647. Possiam far uso in questo luogo di alcuni versi di Lucano (Pharsal. IV. 95) che descrive un'angustia simile dell'esercito di Cesare nella Spagna.

Saeva fames aderat. . . .

Miles eget: tota censu non prodigus emit

Exiguam cererem. Proh lucri pallida labes!

Non deest prolato jejunus venditor auro.

Vedi Guichardt. Nouv. memoir. milit. Tom. I. p. 379, 382. L'analisi, ch'ei fa delle due campagne in Ispagna e nell'Affrica, è il più nobile monumento, che sia mai stato innalzato alla fama di Cesare.

648. Il Danville (vedi le sue carte e l'Euphr. et le Tigr. p. 92, 93) descrive la loro marcia, e fissa la vera situazione di Hatra, di Ur, e di Tilsafata, delle quali ha fatta menzione Ammiano. Ei non si duole del Samiel, cioè di quel mortal vento caldo sì temuto da Thevenot. Viag. Pars. II. l. I. p. 192.

649. La ritirata di Gioviano è descritta da Ammiano XXV. 9 da Libanio (Orat. parent. c. 143. pag. 365) e da Zosimo (l. III. p. 194).

650. Liban. Orat. parent. c. 145. p. 366. Tali erano le speranze e i desiderj naturali d'un retore.

651. Il Popolo di Carre, città addetta al Paganesimo, seppellì sotto un mucchio di pietre l'inaugurato apportator di tal nuova (Zosimo l. III. p. 196). Libanio, quando ne ricevè la fatal notizia, gettò gli occhi sopra la spada: ma si rammentò, che Platone aveva condannato il suicidio, e ch'ei doveva vivere per comporre il panegirico di Giuliano (Liban. de vita sua Tom. II. p. 45, 46).

652. Possono ammettersi Ammiano ed Eutropio come buoni e credibili testimoni de' discorsi e de' sentimenti pubblici. Il popolo d'Antiochia inveiva contro un'ignominiosa pace, che l'esponeva sopra una nuda e non difesa frontiera alle armi Persiane.

653. L'Ab. della Bleterie (Hist. de Jovien p. 211-227) quantunque rigoroso casista, decise che Gioviano non era obbligato ad eseguire la sua promessa; poichè non poteva smembrare l'Impero, o alienare l'omaggio del suo popolo senza il consenso di esso. Io non ho mai trovato gran diletto o istruzione in tali politici Metafisici.

654. A Nisibi egli fece un atto indegno di Re. Un bravo Uffiziale, che avendo il suo stesso nome, era stato creduto degno della porpora, fu tratto da cena, gettato in un pozzo, e lapidato senza alcuna forma di processo o prova di delitto. Ammiano XXV. 8.

655. Vedi XXV, 9 e Zosimo l. III. p. 194, 195.

656. Chron. Paschal. p. 300. Posson consultarsi le Notizie Ecclesiastiche.

657. Zosimo l. III pag. 192, 193. Sesto Rufo de Provinc. c. 29. Agostin. De Civ. Dei l. IV. c. 29. Si dee però applicare ed interpretare questa generale proposizione con qualche cautela.

658. Ammiano XXV. 9 Zosimo l. III. p. 196. Per quanto egli fosse edax, et vino venerique indulgens, io convengo con la Bleterie (Tom. I. p. 148-154) in rigettare il pazzo racconto d'un baccanale disordine (Ap. Suid.) fatto in Antiochia dall'Imperatore, dalla sua moglie e da una truppa di concubine.

659. L'ab. della Bleterie (Tom. I. p. 156, 209) espone leggiadramente il brutal desiderio del Baronio, che avrebbe voluto che Giuliano fosse gettato ai cani ne cespititia quidem sepultura dignus.

660. Si confronti il Sofista col Santo (Libanio Monod. T. II. p. 251. et Orat. parent. c. 145. p. 367. c. 156. p. 377, con Gregorio Nanzianz. Orat. IV. p. 125, 132). L'oratore Cristiano insinua qualche debol'esortazione alla modestia ed al perdono; ma egli è ben contento che i reali patimenti di Giuliano siano molto maggiori de' tormenti favolosi d'Issione o di Tantalo.

661. Tillemont (Hist. des Emper. Tom. IV p. 549) ha raccolto queste visioni. Fu osservato, che qualche santo o angelo era assente nella notte per una segreta spedizione ec.

662. Sozomeno (l. VI. 2) fa applauso alla dottrina Greca del tirannicidio; ma tutto quel passo, che un Gesuita volentieri avrebbe tradotto, è prudentemente soppresso dal Presidente Cousin.

663. Subito dopo la morte di Giuliano, si sparse un incerto romore, ch'egli telo cecidisse Romano. Alcuni disertori lo portarono fino al campo Persiano; ed i Romani furon tacciati come assassini dell'Imperatore da Sapore e da' suoi sudditi (Ammiano XXV. 6. Liban. de ulcisc. Julian. nece c. XIII. p. 162, 163). Adducevasi come una decisiva prova, che nissun Persiano erasi presentato per chiedere il promesso premio (Liban. Orat. parent. c. 141. p. 363). Ma il cavaliere che scagliò fuggendo il fatal giavellotto, potè ignorar l'effetto di esso, o nella medesima azione restare ucciso. Ammiano non ne dà indizio, nè ispira sospetto veruno.

664. Ος τις εντολην τληρων ῳ σφων αυτων αρχουτι; chiunque fu che adempì la commissione ricevuta da chi presedeva loro. Tale oscura e dubbiosa espressione può riferirsi ad Atanasio, ch'era senza rivale il primo del clero Cristiano (Liban. De ulcisc. Juliani nece c. 5. p. 149. La Bleterie Hist. de Jovien Tom. I. p. 179).

665. L'Oratore (ap. Fabric. Biblioth. Graec. Tom. VII p. 145-179) sparge sospetti, domanda un processo, ed insinua che potrebbero tuttavia trovarsene delle prove, egli attribuisce i progressi degli Unni alla colpevole negligenza di vendicar la morte di Giuliano.

666. Nel funerale di Vespasiano, il comico che rappresentava quel frugale Imperatore domandò ansiosamente quanto costava tal funzione.... Ottantamila lire (centies).... «Datemi, rispose, la decima parte di questa somma, e gettate il mio corpo nel Tevere». Sveton. in Vespasian. c. 19. con le note del Casaubono e del Gronovio.

667. Gregorio (Orat. IV. p. 119. 120.) paragona tal supposta ignominia e ridicolezza agli onori funebri di Costanzo, il corpo del quale fu portato sul monte Tauro da un coro di Angeli.

668. Q. Curzio l. III. c. 4. Si è censurato più volte il lusso delle sue descrizioni. Era però quasi un dovere dell'Istorico il descrivere un fiume, le acque del quale erano state quasi fatali ad Alessandro.

669. Liban. Orat. parent. c. 156. p. 377. Riconosce però con gratitudine la liberalità dei due reali fratelli nel decorare la tomba di Giuliano: De ulcisc. Juliani. nec. c. 7. p. 152.

670. Cujus suprema et cinerea, si qui tunc juste consuleret, non Cydnus videre deberet, quamvis gratissimus amnis et liquidus: sed ad perpetuandam gloriam recte factorum praeterlambere Tiberis, intersecans urbem aeternam, divorumque veterum monumenta perstringens. Ammiano XXV. 10.