Quod Tartessiacis avus hujus Vallia terris
Vandalicas Turmas, et juncti Martis Alanos
Stravit, et occiduam texere cadavera Calpen.
Sidon. Apollin. in Paneg. Anthem. 39. p. 300. Edit. Sirmond.
346. Questo sussidio fu molto gradito. I Goti erano insultati da' Vandali della Spagna col nome di Truli, perchè nella estrema loro angustia avevan dato una moneta d'oro per una trula, o circa mezza libbra di farina. Olimpiod. ap. Phot. p. 189.
347. Orosio riporta una copia di queste pretese lettere. «Tu cum omnibus pacem habe, omniumque obsides accipe; nos nobis confligimus, nobis perimus, tibi vincimus; immortalis vero questus erit Reipublicae tuae, si utrique pereamus». L'idea è giusta; ma io non posso persuadermi, che s'avesse, o s'esprimesse da' Barbari.
348. «Romam triumphans ingreditur» questa è la formale espressione della Cronica di Prospero. I fatti appartenenti alla morte d'Adolfo, ed alle azioni di Vallia son riferiti da Olimpiodoro (ap. Phot. p. 188), da Orosio (L. VII c. 43. p. 584, 587), da Giornandes (De reb. Getic. c. 31, 32), e dalle Croniche d'Idazio e d'Isidoro.
349. Ausonio (de claris urbibus p. 157, 262) celebra Bordò col parziale affetto d'un nativo di questa città. Vedasi appresso Salviano (de Gubern. Dei p. 228. Paris 1608) una florida descrizione delle Province dell'Aquitania, e della Novempopulonia.
350. Orosio (L. VIII c. 32 p. 550) commenda la dolcezza e la modestia di quei Borgognoni, che trattavano i loro sudditi della Gallia come Cristiani loro fratelli. Mascou ha illustrato l'origine del loro regno nelle prime quattro annotazioni, poste al fine della sua laboriosa Istoria degli antichi Germani (vol. II. p. 555, 572 della traduzione Inglese).
351. Vedi Mascou (l. VIII. c. 43, 44, 45). Se si eccettui un breve e sospetto verso della Cronica di Prospero (nel T. I. p. 638) non si trova mai rammentato il nome di Faramondo prima del settimo secolo. L'autore dell'opera intitolata Gesta Francorum (nel T. II p. 543) suggerisce con sufficiente probabilità, che fu raccomandata a' Franchi la scelta di Faramondo, o almeno d'un Re, da Marcomiro di lui padre che era esule nella Toscana.
O Lycida, vivi pervenimus: advena nostri
(Quod numquam veriti sumus) ut possessor agelis
Diceret: Haec mea sunt; veteres migrate coloni
Nunc victi tristes etc.
Vedasi tutta l'Egloga nona coll'utile comentario di Servio. Furono assegnate a' Veterani quindici miglia del territorio Mantovano, con la riserva di tre miglia intorno alla città in favore degli abitanti. Ed anche in questa concessione furono ingannati da Alfeno Varo, famoso legale ed uno de' Commissari, che misurò ottocento passi d'acqua e di pantano.
353. Vedi il notevole passo dell'Eucaristicon di Paolino 575. appresso Mascou L. VIII c. 42.
354. Si fissa quell'importante verità dall'esattezza del Tillemont (Hist. des Emper. Tom. V. p. 647) e dall'ingenuità dell'abate Dubos (Hist. de l'établiss. de la Monarchie franc. dans les Gaul Tom. I. p. 259).
355. Zosimo (l. VI p. 383) in poche parole racconta la rivolta della Britannia e dell'Armorica. I nostri Antiquari, e fino lo stesso gran Cambden, sono caduti in molti gravi errori per l'imperfetta cognizione che avevano dell'istoria del Continente.
356. Sono stati fissati i confini dell'Armorica da due Geografi nazionali, Valesio e Danville, nelle loro notizie della Gallia antica. Questo nome s'era usato in un senso più esteso, e fu di poi ristretto ad uno molto più limitato.
Gens inter geminos notissima clauditur amnes,
Armoricana prius veteri cognomine dicta.
Torva, ferox, ventosa, procax, incauta, rebellis;
Inconstans disparque sibi novitatis amore;
Prodiga verborum, sed non et prodiga facti.
Erricus Monac., in vit. S. Germani L. V. apud Vales. notit. Galliae. p. 43. Valesio adduce varie testimonianze per confermare questo carattere, alle quali aggiungerò quella del Prete Costantino (an. 488) che nella vita di S. Germano chiama i ribelli Armorici mobilem et indisciplinatum populum: Vedi gl'Istorici di Francia Tom. I. p. 643.
358. Ho creduto necessario di protestarmi contro questa parte del sistema dell'Abate Dubos a cui si è tanto vigorosamente opposto Montesquieu. Vedi Espr. des Loix L. XXX. c. 24.
359. Βριταννιαν μεν οι Ρωμαιοι ανασωσασθαι ουκετι εχον (I Romani poi non poterono più racquistar la Britannia). Queste son parole di Procopio (de Bell. Vandal. L. 1. c. 25. p. 181. edit. Louvre) in un passo molto importante, che troppo si è trascurato. Anche Beda (Hist. Anglic. l. 1. c. 12. p. 50. Edit. Smith.) confessa che i Romani lasciarono per sempre la Britannia al tempo d'Onorio. Pure i nostri moderni Storici ed antiquari estendono il termine del loro dominio; e vi sono alcuni che ammettono solo lo spazio di pochi mesi fra la lor partenza e l'arrivo de' Sassoni.
360. Beda non ha dimenticato l'accidentale soccorso delle legioni contro gli Scotti ed i Pitti; ed in seguito si daranno più autentiche prove, che gl'indipendenti Brettoni levarono 12,000 uomini per servizio dell'Imperatore Antemio nella Gallia.
361. Un dovere verso me stesso, e verso la verità storica mi obbliga a dichiarare, che in questo paragrafo alcune circostanze non son fondate che sulla congettura e l'analogia. L'inflessibilità della nostra lingua mi ha talvolta forzato a deviare dal modo condizionale all'indicativo.
362. Προς τας εν Βρεταννια πολεις (alle città della Britannia). Zosim. l. VI. p. 383.
363. Due città della Britannia erano Municipia, nove Coloniae, dieci Latii Jure donatae, dodici stipendiariae di classe superiore. Queste particolarità sono prese da Riccardo di Cirencester (de situ Britanniae p. 36). E quantunque non possa parer probabile, ch'egli traesse tali notizie dal Manoscritto di un Generale Romano, dimostra però una genuina cognizione dell'antichità, molto straordinaria per un Monaco del secolo decimoquarto.
364. Vedi Maffei, Verona illustrata P. I. L. V. pagina 83, 106.
Leges restituit, libertatemque reducit,
Et servos famulis non sinit esse suis.
Itiner. Rutil. l. 1. p. 215.
366. Un'iscrizione (ap. Sirmond. not. ad Sidon. Apoll. p. 59) descrive un castello cum muris et portis tuitioni omnium, eretto da Dardano nella sua tenuta vicina a Sisteron, nella seconda Narbonese, e da lui chiamato Teopoli.
367. Sarebbe stato facile in vero lo stabilire la lor potenza, se si potesse ammettere l'impraticabil progetto d'un libero e dotto antiquario, il quale suppone che i Monarchi Britanni di varie tribù continuassero a regnare, quantunque con subordinata giurisdizione, dal tempo di Claudio fino a quello d'Onorio; vedi Whitaker, Istor. di Manchester vol. 1. p. 247, 257.
368. Αλλ’ουσα υπο τυραννοις απ’αυτου εμενε (Ma da esso fu posta sotto i Tiranni). Procop., de Bell. Vandal. l. 1. c. 2. p. 181. Britannia fertilis provincia tyrannorum; tale fu l'espression di Girolamo nell'anno 415. (Tom. II. p. 253, ad Ctesiphorit.)
369. Vedi Bingham., Eccles. antiq. vol. 1. lib. X. c. 6. pag. 594.
370. Si narra di tre Vescovi Britanni, che si trovarono al Concilio di Rimini l'anno 359, tam pauperes fuisse ut nihil haberent. Sulpic. Sever., Hist. Sacr. l. 11. pag. 410. Alcuni loro confratelli però erano in migliore stato.
371. Si consulti l'Usserio, de Antiq. Eccl. Britt. cap. 8, 12.
372. Vedi il testo corretto di questo editto come fu pubblicato dal Sirmondo (not. ad Sidon. Apollinar. p. 47). Incmaro di Reims, che assegna un luogo a' Vescovi, ne aveva probabilmente veduto (nol nono secolo) una copia più perfetta. Dubos, Hist. crit. de la Monarchie Franc. Tom. 1. p. 241, 255.
373. Dalla Notitia è chiaro, che le sette Province erano la Viennense, le Alpi marittime, la prima e seconda Narbonese, la Novempopulonia, e la prima e seconda Aquitania. In luogo della prima Aquitania, l'Abate Dubos, sull'autorità d'Incmaro, brama d'introdurvi la prima Lugdunense o Lionese.
374. Vedi M. Huet, Demonstr. Evang. Prop. 9. c. 160.
375. De Malignit. Herodot. p. 845. Xyland. Interp. Basil. 1570. Sophistis quidem concessum est... sententiam pejorem sumere defendendam. Non enim fidem validam faciunt de rebus, et plerumque non negant gaudere se absurdis, et incredibilibus probabilitatem conciliando: qui vero historiam scribit, debet quae VERA sit scribere: de incertis MELIORA videntur RECTIUS quam PEJORA prodi.
376. Orat. pro Templis.
377. Vedi il Gotofr., Comment. ad LL. 8 et ult. Cod. Theod. Tit. de Pagan. Quod NON SEMPER Principum auctoritate jussuve factum, verum etiam Ecclesiasticorum, Monacorumque zelo (altrove) impetu.
378. Ars. cogit. part. 3. C. 20.
379. Bolland. 26. Febrar.
380. Gli antichi Monaci si sostentavano col lavoro delle proprie mani. Gli spirituali loro esercizi erano: I. una penitenza perpetua Vita plangentis. S. Hyeron. ad Ripar. Ep. 53: I rigorosi e lunghi digiuni, onde rendevansi più bisognosi dei fomenti d'Ippocrate, che di avvertimenti Id. Ep. 4. ad Rustic: III. Frequentissime sacre funzioni. L'autore da cui traggo tali notizie è Bingham vol. 3. L. 7. C. 3. dal §. 10. al §. 17, Orig. Eccl.
381. Georg, in Vit. Jo. Chrisost. Theodor. H. E. Lib. 5. Cap. 29, Ed. Vales.
382. L. 16. C. Theod. Tit., de Pagan. Fu però tale la resistenza dei Pagani, che molti Monaci restaron feriti, ed alcuni uccisi. S. Gio. Gris. Ep. 123 e 126. To. 3. Ediz. del Montfaucon.
383. Leg. 36. de. oper. publ. Cod. Th. T. 5.
384. De Malign. Herod.
385. Vedi il Tit. cit. de Pag. Saerif. et Templ. del Cod. Theod.
386. Jusserat Imperator ut templa Gentilium Alexandriae destruerentur. Socr. H. E. L. 7. C. 16. Templa (Imperator) solo aequari jussit. Soz. H. E. L. 7. C. 15.
387. Soz. II. E. L. 7. C. 15.
388. Bolland. T. 2. Mart. 17. Hermant. Vie de S. Ambroise pag. 381.
389. Sunt qui Apim et Serapidem unum nomen putarent, et per hunc Josephum intellexerint, uti Bochart cum Beyer ostendunt: nec veritati contraria videtur haec opinio, ut pluribus ostendit... Cl. Jo. Lehmann, quam iterum excudi curavit celeberr. Crenius... Interim favere huic sententia ipsa quoque Apis appellatio videtur. Vedi Ugolin. T. 3. p. 743. N. 14 Monsig. Huet però vi vede al solito il suo Mosè Demonst. Evang. Prop. 4 c. 4.
390. At qui Amasidis crepitum, adventum asinorum furis, utrum incrementum... commemorasset, certo videri potest illa non incuria, aut contemtu praeterivisse pulchre facta, atque dieta, sed quod quibusdam male vellet, essetque in co injurius. Plutarc, loc. cit. p. 852. lin. 1.
391. Can. 3, 4, 5, 6. Vedi Gotofr. T. 6. C. Theod. p, 328.
392. S. Agost., De Civ. D. L. 18. C. ult.
393. LL. 7. et 11. Cod. Theod. Tit. cit.
394. LL. 15, 18, 19. C. Theod. T. cit.
395. II. Eccl. Lib. 5. C. 21.
396. Teodor. ivi = ipse vero frontem silo affixam habens Clementem Dominum orabat etc.
397. H. E. L. 5. C. 16.
398. Sulp. Sev., Dial. 2. C. 6.
399. Plutarc., loc. cit.
400. T. X. M. E. Vie de S. Martin Art. 16.
401. V. Hyeron, de Prato, Praef. ad Sever. Sulp. Edit. Veron. T. 1.
402. Sulp. Sev., Dial. 2. p. 108, 109, ec. T. 1.
403. Sulp. Sev., de Vit. B. Mart. pag. 19. Injuria repulsus ... secessit ad proxima loca, ibique per triduum cilicio tectus ac cinere jejunans semper, atque orans, ut virtus illud (templum) divina dirueret. pag. 21. = Quae erant illius familiaria... arma, solo prostratus oravit = pag. 23. Ubi vero auxilium crucis et orationis arma reperisset = Ad Euseb. Ep. p. 43. Recurrit ad nota praesidia... orationem diebus noctibusque perpetuat Dialog. 2. p. 11.
404. Sulp. Sev. pag. 18, 20, 21. De V. S. Mart.
405. Sulp., De V. B. Martini, p. 22.
406. Sulp., Dial. 2. p. 109. = e Dial. 3. p. 143. Nos Ecclesia et pascat et vestiat, dummodo nihil nostris usibus quaesisse videamur = così pensava ed operava quel Santo. Vedi p. 8. de V. B. Mart.
407. Et vece ante Martinum pauci admodum, imo fere nulli in illis regionibus Christi nomen receperant = Sulp. de V. B. M. p. 20.
408. Sulp., V. B. Mart. pag. 18, 19.
409. Questo è l'epiteto datogli da Sulpizio.
410. I. Ad Corinth. 14, 22. Signa autem infidelibus, non fidelibus. S. Greg I. Lib. 1 Hom. IV. in Evang. § 3 Lib. 2 Hom 29 §. 4. Moral. L. 27. C. 37. §. 3. Tom. I. Ed. Paris.
411. Leg. 18. T. de Pagan. etc. C. Theod. T. 6. Il Gotof. attribuisce il motivo di questo legge all'attentato dei Conti Giovio e Gaudenzio. Vedi il Com. p. 320.
412. Leg. 19, ibid.
413. Leg. 25, ivi Vedi il Com. del Gotofr.
414. Nicef. Call. L. 14. C. 44: Teodosius in sacrosantum fanum τυχαιον convertit.
415. H. E. lib. 7. C. 15.
416. Reg. Epistol. L. XI. Ind. IV. Ep. 76, T. 2. Ed. Paris. S. Agostino era stato del medesimo sentimento. Epist. 47, ad Publicolam.
417. Ad altri è sembrata piena di scurrilità e di epiteti infami. Valsecchi dei Fondam. della Relig. L. 3. C. 6. Trahit sua quemque voluptas.
418. Vedi Marangoni, delle cose idolatriche ec. Cap. 54. e seg. Jo. Ciampini, de Sacr. aedific.
419. De Persec. Vandal. Lib. 3.
420. Eamque (Romam) depopulati maximam partem admirandorum illic operum incendio consumserunt. Socr. lib. 7. C. 10. Vedi per tutti Tillem. p. 433. etc. ep. 592. T. 5. Hist. des Emper.
421. Euseb. in V. Constant. Lib. 2. C. 52. ex Vales. Vedi nel T. 3. della Storia di Gibbon il Saggio di Confutaz.
422. Plutarc. nel l. cit.
423. Euseb., De V. Costant. Lib. 3. C. 1.
424. S. Ambros., de Vid. prop. f. Lactant., de Fals. Relig. L. 1. C. 17. Arnob., ad Gent. l. 4. c. 5. S. August., de C. Dei L. 2. C. 8. etc. etc.
425. Hobbes, de cive e nel Leviathan.
426. Vedi Jo. M. Lampredi in Pis. Acad. Antecess. Juribus pub. Univers. Theoremata T. 2. pag. 550. 51, Ediz Pis. 1782, Henric. de Cocc., Comm. ad Hug. Grot. Lib. 2. C. 20 §. 44. p. 384. Lausari. 1752.
427. Il principio di S. Agost. L. 3. C. 51, cont. Cresc. è ancora più esteso = In hoc Reges, sicut eis divinitus praecipitur, Deo serviunt, in quantum Reges sunt si in Regno suo bona, jubeant, male prohibeant non solum quae pertinent ad humanam societatem, verum etiam quae pertinent ad Religionem.
428. Comm. ad L. 4. de' Sacrif. T. 6. C. Theod.
429. Zos. L. 4. C. 13, Amm. L. 29 C. 1.
430. Soz. L. 6. C. 35, Socr. L. 4 C. 19.
431. Leg. 9. Cod. Theod. de Malef. et Mathem. = Testes sunt leges a me in exordio Imperii mei datae, quibus unicuique quod animo imbibisset, colendi libera facultas tributa est =.
432. È condannabile senza dubbio la crudeltà, che mostrò Valente in quell'occasione; ma non per questo la divinazione lasciava di esser prudentemente sospetta, e pericolosa. Vedi il Com. del Gotof. alla L. 8, de Malef. etc.
433. Vedi S. Agost., de C. D. L. 5. C. 23.
434. Orat., de Templ. in f.
435. Soz. Lib. 7. C. 15, pro templis suis acriter dimicabant etc.
436. S. Agost., de Civ. D. lib. 18, Cap. ult.
437. Questa querela mosse a scrivere Arnobio i suoi libri Adv. Gent. e questa medesima indusse S. Agost. ad intraprendere la grand'opera de Civ. D. Retract. L. 2, C. 43.
438. Vedi la Leg. 23, de Sacrif. col Com. del Gotof. il quale con ragione raccomanda la lettura della Novel. di Teodosio il Giovane Tom 7. Tit, de Judaeis al §. Hinc perspicit in cui si rimproverano i Pagani con somma forza ed eleganza per la loro audacia. Non la trascrivo per non esser prolisso.
439. Tit. Liv. Lib. 39. C. 14. Ed. Freinshem; T. 5. p. 322.
440. Plutarc., al l. cit.
441. Cic. de Offic. Lib. 3. C. 19.
Cum permagna praemia sunt etc.
442. V. Puffendorf de J. N. et. G. Lib. 1. G. 4. cum Barbeyr. Not. 3. ac. §. 9. Burlam. Princip. du Droit. nat. C. 2. ed altri non Casisti.
443. Sozom. L. 7. C. 15, cit. de' sop.
444. De malign, Herod.
445. Eunap. nella V. di Edes. del Commel. p. 64, 65, etc.
446. Eunap. nella V. di Edesio p. 60. Ediz. di Commel.
447. Illos vero, qui negant Sanctos aeterna felicitate fruentes invocandos esse... vel invocationem esse idolatriam... vel stultum esse in caelo regnantibus... supplicare, impie sentire.... affirmantes Sanctorum reliquiis venerationem, atque honorem non deberi, vel eas aliaque sacra monumenta a fidelibus inutiliter honorari.... omnino damnandos esse. Trident. Sess. XXV. De Invocat. etc.
448. Son note le atroci calunnie dei Gentili, figlie in parte della loro ignoranza, contro i primi fedeli. Tertul., Apolog. C. 7. Minul. Fel. in Oct.... Neppur si sapeva esattamente il nostro nome. Tertul., Apolog. C. 3. Perperam Christianus pronunciatur a vobis; nam nec nominis certa est notitia penes vos. Questa ignoranza durava ai tempi di Lattanzio tra molti. Divinar. Inst. C. 7. Lib. 4.
449. Ho presente la Dissert. Filosof. De Argum. Theologico ab invid. ducto num. Octavo etc. Credo però, che S. Girolamo fosse in istato di giudicare delle intenzioni di Vigilanzio assai meglio, che il Sig. le Clerc dopo 12 buoni secoli.
450. Trid. sess. 25, De Invocat. etc.
451. Vedi il Muratori, Della regolata Divozione etc. Cap. XXIII.
452. Plutarc., in Comment. Quomodo adolescens poetas audire debeat ex Xyland. pag. 11.
453. Lo stesso, e con ragione esigono i Protestanti. Vedi Concl. Syn. Dord. in Syntagm. Confes. Fid.
454. Trid. sess. 25. al l. e la professione di fede non dice di più. Vedi Franc. Veron., Reg. Fid. § 7.
455. Vedi l'Esposiz. della Dottr. della Chiesa di Mons. Bossuet Cap. 4. l'Avvertim. premesso all'Ediz. di Venez. 1713.
456. Absit.... ut Christianus homo in se ipso vel confidat, vel gloriatur, et non in DOMINO, cujus tanta est erga omnes homines bonitas, ut eorum velit esse merita, quae sunt IPSIUS DONA. Trid. sess. 6. Cap. 15. Vedi Bossuet, Spiegaz. di alcune diffic. sopra la Messa. Cap. 39 e 40.
457. L'eruditissimo Grozio avendo esaminate le diverse maniere indicate dai Padri, e dai nostri Teologi per ispiegare come i Santi abbiano notizia dei nostri bisogni etc. conchiude = Ita inique faciunt Protestantes; qui Idolatriae damnant eos, qui multorum veterum sententiam secuti, putant nostrarum necessitatum et precum notitiam aliquam ad Martyres pervenire. Grot. ad Consult. Cassand. T. 4. p. 6. Vedi Perpétuité de la Foy. Tom. 5. L. 7. C. 7. ed il Veton., Reg. Fid. §.7.
458. Cath. Rom. p. 3. De Cultu etc.
459. T. ad Thessal. Cap. 5, 25, ad Hebr. C. 13, 18. Jacob. C. 5. 16. Orate pro invicem, ut salvamini; multum enim valet deprecatio fusti assidua. Potrei ancora allegare il comando di Dio medesimo = Job autem servus meus orabit pro vobis Job. Cap. 42. V. 8. ec.; ma i nostri avversarj o stravolgono i Sacri Libri con interpetrazioni arbitrarie, o gli ripudiano totalmente: Tertull., de Praescript. Haeret. § 17.
460. Dico ciò, perchè il Sig. Gibbon cita Burnet, de Stat. mort..... Leggetelo pure, ma leggete ancora il Muratori, De Paradiso non expectata Corp. Resurect., e specialmente il Cap. 23, dove dimostra quanto giustamente abbia deciso il concilio Fiorentino l'opinione contraria a quella di Burnet coll'autorità di S. Greg. M. a cui dee tanto la vostra Inghilterra, del Ven. Beda, di S. Aldhelmo, e di Alcuino, tutti luminari del vostro Regno.
461. Le orazioni della Liturgia quasi tutte terminano con la clausula: Per Dominum nostrum J. Christum etc.
462. Certum est, quod hac interpellatione adoratio illa, et cultus, qui soli Deo debetur non imminuitur; cum Sanctos Dei non ut Deos, et largitores bonorum, sed ut Condeprecatores, et Impetratores appellemus. Cassand. Cons. art. 21. Tuttavolta M. Fell Vescovo di Oxford si ostina ad asserire = Deos, qui rogat (Martyres) ille facit = Ditemi in grazia: a pregare un ministro, perchè sostenga una supplica presentata a S. M. Britannica, si divien forse rei di alto tradimento?
463. Quis umquam auditus in precibus aut Litaniis dixisse Sanctae Raliquiae orate pro me? Eppur una tal manifesta calunnia dei Centurioni Magdeb. è ripetuta dal Sig. Gibbon. Vedi il Bellarm., de Reliq. C. 2. in f.
464. Trident. sess. 25. De invocat etc.
465. O convien credere accetto a Dio il culto dei Santi, e delle loro Reliquie, o bisogna negar tutti fino ad uno i miracoli, che si raccontano operati da Esso a favore di chi ha praticato un tal culto. Quest'ultimo partito, che è quel di Daillé e del Sig. Gibbon (N. 1) porta ad ammettere non solo una credulità, ed una stupidezza (appena scusabile in un fanciullo) ma eziandio una frode, ed un manifesto carattere d'impostura in S. Ambrogio, S. Agostino, S. Ilario, S. Paolino, S. Gio. Grisostomo, S. Asterio, Teodoreto, Eulogio, ed altri senza numero, tutti insigni per antichità, per integrità, e per ingegno e dottrina. Vedi il Petav., de Incarn. Lib. 15. C. 13. Son forse tutti i prodigi narrati da essi impossibili, inverisimili, e senza esempio nelle S. Scritture? Colui che volle onorare S. Pietro e S. Paolo ancor racchiusi in carcere mortis hujus, operando prodigi per mezzo dell'Ombra di questo (Act. Cap. 5 ), e delle cose state al contatto del corpo di questo (Act. C. 19) sarà cosa impossibile, strana e ridicola, che gli abbia operati per mezzo dei vasi posseduti sino alla morte in honorem da quei medesimi Santi, dopo averli coronati nel Cielo? Vedi il T. 2. de Unit. Eccl. lib. 12. C. 29. Fratr. Walenburch. e l'A. Anon., dell'Arte di pensare. P. 4. C. 14.
466. Trid. sess. 22. C. 5 de Sacr. Mis. Vedi il bel Catech. di M. Giorgio Berger. Vesc. di Montpellier sulla materia in questione.
467. Vedi l'Avvertim. all'Esposizione nell'Ediz. di Venez. del 1713.
468. Molti altri hanno sfogato il loro veleno contro la Chiesa. Vedi Alberto Fabric., Bibliogr. antiq. Cap. 4. N. 6. etc.
469. Adv. Vigilant. Ed. Paris T. 4, p. 284. Vedi la dotta Dissert. de Veterum quorumd. Christianor. nominibus del Ch. Padre Passini. Venet. 1772 ed il Gaetano 2. II. Quaest. 86. Art. 1.
470. Baron., in Annotat. ad Martyrolog. R. ad d. 2. Febr., Annal. ad Ann. 45. p. 273. Venet. Ed. 1705.
471. Middleton inclina a credere con lo Spencero, che le Cerimonie Giudaiche gran tempo prima fossero usate dagli Egiziani. In tale ipotesi, il culto del popolo prediletto da Dio nel suo tempio santo sarà dunque stato impuro, e sacrilego? Le lavande nei fiumi si praticavano dai Pagani per cancellare le colpe. Dunque il Battesimo sarà un atto d'Idolatria? Vedi il Valsecchi, Dei Fondam. della Relig. Lib. 2 e 4, e Lib. 3. e 6. p. 2.
472. De Civ. D. Lib. 8. c. 23
473. Histoire etc. T. 2 p. 680. 2, 3.
474. Lib. 20. Contr. Faust. C. 21. T. 6. p. 156. Si confronti col Tridentino alla sess. 22. de sacrif. Mis. cap. 3.
475. Histoire etc. p. 676. Tom. 2.
476. Così lo qualifica il Sig. Gibbon, onde mostra di adottarne i sentimenti.
477. Vedi il Muratori nella Dissert. de Rebus Liturg. T. 13. Ed il Vescovo di Arezzo P. 1. p. 180, 191, dove mostra ad evidenza con passi chiari di S. Agostino il domma Cattolico intorno al Sacrifizio dell'Altare contro Bingham ec. e la 3. Dissert. del Padre Touttée cap. 12 de Doct. S. Cyrilli Ed. Paris.
478. Histoire etc. T. 2. p. 681.
479. Vedi S. Iren., Cont. Haeres. L. 1. c. 10 T. 1.
480. S. Agost. med., de Morib. Eccl. C. 39.
481. Non è una esagerazione: Vedi il Petav., de Incarn. Lib. XIV. c. 10, il Bellarm., de Reliq. etc., ed il Catech. di M. Berger, etc.
482. Can. 5. Syn. Nic. I. Can. 20, Conc. Antioch. a. 341. Can. 19. Conc. Calcedon. secundum Regulas Petrum bis in anno in unum convenire Episcopos, ubi singula, quae emerserint, corrigantur. Vedi il Decr. di Graziano alla Dist. 18. S. Leone Ep. 16 c. 7. inculca questa regola pro custodia concordissimae unitatis.
483. Optat. Lib. 2. cont. Parmeo. Cum quo Damaso Pontefice nobis totus orbis commercio formatarum in una communionis societate concordat. S. Aug. Ep. 163 V. Ed. ad Eleus. V. Cabas. Diss. 7. Notit. Concil.
484. Serm. 101. de Divers. C. 7. Ed. Plantin. T. X. p. 572. I testi, che riportano poco dopo, dimostrano i Fedeli bene informati.
485. Ad Riparium Ep. 37. T. 4. Ed. Paris. p. 278. et. adv. Vigilant. p. 280.
486. S. Aug. Cunt. Faust. Lib. 20, c. 21.
487. Tertull. de Praescript. Haeret. §. 21, etc, e l'Analisi del Ch. D. Tamburini Prof. della R. I. Università di Pavia.
488. Vedi Ruinart nella Pref. generale in act. Mart. e Mamachi Orig. et Antiq. Christ. T. 1. L. 1. § 27.
489. Beausob. l. c. pag. 663.
490. Euseb. H. E. L. 4. C. 15.
491. Un segno di gioja, lasciando da parte la mistica, erano i lumi, adoprati ne' primi tre secoli per necessità, e quindi per ceremonia. Tanto è contraria la Chiesa alle novità. Vedi de Vert. T. 2. p. 18, Pref. e la Lettera a Jurieu. Quale ingiustizia il voler prender regola del Culto pubblico dai tempi della più barbara persecuzione! Vedi Prudent., hymn. de S. Laurentio; e S. Paolino, Carm. de S. Felice colla Dissert. del Muratori 16. Tom. XI. p. 1. Ed. di Arez. ol. Anecdot. T. 1.
492. Euseb., H. E. loc. cit.
493. Vedi il Trombelli, de cultu SS. Diss. 7. capit. 6. e seg.
494. Beausob. T. 2 p. 668 N. 2. l, c.
495. Beausob. ivi pag. 644. n. 2.
496. Suo loco et ordine nominantur, non tamen a Sacerdote, qui sacrificat, invocantur. S. Aug., de C. D. Lib. 22. c. 10. Così Beausobre. Deo quippe, non ipsis sacrificat, quamvis in Memoria sacrificet corum, quia Dei Sacerdos est non illorum. Così prosegue S. Agost. Le parole poi antecedenti sono: Ad quod sacrificium sicut homines Dei, qui mundum in ejus confessione vicerunt suo loco etc.
497. Serm. 107 de divers. cap. 2. Ed. Plant. pag. 582 T. X.
498. Serm. 17. de Verb. Apost. c. 1. 131. T. X.
499. Tract. 84. in Joan. T. IX. Ed, Plant. p. 185.
500. Euseb. H. E. L. 2. C. 25.
501. Histoire etc. T. 2. pag. 668.
502. L'autorità di S. Cirillo ha sempre spaventato i Settarj: onde hanno tentato ogni via per eluderla. Vedi la Pref. alle sue Opere Edit. Paris. §. 2. Le ventitre Catechesi si mostrano un parto genuino, ed incorrotto di quel S. da Nat. Aless. contro Rivet Hist. Eccl. Saec. IV. c. 6. art. 12, e dal Padre Touttée Bened. Dissert. 2 premessa alla Ediz. cit. Vedi il cap. 3 destinato alla difesa delle 5 Mistagog.; giacchè nella quinta di queste §. IX. p. 328 si legge: Postea recordemus eorum, qui obdormierunt, primum Patriarcharum, Prophetarum, Apostolorum, Martyrum, ut Deus EORUM PRECIBUS, et legationibus orationem nostram suscipiat. La Liturgia attribuita a S. Giacomo mi par che confermi l'asserzione di S. Cirillo, leggendosi = Commemorationem agamus..... omnium SS. et justorum, ut PRECIBUS, atque intercessionibus EORUM omnes misericordiam consequamur. Tom. 2. Bib. PP. pag. 4, in fin. Ed. Lugd. 677. Vedi Renaudot. Liturgiarum Oriental. Coll. Tom. 2. p. 29 e seg. Lascio però al Sig. Beausobre il privilegio di contare sopra monumenti sì dubbj. V. Praef. Tract, etc. Praelim. Jo. Bolland. Tom. 3. Ed. Venet. 1751. pag. 473. Sul passo delle Costituz. Apost. Vedi il Muratori, Dissert. De Reb. Liturg. cap. 22, ove rileva egregiamente la mala fede di Bingham., Crimine ab uno etc.
503. Vedi la cit. Dissert. a, del P. Toutée § 31 pag. 121.
504. Liturgia S. Jo. Chrisost. = In honorem... Dei Genitricis, et S. V. Mariae, cujus intercessionibus suscipe Domine Sacrificium hoc. Indi il Sacerdote fa la commemorazione dei SS. o dei Martiri QUORUM PRECIBUS visitari se a Deo rogat. Presso il Petav. l. cit. V. T. Epifanio Haere 75, §. 7. ed i sacramentarj Leoniano, Gelesiano e Gregoriano presso il Muratori T. 13 P. I. II. III. della Ediz. cit.
505. L'invocazione de' SS. si confessa molto antica da Chemnizio, Exam. Conc. Trid. P. IV. p. 16. Può vedersi Agosti Einsidlens. Tom V. Oecum. Trid. Concilii Veritas inextincta cont. Heidegger. usandone con Critica. È celebre il testo di S. Cipriano nell'Epist. 57, ad Cornel. Edit. Pamel. sostenuto dal Petavio, cont. Rigalt. de Incarn. L. XIV. c. 10. ed il Can. XX. del Conc. Gangrense nel Pontificato di S. Silvestro.
506. Questo argomento è trattato ampiamente nel T. I. de la Perpetuitè de la Foy. Lib. 1. cap. 10. Debbono ancora spiegare i Protestanti il perchè in tutti i tempi la Chiesa abbia usato una somma cautela in registrare gli Atti de' Martiri, e nell'esame delle S. Reliquie per impedire le frodi talora pie, e talor vergognose. Vedi Ruinart, Praef. in Act. Martirum §. 4., Mabillon de Canoniz. SS. ad. Saec. V. Bened., e l'Epist. de Cultu SS. Ignotor. Front. Duc., de diebus fest., Orsi, Dissert. Apolog. pro SS. Perpet. et Felicit., ed i Prolegomeni ad Hist. Eccl. p. 20 del Ch. Zola. Ma questa spiegazione si aspetta invano.
507. Vedi la lettera di una Inglese Cattol. presso il Murat. Tom. 4. dell'Oper. Ediz. cit. Giovanni Hus e Wicleffo acconsentirono all'Invocazione de' SS. Storia delle variazioni Lib. XI. §. 157, e 165, ed Arrigo VIII, ne confermò solennemente la pratica. Ivi lib. VII. §. 26 e 37.
508. M. Claude ha compreso il settimo secolo intiero dans les beaux jours de l'Eglise: Ospiniano avendo appunto in mira il culto dei SS. e delle Reliquie riguarda S. Greg. M. come il fonte da cui scaturì il torrente della superstizione, e della Idolatria: i Centuriatori Magdeburg. si contraddicono. Vedi al Bellarm. l. cit. Chamier od altri prendon per figure rettoriche le invocazioni dei SS. fatte dai Padri del IV. Secolo. Gibbon dopo Beausobre o Dailé etc. è meno scrupoloso. Quali e quante variazioni! È egli questo il carattere della verità! V. la Perpet. de la Foy T. 1. e T. 5. al luog. cit. Una innovazione, ed una innovazione superstiziosa e pagana poteva ella esprimersi con questi termini? Iidem (Praesides Provinciarum) Martyrum festos dies jussu Principii OBSERVABANT. Euseb., in Vit. Const. Lib. IV. c. 23. Eorum Martyrum sepulchra celebrare, et PRECES ibi votaque nuncupare, et beatas illorum animas venerari CONSUEVIMUS: idque a nobis MERITO fieri statuimus. Il med. Euseb., Praep. Evangel. Lib XIII. c. II. Una innovazione superstiziosa e pagana, può mai autorizzarsi dai Concilj Ecumenici? Nel Conc. Calced. Act. XI esclamarono i Padri = ecce ultio, ecce VERITAS: Flavianus post mortem vivit, Martyr pro nobis oret. Lab. Lutet. Paris. Tom. 4. P. 697. Tralascio come sospetto il Capit. 7. del VI. Conc. Gener. Tom. 6. p. 205., rimettendovi agli Atti dei Niceno II. Tom. VII.
509. Lib. V, Cap. 20. Contr. Haeres. pag. 317. T. I. Ed. di Ven. de' Bened.
510. Paradiso Cant. V.
511. Il P. Montfaucon, che per comando de' suoi superiori Benedettini fu condotto (Vedi Longueruana Tom. 1. p. 205) a fare la laboriosa edizione di S. Gio. Grisostomo in tredici tomi in foglio (Parigi 1738) si è divertito ad estrarre da quell'immensa collezione di cose morali alcune curiose antichità, che illustrano i costumi del secolo di Teodosio (Vedi oper. Chrysostomi Tom. XIII. p. 192, 196. e la sua dissertazione Francese nelle Memorie dell'Accademia delle Inscriz. Tom. XIII pag. 474, 490).
512. Secondo l'inesatto calcolo, che una nave può fare con un buon vento mille stadi o 125 miglia nel corso d'un giorno e d'una notte, Diodoro Siculo conta dieci giorni dalla Palude Meotide a Rodi, e quattro da Rodi ad Alessandria. La navigazione del Nilo, da Alessandria a Siene, sotto il tropico di cancro, essendo contro la corrente, richiedeva dieci giorni di più. Diodoro Siculo Tom. I. L. III. p. 200. Ediz. del Wesseling. Ei poteva senza grande improprietà misurare l'estremo caldo dal principio della Zona torrida; ma parla della palude Meotide, ch'è al grado 47 di latitudine settentrionale, come se fosse nel cerchio polare.
513. Il Barzio, che adorava il suo autore con la cieca superstizione d'un comentatore, dà la preferenza a due libri, che Claudiano compose contro Eutropio, sopra tutte le altre sue produzioni (Baillet Jugemens des Savans Tom. IV. p. 227). In vero contengono essi una satira molto elegante e spiritosa; ed in linea d'Istoria sarebbero più valutabili, se le invettive fossero meno generali e più moderate.
514. Claudiano dopo d'essersi lagnato del progresso che facevan gli Eunuchi nel Palazzo di Roma, ed aver definite le funzioni proprio di essi, aggiunge in Eutrop. I. 41.