Caesar Tiberius quam petens Neapolim,
In Misenensem villam venisset suam,
Quae monte summo posita Luculli manu,
Prospectat Siculum, et prospicit Tuscum mare.
905. Da sette miriadi e mezza (75,000) a dugento cinquanta miriadi (2,500,000) di dramme. Pure anche quando era in possesso di Mario, era un ritiro lussurioso. I Romani derisero la sua indolenza, ma presto piansero la sua attività. Vedi Plutarco in Mario. Tom. 2. p 524.
906. Lucullo aveva altre ville d'uguale, quantunque diversa, magnificenza, a Baia, Napoli, Tusculo ec. Ei si vantava di mutare i climi come le cicogne, e le grù. Plut, in Lucullo Tom. 3. p. 193.
907. Severino morì nel Norico l'anno 482. Sei anni dopo, il suo corpo, che spargeva miracoli, dove passava, fu dai suoi discepoli trasportato in Italia. La devozione d'una dama Napoletana invitò il Santo alla villa Lucullana in luogo di Augustolo, che probabilmente non v'era più. Vedi Baronio (Annal. Eccl. an. 496, n. 50, 51), e Tillemont (Mem. Eccl. Tom. XVI. p. 178, 181), che hanno tratto le loro notizie dalla vita originale scritta da Eugipio. Anche la narrazione dell'ultima emigrazione di Severino a Napoli, è uno scritto autentico.
908. Posson vedersi i Fasti consolari presso il Pagi o il Muratori. I Consoli, nominati da Odoacre, o forse dal Senato Romano, sembra che fosser riconosciuti per tali anche nell'Impero Orientale.
909. Sidonio Apollinare (lib. 1. epist. 9. pag. 22. Edit. Sirmond.) ha paragonato fra loro i due principali Senatori del suo tempo (an. 468), Gennadio Avieno, e Cecina Basilio. Al primo assegna le più speciose, ed al secondo le più sode virtù della vita pubblica e privata. Un Basilio, più giovane, forse suo figlio, fu Console nell'anno 480.
910. Epifanio intercesse pel Popolo di Pavia; ed il Re prima accordò una remissione per cinque anni, ed in seguito lo sollevò dall'oppressione di Pelagio Prefetto del Pretorio (Ennodio in vit. S. Epiphan. in Sirmond. oper, Tom. 1. p. 1670, 1672).
911. Vedi Baronio (Annal. Eccl. an. 483, n. 10, 15). Sedici anni dopo fu condannato da Simmaco Papa in un Concilio Romano l'irregolar procedere di Basilio.
912. Le guerre d'Odoacre sono brevemente narrate da Paolo Diacono (De gest. Longobard. lib. 1. c. 19. p. 757. Edit. Grot.), e nelle due Croniche di Cassiodoro, e di Cuspiniano. La vita di S. Severino, fatta da Eugipio, che il Conte di Buat (Hist. des Peupl. Tom. 8. c. 1, 4, 8, 9) ha diligentemente studiata, illustra la rovina del Norico, e le antichità della Baviera.
913. Tacit. Annal. III, 53. Le ricerche sull'amministrazione delle terre presso i Romani (p. 351, 361) fissano chiaramente il progresso dell'interna decadenza.
914. È descritta eloquentemente in prosa ed in versi da un Poeta Francese (Les mois Tom. 2. p, 174-206. Edit. in 12) una carestia, che afflisse l'Italia nel tempo dell'irruzione d'Odoacre Re degli Eruli. Io non so donde abbia egli tratto le sue notizie; ma son certo, che racconta de' fatti incompatibili con la verità dell'Istoria.
915. Vedasi la lettera 39 di S. Ambrogio, qual è citata dal Muratori nelle Antichità Italiane Tom. I. Diss. XXI. p. 354.
916. Aemilia, Tuscia, ceteraeque provinciae, in quibus hominum prope nullus existit. Gelas. Epist. ad Andromachum ap. Baron. Annal. Eccl. An. 496, n. 36.
917. Verumque confitentibus lati fundia perdidere Italiam. Plin. Hist. natur. XVIII. 7.
918. Tali sono le formule di consolazione, o piuttosto di pazienza, che Cicerone (ad Familiar. lib. IX. epist. 17) suggerisce a Papirio Peto suo amico sotto il militar dispotismo di Cesare. L'argomento però del vivere pulcherrimum duxi è con maggior forza diretto ad un Filosofo Romano, che godeva la libera alternativa della vita o della morte.