§. I.  Di Arechi II. Duca di Benevento.

Nel Regno di Agilulfo, conforme al conto del Pellegrini, in quest'anno 591 accadde la morte di Zotone Duca di Benevento, celebre più per la sua rapacità e per lo memorabil sacco del monastero Cassinese, che per altro; onde per la costui morte fu dal Re Agilulfo nel Ducato di Benevento eletto Arechi congiunto per consanguinità a Gilulfo Duca del Friuli[61]. Secondo la politia introdotta da Autari nel Regno de' Longobardi in Italia, non solevan questi Duchi levarsi, se non o per fellonia, o per morte; e dopo la morte venne anche ad introdursi, di anteporre a qualunque altro i figliuoli del morto, se il Re gli reputava abili: così veggiamo, che dopo il lungo Ducato di questo Arechi, che durò cinquant'anni, succedè nello stesso Ajone suo figliuolo; e accadendo di morire il Duca senza figliuoli, il Re, o eleggeva altri in luogo suo, ovvero estingueva il Ducato, senza surrogarvi successore. Il che s'osserva essersi cominciato a praticare negli ultimi anni del Regno di questo Principe: ciocchè facevano essi per ragion di Stato, fomentata dall'ambizione de' Duchi, i quali bene spesso tentavan di scuotere il giogo della dipendenza, e rendersi assoluti; onde furon obbligati a pensare di sopprimere, quando potevano, molti di questi Ducati, tanto che pian piano gli ridussero a ben pochi, ritenendo solamente quelli, che potevano, come s'è di sopra osservato, giovare alla maggiore sicurità e custodia del Regno. Tanto maggiormente, che i Re longobardi non meno per le guerre esterne di straniere Nazioni, quanto per quelle, che venivan mosse dai loro proprj Duchi, erano in continue sollecitudini ed angustie, come si è veduto nel Regno d'Autari, e potrà osservarsi in questo d'Agilulfo, il quale dopo avere nell'anno 600 di nostra salute, fatta la pace co' Romani, e dopo avere ristabilita la lega con Teodiberto nuovo Re di Francia, ebbe a combattere coi suoi Duchi, ch'eransegli ribellati, e con memorando esempio sconfitti che gli ebbe, senza che potessero trovar perdono, privò di vita tre di loro, Zangrulfo in Verona, Gandolfo in Bergamo, e Varnecauso in Pavia.

Per questa ragione, mancando per morte o per fellonia alcuno di essi, o procuravan surrogarvi altri, della cui fedeltà ed amore eran ben certi, come fece Agilulfo, quando morto Eoino Duca di Trento, surrogò in quel Ducato Gondoaldo uomo cattolico, ed insigne per la sua pietà[62]: ovvero non curavan darvi successore, siccome avvenne al Ducato di Crema, al quale, morto Cremete senza figliuoli, non se gli diè successore[63].

Il Ducato beneventano sotto il governo d'Arechi, che fu il più lungo di quanti mai ne furono, durando cinquant'anni, dal 591 infino al 641 stese molto i suoi confini, tantochè secondo Paolo Emilio[64], ed altri Scrittori, i suoi termini da un lato s'estesero insino a Napoli, e dall'altro sino a Siponto, la qual città dopo il Ponteficato di Gregorio M. si rendè anche a' Longobardi, ed al Ducato beneventano fu aggiunta. Nè infino a questi tempi allargò egli tant'oltre i suoi confini, quanto fortunatamente gli distese poi negli anni seguenti, allorchè abbracciaron quasi tutto quello, ch'è ora Regno di Napoli. Nè perchè i Longobardi sotto questo Duca di Benevento, che secondo l'Epoca del Pellegrino non potè esser certamente Zotone, ma Arechi, avesser presa e saccheggiata la città di Crotone, e fatti quivi molti prigionieri, dovrà dirsi, che fin da questi tempi i suoi confini verso Oriente si fossero stesi sino a Crotone; poichè il costume dei Longobardi era, quando loro non riusciva di conquistar Piazze, nelle quali potessero mantenervisi, e lasciarvi presidio, di scorrere a guisa di predoni il paese e saccheggiarlo, con portarsi seco i paesani, che riducevano in cattività, e n'esigevan grosse somme per gli riscatti: come appunto avvenne a' Crotonesi, che per ricomprarsi fu d'uopo sborsar gran denaro; e da una epistola di S. Gregorio M., ove, deplorandosi la cattività de' medesimi, si leggono gli sforzi, che da questo Pontefice si facevan per riscattargli, si conosce chiaramente, che presa ch'ebbero questa città, dopo averla saccheggiata, carichi della preda, si condussero con esso loro molti nobili, non perdonando, nè ad età nè a sesso, e la lasciarono, nè vi posero presidio, essendo allora molto lontana da' confini del loro Ducato, ed in mezzo all'altre città de' Greci loro inimici. Fu questo un costume praticato anche fra' Cattolici, i quali ancorchè non riducessero in servitù i presi, solevano nondimeno custodirgli infino che non fossero con denaro riscossi: di che rendono a noi testimonianza gravissimi Autori[65]. Non dee perciò riputarsi acerbità o furor de' soli Longobardi, i quali, parte Gentili, ed altri Arriani, praticassero lo stesso co' loro nemici. Così anche sotto Zotone, non perchè dessero il sacco al monastero Cassinese, s'allargò in quel tempo questo Ducato tanto verso quella parte, come si stese da poi: e per questa ragione ancora più sconcio error sarebbe, se fin da' tempi d'Autari Re volessimo dire che il Ducato beneventano si fosse disteso sino a Reggio, perchè Autari infino a quest'ultima parte facesse correre il suo stendardo; poichè da questo stesso e da ciò che narrasi aver detto questo Principe quando coll'asta percosse quella colonna, che fin quivi dovea egli stendere i confini del suo Regno, si conosce manifestamente, che allora tutti que' luoghi erano, come furono per molto tempo da poi, sotto la dominazione degl'Imperadori d'Oriente.

Ecco come quello, che ora è Regno di Napoli, in questi tempi non riconosceva, come prima un sol Signore ed un sol Principe, ma ben due. Il Ducato beneventano ubbidiva al suo Duca immediatamente, e per lui al Re de' Longobardi. La Puglia e la Calabria; la Lucania ed i Bruzj; il Ducato napolitano; quelli di Gaeta, di Sorrento, di Amalfi, e gli altri Ducati minori, a' loro Duchi immediatamente, e per essi all'Esarca di Ravenna, e agl'Imperadori di Oriente.