«Spesso sulle tremanti nazioni da lontano

«Ha la Scizia spirato il vivo nembo di guerra.

311. Il quarto libro d'Erodoto somministra un curioso, benchè imperfetto, ritratto degli Sciti. Fra' moderni che descrivono l'uniforme loro vita, il Kan di Kowaresm Abulgazi Bahadur esprime i naturali suoi sentimenti; e la sua storia genealogica dei Tartari è stata copiosamente illustrata dagli editori Francesi e Inglesi. Carpin, Ascelin e Rubruquis (nell'Istor. dei viaggi Tom. VII.) rappresentano i Mogolli del secolo XIV. A queste guide ho aggiunto Gerbillon, e gli altri Gesuiti (Descript. de la Chine par du Halde Tom. IV.) che hanno esattamente osservato la Tartaria Chinese, e l'onesto ed intelligente viaggiatore Bell d'Antermony (2. Vol. in 4. Glasg. 1763).

312. Gli Usbecchi son quelli che più si sono allontanati dai lor primitivi costumi 1. per causa della religion Maomettana che professano, 2. per il possesso che hanno delle città e delle raccolte della gran Bucaria.

313. Il est certain, que, les grands mangeurs de viande sont en général cruels et féroces plus que les autres hommes. Cette observation est de tous les lieux et de tous les temps: la barbarie Anglaise est connue: Emil. de Rousseau Tom. I. p. 274. Qualunque sia l'opinione che abbiamo di questa osservazione in generale, non accorderemo facilmente la verità dell'esempio addotto. Le oneste querele di Plutarco ed i patetici lamenti di Ovidio ci seducono la ragione con eccitar la nostra sensibilità.

314. Tali emigrazioni Tartare si sono scoperte dal sig. di Guignes (Hist. des Huns Tom. I. II.) abile e laborioso interprete della lingua Chinese, il quale ha aperto in tal guisa nuove ed importanti scene nell'istoria dell'uman genere.

315. I Missionari trovarono, che una pianura nella Tartaria Chinese, distante non più d'ottanta leghe dalla gran muraglia, era superiore tremila passi geometrici al livello del mare. Montesquieu, il quale ha fatto uso ed abuso delle relazioni dei viaggiatori, deduce le rivoluzioni dell'Asia da questa importante circostanza, che il caldo ed il freddo, la debolezza e la forza si toccano fra loro senza una zona temperata di mezzo: (Esprit des Loix l. XXII. c. 3).

316. Petit de la Croix (vie de Gengiskan l. III. c. 7) rappresenta tutta la gloria ed estensione della caccia Mogolla. I Gesuiti Gerbillon e Verbiest seguivano l'Imperatore Kamhi nella caccia di Tartaria (Duhalde Descritp. de la Chine T. IV p. 81, 290. edit. in fol.). Kienlong, nipote di lui, che congiunge la disciplina dei Tartari con le leggi e la cultura della China, descrive da poeta (Elog. de Moukden p. 273. 285) i piaceri, che aveva spesso goduto alla caccia.

317. Vedi il Tomo II. dell'Istoria genealogica dei Tartari, e le liste dei Kan, al fine della vita di Gengis o Zingis. Nel regno di Timur, o Tamerlano, uno de' suoi soggetti, discendente di Gengis, usava sempre il regio nome di Kan, ed il conquistatore dell'Asia contentossi del titolo d'Emir, o di Sultano. Abulgazi P. V. c. 4. D'Herbelot. Bibl. Orien. p. 878.

318. Vedi le diete dogli antichi Unni (De Guignes Tom. II. p. 26), ed una curiosa descrizione di quelle di Gengis (vie de Gengiskan. l. I. c 6. l. IV. c. 11). Si fa menzione di tali assemblee frequentemente nell'istoria Persiana di Timur, quantunque non servissero esse che a confermar le risoluzioni del loro Signore.

319. Montesquieu s'affatica per ispiegare una differenza, che non sussiste, fra la libertà degli Arabi e la perpetua schiavitù de' Tartari (Espr. des Loix l. XVII. c. 5. l. XVIII. c. 19 ec.).

320. Abulgazi Kan riferisce, nelle prime due parti della sua storia Genealogica, le misere favole e tradizioni de' Tartari Usbecchi, intorno a' tempi anteriori al regno di Gengis.

321. Nel XIII. libro dell'Iliade Giove da' sanguinosi campi di Troja rivolge gli occhi alle pianure della Tracia e della Scizia. Cangiando ogggetto, ei non potea vedere una scena più piacevole o più innocente.

322. Tucidide l. II c. 97.

323. Vedi il lib. IV. d'Erodoto. Allorchè Dario avanzossi nel deserto di Moldavia, fra il Danubio ed il Niester, il Re degli Sciti gli mandò un topo, una rana, un uccello e cinque dardi: formidabile allegoria!

324. Posson trovarsi tali guerre ed eroi sotto i respettivi lor titoli nella Biblioteca orientale dell'Herbelot. Se ne sono celebrate le geste in un poema epico di sessantamila coppie di versi rimati da Ferdusi, l'Omero Persiano. Vedi l'Istoria di Nader Shah p. 145, 165. Il Pubblico si dee dolere che il sig. Jones abbia sospeso le sue ricerche d'erudizione orientale.

325. S'illustra laboriosamente il mar Caspio co' suoi fiumi e le addiacenti Tribù nell'Esame critico degli Storici d'Alessandro, dove si paragona la vera geografia con gli errori prodotti dalla vanità o dalla ignoranza de' Greci.

326. Sembra che la sede originale della nazione fosse al Norte-Ovest della China nelle province di Chensi o Chansi. Sotto le due prime Dinastie, la città principale fu sempre un campo amovibile; eran sparsi raramente i villaggi; s'impiegava più terra in pasture, che per l'agricoltura: l'esercizio della caccia era diretto a purgare il paese dalle bestie selvagge; Petcheli (dove ora è Pekino) era un deserto: e le province meridionali eran popolate da selvaggi Indiani. La dinastia di Han (206 anni avanti Cristo) diede all'Impero la forma ed estensione attuale.

327. Si è fissata in diverse guise l'Era della Monarchia Chinese dell'anno 2952 fino al 2132 avanti Cristo; e si è scelto per legittima epoca l'anno 2637 per ordine dell'Imperatore presente. Tal differenza nasce dall'incerta durata delle prime due Dinastie, e dallo spazio vacante fra loro sino a veri o favolosi tempi di Fohi o Hoangti. Sematsien principia la autentica sua cronologia dall'anno 841. Le trentasei ecclissi di Confucio (trentuna delle quali si sono verificate) s'osservarono fra gli anni 722 e 480 avanti Cristo. Il periodo Istorico della China non ascende più alto delle Olimpiadi Greche.

328. Dopo vari secoli d'anarchia e di despotismo la Dinastia di Han (206 anni avanti Cristo) fu l'epoca del risorgimento delle lettere. Furon ristaurati i frammenti dell'antica letteratura; migliorato e fissato il carattere; ed assicurata in futuro la conservazione de' libri mercè delle utili invenzioni dell'inchiostro, della carta e della stampa. Novantasette anni prima di Cristo, Sematsien pubblicò la prima storia della China. Lo sue fatiche furono illustrate e continuate da una serie di cent'ottanta Storici. Tuttavia sussiste la sostanza delle opere, e si trovano attualmente depositate le più considerabili di esse nella libreria del Re di Francia.

329. La China è stata illustrata dalle fatiche de' Francesi, vale a dire de' Missionari a Pekino e de' Sigg. Freret e de Guignes a Parigi. Le precedenti tre note son tratte dal Chouking con la prefazione e le note di Guignes, Parigi 1770, dal Tong-kien-kang-mou tradotto dal P. de Mailla col titolo d'Hist. générale de la Chine Tom. I. p. XLIX. CC., dalle memorie sulla China Parigi 1776. ec. Tom. I. p. 1-323. Tom. II p. 5-56, dall'Istoria degli Unni Tom. I. p. 6-131. Tom. V. p. 345-362 e dalle Memorie dell'Accad. delle Iscriz. Tom. X. p. 377-402. Tom. XV p. 495-564. Tom. XVIII. p. 178-295. Tom. XXXVI. p. 164-238.

330. Vedi l'Istor. gener. de' Viaggi Tom. XVIII. e l'Istoria Genealogica vol. II. p. 620-664.

331. Il Guignes (Tom. II. p. 1-124) ha fatto l'istoria originale degli antichi Hiong-nou o Unni. La geografia Chinese del lor territorio, (Tom. I. Part. II. p. LV. LXIII) par che contenga una parte delle loro conquiste.

332. Vedasi appresso Duhalde (Tom. IV. p. 28-65) una circostanziata descrizione con una corretta carta del paese de' Mongussi.

333. Gl'Iguri o Viguri eran divisi in tre classi; in cacciatori, pastori ed agricoltori, e quest'ultima era sprezzata dalle altre due. Vedi Abulgazi Par. II. c. 7.

334. Memoir. de l'Acad. des Inscript. Tom. XXV. p. 17-33. L'estesa veduta del Guignes ha confrontato questi lontani avvenimenti fra loro.

335. Sono tuttavia celebri nella China la fama di Sovou o So-ou, il suo merito e le singolari di lui avventure. Vedi l'elogio di Moukden p. 20. net. p. 241-247. e le Memoir. sur la Chine Tom. III. p. 317-360.

336. Vedi Isbrand Jves nella collezione d'Harris vol. II. p. 931, i viaggi di Bell vol. I. p. 247-254 e Gmelin nell'Ist. gen. de' viaggi Tom. XVII. p. 283 329. Notano tutti la volgare opinione, che il mar Santo diviene torbido e tempestoso, se alcuno ardisce di chiamarlo Lago. Questa minuzia grammaticale eccita spesse dispute fra l'assurda superstizione dei marinari e l'assurda ostinazione de' viaggiatori.

337. La costruzione della muraglia della China vien mentovata dal Duhalde (Tom. II. p. 45), e dal Guignes (T. II. p. 59).

338. Vedi la vita di Lieoupang o Kaoti nell'Istoria della, China pubblicata a Parigi 1777 cc. T. I. p. 441, 522. Quest'opera voluminosa è la traduzione fatta dal P. Mailla del Tong-kien-kang-Mou, che è il celebre compendio della grande storia di Sema Kouang (an. 1084) e dei suoi continuatori.

339. Vedasi un libero ed ampio memoriale presentato da un Mandarino all'Imperator Vouti (an. avanti Cristo 180, 157) appresso Duhalde (Tom. II. p. 412-426) tratto da una raccolta di fogli pubblici notati col pennello rosso da Kamhi medesimo (p. 384-612). Un altro memoriale fatto dal ministro di guerra Kan-Mou (Tom. II. p. 555) somministra varie curiose circostanze de' costumi degli Unni.

340. Si fa menzione di una quantità di donne come d'un articolo consueto di trattato o di tributo: Storia della conquista della China fatta dai Tartari Mantsciù, Tom. I. p. 186. 187 con la nota dell'Editore.

341. De Guignes Hist. des Huns Tom. II. p. 62.

342. Vedi il regno dell'Imperator Vouti nel Kang-Mou Tom. III, p. 1-98. Sembra, che il vario ed incoerente carattere di lui sia imparzialmente delineato.

343. Si usa tale espressione nel memoriale all'Imperator Vouti: Duhalde Tom. IV. p. 417. Senza adottare l'esagerazioni di Marco Polo e d'Isacco Vossio, noi possiamo ragionevolmente accordare a Pekino due milioni d'abitatori. Le città Meridionali, che contengono le manifatture della China, sono anche più popolate.

344. Vedi il Kang-Mou Tom. III. p. 150 ed i fatti successivi, sotto i respettivi lor anni. Questa memorabile festa è celebrata nell'elogio di Moukden, e spiegata in una nota dal P. Gaubil p. 89, 90.

345. Quest'inscrizione fu composta sul luogo medesimo da Pankou, Presidente del Tribunale d'Istoria (Kang-Mou T. III. p. 392). Si sono scoperti altri simili monumenti in molte parti della Tartaria (Hist. des Huns Tom. II. p. 122).

346. Il Guignes ha inserito nel T. I. p. 189 una breve notizia de' Sienpi.

347. L'Era degli Unni si fissa dai Chinesi all'anno 1210 prima di Cristo. Ma la serie dei loro Re non comincia che all'anno 230 (Hist. des Huns Tom. II. p. 21. 123).

348. Si riferiscono i vari accidenti della caduta e della fuga degli Unni nel Kang-Mou Tom. III. p. 88, 91, 95, 139: il piccolo numero di ciascheduna Orda si può attribuire alle loro perdite e divisioni.

349. Il Guignes ha dottamente investigato le tracce degli Unni per i vasti deserti della Tartaria. Tom. II. p. 123, 277, 225, ec.

350. Regnava nella Sogdiana Maometto, Sultano di Carizme, quando essa fu invasa (l'anno 1218) da Gengis e dai suoi Mogolli. Gl'istorici Orientali (Vedi d'Herbelot, Petit della Croix ec.) celebrano le popolate città, che ei rovinò, e le fertili campagne da lui devastate. Nel seguente secolo furon descritte le medesime province di Corasmia e di Maccaralnahr da Abulfeda (Hudson Geog. minor. Tom. III). Se ne può veder la presente miseria nell'Istoria genealogica dei Tartari, pag. 423-469.

351. Giustino (XLI. 6.) ha fatto un breve compendio dei Re Greci della Battriana. Io attribuirei all'industria loro il nuovo e straordinario commercio, che trasportava le mercanzie dell'India nell'Europa per mezzo dell'Osso, del mar Caspio, del Ciro, dal Fasi e del ponto Eussino. Le altre strade sì terrestri che marittime erano in possesso dei Seleucidi e dei Tolomei. Vedi l'Esprit des Loix l. 21.

352. Procopio: de Bello Persic. l. I. c. 3. p. 5.

353. Nel secolo decimoterzo il Monaco Rubruguis (che attraversò l'immensa pianura di Kipzak nel suo viaggio alla Corte del gran Kan) osservò il nome speciale di Ungheria coi vestigi d'una lingua ed origine comune. Hist. des Voyag. Tom. VII. p. 269.

354. Bell (Vol. I. p. 29-34), e gli Editori dell'Istoria Genealogica (p. 539) hanno descritto i Calmucchi del Volga nel principio del presente secolo.

355. Questa gran transmigrazione di 300000 Calmucchi o Torguti seguì l'anno 1771. L'original narrazione di Kien-Long, Imperatore della China regnante, che fu fatta per servir d'inscrizione ad una colonna, è stata tradotta dai Missionari di Pekino: Memoir. sur la Chine Tom. I. p. 401-418. L'Imperatore affetta in essa il dolce e specioso linguaggio di figlio del Cielo, e di padre del suo popolo.

356. Kang-Mou (Tom III. p. 447) attribuisce alle lor conquiste uno spazio di 14000 lì. Secondo la misura presente, 200 (o più esattamente 193) lì son uguali ad un grado di latitudine; e per conseguenza un miglio Inglese è maggiore di tre miglia della China. Ma vi sono forti ragioni di credere, che l'antico lì appena fosse la metà del moderno. Vedi l'elaborate ricerche del Danville, Geografo informato di qualunque tempo o clima del globo; Mem. de l'Academ. T. II. p. 125-502: Mesur. Itiner. p. 154-167.

357. Vedi l'Istoria degli Unni Tom. II. p. 125-144. La successiva storia (p. 145-277) di tre o quattro Dinastie di Unni, prova evidentemente, che una lunga dimora nella China non servì a diminuire il loro spirito marziale.

358. Utque hominibus quietis et placidis otium est voluptabile, ita illos pericula juvant et bella. Judicatur ibi beatus, qui in praelio profuderit animam: senescentes etiam et fortuitis mortibus mundo digressos ut degeneres et ignavos conviciis atrocibus insectantur. Bisogna concepire una ben alta idea dei conquistatori di tali uomini.

359. Intorno agli Alani, vedi Ammiano (XXXI. 2), Giornandes (De reb. Getic. c. 24), Guignes (Hist. des Huns Tom. II. p. 279), e l'Istor. Genealog. dei Tartari (Tom. II. p. 617).

360. Siccome abbiamo l'autentica storia degli Unni, non sarebbe a proposito il ripetere o confutare le favole che male rappresentan l'origine ed i progressi loro, il passaggio, che fecero, della palude o dell'acqua Meotide nella caccia di un bove o d'un cervo, le Indie che avevano scoperte ec. (Zosimo l. IV. p. 224. Sozomeno l. VI. c. 37. Procop. Hist. Miscell. c. 5. Giornandes c. 24 Grandeur et decad. des Rom. c. 17).

361. Prodigiosae formae et pandi, ut bipedes existimes bestias; vel quales in commarginandis pontibus effigiati stipites dolantur incompti. (Ammiano XXXI. 1). Giornandes (c. 24) dipinge con forte caricatura la faccia d'un Calmucco. Species pavenda nigredine... quaedam deformis offa, non facies habensque magis puncta, quam lumina: Vedi Buffon Hist. nat. Tom. III. p. 380.

362. Tale esecranda origine, che Giornandes (c. 24) descrive col rancore d'un Goto, può esser derivata in principio da qualche più piacevole favola dei Greci (Erodoto l. IV. c. 9).

363. I Rossolani possono essere i padri de' Ρως Russis (Danville Empire de Russie p. 1-10) la residenza de' quali (nell'anno 862) verso Novogrod Veliki non può esser molto lontana da quella che ai Rossolani assegna (nell'an. 886) il Geografo di Ravenna (I. 11 IV. 4. 46, V. 28. 30).

364. Il testo d'Ammiano pare imperfetto o corrotto; ma la natura del terreno spiega, e quasi determina la difesa Gotica. Mem. de l'Acad. Tom. XXVIII. p. 444, 462.

365. Il Buat (Hist. des Peuples de l'Europ. T. VI. p. 407) ha concepito una strana idea, che Alavivo fosse l'istesso che Ulfila Vescovo Gotico, e che Ulfila, nipote d'un prigioniero della Cappadocia, divenisse per un dato tempo Principe dei Goti.

366. Ammiano (XXXI. 3.) e Giornandes (de reb. Getic. c. 24) descrivono la sovversione dell'Impero Gotico fatta dagli Unni.

367. La cronologia d'Ammiano è oscura ed imperfetta. Il Tillemont si è affaticato per ischiarire e fissare gli annali di Valente.

368. Zosim. l. IV. p. 223. Sozom. l. VI. c. 38. Gl'Isauri solevano infestar nell'inverno le strade dell'Asia minore fino alle vicinanze di Costantinopoli. Basilio Ep. 250. ap. Tillemont. Hist. des Emper. Tom. V. p. 106.

369. Si descrive il passaggio del Danubio da Ammiano (XXXI. 1. 4), da Zosimo (l. IV. p. 223. 224), da Eunapio (in Except. legat. p. 19. 20) e da Giornandes (c. 25. 26). Ammiano dichiara (c. 5) che intende solo ipsas rerum digerere summitates; ma spesso fa un giudizio falso dell'importanza delle cose; e l'eccessiva prolissità di lui vien malamente bilanciata da una brevità fuor di tempo.

370. Chishull, curioso viaggiatore, ha notato la larghezza del Danubio, ch'ei passò al Mezzodì di Bucarest vicino alla congiunzione dell'Argish (p. 77). Egli ammira la bellezza e la spontanea fertilità della Mesia o Bulgaria.

371.

Quem qui scire velit, Libyci velit aequoris idem

Discere, quam multae Zephyro turbentur arenae.

Ammiano ha inserito nella sua prosa questi versi di Virgilio (Georg. l. II) usati dal poeta per esprimere l'impossibilità di numerare le varie specie di viti. Vedi Plinio Hist. Nat. l. XIV.

372. Eunapio e Zosimo enumerano esattamente questi articoli di ricchezza e di lusso Gotico. Conviene però supporre, che fossero manifatture delle province, che i Barbari avevano acquistate come spoglie di guerre, o come doni o prezzo di pace.

373. Decem libras: bisogna sottintendervi la parola d'argento. Giornandes manifesta le passioni ed i pregiudizi di un Goto. I servili Greci Eunapio e Zosimo mascherano l'oppressione Romana, ed abominano la perfidia dei Barbari. Ammiano, Istorico patriotico, tocca leggermente e contro voglia quest'odioso soggetto. Girolamo, che scrisse quasi sul luogo, è sincero, quantunque breve: Per avaritiam Maximi Ducis ad rebellionem fame coacti sunt: in Chron.

374. Ammiano XXXI. 4, 5.

375. Vexillis de more sublatis, auditisque triste sonantibus classicis: Ammian. XXXI 5. Questi sono i rauca cornua di Claudiano (in Rufin. II. 57) i grossi corni dell'Uri, o del toro selvatico, quali si sono recentemente usati dai Cantoni Svizzeri d'Uri e d'Untervald (Simler de Republ. Hel. lib. II. p. 201 edit. Fuselin. Tigur. 1734). S'introduce delicatamente, sebben forse a caso, il loro corno militare in una original narrazione della battaglia di Nancy (dell'anno 1477): Attendant le combat le dit cor fut corné par trois fois, tant que le vent du corneur pouvoit durer, ce qui estbahit fort Monsieur de Bourgoigne; car dejà à Morat l'avoit ouy. (Vedi les Pieces justificat. nell'ediz. in 4. di Filippo di Comines Tom. III. p. 493).

376. Giornandes de reb. Getic. c. 26. p. 648. Edit. Grot. Questi splendidi panni (tali considerar si debbono relativamente) senza dubbio son tratti dall'Istorie più estese di Prisco, d'Ablavio o di Cassiodoro.

377. Cum populis suis longe ante suscepti. Noi non sappiamo precisamente la data e le circostanze della loro trasmigrazione.

378. Era stabilita in Adrianopoli una fabbrica Imperiale di scudi ec. ed alla testa del popolo si trovavano i Fabricensi o artefici (Vales. da Ammian. XXXI. 6).

379. Pacem sibi esse cum parietibus memorans: Ammiano XXXI. 7.

380. Queste miniere erano nel paese dei Bessi sulla cima della montagna di Rodope fra Filippi e Filippopoli, due città della Macedonia, che traevano il nome e l'origine dal Padre d'Alessandro. Dalle mine della Tracia ricavava egli annualmente il valore, non già il peso di mille talenti (200000 lire sterl.); rendita che serviva a pagar la Falange ed a corromper gli oratori della Grecia. Vedi Diodor. Sicul. Tom. II. l. XVI. p. 88. Edit. Wesseling, Gotofred. Comment. al Cod. Teodos. T. III. p. 496, Celar. Geogr. ant. Tom. I. p. 676. 857, Danville Geogr. anc. Tom. I. p. 336.

381. Poichè quegli infelici lavoratori spesso fuggivano, Valente avea promulgato rigorose leggi per trarli dai lor nascondigli. Cod. Teodos. l. X. Tit. XIX. leg. 5. 7.

382. Vedi Ammiano XXXI. 5. 6. L'Istorico della guerra Gotica perde il tempo e la carta con una intempestiva ricapitolazione delle antiche incursioni dei Barbari.

383. L'Itinerario d'Antonino (p. 226. 527. Edit. Wesseling.) pone questo luogo circa sessanta miglia al Nord di Tomi, esilio d'Ovidio; ed il nome di Salices (Salci) esprime la natura del suolo.

384. Questo recinto di carri (il Carrago) era la consueta fortificazione dei Barbari (Veget. de re milit. l. III. c. 10. Vales. ad Ammiano XXXI. 7). Se n'è conservato l'uso ed il nome da' lor discendenti fino al secolo XV. Il Carriaggio, che circonda l'esercito, è un termine famigliare ai lettori di Froissard o Comines.

385. Statim ut accensi malleoli. Ho usato il senso litterale di torce o fuochi reali, mo ho qualche sospetto che tal espressione non sia che una di quelle turgide metafore, di quei falsi ornamenti, che continuamente deturpano lo stile di Ammiano.

386. Indicant nunc usque albentes ossibus campi: Ammiano XXXI. 7. Potè l'Istorico aver veduto quelle terre in qualità o di soldato o di viaggiatore. Ma la sua modestia ha soppresso le avventure della propria vita posteriori alle guerre Persiane di Costanzo e di Giuliano. Non sappiamo in qual tempo egli abbandonasse la milizia e si ritirasse a Roma, dove pare che abbia composto l'Istoria de' suoi Tempi.

387. Ammiano XXXI. 8.

388. Hanc Taifalorum gentem turpem et obscoena vita flagitiis ita accipimus mersam, ut apud eos nefandi concubitus foedere copulentur mares puberes aetatis viriditatem in eorum pollutis usibus consumpturi. Porro si qui jam adultus aprum exceperit solus: vel interemit ursum immanem, colluvione liberatur incesti: Ammiano XXXI 9. In simil guisa fra' Greci, e più specialmente fra i Cretesi i santi vincoli dell'amicizia eran confermati e macchiati da un amore contro natura.

389. Ammiano XXXI. 8. 9. Girolamo (Tom. I. p. 26) enumera le nazioni e indica un calamitoso periodo di venti anni. La sua lettera ad Eliodoro fu scritta nel 397. Tillemont Mem. Eccles. Tom. XII. p. 645.

390. Viene esattamente determinato il campo di battaglia, Argentaria o Argentovaria, dal Danville (Not. de l'anc. Gaul. p. 96. 99) a ventitre leghe Galliche o a miglia trentaquattro e mezzo Romane al Sud di Strasburgo. Dalle sue rovine è sorta la vicina città di Colmar.

391. La piena ed imparzial narrazione d'Ammiano (XXXI. 10.) può trarre qualche luce di più dall'Epitome di Vittore, dalla Cronica di Girolamo, e dall'Istoria d'Orosio (l. VII c. 33. p. 552. edit. Havercamp.).

392. Moratus paucissimos dies seditione popularium levium pulsus: Ammiano XXXI. 11. Socrate (l. IV. c. 38.) supplisce alle date e ad alcune circostanze.

393. Vivosque omnes circa Mutinam, Regiumque: et Parmam Italica oppida, rura culturos exterminavit: Ammiano XXXI. 9. Quelle città e distretti, circa dieci anni dopo la Colonia dei Taifali, compariscono in uno stato molto desolato. Vedi Muratori Diss. sopra le antich. Ital. Tom. I. Diss. XXI. p. 354.

394. Ammiano XXXI. 11. Zosimo l. IV. p. 228-230. Quest'ultimo si diffonde nelle passate azioni di Sebastiano, e sbriga in pochi versi l'importante battaglia d'Adrianopoli. Secondo i Critici Ecclesiastici, che detestano Sebastiano, la lode, che gli dà Zosimo, gli fa disonore (Tillemont Hist. des Emper. Tom. V. p. 121). Il pregiudizio e l'ignoranza di esso lo rendono certamente un molto equivoco giudice del merito.

395. Ammiano (XXXI. 11, 13) è quasi solo a descrivere i consigli e le azioni che andarono a finire nella fatal battaglia d'Adrianopoli. Noi possiam censurare in vero i difetti del suo stile, il disordine e l'ambiguità delle sue narrazioni; ma dovendo adesso restare privi di questo imparziale Istorico, il dispiacere che abbiamo per tale irreparabile perdita, impone silenzio ai rimproveri.

396. La differenza fra le otto miglia d'Ammiano e le dodici d'Idazio non può imbarazzare che quei Critici (Vales. ibid.), i quali suppongono, che un grande esercito sia un punto matematico senza spazio o dimensione.

397. Nec ulla annalibus praeter Cannensem pugnam ita ad internecionem res legitur gesta. Ammiano XXXI. 13. Secondo il grave Polibio non si salvarono dal campo di Canne più di 670 cavalli e di 3000 fanti; 10000 ne furono fatti schiavi; ed il numero degli uccisi ascese a 5630 cavalli e 70000 fanti: Polib. T. III. p. 371. Edit. Casaub. 8. Tito Livio (XXII. 49.) è un poco men sanguinoso: ei riduce la strage a 2700 cavalli ed a 40000 fanti. Fu supposto, che l'esercito Romano fosse composto di 87200 uomini effettivi (XXII. 36).

398. Abbiam preso qualche tenue lume da Girolamo (T. I. p. 26, e in Cron. p. 188), da Vittore (in Epitom.), da Orosio (l. VII. c. 33. p. 554), da Giornandes (c. 27), da Zosimo (l. IV. p. 230), da Socrate (l. IV. c. 38), da Sozomeno (l. IV. c. 40), da Idazio (in Cron.). Ma la testimonianza di essi tutti uniti insieme, paragonata col solo Ammiano, è debole ed insufficiente.

399. Libanio de ulc. Jul. nece ap. Fabric. Bibl. Gr. T. VII p. 146-148.

400. Valente avea guadagnato o piuttosto comprato l'amicizia dei Saracini, dei quali si erano già provate le moleste incursioni sulle frontiere della Fenicia, della Palestina e dell'Egitto. S'era introdotta di fresco la fede Cristiana in un popolo ch'era destinato a propagare in seguito un'altra religione: Tillemont (Hist. des Emper. Tom. V. p. 104. 106. 141. Mem. Ec. Tom. VII. p. 593).

401. Crinitus quidam nudus omnia praeter pubem subraucum et lugubre strepens. Ammiano XXXI. 16. e Vales. Ib. Gli Arabi spesso combattevano nudi, uso che si può attribuire al caldo lor clima e ad un'ostentata bravura. La descrizione di quest'incognito selvaggio è il vivo ritratto di Dorar, nome così terribile pei Cristiani della Siria. Vedi Ockley Stor. dei Sarac. vol. I. p. 72. 84. 87.

402. Può tuttavia investigarsi la serie degli eventi nelle ultime pagine d'Ammiano (XXXI. 15. 16). Zosimo (l. IV. p. 227. 231.), del quale siamo adesso costretti a tener conto, sbaglia nel porre la sortita degli Arabi avanti la morte di Valente. Eunapio (in Excerpt. Leg. p. 20) loda la fertilità della Tracia, della Macedonia ec.

403. S'osservi con quanta indifferenza racconta Cesare nei commentari della guerra Gallica, ch'ei pose a morte tutto il Senato de' Veneti, che gli si era reso a discrezione (l. III. 16), che si sforzò d'esterminare tutta la nazione degli Eburoni (VI. 31), che a Bourges furono trucidate quarantamila persone per la giusta vendetta de' suoi soldati, i quali non risparmiaron nè sesso, nè età (VII. 27).

404. Tali sono i racconti del sacco di Magdeburgo fatti dall'Ecclesiastico e dal Pescatore, che Harte ha tradotto (Ist. di Gustavo Adolfo vol. I. p. 313-320), con qualche timore di violare la dignità dell'Istoria.

405. Et vastatis urbibus, hominibusque interfectis, solitudinem et raritatem bestiarum quoque fieri, et volatilium pisciumque: testis Illiricum est, testis Thracia, testis, in quo ortus sum solum (Pannoniae?) ubi praeter caelum et terram et crescentes vepres et condensa sylvarum cuncta perierunt. Tom. VII. p. 250. ad. I. cap. Sophon. e Tom. I. p. 20.

406. Eunapio (in Excerpt. Leg. p. 20), pazzamente suppone un accrescimento soprannaturale nei giovani Goti, a fine di poter introdurre gli uomini armati di Cadmo, che nacquero dai denti del dragone ec. Tale era la Greca eloquenza di quel tempo.

407. Ammiano evidentemente approva quest'esecuzione, efficacia, velox et salutaris, con che termina la sua opera (XXXI-16). Zosimo, che è curioso ed abbondante (l. IV. p. 233-253), sbaglia la data, e si studia di trovare la ragione, per cui Giulio non consultò l'Imperator Teodosio, che non era per anche salito sul trono d'Oriente.

408. Fu composta nel secolo passato una vita di Teodosio il Grande (Parig. 1679 in 4, 1680 in 12), per infiammare di zelo cattolico lo spirito del giovin Delfino. Flechier, autore di essa, poi Vescovo di Nimes, era un celebre predicatore e la sua storia è adornata o guastata dall'eloquenza del pulpito; ma egli prende le notizie dal Baronio ed i principj da S. Ambrogio e da S. Agostino.

409. Si descrive la nascita, il carattere e l'innalzamento di Teodosio da Pacato (in Paneg. vet. XII. 10. 11. 12), da Temisio (Orat. XIV. p. 182), da Zosimo (l. IV. p. 231), da Agostino (de Civ. Dei V. 15), da Orosio (l. VII. c. 33), da Sozomeno (l. V. c. 2), da Teodoreto (lib. V. c. 5), da Filostorgio (l. IV. c. 17 col Gotofredo p. 393), nell'Epitome di Vittore e nelle Croniche di Prospero, d'Idazio, di Marcellino, nel Thesaur. tempor. di Scaligero, ec.

410. Tillemont Hist. des Emper. Tom. V. p. 716. ec.

411. Italica, fondata da Scipione Affricano pei feriti suoi veterani d'Italia. Se ne vedono tuttavia le rovine circa una lega sopra Siviglia, ma dall'opposta parte del fiume. Vedasi l'Ispania illustrata di Nonio; breve ma stimabil trattato: c. XVII. p. 64-67.

412. Io convengo col Tillemont (Hist. des Emper. T. V. p. 726) nel sospetto intorno alla Real genealogia di Teodosio, che rimase occulta fino alla promozione di esso. Anche dopo di questa il silenzio di Pacato contrabilancia la venal testimonianza di Temistio, di Vittore e di Claudiano, che uniscono la famiglia di Teodosio al sangue di Trajano e di Adriano.

413. Pacato paragona e conseguentemente preferisce la gioventù di Teodosio alla militar educazione d'Alessandro, di Annibale e del secondo Affricano, i quali avevan militato, com'esso, sotto i lor genitori. XII. 8.

414. Ammiano fa menzione di questa vittoria che riportò: Theodosius Junior Dux Mesiae prima etiam tum lanugine juvenis, princeps postea perfectissimus. Il medesimo fatto s'attesta da Temistio e da Zosimo; ma Teodoreto (l. V c. 5 ), che vi aggiunge alcune curiose circostanze, l'applica male a proposito al tempo dell'interregno.

415. Pacato (in Paneg. vol. XII. 9.) preferisce la vita rustica di Teodosio a quella di Cincinnato; l'una era effetto della scelta, l'altra della povertà.

416. Danville (Geogr. Anc. Tom. I. p. 25) ha fissato la situazione di Cauca o Coca nell'antica Provincia di Galizia, in cui Zosimo ed Idazio hanno posto la nascita o il patrimonio di Teodosio.

417. Udiamo Ammiano medesimo: Haec, ut miles quondam et Graecus, a principatu Caesaris Nervae exorsus, adusque Valentis interitum, pro virium explicavi mensura, nunquam, ut arbitror, sciens silentio ausus corrumpere vel mendacio. Scribant reliqua potiores aetate, doctrinisque florentes. Quos id, si libuerit, aggressuros, procudere linguas ad majores moneo stylos. Ammiano XXXI. 16. I primi tredici libri, che sono un epitome superficiale di dugentocinquantasette anni, ora sono perduti: gli ultimi diciotto, che non contengono più di venticinque anni, ci conservano ancora una copiosa ed autentica storia de' suoi tempi.

418. Ammiano fu l'ultimo suddito di Roma che componesse un'istoria profana in lingua Latina. L'Oriente, nel secolo dopo, produsse alcuni storici retori, come Zosimo, Olimpiodoro, Malco, Candido ec. Vedi Vossio de Histor. Graec. l. II c. 18. De Histor. Latin. l. II. c. 10.

419. Grisostom. T. I. pag. 344. edit. Montfauc. Io ho riscontrato ed esaminato questo passo; ma senza l'aiuto del Tillemont (Hist. des Emper. Tom. V. p. 152) non avrei mai potuto scoprire un aneddoto storico in uno strano miscuglio di mistiche e morali esortazioni, indirizzate dal Predicator d'Antiochia ad una giovane vedova.

420. Eunap. in Excerpt. Legat. p. 21.

421. Vedi Gotofredo Cronol. delle Leggi. Cod. Teod. T. I. Proleg. p. XCIX. CIV.

422. Molti scrittori si fermano assai nella malattia e nella lunga dimora di Teodosio a Tessalonica. Zosimo per diminuir la sua gloria; Giornandes per favorire i Goti; e gli Autori Ecclesiastici per dar luogo al suo Battesimo.

423. Si paragoni Temistio (Orat. XIV. p. 181) con Zosimo (l. IV. p. 232) con Giornandes (c. XXVII. p. 649) e col prolisso commento del conte di Buat (Hist. des Peupl. Tom. VI. p. 477-552). Le Croniche d'Idazio e di Marcellino alludono, in termini generali, a magna certamina, magna multaque praelia. I due epiteti non sono da conciliarsi facilmente.

424. Zosimo l. IV. p. 232 lo chiama Scita, nome che sembra dai Greci più moderni essersi applicato ai Goti.

425. Al Lettore non dispiacerà di vedere le parole originali di Giornandes o dell'autore ch'egli trascrive: Regiam urbem ingressus est, miransque, en (inquit) cerno quod saepe incredulus audiebam, famam videlicet tantae urbis. Et huc illuc oculos volvens nunc situm urbis commeatumque navium, nunc moenia clara prospectans, miratur, populosque diversarum gentium quasi fonte in uno e diversis partibus scaturiente unda sic quoque militem ordinatum aspiciens. Deus, inquit, est sine dubio terrenus imperator, et quisquis adversus eum manum moverit, ipse sui sanguinis reus existit: Giornandes (c. XXVIII. p. 650) passa a far menzione della sua morte e dei suoi funerali.

426. I brevi ed autentici cenni, che si trovano nei Fasti d'Idazio (Chron. Scalig. p. 52) son macchiati dalla passione di un contemporaneo. L'orazione quarantesima di Temistio è un complimento alla Pace ed al Console Saturnino (An. 383).

427. Giornandes c. XXVIII. p. 650. Anche Zosimo (l. IV p. 246) è costretto a lodare la generosità di Teodosio, tanto onorevole per esso, e vantaggiosa pel Pubblico.

428. Εθνος το Σκεθικον πασιν αγνωυον, Gente Scitica, ignota a tutti: Zosimo l. IV. p. 252.

429. Io sono autorizzato dalla ragione e dall'esempio ad applicare questo nome Indiano ai μονοξυλα, navicelle fatte d'un sol albero, dei Barbari, che sono alberi scavati in forma di battelli, πληθει μονοξυλων εμβιβασαντες: traghettando con una moltitudine di monoxuli: Zosimo lib. IV p. 253.