Que non volìa maudire, ni jurar, ni mentire,
Ni ahountar, ni ancire, ni prenre de l'autrui,
Ni venjar se de li sio ennemie,
Illi disent quel ès Vaudès e degne de meurir.
Giulio Perticari (Dell'amor patrio di Dante, c. XII), dice la Nobla leçon «scoperta non ha guari a Venezia», mentre fin nel 1669 ne dà degli estratti Giovanni Leger.
Nella parola valdese alcuno vorrebbe sentire il tedesco Wald, foresta.
Cataro in greco vuol dire puro, e forse presero tal nome per la pretesa innocente vita. Sant'Agostino già denomina Cataristi i Manichei. De hær. Manich. I Tedeschi chiamano ancora Ketzer gli eretici.
76. Fra molt'altre ragioni, diceasi loro: L'uomo vuole ora il bene, ora il male. Se è creatura del Dio benefico, come mai propende al male? se del malefico, come mai opera il bene?
77. Così il Vignerio, reputato dai Protestanti il restauratore della storia ecclesiastica. Bibliotheca historica, addiz. alla parte II, pag. 313. Anche frà Ranerio Saccone dà le Chiese di Francia e d'Italia originate da quelle di Bulgaria e Drungaria. Bossuet non potè indovinare dove fosse questa Drungaria: noi crediamo apporci dicendola Tragurium, cioè Traù.
78. Die Waldenser in Mittelalter, opuscolo di A. W. Dieckhoff, in risposta a quello di Herzog sul soggetto medesimo.
M. C. Schmidt, Hist. des Cathares ou Albigeois.
J. Venedey, Die Pataria im XI und XIX Jahrhundert. Parigi 1854.
79. Del Saccone, vissuto verso il 1230, la Summa de Catharis et Leonistis, sive Pauperibus de Lugduno fu inserita nel Thesaurus novus anedoctorum dei PP. Martene e Durand. Parigi 1717, tom. V. In questa Summa trovo menzionato un volume di dieci quaderni, in cui Giovanni di Lugio avea deposti i suoi errori. Buonaccorso, già vescovo dei Catari in Milano, li confutò nella Manifestatio hæreseos Catharorum, che sta nello Spicilegio del padre D'Achery, tom. I, p. 208 del 1723. Nel suddetto Thesaurus (v. 1703) vedasi pure una Dissertatio inter Catholicum et Patarinum; e l'opera di frà Stefano di Bellavilla inquisitore; e così i sermoni di Ecberto (verso il 1165) contro i Catari, stampati a Colonia il 1530; l'opera di Alano, insigne teologo (morto il 1202) contro gli eretici e valdesi, stampata a Parigi il 1612.
80. In una costituzione di Federico II leggesi: In exemplum martyrum, qui pro fide catholica martyria subierunt, Patarinos se nominant, veluti expositos passioni. Ed anche le Assise di Carlo I portano nel francese d'allora: Li vice de ceans son coneu par leur anciens nons, et ne veulent mie qu'il soient apelé par les propres nons, mais s'apellent Patalins par aucune excellence, et entendent que Patalins vaut autant comme chose abandonnée à soufrir passion en l'essemble des martyrs, qui souffrirent torment pour la sainte foy.
È da notare che anticamente i Druidi chiamavansi Pataru o Pateri, forma di patres.
81. Da cui il Bougre de' Francesi, il Bolgiron de' Lombardi.
82. Da Como? Anche Concorezzo è borgata vicina a Monza: come Bagnolo si ha nella Lombardia, in Piemonte, nel Napoletano e in Provenza.
83. Alcuni pretendono (p. e. Döllinger) distinguere i dualisti dai monarchi: e fra questi ultimi metterebbero i Concorezj e i Bagnolesi.
84. Ne' loro riti trovansi certe formole popolari e ritmiche. Così al fine della predica il maestro spegnendo il lume, diceva: Quis habet teneat; o in piemontese: Quel qu'eseguirè con lume de la lanterna gagnerè la vita eterna; e in italiano: Alleluja alleluja segua chi ha la suja.
85. Ap. Lanzi, Lezioni di antichità toscane, XVII.
86. Da un codice della biblioteca Casanatense di Roma. A. iii, 34. Vedi Archivio storico, nº 38.
87. Sono singolarissime le particolarità che dà quasi di ciascuna persona e luogo. Donna Johanna de Francia que tingit filum, induta de camelino, et moratur in plano versus portam qua itur ad monasterium — Forneria de Ulmo, pinguis et grossa — Quedam juvenis de Ast, magna que moratur in plano juxta quendam virum qui non potest se moveri de lecto — Quidam macellarius, qui habet macellum in plano versus apothecas pannorum in penultima banca — Quedam masceria dominorum satis colorata — In quadam cassina cujusdam tabernarii grassi et pinguis, qui moratur prope plateam castri in quodam palacio seu domo magna — Due mulieres que morantur ultra Dariam, una prope aliam; quedam alia que moratur veniendo de ecclesia sancti Martini a manu sinistra in domo coperta paleæ — Quedam alia vetula grossa et colorata moratur in summitate ville — Quedam tabernaria que moratur in introitu porte veniendo de sancto Petro et vendit sal, pulcra est, et ex oppositu ipsius moratur quidam tabernarius — Quedam alia testrix que vendit drapellos et est lentigiosa.
88. Grosso volume in-folio, edito a Roma il 1743 dal padre Tommaso Agostino Richino, col titolo Venerabilis patris Monetæ cremonensis ordinis Prædicatorum, sancto patri Dominico æqualis, adversus Catharos et Valdenses libri quinque.
89. Dicono che la seconda parte dell'Ave Maria fu aggiunta solo al cominciar del protestantesimo, e il Mabillon non ne troverebbe vestigio prima del 1508. Ma il breviario della Chiesa d'Ivrea, che fu usato fino al 1545, in una copia del 1488 riporta anche la Sancta Maria, ecc.
90. «E tutte le creature appellava fratelli e sirocchie, dicendo che tutti aveano uno cominciamento da un medesimo creatore e padre». Vite de' Santi Padri. — Fratres mei aves, multum debetis laudare Creatorem.... Sorores meæ hirundines.... Segetes, vineas, lapides et silvas, et omnia speciosa camporum, terramque et ignem, aerem et ventum, ad divinum movebat amorem... Omnes creaturas fratris nomine nuncupabat frater cinis, soror musca. Tommaso Celano suo discepolo. Acta SS. octobris. Vedi i Fioretti di san Francesco, uno de' più ingenui libri del nostro Trecento, e dei più beffati dai riformatori del Cinquecento.
91. Santa Maria Novella in Firenze, santa Maria sopra Minerva in Roma, san Giovanni e Paolo in Venezia, san Nicolò in Treviso, san Domenico a Napoli, a Perugia, a Prato, a Bologna, coll'arca stupenda del fondatore; santa Caterina a Pisa, sant'Eustorgio e le Grazie a Milano, ed altre chiese, segnalate per ricca semplicità, e per lo più architettate da frati.
92. Guitton d'Arezzo scriveva di san Francesco:
Cieco era il mondo, tu failo visare (vedere);
Lebbroso, hailo mondato;
Morto, l'hai suscitato;
Sceso ad inferno, failo al ciel montare.
Dante pone un magnifico elogio dei due patriarchi in bocca a san Tommaso e a san Bonaventura nei canti X e XI del Paradiso. Di san Francesco conchiude:
Pensa oramai qual fu colui, che degno
Collega fu a mantener la barca
Di Pietro in alto mar per dritto segno.
E questi fu il nostro patriarca:
Perchè, qual segue lui com'ei comanda,
Discerner puoi che buona merce carca.
E a san Bonaventura, lodando san Domenico, fa dire:
L'esercito di Cristo...
dietro all'insegna
Si movea tardo, sospettoso e raro,
Quando lo imperador che sempre regna
Provvide alla milizia, ch'era in forse
..... A sua sposa soccorse
Con due campioni, al cui fare, al cui dire
Lo popol disviato si raccolse.
93. Che il concetto di san Tommaso vincitore delle eresie, e specialmente di quelle di Averroè, fosse affatto popolare, si prova dal vederlo atteggiato dai pittori. In Santa Caterina di Pisa, ove tenne scuola, Francesco Traini, discepolo dell'Orgagna, dipinse Tommaso, sul quale piovono raggi splendidissimi da Dio e dagli angeli e santi, e altri meno vivi da Platone e Aristotele: esso li riflette tutti sopra i dottori della Chiesa, fuorchè uno il quale percuote Averroè che sta rovesciato a' suoi piedi, e passa fuor fuori il libro del gran commento. Anche Taddeo Gaddi ritrasse l'Angelico sopra un'eccelsa cattedra, circondato da personaggi dei due Testamenti e dalle quattordici scienze, ognuna di esse sormontata dal sapiente che n'è tipo: e a' piedi stanno Ario, Sabellio, Averroè. E costui si scorge in molti altri dipinti, cruciato dai demonj, stracciantesi le chiome, ecc.
Sulle dottrine di Averroè dovremo tornare, onde giova notare come Guglielmo di Tocco, autore della vita di san Tommaso, enumerando le eresie vinte da questo, pone in primo luogo quella di Averroè «che insegnava esservi un intelletto solo: errore sovversivo del merito de' santi, giacchè allora non v'avrebbe differenza tra gli uomini». E prosegue: Mirum est quam copiose sanctus Thomas in illam vanissimam sententiam semper inveheretur. Captabat ubique tempora: quærebat occasiones unde ipsam traheret in disputationem: pertractam vero torquebat, exagitabat, monstrabatque non a christiano solum, sed ab omni quoque alia, peripateticaque præcipue philosophia dissentire. Bolland., Acta Sanctorum Martii.
94. Veritas intellectus est adœquatio intellectus et rei, secundum quod intellectus dicit esse quod est, vel non esse quod non est. Adv. gent. I, 49, I.
95. «Legge è un ordinamento della ragione, promulgato da chi sovrintende al Comune pel bene di tutti». I della 2ª quest. 95, art. 4.
«Due cose devono avvertirsi intorno al buon ordinamento del principato in qualunque città e nazione: la prima, che tutti ottengano qualche parte nel principato, lo che mantiene in pace il popolo, e fa che tutti amino e difendano l'ordinamento. L'altra riguarda la forma del reggimento. Ottimo principato è dove uno presiede a tutti secondo il merito, e dopo lui governano altri secondo il merito; il qual principato è di tutti, perchè tutti possono essere eletti, e tutti partecipano all'elezione». Quest. 105, I della 2ª, art. 1.
Ottima è la sua osservazione intorno allo svilimento de' caratteri, prodotto dall'assolutismo: sotto il quale, dic'egli, gli uomini in servilem degenerant animum et pusillanimes fiunt ad omne virile opus et strenuum. De reg. pr. L. I. 3.
96. Pietro Tamburini, che abituò i Lombardi al servilismo ufficiale, è accannito contro la scolastica. De fontibus sacræ theologiæ. Pavia 1790, vol. iii, diss. 10. La difese Gerdil nel Saggio d'istruzione teologica, art. Scolastici, tom. X.
97. Ad abolendam diversarum hæresum pravitatem quæ in plerisque mundi partibus modernis cœpit temporibus pullulare, vigor debet ecclesiasticus excitari, etc. Labbe, Concilia, tom. X, pag. 1737.
98. Ap. Raynaldi ad ann. 1226, n. 26.
99. Fredericus Magdeburgensi archiepiscopo, comiti Romaniolæ, et totius Lombardiæ legato, dilecto principi suo gratiam suam, et omne bonum.
Cum ad conservandum pariter, et fovendum Ecclesiasticæ tranquillitatis statum ex commisso nobis imperii regimine defensores simus a Domino constituti, non absque justa cordis admiratione perpendimus, quod hostilis invaleat hæresis, proh pudor! in partibus Lombardiæ, quæ plures inficiat. Eritne igitur dissimulandum a nobis, aut sic negligenter agemus, ut contra Christum, et fidem catholicam ore blasphemo insultent impii, et nos sub silentio transeamus? Certe ingratitudinis et negligentiæ nos arguet Dominus, qui contra inimicos suæ fidei nobis gladium materialem indulsit, et plenitudinem contulit potestatis. Quapropter in exterminium, et vindictam actorum sceleris tam nefandi, complicum et sequacium hæreticæ pravitatis, quocumque nomine censeantur, utriusque juris auctoritate moniti, dignos motus nostri animi exercentes, præsenti edictali constitutione nostra, in tota Lombardia inviolabiter de cætero valitura, duximus faciendum, ut quicumque per civitatis antistitem vel diœcesanum, in qua degit, post condignam examinationem fuerit de hæresi manifeste convictus, et hæreticus judicatus per potestatem, consilium et catholicos viros civitatis, et diœcesis earundem, ad requisitionem antistitis illico capiatur, auctoritate nostra ignis judicio concremandus, ut vel ultricibus flammis pereat, aut, si miserabili vitæ ad coercitionem aliorum elegerint reservandum, eum linguæ plectro deprivent, quo non est veritus contra ecclesiasticam fidem invehi, et nomen Domini blasphemare. Ut autem præsens hæc edictalis constitutio nostra debeat in hæreticorum exterminium firmiter observari, circumspectioni tuæ committimus, quatenus hanc constitutionem nostram per totam Lombardiam facias publicari, amodo per imperialis banni censuram ab omnibus universaliter observandam. Dat. Cathaniæ, anno Dominicæ Incarnationis MCCXXIV, mense martii, undecimæ indictionis.
100. Constitutio Inconsutilem: Const. de receptoribus, Lib. I. Il professore Höffler a Monaco pubblicò (Kaiser Friedrich II, ein Beytrag u. s. w. 1844) alcune nuove lettere di Federico II, fra cui la seguente a papa Gregorio IX, relativa all'inquisizione ereticale:
Celestis altitudo consilii, que mirabiliter in sua sapientia cuncta disposuit, non immerito sacerdotii dignitatem et regni fastigium ad mundi regimen sublimavit, uni spiritualis et alteri materialis conferens gladii potestatem, ut hominum hac dierum excrescente malitia, et humanis mentibus diversarum superstitionum erroribus inquinatis, uterque justitie gladius ad correctionem errorum in medio surgeret, et dignam pro meritis in auctores scelerum exerceret ultionem... Quia igitur ex apostolice provisionis instantia, qua tenemini ad extirpandam hereticam pravitatem, potentiam nostram ad ejusdem heresis exterminium precibus et monitionibus excitatis; ecce ad vocem virtutis vestre, zelo fidei quo tenemur ad fovendam ecclesiasticam unitatem gratanter assurgimus, beneplacitis vestris devotis affectibus concurrentes; illam diligentiam et sollicitudinem impensuri ad evellendum et dissipandum de predictis civitatibus pestem heretice pravitatis, ut, auctore Deo, cui gratum inde obsequium prestare confidimus, ac vestris coadjuvantibus meritis, nullum in eis vestigium supersit erroris, ac finitimas et remotas quascumque fama partes attigerit, inflicta pena perterreat, et omnibus innotescat nos ardenti voto zelare pacem Ecclesie, et adversus hostes fidei ad gloriam et honorem matris Ecclesie ultore gladio potenter accingi. Dat. Tarenti XXVIII febr. indict. IV.
In un'altra lettera, esso Federico insiste con nuovo fervore per la repressione degli eretici. Ut regi regum, de cujus nutu feliciter imperamus, quanto per eum hominibus majora recipimus, tanto magnificentius et devotius obsequamur, et obedientis filii mater Ecclesia videat devotionem ex opere pro statu fidei christiane, cujus sumus, tamquam catholicus imperator, precipui defensores, novum opus assumpsimus ad extirpandam de regno nostro hereticam pravitatem, que latenter irrepsit tacite contra fidem. Cum enim ad nostram audientiam pervenisset, quod, sicut multorum tenet manifesta suspicio, partes aliquas regni nostri contagium heretice pestis invaserit, et in locis quibusdam occulte latitant erroris hujusmodi semina rediviva, quorum credidimus per penas debitas extirpasse radices, INCENDIO TRADITIS quos evidens criminis participium arguebat; providimus ut per singulas regiones justitiarias cum aliquo venerabili prelato de talium statu diligenter inquirant, et presertim in locis, in quibus suspicio sit hereticos latitare omni sollicitudine discutiant veritatem. Quidquid autem invenerint, fideliter redactum in scriptis, sub amborum testimonio, serenitati nostre significent, ut per eos instructi, ne processu temporis illic hereticorum germina pullulent, ubi fundare studemus fidei firmamentum, contra hereticos, et fautores eorum, si qui fuerint, animadversione debita insurgamus. Quia vero supradicta vellemus per Italiam et Imperium exequi, ut sub felicibus temporibus nostris exaltetur status fidei christiane, et ut principes alii super his Cesarem imitentur; rogamus beatitudinem vestram quatenus ad vos, quem spectat relevare christiane religionis incommodum, ad tam pium opus et officii vestri debitum exequendum diligentem operam assumatis, nostrum si placet efficaciter coadjuvandum propositum, ut de utriusque sententia gladii, quorum de celesti provisione vobis ac nobis est collata potentia, subsidium non dedignatur alternum, hereticorum insania feriatur, qui in contemtum divine potentie extra matrem Ecclesiam de perverso dogmate sibi gloriam arroganter assumunt. Messine XV jul. indict. VI.
101. Item statuimus et perpetuo sancimus, quod omnia eorum mobilia et immobilia publicentur; et domus quæ nunc destructæ sunt, et eorum domus in quibus steterint vel ante recepti fuerint, vel se congregaverint, destruantur et ulterius non liceat alicui eas reædificare.
102. Late patet Dei clementia, qui, pulso infidelitatis errore, veritatem fidei suis fidelibus patefecit: justus enim ex fide vivit, qui vero non credit, jam judicatus est. Nos igitur, qui gratiam fidei in vanum non recipimus, omnes non recte credentes, qui lumen fidei catholicæ hæretica pravitate in imperio nostro conantur extinguere, imperiali volumus severitate punivi, et a consortio fidelium per totum imperium separari; præsentium tibi auctoritate mandantes, quatenus hæreticos Valdenses et omnes qui in Taurinensi diœcesi zizaniam seminant falsitatis, et fidem catholicam alicujus erroris seu pravitatis doctrina impugnant, a toto Taurinensi episcopatu imperiali auctoritate expellas; licentiam enim, auctoritatem omnimodum, et plenam tibi conferimus potestatem, ut, per tuæ studium sollicitudinis, Taurinensis episcopatus area ventiletur, et omnis pravitas, quæ fidei catholicæ contradicit, penitus expurgetur. Ap. Gioffredo, Storia delle Alpi Marittime al 1229.
103. Labbe, T. XI, p. 334, 335.
104. La Maestruzza è una Somma, detta anche Pisanella perchè fatta da frà Bartolomeo da San Concordio, che serviva ad uso dei Domenicani, e tratta de' sacramenti e de' comandamenti. La volgarizzò D. Giovanni dalle Celle.
105. Cap. XXXI De Simonia; cap. XXIV De Accusationibus.
106. Cap. fin. De Hæreticis.
107. Multo gravius est corrumpere fidem, per quam est animæ vita, quam falsare pecuniam, per quam temporali vitæ subvenitur. Unde, si falsarii pecuniæ vel alii malefactores statim per sæculares principes justæ morti traduntur, multo magis hæretici statim ex quo de hæresi convincuntur, possunt non solum excommunicari, sed et juste occidi. S. Thomas, Summa theologica, 2ª, quaestio XI, art. 3.
108. Bolland., tom. X, Vita S. Petri Parens.
109. Regesta, num. 123, 124, e pag. 130, lib. X.
110. Giachi, App. alle ricerche storiche di Volterra.
111. Richardus, Chron. ad 1231. Raynaldi, ad ann. n. 13.
112. Capitula Annibaldi senatoris et Populi Romani edita contra Patarenos. Nel c. 123 si comanda che Hæretici, videlicet Cathari, Patareni, Pauperes de Lugduno, Passagni, Josephini, Arnaldistes, Speronistæ et alii cujuscumque hæresis nomine censeantur, singulis annis a senatore diffidentur.
Nella vita di Cola Rienzi: «Gridavano come se fao, ha, ha, ha, a lo Patarino». Dappoi il legato scomunica Cola, appellandolo patarino e fantastico.
Anche gli Spoletini in guerra coi Fulignati, gridavano: Moriantur Patareni, Gibellini. Muratori, Antiquitates Italicæ, T. III, p. 499, 507, 143, ecc.
113. Noverit Universitas vestra, quod nos excommunicamus et anathematizamus universos hæreticos Catharos, Patarenos, Pauperes de Lugduno, Passaginos, Josephinos, Arnaldistas, Speronistas, et alios quibuscumque nominibus censeantur, facies quidem habentes diversas, sed caudas ad invicem colligatas, qua de vanitate conveniunt in idipsum. Damnati vero per Ecclesiam, sæculari judicio relinquantur, animadversione debita puniendi, clericis prius a suis ordinibus degradatis. Si qui autem de prædictis, postquam fuerint deprehensi, redire voluerint ad agendam condignam pœnitentiam, in perpetuo carcere detrudantur. Credentes autem eorum erroribus, similiter hæreticos judicamus. Item receptatores, defensores, et fautores hæreticorum excommunicationis sententiæ decernimus subjacere. Similiter statuentes, ut si, postquam quilibet talium fuerit excommunicatione notatus, si satisfacere contempserit infra annum, ex tunc ipso jure sit factus infamis; nec ad publica officia, seu consilia, nec ad eligendos aliquos ad hujusmodi, nec ad testimonium admittatur. Sit etiam intestabilis, nec testamenti habeat factionem, nec ad hæreditatis successionem accedat. Nullus præterea ipsi super quocumque negotio, sed ipse aliis respondere cogatur. Quod si forte judex extiterit, ejus sententia nullam obtineat firmitatem: nec causæ aliquæ ad ejus audientiam perferantur. Si fuerit advocatus, ejus patrocinium nullatenus admittatur. Si tabellio, instrumenta confecta per ipsum nullius penitus sint momenti, sed cum auctore damnato damnentur, et in similibus idem præcipimus observari. Si vero clericus fuerit, ab omni officio, et beneficio deponatur. Si qui autem tales, postquam ab Ecclesia fuerint denotati, evitare contempserint, excommunicationis sententia percellantur, alias animadversione debita puniendi. Qui autem inventi fuerint sola suspicione notabiles, nisi juxta considerationem suspicionis, qualitatemque personæ, propriam innocentiam congrua purgatione monstraverint, anathematis gladio feriantur, et usque ad satisfactionem condignam ab omnibus evitentur; ita quod, si per annum in excommunicatione perstiterint, tunc velut hæretici condemnentur. Item proclamationes, aut appellationes hujusmodi personarum minime audiantur. Item judices, advocati et notarii, nulli eorum officium suum impendant, alioquin eodem officio perpetuo sint privati. Item Clerici non exibeant hujusmodi pestilentibus ecclesiastica sacramenta: nec eleemosynas, aut oblationes eorum recipiant: similiter Hospitalarii, aut Templarii, aut quilibet regulares; alioquin suo priventur officio, ad quod nunquam restituantur absque indulto Sedis Apostolicæ speciali. Item quicumque tales præsumpserint ecclesiasticæ tradere sepulturæ, usque ad satisfactionem idoneam excommunicationis sententiæ se noverint subjacere, nec absolutionis beneficium mereantur, nisi propriis manibus publice extumulent, et projiciant hujusmodi corpora damnatorum, et locus ille perpetuo careat sepultura. Item firmiter inhibemus, ne cuiquam laicæ personæ liceat publice vel privatim de fide catholica disputare: qui vero contra fecerit, excommunicationis laqueo innodetur. Item si quis hæreticos sciverit, vel aliquos occulta conventicula celebrantes, seu a communi conversatione fidelium vita et moribus dissidentes, eos studeat indicare confessori suo, vel alii, quem credat ad prælati sui et inquisitorum hæreticæ pravitatis notitiam pervenire: alioquin excommunicationis sententia percellatur. Hæretici autem, et receptatores, defensores et fautores eorum, ipsorumque filii usque ad secundam generationem, ad nullum ecclesiasticum beneficium, seu officium admittantur; quod si secus actum fuerit, decernimus irritum et inane. Nos enim prædictos ex nunc privamus beneficiis acquisitis, volentes ut tales et habitis perpetuo careant, et ad alia similia nequaquam in posterum admittantur. Illorum autem filiorum emancipationem hujusmodi, ad invium superstitionis hæreticæ, a via declinasse constiterit veritatis.
Datum Viterbii, pontificatus nostri anno IX.
114. Raynaldi, ad 1231. — Corio, Storia di Milano, part. II, f. 72.
115. Per ussit: è in piazza de' Mercanti. Ma Galvano Flamma, frate e cronista di retto senso, dice: In marmore super equum residens sculptus fuit, quod magnum vituperium fuit. Il Frisi, nelle Memorie di Monza, vol. II, 101, reca gli statuti dell'arcivescovo Leon da Perego e dell'arciprete di Monza contro gli eretici.
116. Documenti diplomatici degli Archivj milanesi.
117. Quia in civitate Brixiæ, quasi quodam hæreticorum domicilio, ipsi hæretici et eorum fautores nuper in tantam vesaniam proruperunt, ut armatis turribus contra catholicos, non solum ecclesias quasdam destruxerint incendiis et ruinis, verum etiam, jactatis facibus ardentibus ex eisdem, ore blasphemo latrare præsumserint quod excommunicabant romanam ecclesiam et sequentes doctrinam ejusdem; volumus et mandamus ut turris dominorum de Gambara, et turris Ugonum, turris quoque Orianorum, et turris filiorum quondam Botatii, de quibus specialius et vehementius ad insanias hujusmodi est processum, diruantur omnino, et usque ad terræ pulverem detrahantur; non reædificandæ de cætero absque Sedis Apostolicæ licentia speciali, sed in acervos lapidum ad memoriam et testimonium pœnæ tantæ vesaniæ tantique criminis permansuræ: atque in eadem damnatione sint turres quæ sunt ob causam hujusmodi jam destructæ. Aliæ vero turres, quarum domini, etsi ad tanti furoris rabiem non processerint, eas tamen contra catholicos munierunt, usque ad tertiam partem, vel usque ad mediam, pensatis excessuum quantitatibus, diruantur, nec eleventur de cætero, nisi, etc. Nullus autem eorum qui nominatim excommunicati sunt hac de causa, sive sint hæretici, sive ipsorum fautores, absolutionis beneficium assequatur, nisi personaliter ad apostolorum sedem accesserit, excepto mortis articulo, etc. Honor., lib. IX, ep. 146.
118. Ricardi S. Germani Chron. ad ann. 1232.
119. Ap. Mattia Paris ad 1243.
120. Venientes Pratum, pro facto D. Imperatoris, bona Paterinorum et Paterinarum ibi morantium fecimus publicari, et domos eorum fecimus subverti et destrui, ponentes firmum bandum et mandatum ex parte D. Imperatoris, quicumque pratensium vel de districtu aliquid Paterinorum vel Pater Plinarum in domo sua receperit, consilium vel auxilium in verbo vel in facto eis dederit, et si potuerit eum capere et non ceperit, et si nuntio D. Imperatoris in hac parte aliquo modo contradixerit, vel et pro posse non obediverit, condemnamus eum in centum libras pisanorum, etc.
121. P. Domenico Maria Sandrini, Vita di frà R. Calcagni, ms.
122. Convien dire che le carte del Sant'Uffizio siano andate nel vescovado o a Roma, perocchè l'archivio di Stato contiene soltanto poche tra quelle che furono di Santa Maria Novella e di Santa Croce. Di Santa Maria Novella, del 1245 ve n'ha diciannove, dove varj Consolati confessano avere a bella posta disturbato le prediche de' frati: esistono pure le sentenze contro Pace e Barone, pronunziate in piazza di Santa Maria Novella, e fra i testimonj incontrasi Pietro da Verona.
123. A Forlì si venera il beato Marcolino, che pretendesi sia stato l'uccisore di Pietro da Verona, e che dappoi si convertì. Pochi anni dopo, frà Tommaso domenicano, facendone il panegirico, disse che san Francesco avea ricevuto le stimmate da Dio morto; ma san Pietro da Dio vivo. Tal proposizione mise in subbuglio i Francescani contro i Domenicani, e fu riprovata da papa Nicolò IV.
124. Chronicon Parmense, nei Rerum It. Scriptores IX.
125. Esistono nella Biblioteca Ambrosiana, e il Puricelli ne formò una dissertazione, che mai non fu pubblicata.
126. Vedi P. Giovanni Maria Canepano domenicano, Scudo inespugnabile de' cavalieri di Santa Fede.
127. Una delle legende più divulgate è quella di Barlam e Giosafat, della quale si ha pure una traduzione o imitazione del buon secolo della lingua. Felice Liebrecht provò ch'essa è una contraffazione cristiana della vita di Budda Sakia Muni, qual è offerta nel racconto del Lalita vastara in indiano. Nè già trattasi solo del concetto, delle linee fondamentali, ma di passi interi. Anche là Sakia Muni è un figlio di re, che tocco dalle miserie umane, si ritira nel deserto, malgrado la famiglia sua, a vita religiosa, convertito da un solitario. Un qualche monaco siro tradusse questa legenda, inserendovi le lodi del cristianesimo, e valendosi dell'ascetismo monastico, ch'è comune alle due religioni. Più tardi vi si aggiunsero satire contro la corrutela del tempo e la depravazione del clero.
128. La sua vita sta negli Acta Sanctorum al 29 maggio.
129. Pietro Lombardo, Maestro delle sentenze, avea detto (Lib. i, dist. 5) coi trattatisti, che nè il Padre generò la divina essenza, nè la divina essenza generò il Figlio, nè la divina essenza generò l'essenza: «col qual nome di essenza intendiamo la divina natura, che è comune alle tre persone, e tutta in ciascuna».
Parve a Gioachimo, che Pietro portasse la Trinità a quaternità, asserendo le tre persone, e inoltre l'essenza comune, distinta da esse. Molto se ne disputò, finchè Innocenzo III condannò il costui libro. Vedi Mattia Paris al 1179, e ci serva di prova de' cavilli allora usitati.
Le profezie di esso furono difese da Gregorio di Lauro, abate cistercense, nell'opera B. Joannis Joachim abatis apologetica, sive mirabilium veritas defensa. Napoli 1560. L'esame delle dottrine di esso vedasi in Natale Alessandro, Historia ecclesiastica, Tom. VI, pag. 287.
130. Costituzione Exiit quid seminat, nel VI delle Decretali, tit. de verbor. significatione.
131. A torto dunque Alessandro Natale comincia l'articolo sui Fraticelli con queste parole: Fraticellorum sectæ initium dedere Petrus de Macerata et Petrus de Forosempronio, Ordinis Minorum apostatæ, etc. Vol. VI, pag. 83.
132. Borghini, Trattato della Chiesa e vescovi fiorentini.
133. Fra la Scelta di curiosità letterarie, che stampasi a Bologna, nel 1865 si pubblicò una lettera dei Fraticelli a tutti i Cristiani, nella quale rendono ragione del loro scisma. A rinforzo di testi della Scrittura e del Decreto mostrano essersi «separati dal papa e da li altri prelati», credendoli rei per eresia, per simonia, per pubblica fornicazione. Papa Giovanni XXII esser morto pertinace eretico provano dalle dottrine sue, e principalmente dall'aver condannata la proposizione che «il nostro Signor Jhesu Christo et li apostoli suoi non avessero proprio nè in speciale nè in comune». La sua simonia deducono dall'essere nel Decreto severamente vietato di ricevere denari pel battesimo, per la cresima, per la comunione, per la sepoltura, ecc., «dovendo li doni di Cristo essere dispensati e donati di grazia. Li fornicatori pure sono scomunicati». E però essi prelati e papi sono scomunicati, mentre per scomunicati dichiarano i Fraticelli, che niun'altra colpa hanno se non di non stare alla loro obbedienza. E «posto che li Catholici non possano avere la sacra comunione di Christo visibilmente e corporalmente per li heretici che soprastanno, nondimeno, mentre che colla mente sono congiunti ad Christo, anno la sacra comunione di Christo invisibilmente».
134. Bolla Quorum exigit nelle Estravaganti, tit. De verborum significatione.
135. Vedasi Wadingo, Ann. Minor. T. V ad 1298. nº XXIV: e 1306, nº VIII.
136. Bonifazio VIII passa per gran nemico di frà Jacopone, eppure a lui s'attribuisce un canto, che non può se non tenersi come traduzione dello Stabat Mater:
Stava la Vergin sotto della croce
Vedea patir Jesù, la vera luce.
Madre del re di tutto l'universo.
Vedeva il capo che stava inchinato
E tutto il corpo ch'era tormentato,
Per riscattar questo mondo perverso, ecc.
Altri versi di frà Jacopone arieggiano al Dies iræ:
Chi è questo gran sire
Rege di grande altura?
Sotterra i' vorria gire,
Tal mi mette paura.
Ove potria fuggire
Dalla sua faccia dura?
Terra, fa copritura
Ch'io nol veggia adirato.
E altrove:
Non trovo loco dove mi nasconda
Monte nè piano, nè grotta o foresta
Chè la veduta di Dio mi circonda.
137. Sta in Eccard, Corp. hist. Tom. II, pag. 849.
138. Chronica Fr. Salimbene; Parma 1857, pag. 233 e seg. Esso frà Salimbeni, che nella cronaca distesamente parla de' Fraticelli, all'anno 1280 racconta che, avendo i Domenicani fatto bruciar donna Alina per eretica, il popolo di Parma si levò a rumore, e li cacciò, nè, malgrado le scomuniche lanciate dal cardinale Latini, poterono tornarvi fino al 1287.
139. Fr. Christ. Schlosser, Abelardo e Dolcino; vita ed opinioni d'un entusiasta e d'un filosofo. Gota 1807. — G. Baggiolini, Dolcino e i Patareni. Novara 1838. — Julius Krone, Frà Dolcino und die Patarener, historische Episode auf den piemontesischen Religionskriegen. Leipzig 1844.
Questa ostentata povertà stava forse in mente all'autore dell'Imitazione di Cristo, allorchè scriveva (Lib. II, c. 11): «Dove si troverà chi a Dio voglia servire gratuitamente? Di rado si trova alcuno, tanto spirituale, che d'ogni cosa sia denudato. Un vero povero di spirito e spoglio d'ogni cosa creata, chi lo troverà? se l'uomo abbia dato ogni sostanza sua, non è ancor nulla. Se abbia fatto gran penitenza è ancor poco. Se abbia imparato ogni scienza, n'è ancor ben lontano. Se abbia gran virtù e fervorosa devozione, molto ancora gli manca; quello cioè che sommamente gli è necessario. E che cos'è? Che, lasciato tutto, lasci se stesso ed esca affatto da sè, e nulla ritenga d'affezione privata. Fatto che abbia tutto, senta d'aver fatto nulla, e si riconosca servo inutile. Allora veramente povero e nudo di spirito potrai essere, e dir col profeta: Umile e povero son io».
140. La sentenza trovasi in Pucci, Storia del vescovado di Siena, pag. 253.
141. Edita nella Scelta di curiosità letterarie.
142. Hist. di tutte l'heresie. Vol. IV, pag. 198. Quest'autore, declamatorio quanto il Gioberti, par sempre armato dello staffile di pedante per flagellar l'avversario, empio, frodolento, degno d'inferno, bestemmiatore, scismatico, ecc.
143. Ep. Nicolai V, Lib. XXII, pag. 53.
144. Ep. Calixti, Lib. XIV, pag. 255.
145. Nella bella Storia di Bonifazio VIII e de' suoi tempi del padre Luigi Tosti (1847), leggesi che «quest'uomo, vituperato da molti, non può non ammirarsi da tutti, come ultimo sostegno di quel magnifico pontificato civile, in cui questo, sponendo a luce nel seno dell'Italia una civiltà forbita e gentile, sconosciuto, calunniato da' suoi figli, stanco e doloroso si ritraeva a posare ne' penetrali santi ed inviolabili della religione che informava». Libro V, in principio.
146. Giuseppe Ferrari, nelle Lezioni sugli scrittori politici, riflette che, cinque secoli più «tardi, un'altra dottrina s'impossessava della Francia, e a nome della ragione reclamava pure il diritto di procedere col terrore, di bandir la crociata, e di spodestare tutti i re della terra».
147. Ap. Raynaldi al 1293, n. 55.
148. Vedansene le prove in Philipps, Diritto ecclesiastico, vol. III, lib. I, § 138.
149. Il Sismondi, caloroso protestante e accannito contro Bonifazio, scrive che i Francesi «avidi di servitù, chiamarono libertà il diritto di sacrificare persino le coscienze ai capricci dei loro padroni, respingendo la protezione che contro la tirannide offriva loro un capo straniero e indipendente.... I popoli dovrebbero desiderare che i sovrani dispotici riconoscessero al di sopra di loro un potere venuto dal Cielo, che li fermasse sulla strada del delitto.» Storia delle Repubbliche italiane, c. 24.
150. De Rubeis, Storia di Ravenna, lib. VI.
151. De' processi in Toscana discorse ripetutamente all'Accademia Lucchese monsignor Telesforo Bini, com'è a vedersi negli Atti del 1838 e 1845. I molti documenti, da cui raccolgonsi nomi di centosette Templari, spargono gran luce s'un punto storico, molto dibattuto dopo la tragedia del Raynouard.
152. Oltre il Tosti suddetto 1847, vedansi varj scritti pubblicati pel VI centenario di Dante.
153. Paradiso XI.
154. Inferno II.
155. Purgatorio XX.
156. «E certo sono di ferma opinione che le pietre che nelle mura sue (di Roma) stanno, sieno degne di reverenza, ed il suolo dove ella siede, sia degno oltre quello che per li uomini è predicato e provato». Convivio.
157. Il chiarissimo filologo Bartolomeo Sorio lesse quest'anno all'Istituto Veneto una memoria sopra il Filicopo di Giovanni Boccaccio, ove pretende mostrare che scopo di questo romanzo storico era di esortare i principi Angioini al dovere che come feudatarj aveano di accorrer a difesa del papa, ch'era stato costretto uscir di Roma ed esulare ad Avignone; sicchè, com'ebbe dire nel Decamerone, Roma, già capo del mondo, allora era coda.
Con quello stravagante e fin empio infrascamento di sacro e profano, ivi racconta l'incarnazione del figlio di Giove, e come subì l'iniqua percossa di Atropos, poi ritornato al padre, dopo spogliata di molti prigioni l'antica città di Dite, mandò a' principi de' suoi cavalieri il promesso dono del santo ardore. Segue la predicazione del vangelo nella Spagna per opera del possente Dio occidentale, ch'è san Giacomo. «E in te, o alma città, o reverendissima Roma, la quale egualmente a tutto il mondo ponesti il tuo signoril giogo sopra gl'indomiti colli, tu sola permanendo vera donna, molto più che in altra parte risuona, siccome degno luogo della cattedral sede dei successori di Cefas. E tu di ciò dentro a te non poco ti rallegra, ricordando te essere quasi la prima predatrice delle sante armi; perciocchè conosci te in esse dover tanto divenir valorosa, quanto per addietro in quelle di Marte pervenisti, e molto più. Onde contentati, o Roma, che, siccome per l'antiche vittorie più volte la tua lucente fronte ornata fu delle belle frondi di Penea, così di quest'ultima battaglia (religiosa) con le nuove armi trionfando, tu vittoriosamente meriterai d'esser ornata d'eternal corona. E dopo i lunghi affanni la tua immagine fra le stelle sarà allogata, tra le quali co' tuoi antichi figliuoli e padri, beata ti troverai». Lib. I, num. 25 e seg.
158. Lo studio della natura dell'impero e delle sue relazioni colla Chiesa è di suprema importanza per intendere la storia del medioevo. Perciò noi v'insistiamo. Su ciò versa un'opera recente dell'inglese James Bryce, The holy Roman Empire. Oxford 1864.
159. Lege I de requir. reis.
160. Mystéres d'iniquité, pag. 419.
161. Foscolo, Discorso sulla D. C. Londra 1823.
162. Sullo spirito antipapale che produsse la riforma. Londra 1832, 3 vol. Già l'Aconzio (Stratagematum Satanæ, Lib. VIII) avea supposto negli autori un linguaggio a due sensi. Il famoso scettico Bayle conchiudeva: «Badate che Dante offre pruove e a quei che lo dicono buon cattolico, e a quei che il negano».
163. Dante hérétique, revolutionnaire et socialiste, revélations d'un catholique sur le moyen age. Paris 1834.
La Comédie de Dante traduite en vers selon la lettre, et commenté selon l'esprit, suivie de la clef ou langage symbolique des fidèles d'Amour. Tomi 2. Paris 1856.
Le Paradis de Dante illuminé a giorno; dénouement tout maçonnique de sa Comédie albigeoise. 1855.
Preuve de l'hérésie de Dante, notamment au sujet d'une fusion opérée vers 1312 entre la Massènie albigeoise, le Temple et les Gibelins pour constituer la Franc Maçonnerie, ib.
Clef de la Comédie anticatholique de Dante.
L'Hérésie de Dante démontrée par Francesca da Rimini.
Les mystéres de la chevalerie et de l'amour platonique au moyen age. 1858.
In senso opposto vedasi Dante revolutionnaire et socialiste, non hérétique, par Ferjus Boissard, 1850.
164. Inferno III.
165. Inferno XXII.
166. Come terrà questa regola quando Dante chiama i prelati in veste di pastor lupi rapaci? e quando intima che di voi, pastor, s'accorse il vangelista? e quando si lamenta sia usurpata per colpa del pastor la giustizia di Firenze?
167. Per esser conseguente, Lenoix (Origine de la Francmaçonnerie, p. 235) sostiene che san Bernardo era francomuratore.