La presente divisione delle nostre province in dodici, che ora compongono il Regno di Napoli, dal Surgente[396], dal Mazzella[397], e comunemente da tutti gli Scrittori s'attribuisce a Federico II Imperadore, le quali non con nome di province, ma di Giustizierati erano dinotate. Ma questa loro opinione non è in tutto vera, poichè nè Federico fu il primo a far cotal divisione, nè a' suoi tempi il lor numero arrivava a dodici ma era minore; onde non al solo Federico, ma a Carlo I d'Angiò, ad Alfonso I d'Aragona ed a Ferdinando il Cattolico, cioè a tutti insieme dee attribuirsi, siccome molto a proposito avvertì il Tassone[398].
Nè questo numero fu sempre costante: poichè in alcun tempo per le novelle prammatiche[399] alcune province (per ciò che riguarda il lor governo ed amministrazione) furono unite, e da poi di nuovo divise in dodici e poste nello stato, nel quale oggi si trovano; nè in tutti i tempi ebbero le medesime città per loro metropoli e sedi de' Presidi.
Sortirono tal divisione tutta difforme dall'antica dei tempi d'Adriano, o di Costantino M. e degli altri Imperadori suoi successori; poichè mutata prima la vecchia descrizione da Longino, indi succeduti i Longobardi, avendo sotto il Ducato, e poi Principato di Benevento comprese parte intere, parte diminuite, la Campagna, la Puglia e la Calabria, la Lucania, e' Bruzi ed il Sannio; variarono in tutto l'antica divisione delle province d'Italia. Sortì ancora questa nostra cistiberina Italia altra divisione, quando di più Principati e Ducati ella si componeva: del Principato di Benevento, che fu poi diviso in altri due, in quello di Salerno, e nell'altro di Capua: indi del Principato di Bari e di quel di Taranto: de' Ducati di Napoli, di Sorrento, di Amalfi, di Gaeta, ed ultimamente di Puglia e di Calabria, siccome ne' precedenti libri di quest'Istoria si è potuto osservare.
Ma la più immediata cagione ed origine di quella divisione che oggi abbiamo di queste nostre province non deve attribuirsi ad altro, che a' Castaldati e Contadi, che v'introdussero i Longobardi; poichè avendo essi diviso il Ducato di Benevento in più Castaldati, come in province, siccome manifesto dal Capitolare del Principe Radelchi rapportato dal Pellegrino, quindi avvenne, che molti di quelli ne' tempi de' Normanni passaron in Giustizierati e da poi in Province.
Quanto fosse il numero di questi Castaldati in tempo de' Longobardi, tutta la diligenza ed accuratezza di Camillo Pellegrino non bastò per diffinirlo; poichè dalla divisione fatta del Principato di Benevento da Radelchi con Siconolfo Principe di Salerno non può certamente sapersi se tanti fossero, quanti se ne veggon in quella nominati. L'accuratissimo Pellegrino[400] ne novera alcuni, de' quali i più insigni furono, quello di Capua, che verso Occidente si distendeva insino a Sora. L'altro di Cosenza, che si stendeva insino a S. Eufemia e Porto del Fico, che sono ancora oggi i confini della provincia di Calabria Citra, di cui tiene Cosenza anche ora il primato, ed è sede de' Presidi, e quello di Cassano. Il Castaldato di Chieti, che abbracciava molte città e terre, e che poi fu detto anche la Marca Teatina. Il Castaldato di Bojano, che co' luoghi adjacenti, posseduto prima da Alezeco Bulgaro sotto nome di Castaldo, passò poi dopo 200 anni a Guandelperto, di cui presso Erchemperto hassi memoria: la qual prerogativa da Bojano essendo passata a Molise, castello a Bojano vicino, sotto nome di Contado, quindi avvenne, che prima fosse detto Contado di Molise e poi provincia del Contado di Molise, il qual nome oggi ritiene.
Fuvvi ancora il Castaldato di Telese e di Sant'Agata: quello d'Avellino; e l'altro d'Acerenza. Fuvvi il Castaldato di Bari, assai celebre presso i Longobardi; onde avvenne, che a' tempi de' Normanni ottenne questa città il primato di tutta la Puglia e fosse riputata sua capo e metropoli. L'altro di Lucera e di Siponto città in Capitanata assai illustri, sotto il di cui Castaldato comprendevansi tutte quelle città e terre, che erano tra il Castaldato di Bari e quello di Chieti. Fuvvi il Castaldato di Taranto, quello di Lucania, ovvero Pesto, e l'altro assai rinomato di Salerno. In questa forma o poco dissimile divisero i Longobardi il Ducato beneventano, che in que' tempi abbracciava nove intere province di quelle, che oggi compongono il Regno di Napoli, e che sortirono questi nomi, cioè di Terra di Lavoro, toltone alcune poche città marittime, come Napoli e Gaeta; del Contado di Molise; di Abruzzo-Citra; Capitanata; Terra di Bari; Basilicata; Calabria-Citra; e l'uno e l'altro Principato; e parte ancora delle province di Terra d'Otranto, di Calabria e d'Abruzzo Ulteriore. E se presso gli Scrittori di questi tempi, e forse anche nel sermon popolare furono ritenuti gli antichi nomi di Campagna; di Calabria e di Puglia; di Lucania e Bruzj e del Sannio, non è, che secondo questi nomi serbassero gli antichi confini e la distribuzione antica; ma chi per ostentar erudizione, chi per dinotare ove erano i Castaldati collocati, d'essi valevansi, non altrimenti che presso di noi ancor rimane l'antico nome di Puglia, ancorchè niuna delle dodici province del Regno si nomini di Puglia, ma di Bari, o di Capitanata.
Succeduti a' Longobardi i Normanni, colla nuova Nazione presero nuovi nomi; e siccome presso i Longobardi, dal nome del Magistrato, al quale era commesso il governo di quelle regioni, ch'essi chiamarono Castaldo, acquistarono il nome di Castaldati: così parimente commettendo i Normanni il governo di quelle province a' loro Ufficiali; ch'essi chiamavano Giustizieri, presero parimente il nome di Giustizierati, onde sursero i nomi del Giustiziero, e Giustizierato di Terra di Lavoro, d'Apruzzo, di Puglia, di Terra di Bari, e simili. E siccome i nomi di queste province furono variati, e da Castaldati, passarono in Giustizierati; così anche ciascheduna di loro, a riserba di alcune, prese nuovo nome, ed alcune altre anche nuova divisione, come si scorgerà chiaro noverandole una per una, secondo la disposizione ed ordine, che oggi tengono presso i nostri più moderni Autori.