espressione più conveniente a un Romano che ad un Cristiano.
570. Ammiano (XXIII. 2.) si serve d'un termine troppo mite in quest'occasione, monuerat. Il Muratori (Fabr. Biblioth. Graec. Tom. VII. p. 86) ha pubblicato una lettera scritta da Giuliano al Satrapo Arsace, impetuosa, bassa, e (sebbene abbia potuto ingannare Sozomeno l. VI. c. 5.) molto probabilmente spuria. La Bleterie (Hist. de Jovien Tom. II p. 339) la traduce e la rigetta.
571. Latissimum flumen Eufratem artabat. Ammiano XXIII. 3. Un poco di sopra, al guado di Tapsaco, il fiume è largo quattro stadi, ovvero 800 braccia, quasi mezzo miglio Inglese (Xenof. Anabas. lib. I. p. 41. Edit. Hutch. colle osserv. di Foster. p. 28. ec. nel secondo volume della Traduzione di Spelman). Se la larghezza dell'Eufrate a Bir ed a Zeugma non è maggiore di 130 braccia (Viag. di Niebuhr Tom. II. p. 335.), tal enorme differenza deve specialmente nascere dalla profondità del canale.
572. Monumentum tutissimum, et fabre politum, cujus moenia Abora (gli Orientali l'aspirano dicendo Cabora o Cabor) et Euphrates ambiunt flumina velut spatium insulare fingentes. Ammiano XXIII. 5.
573. Si descrivono l'impresa e l'armamento di Giuliano da lui stesso (Epist. XXVII.), da Ammiano Marcellino (XXIII. 3, 4, 5.), da Libanio (Orat. parent. c. 108. 109. p. 332. 333.), da Zosimo (lib. III. p. 160, 161, 162.), da Sozomeno (lib. VI. c. 1.) e da Gio. Malala (Tom. II. p. 17.).
574. Prima d'entrar nella Persia, Ammiano descrive ampiamente (XXIII. 6. p. 369-419. Edit. Gronov. in 4.) le otto gran Satrapie o Province (fino alle frontiere Seriche, o Chinesi) che erano sottoposte ai Sassanidi.
575. Ammiano (XXIV. 1.) e Zosimo (lib. III. pag. 162. 163.) hanno accuratamente esposto tal ordine.
576. Si raccontano le avventure d'Ormisda con qualche miscuglio di favola da Zosimo (l. II. p. 100-102.) e dal Tillemont (Hist. des Emper. T. IV. p. 188.). Egli è impossibile, che ei fosse il fratello (frater germanus) di un primogenito postumo; nè io mi ricordo che Ammiano gli abbia mai dato quel titolo.
577. Vedi il primo libro dell'Anabasi p. 45. 46. Questa piacevole opera è originale ed autentica; pure la memoria di Senofonte, forse molti anni dopo la spedizione, qualche volta l'ha tradito; e le distanze, ch'ei nota, sono spesso maggiori di quel che possa accordare un soldato o un geografo.
578. M. Spelman, traduttore inglese dell'Anabasi (Vol. I. p. 151.), confonde la gazzella col capriolo, e l'asino selvaggio collo zebra.
579. Vedi Viag. di Tavernier P. I. l. III. p. 316. e più specialmente i Viaggi di Pietro della Valle T. I. let. XVII. p. 671. Egli non sapeva l'antico nome e la condizione di Annah. I ciechi nostri viaggiatori hanno rare volte alcuna previa notizia dei paesi che visitano. Meritano però un'onorevol eccezione Shaw e Tournefort.
580. Famosi nominis latro, dice Ammiano, ch'è un grande encomio per un Arabo. La tribù di Gassan era stabilita sul confine della Siria, e regnò qualche tempo in Damasco sotto una Dinastia di trentun Re, o Emiri, dal tempo di Pompeo fino a quello del Califfo Omar. D'Herbelot Bibl. Orient. p. 360. Pocock Specim. Histor. Arab. p. 76. 78. Nella lista però di essi non si trova il nome di Rodosace.
581. Ved. Ammiano (XXIV. I. 2). Libanio (Orat. parent. c. 110. 111. p. 334.), Zosimo (l. III p. 164-168).
582. Ci vien somministrata la descrizione dell'Assiria da Erodoto (lib. I. c. 192.), che ora scrive pe' fanciulli, ed ora pe' filosofi; da Strabone (lib. XVI. p. 1070, 1082.) e da Ammiano (lib. XXIII. c. 6). Fra' moderni viaggiatori i migliori sono Tavernier (Part. I. l. II. p. 226-258.), Otter. (T. II. p. 35-69. e 189-224.) e Niebuhr (Tom. II. p. 172-288.). Nondimeno mi rincresce assai che non sia stato tradotto l'Irak Arabi di Albufeda.
583. Ammiano osserva, che l'Assiria primitiva, la quale comprendeva Nino (Ninive) ed Arbella, aveva preso la più moderna e special denominazione d'Adiabene, e sembra che ponga Teredone, Vologesia, ed Apollonia come le ultime città dell'attual Provincia dell'Assiria.
584. I due fiumi si uniscono ad Apamea, o Corna (cento miglia distante dal golfo Persico) nel largo canale del Pasitigris, o Shat-ul-Arab. L'Eufrate anticamente arrivava al mare per una bocca separata, che fu chiusa, e deviatone il corso da' cittadini di Orcoe, circa venti miglia al Sud-est della moderna Basra. Danville nelle memor. dell'Accad. delle inscriz. Tom. XXX. p. 170-191.
585. Il dotto Kaempfer ha esaurito come botanico, come antiquario, e come viaggiatore il soggetto delle palme. Amoenit. exoticae Fascicul. IV. p. 660-674.
586. L'Assiria pagava ogni giorno al Satrapo della Persia un artaba d'argento. La nota proporzione de' pesi e delle misure (Vedi l'elaborata ricerca del Vescovo Hooper) la gravità specifica dell'acque e dell'argento, ed il valore di questo metallo dopo un breve conteggio daranno l'annua rendita da me fissata. Pure il gran Re non riceveva dall'Assiria più di mille talenti Euboici o Tiri (252,000. lire sterl.). Il paragone di due passi d'Erodoto (lib. I. c. 192. lib. III. c. 89-96) dimostra un'importante differenza fra l'entrata lorda e netta della Persia; fra le somme pagate dalle Province, e l'oro e l'argento che entrava nel Regio Erario. Dei diciassette o diciotto milioni, che si esigevan dal popolo il Monarca avrà realizzati annualmente solo tre milioni seicento mila lire.
587. Sono circostanziatamente riferite le operazioni della guerra d'Assiria da Ammiano (XXIV. 2. 3, 4. 5.), da Libanio (Orat. parent. c. 112-123. p. 335-347.), da Zosimo (l. III. p. 168-180.), e da Gregorio Nazianzeno (Orat. IV. p. 113. 144). La critica militare del Santo è devotamente copiata dal Tillemont, fedele suo seguace.
588. Liban. de ulciscenda Juliani nece c. 13. p. 162.
589. I famosi esempi di Ciro, di Alessandro, e di Scipione furono atti di giustizia; ma la castità di Giuliano era volontaria, e secondo la sua opinione, meritoria.
590. Sallustio (ap. vet. Scholiast. Juvenal. Sat. 1. 104) osserva, che nihil corruptius moribus. Le matrone e le vergini di Babilonia si mescolavan liberamente con gli uomini in licenziosi banchetti, e quando si sentivan toccate dalla forza del vino e dell'amore, appoco appoco si spogliavano quasi interamente dell'incomodo delle vesti: ad ultimum ima corporum velamenta projiciunt Q. Curt. V. I.
591. Ex virginibus autem, quae speciosae sunt capta, et in Perside, ubi foeminarum pulchritudo excellit, nec contrectare aliquam voluit, nec videre: Ammian. XXIV. 4. La razza naturale de' Persiani è piccola e brutta; ma si è migliorata per la perpetua mescolanza del sangue Circasso: Herod. l. III. c. 97, Buffon Histoir. natur. Tom. III. p. 420.
592. Obsidionalibus coronis donati. Ammiano XXIV. 4. O Giuliano, o l'Istorico era un imperito antiquario. Avrebbe dovuto dar corone murali. L'obsidionale era il premio d'un Generale, che liberato avesse una città assediata. Aul. Gell. Noct. Attic. V. 6.
593. Io reputo questo discorso originale e genuino. Ammiano potè averlo udito e trascritto, ed era incapace d'inventarlo. Mi son preso alcune piccole libertà, e lo concludo con la più vigorosa sentenza.
594. Ammiano XXIV. 3. Liban. Orat. parent. c. 122. p. 346.
595. Danville (Mem. de l'Acad. des Inscr. Tom. XXVIII. p. 246-259.) ha determinato la vera posizione e distanza fra loro di Babilonia, di Seleucia, di Ctesifonte, di Bagdad ec. Il viaggiatore Romano, Pietro della Valle (Tom. I. lett. 17. p. 650-780.) sembra l'osservatore più diligente di quella famosa Provincia. Egli è un gentiluomo erudito, ma intollerabilmente vano e prolisso.
596. Il real canale Nahar-Malcha potè in diversi tempi esser restaurato, alterato, diviso ec. (Cellario Geogr. ant. T. II. p. 453); e questi cangiamenti servir possono a spiegare le apparenti contraddizioni dell'antichità. Al tempo di Giuliano dovea cader nell'Eufrate sotto Ctesifonte.
597. Καὶ μελεθεσιν ελεφαντων, οισ ισον εργόν διὰ σαχυῶν ἐλθειν, και Φαλανγος: e di grandi elefanti, pe' quali è l'istesso camminare sopra le spighe, o sopra una falange. «Rien n'est beau que le vrai»: massima che dovrebb'essere scritta sulla cattedra d'ogni retore.
598. Libanio indica il più potente fra' Generali. Io mi sono arrischiato a nominar Sallustio. Ammiano asserisce di tutti i condottieri, quod acri metu territi duces concordi precatu fieri prohibere tentarent.
599. Hinc Imperator.... (dice Ammiano) ipse cum levis armaturae auxiliis per prima postremaque discurrens. Contuttociò Zosimo, suo amico, dice, che non passò il fiume se non due giorni dopo la battaglia.
600. Secundum Homericam dispositionem. Si attribuisce tal distribuzione al savio Nestore nel quarto libro dell'Iliade; ed Omero non era mai lontano dalla mente di Giuliano.
601. Persas terrore subito miscuerunt, versisque agminibus totius gentis, apertas Ctesiphontis portas victor miles intrasset, ni major praedarum occasio fuisset, quam cura victoriae (Sest. Ruf. de Provinc. c. 28). La loro avarizia potè disporli a dare orecchio al consiglio di Vittore.
602. Il lavoro del canale, il passaggio del Tigri e la vittoria si descrivon da Ammiano (XXIV. 5. 6.), da Libanio (Orat. parent. c. 124-128. p. 347, 353), da Gregorio Nazianzeno (Orat. IV. p. 115.), da Zosimo (l. III. p. 181-183.) e da Sesto Rufo (de Prov. c. 28).
603. La flotta e l'esercito erano disposti in tre divisioni una sola delle quali era passata nella notte (Ammiano XXIV. 6.); παση δορυφορια (tutto il seguito), che Zosimo fa passare il terzo giorno (l. III p. 183.), poteva esser composto dai protettori, fra' quali in quell'era militavan l'Istorico Ammiano e Gioviano futuro Imperatore, di alcune truppe di domestici, e, forse de' Gioviani e degli Erculei, che spesso facevan l'uffizio di guardie.
604. Mosè di Corene (Hist. Armen. l. III c. 15 p. 246.) ci somministra una tradizione del paese, ed una lettera spuria. Io non ho ammesso che la principal circostanza, la quale è coerente alla verità, alla verisimiglianza ed a Libanio (Orat. parent. c. 131 p. 355).
605. Civitas inexpugnabilis, facinus audax et importunum. Ammian. XXIV. 7. Eutropio, collega di lui nella milizia, evita la difficoltà: Assiriamque populatus castra apud Ctesiphontem stativa aliquandiu habuit; remeansque victor etc. X. 16. Zosimo è artificioso o ignorante, e Socrate inesatto.
606. Liban. Orat. parent. c. 130. p. 354. c. 139. p. 361. Socrate l. III. c. 21. L'Istorico Ecclesiastico attribuisce al consiglio di Massimo il rifiuto della pace. Tal consiglio era indegno d'un filosofo; ma il filosofo era anche un incantatore, che lusingava le speranze e le passioni del suo Signore.
607. Le arti di questo nuovo Zopiro (Greg. Nazianzeno Orat. IV p. 115. 156) possono meritare qualche credenza per la testimonianza de' due abbreviatori (Sesto Rufo e Vittore) e pei cenni che accidentalmente ne danno Libanio (Orat. parent. c. 134. p. 157.) ed Ammiano XXIV. 7. Viene interrotto il corso dell'istoria genuina da una molto inopportuna mancanza nel testo d'Ammiano medesimo.
608. Vedi Ammiano (XXIV. 7), Libanio (Orat. parent. c. 132. 133, p. 356. 357), Zosimo (l. III. p. 185.), Zonara (Tom. II. l. XIII. p. 26), Gregorio (Orat. IV. p. 116), Agostino (de Civ. Dei. l. IV. c. 29. l. V. c. 21). Fra questi Libanio solo tenta di fare una debole apologia pel suo Eroe, che secondo Ammiano pronunziò la propria condanna, con un tardo ed efficace tentativo d'estinguer le fiamme.
609. Vedi Erodoto (l. I. c. 194.), Strabone (l. XIV. p. 1074.) e Tavernier (p. I. l. II. p. 152.).
610. A celeritate Tigris incipit vocari, ita appellant Medi sagittam: Plin. Histor. nat. VI. 31.
611. Una di quelle dighe, che produce una cascata o cateratta artificiale, vien descritta dal Tavernier (P. I. l. II. p. 226.) e dal Thevenot (P. II. l. I. p. 193). I Persiani o gli Assirj procurarono d'interrompere la navigazione del fiume: Strabone l. XV. pag. 1975. Danville L'Euphrate et le Tigre p. 98, 99.
612. Rammentiamoci la felice ed applaudita temerità d'Agatocle e di Cortes, che abbruciarono le loro navi sulla costa dell'Affrica e del Messico.
613. Vedi le giudiziose riflessioni dell'Autore del saggio sulla Tattica (Tom. II. pag. 287-354.) e le dotte osservazioni del Guichardt (Nouveaux memoires militaires. Tom. I. pag. 351-382.) sul bagaglio e la sussistenza degli eserciti Romani.
614. Il Tigri sorge al mezzodì, l'Eufrate al settentrione delle montagne d'Armenia. Il primo dà fuori nel Marzo, ed il secondo nel mese di Luglio. Tali circostanze vengon bene spiegate nella dissertazione Geografica di Foster inserita nella Spedizione di Ciro di Spelman (Vol. II p. 26.)
615. Ammiano (XXIV. 8.) descrive, come sentì egli stesso, l'incomodo dell'acqua, del caldo e degli insetti. I terreni dell'Assiria, sotto l'oppressione de' Turchi, e la devastazione de' Curdi o Arabi, moltiplican dieci, quindici e venti volte il seme, che un miserabile ed imperito agricoltore vi getta. Viag. di Niebuhr Tom. II. p. 27. 285.
616. Isidoro di Carax (Mansion. Parthic. pag. 5. 6. ap. Hudson. Geogr. min. Tom. II.) computa 129. scheni da Seleucia, e Thevenot (Par. I. lib. II. p. 209-245.) un cammino di ore 128 da Bagdad ad Ecbatana, o Hamadam. Quelle misure non possono eccedere una parasanga ordinaria, o tre miglia Romane.
617. Descrivono circostanziatamente, non però con chiarezza, il cammino che fece Giuliano da Ctesifonte, Ammiano (XXIV. 7, 8), Libanio (Orat. parent. c. 134. p. 357.) e Zosimo (lib. III. p. 183.). Gli ultimi due par che ignorassero, che il loro conquistatore si ritirasse; e Libanio assurdamente lo limita alle sponde del Tigri.
618. Chardin, ch'è il più giudizioso tra' viaggiatori moderni, descrive (Tom. III p. 57-58. ec. edit. in 4.) l'educazione e la destrezza de' cavalieri Persiani. Brissonio (de Regn. Pers. p. 650-661 ec.) ha raccolto le testimonianze dell'antichità.
619. Nella ritirata di Marc'Antonio una misura Attica si vendeva cinquanta dramme, o in altri termini una libbra di farina dodici o quattordici scellini; il pane d'orzo era venduto per tanto argento quanto erane il peso. Non si può leggere l'interessante narrazione di Plutarco (Tom. V. pag. 102-116.) senz'accorgersi, che Marc'Antonio e Giuliano erano perseguitati dall'istesso nemico, ed involti nelle medesime angustie.
620. Ammiano XXIV. 8. XXV. 1. Zosimo lib. III. p. 184, 185, 186. Libanio Orat, parent. c. 134. 135. p. 357, 358, 359. Sembra che il Sofista d'Antiochia ignorasse la fame delle truppe.
621. Ammiano XXV 2. Giuliano aveva giurato in un punto di passione; numquam se Marti sacra facturum XXIV. 6. Non erano infrequenti queste capricciose contese fra gli Dei e gl'insolenti loro devoti: e fino il prudente Augusto, dopo che la sua flotta ebbe fatto due volte naufragio, escluse Nettuno dagli onori delle pubbliche feste. Vedi le filosofiche Riflessioni di Hume Sagg. Vol. II. p. 418.
622. Essi tuttavia conservavano il monopolio della vana ma lucrosa scienza della divinazione, ch'era stata inventata in Etruria, e si protestavan di trarre le cognizioni, che avevan de' segni e degli augurj, dagli antichi libri di Tarquazio, savio Etrusco.
623. Clamabant hinc inde Candidati (Vedi la nota di Valesio) quos disjecerat terror, ut fugientium molem tanquam ruinam male compositi culminis declinarent. Ammiano XXV. 3.
624. Sapore stesso dichiarò a' Romani, ch'era suo costume di confortar le famiglie de' Satrapi defunti, mandando loro come in dono le teste delle guardie e degli uffiziali, che non eran caduti al lato del suo Signore. Liban. De nece Juliani ulcisc. c. XIII. p. 163.
625. Il carattere e la situazione di Giuliano potrebbero confermare il sospetto, che egli avesse precedentemente composta quell'elaborata orazione, che si udì, e si trascrisse da Ammiano. La traduzione dell'Abate della Bleterie è fedele ed elegante. Io l'ho seguitato nell'esporre l'idea Platonica dell'emanazione, che viene oscuramente indicata nell'originale.
626. Erodoto ha spiegato (lib. I. c. 31.) tal dottrina in una piacevol novella. Giove però, che (nel lib. 16. dell'Iliad.) piange a lagrime di sangue la morte di Sarpedone suo figlio, avea un'idea molto imperfetta della felicità o della gloria dopo il sepolcro.
627. I soldati, che facevano il loro verbale, o nuncupatorio testamento nel tempo dell'attual servizio (in procinctu), erano esenti dalle formalità del Gius Romano. Ved. Heinecc. Antiq. Jur. Rom. Tom. I. p. 504. Montesquieu Espr. des Loix l. 27.
628. Quest'unione dell'anima umana con la divina eterna sostanza dell'universo è l'antica dottrina di Pitagora e di Platone; ma sembra ch'escluda ogni personale, o particolare immortalità. Vedi le dotte e ragionevoli osservazioni di Warburton Divin. legat. Vol. II. p. 199-216.
629. Si fa tutto il racconto della morte di Giuliano da Ammiano (XXV. 3.) che era stato diligente spettatore. Libanio, ch'evita con orrore tale scena, ce ne somministra qualche circostanza (Orat. parent. c. 136. 140. p. 350-562.). Le calunnie di Gregorio, e le leggende di più antichi Santi si possono presentemente disprezzare in silenzio.
630. Honoratior aliquis miles, forse Ammiano medesimo. Il modesto e giudizioso Istorico descrive la scena dell'elezione, alla quale si trovò senza dubbio presente (XXV. 5.).
631. Il Primo o Primicerio godeva la dignità di Senatore, e quantunque non fosse che tribuno, aveva posto fra i Duci militari. Cod. Teodos. lib. VI. Tit. XXIV. Questi privilegi son forse di data più recente del tempo di Gioviano.
632. Gli storici Ecclesiastici, Socrate (l. III. c. 22), e Sozomeno (l. VI. c. 3) e Teodoreto (l. IV. c. 1) attribuiscono a Gioviano il merito di Confessore nel precedente regno; e piamente suppongono, ch'egli ricusasse la porpora finattanto che tutto l'esercito non ebbe concordemente esclamato d'esser Cristiano. Ammiano, tranquillamente proseguendo la sua narrazione, distrugge la leggenda con questa sentenza: hostiis pro Joviano, extisque inspectis pronuntiatum est. XXV. 6.
633. Ammiano (XXV. 10) ha delineato un imparzial ritratto di Gioviano, al quale Vittore il Giovane aggiunse alcuni notabili tratti. L'Ab. della Bleterie (Hist. de Jovien T. I. p. 1-238) ha composto un'istoria elaborata pel breve regno di lui; opera considerabilmente distinta per l'eleganza dello stile, per le critiche osservazioni e pei pregiudizi di religione.
634. Regius equitatus. Si rileva da Procopio, che gl'Immortali, tanto celebri sotto Ciro ed i suoi successori, risorsero, se ci è permesso d'usare impropriamente tal termine, sotto i Sassanidi: Brisson de regn. Pers. p. 268.
635. I nomi degli oscuri villaggi del paese interiore si sono irreparabilmente perduti, nè possiam dire in qual luogo perisse Giuliano: ma Danville ha dimostrato la precisa situazione di Sumere, di Carche e di Dura lungo le sponde del Tigri (Geogr. anc. Tom. II. p. 248. L'Euphrate et le Tigre p. 95, 97). Nel nono secolo Sumere o Samara divenne, con un piccol cangiamento di nome, la regia residenza de' Califfi della casa di Abbas.
636. Dura era una piazza forte nelle guerre d'Antioco contro i ribelli della Media e della Persia: Polib. l. V. c. 48,52. p. 548, 552. Edit. Casaub. in 8.
637. Fu proposto a' condottieri de' diecimila un espediente simile e saviamente rigettato. Senof. Anab. T. III. p. 255, 256, 257. Si rileva dai nostri moderni viaggiatori che il commercio e la navigazione del Tigri si fa su tavolini nuotanti sopra vesciche.
638. Le prime azioni militari del regno di Gioviano sono riferite da Ammiano (XXV. 6), da Libanio (Orat. parent. c. 146. p. 364) e da Zosimo (l. III. p. 89, 190, 191). Quantunque possiam diffidarci dall'ingenuità di Libanio, pure l'ocular testimonianza d'Eutropio (uno a Persis atque altero praelip victus X. 17) ci fa inclinar a sospettare, che Ammiano sia stato troppo geloso dell'onor delle armi Romane.
639. Sesto Rufo (de Provinc. c. 29) abbraccia un debole sotterfugio di vanità nazionale. Tanta reverentia nominis Romani fuit, ut a Persis primus de pace sermo haberetur.
640. È una vanità il controvertere l'opinione d'Ammiano, soldato ed attuale spettatore. Egli è però difficile a intendersi, come si potessero estendere le montagne di Corduena sul piano dell'Assiria fino all'unione del Tigri e del gran Zab; o come un esercito di sessantamila uomini potesse far cento miglia in quattro giorni.
641. Fanno menzione del trattato di Dura con dispiacere e con isdegno Ammiano (XXV. 7), Libanio (Orat. parent. c. 142. p. 264), Zosimo (l. III. p. 190, 191) Gregorio Nazianzeno (Orat. IV. p. 117, 118) che attribuisce a Giuliano la calamità, e la liberazione a Gioviano, ed Eutropio (X. 17). L'ultimo di questi Scrittori, che si trovava presente in un posto militare, chiama tal pace necessariam quidem, sed ignobilem.
642. Liban. Orat. parent. c. 143. p. 364, 365.
643. Conditionibus... dispendiosis Romanae Reipublicae impositis... quibus cupidior regni quam gloriae Jovianus imperio rudis adquievit. Sest. Rufo de Prov. c. 29. La Bleterie ha esposto in una lunga orazione, fatta su tal proposito, questi speciosi riflessi di pubblico e di privato vantaggio: Hist. de Jovien Tom. I. p. 39 ec.
644. I Generali furono uccisi alle rive dello Zabato (Anabasis l. III. p. 226) o del gran Zab, fiume d'Assiria largo 400 piedi, che si getta nel Tigri, quattordici ore di cammino sotto Mosul. L'errore de' Greci attribuì al maggior ed al minor Zab i nomi del lupo (Lycus) e del capro (Capros). Essi adoperaron questi animali per corteggiare il Tigri dell'Oriente.
645. La Ciropedia è languida ed incerta; l'Anabasi circostanziata e vivace. Tal è sempre la differenza tra la finzione e la verità.
646. Secondo Ruffino, fu stipulato nell'accordo un immediato soccorso di provvisioni; e Teodoreto afferma, che i Persiani fedelmente mantennero la promessa. Tal fatto è probabile, ma indubitabilmente falso. Vedi Tillemont Hist. des Emper. Tom. IV. p. 702.