L'APOTEOSI WAGNERIANA XI.

Avevamo tutto predisposto per la nostra partecipazione ai funerali della signora De Ritten e ci fregavamo allegramente le mani giungendo sulla piazza di Capri dove si stava ordinando il corteo tra il vocìo e lo schioccar di fruste delle carrozzelle.

Meraviglioso tramonto di sole già tuffato nel mediterraneo e che saluta melodiosamente dal fondo. Il mediterraneo era infatti il cristallo trascolorante della lampada solare che si inabissava.

Tutte lo squisitezze e ricercatezze di tinte rosa, rosalilla, viola, grigioperla brillante, velluti, amoerri e veli di cielo e di mare. Sapori di frutta nell'aria con dolce sugo di pesca ai denti. Rumori leggeri che seguono le centomila pieghe di una brezza vestita da Poiret. Crepuscolo elegantissimo, pieno di mani femminili lunghissime, erranti per soffocare delicatamente le bocche roventi sguaiate, divine che cantano sul golfo.

Canzoni napoletane aperte come braccia nude e richiuse a ventaglio, metalliche, danzanti trionfalmente sul vasto tamburo orizzontale del golfo.

Canzoni napoletane scagliate con febbre e delirio sulla carne calda elastica sospirante dell'aria. Canzoni napoletane trascinate da catene lievipesanti di singhiozzi che ridono.

Canzoni che hanno la morbida curva estenuata del golfo.

Canzoni dense come una rosea crema, spalmate sulla durezza del mare o dilaganti come un olio negli echi lontanissimi, orecchie che tremano.

Per permettere la distribuzione dei congressisti nello carrozzelle, il carro funebre s'era fermato al principio della strada di Anacapri con la scorta di musicisti silenziosi.

Cohn-Frou-frou non aveva trovato posto. Lo invitammo noi nella nostra carrozzella ed egli si sedette tra noi dicendo:

— Vous n'êtes pas gros, je trouverai toujours une petite place pour mon petit popo.

Ricard che dirigeva il corteo diede il segnale della partenza. L'orchestra iniziò la Marcia Funebre di Siegfried. Subito uno squarciamento di ottoni, tamburo e timpani, con relativo ruzzolamento di casseruole epiche, giù giù tra le ville, nei vigneti fino al tondo orizzonte marino che rivomitò fuori un po' di sole dal disgusto. Venti carrozzelle portanti ognuna due congressisti. Si saliva con la notte e le prime stelle. I cocchieri ritmavano la Marcia Funebre con degli Haah! Haah! gutturalissimi per incitare le loro rozze riformate.

Marcia funebre (Ottoni, Contrabassi, Corni inglesi): Tururururururùm! Tururururururùm!

I congressisti in coro accompagnando i violini sul tema di Siegfred:

Seueueuls!

Enfiiiiin!

Enfiiiiiin!

Enfiiiiiiin!

L'orchestra: Turururururùm! Tururururùm!

I cocchieri: Haaaah! Haaaah!

I congressisti:

Seueueuls!

Enfiiiiin!

Enfiiiiiin!

Enfiiiiiiin!

I cocchieri: Haaaah! Haaaah!

I congressisti: Loin-in des feeeeemmes!

L'orchestra tacque. Il golfo riprese il suo dominio suggestivo.

Il corteo rasentava a sinistra muraglioni di rocce il cui bassoventre sembrava avere un buco pieno di bragia: ed era la grande nicchia della famosa Madonna di Lourdes, regalata a Capri da un ricco napoletano evidentemente preoccupato di creare una brutale stonatura religiosa internazionale.

Tremolante palpitazione di cento fiamme di candele, timide, delicatissime, femminili nelle mani ruvide del vento caldo, sotto e intorno alla squisita Madonna francese, bianca, mani aperte, lungo fiocco azzurro sensuale ricadente sul ventre.

Alla nostra destra la strada era tutta a balconi strapiombanti in mare. Davanti a una balaustra due ombre erano fuse nell'ombra crescente: i loro spiriti abbracciavano senza dubbio in quell'istante il più imponente silenzio marino, il cielo più vasto e le più sfrenate costellazioni. Quella virile, enorme dello Scorpione, simile ad una colossale S di diamanti zannuta, si scagliava ferocemente contro Ischia.

Cohn-Frou-frou disse:

— Preferisco il silenzio a quella pessima orchestra. Tutto sbagliato. Tempi troppo larghi. Ottoni troppo ruvidi. Come siamo lontani dalle belle esecuzioni di Toscanini!

Ci fu un ingombro di carrozze. La nostra si fermò a fianco con quella di Pietrachiara e di Ladolce. Questi diceva all'amico:

— Bisogna che ti legga la lettera infame che mia moglie mi scrive da Parigi.

Pietrachiara accendeva dei cerini.

— Ascolta:

“Mon pauvre ami, je sais ce que tu es allé faire à Capri avec le fameux Congrès. Mais je suis une femme qui se respecte et je ne te ferai pas de scène de jalousie. Tout simplement je te déclare que je n'aime pas les saligauds. Je te quitte et je m'en vais avec Richard. Ce n'est pas la peine que tu feignes des sentiments de paternité pour ceux que tu appelle tes enfants. Tu m'as épousée pour avoir une etiquette d'homme normal et pour avoir...... des enfants. Tu aurais dû prendre une couveuse. Mes enfants m'appartiennent et je les emporte avec moi. Son vrai père, Richard, s'en chargera...„ Pensa, che donna immonda avevo per compagna! Quanta volgarità! Ho orrore di averla conosciuta! Mi sembra di esser tutto sporco di quei contatti, che furon brevi per fortuna. Voglio stracciare questa lettera in mille pezzi. E bruciamoli! M'hanno sporcato le dita. Mi sembra che questa bella notte ne sia tutta insudiciata!

La lettera arse nel piccolo rogo di cerini, sotto le stelle.

— Oh! Ti compiango mio caro Ladolce! smorfieggiò Pietrachiara. Hai avuto torto di concedere il tuo corpo a quella donnaccia! Io sono il marito spirituale, soltanto spirituale di mia moglie!... Debbo confessare che è sempre stata molto riservata e piena di tatto. Figurati che mi raccontava le sue avventure amorose per eccitarmi colla gelosia. Povera cretina! Quante ne ho sapute! Come sono volgari gli uomini normali!

Intanto giù all'Albergo della Grotta Bleu, Castretta aveva quaranta gradi di febbre. Avevamo visto infatti la mattina la cameriera entrare in camera sua con enormi blocchi di ghiaccio. Pare che si temesse una commozione cerebrale.