Mentre queste cose accadevano nelle nostre province, Autari non avendo potuto ottener per moglie la sorella di Childeberto Re di Francia, la quale fu da questo Principe sposata a Recaredo Re di Spagna da poi che ebbe costui abbracciata la fede cattolica, e con memorabil esempio discacciato l'Arrianesimo da' suoi Regni; rifiutato dunque Autari da Childeberto, dimandò a Garibaldo Re de' Bajoari la figliuola Teodolinda per isposa: femmina prudentissima, le cui eccelse virtù dovranno sovente rammentarsi in questa Istoria; ed avendola nell'anno 590 sposata in Verona, fu da poi questo Principe intrigato in una nuova guerra co' Franzesi; poichè Childeberto volendo restituirsi nel perduto onore per la sconfitta ricevuta gli anni precedenti, ritornò con potente esercito in Italia, e fu tanto il terrore delle sue armi e le promesse, che molti Duchi longobardi si ribellarono: si diede al suo partito Minolfo Duca di Novara, Gandolfo Duca di Bergamo, e Valsari Duca di Triviggi. Narrasi[58], che in questi tempi, occupata Pavia da Papio Duca de' Franchi, ne avesse questa città preso il nome, che oggi tuttavia ritiene, e fossesi abolito l'antico di Ticinum. Ma non fu più felice dell'altre questa impresa de' Franzesi, poichè infestato il loro esercito dal morbo di disenteria, essendosi Autari con suoi Duchi ben munito nelle sue Piazze, i Franzesi, ancorchè per tre mesi andassero vagando per l'Italia, alla fine incrudelendo il morbo, furon astretti ritornare alle paterne case; onde Autari prese il tempo opportuno di far dimandar la pace a Childeberto da Guntrando Re di Francia zio del Re Childeberto, il quale si frappose per trattarla: ma non passò guari, che Autari fu tolto a' mortali, poichè partitosi da Verona per Pavia, gli fu data una bevanda attossicata[59] onde finì la vita in settembre di questo stesso anno 590, dopo aver regnato in Italia poco men che sei anni. I Longobardi intesa la morte del loro Principe, tosto raunati in Pavia, pensarono all'elezione del successore, ed intanto mandarono Ambasciadori a Guntrando, dandogli avviso di questo successo, e insieme a pregarlo, che proseguisse i suoi uficj interposti per trattar la pace con Childeberto suo nipote: ma venutosi all'elezione d'un nuovo Principe, non parendo loro d'averne alcuno, che fosse ben atto a sostener questa dignità, deliberarono, che Teodolinda gli governasse, e a colui ch'ella s'eleggesse per marito fra i Duchi, si conferisse la regal dignità. Fra i Duchi longobardi era allora al Ducato di Torino preposto Agilulfo, Principe di sangue ad Autari congiunto, ed in cui alla bellezza del corpo s'accoppiava anche quella dell'animo veramente regio, e adatto a qualunque governo: Teodolinda fra tanti trascelse costui, che con universal giubilo, stabilite le nozze, fu da tutti per Re proclamato.
Fra le molte e pregiate doti di Teodolinda, non fu riputata la minore in questi tempi, essere stata ella zelantissima della religion cattolica, nella quale era allevata e nudrita, onde ne divenne carissima a S. Gregorio M. il quale le mandò i quattro libri delle Vite de' Santi, che avea composto, siccome quegli, che la conosceva affezionata alla fede di Cristo, non meno che costumatissima ed eccellente in tutte le buone arti; e ancorchè fossero riusciti vani tutti i di lei sforzi per ridurre Autari, suo primo marito, a rinunziare l'Arrianesimo; nulladimeno credè non dover ritrovare in Agilulfo la stessa durezza, non solamente per le sue pieghevoli e dolci maniere, ma molto più per la gratitudine d'averlo al Trono innalzato: abbraccia per tanto Agilulfo la religion cattolica, e seguitando i Longobardi l'esempio del loro Principe, moltissimi di loro detestarono, chi il Gentilesimo, altri l'Arrianesimo, de' quali eran infetti, e renderonsi cattolici; e potè tanto in Agilulfo il zelo di questa religione, che a' conforti di Teodolinda rifece molti monasterj, e molte chiese ristorò, le quali per le passate guerre eran poco men, che distrutte, e donò a quelle molte possessioni, restituendo l'onore e la riputazione a' Vescovi, i quali, quando i Longobardi erano nell'errore del Paganesimo furono in depressione, ed abbietti[60].