§. III.  Leggi di Grimoaldo, e sua morte.

Liberato intanto Grimoaldo da tutti gli sospetti e dalle cure militari, nel sesto anno del suo Regno fu tutto rivolto a' studj della pace, ed a ristabilire con nuove leggi il suo Imperio. Le leggi di Rotari per ventiquattro anni, da che furon promulgate, avevano nell'Italia poste profonde radici; a quelle cominciavano ad accomodarsi non pure i Longobardi, per li quali erano state fatte, ma i provinciali medesimi, ancorchè loro non fosse stato mai interdetto l'uso delle romane. Ma col correr degli anni, come suole accadere, fu osservato non essersi per le medesime proveduto a tutto ciò che era di mestieri, e molte di esse, venendosi all'uso ed alla pratica, sembravano alquanto dure e crudeli[148]. Quindi Grimoaldo, prudentissimo Principe, volendo riformar in parte l'editto di Rotari, ed accrescerlo d'altre leggi, che gli parvero più utili, convocati, come era il loro costume, nell'anno 668, che fu il sesto del suo Regno, i Longobardi e loro Giudici, all'editto di Rotari aggiunse nuove leggi, e riformò le già fatte, ed un nuovo editto promulgò con questo proemio: Superiore pagina hujus Edicti legitur, quod adhuc annuente Domino memorare poterimus, de singulis causis, quae praesenti non essent adfictae in hoc Edicto adjungere debeamus, ita ut causae, quae judicatae, et finitae sunt, non revolvantur. Ideo ego Grimoaldus vir eccellentissimus, Rex gentis Longobardorum, anno, Deo propicio, sexto Regni mei, mense Julio, Indictione undecima, per suggestionem Judicum, omniumque consensum, quae illis dura, et impia in hoc Edicto visa sunt, ad meliorem sensum revocare praevidimus[149].

Questo editto di Grimoaldo si legge nel mentovato Codice Cavense dopo quello di Rotari, e non contiene più che undici capitoli, i cui titoli questi sono. I. Si quis hominem nollendo occiderit. II. Ut causae finitae non revolvantur. III. De servo, qui 30 annos servivit. IV. De 30 annorum libertate. V. De culpa servorum. VI. De 30 annorum possessione. VII. De successione nepotum. VIII. De uxoribus dimittendis. IX. De crimine uxoris. X. Si mulier, aut puella super alia ad maritum intraverit. XI. Si ancilla furtum fecerit. Dopo i quali sieguono i capitoli, o vero le leggi.

Il Compilatore de' tre libri delle leggi longobarde, inserì ancora alcune di queste leggi di Grimoaldo nel primo e secondo libro, sino al numero di sette. La prima si legge nel libro primo sotto il tit. de furtis, et servis fugacibus; la seconda sotto il tit. de culpis servorum; la terza nel libro secondo sotto il tit. de eo, qui uxorem suam dimiserit; tre altre nello stesso libro sotto il tit. de praescription. e la settima nel medesimo libro secondo sotto il tit. qualiter quisque se defendere debeat.

Dopo avere Grimoaldo così bene adempiute le parti d'un ottimo Principe, ecco che per un accidente stranissimo è tolto a' mortali; poichè avendosi fatto salassare nel braccio, dopo nove giorni del salasso, mentre egli fa forza in caricando un arco, gli si apre la vena, nè con tutti gli argomenti possibili potendosi chiudere, esangue se ne morì nel nono anno del suo Regno, che cadde nel 672 dell'umana Redenzione. Fu Grimoaldo fornito d'ogni rara virtù, e per la sua sagacità e singolar accortezza meritamente fu al Trono portato: Principe, che volle anche per la sua pietà lasciar di se lodevole ed onorata memoria; poichè se bene nell'eresia d'Arrio fosse nato e cresciuto, a' conforti di Giovanni Vescovo di Bergamo, uomo di singolar bontà e dottrina, l'abbominò, abbracciando la religion cattolica; nè contento di ciò, molte chiese rifece, ed altre di nuovo costrusse, fra le quali celebre fu quella dedicata ad Alessandro nell'isola di Dulcheria, e l'altra in Pavia al Santo Vescovo Ambrogio[150]. E fu questo esempio così memorando, che gli altri Re suoi successori furon tutti cattolici, e si estinse in lui l'Arrianesmo appo tutti i Longobardi in Italia.