§. I. Concilio tenuto da Urbano in Bari, e sua morte, seguita poco da poi da quella del Conte Ruggiero, e d'altri Principi.

Intanto Urbano dopo essersi in Salerno trattenuto con questi Principi, se ne passò in Bari, ove avea intimato un Concilio di Padri greci e latini per determinare il Dogma della processione dello Spirito Santo dal Padre e dal Figliuolo, nel che i Greci non convenivano[367]. Intervennero in questo Concilio 185. Vescovi, e volle assistervi anche S. Anselmo Arcivescovo di Cantorberì, che per affari della sua Chiesa si trovava allora in Italia. Vi furono perciò tra' Greci e Latini grandi dibattimenti; ma furono da S. Anselmo coloro convinti, e determinato secondo ciò che teneva la Chiesa latina; ma non per questo finì lo scisma, che sostenuto con ardore da ambe le fazioni per lungo tempo tenne divise queste due Chiese, che non valse umana diligenza per riunirle.

Spedito Urbano da questo Concilio portossi in Roma, ove dopo esser intervenuto al Concilio romano, del quale poc'anzi si disse, non passarono molti mesi, che in questo medesimo anno 1099 finì in quella città i giorni suoi. Meritò questo Pontefice essere annoverato tra i più grandi Papi ch'ebbe la Chiesa romana; egli tenendo questa Sede poco men che dodici anni, adoperò molte eroiche azioni, e si rese celebre al Mondo per la spedizione de' Crociati, essendone stato il primo autore, Egli sopra tutti gli altri Pontefici fu il più ben affezionato a' nostri Principi normanni, nè con essi ebbe occasion alcuna di disturbo, ma gli amò come padre i propri figliuoli, e per quanto s'apparteneva a lui, proccurò i loro maggiori vantaggi. Per la di lui morte fu eletto Papa l'Abate Rainerio di Toscana, che Pascale II appellossi; ed in questo medesimo anno i nostri presero Gerusalemme, e ne fu eletto Re il famoso Goffredo Buglione, al quale dopo la sua morte succedette Balduino suo fratello, avendo intanto Boemondo presa Antiochia, e fattosene Principe, che la trasmise a' suoi posteri.

La morte di Urbano fu non molto tempo da poi seguita da quella del Gran Conte Ruggiero: egli essendo già molto avanzato in età, trovandosi in Calabria, rese chiara al Mondo la città di Melito ove morì nel mese di Luglio dell'anno 1101[368]. E non a bastanza pianto da' suoi, fugli nella maggior chiesa di quella città edificata da lui, eretto un sepolcro, ove ancor oggi si conservano le sue gloriose ossa. Egli visse settanta anni, avendone regnato sedici dopo la morte di Guiscardo suo fratello. Ebbe più mogli, dalle quali avea avuti molti figliuoli, ma tre soli maschi a lui sopravvissero, nati dalla sua ultima sposa Adelasia, la quale prese il governo degli Stati immantenente dopo la morte del marito con Roberto di Borgogna suo genero[369]. Questi tre figliuoli furono Simone, che morto poco dopo il padre, non ebbe la sorte di succedergli nel Contado di Sicilia[370]. Goffredo soprannominato di Ragusa, di cui l'istoria non ci somministra alcun riscontro: alcuni[371] credono che fosse nato dalla prima moglie Erimberga, e che insieme col fratello Giordano fosse al padre premorto. Ruggiero II fu quegli al quale lasciò i suoi Stati in una situazione così illustre e vantaggiosa, che poco da poi gli possedette con titolo e Corona di Re, e che la fortuna l'innalzò ad unire nel suo capo le due Corone di Puglia e di Sicilia, e che con titolo regio signoreggiò ancora queste nostre province, come qui a poco diremo. Lasciò ancora il Conte Ruggiero due figliuole, Matilda ed Emma: Matilda fu moglie di Rainulfo Conte d'Avellino. Per la qual cagione ne' disturbi che accaddero da poi tra il Re Ruggiero, con l'Imperador Lotario II ed il Papa Innocenzio II fu da Innocenzio, Rainulfo costituito duca di Puglia contro Ruggiero suo cognato nell'anno 1137. Fu questa Matilda quella che persuase ad Alessandro Abate Telesino di scrivere l'Istoria di Ruggiero suo fratello, com'e' testifica nel primo libro della medesima. Emma altra figliuola fu moglie di Rodolfo Maccabeo Conte di Montescaglioso[372]; non facendo allora questi Principi difficoltà di dare le loro figliuole, o sorelle per ispose a' loro Baroni, i quali per la maggior parte erano dell'illustre sangue normanno o longobardo, e potenti per molti ampi Stati, e ricche Signorie. Coloro che fanno Costanza moglie d'Errico Imperadore figliuola di questo Ruggiero, errano di gran lunga; fu ella nipote, non già figliuola del Gran Conte Ruggiero, come nata dal Re Ruggiero suo figliuolo, come diremo.

Il principio di questo duodecimo secolo, nel quale siamo, fu luttuosissimo non solo per la morte del Gran Conte Ruggiero, ma di molti altri Principi che lo seguirono. Morì poco da poi nel mese di gennaro dell'anno 1106. Riccardo II Principe di Capua dopo la cui morte non lasciando di se figliuoli, gli succedè al Principato Roberto suo fratello, che lo tenne insino al 1120 nel qual anno morì[373]. Nell'istesso anno 1106 nel mese d'agosto finì ancora i giorni suoi l'Imperador Errico III a cui succedette Errico IV suo figliuolo, il quale non meno che il padre, quasi ereditando co' Stati l'odio contro i Pontefici romani, fu assai più acerbo con Pascale II e co' suoi successori di ciò ch'era stato suo padre con Gregorio VII. Egli volendo sostenere con maggior vigore le ragioni delle investiture, minacciava di voler calare con potente armata in Italia contro Pascale. Questo Pontefice per occorrere ad un tanto periglio, venne a Capua per sollecitare il Principe Roberto, ed il Duca Ruggiero, perchè l'aiutassero contro gli sforzi d'Errico; ma Errico venuto in Italia con valido esercito, e giunto in Roma, ove il Papa era ritornato, ed eragli (credendo così reprimere il suo orgoglio) col Clero e 'l Popolo romano andato incontro per riceverlo, lo fece conducere con tutti i suoi dentro i suoi alloggiamenti, come prigioniero, ove per forza gli estorse le ragioni dell'investitura, e lo costrinse di vantaggio secondo il solito rito e cerimonie a farsi incoronare Imperadore[374]. Ma subito che Errico partì d'Italia, Pascale in un Concilio tenuto da poi in Laterano, annullò, e cassò tutti quegli atti, avendo intanto poco prima sollecitato il Duca di Calabria, ed il Principe di Capua con gli altri Normanni, e l'istesso Boemondo, perchè unite le loro armate soccorressero la Chiesa romana contra le persecuzioni, che, come diceva, sofferiva da Errico.

Ma la morte di questi due Principi Boemondo e Ruggiero accaduta l'una poco dopo l'altra, frastornò tutti i suoi disegni. Morì Boemondo in quest'anno 1110 in Antiochia, ed il suo cadavere trasportato in Italia, fu fatto seppellire a Canosa nella Chiesa di S. Sabino. Lasciò di se un figliuolo nomato pur Boemondo, che al Principato d'Antiochia, ed agli altri suoi Stati successe. Lasciò ancora un'altra sua figliuola, ed amendue raccomandò a Tancredi suo nipote.

Ma più deplorabile fu a queste nostre province la morte accaduta in Salerno nel mese di febbraio dell'anno 1111 del famoso Duca Ruggiero[375]. Fu egli con gran pompa, e molte lagrime sepolto nella maggior chiesa di Salerno, edificata dal Duca Guiscardo suo padre: nè lasciò di se altra stirpe virile, se non Guglielmo, natogli dalla Duchessa Ala sua seconda moglie, il quale, morto suo padre, al Ducato di Puglia ed agli altri suoi Stati succedette.

Il Duca Guglielmo, non meno che suo padre volle continuar col Papa l'istessa amicizia e corrispondenza, nè mancò di soccorrerlo nelle contese che con più ardore si proseguivano con Errico. Eransi a questi tempi cotanto esacerbate queste contenzioni, che l'Imperador Alessio Comneno pensò profittarne, scrivendo a Pascale II che se voleva riconoscer lui per Imperadore d'Occidente, l'avrebbe prestati contro Errico validi aiuti[376]. Ed intanto avendo Guglielmo stabilito in più perfetta forma lo Stato, non mancò di chiedere al Papa la conferma dell'investitura del Ducato di Puglia, e di Calabria, come i suoi predecessori aveano ricevuta. Nè Pascale mancò tosto di concedergliela, come fece nell'anno 1114 mentre era in Cepperano a celebrar un Concilio, ove Guglielmo portossi per riceverla[377]. Ma mentre questo Pontefice era tutto inteso per reprimere gli sforzi d'Errico oppresso da gravi, e noiose cure ammalossi in questo anno 1118 nel quale a' 12 gennaro finì di vivere[378].

Morì ancora nel mese d'agosto del medesimo anno Alessio Imperadore d'Oriente, a cui nell'Imperio successe Giovanni Porfirogenito suo figliuolo. Ben tosto ci libereremo dalla cura di tener conto degl'Imperadori d'Oriente; poich'essi avendo perduto tutto ciò, che possedevano in queste nostre province, con poca speranza di più riacquistarlo, non vi fu occasione di più pensare, ed intrigarsi negl'interessi di queste regioni. Niente più era loro rimaso che un'ombra di sovranità, che ancor ritenevano sopra il picciolo Ducato napoletano, il quale non guari si vedrà passare altresì sotto la dominazione del famoso Ruggiero I Re di Sicilia e di Puglia. Si governava ancora questo Ducato sotto forma di Repubblica per suoi Duchi e Consoli, ed in questi Tempi n'era Duca Giovanni, il quale morto non molto tempo da poi, mentre regnava in Oriente Porfirogenito, fece luogo a Sergio, ultimo Duca che fu de' Napoletani. Poichè passata da poi Napoli sotto Ruggiero, ancorchè non immutasse la forma del suo governo, vi creava egli nondimeno i Duchi a suo arbitrio e vi costituì Duca, Anfuso uno de' suoi figliuoli, come si dirà a più opportuno luogo.