UN BACIO NOTTURNO CHE NON SPIEGA NULLA V.

Castretta ci lasciò alle due. L'atmosfera quasi tropicale e le zanzare ci impedivano di coricarci.

Dal balcone aperto non entrava che calore, voluminoso e soffocante calore di vegetazione esuberante e di vigne mostruose, calore concentrato dei vini rossi e fantasiosi, calore delle larghe stelle scoppiate di calore sul mare spasimante in calore.

Si respirava male come imbavagliati da due belle mani femminili. Inquietudine lussuriosa. Palpito lontanissimo dei lontanissimi rimbombi del fronte quasi dimenticato. Notte schifosamente neutrale e pacifista fatta per l'animale che striscia, il pancione che russa, la donna che beve l'amore da tutti i pori.

Terrore soave di tutte le rinuncie e di lutti gli abbandoni. Avevamo il cervello in fiamme e una lucidità insufficiente per il problema da risolvere.

Una voce febbrile di donna che partiva dal balcone vicino al nostro attirò la nostra attenzione.

— Paul, Paul, mon chéri, ne t'en va pas, reste ici, je t'en supplie.

Poi, un rumore di porta sbattuta e dei passi veloci nel corridoio. Origliammo un istante.

De Ritten scendeva le scale, traversava la terrazza alberata e si allontanava sulla strada.

Concertammo rapidamente un piano strategico. Bruno Corra si slanciò giù per seguire, sorvegliare e interrogare possibilmente il marito; Marinetti si assunse l'incarico di avvicinare la signora De Ritten che era rimasta nella sua camera buia con la porta semiaperta.

Tutto era calmo nell'albergo. Cautamente, preannunciandosi con un po' di rumore Marinetti entrò.

— Scusate, scusate, Signora, ho sentito un vostro grido, ho pensato che soffrivate o che avevate bisogno di qualcuno. Volete che chiami la cameriera?

— No, grazie, signor Marinetti, non ho bisogno, non chiamate nessuno. Mio Dio! Che scandalo!

Si teneva faticosamente in piedi reggendosi alla spalliera di una poltrona e si sentivano stridere le sue belle unghie che ne laceravano la stoffa. Senza vederla si sentiva la sua bellezza seminuda: la vestaglia aperta le era scivolata giù un po' dalle spalle. Aveva la voce rauca, di lagrime.

— Quelle angoisse affreuse! Je sens que je deviens folle. Vi conosco troppo poco, signore, non posso dirvi nulla, ma soffro spaventosamente. Grazie, grazie, siete molto gentile.....

E scoppiò in singhiozzi.

— Ma cosa è successo? Parlate. Vi darò un consiglio.

— Non è possibile! sono perduta! tutta la mia felicità è perduta! non mi ama più, lo sento, mio marito non mi ama più! se sapeste con quale crudeltà raffinata, insistente, feroce, mi ha parlato!

Tutte, tutte le cattiverie più sottili! E io non ho avuto per lui che tenerezza, tenerezza, tenerezza senza fine!

— Vostro marito è geloso di voi e della vostra bellezza — disse Marinetti scandendo le parole, mentre la sorreggeva delicatamente con un braccio, attirandola verso il balcone.

— Geloso!? Non è possibile, non credo, macchè! Pazzo! È pazzo! È cattivo! Volete sapere? Mio marito in certi momenti ha dei pensieri e dei propositi da delinquente! Sì, delinquente è la parola. Mi ha battuta, capite? quel vigliacco! Mi ha battuta sul viso. Sentite come mi scottano le guance! Che dolore di testa! Ma voi non direte nulla, ve ne prego! Siete un gentiluomo. M'ispirate una grande fiducia.

— Non temete, parlatemi, confidatevi, sarò per voi un amico, lo sono già, provo per voi una profonda simpatia. Siete così dolce, così intelligente, così distinta, così divinamente bella! Non piangete, ve ne supplico! Non sciupate i vostri begli occhi! Dimenticate, tutto si rimetterà a posto, vostro marito diventerà buono per voi.

Si trovarono appoggiati alla balaustra del balcone, nel buio, oppressi dalle masse di fogliame che ci s'incurvavano davanti. Fiutavano il mare senza vederlo, flebile, frusciante e odoroso. Sussurri infiniti, lieve odor di vaniglia e di rose.

Era quella la parte assolutamente buia dell'isola. Si vedeva lontano l'altra parte rocciosa brillare di felicità poichè la luna la fasciava carnalmente di un tremulo candore beato.

— Sento che non siete felice! Eppure lo meritate, mai creatura al mondo ha meritato come voi una piena, assoluta felicità.

— No, no, siate buono! Sono così stanca, triste e sfinita! Non mi reggo più! Ho la testa vuota. Ho uno strano terrore nelle vene.

— Non abbiate paura, sono qui, vi difenderò, vi consiglierò, sono il vostro amico, il vostro migliore amico; ho per voi più che dell'amicizia: un affetto, una tenerezza; perdonatemi, è così dolce di respirare vicino a voi, ora non sono più padrone del mio cuore, nè dei miei nervi, non sono più padrone delle mie mani che sono felici, felici di sfiorare il vostro dolce viso. Siete un prodigio di bellezza e di fascino, siete voi che create miracolosamente questa dolcissima notte, questo paradiso di mare, di profumi, di luna. Mi piacete tanto! tanto! Mi piaci, mi piaci! Non pensare a nulla, dammi la tua bocca! così... così...„.

Il bacio fu lungo, incosciente, smarrito, inaspettato, illogico, sublime, sceso dalla luna, venuto dal mare, dal buio, dalle stelle.

Bacio imposto ed accolto quasi senza volerlo: bevuto con sete infinita. I preti cristiani lo condannerebbero a tutti gli inferni, come un bacio diabolico. Dei chimici strangolati dal positivismo lo definirebbero un precipitato di iodio, di bromo, di sale, di resina e d'alcool di grappoli maturi. Pura, inebriante essenza del golfo notturno bevuta subendo le forze della voluttà terrestre.

Si sentirono dei passi affrettati nella terrazza sotto il balcone e Marinetti ebbe appena il tempo di uscire e di raggiungere la sua camera senza esser veduto da De Ritten che rientrava.

Bruno Corra lo aveva seguito su su per un sentiero che conduceva ad una roccia a picco sul mare. Dall'alto di questa roccia l'equivoco personaggio dopo avere cautamente esplorato i dintorni aveva fatto a più riprese col fazzoletto degli strani segnali verso il mare appena rischiarato dai primi albori e verso una villa bianca che si affacciava sulla strada di Anacapri.