Intanto al Principato di Benevento, per la morte accaduta nel 806 di Grimoaldo senza lasciar di se prole maschile (poichè Gottifredo era a lui premorto), era stato innalzato un altro Grimoaldo, che fu suo Tesoriero, onde con manifesto errore il Sigonio reputò un solo Grimoaldo questi due. Fu questi un Principe di genio tutto diverso dal suo predecessore, di soavi costumi, e molto alla pace inchinato, il quale per liberar il suo Stato dalle continue scorrerie de' Franzesi, si risolse di pattuire con quelli una ben ferma pace, ed essendo morto Pipino, mandò a questo fine suoi Legati all'Imperadore, il quale non ancora avea dichiarato Re d'Italia Bernardo suo nipote. Carlo che si trovava allora distratto contro i ribellanti Bretoni, e contro gli Schiavoni, vi diede orecchio, e contentandosi del tributo offerto da Grimoaldo, fermò con lui la pace[430]. Da questo tempo innanzi il Principato di Benevento rimase tributario agl'Imperadori d'Occidente come Re d'Italia, ed i Beneventani per lungo tempo furono in pace con i Franzesi.
Diede Grimoaldo all'incontro la pace a' Napoletani: questi due Popoli, Beneventani e Napoletani, furono quasi sempre in contese, e non mancavano, come emoli e vicini continue occasioni di guerre. Questo Principe pose fra loro pace: ma il di lui destino portò, che quella non guari durasse, per un'occasione che saremo a raccontare. Governava in questi tempi il Ducato napoletano per l'Imperador Lione soprannomato l'Armeno, Teodoro Duca e Maestro de' soldati, il quale fermata ch'ebbe la pace con Grimoaldo, amministrava il Ducato con somma quiete e tranquillità; ma un nobile beneventano chiamato Dauferio e per difetto di lingua soprannomato il Balbo, di torbido ingegno e di spiriti ambiziosi turbò pace sì tranquilla; poichè questi con somma ingratitudine congiurando contro Grimoaldo, da cui in molta stima era tenuto, eragli venuto in pensiero, dovendo passar questo Principe, mentre approssimavasi a Salerno, per un ponte di sbalzarlo e precipitarlo in mare[431]: ma scopertasi la congiura, passando egli sano e salvo il ponte, fece imprigionar tosto i congiurati: Dauferio che non ritrovossi presente, ciò conosciuto, tosto si pose in fuga, e verso Napoli s'avviò, dove da' Napoletani fu accolto, ed il Duca Teodoro lo ricevè sotto la sua protezione. Se ne offese a dovere il Principe Grimoaldo, onde per vendicar questi torti, ragunato all'istante come potè meglio le sue forze così terrestri, come marittime, verso Napoli incamminossi, e giunto vicino alle mura, vide opporsi a lui molta gente, che tutti erano in arme per ributtarlo. Allora Grimoaldo tutto acceso d'ira e di sdegno tentò ostinatamente di combatterla. Si pugnò ferocemente e per mare e per terra, e fu tanta la strage de' Napoletani, che per sette e più giorni sì videro l'acque del lido del mare bruttate del sangue de' morti, narrando Erchemperto[432], che sino a' suoi dì in terra si vedevano i tumuli de' cadaveri degli uccisi, essendo restati sul campo cinquemila morti in quella battaglia: solamente il Duca Teodoro e l'infame Dauferio scamparono dalla battaglia salvi, e datisi in fuga ed inseguiti, riuscì loro finalmente porsi dentro le mura della città; ma non perciò trovarono quivi riposo, poichè piene d'ira e baccanti colle armi alle mani furono inseguiti dalle donne napoletane, i mariti delle quali eran rimasi uccisi nella precedente battaglia, ad alta voce sopra di essi gridandogli per traditori ed infami, e che rendessero loro i mariti, già che per essi erano stati morti, avendo mossa così ingiusta guerra a' Beneventani. Intanto Grimoaldo inseguendo i fuggitivi giunse insino alla Porta Capuana, che trovatala chiusa, col suo stocco la percosse, nè quivi era chi potesse resistergli. I Napoletani serrate tutte le porte, dentro le mura si chiusero della città, pensando a difendersi come si potea il meglio. Sedati intanto per opra del Duca i tumulti e gli schiamazzi delle donne, cominciò a maneggiarsi la pace, e fu cotanta la destrezza e l'efficacia di Teodoro, che placato Grimoaldo, Principe per altro mitissimo e molto inclinato alla misericordia, gliela concedette: si contentò per ammenda d'ottomila scudi d'oro e che gli fosse restituito Dauferio; e fu tanta la sua clemenza, che non solo gli perdonò tutti i tradimenti e ribaldarie, ma anche l'accolse nella sua grazia e nel pristino favore.
Ma il destino di questo Principe non finì qui per perderlo; poichè non così tosto Grimoaldo fu salvo di questa congiura, che pochi anni dapoi glie ne fu ordita un'altra irreparabile, per la quale finalmente riuscì a' congiurati d'ammazzarlo. Capi di questa congiura furono Radechi Conte di Consa e Sicone Castaldo d'Acerenza. Era Sicone uomo di gran autorità in Spoleto, e per doversi opporre a' disegni di Pipino era entrato in sua disgrazia; onde di lui temendo, ricovrossi come in sicuro asilo a Benevento, ed accolto dal Principe Radechi lo creò Castaldo d'Acerenza, lo nudrì presso di lui con tanta affezione e grazia che lo pose in isperanza di doverlo lasciare suo successore[433]: Grimoaldo suo figliuolo l'amò anche; ma vedutosi egli da poi posposto a questo il Grimoaldo, di mal animo lo sofferiva, aspirando sempre al Principato: unitosi perciò con Radechi, tese insidie a questo infelice Principe, il quale fu ucciso da costoro nell'anno 817, ed in suo luogo, guidando il tutto Radechi, fu da' Beneventani al Principato di Benevento innalzato Sicone ancorchè straniero. Radechi pentitosi poscia d'una tanta scelleratezza si rendè poco da poi Monaco in Monte Cassino[434].