Mentre il corteo si era avviato a piedi dalla piazza di Anacapri, noi avevamo raggiunto Rosa Stellina che attendeva in un villino con sua sorella Mirandolina e le sue belle amiche Mimì Cocò, Fanfrellicche, Bianca Sfiziosa, Maria Tamburello, Vera Argentina e Paolina Shrapnel. Nel buio, fra le vigne e gli ulivi, un chiasso di baldoria ci denunciò la villetta dove le donne ci aspettavano vuotando bottiglie e bottiglie di Capri rosso. Quasi tutte ubbriache.
Come dunque dirigere la manovra con simili truppe scatenate? Ma ci seguirono tutte in silenzio, affascinate dal complotto. Per un sentiero scosceso, tortuoso e buio, con molti inciampi e molti equilibrismi giungemmo, senza svelare la nostra presenza, a qualche metro dai congressisti. Dei massi ci mascheravano.
Il cuore in gola e trattenendo il respiro, ascoltammo la fine del discorso di De Ritten. Poi, il tonfo della bara nel mare. Sussurrrrrrri frusssssciaaaanti sulle scogliere. Odori acidi di bromo, jodio, sale e resina.
L'enorme respiro russante del Mediterraneo. Tre goccie oblunghe di suono caddero da una liquida campana lontanissima. Alla quarta sferrammo l'attacco, scagliandoci con tutte le donne, braccia alzate, scarmigliate, i seni nudi, contro i congressisti.
Tafferuglio. Gesticolazione fumosa nella penombra stellare. Pugni, guaiti terrorizzati. Crolli di corpi uno sull'altro. Lacerazione fischiante di stoffe. Corpo a corpo. Capitomboli. Rotolii fra le pietre.
— Oh dio! Siamo assaliti! Son ferito! I briganti! Ma son donne! Come salvarci! Aiuto! Aiuto!
— Macchè aiuto! — gridava Rosa Stellina. — Abbasso la concorrenza sleale!
I più agili fuggirono su per la montagna! Ma i più grassi furono sopraffatti a terra sotto i pugni e gli schiaffi delle donne inferocite.
Werkopfen, quasi svenuto, subiva come un materasso la pressione irruente e le unghie della forte bolognese Maria Tamburello e della nervosissima scattante e mordente Vera Argentina.
Markoff girava come un rullo da spianar le strade, sotto le spinte e i calci allegri di Fanfrellicche che seminuda trascinava la sua toilette a brandelli aizzando le compagne:
— Sara! Maria! Vera! presto, venite quì! Bisogna buttarlo giù nel mare, questo porcone! Com'è buffo! Venite! Venite! Venite!
Markoff guaiva:
— Per carità! Lasciatemi! Volete del denaro? Vi darò tutto quel che volete! Pietà! Pietà!
Ma Mimì Cocò e Mirandolina, più ubbriache delle altre, gli si slanciarono sopra;
— La tua vita! La tua pelle vogliamo! Vogliamo farti la pelle porcone!...
Noi avevamo pensato di fare una burla atrocemente futurista e una dimostrazione antipassatista. Ma il vino di Capri aveva impazzito le donne. La commedia diventava tragica. Markoff rotolante non era più che a tre metri dall'abisso. Ci slanciammo per impedire l'omicidio:
— Bada! Fermati, Rosa, Mirandolina! Perdete la testa! Lasciatelo! Fate attenzione!
Disgraziatamente intervennero allora Paolina Shrapnel e Sfiziosa che vollero strappare a ogni costo Markoff alle compagne indemoniate. Fu male. Queste si rivoltarono come tigri e cominciò una zuffa sanguinosa a colpi di spillone. Mirandolina gridava:
— Villanaccia! Villanaccia! Cretina! Ladra! Lo vuoi salvare! Va via! Va via! È nostro
— Come?! A me ladra!!
— Sì, ladra, ladra, ladra e spia! Spia! già tu sei una tedescaccia!
Tutte urlarono:
— Tedesca! Tedesca! Abbasso! A morte!
— Sì tedesca! l'ho conosciuta a Monaco — gridava Mirandolina — e la sua amica è viennese, è una corista viennese! Lo so, lo so io! Ve lo giuro!
— È per quello che vuol salvare il grassone! Giù, giù, buttatelo in mare!
La zuffa furibonda si raggomitolò, ruzzolò sul corpo di Markoff, vacillò sull'orlo dell'abisso;
— Aaaaaaaaaaa!
Un urlo terribile. Poi un toonfo nel male. Markoff era piombato giù, trascinando con sè la tedesca Paolina Shrapnel e la viennese Sfiziosa.