Il Castaldato di Capua, non si disse Glustizierato di Capua, ma di Terra di Lavoro. Ma in qual tempo e donde questa provincia prendesse questo nuovo nome di Terra di Lavoro, e lasciasse quello di Campagna, o di Capua, non è di tutti conforme il sentimento. Alcuni credettero, che molto prima de' Normanni avesse questa provincia acquistato tal nome, ingannati dal passo d'una lettera di Martino Romano Pontefice scritta ad Elitterio, nella quale narrando egli ciò che patì nel viaggio, che nell'anno 650 per ordine di Costanzo Imperador greco gli convenne da Roma fare in Oriente, dice: Pervenimus Kalendis Julii Misenam, in qua erat navis, id est carcer; non autem Misenae tantum, sed in Terra Laboris, et non tantum in Terra Laboris, quae subdita est magnae Urbi Romanorum (cioè a Costantinopoli) sed et in pluribus Insularum, ec. Ma siccome ben avvertì l'accuratissimo Camillo Pellegrino[401], chi non vede, che in quella epistola per imperizia de' librari, in vece di dirsi Terra Liparis, siasi con errore scritto Terra Laboris? Perchè secondo il viaggio, che il Pontefice da Roma intraprendeva per Oriente, da Miseno dovea passare in Lipari, siccome da Lipari nell'altre isole, di Nasso, ed altre per condursi in Oriente. Parimente se intendeva di Terra di Lavoro, non dovea separar Miseno da questa provincia, come fece, per esser quella città compresa in quella nè porla tra le altre isole; già che Terra di Lavoro non è isola, ma Terra continente, la quale non era allora tutta sottoposta all'Imperador greco di Costantinopoli.
Non dissimile fu l'error di Narcisso Medico[402], il quale presso Sebastiano Munstero, credette che Terra di Lavoro fosse stata un tempo chiamata anche Terra Leporis; quando gli antichi monumenti, ch'egli allega parlano non già della Campagna, oggi detta Terra di Lavoro, ma della Terra di Lipari: poichè prima così tutte l'isole di Lipari erano nomate: non altrimente che presso Erchemperto[403] si legge, Barium Tellus ed altrove Rhegium Tellus; e noi anche diciamo perciò Terra di Bari, Terra d'Otranto, Terra di Lavoro, ec.
Più sconci, e da non condonarsi furono gli errori presi su ciò dal Biondo, e dal suo seguace Leandro Alberto, e da' nostri moderni Scrittori, che il seguitarono. Credette il Biondo nella descrizione della Campania, che essendo Capua per l'antico odio dei Romani, e per le desolazioni patite, resa infame, i Popoli delle città e terre convicine, reputando il nome de Campani ignominioso insieme e pericoloso, lasciarono di nomarsi più tali, e vollero esser chiamati non più Campani, ma Leborini: e che indi dalla loro ostinata perseveranza nacque, che tutta quella regione nella quale prima eran poste le città e luoghi della Campagna, si nomasse Terra di Lavoro.
Ma esser tutti questi sogni, appieno l'ha dimostrato il non mai a bastanza lodato Pellegrino nella sua Campania[404], il quale ci ha data la vera origine di tal nome, il suo Autore, ed il tempo quando fu a questa provincia imposto. E' narra, che non prima acquistasse tal nome, se non intorno l'anno di Cristo 1091, e non da altri prima il ricevesse, che dal Principe di Capua Riccardo II e da' suoi Normanni in quell'anno, i quali da' Capuani longobardi discacciati da Capua nell'entrar di quest'anno 1091, come abbiam narrato nel nono libro di quest'Istoria, furono i primi, che disusarono nel parlare il nome del Capuano Principato, ed introdussero in suo cambio quello di Terra di Lavoro, preso dalla dolcezza del terreno atto ad ogni travaglio, e lavorio; il qual nome fu da essi ritenuto, benchè di Capua avesser poi di nuovo fatto acquisto nel 1098, sicchè quel primo sol rimase in bocca di pochi, e nelle pubbliche scritture; non in altra maniera, ch'oggi con la stessa varietà, ancor questo Regno ritiene due nomi.
Così questa provincia, che dall'oriente ha per confine il fiume Silari, dall'occaso il Garigliano, già detto Liri, da settentrione il Monte Appennino, e da mezzogiorno il mar Tirreno, acquistò non meno questo nome, che sì ampia estensione, ed oggi infra l'altre tiene nel Regno il primo luogo, non meno per le tante città che l'adornano, e per l'ubertà ed abbondanza de' suoi campi, quanto per Napoli capo già e metropoli del Regno. Ne' tempi, ne' quali siamo di Federico II questa provincia era anche per una annoverata, detta Terra Laboris, come si legge presso Riccardo di S. Germano; e ne' tempi de' Re così normanni, come svevi fu governata dal suo Giustiziero che risedeva ora in Capua, ora in Napoli, ora in altre città di quella, presso di cui erano i Giudici, e gli altri Ufficiali di Giustizia coll'Avvocato fiscale. Egli amministrava l'intera provincia, ancorchè ciascuna delle città avesse suoi particolari Capitani, da cui immediatamente eran rette, dalle determinazioni dei quali per via d'appellazione si ricorreva al Giustiziero della provincia. Anche Napoli, non dico Pozzuoli, e l'altre città, ebbe in questi tempi il suo Capitano, il quale co' suoi Giudici amministrava giustizia in Napoli, e suoi borghi[405]. E poichè ne' tempi di Federico cominciava ad ingrandirsi, volle questo Imperadore, che a pari di Capua, e di Messina, il suo Giustiziero, o sia Capitano potesse presso di se tener tre Giudici, e più Notai; ciò che non era permesso all'altre città minori. E narrasi, che Giudice appresso questo Capitano nell'anno 1269 fosse stato Marino di Caramanico valente Dottore di que' tempi[406].