Il 1765, 12 marzo, uscii dalle tenebre al gran giorno. Mi misurarono, pesarono, battezzarono. Nacqui senza sapere il perchè: i genitori miei ringraziarono il cielo senza sapere il perchè.
Mi insegnarono d'ogni sorta cose e lingue. A forza di essere sfacciato e ciarlatano, passai talvolta per dotto; e la mia testa divenne una biblioteca di libri scompagnati, di cui io solo ho la chiave.
Fui tormentato dai maestri, dai sartori che mi faceano i panni impiccati, dall'ambizione, dall'amor proprio, da inutili ribrame, da re e da reminiscienze.
Tre grandi piaceri della spezie umana io non gustai: il furto, la ghiottoneria e l'orgoglio.
Di trent'anni rinunziai al ballo; di quaranta, a piacere alle belle; di cinquanta, all'opinione pubblica; di sessanta, al pensare; e diventai un vero sapiente, o, ciò ch'è tutt'uno, un egoista.
Fui caparbio come un mulo, capriccioso come una civetta, vispo come un fanciullo, infingardo come una marmotta, attivo come Buonaparte; e tutto ciò quando mi parve e piacque.
Non avendo mai potuto rendermi padrone della mia fisonomia, lentai la briglia alla mia lingua, e contrassi il mal vezzo di avere il cuore sulle labbra. Da ciò alcuni piaceri e molti nemici.
Fui sensibilissimo all'amicizia, alla confidenza; e se fossi stato nell'età dell'oro, sarei per avventura stato un galantuomo fatto e finito.
Non fui mai avviluppato in nozze e in pettegolezzi; non ho mai raccomandato nè cuoco nè medico, e per conseguenza non attentai alla vita di nessuno.
Mi vanno a sangue la poca brigata e il passeggiare in un bosco. Ebbi una venerazione involontaria pel Sole, e il suo tramonto mi lasciava spesso di mal umore. Dei colori amavo il celeste; di mangiari, il manzo col ramolaccio; di bibite l'acqua fresca; di spettacoli, la commedia e la farsa; d'uomini e donne, le fisonomie aperte ed espressive. I gobbi dei due sessi m'avean un'attrattiva, che mai non seppi definire.
Nutrivo repugnanza per gli scioli e pei facchini, per le donne intriganti che ostentano virtù, disgusto per l'affettazione; pietà per gli uomini ritinti e per le donne imbellettate; avversione pei sorci, i liquori, la metafisica e il rabarbaro; sgomento della giustizia e dei cani rabbiosi.
Aspetto la morte senza paura, ma senza impazienza. La mia vita fu un melodramma.
La mia gran fortuna è di sentirmi indipendente da tre che reggono l'Europa. Essendo ricco che basti, divezzo dagli affari e abbastanza indifferente alla musica, non ho di che intrigarmi con Rothschild, nè Metternich, nè Rossini.
Qui fu posato
perchè sia riposato
con un animo saziato
un cuore vuotato
un corpo sciupato
un vecchio diavolo trapassato.
Signori e signore passate.
Can d'un pubblico! Organo discordante delle passioni; che tu alzi al cielo, e sommergi nel brago, che salmeggi e calunnii, e il perchè non sai; immagine del tocco a martello; eco di te stesso; tiranno assurdo, scappato dai pazzerelli; quintessenza de' veleni più sottili e degli aromi più soavi; rappresentante del diavolo presso la specie umana; furia mascherata di carità cristiana; pubblico che io temetti in gioventù, rispettai maturo, vecchio sprezzai, a te dedico le mie Memorie.
Gentil pubblico, finalmente son fuori dalle tue zanne, perchè son morto, e quindi sordo, cieco e muto. Possa tu godere simili vantaggi pel riposo tuo e del genere umano.