Mentre Grimoaldo regnava in Pavia, e Romualdo suo figliuolo in Benevento con tanta felicità, ecco che lor s'appresta una guerra oltramodo travagliosa e crudele, la quale portava il pericolo sommo d'esser dai loro Stati interamente discacciati. Infino a qui gl'Imperadori greci poco curando delle cose d'Italia, e contenti solamente d'avere in lei l'Esarcato di Ravenna, il Ducato di Roma, e quelli di Napoli, di Gaeta, e d'Amalfi, con alcune altre città della Calabria e dei Bruzj, niun pensiero prendevansi di restituirla al loro Imperio. L'Imperador Eraclio appena potè contenere i Longobardi ne' loro limiti, perchè interamente non finissero di scacciare d'Italia i Greci; ma morto costui nel mese di maggio dell'anno 641 lasciò per successore Costantino suo figliuolo; fu allora veduta la sede di Costantinopoli in tante revoluzioni, che non potè pensare alle cose d'Italia; conciossiachè Costantino non istette più sul Trono, che quattro, o second'altri[127], sei mesi, avendolo fatto morire Martina sua madrigna, per mettervi Eracleone suo figliuolo. Ma questi ne fu cacciato in capo a sei mesi, e relegato insieme con sua madre. Costanzo, figliuolo di Costantino, gli succedè nell'anno 642, in tempo del quale l'Imperio d'Oriente cominciò ad aver qualche respiro. Questo Principe s'invogliò talmente di riunire l'Italia all'Imperio d'Oriente, che reputò indegnamente portar la corona di quell'Imperio, se non avesse d'Italia affatto i Longobardi discacciati: e fu tanta l'ardenza sua in eseguire questo disegno, che non soddisfatto di mandarvi Capitani per questa impresa, volle egli stesso, lasciando in abbandono la sede di Costantinopoli, portarsi in persona in queste nostre contrade, e porsi alla testa dell'esercito: cosa veramente nuova, nè altre volte accaduta, essendo stata questa la prima volta, che fu veduto un Imperador d'Oriente portarsi in Italia ed in Roma. La novità e stravaganza del qual fatto diede molto da pensare per iscovrire i consigli e le cagioni di tal mossa.
Alcuni credettero, che avendo egli scelleratissimamente ammazzato Teodoro suo fratello, il quale sovente con immagini tetre e formidabili lo spaventava, agitato da sì funeste larve, proccurasse allontanarsi da quella città, e da que' luoghi a lui già fatti odiosi e funesti[128]. Altri attribuivano questa sua mossa all'odio, che i Costantinopolitani portavangli per aver egli abbracciata l'eresia de' Monoteliti, e che perciò proccurasse trasferir la sede dell'Imperio in Roma. Ma i più sensati Autori, fra i quali sono Anastasio Bibliotecario e Varnefrido[129], dicono che non per altro si fu mosso, se non per la cupidità di ricuperare l'Italia, e per la speranza di potere con le sue forze discacciare da questi luoghi i Longobardi. Perciò nella primavera di questo anno 663, apprestata una grande armata di mare, da Costantinopoli partissi, e verso Taranto dirizzò il cammino. Molte città di queste province, che ora formano il nostro Regno, tenevansi tuttavia ne' tempi di Costanzo sotto la Signoria dei Greci, i quali oltre al Ducato napoletano, e agli altri Ducati minori, vi avevano parimente molte altre città marittime della Calabria, siccome Taranto altresì, non ancora da' Longobardi beneventani occupata. Giunto Costanzo in questa città, e sbarcatevi le sue truppe, alle quali unironsi poi i Napoletani, verso Benevento dirizzossi. Questa non aspettata comparsa de' Greci pose da principio in tanta costernazione e spavento i Beneventani, che molte città della Puglia furon da essi abbandonate: onde con leggier contrasto potè Costanzo prender e devastar Lucera, città da Siponto non molto lontana: ma non potè già far lo stesso di Acerenza per esser posta in fortissimo luogo: e non volendovi consumare più lungo tempo, andossene prestamente a campo sotto Benevento, e di stretto assedio la cinse.