Prima sputò tre volte, e poi tossì,
Quindi a parlare incominciò così:
La novella di Fra Pasquale.
Nol sortirono: 1º Per difetto dei Negozianti; 2º Per difetto di ordine.
1º Per difetto dei commercianti: — perchè la più parte di questi hanno maggiore vergogna (e ciò in loro onore) a perseguitare il ladro, che il ladro a rubare; — perchè con l'arrendevolezza propria (e ciò in loro torto) si preparano l'altrui in simili casi; — perchè l'uomo naturalmente infingardo si spaventa a dovere prestare l'opera sua come Agente, Sindaco provvisorio, o definitivo. — Su la importanza di accettare questi uffici, nell'Indicatore Livornese Nº 8 comparve uno scritto, del quale non dico parola, rammentandomi certo statuto di Carlo Magno per l'Accademia francese, che proibiva agli Accademici scambievolmente lodarsi; e nei casi presenti lo raccomando alla pubblica attenzione. — Ora per tornare alla lista dei perchè, — dicono le male lingue, ed io consiglio tutti a non badarle, bastare che un qualcheduno di oltre mare o di oltre monti piova tra noi, e racconti ai nostri non troppo destri in geografia esser venuti da Bengodi, terra dei Baschi, ove si trova la montagna del formaggio parmigiano; oppure dai paesi del Soldano, in cui si fanno di smeraldi le macine da mulino;[60] e noi tutti gli facciamo di berretta, e a mani giunte lo scongiuriamo a degnarsi di vuotarci i magazzini; — perchè molti dei creditori ricevendo in manica dal fallito una somma di danaro, volgarmente detto contentino, firmano la concordia, e costringono gli altri, ridotti in piccolo numero, a seguitarli di santa ragione; — perchè fuggendo (come acqua l'idrofobo) dai Tribunali, non fanno dichiarare il fallimento, e impediscono i magistrati a prenderne contezza; con altri assai perchè, che tengo belli e registrati in uno scartafaccio, il quale un giorno o l'altro darò ai miei tipografi, affinchè lo stampino — (per concorrere alla nobil gara di promuovere con ogni più utile mezzo la pubblica instruzione, e solo per lo affetto sperticato che nudrono pei loro patriotti,[61] ec. ec. ec.) a L. 10 il volume ec. ec. ec.
2º Per difetto di ordini: — perchè se a molto provvidero, non fu provvisto a tutto, e se la catena difetta di un anello, non istringe persona; — le spese enormi che occorrono, — la lentezza del procedere, dissuadono dal cimentare giudizi; — ai definitivi reparti non possiamo dare luogo se prima il processo criminale non è risoluto; — il processo si prolunga anni, — e dove il danaro irregolarmente accettato poteva impiegarsi con utile, chiesto nelle regole sta morto, e non frutta. — Ordina il Codice di Commercio si trasferisca il fallito in carcere, anche prima di conoscere se doloso o infelice sia il fallimento (Art. 455): in pratica, quantunque promossa la domanda di arresto, quantunque manifesta la bancarotta, passeggia, commercia, e proteo redivivo s'incappa da contrabbandiere, o s'immaschera da mezzano. — L'uomo sospetto di aver commesso un furto cum fustibus et gladiis è rinchiuso immediatamente in carcere: il fallito doloso che prese merci e danari nei 40 giorni antecedenti il fallimento (445), che non giustifica perdite (593), che non pure non tenne i libri in regola, ma nè anche presenta libri (594), non è tocco. — Forse perchè il fallimento doloso è meno grave del furto semplice? Filangeri, amico degli uomini, non dubitò consigliare che al bancarottiere si dovesse con un ferro rovente segnare in fronte la nota dell'infamia, e condannarlo a carcere perpetuo.[62] La riforma Leopoldina, § 79, parifica il fallimento doloso al furto qualificato, epperò gli applica la pena dai 3 ai 20 anni di lavori pubblici; la legge del 1º agosto 1827 dai 7 ai 20 anni.
Una volta, una legge d'iniquità puniva il misero oppresso dalla fortuna, e il vile speculatore del delitto: qualunque fallito, negli antichi tempi della repubblica fiorentina, nudata la parte del corpo che l'uomo cela per verecondia, doveva pubblicamente e tre volte batterla su la pietra dove si legava il carroccio. — In tempi più recenti le leggi di Europa condannavano il fallito in buona fede al carcere perpetuo. Questo stolto rigore faceva a ragione sollecita la gente a fuggire i temuti giudizi, a celare nei suoi principii la cosa, a sottrarla dall'ingiusto ordinamento. — «La energia del negoziante non deve essere indebolita o spaventata dalla pena: è bastante quella che dipende dalla cosa stessa. Il legislatore deve punire nel negoziante la negligenza e la frode,»[63] scrisse il nostro Filangeri; e le odierne leggi non solo vollero rimandato libero l'onesto fallito, ma ristorando l'offesa della sorte, disposero che potesse a titolo di soccorso domandare una somma sopra i suoi beni (538); imperciocchè il Codice di Commercio fosse compilato da una gente che sapeva e voleva leggere la Filippica 2ª di Cicerone al punto in che divide in tre classi i falliti: — fortunæ vitio, vel suo, vel partim fortunæ, partim suo vitio. —
Tolto così il timore d'involvere il reo coll'innocente, non v'è motivo di sfuggire per questa parte il Tribunale.
Deplora il nostro Filangeri la facoltà concessa ai negozianti di stipulare col fallito doloso: e a ragione si lagna; perchè non deve appartenere all'individuo il far sì che un'azione sia o non sia delitto. Pei delitti pubblici non basta la quietanza dell'offeso, e la legge del 1786 e l'altra del 1827 parificano, come vedemmo, il fallimento doloso al furto qualificato. — Il Codice di Commercio provvide anche a questo, ordinando all'art. 440 che ogni fallito dovesse dentro tre giorni dalla cessazione dei pagamenti farne la dichiarazione al tribunale. La legge del 1º agosto 1827 richiamò in vigore questo articolo; ma non sottoponendone l'ammissione alla pena determinata all'art. 587 nel citato Codice, non impedì l'evento di quanto esposi qui sopra.
Adesso io me ne stava sul pensare ai modi di meglio far camminare le cose in hac lacrimarum valle, perchè ogni uomo, per quanto incapace di reggere la sua testa, non renunzia alla dolce illusione di potere ordinare le altrui; quando ad un tratto mi rinvenni a piè della scala, onde mi convenne dare agli scalini di pietra l'attenzione che divisava impiegare con le teste di carne e d'ossa dei miei fratelli in umanità, premendomi assai più i termini della mia persona, che il principio della loro. Salito allo Studio, trovai un uomo ridente, pieno di arguzie, proverbi ed altri motti leggiadri, il quale mi dichiarava, come avendo ricevuto un 100 voleva restituire un 25, per la gran ragione che poteva volendo non dar nulla. Chiamai i datori del 100, e dissi loro: doversi nei casi attuali decretare una corona civica all'uomo che volendo può esser 4⁄4 ladro, e consente di rimanersi 3⁄4 soltanto; in ispecie poi che il minimo moto per la parte loro lo avrebbe fatto diventare i consueti 4⁄4. — Gl'intelligenti intesero, si strinsero nelle spalle, e firmarono: uno, ispirato dall'ombra di colui che condusse la impresa dei molini a vento,[64] proruppe voler purgar la terra dai mostri, e so di certo che lo farà quando abbia trovata la clava di Ercole, la quale, per quello che racconta Ovidio, arse sul monte Oeta col suo proprietario, — di cui l'anima, come tuttogiorno avviene anche tra noi, Seneca nelle tragedie manda in cielo, e Omero nell'Odissea pone nell'inferno.
E se il mondo sapesse il cor ch'egli ebbe,
. . . . . . . . . . . . . . .
Assai lo loda, e più lo loderebbe.
Dante.
Qualunque ornamento, sia pur quanto pensi leggiadro, tu ponga attorno alle Grazie ed alla Verità, non puoi far sì che in parte non le adombri; e poichè la principale loro bellezza consista appunto nel manifestarsi da ogni lato scoperte, l'antica sapienza ordinò che nude del tutto fossero rappresentate. Innamorati pertanto degli antichi concetti, nel referire un'azione generosa, che è la vaghissima delle Grazie dell'anime, noi lasceremo ogni importuna amplificazione alla vanità dei retori, tenendoci stretti alla ingenua esposizione del fatto.
In questi ultimi mesi con inaudita frequenza sgomentarono gl'incendii rustici, non solo nel contado nostro di Livorno, ma ed anche per l'universa Toscana. I mobili cervelli del popolo, desiderosi d'investigarne la cagione, immaginavano da prima derivassero dalle ultime leggi proibitive intorno la caccia; se non che poi, osservando meglio, conobbero come gl'incendii accadessero più sovente nelle scarse facoltà della povera gente, la quale non aveva nè volere, nè mezzi d'impedire la mania di lanciare piombo alle nuvole, che nei vasti dominii dei signori potenti: onde costretti di farsi in traccia di un nuovo motivo, pensarono alle compagnie instituite per l'assicurazione del fuoco, e supposero che avessero promosso cotesti piccoli incendii, e per conseguire col timore un cumulo di premii che forse non avrebbero ottenuto colla ragione. Sospetto destituto di ogni buon fondamento, non sembrando possibile che uomini integerrimi, per guadagno volessero senza assicurazione correre il pericolo del sinistro dei lavori pubblici a tempo o a vita destinati per pena agli incendiari con la legge dei 30 novembre 1786. — Ma di ciò sia che vuolsi: noi tornando alla storia, dobbiamo raccontare come in una notte del trascorso mese fosse nel circondario della pieve di Salviano appreso il fuoco al pagliaio d'un certo chiamato Canaccini. Alla vista delle fiamme accorsero i più prossimi, e con ogni argomento loro s'ingegnavano d'estinguerle; per mala sorte gli sforzi della buona gente riuscirono indarno, chè la violenza del fuoco prevalse, ed in poca ora distrusse gran parte dogli averi della povera famiglia. Dolenti tutti, circondavano il dolentissimo contadino, e gli profferivano parole di conforto, quando Giovan Batista Pannocchia, con certi suoi nuovi modi, fece osservare doversi a parole consolare l'uomo di cui il danno è inevitabile, ma quando vi ha luogo di ripararlo coi fatti, questi, e non i discorsi, giovare agl'infelici: però voltosi al Canaccini, soggiunse: «Sicchè, compare, prendi animo, e se domani vuoi fieno per le tue bestie, vieni o manda a' miei pagliai, e togline quel tanto che te ne farà di bisogno.» — L'offerta del Pannocchia mosse la generosità de' circostanti, che il giorno dipoi su quell'aia medesima un nuovo palo inalzarono, e il Canaccini ebbe un pagliaio più grosso di prima.
Il nostro Pannocchia (e ciò sia detto per tornare un passo addietro) è uno di quei tutori, che convertirono in benestanti i pupilli miseri alla fede loro commessi.
Adesso la sciagura allontanata dal Canaccini soprastava più grave al buon Pannocchia; e poche notti dopo l'incendio rammentato, arsero senza riparo i suoi quattro pagliai. — I contadini affollati per sopprimere il fuoco si partirono senza dirgli parola; ma all'alba del giorno successivo, qual con barrocci, qual con carra cariche di fieno, di paglia e di strame, furono a casa dell'uomo onesto, e con grida festose lo destarono da un sonno tranquillo. Il sole che sorse salutò un monumento di amore, là dove avrebbe illuminato una traccia di cupidigia colpevole o di rabbia feroce senza la pietà di quegli ottimi contadini. — Ci affida il Vangelo che le opere buone saranno nove volte più rimeritate nella vita futura, ed è questo grandissimo motivo al bene per l'uomo, composto in maniera che di rado si muove se timore di danno o desiderio di premio non lo dirige. Veramente non essendo qui la patria nostra, dobbiamo intendere a guiderdoni meno caduchi di quelli che ci possono offrire le creature che muoiono; ma tengo per fermo che Dio stesso esulti della sua fattura quando vede un uomo riconoscente. — Intanto giunga questa lode, che è figlia del cielo quando si parte da labbri incontaminati, alle orecchie dei buoni che la promossero, e li rallegri.
Nell'imprendere lo Indicatore Livornese promettemmo registrarvi gli annali della civiltà di questa terra, e non c'inganna il desiderio se crediamo che le cose referite vagliano sopra ogni altra a dimostrarla. Forse rigido giudizio ci aspetta dal postero che ricercherà severo la storia dei nostri tempi; pure da questi pochi e radissimi fatti comprenderà non tutti essere stati iniqui i suoi padri, ed essere vissute anime capaci di operare il bene, ed altri non adontarsi di farlo palese, perchè si partisse da gente di umile condizione. — Forse la nostra memoria sarà benedetta: — noi allora morti non udremo la voce dei figli; ma cos'altro ci giova nella vita presente quanto la speranza di questo compianto?
Adelante, Pedro, con juicio.
Gli economisti inglesi vanno predicando adesso la libertà di commercio. Tennero dapprima un sistema opposto; se per errore o per buono accorgimento, poco importa che per noi ora sia ricercato. In questo punto giova considerare le nuove dottrine che essi s'ingegnano far prevalere.
Libertà suona parola d'incanto, sembra prodigio la teoria d'introdurre lo Evangelo nel commercio, e le menti deboli ed eccessive poco si curano investigare se questo Evangelo vi si troverà seduto come sopra un letto di rose, o come sopra un pettine da lino.
Quello che merita considerazione gravissima innanzi tratto, egli è come in Inghilterra la teoria della libertà del commercio non deva ricevere colà la sua applicazione sopra tutti i prodotti, ma sopra alcuni, nè subito adesso, ma dopo interposto spazio convenevole di tempo.
Gli economisti inglesi predicando la libertà del commercio, e nello attendere a volerla applicata prudentemente e tempestivamente, mirano a vari scopi di egregia sapienza.
La più parte degli economisti, e potremmo dire tutti, appartengono al partito democratico, sicchè con la introduzione libera delle sostanze alimentarie confidano conseguire i fini seguenti:
1º Copia di sostanza pel popolo.
2º Eccellenza di nutrimento.
3º Certezza del medesimo.
4º Prezzi discreti.
5º Scadimento della aristocrazia; perchè gli aristocratici possidenti principalissimi rimangono privati della facoltà del monopolio; costretti a vendere le proprie raccolte ai prezzi della concorrenza, si vedranno menomate le rendite enormissime, fonte così di potenza soverchiante negli ordini politici dello stato come di miseria pubblica. Questo forma un argomento tardo, ma infallibile di rivoluzione in senso democratico; e i cittadini inglesi operano da quei solenni uomini che sono, ingegnandosi pervenire, in virtù di riforme e provvedimenti parlamentari, senza scosse dello stato, là dove gli stati manchevoli di siffatti mezzi civili non possono mai giungere se non con violenza. Dura necessità! la quale fece troppo spesso calunniare il principio dond'ella mosse, e, diciamolo pure, fece troppo spesso dimenticarlo anche agli operatori medesimi del bene.
6º Se non scadimento, modificazione almeno di aristocrazia, la quale cosa a fine di conto torna tutt'uno; imperciocchè, ove i grandi proprietari sopportino con animo repugnante simile diminuzione di rendita, converrà favoriscano con ogni potere le industrie agricole, togliendo largo spazio di terra allo esercizio dei piaceri per ricavarne maggiore costrutto. — In simile intento, che noi dobbiamo desiderare e sperare che sia per essere il meglio accolto dai Signori, ecco dal porre studio indefesso alla cultura dei campi, e dal mescersi frequentemente con gli agricoltori, nascere tra essi e gli uomini di villa tutti quei beni che Lambruschini e Capponi, ed altri buoni avvertirono derivare fra noi dal sistema di colonia; e che consistono nella remissione dei modi superbi, nella conoscenza dei patimenti del popolo, e compassione di quelli; chè sovente la durezza nasce dalla ignoranza, o dalla incredulità: ozii diminuiti, e impiego utile del tempo: e per altra parte, le invidie scemate, mansuefatti i costumi, la selvatichezza ammollita, e placati i rancori delle classi povere. — Nè qui si arrestano i beni: poveri in Inghilterra sono molti, e troppi quelli che si applicano alle industrie manufatturiere, mentre la perfezione delle macchine e i miglioramenti quotidiani rendono ogni giorno più inutile la opera loro. Però le miserie di cotesti infelici contristano il cuore; e mal pagati da un lato, oppressi soverchiamente dall'altro, non curano prolungare la vita, ma con lo abuso dei liquori distruggerla, siccome apparisce dalle investigazioni ordinate in proposito dal Governo, referite dal Bulwer: così grandissima parte di quelli che sono volti alle industrie manufatturiere e non trovano pane, attenderanno alle agricole con vita serena, e cesserà nei miseri il delirio dell'odio e della disperazione. E come plebe affamata e bestiale è verme di qualunque stato, e argomento perpetuo di perturbazione, così popolo civile e contento somministra base durevole a bene disciplinata democrazia.
7º Accrescimento d'industrie manufatturiere e facile smercio di quelle presso gli esteri, perchè diminuito il prezzo del genere greggio, diminuito il prezzo della mano di opera pel minore costo delle sostanze di cui si ciba, diminuito il prezzo di acquisto per la libera introduzione delle manufatture nelle contrade straniere.
Non può sfuggire a chi osserva attentamente le cose del mondo, come gl'Inglesi non isbaglino mai nell'amministrazione della fortuna pubblica, o almeno non commettano mai errori che non possano con facilità emendare: e ciò perchè la necessità sia maestra suprema di sapienza. I Francesi sbagliano più frequentemente, perchè hanno minore bisogno di essere savi; e, come Machiavelli osserva, che i loro male orditi politici riparano con la forza, così gli errori economici ristaurano con la fecondità prodigiosa del suolo, ricchezza d'industrie agricole e copia di danaro.
La Inghilterra ci ha superato e ci supera con la perfezione delle sue macchine e con la bontà delle sue instituzioni. Ella non può, e potendo non dovrebbe, mettersi a sedere in mezzo della via aspettando gli altri popoli che hanno le gambe inferme per camminare, o non le sanno adoperare: procede franca e spedita, e fa bene. Però considerando ella come in onta della ignavia dei governati e della inettezza dei governanti, gli altri popoli, mercè la pace diuturna, si affatichino quanto più possono provvedere a se stessi, come ogni giorno più s'ingegnino sottrarsi al disonesto tributo, e come le industrie, a modo delle preghiere di Omero, quantunque zoppe arrivino più presto o più tardi al punto per dove si erano mosse, con lo stupendo spirito di previdenza che anima la Inghilterra, ha procurato nuovo sbocco alle sue manufatture nella China, nelle isole remotissime dell'Oceano ove andò a fare vergognare cotesti isolani della loro nudità, provvedendoli di Bibbie e di acquavite, di santi missionari e di cotoni filati; insomma afferrandoli per tutti i manichi che presentano dalla parte dell'anima e da quella del corpo. Attendendo a nuove scoperte, non trascurano il vecchio continente, e agli argomenti materiali di superiorità aggiungono gli spirituali: prima vinsero con le macchine, vinceranno adesso con le macchine e con la economia politica.
Io ammiro grandemente gl'Inglesi, e nessuno si trova meglio di me disposto a onorarli; ma quando m'imbatto in qualcheduno di quel popolo sparvierato contemplare il mio bel sole, temo sempre che mulini il modo di portarselo a Londra per rimandarmelo a comprare convertito in candele.
La Inghilterra non ha tolto del tutto il dazio alle sostanze alimentarie, quantunque la necessità le stringa la gola con mano di acciaio. Tra due anni cesserà per queste ogni dazio, e a parere mio saviamente, perchè durante questo termine potrà, chi ha senno, mettere a coltura tutte le sue terre, e bilanciare con la copia del prodotto la perdita sul prezzo; non ha tolto i dazi sopra gli olii, molto meno sopra i vini,[65] e meno ancora sopra le sete lavorate: intanto si affatica indefessa intorno questa industria, e già, se le statistiche non ingannano, v'impiegano meglio di 40 mila persone. Insomma io porto opinione che la libertà di commercio, come di tutte le teorie buone astrattamente, desideri opportuna e discreta applicazione. Quando dentro al mio paese, mercè savi ordinamenti, i generi greggi che produce riceveranno l'accessione della industria da non temere concorrenza straniera, sta bene che se ne faccia libero cambio con i prodotti manufatturati degli altri paesi, ma prima mi sembra poco savio partito. Io non pretendo ricavare dalla Inghilterra cotoni sodi per rimandarli ai suoi mercati manufatti, ma neppure ella ha da prendere le mie sete gregge per farmele ricomprare lavorate: di grandissimo cuore io approvo questa società di commercio libero, ma perchè la società non riesca a taluno dei Soci leonina, è forza che ognuno depositi la messa proporzionatamente uguale di capitale. Ora nel caso nostro, la messa si compone di bisogni: noi abbiamo per ora troppi bisogni e gl'Inglesi troppo pochi. Ed anche sopra la libera introduzione dei cereali a me sembra che non siamo in condizioni pari a quelle della Inghilterra. La Toscana ogni anno patisce una mancanza di molte centinaia di migliaia di sacca di grano, dicono sopra un milione e mezzo, e la Toscana possiede terreni da riparare in tutto o in parte al difetto: però queste terre funestate dalla malaria desiderano spese transitorie, ma gravi. Ora che il possidente voglia scapitare metà del costo del prodotto per farle lavorare, non è ragionevole sperare: si contenterà del poco, si contenterà eziandio ritornare su i suoi nel presagio di futuri guadagni, ma non consentirà mai a rovinarsi a un tratto per arricchirsi a bell'agio. Meglio è fringuello in man, che in frasca tordo, — diranno i possidenti, e si rimarranno al sistema delle fide. La introduzione libera dei cereali per ora, perpetuerà la provvista all'estero del milione e mezzo delle sacca mancanti. Onde non accadesse carestia, io vorrei che nel porto-franco di Livorno, grani senza dazi se ne ricevessero quanti ne venissero; ma non senza un qualche dazio s'introducessero nel territorio riunito, il quale dazio ad ogni rumore di diffalta si sospendesse, e ottenuto che avesse la coltura nostra il suo maggiore incremento, cessasse affatto. — Qui però vedo il Fisco volgermi lieto la faccia, farmi bocca da ridere, e soprattutto stendere ambe le mani per raccogliere questo dazio. Abbassa le mani, o Fisco, che io non mi sento troppo amorevole per te, nè cotesto dazio intendo abbia ad essere tuo; il danaro che gittasse questa tassa, dovrebbe impiegarsi nel modo che fosse reputato più savio a promuovere la coltura delle terre maremmane, dando dei soccorsi direttamente agli agricoltori. — Pertanto intendiamoci bene, libertà di commercio intera, ma quando non offenda la industria e l'agricoltura nazionali; e intanto che ci adoperiamo a renderci degni e capaci di praticare la bellissima teoria in tutta l'ampiezza della sua formula, intorno alla sua applicazione ricordiamoci delle parole che fa volgere Alessandro Manzoni da Antonio Ferrer al suo cocchiere: Adelante, Pedro, con juicio.