327. Cass. Coll. 24 Ist. XX n. 6.
328. S. Basil. reg. fus. n. 35.
329. Ist. l. XIX n. 8 n. 17.
330. Ist. l. 2 n. 44 l. IV. 41.
331. §. XI.
332. Ist. l. III n. 19. XV n. 45.
333. Ist. l. XIV n. 31 Athan. ad Serap.
334. I tre ultimi volumi in 4.º dell'Opera di E. Gibbon uscirono in luce nel 1788. In fronte ad essi vi sta la Prefazione che qui si legge che della Opera intera formava sei volumi in 4.º
335. Vedi la Prefazione dell'Autore al Volume I di quest'Opera in fine.
336. Vedi la Prefazione del Dott. Robertson alla sua Storia d'America.
337. Quest'osservazione ha luogo quanto alla Lingua Inglese, non già quanto all'Italiana.
338. Giornandes (de reb. Getic. c. 13, 14 pag. 629, 630 Edit. Grot.) ha tratto l'origine di Teodorico da Gapt, uno degli Ansi o Semidei, che visse verso il tempo di Domiziano. Cassiodoro, ch'è il primo, che celebri la stirpe Reale degli Amali (Var. VIII 5, IX 25, X 2, XI 1) conta il nipote di Teodorico per decimosettimo nella discendenza. Peringsciold (Commentatore Svezzese di Cochloeus. vit. Theodor. pag. 271 Stockholm 1699) s'affatica per combinare questa genealogia con le leggende, o tradizioni della sua patria.
339. Più esattamente sulle rive del lago Pelso (Nieusiedlersee) vicino a Carnunto, quasi nel medesimo luogo, dove Marco Antonino compose le sue meditazioni (Giornand. c. 52 p. 659. Severin, Pannonia illustrata p. 22. Cellarius, Geogr. antiq. Tom. 1 p. 350).
340. In una lastra d'oro s'incisero le prime quattro lettere (ΘΕΟΔ) del suo nome, e quindi postala sulla carta, il Re faceva scorrere la sua penna per le incisioni di quella (Anonym. Valesian. ad calcem Ammiani Marcellin. p. 722). Questo fatto, autenticato dalla testimonianza di Procopio, e almeno de' Goti contemporanei (Gothic. l. 1 c. 2 p. 311) prevale assai alle vaghe lodi d'Ennodio (Sirmond., Oper. Tom. 1 p. 1596) e di Teofane (Chronograp. p. 112).
341. Statura est, quae resignet proceritate regnantem (Ennod. p. 1614). Il Vescovo di Pavia (voglio dire quell'Ecclesiastico che desiderava d'esser Vescovo) passa in seguito a celebrar la carnagione, gli occhi, le mani ec. del suo Sovrano.
342. Descrivono lo Stato degli Ostrogoti, ed i primi anni di Teodorico, Giornandes (c. 52, 56 p. 689, 696) e Malco (Excerpt. Legat. p. 78, 80) che lo chiama erroneamente figlio di Walamiro.
343. Teofane (p. 111) inserisce nella sua storia una copia delle Sacre lettere di lei alle province: ιστε οτι βασιλεον εμετερον εστι.... και οτι προχειρησαμεθα βασιλεα τρασκαλλισαιον ec. (sapete, che nostro è l'Impero... e che facemmo Trascalisseo Imperatore, ec.). Tali donnesche pretensioni avrebber fatto stupire gli schiavi de' primi Cesari.
344. cap. XXXVI Tom. VI p. 136.
345. Suidas Tom. I p. 332, 333 Edit. Kuster.
346. Le storie contemporanee di Malco, e di Candido si son perdute: ma se ne conservarono alcuni estratti o frammenti presso Fozio (LXXVIII, LXXIX p. 100, 102), presso Costantino Porfirogenito (Excerpt. Legat. p. 78, 97), ed in vari articoli del Lessico di Suida. Quanto a' regni di Zenone e d'Anastasio la Cronica di Marcellino (Imago Historiae) è originale: e debbo confessare, almeno rispetto agli ultimi tempi, le mie obbligazioni alle vaste ed esatte Collezioni del Tillemont (Hist. des Emp. Tom. VI pag. 472, 652).
347. In ipsis congressionis tuae foribus cessit invasor, cum profugo per te sceptra redderentur de salute dubitanti. Ennodio poi giunge fino (p. 1596, 1597 Tom. 1 Sirmond.) a trasportare il suo Eroe (forse sopra un dragon volante?) nell'Etiopia, oltre il tropico di cancro. Quel che dicono il Frammento Valesiano (pag. 717), Liberato (Brev. Eutych. c. 25 p. 118), e Teofane (p. 112), è più sobrio e ragionevole.
348. Viene specialmente imputato questo crudele uso ai Goti Triarj, meno (forse più) barbari, per quanto sembra, de' Walamiri; ma si accusa il figlio di Teodemiro della rovina di molte Città Romane (Malco, Excerpt. Legat. p. 95).
349. Giornandes (cap. 56, 57 p. 696) espone i servigi di Teodorico, ne confessa le ricompense, ma dissimula la sua ribellione, di cui ci sono stati conservati questi curiosi ragguagli da Malco (Excerpt. Legat. p. 78, 97). Marcellino, famigliare di Giustiniano, sotto il quarto Consolato del quale (an. 534) compose la sua Cronica (Scaligero Thesaur. tempor. P. II p. 34, 57) scuopre il suo pregiudizio, e la sua passione; in Graeciam debacchantem.... Zenonis munificentia pene pacatus..... beneficiis numquam satiatus, etc.
350. Nel tempo ch'ei cavalcava nel suo campo, un cavallo indomito lo trasse contro la punta d'una lancia, che stava fissa d'avanti a una tenda o sopra un carro (Marcellin. in Chron.; Evagr. l. III c. 25).
351. Vedasi Malco (pag. 91) ed Evagrio (l. III c. 35).
352. Malco (p. 85). In una sol'azione, che fu decisa dall'abilità e disciplina di Sabiniano, Teodorico perdè cinquemila uomini.
353. Giornandes (c. 57 pag. 696, 697) ha compendiato la grande Istoria di Cassiodoro. Si vedano, si confrontino fra loro, e si concilino insieme Procopio (Gothic. l. 1 c. 1), il Frammento Valesiano (p. 718), Teofane (p. 113) e Marcellino (in Chron.).
354. La marcia di Teodorico vien esposta ed illustrata da Ennodio (p. 1598, 1602) qualora si riduca la gonfiezza dell'orazione al linguaggio del senso comune.
355. Tot Reges ec. (Ennod. p. 1602). Dobbiamo quindi arguire quanto fosse moltiplicato e avvilito il titolo di Re, e che i mercenari d'Italia erano i frammenti di molte nazioni e tribù.
356. Vedi Ennod. pag. 1603. Poichè l'Oratore alla presenza del Re potè mentovare e lodare sua madre, possiam dedurne, che la magnanimità di Teodorico non si offendeva delle volgari taccie di concubina e di bastardo.
357. Si riporta quest'aneddoto sulla moderna, ma rispettabil autorità del Sigonio (Oper. Tom. I. p. 580. De Occident. Imp. l. XV). Son curiose le sue parole = Volete voi ritornare? = nell'atto di presentare ad essi, e quasi scuoprire l'originale ricetto.
358. Hist. miscell. l. XV. Storia Rom. da Giano fino al IX secolo, Epitome d'Eutropio, di Paolo Diacono, e di Teofane, che ha pubblicato il Muratori da un MSS. della Libreria Ambrogiana (Script. Rerum Italic. Tom. I. p. 110).
359. Procop. (Gothic. L. I. c. I). Si dimostra imparziale Scettico: φασι.... δολερω τροπω εκτεινε (dicono.... morì per inganno), Cassiodoro (in Chronic.) ed Ennodio (p. 1604) sono leali e creduli, e la testimonianza del frammento Valesiano (p. 718) può giustificare la loro credenza. Marcellino sputa il veleno d'un suddito greco, periuriis illectus interfectusque est (in Chron).
360. La sonora e servile orazione d'Ennodio fu pronunziata a Milano o a Ravenna l'anno 507 o 508. (Sirmondo, Tom. I. p. 1615). Due o tre anni dopo l'Oratore fu premiato col Vescovato di Pavia, ch'ei tenne fino alla sua morte seguita nel 521 (Dupin, Bibliot. Eccl. Tom. V. p. 11-14 Vedi Saxii, Onomasticon Tom. II, p. 12.).
361. I nostri migliori materiali sono alcuni cenni accidentali presso Procopio, ed il Frammento Valesiano, che fu scoperto dal Sirmondo, e pubblicato al fine d'Ammiano Marcellino. È ignoto il nome dell'Autore, e lo stile n'è barbaro: ma ne' varj fatti che adduce, dimostra la cognizione d'un contemporaneo senz'averne le passioni. Il Presidente di Montesquieu aveva formato il piano d'un'Istoria di Teodorico, che veduto in distanza può sembrare un soggetto ricco ed interessante.
362. La miglior edizione de' XII. libri Variar. è quella di Gio. Garrezio (Rotomag. 1679 in Opp. Cassiodor. 2. Vol. in fol.) ma essi meritavano, ed esigevano un editore come il Marchese Scipione Maffei, che pensò di pubblicarli in Verona. La barbara eleganza (come ingegnosamente la chiama il Tiraboschi) non è mai semplice, o raramente chiara.
363. Procop., Gothic. l. 1. c. 1. Variar. II. Il Maffei (Verona Illustr. P. I. p. 228) esagera l'ingiustizia de' Goti, che egli odiava come un nobile Italiano: ed il plebeo Muratori s'umilia sotto la lor oppressione.
364. Procop., Goth. l. III. c. 4. 21. Ennodio (p. 1612, 1613) descrive l'arte militare, e l'aumento de' Goti.
365. Quando Teodorico diede la sua sorella per moglie al Re de' Vandali, ella partì per l'Affrica con una guardia di mille nobili Goti, ciascheduno de' quali era seguitato da cinque uomini armati (Procop., Vandalic. l. 1. c. 8). La nobiltà Gotica quanto era brava, doveva essere altrettanto numerosa.
366. Vedi la ricognizione della libertà Gotica (Var. V. 30).
367. Procop., Goth. l. 1. c. 2. I fanciulli Romani imparavano il linguaggio de' Goti (Var. VIII. 21). Non distruggono la lor generale ignoranza l'eccezioni d'Amalasunta, che come donna poteva studiare senza vergogna, o di Teodato, la dottrina del quale provocò lo sdegno e il disprezzo de' suoi Nazionali.
368. Era fondato sull'esperienza questo detto di Teodorico: Romanus miser imitatur Gothum; et utilis (dives) Gothus imitatur Romanum. (Vedi il Frammento, e le Note del Valesio, p. 719).
369. Dalle Lettere di Cassiodoro si rileva il prospetto dello stabilimento militare de' Goti in Italia. (Var. I. 24, 40 III. 3, 24, 48, IV. 13, 14, V. 26, 27, VIII. 3, 4, 25). E queste Lettere sono illustrate dall'erudito Mascou (Istor. dei Germani l. XI. 40-44. Annotaz. XIV).
370. Vedasi la chiarezza ed il vigore delle sue negoziazioni presso Ennodio (p. 1607); e Cassiodoro (Var. III. 1, 2, 3, 4, IV. 13, V. 43, 44) espone il vario suo stile di amicizia, di consiglio, di domanda ec.
371. Fino della tavola (Var. VI. 9) e del Palazzo (VII, 5). L'ammirazione degli stranieri si rappresenta come il motivo più ragionevole di giustificare queste vane spese, e di stimolar la diligenza de' Ministri, a' quali eran affidate quelle incombenze.
372. Vedi le pubbliche e private alleanze del Re Goto coi Borgognoni (Var. I 45, 46), co' Franchi (II 40), co' Turingi (IV 1), e co' Vandali (V 1). Ciascheduna di queste Lettere somministra curiose notizie intorno alla politica, ed a' costumi de' Barbari.
373. Si può vedere il suo sistema politico presso Cassiodoro (Var. IV 1, IX 1), Giornandes (c. 58 p. 698, 699), ed il Frammento Valesiano (p. 720, 721). La pace, l'onorevole pace, era lo scopo costante di Teodorico.
374. Un Lettore curioso può contemplar gli Eruli di Procopio (Goth. l. II c. 14) ed un lettore paziente si può immergere nell'oscure e minute ricerche del Sig. di Buat (Hist. des Peuples anciens Tom. IX p. 348, 396).
375. Var. IV 2. Cassiodoro espone lo spirito, e le formalità di questa marziale istituzione; ma sembra, che abbia trasportato solo i sentimenti del Re Goto nel linguaggio della eloquenza Romana.
376. Cassiodoro, che cita Tacito agli Estoni, ignoranti selvaggi del Baltico (Var. V. 2), descrive l'ambra, per causa della quale i loro lidi sono stati sempre famosi, come la gomma d'un albero indurita dal sole, e purificata e trasportata dall'onde. Analizzata questa singolar sostanza da' Chimici, somministra un olio vegetabile, ed un acido minerale.
377. Scanzia, o Thule vien descritta da Giornandes (c. 3 p. 610, 613), e da Procopio (Goth. lib. 2 c. 15). Nè il Goto, nè il Greco Scrittore avevan veduto quel paese: ma avevano ambidue conversato co' nativi di esso nel loro esilio a Ravenna, o a Costantinopoli.
378. Sapherinas Pelles. Al tempo di Giornandes questa bella razza di animali abitava la regione di Suethans, la Svezia propriamente detta; ma appoco appoco è stata scacciata nelle parti Orientali della Siberia. Vedi Buffon (Hist. Nat. T. XIII p. 309, 313. Ediz. in quarto); Pennant (Sistema de' quadrupedi Tom. I p. 322, 328); Gmelin (Hist. gener. des Voyages Tom. XVIII p. 257, 258) e Levesque (Hist. de Russie Tom. V p. 135, 166, 514, 515).
379. Nel sistema o Romanzo del Bailly (Lettres sur les Sciences et sur l'Atlantide Tom. I p. 249, 256. Tom. II p. 114, 139) la fenice dell'Edda, e l'annua morte e risorgimento d'Adone e d'Osiride sono i simboli allegorici della assenza e del ritorno del Sole nelle regioni Artiche. Questo ingegnoso Scrittore è un degno scolare del gran Buffon: nè riesce facile alla più fredda ragione l'opporsi all'incanto della loro filosofia.
380. ̉Αυτη τε ̉Θυλιταιςη μεγηνη των ε̉σρτων ὲστι (E questa è la massima festa per i Tuliti) dice Procopio. Presentemente un rozzo manicheismo (bastevolmente generoso) domina fra' Samoiedi in Groenlandia, e in Lapponia (Hist. des Voyag. Tom. XVIII p. 508, 509 Tom. XIX p. 105, 106, 527, 528); pure secondo Grozio Samojutae coelum atque astra adorant, numina haud aliis iniquiora (de rebus Belgicis L. IV p. 338 Ediz. in fol.) sentenza, che non isdegnerebbe di riconoscer per sua lo stesso Tacito.
381. Vedi l'Hist. des Peuples anciens ec. Tom. IX. p. 255, 273, 396, 501. Il Conte di Buat era ministro di Francia alla Corte di Baviera, allorchè una ingenua curiosità eccitò le sue ricerche sopra le antichità di quel Paese, e tal curiosità fu il germe di dodici rispettabili volumi.
382. Vedi i Fatti de' Goti sul Danubio, e nell'Illirico presso Giornandes (c. 58 p. 699), Ennodio (p. 1607, 1610), Marcellino (in Chron. p. 44, 47, 48) e Cassiodoro (in Chron. e Var. III 23, 50. IV 13. VII 4, 24. VIII 9, 10, 11, 21. IX 8, 9).
383. Non posso fare a meno di trascrivere il generoso e classico stile del Conte Marcellino: Romanus Comes Domesticorum, et Rusticus Comes Scholariorum cum centum armatis navibus, totidemque dromonibus, octo millia militum armatorum secum ferentibus ad devastanda Italiae littora processerunt, et usque ad Tarentum antiquissimam Civitatem aggressi sunt; remensoque mari inhonestam victoriam, quam piratico ausu Romanis rapuerunt, Anastasio Caesari reportarant. (in Chron. p. 48). Vedi Var. I 16. II 38.
384. Vedi gli ordini, e le istruzioni reali (Var. IV 15. V 16, 20). Questi navigli armati dovevano essere anche più piccoli de' mille vascelli d'Agamennone nell'assedio di Troia.
385. Vedi Cap. XXXVIII.
386. Ennodio (p. 1610), e Cassiodoro in nome del Re (Var. II 41) fanno menzione della sua salutar protezione degli Alemanni.
387. Si espongono i fatti de' Goti nella Gallia e nella Spagna con qualche oscurità da Cassiodoro (Var. III 32, 38, 41, 43, 44. V 39), da Giornandes (cap. 58 pag. 698, 699) e da Procopio (Goth. l. 1 c. 12). Io non voglio nè discutere, nè conciliare fra loro i lunghi e contraddittori argomenti dell'Abbate Dubos, e del Conte di Buat sopra le guerre della Borgogna.
388. Teofane p. 113.
389. Procopio asserisce, che Teodorico ed i successivi Re d'Italia non promulgarono leggi alcune (Goth. l. II c. 6). Ei deve intender però in lingua gotica: perchè tuttavia esiste un editto latino di Teodorico in cento cinquantaquattro articoli.
390. Si trova incisa l'immagine di Teodorico nelle sue monete; ma i modesti suoi successori si contentarono d'aggiungere il lor proprio nome alla testa dell'Imperatore regnante (Muratori, Antiq. Ital. medii aevi Tom. II Diss. 27 p. 577, 579. Giannone, Istor. Civ. di Napoli Tom. I p. 166).
391. Si rappresenta, l'alleanza dell'Imperatore e del Re d'Italia da Cassiodoro (Var. I 1. II 12, 3. VI 1), e da Procopio (Goth. l. II c. 6 l. III c. 21), che celebrano la amicizia d'Anastasio con Teodorico; ma il figurato stile di complimento veniva interpretato in un senso molto differente a Costantinopoli ed a Ravenna.
392. Alle diciassette Province della Notizia Paolo Warnefrido Diacono (De reb. Longobard. l. II c. 14, 22) aggiunse la XVIII dell'Appennino (Muratori, Scriptor. Rer. Italicar. Tom. I p. 431, 433). Ma di queste la Sardegna e la Corsica si possedevano da' Vandali, e le due Rezie, ugualmente che le Alpi Cozie, pare che fossero abbandonate ad un Governo militare. Giannone ha lavorato (Tom. I p. 172, 178) con patriottica diligenza sopra lo stato delle quattro Province, che ora formano il regno di Napoli.
393. Vedi l'Istoria Gotica di Procopio (lib. I c. I lib. II c. 6), l'Epistole di Cassiodoro (passim, ma specialmente i libri V e VI che contengono le formole o Patenti degli Ufizi), e la Storia Civile del Giannone (Tom. I lib. II, III). I Conti Gotici per altro, ch'ei pone in ogni città d'Italia, si distruggono dal Maffei (Verona illustrata P. I lib. 8 p. 227), giacchè quelli di Siracusa e di Napoli (Var. VI 22, 23) appartengono a commissioni speciali e temporanee.
394. Furono l'uno dopo l'altro impiegati al servizio di Teodorico due Italiani, che avevano il nome di Cassiodoro, il padre (Var. I 24, 40) ed il figlio (IX 24, 25). Il figlio era nato l'anno 479. Le varie Lettere, ch'egli scrisse come Questore, come Maestro degli Ufizi, e come Prefetto del Pretorio, s'estendono dall'anno 509 al 539 e visse da monaco circa trent'anni (Tiraboschi, Stor. della Lett. Ital. T. III p. 7, 24. Fabricio, Bibliot. Lat. med. aev. Tom. I p. 357, 358. Edit. Mansi).
395. Vedi il suo riguardo pel Senato presso Cochleo (Vit. Theod. VIII p. 72, 80).
396. Non maggiore di 120,000 modj, o quattromila sacca (Anon. Valesian. p. 721 e Var. I 35. VI 18. XI 5, 39).
397. Si veda il riguardo e l'indulgenza ch'ebbe per gli spettacoli del Circo, del Teatro e dell'Anfiteatro, nella Cronica e nell'Epistole di Cassiodoro (Var. I 20, 27, 30, 31, 32. III 51. IV 51 illustrate dall'annotaz. 14 dell'Istoria di Mascou), che ha tentato di spargere su questa materia una ostentata, quantunque piacevol erudizione.
398. Anon. Vales. p. 721. Mario Aventicense in Chron. Nella bilancia del merito pubblico e personale, il Conquistatore Gotico è per lo meno tanto superiore a Valentiniano, quanto può sembrare inferior di Traiano.
399. Vit. Fulgentii in Baron., Annal. Eccl. A. D. 500 n. 10.
400. Cassiodoro descrive col pomposo suo stile il Foro di Traiano (Var. VII 6), il Teatro il Marcello (IV 51) e l'Anfiteatro di Tito (V 42), e le sue descrizioni non sono indegne dell'attenzion del Lettore. L'Ab. Barthelemy computa, che, secondo i prezzi moderni, l'opera in mattoni e la struttura del Colosseo costerebbe ora venti milioni di lire di Francia (Mem. de l'Academie des inscript. Tom. 28 p. 585, 586). Che piccola parte di quella stupenda fabbrica!
401. Intorno agli Acquedotti, ed alle Cloache vedi Strabone (l. V p. 360), Plinio (Hist. Nat. XXXVI 24), Cassiodoro (Var. III 30, 31 VI 6), Procopio (Got. l. I c. 9), e Nardini (Roma antica p. 514, 522). È tuttora un problema, come tali opere si potessero eseguire da un Re di Roma.
402. Quanto alla cura, che si presero i Goti delle fabbriche e delle statue, vedi Cassiodoro (Var. I 21, 25. II 34. IV 30. VII 6, 13, 15) ed il Frammento Valesiano (pag. 721).
403. Var. VII 15. Questi cavalli di Montecavallo da Alessandria erano stati trasportati a' Bagni di Costantino (Nardini pag. 188). Se ne disprezza la scultura dall'Abbate Dubos (Reflex. sur la Poesie et sur la Peinture Tom. I sect. 39) e s'ammira dal Winckelmann (Hist. de l'Art Tom. II pag. 159).
404. Var. X 10. Essi erano probabilmente un frammento di qualche carro trionfale (Cuper, de Elephant. II. 10).
405. Procopio (Goth. l. IV c. 21) riporta una sciocca storia della Vacca di Mirone, che vien celebrata dal falso spirito di trentasei epigrammi greci (Antholog. l. IV p. 302, 306. Edit. Hen. Steph. Auson., Epigramm. 58, 68).
406. Vedi un Epigramma d'Ennodio (II 3 p. 1893, 1894) sopra questo giardino ed il real giardiniere.
407. Si prova la sua affezione per quella città dall'epiteto di Verona tua, e dalla leggenda dell'Eroe. Sotto il nome barbaro di Dietrich di Berna (Peringsciold, ad Cochloeum p. 840) il Maffei lo segue con intelligenza e piacere nel suo paese nativo (l. IX p. 230, 236).
408. Vedi Maffei (Verona illustr. P. I p. 231, 232, 308 ec.). Egli attribuisce l'architettura gotica, come la corruzione della lingua, della scrittura ec. non a' Barbari, ma agli Italiani medesimi: si confrontino i suoi sentimenti con quelli del Tiraboschi (Tom. III p. 61).
409. Nell'Epistole di Cassiodoro vagamente si dipingono le ville, il clima, e le vedute di Baia (Var. IX 6. Vedi Cluver., Ital. antiqu. l. IV c. 2 p. 1119 ec.) d'Istria (Var. XII 22, 26), e di Como (Var. XI 14 paragonata con le due Ville di Plinio IX 7).
410. In Liguria numerosa Agricolarum progenies (Ennod. 1678, 1679, 1680). S. Epifanio di Pavia redimè, per mezzo di preghiere o di riscatto, 6,000 schiavi da' Borgognoni di Lione o di Savoia. Tali azioni sono memorabili più dei miracoli.
411. L'economia politica di Teodorico (Vedi l'Anon. Vales. p. 721 e Cassiodoro in Chron.) può distintamente ridursi a' seguenti capi: miniere di ferro (Var. III 23) e d'oro (IX 3): paludi Pontine (II 32, 33): di Spoleto (II 21): grano (I 34. X 27, 28. XI 11, 12): commercio (VI 7. VII 9, 23): fiera di Leucotoe o di S. Cipriano in Lucania (VIII 33) abbondanza (XII 4) cursus, o la pubblica posta (I 29. II 31. IV 47. V 5. VI 6. VII 33): la strada Flaminia (XII 18).
412. LX. Modii tritici in solidum ipsius tempore fuerunt, et vinum XXX amphoras in solidum (Fragm. Vales.). Dai granai si distribuiva il grano a XV o XXV modj per soldo d'oro, ed il prezzo era sempre moderato.
413. Vedi la vita di S. Cesario presso il Baronio (A. D. 508. n. 12, 13, 14). Il Re gli regalò 300 soldi d'oro, ed un piatto d'argento, che pesava 60 libbre.
414. Ennodio in vit. S. Epiphan. nelle opere del Sirmondo Tom. I p. 1672, 1690. Teodorico sparse importanti favori sopra di questo Vescovo, ch'egli adoperava come Consigliere in tempo di pace e di guerra.
415. Devotissimus ac si Catholicus (Anon. Vales. p. 720); la sua offerta però non fu maggiore di due candelieri (cerostrata) d'argento, del peso di settante libbre, molto inferiore all'oro e alle gemme di Costantinopoli o di Francia (Anastas. in vit. Pontif. in Houmisda p. 34 Edit. Paris).
416. Il tollerante sistema del suo regno (Ennod. p. 1612; Anon. Vales. p. 719. Procop., Goth. l. I. c. 1, l. II c. 6) può studiarsi nell'Epistole di Cassiodoro sotto i seguenti articoli; Vescovi (Var. I 9. VIII 15, 24. XI 23); Immunità (I 26. II 29, 30); Terre della Chiesa (IV 17, 20); Santuari (II 11. III 47); Argenteria della Chiesa (XII 20), Disciplina (IV 44): che provano, ch'esso era nel tempo stesso Capo della Chiesa e dello Stato.
417. Possiam rigettare una sciocca novella d'aver egli decapitato un Diacono cattolico, che s'era fatto Arriano (Theodor. Lector. n. 17). Perchè Teodorico è soprannominato Afer? da Vafer? (Vales. ad loc.) debole congettura!
418. Ennodio p. 1621, 1622, 1636, 1638. Il suo libello fu (synodaliter) approvato, e registrato da un Concilio Romano (Baron. an. 503 n. 6. Franc. Pagi in Breviar. Pontif. Rom. Tom. I p. 242).
419. Vedi Cassiodoro (Var. VIII 15. IX 15, 16), Anastasio (in Symmacho p. 31) e l'annotazione XVII di Mascovio. Il Baronio, il Pagi, e la maggior parte de' Dottori Cattolici confessano con meste querele questa Gotica usurpazione.
420. Ei li privò = licentia testandi =, e si attristò tutta l'Italia = lamentabili Justitio =. Io vorrei persuadermi, che queste pene si fossero stabilite contro i ribelli, che avevano violato il loro giuramento di fedeltà, ma la testimonianza d'Ennodio (p. 1675, 1678) è sommamente grave per la circostanza ch'ei visse e morì sotto il regno di Teodorico.
421. Ennodio in vit. Epiphan. p. 1689, 1690. Boet., De Consolat. Philos. l. 1 pros. IV p. 45, 46, 47. Si rispettino, ma si pesino le passioni del Santo e del Senatore: e si confermino o si diminuiscano le loro querele, facendo uso de' vari cenni di Cassiodoro (Var. II 8. IV 36. VIII 5).
422. Immanium expensarum pondus.... pro ipsorum salute etc. Queste però non sono che pure parole.
423. Si trovavano degli Ebrei a Napoli (Procopio, Goth. l. 1 c. 8), a Geneva (Var. II 28. IV 33), a Milano (V 57), a Roma (IV 43): vedi anche Basnagio, Hist. des Juifs, Tom. VIII c. 7 p. 254.
424. Rex avidus communis exitii etc. Boeth. l. 1 p. 59. Rex dolum Romanis tendebat (Anon. Vales. p. 723) queste son parole assai dure, ch'esprimono le passioni degl'Italiani, e temo anche quelle di Teodorico medesimo.
425. Ho procurato di trarre una ragionevole narrazione dagli oscuri, brevi ed incerti cenni dal frammento Valesiano (p. 722, 723, 724), di Teofane (p. 245), d'Anastasio (in Joanne p. 35) e dell'Istoria miscella (p. 103 Edit. Muratori). Una tenue compressione e parafrasi delle loro parole non è una violenza. Vedasi anche il Muratori (Annali di Italia. Tom. IV p, 471, 478) con gli Annali, ed il Compendio (Tom. I 259, 263) de' due Pagi, Zio e Nipote.
426. Le Clerc ha fatto una vita critica e filosofica di Anicio Manlio Severino Boezio (Bibl. Chois. Tom. XVI p. 168, 275) e posson consultarsi con vantaggio tanto il Tiraboschi (Tom. III), quanto il Fabricio (Bibliot. Latin.). Si può fissare la data della sua nascita verso l'anno 470, e la sua morte nel 524 in una età non molto avanzata (Consol. Phil. Metrica I p. 5).
427. Intorno all'età ed al valore di questo manoscritto, che ora è nella Libreria Medicea di Firenze, vedi Cenotaphia Pisana (p. 430, 447) del Card. Noris.
428. Gli studj di Boezio in Atene son dubbiosi (Baronio an. 510 n. 3 che cita un Trattato spurio De Disciplina scholarum), e senza dubbio il termine di diciotto anni è troppo lungo: ma il puro fatto d'una visita, ch'ei fece ad Atene, si giustifica da più prove, tratte da lui medesimo (Bruker Hist. Crit. Philos. Tom. III p. 524, 527) e da un'espressione, quantunque vaga ed ambigua, di Cassiodoro suo amico (Var. I 45) Longe positas Athenas introisti.
429. Bibliothecae comptos ebore ac vitro parietes etc. (Consol. Phil. l. 1 Pros. V p. 74). L'Epistole d'Ennodio (VI 6. VII 13. VIII 1, 31, 37, 40) e Cassiodoro (Var. I 39. IV 6. IX 21) somministrano molte prove dell'alta riputazione, ch'ei godeva a' suoi tempi. È vero, che il Vescovo di Pavia ebbe bisogno di comprare da lui una vecchia casa in Milano, e poterono presentarsi ed accettarsi delle lodi per parte del pagamento di essa.
430. Il Pagi, il Muratori ec. convengono, che Boezio medesimo fu Console, nell'anno 510, i due suoi figli nel 522, e nel 487 forse suo padre. Il desiderio d'attribuire al Filosofo l'ultimo di questi Consolati ha resa dubbiosa la cronologia della sua vita. Ne' propri onori, nelle sue Parentele, nei Figli egli celebra la sua propria felicità la felicità passata. (p. 109, 110).
431. Si ego scissem, tu nescisses. Boezio (L. 1 Pros. 5 pag. 53) adotta questa risposta di Giulio Cano, di cui la morte filosofica è descritta da Seneca (De tranquillit. animi, c. 14).
432. S'espongono i caratteri de' due suoi delatori, Basilio ed Opilio, non molto per essi onorevolmente nelle Lettere di Cassiodoro (Var. II 10, 11. IV 22. V 41. VIII 16) che fa menzione ancora di Decorato (V 31) indegno Collega di Boezio (L. III Pros. 4 p. 193).
433. Si fece un rigoroso processo intorno al delitto di magia (Var. IV 22, 23. IX 18) e fu creduto, che molti negromanti fossero fuggiti rendendo pazzi i loro custodi: in vece di pazzi leggerei piuttosto ubbriachi.
434. Boezio aveva composto la propria apologia (p. 53), forse più interessante della sua Consolazione. Ma bisogna, che ci contentiamo d'un prospetto generale de' suoi onori, principj, persecuzione ec. (L. I Pros. IV p. 42, 62) che si può confrontare con le brevi ed importanti parole del Frammento Valesiano (p. 723). Uno scrittore anonimo (Sinner Catalog. M. S. Bibliot. Bern. Tom. I p. 287) l'accusa francamente d'un onorevole e patriottico tradimento.
435. L'esecuzione fu fatta in agro Calventiano (a Calvenzano fra Marignano e Pavia) Anon. Vales. p. 723 per ordine d'Eusebio Conte di Ticino o di Pavia. Il luogo della sua prigionia si chiama Battistero: edifizio e nome proprio delle Chiese Cattedrali; ed una perpetua tradizione l'attribuisce alla Chiesa di Pavia. Nell'anno 1584 tuttavia sussisteva la torre di Boezio, e se ne conserva ancora la pianta. (Tiraboschi Tom. III p. 47, 48).
436. Vedi la Biografia Britannica, Alfredo, Tom. I p. 80 II Ediz. L'opera è più onorevole ancora, se fu eseguita sotto l'occhio illuminato d'Alfredo dagli estranei e domestici suoi Dottori. Intorno alla fama di Boezio nel medio Evo, si consulti Brucker (Hist. Crit. Philos. Tom. III p. 565, 566).
437. L'Iscrizione posta sul nuovo di lui sepolcro, fu fatta dal precettore di Ottone III, il dotto Papa Silvestro II, il quale, come Boezio medesimo, era chiamato mago dall'ignoranza di que' tempi. Il Martire cattolico aveva portato per un considerabile tratto di strada la propria testa delle sue mani (Baron. an. 526 n. 17, 18). Ad una simil novella disse una volta una Signora (La Signora Du Deffand, in occasione del miracolo di S. Dionigi.) di mia conoscenza = La distance n'y fait rien: il n'y a que le primier pas qui coute.
438. Boezio applaudisce alle virtù del suo suocero (L. I Pros. 4 p. 118). Procopio (Goth. L. I c. 1), il Frammento Valesiano (p. 724), e l'Istoria miscella (L. XV p. 105) son d'accordo nel lodare la sublime innocenza, o santità di Simmaco: e, nell'opinione dell'Autore della leggenda, il delitto della sua morte fu uguale a quello della carcerazione d'un Papa.
439. Nell'immaginosa eloquenza di Cassiodoro la varietà del pesce di mare e di fiume è una prova d'esteso dominio; e sulla tavola di Teodorico trovavansi quelli del Reno, di Sicilia, e del Danubio (Var. XII 14). Il mostruoso Rombo di Domiziano (Giovenal. Sat. III 39) era stato preso nei lidi dell'Adriatico.
440. Procop. Goth. l. 1 c. 1. Ma ci avrebbe dovuto dire, se aveva saputo questo curioso aneddoto dalla fama comune, oppure dalla bocca del Medico Reale.
441. Procop. Goth. l. 1 c. 1, 2, 12, 13. Questa divisione fu ordinata da Teodorico, quantunque non s'eseguisse che dopo la sua morte: Regni haereditatem superstes reliquit (Isidor. Chron. p. 721 Edit. Grot.).
442. Berimondo, ch'era il terzo nella discendenza d'Ermanrico Re degli Ostrogoti, s'era ritirato nella Spagna, dove ei visse e morì nell'oscurità (Giornand. c. 33 p. 202 Ediz. Murator.). Vedansi la scoperta, le nozze, e la morte del suo nipote Eutarico (Iv. c. 58 p. 220). I suoi giuochi Romani poterono renderlo popolare (Cassiodor. in Chron.), ma Eutarico era asper in religione (Anon. Vales. p. 722, 723).
443. Vedi i consigli di Teodorico, e le proteste del suo successore, presso Procopio (Goth. l. 1 c. 1, 2), Giornandes (c. 59 p. 220, 221) e Cassiodoro (Var. VIII 1, 7). Queste lettere formano il trionfo della sua eloquenza ministeriale.
444. Anon. Vales. p. 724. Agnell. de Vit. Pontif. Ravenn. ap. Muratori Script. Rer. Italic. Tom. II P. I p. 67. Alberti Descriz. d'Italia p. 311.
445. Si riferisce questa Leggenda da Gregorio I (Dial. IV 30) e s'approva dal Baronio (An. 526 n. 29): e tanto il Pontefice quanto il Cardinale sono Dottori gravi, sufficienti a stabilire un'opinione probabile.
446. Teodorico medesimo, o piuttosto Cassiodoro, aveva descritto in tragiche frasi i Vulcani di Lipari (Cluver. Sicilia p. 406, 410), e del Vesuvio (IV 50).
447. S'incontra qualche difficoltà nella data della sua nascita (Ludewig. in vita Justiniani p. 125), ma non ve n'è alcuna rispetto al luogo, che fu nel Distretto di Bederiana il villaggio Tauresio, ch'egli di poi decorò col suo nome e splendore (Danville Hist. de l'Acad. sc. Tom. XXXI p. 287, 292).
448. I nomi di questi contadini Dardani son Gotici, e quasi Inglesi: Giustiniano è una traduzione d'Uprauda (upright, giusto); suo padre Sabazio (che nel linguaggio Greco barbaro significa stipes) nel suo villaggio si chiamava Istock (Stock, Stipite); sua madre Bigleniza fu convertita in Vigilantia.
449. Il Ludewig (p. 127, 135) tenta di giustificare il nome Anicio di Giustiniano e di Teodora, e d'unirli a quella Famiglia, da cui si è fatta discendere anche la Casa d'Austria.
450. Vedi gli Aneddoti di Procopio (c. 5) con le note di N.-Alemanno. Il Satirico non avrebbe dovuto confondere nella generica e decente denominazione di γεοργος (agricoltore) il Βουκολος e συφαρβος (condottiere di bovi e di porci) di Zonara. Sebbene perchè mai questi nomi sono disonoranti? Qual Barone Tedesco non si glorierebbe di discendere dall'Eumeo dell'Odissea?
451. Son lodate le sue virtù da Procopio (Persic. L. 1, c. 11). Il Questor Proclo era amico di Giustiniano, e nemico di qualunque altra adozione.
452. Manichea significa Eutichiana. Si odano le furiose acclamazioni di Costantinopoli e di Tiro: le prime, non più di sei giorni dopo la morte d'Anastasio, cagionarono la morte dell'Eunuco, le seconde vi fecero applauso (Baron. An. 518 P. II n. 15. Fleury Hist. Eccl. Tom. VII pag. 200, 205 dietro la Collezione de' Concilj Tom. V pag. 182, 207).
453. Il Conte di Buat (Tom. IX p. 54, 81) spiega a maraviglia la potenza, il carattere e le intenzioni di esso. Egli era pronipote d'Aspar, Principe ereditario nella Scizia minore, e Conte de' Confederati Gotici di Tracia. I Bessi, sopra quali esso poteva influire, sono i Goti minori di Giornandes (c. 51).
454. Justiniani Patricii factione dicitur interfectus fuisse (Victor. Tununens. Chron. in Thesaur. Temp. Scalig. P. II p. 7). Procopio (Anecdot. c. 7) lo chiama tiranno, ma riconosce l'ἀδελφοπιστια (Fede fraterna), che bene si spiega dall'Alemanno.
455. Nella sua prima Gioventù (plane adolescens) era stato qualche tempo come in ostaggio presso Teodorico. Intorno a questo curioso fatto, l'Alemanno (ad Procop. Anecdot. c. 9 p. 34 della prima Ed.) cita un'Istoria MS. di Giustiniano, fatta da Teofilo suo precettore. Il Ludewig (p. 143) brama di farne un soldato.
456. Si vedrà in seguito l'Istoria Ecclesiastica di Giustiniano. Vedi Baronio An. 518, 521 ed il copioso articolo Justinianus nell'indice del Tomo VII de' suoi Annali.
457. Si può trovare descritto il Regno di Giustino il Vecchio nelle tre Croniche di Marcellino, di Vittore, e di Gio. Malala (Tom. II p. 130, 150) l'ultimo de' quali (malgrado l'Hody, Prolegom. n. 14, 39 Edit. Oxon.) visse subito dopo Giustiniano (Osservazioni di Jortin Tom. IV p. 383), nella Storia Ecclesiastica d'Evagrio (l. IV c. 1, 2, 3, 9), nell'Excerpta di Teodoro Lettore (n. 37), presso Cedreno (p. 362, 366) e Zonara (l. XVI p. 58, 61), che può passare per originale.
458. Si vedano i caratteri di Procopio e d'Agatia presso la Mothe le Vayer (Tom VIII p. 144, 174), Vossio (De Historicis Graecis l. II c. 22) e Fabricio (Biblioth. Graecis l. V c. 5 Tom. VI p. 248, 278). La religione di essi, ch'è un onorevol problema, alle occasioni dimostra della conformità, con un segreto attacco al Paganesimo ed alla Filosofia.
459. Ne' primi sette libri, destinati due alla guerra Persiana, due alla Vandalica, e tre alla Gotica, Procopio ha preso la divisione delle Province e delle guerre da Appiano. L'ottavo libro, quantunque porti il nome di Gotico, non è che un miscellaneo e general supplemento fino alla Primavera dell'anno 553, dal qual tempo fino al 559 vien continuato da Agatia (Pagi Critic. an. 579 n. 5).
460. Il destino letterario di Procopio è stato alquanto infelice. Primieramente i suoi libri de Bello Gothico furono involati da Leonardo Aretino, e pubblicati (in Foligno 1470 ed a Venezia 1471 presso Janson. Mattaire Annal. Typogr. Tom. I ediz. 2 p. 240, 304, 279, 299) in suo proprio nome (Vedi Voss, De Histor. latinis l. III c. 5 e la debole difesa del Giornale de' Letterati di Venezia Tom. XIX p. 207); 2. ne furon mutilate le opere da' primi suoi traduttori Latini, Cristofano Persona (Giornale Tom. XIX p. 340, 348), e Raffaello Volterrano (Huet de Clar. Interpr. p. 166), i quali non consultaron neppure i manoscritti della Libreria Vaticana, di cui essi eran Prefetti (Alemann. in Praefat. Anecdot); 3. Il testo Greco non fu stampato che nel 1607 dall'Hoeschelio d'Augusta (Diction. de Bayle Tom. II p. 782); 4. L'edizione di Parigi fu eseguita imperfettamente da Claudio Maltret, Gesuita di Tolosa (nel 1663), molto lontano dalla stamperia del Louvre, e da' manoscritti Vaticani, dai quali però egli ottenne alcuni supplementi. I Commentari ec. ch'esso promise, non son mai comparsi alla luce. L'Agatia di Leida (1594) fu saviamente ristampato dall'Editore Parigino con la versione latina di Bonaventura Vulcanio, dotto interprete (Huet. p. 176).
461. Agat. in Praef. p. 7, 8 l. IV p. 137, Evagrio (l. IV c. 12). Vedasi anche Fozio Cod. LXIII p. 65.
462. Κυρου παιδεια l'Istituzion di Ciro (dice nella Pref. ad libr. de Aedificiis περι κτισματον) non è altro che Κυρου παιδια (una puerizia di Ciro) giuoco di parole! In questi cinque libri Procopio affetta uno stile cristiano, ugualmente che cortigiano.
463. Procopio si scuopre nella Prefaz. ad Anecdot. c. 1, 2, 5, e gli Aneddoti stessi da Suida (Tom. III p. 186 Edit. Kuster) si contano per il IX libro. Il silenzio d'Evagrio è una meschina obbiezione. Il Baronio (An. 548 n. 24) compiange la perdita di questa storia segreta; eppure trovavasi allora nella libreria Vaticana, sotto la custodia di lui medesimo, e fu per la prima volta pubblicata, sedici anni dopo la sua morte, con le dotte, ma parziali note di Niccolò Alemanno (Lione 1623).
464. Giustiniano si rappresenta come un asino.... come una perfetta imagine di Domiziano (Anecd. c. 8).... gli amanti di Teodora cacciati fuori del suo letto da' demonj loro rivali... il matrimonio di lui predetto da un gran demonio... un monaco vide il principe de' demonj sul trono in luogo di Giustiniano... i servi, che facevan la guardia, videro una faccia senza fattezze umane, un corpo che camminava senza testa ec. ec. Procopio manifesta la fede ch'egli ed i suoi amici prestavano a queste diaboliche storie (c. 12).
465. Montesquieu (Considerat. sur la Grand. et la decad. des Romains c. 20) dà fede a questi Aneddoti come coerenti, 1. alla debolezza dell'Impero, 2. all'incostanza delle Leggi di Giustiniano.
466. Quanto alla vita ed a' costumi dell'Imperatrice Teodora, vedi gli Aneddoti, specialmente cap. 1, 5, 9, 10, 15, 16, 17 con le dotte note dell'Alemanno: citazione, che sempre si dee sottintendere.
467. Comitone fu dipoi maritata a Sitta Duca d'Armenia, che fu probabilmente il padre dell'Imperatrice Sofia, o almeno essa potè esserne la madre. I due nipoti di Teodora possono esser figli d'Anastasia (Aleman. p. 30, 31).
468. Ne fu innalzata la statua in Costantinopoli sopra una colonna di porfido. Vedi (Procop. de aedif. l. I c. 11), che ne fa pure il ritratto negli Aneddoti (c. 10). L'Alemanno (p. 57) ne produce uno, tratto da un Mosaico di Ravenna, carico di perle e di gioie, e nonostante bello.
469. Un frammento degli Aneddoti (c. 19) un poco troppo nudo fu soppresso dall'Alemanno sebben esistesse nel manoscritto Vaticano: nè tal difetto è stato supplito nell'edizione di Parigi e di Venezia. La Mothe le Vayer (Tom. VIII. p. 155) diede il primo cenno di questo curioso e genuino passo (Iortin Osservaz. Tom. IV. p. 366) ch'egli aveva ricevuto da Roma, e dopo è stato pubblicato nelle Menagiane (Tom. III p. 254-259) con una traduzione Latina.
470. Dopo di aver ricordato ch'essa portava un picciolo cinto, poichè nessuno potea comparire affatto nudo in teatro, Procopio soggiugne αναπεπεσυια.
Ho udito a dire che un dotto prelato, che or più non vive, era vago di citar questo passo nelle brigate.
471. Teodora sorpassò la Crispa di Ausonio (Ep. 4, XXI) dalla quale imitava il capitalis luxus delle donne di Nola. Vedi Quintil. Institut. VIII, 6 e Torrenzio ad Hor. Germ. t. 1 Sat. 2 v. 101. In una memorabil cena, trenta schiavi servivano a tavola: dieci giovinetti banchettavano con Teodora. La sua carità fu universale.
Et lassata viris, necdum satiata, recessit.
472. Ηος κεκ’ τοιων.
Ella desiderava un quarto altare su cui potesse offrire libazione al Dio d'amore.
473. Anonym. De Antiquit. CP. L. III, 132 ap. Banduri Imper. Orient. Tom. I p. 48. Il Ludveigio (p. 754) arguisce con ragione, che Teodora non avrebbe voluto rendere immortale un bordello: ma io applico questo fatto alla seconda sua più casta dimora in Costantinopoli.
474. Vedi l'antica legge nel Codice di Giustiniano (Lib. V Tit. 5 leg. 7 Tit. XXVII leg. 1) sotto gli anni 336 e 454. Il nuovo Editto (circa l'anno 521 o 522 Aleman, pag. 38, 96) molto sconciatamente non rammenta che la clausola di Mulieres Scenicae, libertinae, tabernaciae. Vedi le Novelle 89 e 117 ed un rescritto Greco, da Giustiniano diretto ai Vescovi (Aleman. p. 41).
475. Io giuro per il Padre ec. per la Vergine Maria, per i quattro Evangeli quae in manibus teneo, o per i santi Arcangeli Michele e Gabriele, puram conscientiam, germanumque servitium me servaturum Sacratissimis DD. NN. Justiniano, et Theodorae conjugi ejus (Novell. VIII Tit. 3). Avrebb'egli obbligato questo giuramento in favor della vedova? Communes tituli et triumphi ec. (Alemann. pag. 27 ec.).
476. «La riconosca la grandezza, ed essa non è più vile» ec.
Senza il critico telescopio di Warburton, io non avrei mai ravvisato in questa general pittura del vizio trionfante, alcuna personale allusione a Teodora.
477. Le sue prigioni, caratterizzate per un laberinto, ed un Tartaro (Anecdot. c. 4), erano sotto il Palazzo. L'oscurità favorisce la crudeltà, ma è favorevole ugualmente alla calunnia ed alla finzione.
478. A Saturnino fu data una pena più giocosa, per avere ardito dire, che la sua moglie, favorita dell'Imperatrice, non era stata trovata ατρητος (Anecdot. c. 17).
479. Per viventem in saecula excoriari te faciam. Anastas. de Vitis Pont. Roman. in Vigilio p. 40.
480. Ludevig p. 161, 166. Io gli do fede per il caritatevole tentativo, sebbene egli non abbia molta carità nel suo carattere.
481. Si paragonino gli Aneddoti (c. 17) con gli Edifizi (l. 1 c. 9). Quanto diversamente si può esporre il medesimo fatto! Gio. Malala (Tom. II p. 174, 175) osserva, che in questa o in altra simile occasione essa liberò e rivestì le ragazze, che aveva comprato da' lupanari a cinque aurei l'una.
482. Novell. VIII. 1. S'allude al nome di Teodora. I suoi nemici però leggevano Daemonodora (Aleman. p. 66).
483. S. Saba ricusò di pregare affinchè Teodora avesse un figlio, per timore che questo non divenisse un eretico peggiore d'Anastasio medesimo (Cyrill. in Vita. S. Sabae ap. Aleman. p. 70, 109).
484. Vedi Gio. Malala Tom. II p. 174. Teofane p. 158. Procopio de Aedific. l. V c. 3.
485. Theodora Calcedonensis Synodi inimica canceris plaga toto corpore perfusa vitam prodigiose finivit (Victor Tununensis in Chronic.). In tali occasioni una mente ortodossa s'indura contro la compassione. L'Alemanno (p. 12, 13) prende quelle parole di Teofane ὲυσεβως ὲκοιμηβη (piamente morì) per un linguaggio civile, che non indica nè pietà nè sentimento: pure due anni dopo la sua morte Paolo Silenziario (in Prooem. v. 58, 62) celebra S. Teodora.
486. Poichè essa perseguitò i Papi, e rigettò un Concilio, il Baronio esaurisce i nomi di Eva, di Dalila, d'Erodiade ec. dopo di che ricorre al suo dizionario infernale civis inferni, alumna daemonum, satanico agitata spirita, aestro percita diabolico ec. (An. 548 n. 24).
487. Si legga, e si gusti il libro XXIII dell'Iliade, viva pittura de' costumi, delle passioni, di tutte le formalità, e dell'oggetto della corsa de' cocchi. La dissertazione di West su' Giuochi Olimpici (Sez. XII, XVII) somministra notizie molto curiose ed autentiche.
488. I quattro colori Albati, Russati, Prasini, e Veneti secondo Cassiodoro (Var. III, 51) che sparge molto spirito ed eloquenza su questo teatral mistero, rappresentano le quattro stagioni. Di questi possono i primi tre ben tradursi Bianco, Rosso, e Verde. Il Veneto poi si spiega con ceruleo, parola di vario ed equivoco significato, che propriamente significa il cielo riflesso nel mare: ma l'uso ed il comodo può permettere di prender l'azzurro come un equivalente (Roberto Stefano a questo vocabolo, Spence Polymetis p. 228).
489. Vedi Onofrio Panvinio de Ludis circensibus L. I c. 10, 11, l'annotaz. 17 all'Istoria de' Germani di Mascovio, e l'Alemanno al c. 7.
490. Marcellino in Chron. p. 47. Invece della comun voce Veneta usa i termini più ricercati di caerulea e caerealis. Il Baronio (an. 501 n. 4, 5, 6) è persuaso, che gli Azzurri fosser ortodossi, ma il Tillemont si sdegna contro tale supposizione, e nega che vi fosse alcun martire per causa di spettacoli (Hist. des Emper. Tom. VI p. 554).
491. Vedi Procop. (Persic. l. 1 c. 24). Nel descrivere i vizi delle fazioni, e del Governo il pubblico Istorico non è loro più favorevole di quel che lo sia il privato. L'Alemanno (p. 26) ha citato un bel passo di Gregorio Nazianzeno, che prova, che il male era inveterato.
492. Attestano la parzialità di Giustiniano per gli Azzurri (Anecdot. c. 7), Evagrio (Hist. Eccl. l. IV c. 32), Giovanni Malala (Tom. II p. 138, 139) specialmente per Antiochia, e Teofane (p. 142).
493. Una donna (dice Procopio) ch'era stata afferrata, e quasi violata da una truppa di Azzurri, si gettò nel Bosforo. I Vescovi della seconda Siria (Aleman. p. 26) deplorano tal suicidio, la colpa o la gloria della femminil castità, e nominano l'Eroina.
494. Il dubbioso credito di Procopio (Anecd. c. 17) viene sostenuto dalla meno parzial testimonianza d'Evagrio, che conferma il fatto, e specifica fino i nomi. Il tragico destino del Prefetto di Costantinopoli si riferisce da Giovanni Malala (Tom. II p. 139).
495. Vedi Gio. Malala (Tom. II p. 47). Anch'egli confessa, che Giustiniano era attaccato agli Azzurri. L'apparente discordia dell'Imperatore con Teodora vien risguardata forse con troppa gelosia e sottigliezza da Procopio (Anecdot. c. 10). Vedi Alemann. Pref. p. 6.
496. Questo dialogo, che ci è stato conservato da Teofane, dà un saggio del linguaggio popolare, ugualmente che dei costumi di Costantinopoli nel VI secolo. Il Greco di quel tempo è mescolato con molte parole forestiere e barbare, delle quali, il Du-Cange non sempre sa trovare il significato, o l'etimologia.
497. Vedi questa Chiesa e Monastero presso il Du-Cange CP. Christiana l. IV p. 182.
498. L'istoria della sedizione Nika è tratta da Marcellino (in Chron.), da Procopio (Persic. l. 1 c. 26), da Giovanni Malala (T. II p. 213, 218), dalla Cronica Pasquale (p. 336, 340), da Teofane (Chronograph. p. 154, 158) e da Zonara (L. XVI p. 61, 63).
499. Marcellino dice in termini generali; Innumeris populis in Circo trucidatis. Procopio numera trentamila vittime, ed i 35,000 di Teofane s'accrescono fino a 40,000 dal più recente Zonara. Tale ordinariamente è il progresso dell'esagerazione.
500. Jerocle, contemporaneo di Giustiniano, compose il suo Συνδεχμος (Itinerar. p. 631), o notizia delle Province e Città Orientali, prima dell'anno 535 (Wesseling. in Praefat. et not. ad p. 623 ec.).
501. Vedi il Libro della Genesi (XII, 10) e l'amministrazione di Giuseppe. Gli annali de' Greci convengono con quelli degli Ebrei, quanto all'antichità delle arti, e dell'abbondanza d'Egitto: ma quest'antichità suppone una lunga serie di progressi: e Warburton, ch'è quasi oppresso dalla Cronologia Ebrea, ricorre alla Samaritana (Divin. Legat. Tom. III p. 29 ec.)
502. Otto milioni di modj Romani, oltre una contribuzione di 80,000 aurei per le spese del trasporto per mare, da cui furono i sudditi graziosamente liberati. Vedi l'Editto XIII di Giustiniano; i numeri sono determinati e verificati dall'accordo de' Testi Greco e Latino.
503. Iliad, VI, 289. Quei veli di vari colori, πεπλοι παμποικιλοι, eran opere delle donne Sidonie. Ma questo passo fa più onore alle manifatture che alla navigazione della Fenicia, donde s'erano trasportate a Troia in navi Frigie.
504. Vedi in Ovidio (de art. amandi III 269 ec.) una lista poetica di dodici colori tratti da' fiori, dagli elementi ec. Ma è quasi impossibile distinguere con parole tutte le delicate e varie specie sì dell'arte che della natura.
505. Mediante la scoperta della cocciniglia ec. noi di gran lunga sorpassiamo i colori degli antichi. La loro porpora Reale aveva un forte odore, ed un coloro scuro come il sangue di toro; Obscuritas rubens (dice Cassiodoro Var. I 2), nigredo sanguinea. Il Presidente Goguet (Origine des Loix et des Arts P. II L. 2 c. 2 p. 184, 215) diletta e soddisfa il Lettore. Io dubito se il suo libro, specialmente in Inghilterra, sia tanto noto quanto merita.
506. Si sono in altre occasioni accennate le prove istoriche di tal gelosia, e se ne sarebbero potute addurre molte di più, ma gli atti arbitrari del dispotismo venivan giustificati dalle sobrie e generali dichiarazioni della Legge (Cod. Teodos. Lib. X Tit. 21 Leg. 3 Cod. Giustin. Lib. XI Tit. 8 Leg. 5). Se ne fece una necessaria restrizione, ed una permissione umiliante rispetto alle mime o alle ballerine (Cod. Teod. Lib. XV Tit. VII Leg. 11).