Fu nel declinar di questo anno 1136 nel mese di novembre, che questo Imperadore fermato in Roncaglia (che come altre volte abbiam detto, è un campo piano e largo posto sopra il Po non molto lontano da Piacenza)[471] ragunò, secondo il costume de' suoi maggiori, una Assemblea di tutti gli Ordini così ecclesiastico di Arcivescovi e Vescovi, come de' Nobili, di Duchi, Marchesi, Conti, ed altri Baroni, e de' Magistrati delle città d'Italia, ove a richiesta de' medesimi per mezzo d'una sua Costituzione stabilì alcune altre leggi feudali, che riguardano principalmente la proibizione di poter alienare i Feudi. Questa Costituzione noi l'abbiamo nel libro secondo de' Feudi[472]; ed anche nel libro terzo delle leggi longobarde[473]. Nè l'istesso Pellegrino[474] può negare che sia di questo Lotario; onde da ciò ancora si convince, che il Compilatore delle leggi longobarde, unì le Costituzioni degl'Imperadori come Re d'Italia, cominciando da Carlo M. sino a quest'ultimo Lotario (poichè quella di Carlo IV fu aggiunta molto tempo da poi di questa Compilazione) perchè gli altri Imperadori che dopo Lotario tennero l'Imperio d'Occidente, e che sovente calati in Italia presso Roncaglia stabilirono altre leggi, atteso che queste riguardavano solamente i Feudi: i Compilatori delle Consuetudini Feudali, che furono a tempo di Federico I non stimarono unirle alle leggi longobarde, ma facendo una Compilazione a parte l'unirono al Corpo delle Consuetudini Feudali, onde ne surse un nuovo Corpo di leggi dette Feudali, che ultimamente da Cujacio fu distinto in cinque libri, come trattando di questa Compilazione a suo luogo più distesamente diremo.
Non vide Ruggiero più fiera procella di quella, che gli mosse Lotario in questa seconda volta, che calò in Italia. Si vide in un baleno sottratte dal suo Regno le più belle province, com'erano queste di qua del Faro: al suo arrivo si rinvigorirono le speranze de' suoi nemici, ed i mal contenti si resero più animosi a prorompere in aperte sedizioni; poichè in prima non mancò Lotario, avvisato delle angustie, nelle quali era ridotta la città di Napoli, e che i suoi cittadini per le case, e per le piazze perivan di fame, di mandar lettere ed Ambasciadori a Sergio, ed ai Napoletani, confortandogli a durare per picciol tempo nell'assedio, ch'egli tantosto sarebbe venuto in lor soccorso. Ed in fatti non tardò guari, che s'incamminò verso Apruzzi, e pervenuto al fiume Pescara, valicatolo, soggiogò Termoli con molti luoghi di quella provincia; e passato in Puglia, prese la città di Siponto, ed atterrì in maniera i Pugliesi, e gli pose in tanta costernazione, che tutte le città di quel contorno insino a Bari, ove Lotario era passato, si diedero in sua balìa.
Intanto Innocenzio, che dimorava a Pisa, erasi già partito di colà, e passato a Viterbo per incontrarsi con l'Imperadore, il qual intesa la venuta del Papa in quella città, gl'inviò tosto Errico suo genero con tremila soldati, e gli mandò a dire che proccurasse di conquistare le terre della Campagna di Roma, e di restituire il Principato di Capua a Roberto, perch'egli per altro cammino avrebbe proccurato di toglier a Ruggiero l'altre province della Puglia: onde Innocenzio con altro esercito venne a S. Germano, che tantosto se gli diede. Indi passato a Capua non vi essendo chi potesse resistergli, tosto si rese padrone di quella città, e ripose in essa e nel suo Principato il Principe Roberto[475]. E scorso da poi in Benevento, dopo breve contrasto, i Beneventani si resero a lui. Indi partissi per girne a ritrovar Lotario in Puglia, il quale avea già presa Bari[476], e sol gli restava d'espugnare la sua forte Rocca, la quale Ruggiero avea edificata, e di grosso e valoroso presidio munita; ma quella finalmente espugnata, portossi l'Imperadore ed Innocenzio sopra Melfi di Puglia: ed avendola per alcun tempo tenuta assediata, l'ebbero alla fine in lor balìa.
Fu in questo anno 1137 che Lotario avendo tolta a Ruggiero la Puglia pensò di crearne un nuovo Duca, ed avendo fatto in Melfi a tal fine ragunare un Parlamento, ove fece chiamare tutti i Baroni di quella provincia, trattò ivi della creazione di questo nuovo Duca, mandando in tanto i suoi eserciti verso Salerno per assediare quella città. Insorsero per tal occasione gravi contese tra Lotario ed Innocenzio intorno a quest'elezione[477]: pretendeva Innocenzio per le ragioni altre volte addotte, che siccome i suoi predecessori aveano investito i Normanni del Ducato di Puglia, così ora essendosi tolto a costoro, suo dovesse essere il potere di investirne altri. All'incontro Lotario pretendendo esser queste province dipendenti dall'Imperio d'Occidente, essere degl'Imperadori la facoltà dell'investire altri[478], siccome di fatto l'Imperador Errico ne avea investiti i Normanni. La discordia s'accese in maniera, che se non fosse stato il timore conceputo, che Ruggiero lor comune nemico non se ne profittasse, sarebbe terminata in aperta guerra. A questo fine si pensò un espediente, col quale proccurossi di non recarsi pregiudizio alle ragioni dell'Imperio, nè della Chiesa; e fra lor si convenne che il nuovo Duca si dovesse da ambedue investire[479]. Fu eletto Rainulfo Conte d'Avellino di nazione normanna, non Germano, come credette il Sigonio[480], cognato del Re, e figliuolo del Conte Roberto, il quale era nato dal vecchio Conte Rainulfo fratello germano di Riccardo I Principe di Capua[481].
Fu adunque Rainulfo creato nuovo Duca di Puglia, e gli fu dato lo Stendardo, con cui fu investito del Ducato per mano d'ambedue, d'Innocenzio e di Cesare. E Falcone Beneventano aggiunge, che a' 5 di settembre l'istesso Papa Innocenzio nella chiesa arcivescovile di Benevento unse Rainulfo in Duca di Puglia, essendo a questa unzione presenti il Patriarca di Aquileja, molti Arcivescovi, Vescovi ed Abati. Così insino a questo punto i due più fieri nemici di Ruggiero, i quali si erano così ben distinti a favor di Lotario e del Papa, riceverono i premj de' loro sudori e travagli: Roberto fu restituito nel Principato di Capua, e Rainulfo a più sublime dignità fu promosso. Rimaneva l'altro, ch'era Sergio co' suoi Napoletani, i quali finora avean con inaudita costanza in mezzo a tante calamità e penurie sostenuto l'assedio della loro città; perciò Lotario ed Innocenzio verso queste parti rivoltarono tutti i loro sforzi, e tenendo i loro eserciti presso Salerno, pensarono di espugnar prima questa città, e da poi passare a levar l'assedio di Napoli, aspettando in tanto il sospirato soccorso di Pisa, senza il quale non poteva per via di mare portarsi soccorso alcuno in quella città, e senza il quale non era da sperare di poter ridurre Amalfi e gli altri luoghi marittimi d'intorno, sotto la dominazione di Cesare. Ma ecco che pur troppo opportunamente i Pisani con cento legni armati, siccome avean promesso, giunsero in Napoli, ed introdotto soccorso in questa città, tanto che non vi era più timore di rendersi, non guari da poi fu loro da Cesare comandato, che passassero in Amalfi affin di ridurre quella città co' luoghi vicini, siccome vi passarono con quaranta sei galee, e quivi giunti, espugnarono Amalfi, Scala e Ravello, e facendo gran bottino in quella città, e nella sua riviera, ridussero Amalfi sotto la dominazione dell'Imperadore.