Ausi Danubium quondam tranare Gruthungi.
In lintres fregere nemus: ter mille ruebant
Per fluvium plenae cuneis immanibus alni.
Claudian. in IX. Cons. Hon. 623.
430. Zosimo l. IV. p. 252-255. Ei troppo spesso dimostra la sua scarsezza di giudizio, deturpando le più serie sue narrazioni con minute ed incredibili circostanze.
431. Retulit... Odothaei Regis opima.
V. 6. Le spoglie opime eran quelle che un Generale Romano potea guadagnare solamente sopra un Re o un Generale nemico, ucciso da esso con le proprie mani; e nei secoli vittoriosi di Roma non se ne contano più di tre esempi.
432. Vedi Temistio Orat. XVI. p. 211. Claudiano (in Eutrop. l. II. p. 152) fa menzione della Colonia Frigia...
... Ostrogothis colitur mistisque Gruthungis
Phryx ager...
E quindi passa a nominare il Pattolo e l'Ermo, fiumi della Lidia.
433. Si paragonino fra loro Giornandes (c. XX. 27) che nota la condizione ed il numero dei confederati Gotici, Zosimo (l. IV. p. 258), che fa menzione degli aurei loro collari, e Pacato (in Paneg. vet. XII. 37), che applaudisce con falsa o stolta gioia alla disciplina e bravura loro.
434. Amator pacis generisque Gothorum. Questa è la lode, che gli dà l'Istorico Goto (c. XXIX), che rappresenta la sua nazione come composta di uomini pacifici, lenti alla collera, e pazienti delle ingiurie. Secondo T. Livio, i Romani non conquistarono il Mondo che per difendersi.
435. Oltre le parziali invettive di Zosimo (sempre malcontento dei Principi Cristiani) vedansi le gravi rappresentanze, che Sinesio indrizza all'Imperatore Arcadio (de Regno p. 25. 26. Edit. Petav). Il filosofo Vescovo di Cirene era vicino abbastanza per giudicare, ed abbastanza lontano per non esser tentato dal timore e dall'adulazione.
436. Temistio (Orat. XVI. p. 211. 212) compose un'elaborata e ragionevole apologia, che per altro non è esente dalle puerilità della Greca rettorica. Orfeo potè solo allettare le bestie selvagge della Tracia; ma Teodosio incantò gli uomini e le donne, dai predecessori dei quali Orfeo nell'istesso luogo era stato fatto in pezzi ec.
437. Costantinopoli fu privata, mezzo un giorno, della pubblica distribuzione di pane per espiar l'uccisione d'un soldato Gotico: κυουντες τον Σκυθικον etc. (aver ammazzato uno Scita) fu il delitto del popolo. Liban. Orat. VII. p. 394. Edit. Morel.
438. Zosimo t. IV. p. 267. 271. Egli racconta una lunga e ridicola storia dell'avventuroso principe, che scorse il paese con soli cinque cavalieri, di uno spione che essi scuoprirono, batterono ed uccisero nella capanna di una vecchia ec.
439. Si confronti Eunapio (in Excerpt. Legat. p. 21. 22), con Zosimo (l. IV. p. 279). Deve senza dubbio applicarsi alla medesima storia la differenza delle circostanze e dei nomi. Fravitta o Travitta in seguito fu Console, nell'anno 401, e continuò nel fedele servizio del figlio maggiore di Teodosio (Tillemont Hist. des Emp. Tom. V. p. 467).
440. I Goti messero tutto a sacco dal Danubio fino al Bosforo; esterminarono Valente e il suo esercito, e non ripassarono il Danubio, che per abbandonar l'orribile solitudine, che avevan fatto (Oeuvres de Montesquieu T. III p. 479. Considérations sur les causes de la grand. et de la decad. des Rom. c. 17). Il Presidente di Montesquieu sembra avere ignorato che i Goti, dopo la disfatta di Valente, non abbandonarono mai il territorio Romano. Sono adesso trent'anni, dice Claudiano (de Bell. Getic. 166. ec. An. 404),
Ex quo jam patrios gens haec oblita Triones,
Atque Istrum transvecta semel, vestigia fixit
Threicio funesta solo....
441. Valentiniano fu meno sollecito della religion del suo figlio, poichè affidò l'educazion di Graziano ad Ausonio, dichiarato Pagano (Mem. de l'Academ. des Inscr. T. XV. p. 125-138). La fama poetica d'Ausonio condanna il gusto del suo secolo.
442. Ausonio fu gradatamente promosso alla Prefettura del Pretorio dell'Italia (nell'anno 377) e della Gallia (nell'anno 378) ed in fine fu insignito del Consolato (l'anno 379). Egli espresse la sua gratitudine con un servile ed insipido tratto d'adulazione (Actio gratiarum p. 699-736), che è sopravvissuto ad altre produzioni più degne.
443. Disputare de principali judicio non opportet: sacrilegii enim instar est dubitare, an is dignus sit, quem elegerit Imperator: Cod. Justin. l. IX. Tit. XXIX. leg. 3. Questa legge sì ragionevole fu confermata e pubblicata dopo la morte di Graziano dalla debole Corte di Milano.
444. Ambrogio compose per istruzione di lui un trattato teologico sulla fede della Trinità: e Tillemont (Hist. des Emper. Tom. V. p. 158. 169) attribuisce all'Arcivescovo il merito delle intolleranti leggi di Graziano.
445. Qui divinae legis sanctitatem nesciendo omittunt, aut negligendo violant et offendunt, sacrilegium committunt: Cod. Just. l. IX. Tit. XXIX. leg. Teodosio invero può pretender la sua parte nel merito di questa estesa legge.
446. Ammiano (XXXI. 10) e Vittore il Giovane riconoscono le virtù di Graziano, ed accusano o piuttosto deplorano il depravato suo gusto. L'odioso paralello di Commodo è addolcito dall'espressione: licet incruentus, e forse Filostorgio (l. X. c. 10. col Gotofred. pag. 412) ha mitigato con qualche riserva simile la comparazion di Nerone.
447. Zosimo (l. IV. p. 247) e Vittore il Giovane attribuiscono la rivoluzione al favor degli Alani ed al disgusto delle truppe Romane. Dum exercitum negligeret, et paucos ex Alanis, quos ingenti auro ad se transtulerat, anteferret veteri ac Romano militi.
448. Britannia fertilis provincia tyrannorum: È una memorabile espressione adoperata da Girolamo nella controversia Pelagiana, e variamente interpretata nelle dispute dei nazionali nostri Antiquari. Pare che le rivoluzioni del secolo passato giustifichino l'immagine del sublime Bossuet: «Cette isle plus orageuse que les mers qui l'environnent».
449. Zosimo dice dei soldati Britannici: των αλλων απαντων πλεον αυθαδεια και θυμῳ: son molto superiori a tutti gli altri in arroganza ed in ardire.
450. Elena figlia d'Eudda. Può vedersi ancora la sua cappella a Caer-Segont, ora Caer-Noarvon (Carte Istor. d'Inghil. Vol. I. p. 168 dalla Mona antiqua di Rowland). Il prudente lettore non sarà probabilmente soddisfatto di tal testimonianza Gallese.
451. Cambden (Vol. I. Introd. p. 101) lo caratterizza governatore della Britannia, ed il padre delle nostre antichità vien seguitato, com'è solito, dai ciechi suoi figli. Pacato e Zosimo avean preso qualche cura per impedir quest'errore o favola; ed io mi difenderò con le decisive loro testimonianze. Regali habitu exulem suum, illi exules orbis induerunt (in Paneg. vet. XII. 23) e l'Istorico Greco con molto minor equivoco, αυτοϛ (Maximus) δε ουδου εις αρχην εντιμον ετυχη προελθων (lib. IV. p. 248) esso poi non era costituito in onorevol comando.
452. Sulpic. Sever. Dial. II. 7. Orosio l. VII. c. 34. p. 556. Ambidue riconoscono (Sulpicio era stato suo suddito) l'innocenza ed il merito d'esso. Egli è ben singolare, che Massimo sia stato trattato meno favorevolmente da Zosimo, parziale avversario del suo rivale.
453. L'Arcivescovo Usserio (Antiq. Britann. Eccl. p. 107, 108) ha diligentemente raccolto le leggende dell'Isola e del Continente. Tutta l'emigrazione consisteva in 30000 soldati e 100000 plebei, che si stabilirono nella Brettagna. Le spose loro destinate, cioè S. Orsola con 11000 nobili Vergini, e 60000 plebee, sbagliarono la strada, preser terra a Colonia, e furono crudelissimamente trucidate dagli Unni. Ma le sorelle plebee vennero defraudate di tal onore: e quel che è più strano, Giovanni Tritemio pretende di far menzione dei figli di queste Vergini Britanniche.
454. Zosimo (l. IV. p. 248. 249) ha trasferito la morte di Graziano da Lugdunum (Lione) nella Gallia a Singidunum nella Mesia. Possono rilevarsi alcuni cenni dalle Croniche, e scuoprirsi alcune falsità in Sozomeno (l. VII. c. 13) ed in Socrate (l. V. c. 11). Ambrogio è la nostra guida più autentica (Tom. I. Enarrat. in Psalm. 61. p. 961. Tom. II. Epist. 24. p. 888, ec. et de Obitu. Valent. Consol. n. 28. p. 1182).
455. Pacato (XII. 68) celebra la fedeltà di Mellobaude, mentre nella Cronica di Prospero si nota il suo tradimento come la causa della rovina di Graziano. Ambrogio, che ha motivo di pensare a scolpare se stesso, non condanna che la morte di Vallio, servo fedele di Graziano (Tom. II. ep. 24 p. 891. Ed. Benedict.)
456. Egli si protesta, nullum ex adversariis nisi in acie occubuisse: Sulpic. Sever. in vit. B. Martin, a. 23. L'orator di Teodosio accorda una ripugnante, e pure autorevol lode alla clemenza di Massimo: si cui ille, pro ceteris sceleribus suis, minus crudelis fuisse videtur. Paneg. vet. XII. 28.
457. Ambrogio fa menzione di quelle leggi di Graziano, quas non abrogavit hostis: Tom. II. epist. 17. p. 827.
458. Zosimo l. IV. p. 251. 252. Noi possiamo ben disapprovare questi odiosi sospetti; ma non possiamo tralasciare il trattato di pace, che gli amici di Teodosio hanno assolutamente dimenticato, o ne han fatta leggiera menzione.
459. L'Arcivescovo di Milano, oracolo del Clero, assegnò al suo discepolo Graziano un sublime e rispettabile posto nel Cielo. Tom. II. de Obit. Val. Consol. p. 1193.
460. Pel Battesimo di Teodosio vedansi Sozomeno (l. VII c. 4) Socrate (l. V. c. 6) e Tillemont (Hist. des Emper. Tom. V. p. 728).
461. Ascolio o Acolio fu onorato dall'amicizia e dalle lodi d'Ambrogio, che lo chiama: murus fidei atque sanctitatis (Tom. II. ep. 15 p. 820), e quindi celebra la sua prontezza e diligenza in correre da Costantinopoli in Italia, ec. (epist. 16. p. 822) virtù, che non conviene nè ad un muro nè ad un Vescovo.
462. Cod. Teod. lib. XVI. Tit. I. leg. 2. col Comment. del Gotofredo Tom. VI. p. 5-9. Tale editto meritava le più alte lodi del Baronio: auream sanctionem, edictum pium et salutare. Sic itur ad astra.
463. Sozomeno l. VII. c. 6. Teodoreto l. V. c. 16. Al Tillemont (Mem. Eccles. Tom. VI. p. 627, 628) dispiacciono i termini di rozzo Vescovo, e d'oscura città. Pure bisogna che mi si permetta di credere, che Anfilochio ed Icone fosser oggetti d'inconsiderabil grandezza nell'Impero Romano.
464. Sozomeno l. VII. c. 5. Socrat. l. V. c. 7. Marcellin. in Chron. Bisogna cominciare il computo dei quarant'anni dall'elezione o intrusione d'Eusebio, che saggiamente cambiò il Vescovato di Nicomedia con la sede di Costantinopoli.
465. Vedi Jortin Osservaz. sull'Istor. Eccl. Vol. IV. p. 71. L'Orazione trentesimaterza di Gregorio Nazianzeno somministra invero qualche idea simile, ed alcune anche più ridicole; ma io non ho potuto trovar le parole di questo notabile passo, che adduco sulla fede d'un esatto ed ingenuo erudito.
466. Vedi l'Orazione 32 di Gregorio Nazianzeno, ed il racconto ch'egli ha fatto della sua vita in 1800 versi jambici. Pure ogni Medico è disposto ad esagerare l'inveterata natura della malattia ch'egli ha curata.
467. Io mi confesso altamente obbligato alle due vite di Gregorio Nazianzeno, composte, con molto diverse mire dal Tillemont (Mem. Eccles. Tom. IX. p. 305-560, 695-741) e dal Le Clerc. (Bibliot. Univ. Tom. XVII. p. 1. 128).
468. A meno che Gregorio Nazianzeno non abbia fatto l'error di trent'anni nella sua propria età, egli era nato, ugualmente che Basilio, suo amico, circa l'anno 329. L'anticipata cronologia di Suida si è ricevuta favorevolmente, perchè toglie lo scandalo, che il padre di Gregorio, ancor egli santo, generasse figli dopo d'esser divenuto Vescovo (Tillemont Mem. Eccles. Tom. IX. p. 693-769).
469. Il Poema di Gregorio sulla propria vita contiene alcuni bei versi (Tom. II. p. 9), che nascono dal cuore, ed esprimono i torti d'una ingiuriata e perduta amicizia.
.... πονοι κονοι λογων,
Ομοςεγος τε και σινεςιος βιος
Νους εις εν αμφοιν
Διεσκεδασαι παντα ερριπται χαμαι
Αυραι φερουσι τας παλαιας ελπιδας
... Eran comuni le fatiche dai ragionamenti, famigliare e congiunta la vita, un animo in ambidue ... Tutto si è dissipato, è caduto a terra, i venti portano via le antiche speranze.
Nel Sogno della Notte di Mezza State, Elenia fa l'istesso patetico lamento all'amico Ermia.
Is all the counsel that we two have shared,
The sister's vows, ecc.
«Fra noi due comune abbiamo ogni consiglio, i voti della sorella ec.»
Shakespeare non aveva mai letto i poemi di Gregorio Nazianzeno, egli non sapeva la lingua Greca: ma la sua madre lingua, cioè quella della natura, è l'istessa nella Cappadocia e nell'Inghilterra.
470. Questo svantaggioso ritratto di Sasima è preso da Gregorio Nazianzeno (Tom. II. de vita sua p. 7. 8). Nell'Itinerario d'Antonino se ne fissa la situazione precisa in distanza di quarantanove miglia da Archelaide, e di trentadue da Tiana. (p. 144. Edit. Wesseling.).
471. Si è reso immortale da Gregorio il nome di Nazianzo, ma si fa menzione della sua patria sotto il nome Greco o Romano di Diocesarea da Tillemont (Memoir. Eccles. T. IX. p. 692), da Plinio (VI. 3), da Tolomeo e da Ierocle (Itin. Wesseling p. 709 ). Sembra che fosse situata sul confine dell'Isauria.
472. Vedi Du Cange Const. Christ. l. IV. p. 141. 142. La Θεια δυναμις Divina forza di Sozomeno (l. VII. c. 5) viene interpretata per Maria Vergine.
473. Tillemont (Mem. Eccl. Tom. IX. p. 432. ec. ) diligentemente raccoglie, estende e spiega gli oratorj e poetici tratti di Gregorio medesimo.
474. Ei recitò un'orazione (Tom. I. Orat. XXIII. p. 409) in sua lode; ma dopo la lor contesa fu mutato il nome di Massimo in quello di Erone (Vedi Girolamo T. I. in Catal. Script. Eccles. p. 301). Io tocco di volo tali personali ed oscure discordie.
475. Sotto il modesto velo d'un sogno, Gregorio (T. II. Carm. IX. p. 78) descrive il proprio buon successo con qualche umana compiacenza. Pure dalla famigliare conversazione di lui con S. Girolamo, suo discepolo (Tom. I. Epist. ad Nepotian. p. 14), parrebbe, che il predicatore sapesse il vero valore dell'applauso popolare.
476. Lacrymae auditorum laudes tuae sint: questo è il vivace e giudizioso parere di S. Girolamo.
477. Socrate (l. V. c. 7) e Sozomeno (l. VII. c. 5) riferiscono l'evangeliche parole ed azioni di Damofilo, senza neppure una parola d'approvazione. Egli riflettè, dice Socrate, ch'è difficile resistere ai potenti: ma era facile, e sarebbe stato vantaggioso il sottomettersi.
478. Vedi Gregor. Naz. Tom. II. de vita sua p. 21. 22. Il Vescovo di Costantinopoli, per istruzione della posterità, fa menzione di uno stupendo prodigio. Nel mese di Novembre era una mattinata nuvolosa; ma quando la processione entrò in Chiesa, comparve il Sole.
479. Frai tre storici Ecclesiastici, il solo Teodoreto (l. V. c. 2) ha rammentato quest'importante commissione di Sapore, che il Tillemont (Hist. des Emper. Tom. V. p. 728) ha giudiziosamente trasferito dal regno di Graziano a quello di Teodosio.
480. Io non fo conto di Filostorgio, quantunque faccia egli menzione dell'espulsion di Damofilo (I. c. 19). L'Istorico Eunomiano si è diligentemente fatto passare per un crivello cattolico.
481. Le Clerc ha dato un curioso estratto (Bibl. Univ. Tom. XVIII. p. 91-105) dei discorsi Teologici che Gregorio Nazianzeno recitò a Costantinopoli contro gli Arriani, gli Eunomiani, i Macedoniani ec. Ei dice ai Macedoniani, che divinizzavano il Padre ed il Figlio senza lo Spirito Santo, che essi potevano chiamarsi Triteisti così bene che Diteisti. Gregorio medesimo era quasi un triteista; e la sua monarchia del Cielo somiglia una ben regolata aristocrazia.
482. Il primo Concilio Generale di Costantinopoli adesso trionfa nel Vaticano; ma i Papi lungamente avevano esitato sopra di esso, e la lor dubbiezza rende perplesso, e fa quasi vacillare l'umile Tillemont Mem. Eccl. Tom. IX. p. 499-500.
483. Avanti la morte di Melezio, sei o otto de' suoi Preti più popolari, fra' quali era Flaviano, avean rinunziato con giuramento, per amor della pace, al Vescovato d'Antiochia. (Sozomeno l. VII. c. 3. 11. Socrate l. V. c. 5). Il Tillemont si crede in dovere di non prestar fede all'istoria; ma confessa che nella vita di Flaviano si trovano molte circostanze, che non sembrano coerenti alle lodi del Grisostomo ed al carattere d'un santo. (Mem. Eccl. T. X. p. 541).
484. Si consulti Gregorio Nazianzeno (de vita sua T. II. p. 25-28). Può vedersi la sua generale e particolare opinione del Clero e delle adunanze di esso, tanto in verso quanto in prosa (Tom. I. Orat. I. p. 33. epist. LV. p. 814. T. II. carm. X. p. 81). Tali passi vengono leggermente indicati dal Tillemont, ed ingenuamente prodotti dal le Clerc.
485. Vedi Gregorio Tom. II. de vita sua p. 28-31. Le orazioni 17. 28. 32. furono pronunziate nelle varie scene di quest'azione. La perorazione dell'ultima (Tom. I. p. 528) in cui dà un solenne addio agli uomini ed agli Angeli, alla Città ed all'Imperatore, all'Oriente ed all'Occidente ec., è patetica e quasi sublime.
486. Sozomeno attesta la capricciosa ordinazion di Nettario (l. VII. c. 8), ma il Tillemont osserva (Memoir. Eccles. Tom. IX. p. 719) che «après tout, ce narré de Sozomene est si honteux pour tous ceux qu'il y mèle, et sur-tout pour Théodose, qu'il vaut mieux travailler à le détruire, qu'à le soutenir»: ammirabile regola di critica!
487. Io intendo solamente di dire, che tale era la naturale sua indole, quando non era infiammata o indurita dallo zelo religioso. Dal suo ritiro, egli esorta Nettario a perseguitar gli Eretici di Costantinopoli.
488. Vedi Cod. Teodos, lib. XVI. Tit. V. leg. 6. 23 col commento del Gotofredo a ciascheduna legge, ed il suo sommario generale o Paratitlo: Tom. VI. pag. 104-110.
489. Essi facevan sempre la Pasqua, come gli Ebrei, nel decimoquarto giorno del primo mese dopo l'equinozio di primavera, e così pertinacemente opponevansi alla Chiesa Romana ed al Concilio Niceno, che avea fissato la Pasqua in Domenica. Bingham. Ant. l. XX. c. 5. Vol. II. p. 309. fol.
490. Sozomeno l. VII. c. 12.
491. Vedi l'Istoria Sacra di Sulpizio Severo (l. II. p. 447-455 ed. Lugd. Batav. 1647) scrittore corretto ed originale. Il Dottor Lardner (Credibil ec. Part. II. Vol. IX. p. 256, 340) ha lavorato quest'articolo con pura erudizione, con moderazione e buon senso. Il Tillemont (Mem. Eccles. T. VIII. p. 491-527) ha ammucchiato tutta la spazzatura dei Padri: l'utile spazzino!
492. Severo Sulpizio parla con istima e pietà dell'arcieretico: Felix profecto, si non pravo studio corrupisset optimum ingenium: prorsus multa in eo animi et corporis bona cerneres (Hist. Sacr. l. II. p. 439). Anche Girolamo (Tom. I. in Script. Eccl. p. 202) parla con moderazione di Priscilliano e di Latroniano.
493. Questo Vescovato (nella vecchia Castiglia) rende presentemente 20000 ducati l'anno (Busching Geog. Vol. II. p. 308), ed è perciò assai meno atto a produrre l'autore d'una nuova eresia.
494. Exprobabatur mulieri viduae nimia religio et diligentius culta divinitas (Pacat. in paneg. vet. XII. 29). Tal era l'idea d'un umano, quantunque ignorante politeista.
495. Uno di essi fu mandato in Syllinam insulam, quae ultra Britanniam est. Qual esser doveva l'antico stato degli scogli di Scilly (Cambden Britann. Vol. II. p. 1519)?
496. Le scandalose calunnie di Agostino, di Leone Papa ec. che il Tillemont ingoia come un fanciullo, e Lardner confuta da uomo, possono suggerire qualche ingenuo sospetto in favore degli antichi Gnostici.
497. Ambrog. Tom. II. epist. 24. P. 891.
498. Sulpizio Severo nell'Istoria Sacra, e nella vita di S. Martino usa qualche cautela; ma si dichiara più liberamente nei dialoghi (III. 15). Martino però fu ripreso dalla propria coscienza e da un Angelo; nè potè in seguito far de' miracoli sì facilmente.
499. Tanto il Prete Cattolico (Sulpic. Sev. l. II. p. 448) quanto l'Oratore Pagano (Pacat. in Paneg. vet. XII. 29) disapprovano con uguale indignazione il carattere e la condotta d'Itacio.
500. La vita di S. Martino, ed i dialoghi intorno a' suoi miracoli, contengono fatti adattati alla più grossolana ignoranza, in uno stile non indegno del secolo d'Augusto. È così naturale la connessione fra il buon gusto ed il buon senso, che mi fa sempre stupore questo contrasto.
501. La breve e superficial vita di S. Ambrogio, scritta da Paolino suo Diacono (Append. ad edit. Bened. p. I. XV) ha il pregio d'una testimonianza originale. Il Tillemont (Mem. Eccles. Tom. X. p. 78-306) e gli Editori Benedettini (p XXXI-LXIII) vi hanno lavorato con la solita lor diligenza.
502. Ambrogio medesimo (Tom. II. ep. XXIV. p. 888. 891) dà all'Imperatore un assai spiritoso ragguaglio della sua ambasceria.
503. La rappresentazione, ch'egli stesso fa dei suoi principj e della sua condotta (Tom. II. ep. XX. XXI. XXII. p. 851-880), è uno dei più curiosi monumenti d'antichità ecclesiastica. Essa contiene due lettere a Marcellina sua sorella con una supplica a Valentiniano, ed il discorso de Basilicis non tradendis.
504. Il Cardinale di Retz ebbe una simile ambasciata della Regina, affinchè quietasse il tumulto di Parigi. Ciò non era più in suo potere: à quoi j'ajoutai tout ce que vous pouvez vous imaginer de respect, de douleur, de regret et de soumission etc. (Mém. T. I. p. 140). Io non paragono certamente fra loro nè le cause nè le persone; ma il Coadiutore medesimo aveva qualche idea (p. 84) d'imitar S. Ambrogio.
505. Il solo Sozomeno (l. VII. c. 13), involge questo luminoso fatto in una oscura e dubbiosa narrazione.
506. Excubabat pia plebs in Ecclesia mori parata cum Episcopo suo.... Nos adhuc frigidi excitabamur tamen civitate attonita atque turbata. August. Conf. l. IX. c. 7.
507. Tillemont Mem. Eccl. Tom. II. p. 78, 498. Furono consacrate molte Chiese in Italia, nella Gallia ec. a quest'incogniti Martiri, fra' quali sembra che S. Gervasio sia stato più fortunato del suo compagno.
508. Invenimus mirae magnitudinis viros duos, ut prisca aetas ferebat. Tom. II. epist. XXII. p. 875. La grandezza di questi scheletri era fortunatamente o artificiosamente adattata al popolar pregiudizio della successiva decadenza della statura umana, ch'è prevalso in ogni secolo fin dal tempo d'Omero.
Grandiaque effossis mirabitur ossa sepulchris.
509. Ambros. T. II. ep. XXII. p. 875. August. Confess. l. IX. c. 7 de Civ. Dei l. XXII. c. 8. Paulin. in vit. S. Ambros. c. 14 in append. Bened. p. 4. Il cieco aveva nome Severo, ei toccò la sacra veste, ricuperò la vista, e consacrò il resto della sua vita (almeno per venticinque anni) al servizio della Chiesa. Io raccomanderei questo miracolo a' nostri Teologi, se non provasse il culto delle reliquie, ugualmente che la fede Nicena.
510. Paulin. in vit. S. Ambros. c. 5. in app. Bened. p. 5.
511. Tillemont. Mem. Eccl. Tom. X. p. 190, 750. Egli accorda parzialmente la mediazione di Teodosio, e capricciosamente rigetta quella di Massimo, quantunque si attesti da Prospero, da Sozomeno e da Teodoreto.
512. La modesta censura di Sulpicio (Dial. III. 15) gli porta una ferita molto più profonda, che la debole declamazione di Pacato (XII. 25, 26).
513. Esto tutior adversus hominem pacis involucro tegentem. Tale fu il prudente avviso d'Ambrogio (Tom. II. p. 891) dopo che fu tornato dalla sua seconda ambasceria.
514. Il Baronio (an. 387. n. 63) applica a questo tempo di pubblica calamità alcuni de' sermoni penitenziali dell'Arcivescovo.
515. Zosimo riferisce la fuga di Valentiniano, e l'amor di Teodosio per la sorella di esso (l. IV. p. 263. 264). Il Tillemont produce alcune deboli ed ambigue testimonianze per anticipare il secondo matrimonio di Teodosio (Hist. des Emper. Tom. V. p. 740), e conseguentemente per confutare ces contes de Zosime, qui seroient trop contraires à la piété de Théodose.
516. Vedi Gotofred. Cronol. delle leggi Cod. Theod. T. I. p. XCIX.
517. Oltre i cenni che possono raccogliersi dalle croniche e dall'Istoria Ecclesiastica, Zosimo (l. IV. p. 259. 267), Orosio (l. VII. c. 35.) e Pacato (Paneg. vet. XII. 30. 48) somministrano gli sconnessi e scarsi materiali di questa guerra civile. Ambrogio (Tom. II. Epist. 40. p. 952-953.) allude oscuramente ai ben noti fatti della sorpresa d'un magazzino, d'un'azione a Petavio, d'una vittoria, forse navale, nella Sicilia ec. Ausonio applaudisce al merito singolare ed alla buona fortuna d'Aquileia.
518. Quam promptum laudare Principem, tam tutum siluisse de Principe (Pacat. in Paneg. vet. XII. 2). Latino Pacato Drepanio, nativo della Gallia, recitò quest'orazione a Roma (l'anno 388). Egli di poi fu Proconsole dell'Affrica: ed Ausonio, suo amico, lo loda come un Poeta, inferiore solo a Virgilio, (Vedi Tillemont Hist. des Emper. Tom. V. p. 303).
519. Vedasi un bel ritratto di Teodosio fatto da Vittore il Giovane; i delineamenti sono distinti, ed i colori ben fusi. La lode di Pacato è troppo generale, e Claudiano pare che sempre tema d'esaltare il padre sopra il figlio.
520. Ambrog. Tom. II. epist. 40. p. 955. Pacato, per mancanza di cognizione o di coraggio, tralascia questa gloriosa circostanza.
521. Pacat. in Paneg. vet. XII. 20.
522. Zosimo l. IV. p. 271. 272. La sua parziale testimonianza porta seco l'aria di verità e di candore. Ei nota queste vicende di pigrizia e di attività non già come un vizio, ma come una singolarità nel carattere di Teodosio.
523. Tal collerico temperamento si confessa e si scusa da Vittore. Sed habes (dice S. Ambrogio con decente e viril contegno al suo Sovrano) naturae impetum, quem si quis lenire velit, cito vertes ad misericordiam: si quis stimulet, in magis exsuscitas, ut eum revocare vix possis: (Tom. II. Epist. 51. p. 998), Teodosio (ap. Claudian. in IV. Cons. Hon. 866. etc.) esorta il figlio a moderar la sua collera.
524. Tanto i Cristiani che i Pagani erano d'accordo nel credere che i demonj suscitato avessero la sedizione d'Antiochia. Si facea veder per le strade, dice Sozomeno (l. VII. c. 23), una donna gigantesca con una sferza in mano. Un vecchio, dice Libanio (Orat. XII. p. 396) si trasformò in giovane, e quindi in fanciullo.
525. Zosimo nel suo breve e non ingenuo racconto (l. IV. p. 258. 259), erra sicuramente in mandare Libanio stesso a Costantinopoli. Le proprie orazioni di lui indicano, che restò in Antiochia.
526. Libanio (Orat. I. p. 6. Edit. Venet.) dichiara, che sotto un regno di quella sorte, il timor del macello era senza fondamento ed assurdo, specialmente, nell'assenza dell'Imperatore, poichè la sua presenza, secondo l'eloquente schiavo, avrebbe potuto legittimare gli atti più sanguinosi.
527. Laodicea sulla costa marittima, settantacinque miglia distante da Antiochia (vedi Noris Epoch. Syro-Maced. Diss. 3. p. 230). Gli Antiocheni si stimarono offesi, che la città di Seleucia, lor dipendente, ardisse d'interceder per loro.
528. Siccome i giorni del tumulto dipendono dalla festa mobile di Pasqua, essi non si posson determinare, se non ne venga prima fissato l'anno. Dopo ricerche assai laboriose si è preferito l'anno 387 dal Tillemont (Hist. des Emper. Tom. V. p. 741. 744), e dal Montfaucon (Chrys. T. XIII. p. 105-110).
529. Grisostomo contrappone il loro coraggio, che non portava seco gran rischio, alla codarda fuga dei Cinici.
530. Si rappresenta la sedizione d'Antiochia in una maniera vivace, e quasi drammatica da due Oratori, ciascheduno dei quali ha la sua dose d'interesse e di merito. Vedasi Libanio (Orat. XIV. XV. p. 389. 420. Edit. Morel, Orat. I. p. 1-14. Venet. 1754), e le venti orazioni di S. Gio. Grisostomo de statuis (T. II. p. 1-225. edit. Montfaucon). Io non pretendo ad una gran famigliarità personale con Grisostomo: ma il Tillemont (Hist. des Emper. Tom. V. p. 263. 283), e l'Hermant (Vie de S. Chrysost. Tom. I. p. 137-224) l'avevan letto con più curiosità e diligenza.
531. La testimonianza originale d'Ambrogio (T. II. ep. 51, p. 998), d'Agostino (de Civ. Dei v. 26) e di Paolino (in vit. Ambros. c. 24), si manifesta in generali espressioni di orrore e di compassione. Essa poi viene illustrata dalle successive e disuguali autorità di Sozomeno (l. VII. c. 25), di Teodoreto (l. V. c. 17), di Teofane, (Chronogr. p. 62), di Cedreno (p. 317), e di Zonara (Tom. II. l. 13. p. 34). Il solo Zosimo, parzial nemico di Teodosio, non si sa per qual causa passa sotto silenzio la peggiore delle sue azioni.
532. Vedasi tutto questo fatto appresso Ambrogio (Tom. II. epist. 60. 61. p. 946-956), e Paolino di lui biografo (c. 23). Bayle e Barbeirac (Moral des Peres c. 17. p. 325. ec.) hanno giustamente condannato l'Arcivescovo.
533. Il suo discorso è una strana allegoria della verga di Geremia, di un albero di mandorle, della donna che bagnò ed unse i piedi di Cristo: ma la perorazione è diretta e personale.
534. Hodie, Episcope, de me proposuisti. Ambrogio lo confessò modestamente; ma con forza riprese Timesto, Generale di Cavalleria e d'infanteria, che aveva ardito di dire, che i Monaci di Callinico meritavan d'esser puniti.
535. Ma cinque anni dopo, essendo lontano Teodosio dalla spirituale sua guida, tollerò gli Ebrei, e condannò la distruzione delle loro sinagoghe. (Cod. Teod. l. XVI. Tit. VIII. leg. 9 col comment. del Gotofredo Tom. VI. p. 225).
536. Ambros. Tom. II. Ep. 51 p. 997-1001. La sua lettera è una miserabile cantilena sopra un nobil soggetto. Ambrogio sapeva meglio operare, che scrivere. Le sue composizioni sono prive di gusto o di genio, senza lo spirito di Tertulliano, la copiosa eleganza di Lattanzio, il vivace sapere di Girolamo o la grave energia di Agostino.
537. Secondo la disciplina di S. Basilio (can. 56), l'omicida volontario per quattro anni era piangente: cinque audiente, sette prostrato; e quattro consistente. Io ho l'originale (Beveridge Pand. Tom. 2. p. 47, 151) ed una traduzione (Chardon Hist. des Sacrem. T. 4, p. 219-277) delle Epistole Canoniche di S. Basilio.
538. La penitenza di Teodosio viene autenticamente descritta da Ambrogio (Tom. VI. de obit. Theod. c. 34. p. 1207), da Agostino (de civ. Dei v. 26), e da Paolino (in vit. Ambros. c. 24). Socrate è ignorante, e Sozomeno (l. VII. c. 25) succinto; e bisogna servirsi con cautela della copiosa narrazione di Teodoreto.
539. Cod. Theod. l. IX. tit. 40. leg. 13. La data e le circostanze di questa legge portano seco delle difficoltà; ma io mi sento inclinato a favorire gli onesti sforzi del Tillemont (Hist. des Emp. Tom. V. p. 721), e del Pagi, (Crit. Tom. I. p. 158).
540. Un prince, qui aime la religion, et qui la craint, est un lion qui cède à la main qui le flatte, ou à la voix qui l'appaise. Esprit des loix l. XXIV. c. 2.
541. Τουτο περι τους ευερλνειας καθηκον εδοξεν ειναι, ciò parve che fosse decente verso i benefattori. Tal'è l'avara lode di Zosimo stesso (l. IV. p. 267). Agostino dice con qualche felicità d'espressione: Valentinianum... misericordissima veneratione restituit.
542. Sozomeno l. VII. c. 14. La sua cronologia è molto irregolare.
543. Vedi Ambrogio, Tom. II. de obit. Valentin. c. 15. ec. p. 1178. c. 36. ec. p. 1184. Allorchè il giovane Imperatore faceva un trattamento, digiunava egli stesso; ricusò di vedere una bella attrice ec. Poichè ordinò che le sue fiere fossero uccise, il rimprovero d'aver amato quel divertimento appresso Filostorgio (l. XI. c. 1.) non è generoso.
544. Zosimo (l. IV. p. 275) loda il nemico di Teodosio. Ma egli è detestato da Socrate (l. V. c. 25) e da Orosio (l. VII. c. 35).
545. Gregorio di Tours (l. 2. c. 9. p. 165. nel secondo volume degli Istorici di Francia) ci ha conservato un curioso frammento di Sulpicio Alessandro, istorico molto più valutabile di lui medesimo.
546. Il Gotofredo (dissert. ad Philostorg. p. 428-434) ha diligentemente raccolto tutte le circostanze della morte di Valentiniano II. Le variazioni e l'ignoranza degli scrittori contemporanei provano che essa fu segreta.
547. De obitu Valentin. Tom. II: p. 1173. 1196. Egli è costretto ad usare un linguaggio discreto ed oscuro: pure è molto più ardito di quello che alcun laico, o forse qualunque altro Ecclesiastico si sarebbe arrischiato di essere.
548. Vedi c. 51. p. 1188. c. 75. p. 1193. Dom Chardon (Hist. des Sacrem. Tom. I. p. 86), che confessa che S. Ambrogio sostiene col maggior vigore l'indispensabile necessità del Battesimo, stenta a conciliare la contraddizione.
549. Quem sibi Germanus famulum delegerat exul. Tal'è la disprezzante espressione di Claudiano (IV Cons. Hon. 74). Eugenio professava il Cristianesimo; ma è probabile in un grammatico, che fosse in segreto attaccato al Paganesimo (Sozomen. l. VII. c. 22 Filostorg. l. XI. c. 2), e quasi l'assicurerebbe l'amicizia di Zosimo (l. IV. p. 276, 277).
550. Zosimo (l. IV. p. 278) fa menzione di quest'ambasceria; ma un'altra storia lo distrae dal riferirne l'evento.
551. Συνεταραξεν η τουτου γαμετη Γαλλα βασιληια τον αδελφον ολοφυρομενη: l'eccitò l'Imperatrice Galla, sua moglie, che piangeva il fratello. Zosimo l. IV. p. 278. In seguito dice (p. 280), che Galla morì di parto, e riferisce che fu estrema l'afflizione del marito, ma breve.
552. Licopoli è la moderna Siut, ossia Osiot, città di Said, della grandezza incirca di S. Denis, che fa un vantaggioso commercio col regno di Sennaar; ed ha una molto conveniente fontana, cujus potu signa virginitatis eripiuntur. Vedi Danville (Descr. de l'Egypt. p. 171), Abulfeda (Desc. Aegipt. p. 74) e le curiose annotazioni (p. 25. 92) del suo editore Michaelis.
553. Fu descritta la vita di Giovanni di Licopoli da due dei suoi amici, da Ruffino (l. II. c. 1. p. 449) e da Palladio (Hist. Laus. c. 43 p. 738) nella gran Collezione delle Vitae Patrum di Rosvveide. Il Tillemont (Mem. Eccles. T. X. p. 718. 720) ne ha determinata la cronologia.
554. Sozomeno l. VII. c. 22. Claudiano (in Eutrop. l. I. 311) fa menzione del viaggio dell'Eunuco: ma deride col maggior disprezzo i sogni Egiziani, e gli oracoli del Nilo.
555. Zosimo l. IV. p. 280. Socrat. l. VII. 10,. Alarico medesimo (de bello Get. 524) si ferma con più compiacenza sulle sue prime imprese contro i Romani.
.... Tot Augustos Hebro qui teste fugavi:
Pure la sua vanità difficilmente avrebbe potuto provare questa pluralità d'Imperatori fuggitivi.
556. Claudiano in IV. Cons. Honor. 77. ec. pone a confronto i disegni militari dei due usurpatori.