Quando penetrammo nella Grotta Azzurra essa era già quasi piena di barche, tutta rimbombante dei gridi dei barcaioli che per trovar posto rimescolavano brutalmente coi remi delle stupefacenti masse di turchesi. Subito Pietrachiara si mise a gridare;
— Il Presidente! bisogna nominare il presidente!
Poi, voltandosi a noi, con piccoli scatti freddolosi:
— Dio che gioia! Come mi diverto! Che bella grotta! Il cielo furbone fa capolino sotto le rocce. Voglio ascoltare i discorsi nell'acqua. Voglio fare un tuffo. Ma ho paura delle piovre. Dio quante bestie ci devono essere in quell'acqua! Serpenti di mare, polpi, granchi.
— Il Presidente! Il Presidente!
— Nominiamo il Presidente!
— Werkopfen è il più indicato.
— Truffard è il più serio.
Pietrachiara, nel suo costumino roseo pieno di riflessi viola, urlò con tanta insistenza e con una voce così acuta che attirò l'attenzione di tutti e ottenne il silenzio:
— Cari amici, non dimentichiamo, in questa ora solenne, che noi siamo i più puri rappresentanti dell'antica Grecia....
— Bravoooo!!!
Castretta, che prendeva in fretta qualche nota, ci disse a mezza voce con tono serio:
— Sentite? La Grecia.... L'assemblea discuterà certamente del futuro assetto balcanico e della questione jugoslava....
Pietrachiara continuava:
— Siamo figli dell'Ellesponto divino e come tali dobbiamo abborrire tutto ciò che il mondo moderno meccanico ci ha portato di laido, di stupidamente veloce, di pratico, e di volgare. Distinzione, eleganza e bellezza: ecco i nostri motti! Il nostro presidente non può essere altri che il più bello di noi. Propongo dunque di dare la presidenza a colui che è indiscutibilmente il più bello: Paul De Ritten.
— Beneee! Bravooo! De Ritten presidente! All'unanimità! All'unanimità!
Altre barche entravano. Cozzar di remi. Alterchi dei barcaioli. Nelle barche azzurre molti congressisti si svestivano e i variopinti costumi da bagno, lilla, mauves, scarlatti, vibravano nella danza frenetica dei riflessi azzurri.
Si fece largo intorno alla barca di De Ritten che alto, snello, in un attillato costume da bagno color granata con una molle cintura di velluto nero, sembrava un toreador dalle braccia troppo delicate.
— Ringrazio il mio delizioso amico Pietrachiara e apro senz'altro la discussione dando la parola a Werkopfen.
Pietrachiara che intanto aveva preso fuori dalla sua valigia un sacchetto di gomma, lo stava gonfiando con una pompa da bicicletta. Sotto gli sguardi esterrefatti di Castretta, che ora non prendeva più note, quell'oggetto si trasformò a poco a poco in una bella bambola. Pietrachiara la mise seduta accanto a lui, dicendole:
— Tu vas être bien sage, pour ne pas déranger les orateurs. Il ne faut pas faire pipi dans la barque,...
Poi si mise a guaire:
— Sì, Werkopfen, parli Werkopfen, Pomponnette, chiamiamoci tutti coi nostri veri nomi, è tempo di finirla con queste finzioni....
Werkopfen Pomponnette si alzò pesantemente con la sua ballante pancia imbrigliata da un costume lilla troppo stretto. Soffiava asmaticamente nel caldo aumentante della grotta diventata una specie di bagno turco. Il belletto gli colava giù per le grasse gote cascanti. Ma gli occhi azzurri erano intelligentissimi sotto le palpebre sciupate.
Pietrachiara spiegava a Castretta le qualità e i meriti dei diversi oratori. Gli annunciò che Werkopfen godeva di una grande autorità per la sua esperienza politica e le sue grandi aderenze internazionali. Poi, gridò:
— Ti permettiamo di parlare seduto, Pomponnette.
Werkopfen, seduto a poppa della sua barca cominciò con un getto lento e largo di oratore provetto.
— Prima di trattare le questioni importantissime della pace necessaria, del disarmo universale, della lega delle intelligenze pure, della musica pacificatrice, della Santa lentezza e della nostra unica regina: la Bellezza, credo necessario risolvere altri problemi meno importanti ma pieni di insidie e urgenti. Parlo dei problemi del sonno e dell'amore a Capri. La nostra isola sacra è infestata dalle zanzare, cotta da un sole tropicale. Non è assolutamente possibile dormire nè amare sotto una zanzariera.
Cohn, detto Frou-frou, magro e sbilenco, con grossi occhi bleu miopissimi e poveri peli biondicci qua e là disse con voce di capretto:
— Pomponnette non può dormire sotto una zanzariera perchè ha un'amante troppo grassa.
— Taci, spudorato... gridò Pietrachiara. — Frou-frou è un invidioso. Non sa che fare interpellanze.
Pomponnette riprese:
— Bisogna dunque che la graziosa assemblea liberi l'isola dell'amore dalle zanzare e dal caldo eccessivo. Non dimentichiamo le mosche, troppo feconde, porcaccione e interventiste. Dopo una giornata passata sotto le mazze accanite di quell'implacabile bruto che si chiama il sole, le zanzare vengono a guastarci coi loro violini scordati le molli carezze della luna.
— Ce sont les arbres qui attirent les mouches et les moustiques. Il faudrait raser toute l'île de Capri.
— Ton discours a déjà rasé tout le monde!....
— Taci, insolente!
— Propongo di piantare a Capri dei colossali ventilatori per aerare le notti afose d'estate. Nominiamo una commissione tecnica che discuta e deliberi in proposito.
— Assurdo. Le macchine vanno abolite! domando la parola! — gridò Pietrachiara.
No! Si! No! Silenzio! Frastuono infernale. Intervenne De Ritten che diede la parola a Pietrachiara.
— Ben lungi dall'approvare la proposta di Werkopfen Pomponnette, io invito l'assemblea a infliggergli un voto di biasimo.
La sua proposta è schifosamente rivoluzionaria e futurista. Non vogliamo nulla di moderno! Nulla che sappia di carbone, di olio grasso e di benzina!
— Bravoooo!....
— Noi dobbiamo bandire una crociata contro la luce elettrica e contro la velocità dei treni. Abbasso le biciclette, le motociclette e gli automobili che deformano la divina bellezza degli uomini. In quanto al perfezionamento e raffinamento delle notti di Capri vi comunico una mia idea che credo geniale. Organizziamo dei grandi concerti notturni all'aria aperta. Il divino Toscanini prenderà senza dubbio questa nobile iniziativa.
Bisogna formare tre grandi orchestre complete che, nascoste nelle vigne verdi e folte di Capri, sotto la strada di Anacapri e della Marina Grande, culleranno morbidamente i nostri corpi illanguiditi dal sonno.
Si potrebbe variando ogni notte di sonata o di sinfonia eseguire tutta la musica dell'immortale Beethoven e del sovrumano Bach.
Ma date le questioni urgentissime di politica internazionale che dobbiamo risolvere, domando alla graziosa assemblea di rimandare alla prossima seduta questo grande problema delle notti musicali.
Propongo di mandare oggi dei telegrammi di fervida solidarietà ai nostri illustri amici Romain Rolland, Benedetto Croce, Giacomo Boni e Toscanini.
— Bene! Bene! Bene! Approvatooo all'unanimità!
— (continuando) credo doveroso e opportuno affidarne la compilazione al nostro caro presidente la cui squisita verve poetica è sempre ispirata.
De Ritten si alza e ravviandosi indolentemente i capelli biondi colle lunghe dita affusolate detta con voce lirica:
a ROMAIN ROLLAND
A voi che sapete pesare filosoficamente sullo stomaco avariato dei nostri contemporanei coi vostri poderosi romanzi pietre miliari del lungo cammino dei secoli. Osanna!
— Beneeeeee!
firmato: Il Congresso Rosa
22 Agosto dalla Grotta Azzurra.
a BENEDETTO CROCE
Al filosofo tanto alto che non ha visto la Conflagrazione Universale Floreat!
— Beneeeeee!
firmato: Il Congresso Rosa
22 Agosto dalla Grotta Azzurra.
a GIACOMO BONI
A voi che dimenticando il nefando carnaio dissotterrate il delizioso passato che dell'odioso presente ci consola. Ave!
— Beneeeeee!
firmato: Il Congresso Rosa
22 Agosto dalla Grotta Azzurra.
ad ARTURO TOSCANINI
Al Divino Arpeggiatore dei nostri nervi delicatissimi che spasimano con lui. Salve!
— Beneeeee! Bravoooooo!
Tutti i congressisti bagnanti applaudono anguillando rossi, azzurri, viola. La Grotta Azzurra sembra un vivaio di pesci frenetici.
Dissonanza futurista: l'uniforme grigioverde di Marinetti colla bombarda d'oro sgargiante al braccio urla schiantando l'atmosfera molle umida e vigliacca.
Intanto Cohn sporgendosi dalla sua barca che urtava quella di Pietrachiara belava inacidendo la sua ridicola vocetta caprina:
— La paroola! Domando la paroola! Perchè non mi dànno la paroola! Che brutti schiamazzi! Non c'è ordine in questa assemblea! Tutti urlano con delle vociacce! Nessuno mi ascolta!
La gioia di Pietrachiara divenne frenetica. Batteva i piedi e le mani, si dimenava urlando con la sua voce acutissima, con le mani a portavoce:
— Siii! Date la parola a Cohooon! Cohn Frou-Frou vuol parlaaaare! Silenzioooo!
Ladolce, mollemente sdraiato, con indolenza regale, cercava di trattenere Pietrachiara, dicendogli:
— Via, non insistere! Perchè lo incoraggi a parlare, se non sa parlare? Ci farà perder tempo e dirà delle sciocchezze.
— Precisamente per questo lo incoraggio a parlare! Perchè è un cretinooo! Ci dirà tante sciocchezze! Che gioia! Sarà lo zimbello di tutta l'assemblea!
Cohn Frou-frou parlò:
— Propongo di scegliere Taormina invece di Capri per la prossima assemblea! Il teatro greco di Taormina!
— Nooo! Nooo! Nooo! Che stupidaggine! Che cretino!
— Non è cretino! È interessato! L'ebreaccio! Cohn Frou-frou è azionista degli alberghi di Taormina! Abbasso Cohn-Frou-frou!
Intervenne il Presidente De Ritten:
— Credo opportuno metter da parte tutte le graziose questioni e i piccoli problemucci che la vezzosa assemblea ha, più che sfiorato, già sufficientemente accarezzato. So il ribrezzo e la nausea che assale ognuno di noi quando si parla dell'odiata guerra, dell'infame popolaccio interventista! Ma, turandoci le nari, dobbiamo entrare nella cloaca della conflagrazione perchè le nostre autorevoli e sottili intelligenze trovino e impongano finalmente una pace pulita ai popoli che diguazzano in tanta sporcizia sanguinosa.
Il mio adorato amico Ricard domanda per mio tramite all'assemblea il piacere di esporre un onorabile programma di disarmo antifemminile, antimoderno, per il trionfo definitivo dei nostri sessi soavissimi. Prego l'assemblea di ascoltarlo in silenzio e di passare poi senz'altro al voto. Vi prevengo, amici carissimi, che approvo incondizionatamente le idee del mio adorato amico Ricard.
Tutti approvarono, eccettuato Pietrachiara che disse:
— Veramente Ricard non mi pare il più indicato, avrei preferito Markoff!
— No. No. Mia cara Pietrachiara, credimi, hai torto: se insisti vuol dire che non mi vuoi proprio bene! Già, l'ho notato, da qualche tempo tu non mi vuoi più bene!
— Oh! mio caro De Ritten, come puoi dirlo? — rispose Pietrachiara — come puoi pensarlo? Io sono il tuo amico fedele. Sono con te. Tutto ciò che fai è ben fatto.
Poi, acutizzando subito la sua voce:
— Parli Ricard! La parola a Ricard! Silenzio! Sarà un bellissimo discorso!
Sciacquio. Flic-flac. Tonfi di remi. Vibrazione intensissima di riflessi azzurri. Tutti i congressisti tacquero seduti, attenti, composti nelle barche. Ricard si alzò: faccia tonda, occhi azzurri teneri, bocca d'angioletto, languido, grassoccio, piccolo in maglia viola, braccia femminili benedicenti e vescovili, mani grassoccie, tornite, che molleggiano, accarezzano e ricadono sotto il peso degli anelli. Ladolce, prolissamente sdraiato, come una ninfa alla fontana, lo fissava attraverso l'occhialetto d'oro nel silenzio generale.