1. Tre generali leggi psicologiche di relazione noi distinguiamo e le diciamo leggi delle risultanti psichiche, delle relazioni psichiche e dei contrasti psichici.
2. La legge delle risultanti psichiche si dimostra nel fatto, che ogni formazione psichica presenta proprietà, le quali, dopo che sono date, possono bensì essere conosciute dalle proprietà dei suoi elementi, ma non devono in nessun modo essere considerate semplicemente come la somma delle proprietà degli elementi. Una connessione di toni, tanto nelle sue proprietà rappresentative quanto nelle sentimentali, è più che una semplice somma di singoli toni. Nelle rappresentazioni di spazio e di tempo l’ordine spaziale e temporale è bensì fondato in maniera regolare sulla cooperazione degli elementi che formano queste rappresentazioni, ma quegli ordini non possono in nessun caso essere considerati come proprietà che siano già inerenti agli elementi di sensazione. Le teorie nativistiche che presuppongono questo, si avvolgono in una inestricabile contraddizione e, ammettendo nelle originarie intuizioni di spazio e di tempo successive modificazioni in seguito a determinate influenze dell’esperienza, ammettono sino ad un certo limite un nuovo sorgere di proprietà. Infine per le funzioni appercettive, per l’attività fantastica e intellettiva la medesima legge si esplica in una forma perspicua, non solo in quanto i componenti collegati da sintesi appercettiva a lato al significato che possiedono nello stato isolato, ne acquistano uno nuovo nella rappresentazione totale sorgente dalla loro connessione, ma anche in quanto la stessa rappresentazione totale è un nuovo contenuto psichico, che è bensì reso possibile da quei componenti, ma non è in essi contenuto. Questo appare nel modo più evidente nei più complessi prodotti di sintesi appercettiva, nell’opere d’arte, nella connessione logica del pensiero.
3. Nella legge delle risultanti psichiche si esplica per tal modo un principio che noi, avuto riguardo agli effetti che ne risultano, designiamo come un principio di sintesi creatrice. Ammesso per le più alte creazioni dello spirito, non è stato per lo più abbastanza tenuto in conto per la totalità degli altri processi psichici; che anzi è stato completamente travisato da una falsa confusione, colle leggi della causalità fisica. Ed è per una simile confusione, che si è voluto trovare una contraddizione tra il principio della sintesi creatrice nel dominio dello spirito e le più generali leggi della natura, specialmente con quella della conservazione dell’energia. Una tale contraddizione e già sin dal principio esclusa, perchè i punti di vista coi quali si giudicano e quindi anche si determinano le misure, sono nei due casi diversi e devono esserlo, constando la scienza naturale e la psicologia non di diversi contenuti d’esperienza ma di un medesimo contenuto considerato da lati diversi (§ 1, pag. 2). Le determinazioni fisiche di misura si riferiscono a masse, forze, energie oggettive; tutti questi concetti sussidiari, all’astrazione dei quali noi siamo costretti dal modo di giudicare l’esperienza oggettiva, ubbidiscono a leggi generali, le quali, essendo tutte desunte dall’esperienza, non possono essere in antagonismo con nessuna esperienza singola. Al contrario le determinazioni psichiche di misura, le quali entrano in campo quando si paragonino i componenti psichici colle loro risultanti, si riferiscono a valori e a fini soggettivi. Il valore soggettivo di un tutto può crescere, il fine di esso può essere speciale e più completo rispetto a qualsiasi dei suoi componenti, senza che per ciò le masse, le forze e le energie subiscano modificazioni alcune. I movimenti muscolari che si compiono in un atto esterno di volere, i processi fisici che accompagnano le rappresentazioni sensitive, le associazioni e le funzioni appercettive, ubbidiscono in un modo immutabile al principio della conservazione dell’energia. Ma per grandezze di questa energia conservatisi eguali, i valori e i fini psichici in essa rappresentati possono essere di assai diversa grandezza.
4. La misura fisica, come risulta da queste differenze, ha da fare con grandezze quantitative di valori, cioè con grandezze che permettono una graduazione di valori solo in base ai rapporti quantitativi dei fenomeni misurati. Per contro la misura psichica in ultima istanza si riferisce sempre a grandezze qualitative di valori, cioè a valori che possono essere graduati solo avuto riguardo alla loro natura qualitativa. Per ciò che concerne la produzione di gradi di valore, alla capacità di produrre effetti puramente quantitativi, che noi designiamo grandezza d’energia fisica, può contrapporsi come grandezza d’energia psichica la capacità di produrre effetti qualitativi.
Ciò presupposto, non solo un accrescimento dell’energia psichica può andar unito a una costanza dell’energia fisica, quale è accettata in una considerazione dell’esperienza secondo la scienza naturale, ma ambedue costituiscono per l’appunto le misure integrantisi a vicenda, colle quali noi giudichiamo la nostra esperienza nella sua totalità. Imperocchè l’accrescimento dell’energia psichica cade in giusta luce solo per ciò, che esso costituisce il rovescio dal lato psichico della costanza fisica. Del resto questo principio dell’accrescimento dell’energia psichica come è indeterminato nella sua espressione, potendo essere la misura straordinariamente diversa per condizioni diverse, così è valido solo nella presupposizione della continuità dei processi psichici. E a questa, come suo correlativo psicologico che si presenta in modo non dubbio nell’esperienza, si contrappone il fatto dello sparire di valori psichici.
5. La legge delle relazioni psichiche costituisce un complemento alla legge delle risultanti, imperocchè essa non si riferisce al rapporto, che i componenti di una connessione psichica hanno al contenuto di valori che si esplica in questa connessione, ma al rapporto reciproco dei singoli componenti. Mentre la legge delle risultanti vale pei processi sintetici della coscienza, la legge delle relazioni vale per quelli analitici. Ogni scomposizione di un contenuto di coscienza nelle sue singole parti, quale avviene dapprima già nelle rappresentazioni sensitive e nelle associazioni, per l’apprendimento successivo delle parti di un tutto rappresentato, solo in un modo generale, e poi, in forma più chiara, per la divisione delle rappresentazioni totali, è un atto d’analisi di relazione. Egualmente ogni appercezione è un processo analitico, in cui due fattori si possono distinguere: il risalto di un singolo contenuto e la delimitazione di esso rispetto agli altri. Sul primo fattore si fonda la chiarezza, sul secondo la distintezza dell’appercezione (pag. 169). Da ultimo la legge delle relazioni trova la sua più completa espressione nei processi dell’analisi appercettiva e nelle funzioni più semplici che sono fondamento di questi processi, nelle funzioni della relazione e della comparazione (pag. 203 e segg.). In queste ultime specialmente, il principio, che ogni singolo contenuto riceve il suo significato dai rapporti, nei quali si trova rispetto agli altri contenuti psichici, si dimostra come l’essenziale contenenza delle leggi delle relazioni. Quando i rapporti di un contenuto agli altri ci si presentano come rapporti di grandezze, allora il suddetto principio assume la forma di un principio della comparazione relativa di grandezze, quale si esplica nella legge di Weber (pag. 206).
6. Alla sua volta la legge dei contrasti psichici viene a completare quella delle relazioni; imperocchè al pari di questa, essa si riferisce ai rapporti dei contenuti psichici tra loro. Questa legge trova il suo fondamento nella distinzione fondamentale dei contenuti immediati d’esperienza in oggettivi e soggettivi. In questa distinzione, che è dovuta alle vere condizioni dell’evoluzione psichica, i contenuti soggettivi abbracciano tutti quegli elementi che, come i sentimenti e le emozioni, si presentano quali parti essenziali dei processi di volere. In quanto questi contenuti soggettivi d’esperienza si ordinano complessivamente secondo contrari, ai quali corrispondono le già accennate (pag. 68) direzioni principali dei sentimenti, piacere e dispiacere, eccitamento e inibizione, tensione e sollievo, questi contrari nel loro avvicendarsi ubbidiscono nel tempo stesso alla legge generale del rinforzamento per contrasto. Questa legge però nell’applicazione concreta è anche determinata da speciali condizioni di tempo, da un lato abbisognando ad ogni stato soggettivo un certo tempo pel suo sviluppo, dall’altro potendo una troppo lunga durata per ogni stato soggettivo che abbia raggiunto il suo massimo, affievolire la facoltà di produrre il rinforzamento per contrasto. Questo fatto si connette coll’altro, che per tutti i sentimenti e le emozioni esiste una certa misura media della velocità, misura del resto mutevole in vario modo, la quale è la più favorevole per la loro intensità.
La legge di contrasto, se ha la sua origine nelle proprietà dei contenuti soggettivi dell’esperienza psichica, passa però da questi anche alle rappresentazioni e ai loro elementi, imperocchè le rappresentazioni e i loro elementi sono accompagnati da sentimenti più o meno pronunciati, siano questi connessi al contenuto delle rappresentazioni singole oppure al modo delle loro combinazioni di spazio e di tempo. In tal guisa il principio del rinforzamento per contrasto trova la sua applicazione anche a certe sensazioni della vista, come pure alle rappresentazioni di spazio o di tempo.
7. La legge dei contrasti sta in più stretta relazione alle due leggi precedenti. Da un lato essa può considerarsi come una applicazione della legge generale di relazione al caso speciale, in cui i contenuti psichici, posti in relazione fra loro, si muovono tra contrari. Per altro lato il fatto, che cade sotto la legge del contrasto, del possibile rinforzamento di processi psichici tra loro in direzione opposta, costituisce una speciale applicazione del principio della sintesi creatrice.