Post patrem lacrymans Carolus haec carmina scripsi.

Tu mihi dulcis amor, te modo plango pater....

Nomina jungo simul titulis, clarissima, nostra

Adrianus, Carolus, rex ego, tuque pater.

Può credersi che Alcuino facesse questi versi, ma che poi questo glorioso tributo di lagrime venisse da Carlomagno.

299. Ad ogni nuovo Papa si fa quest'annuncio «Sancte pater, non videbis annos Petri», i venticinque anni. Esaminando la lista dei Papi si osserva che il termine medio del loro regno è di ott'anni circa; termine assai breve per un Cardinale ambizioso.

300. Anastasio (t. III, part. 1. p. 197, 198) lo afferma positivamente, e lo credono pure alcuni Annalisti francesi; ma sono più ragionevoli o più sinceri Eginardo ed altri scrittori dello stesso secolo. «Unus ei oculus paululum est laesus», dice Giovanni, Diacono di Napoli (Vit. episcop. Napol., in Scriptores, Muratori, t. 1, part. 11. p. 312). Un contemporaneo, cioè Teodolfo, vescovo d'Orleans, osserva prudentemente (l. 11. carm. 3 ):

Reddito sunt? mirum est: mirum est auferre nequisse.

Est tamen in dubio, hinc mirer an inde magis.

301. Si fece veder due volte in Roma ad istanza d'Adriano e di Leone, longa tunica et chlamide amictus, et calceamentis quoque romano more formatis. Eginardo (c. 23, p. 109-113) descrive, alla maniera di Svetonio, la semplicità del suo abito, talmente usitato in Francia, che quando Carlo il Calvo ritornò colà con un vestito forestiero, i cani patriotti gli abbaiavano dietro (Gaillard, Vie de Charlemagne, t. IV, p. 109).

302. V. Anastasio (p. 199) ed Eginardo (c. 28; p. 124-128). L'unzione è riferita da Teofane (p. 399); il giuramento da Sigonio, (giusta l'Ordo romanus); e dagli Annali Bertiniani (Script. Muratori t. 11, part. II, p. 505) l'adorazione del Papa, more antiquorum principum.

303. Questo gran fatto della traslazione o restaurazione dell'Impero Occidentale è narrato e discusso da Natalis Alexander (seculum, 9, Dissert. 1 p. 390-397), dal Pagi (t. III, p. 418), dal Muratori (Annali d'Italia, t. VI. p. 339-352), dal Sigonio (De regno Italiae, l. IV, Opp. t. 2. p. 247-251), dallo Spanheim (De ficta translatione imperii), dal Giannone (t. 1. p. 395-405), da Saint Marc (Abrégé chronologique, t. 1. p. 438-450), dal Gaillard (Hist. de Charlemagne. t. II, p. 386-446). Questi moderni quasi tutti van soggetti a qualche pregiudizio religioso o nazionale.

304. Mably (Observ. sur l'Hist. de Franc.), Voltaire (Hist. générale), Robertson (Hist. de Charles V.) e Montesquieu (Esprit. des Lois, l. XXXI. c. 28) hanno profuso a Carlomagno gli elogi. Il Signor Gaillard pubblicò nel 1782 la storia di questo monarca (4. Vol. in 12), la quale mi fu assai profittevole, e ne ho usato liberamente. L'autore è giudizioso ed umano; la sua opera elegante ed accurata. Ho per altro esaminato anche i monumenti originali dei regni di Pipino e di Carlomagno nel quinto volume degli Storici di Francia.

305. La visione di Veltin, composta da un monaco, undici anni dopo la morte di Carlomagno, lo mostra in purgatorio, ove un avvoltoio gli sta lacerando l'organo de' suoi peccaminosi piaceri, senza toccare le altre parti del suo corpo, emblemi delle sue virtù (V. Gaillard, t. II, p. 317-360.)

306. Il matrimonio d'Eginardo con Emma, figlia di Carlomagno, è abbastanza confutato, per mio avviso, dal probrum e dalla suspicio rovesciate da lui su queste belle fanciulle, senza eccettuarne quella che se gli assegna per moglie (c. XIX, p. 98-100 cum notis Schmincke); un marito avrebbe avuto un animo troppo forte se avesse adempiuto così esattamente i doveri d'uno storico.

307. Oltre le strage e le trasmigrazioni, a cui furono assoggettati i popoli della Sassonia, decretò Carlomagno la pena di morte ai delitti seguenti: 1. Per chi ricusava il Battesimo; 2. per chi si dicesse battezzato col fine d'evitare il Battesimo; 3. per chi ricadeva nell'idolatria; 4. per chi uccideva un sacerdote o un vescovo; 5. per chi sagrificasse vittime umane; 6. per chi mangiasse carne in quaresima; ma tutti i delitti si espiavano col Battesimo o con una penitenza (Gaillard t. II, p. 241-247); e i Cristiani sassoni diveniano gli eguali e gli amici dei Francesi. (Struv., Corpus Hist. germanicae, p. 133).

308. Il famoso Rutlando, Rolando, Orlando fu ucciso in quel fatto cum compluribus aliis. La verità s'incontra in Eginardo (c. 9. Hist. de Charlemagne p. 51-56), e la favola in un supplimento ingegnoso del Signor Gaillard (t. III, p. 474). Van troppo superbi gli Spagnuoli d'una vittoria attribuita dai Monumenti storici ai Guasconi, e dai Romani ai Saracini.

309. Schmidt, seguendo le migliori autorità, accenna i disordini interni e la tirannia del suo regno (Hist. des Allemands. t. II, p. 45-49).

310. Omnis homo ex sua proprietate legitimam decimam ad Ecclesiam conferat. Experimento enim didicimus, in anno, quo valida illa fames irrepsit, ebullire vacuas annonas a daemonibus devoratas, in voces exprobationis auditas. Tal'è il decreto e l'asserzione del gran Concilio di Francoforte. (Canon. XXV. t. IX, p. 105) Selden (Hist. of Tythes; Works, vol. III, part. 2. p. 1146) e Montesquieu (Esprit des Lois, l. XXXI, c. 12) risguardano Carlomagno come il primo autore legale della decima. Da vero i proprietarii gliene hanno grandi obbligazioni!...

311. Eginardo (c. 25, p. 119) asserisce a chiare note: tentabat et scribere.... sed parum prospere successit labor praeposterus et sero inchoatus. I moderni hanno pervertito e corretto il senso naturale di queste parole, e dal titolo solo della dissertazione del Signor Gaillard (t. III, p. 247-260) trapela la sua parzialità.

312. V. Gaillard, t. III, p. 138-176, e Schmidt, t. II, p. 121-129.

313. Il Signor Gaillard (t. III, p. 572) determina la statura di Carlomagno (V. la Dissertazione di Marquard Freher, ad calcem Eginhard. p. 220 etc.) a cinque piedi, nove pollici di Francia, cioè a circa sei piedi, un pollice e un quarto, misura d'Inghilterra. I Romanzieri gli danno otto piedi, e a questo gigante attribuiscono un vigore e un appetito straordinario: con un sol colpo la sua buona spada, la Giojosa, divideva per mezzo un cavaliere col cavallo; mangiava in un sol pasto un'oca, due polli, un quarto d'agnello etc.

314. V. un'opera concisa ma esatta ed originale del Signor d'Anville (Etats formés en Europe après la chute de l'Empire rom. en Occident, Paris, 1771, in-4.), con una carta che contiene tutto l'Impero di Carlomagno. Le varie parti sono illustrate, per la Francia dal Valois (Notitia Galliarum), per l'Italia dal Beretti (Dissertatio chorographica), e per la Spagna dal Marca (Marca Hispanica). Confesso di avere pochi materiali per la geografia del medio evo della Germania.

315. Eginardo, dopo avere rapidamente narrato le guerre e i conquisti di Carlomagno (Vit. Carol. c. 5-14) ricapitola in poche parole (c. 15) le varie contrade sottomesse al suo Imperio. Struvio (Corpus Hist. german. p. 118-149), ha inserito nelle sue note i testi delle cronache antiche.

316. Un diploma conceduto al monastero di Alaon (A. D. 845) da Carlo il Calvo ne dà questa genealogia. Non so se in quella catena tutti gli anelli del nono e decimo secolo sian tanto saldi quanto gli altri. Nulla di meno la genealogia è approvata e difesa tutta intera dal Signor Gaillard, (t. II. p. 60-81. 203-206), il quale afferma, che la famiglia di Montesquieu (non già quella del presidente di Montesquieu), discende, per donne, da Clotario e da Clodoveo. Pretensione innocente.

317. I governatori o Conti della Marca spagnuola, verso l'anno novecento, alzarono lo stendardo della rivolta contro Carlo il Semplice; e i Re di Francia non ne han ricuperata che una picciola parte (il Rossiglione) nel 1642 (Longuerne Description de la France; t. I. p. 220-222). Il Rossiglione per altro contiene 188,900 abitanti, e paga 2,600,000 lire d'imposizione (Necker, Administration des Finances, t. I. p. 278, 279); vale a dire che forse contiene più abitanti, e sicuramente paga più che tutta la Marca di Carlomagno.

318. Schmidt. Hist. des Allemands, t. II. pag. 200 etc.

319. Vedi Giannone, t. I. p. 374, 375, e gli Annali del Muratori.

320. Quot praelia in eo gesta! quantum sanguinis effusum sit! testatur vacua omni habitatione Pannonia, et locus in quo regia Cagani fuit ita desertus, ut ne vestigium quidem humanae habitationis appareat. Tota in hoc bello Hunnorum nobilitas periit, tota gloria decidit, omnis pecunia et congesti ex longo tempore thesauri direpti sunt.

321. Non intraprese la congiunzione del Reno e del Danubio che per agevolare le operazioni della guerra di Pannonia (Gaillard, Vie de Charlemagne, t. II, p. 312-315). Pioggie esorbitanti, fatiche militari e terrori superstiziosi interruppero questo canale, che sarebbe stato lungo soltanto due leghe; se ne vedono ancora alcune vestigia nella Svevia (Schaepflin, Hist. de l'Accad. des inscript. t. XVIII. p. 256. Molimina fluviorum, etc. jungendorum, p. 59-62).

322. Vedi Eginardo (c. 16), e il Signor Gaillard (t. II, p. 361-385), che riportano, senza spiegarsi troppo sull'autorità a cui s'appoggiano, il carteggio di Carlomagno e di Egiberto, il dono della sua spada fatto dall'Imperatore al principe Sassone, e la modesta risposta di questo. Se tale anneddoto è vero, sarebbe stato un ornamento di più per le nostre storie d'Inghilterra.

323. Solamente gli Annali francesi parlano di questa corrispondenza di Carlomagno con Harun al Raschid; e gli Orientali hanno ignorato l'amicizia del Califfo per un cane di Cristiano; gentile espressione usata da Harun parlando dell'Imperatore dei Greci.

324. Gaillard, t. II, p. 331-365, 471-476, 492. Io ho preso da lui le sue giudiziose osservazioni sul disegno di conquiste di Carlomagno, e la distinzione non men giudiziosa ch'egli fa de' suoi nemici del primo e del secondo circondario (t. II. p. 184-509 ec.).

325. Thegan, il biografo di Luigi, ci narra quest'incoronazione; e Baronio da buon uomo la trascrisse (A. D. 1813, num. 13, ec. Vedi Gaillard, t. II. p. 506, 507, 508) sebbene sia tanto contrario alle pretensioni dei Papi. Vedi sulla successione dei principi Carlovingi, gl'istorici di Francia, d'Italia e d'Alemagna, Pfeffel, Schmidt, Velly, Muratori, ed anche Voltaire, il quale dipinge sovente con esattezza e sempre con eloquenza le cose che narra.

326. Era figlio d'Ottone, figlio di Lodolfo, a favore del quale era stato istituito il Ducato di Sassonia. A. D. 858. Ruotgero il biografo di S. Brunone, (Bibl. Bunavianae Catalog., t. III. vol. II. p. 679) dipinge nella più bella sembianza la famiglia di questo principe. Atavorum atavi usque ad hominum memoriam omnes nobilissimi; nullus in eorum stirpe ignotus, nullus degener facile reperitur. (Apud Struvium, Corp. Hist. german. p. 216). Per altro Gundling (in Henrico Aucupe) non crede che discendesse da Vitichindo.

327. Vedi il trattato di Conringio (De finibus imperii germanici, Francfort, 1680, in 4.). Confuta le idee stravaganti che alcuni han voluto darci dell'estensione dell'Impero di Roma e dei Carlovingi; discute con moderazione i diritti della Germania, quelli de' suoi vassalli e dei vicini.

328. La forza dell'uso mi costringe a porre Corrado I ed Enrico I l'Uccellatore nel novero degl'Imperatori, titoli che quei Re della Germania non presero mai. Gl'Italiani, per esempio Muratori, sono più scrupolosi e più esatti, e non contano che i principi coronati a Roma.

329. Invidiam tamen suscepti nominis C. P. imperatoribus super hoc indignantibus magna tulit patientia, vicitque eorum contumaciam.... Mittendo ad eos crebras legationes, et in epistolis fratres eos appellando. (Eginardo c. 28. p. 128). E forse per cagion loro affettò egli qualche ripugnanza coll'esempio d'Augusto a ricevere l'Impero.

330. Teofane parla dell'incoronazione e dell'unzione di Carlo Καρουλλος (Chronograph. p. 399), e del suo trattato di matrimonio con Irene (p. 102) ignoto ai Latini. Il Signor Gaillard riporta i negoziati di questo principe coll'Impero greco (t. II, p. 446-468).

331. Osserva benissimo il Signor Gaillard, che quest'apparato non era che una specie di farsa da fanciulli, ma che per altro era fatta al cospetto e in grazia di fanciulli grandi.

332. Si raffronti nei testi originali raccolti dal Pagi (t. III. A. D. 812. num. 7. A. D. 824, num. 10 ec.) la figura che fa Carlomagno e quella del figlio. Quando gli ambasciatori di Michele, i quali per altro furono riprovati, si volsero al primo, more suo, id est lingua graeca laudes dixerunt, imperatorem eum et βασιλεα appellantes, e all'ultimo applicarono quest'espressione: vocato Imperatori Francorum, etc.

333. Vedi questa lettera nei Paralipomena dell'anonimo autore Salernitano (Script. Ital. t. II par. II. p. 243 254 c. 93-107) che fu scambiato da Baronio (A. D. 871. num. 51-71) per Erchemperto, quando lo copiò negli Annali.

334. Ipse enim vos, non imperatorem id est βασιλεα sua lingua, sed ob indignationem Ρηγα, id est regem nostra vocabat. (Luitprando, in Legat. in script. Ital., t. II. part. I p. 479). Il Papa esortò Niceforo, Imperator dei Greci, a pacificarsi con Ottone, Augusto Imperator de' Romani. Quae inscriptio secundum Graecos peccatoria et temeraria.... Imperatorem inquiunt, universalem, Romanorum, Augustum, magnum, solum, Nicephorum, (p. 486).

335. Si trova l'origine e i progressi del titolo di Cardinale nel Tomassino (Discipline de l'Eglise, t. I. p. 1261-1298), nel Muratori (Antiquitat. Italiae medii aevi, t. VI, Dissert. 61, p. 159-182) e nel Mosheim (Instit. Hist. eccles., p. 345-347), il quale indica esattamente le forme della elezione e i cangiamenti successivi. I Cardinali vescovi, tanto rispettati da Pier Damiano, sono caduti a livello degli altri Membri del Sagro Collegio.

336. Firmiter jurantes, numquam se papam electuros aut ordinaturos, praeter consensum et electionem Othonis et filii sui. (Luitprando, l. VI, c. 6. p. 472). Questa rilevante concessione può valere per supplimento o per conferma al decreto del clero e del popolo romano con tanta alterezza rigettato dal Baronio, dal Pagi e dal Muratori (A. D. 964), e sì bene propugnato e spiegato dal Saint Marc (Abrégé, t. II. p. 808-816, t. IV, p. 1167-1185). Convien consultare questo storico critico e gli Annali del Muratori sulla elezione o conferma d'ogni Papa.

337. La storia e la legazion di Luitprando (Vedi p. 440, 450, 471-476, 479, ec.) dipingono con forza l'oppressione ed i vizi del clero di Roma nel decimo secolo; è cosa assai strana vedere il Muratori inteso a mitigare le invettive del Baronio contro i Papi; ma giova osservare che quei Papi non erano stati eletti da Cardinali, ma da Laici.

338. L'epoca a cui si riporta la papessa Giovanna (papissa Johanna) è un po' anteriore a quella di Teodora e di Marozia; e i due anni del suo papato immaginario sono notati fra Leon IV e Benedetto III; ma Anastasio loro contemporaneo pone come indubitata cosa che l'elezion di Benedetto succedesse immediatamente alla morte di Leone (illico, mox., p. 247). Dall'esatta cronologia del Pagi, del Muratori e del Leibnitz son collocati questi due avvenimenti nell'anno 857.

339. Gli autori che sostengono esservi stata una papessa Giovanna citano centocinquanta testimoni, o piuttosto centocinquanta eco del quattordicesimo, del quindicesimo e del sedicesimo secolo. Moltiplicando così le testimonianze somministrano una prova contro di sè e contro la Leggenda; imperocchè ci dimostrano quanto sarebbe stato impossibile che una storia sì stravagante non fosse ripetuta dagli scrittori d'ogni fatta, dai quali doveva essere pienamente conosciuta. Un caso tanto recente avrebbe fatto doppia impressione sull'animo di quelli del nono e decimo secolo. Avrebbe mai Fozio trascurata una tale accusa? e Luitprando avrebbe mai dimenticato uno scandolo simile? È inutile discutere le varie lezioni di Martin Polonus, di Sigisberto di Gemblours ed anche di Mariano Scotto; ma il passo della papessa Giovanna inserito per sorpresa in qualche manoscritto od edizione del romano Anastasio è d'una falsità palpabile.

340. Questa storia debbe aversi per falsa, ma non però incredibile. Supponiamo che il famoso cavalier Francese (La D'Eon), che ai nostri giorni fece tanto rumore, fosse nata in Italia e fosse stata allevata per la professione ecclesiastica; avrebbe potuto il merito e la fortuna portarla sul trono di S. Pietro, ed ella avrebbe potuto darsi all'amore, e sarebbe stata una disgrazia, ma non una cosa impossibile, che avesse partorito in mezzo alla strada.

341. Sino alla riforma fu ripetuta e creduta questa novella senza che facesse ribrezzo a veruno; e la statua della papessa Giovanna stette lungo tempo fra quelle dei Papi nella cattedrale di Siena (Pagi, Critica t. III. p. 624-626). Bensì questo romanzo è stato distrutto da due dottissimi protestanti Blondel e Bayle (Dictionnaire critique Art. Papesse, Polonus, Blondel); ma la lor Setta rimase scandalezzata di questa giusta e ragionevole critica. Spanheim e Lenfant si studiano di mantenere questo miserabile soggetto di controversia, e lo stesso Mosheim vuol pure conservarne qualche dubbio (p. 289).

342. Si poteva, omettere questo sarcasmo intorno per altro a' fatti veri, e riferire in vece semplicemente le parole dell'ingenuo storico Cardinal Baronio, che senza negare i fatti, il che non poteva farsi, toglie e leva ogni macchia, che per essi apparentemente sembra venire alla Santa Sede romana. Quam foedissima ecclesiae romanae facies, cum Romae dominarentur potentissimae aeque ac sordidissime meretrices, cujus arbitrio mutarentur sedes, darentur Episcopi, e intruderentur in sedem Petri earum, amatores Pseudo-Pontifices, qui non sunt nisi ad conservanda tantum tempora in Cathalogo Romanorum Pontificum scripti. Baronio Annali anno 962. (Nota di N. N.)

343. Lateranense palatium.... prostibulum meretricum.... Testis omnium gentium, præter quam Romanorum, absentia mulierum, quæ sanctorum apostolorum limina orandi gratia timent visere, cum nonnullas ante dies paucos, hunc audierint conjugatas viduas, virgines vi oppressisse. (Luitprando, Hist., l. VI. c. 6. p. 471. Vedi pure per ciò che riguarda al libertinaggio di Giovanni XII. p. 471-476.)

344. Bisognava dire questo monaco zelante. È necessario per altro convenire, in mezzo al conflitto di tanti scrittori partigiani, o avversarii, del troppo famoso Papa Gregorio VII, che il primo de' suoi due progetti, rettamente definito dall'autore dottissimo, è giustificabile pienamente se si riguardi in ispeciale modo a tumulti, a mali, a guerre che dall'influenza, e potere dagli Imperatori Germanici, e dai partiti de' preti, e del popolo venivano quasi ad ogni elezione all'eccelsa Sede papale; e che il secondo, il quale pur troppo le molte volte ebbe luogo ne' tempi posteriori a Gregorio, secondo l'ardimento, l'indole dei Papi, le circostanze, la timidità, le prevenzioni di principi, e l'ignoranza in genere, e sempre recando terribili turbolenze sanguinose, e disastri, e lunghe guerre in tutta Europa, a danno dei diritti dei re, delle nazioni, e delle leggi degli Stati, è da condannarsi grandemente, siccome hanno pensato e pensano oggidì tutti i saggi illuminati monarchi, ed i prudenti governi, principiando da S. Luigi IX re di Francia, che ricusò l'Impero d'Alemagna offertogli dal Papa Gregorio IX che ne aveva spogliato Federico II. (Nota di N. N.)

345. Si può citare per un nuovo esempio de' mali originati dall'equivoco, il beneficium (Ducange, t. 1, p. 617, etc.) che il Papa concedette all'Imperatore Federico I, poichè il vocabolo latino potea significare tanto un feudo legale quanto un favore o beneficio. V. Schmidt, Hist. des Allemands t. III, p. 393-408; Pfeffel, Abrégé chronologique, t. I, p. 229, 296, 317, 324, 420, 430, 500, 506, 509, etc.

346. Vedi su la Storia degl'Imperatori, in ciò che concerne Roma e l'Italia, il Sigonio (de Regno Italiae Opp. t. II, colle note del Saxius) e gli Annali del Muratori, il quale per altro poteva con più precisione citare gli Autori nella sua gran Raccolta.

347. Vedi la dissertazione del Le Blanc in fine del suo trattato delle Monete di Francia, ove dà contezza di alcune monete romane d'Imperatori francesi.

348. Romanorum aliquando servi, scilicet Burgundiones, Romanis imperent?..... Romanæ urbis dignitas ad tantam est stultitiam ducta, ut meretricum etiam imperio pareat? (Luitprand. l. III, c. 12, p. 450.) Sigonio (l. VI, p. 400) afferma positivamente che fu rimesso il consolato; ma dai vecchi autori, Alberico è chiamato più spesso princeps Romanorum.

349. Vedi Ditmar, pag. 354; apud Schmidt, t. III, p. 439.

350. Questo sanguinario banchetto è descritto in versi leonini nel Panteon di Goffredo da Viterbo (Scriptor. Ital., t. VII, p. 436, 437) che visse su la fine del secolo dodicesimo (Fabricio, Bibl. lat. Med. et infimi aevi, t. III. p. 69, edit. Mausi); ma il Muratori (Annali, t. VIII, p. 177) diffida a ragione di tal testimonianza, che illuse il Sigonio.

351. Si trovano alcune particolarità dell'incoronazione dell'Imperatore, e di qualche cerimonia del decimo secolo nel Panegirico di Berenger (Script. Ital. t. II, part. 1, p. 405-414), illustrato dalle note d'Adriano di Valois e di Leibnitz. Sigonio narrò in buon latino, ma con alcuni sbagli di data e di fatto, (l. VII, p. 441-446) tutto ciò che risguarda i viaggi di quegli Imperatori a Roma.

352. In occasione d'una controversia sorta quando fu incoronato Corrado II, Muratori prende la libertà di notare che: Dovevano ben essere allora indisciplinati Barbari, e bestiali i Tedeschi. (Annal., t. VIII, p. 368.)

353. Dopo averli fatti bollire. I vasi destinati a tal effetto erano compresi nel numero degli utensili indispensabili al viaggio; e un Germano che facea bollire le ossa di suo fratello in uno di questi vasi, lo promettea al suo amico, dopo che se ne fosse servito (Schmidt, t. III, p. 423, 424). Il medesimo autore osserva che tutto il lignaggio sassone s'estinse in Italia (t. II, p. 440).

354. Ottone, vescovo di Freysingen, ci lasciò un passo rilevante sopra le città d'Italia (l. 1, c. 13, in Script. Ital., t. VI, p. 707-710), e Muratori (Antiquit. Ital. medii aevi, t. IV, Dissert. 45-52, p. 1-675; Annal., t. VIII, IX, X) spiega perfettamente la nascita, il progresso e il governo di queste repubbliche.

355. Vedi sopra questi titoli, Selden (Titles of Honour, vol. III, part. I, p. 488), Ducange (Glossar. latin., t. II, p. 140; t. VI, p. 776) e Saint-Marc (Abrégé chronologique, t. II, p. 179).

356. I Lombardi inventarono il carocium, stendardo sopra un carro tirato da buoi. (Ducange, t. II, p. 194, 195; Muratori, Antiquit., t. II, Dissertat. 26, p. 489-493.)

357. Guntero Ligurino, l. VIII, p. 584 e segu; apud Schmidt, t. III, p. 399.

358. Solus imperator faciem suam firmavit ut petram. (Burcard., De excidio Mediolani, Script. Ital., t. VI, p. 917). Questo tomo di Muratori contiene i monumenti originali dell'istoria di Federico I, da confrontarsi fra loro, senza dimenticare la condizione e i pregiudizii di quegli scrittori, sieno essi Germani o Lombardi.

359. Vedi, sull'istoria di Federico II e sulla Casa di Svevia a Napoli, Giannone, Istoria civile, t. II, l. XIV-XIX.

360. Nell'immenso labirinto del Diritto pubblico d'Alemagna, debbo citare un autor solo, o citarne mille; ed io amo piuttosto attenermi a una sola scorta fedele, che trascrivere sulla parola una farragine di nomi e di passi. Questa guida è il Signor Pfeffel, autore del nouvel Abrégé chronologique de l'Histoire et du Droit public d'Allemagne, Paris, 1776, 2 vol. in 4. Questa, a parer mio, è la migliore istoria legale e costituzionale, che in alcun luogo siasi mai pubblicata. Egli ha afferrate le cose più importanti con molta esattezza e sapere; semplice e conciso, egli le ristringe in piccolo spazio; coll'ordine cronologico che ha seguìto, ciascun fatto è posto sotto la sua vera data, e un indice accurato li raccoglie sotto aspetti generali. Quest'opera, sebbene forse meno perfetta quando venne alla luce la prima volta, giovò molto al Dottore Robertson per formar quell'abbozzo di man maestra, ove segna anche i cangiamenti che nei tempi moderni accaddero nel Corpo germanico. Ho pur consultato il Corpus Historiae germanicae dello Struvio con tanto maggior profitto, poichè questa voluminosa compilazione riporta ad ogni pagina i testi originali.

361. Qui poi l'Autore è in errore preciso quanto alla Casa de' Conti d'Absbourg autori della regnante eccelsa Casa d'Austria; poichè Rodolfo I d'Absbourg Capo-stipite della Casa d'Absburgo-Austria, eletto Imperatore Romano Germanico, specialmente per la sua pietà l'anno 1273, si segnalò col terminar vittoriosamente la guerra da lui giustamente incontrata contro Ottocaro Re di Boemia; fu notato dagli storici per le azioni, per le sue gesta qual principe valoroso, prudente, politico, conoscitore delle cose governative, e premuroso che fosse resa giustizia. Non volle andare a Roma per farsi coronare Imperatore dicendo che nessuno de' suoi predecessori vi era andato senza aver perduto de' suoi diritti, e della sua autorità; prese tutte le città che attaccò, e guadagnò quattordici battaglie ordinate. Alberto I suo figlio simile a lui pel vigore e per la mente, per l'intrepidezza e pel coraggio fu eletto pure Imperatore, e seppe uscir vincitore da ogni contesa venutagli dagli inquieti abitanti di Vienna, di Salisburgo, dagli Ungari, e dai Boemi. Sarebbe assai lungo il noverare i meriti de' sovrani dell'eccelsa Casa d'Absbourg-Austria. Sono piene le Storie dell'Imperatore Carlo V, e Ferdinando II, e di Ferdinando III, specialmente nella guerra de' trent'anni: vegga il lettore il Plutarco Austriaco. (Nota di N. N.)

362. Carlo IV per altro non dee, per la sua persona, essere considerato come un Barbaro. Dopo aver avuto l'educazione in Parigi, ripigliò l'uso della lingua boema, ch'era la sua naturale, e parlava e scriveva con pari facilità il francese, il latino, l'italiano e il tedesco (Struvio p. 615, 616). Petrarca ne parla sempre come d'un principe pulito e dotto.

363. Oltre le particolarità che sulla spedizion di Carlo IV si trovano negli storici d'Alemagna e d'Italia, vien essa dipinta in una foggia vivace ed esatta nelle memorie sulla vita del Petrarca (t. V. p. 376-430) dell'Abate de Sade, opera curiosa, la cui prolissità non sarà di leggieri biasimata da chi accoppii il gusto e l'amore dell'erudizione.

364. Vedi la descrizione di questa cerimonia nello Struvio p. 629.

365. La repubblica dell'Europa col Papa e coll'Imperatore per Capi non fu mai rappresentata con più dignità, quanto nel Concilio di Costanza. Vedi l'Istoria di quest'assemblea scritta dal Lenfant.

366. Gravina, Origines Juris Civilis p. 108.

367. Furon trovate seimila urne che servivano per gli schiavi e pei liberti d'Augusto e di Livia. Tanta era la moltiplicità degl'impieghi, che uno schiavo per esempio non aveva altra incumbenza che di pesare la lana filata dalle fantesche di Livia, un altro d'aver cura del cane ec. (Camere sepolcrali ec. del Bianchini. Vedi pure l'estratto della sua opera nella Biblioteca Italica, t. IV, p. 175, e l'elogio fattone da Fontanelle, t. VI. p. 356). Ma quei servi avean tutti lo stesso grado, e forse non erano più numerosi di quelli di Pollione o di Lentulo. Provano solamente quanta fosse in generale la ricchezza della città di Roma.