Per meglio stabilir la Monarchia, fu in questo secolo introdotto in Roma il Tribunale dell'Inquisizione. Innocenzio III, come si è veduto nel decimoquinto libro di quest'Istoria, non avea agl'Inquisitori eretto Tribunale alcuno; ed il nostro Imperador Federico II nè meno presso di noi l'eresse, ma a' Magistrati ordinari commise la condannazione degli Eretici, i quali insieme co' Prelati delle Chiese da lui destinati, ai quali s'apparteneva la conoscenza del diritto, dovevano invigilare per estirpargli. Ma morto l'Imperador Federico, essendo le cose di Germania in confusione, e l'Italia in un Interregno, che durò 23 anni, Innocenzo IV rimanendo quasi arbitro in Lombardia, ed in alcune altre parti d'Italia, e vedendo il gran progresso, che gli Eretici aveano fatto nelle turbazioni passate, applicò l'animo all'estirpazione di quelli; e considerate l'opere, che per l'addietro aveano fatte in questo servigio i Frati di S. Francesco, ebbe per unico rimedio il valersi di loro, adoperandogli, non come prima, solo a predicare, o congregare i Crocesignati, ma con dare ad essi autorità stabile, ed erger loro un fermo Tribunale, il quale d'altra cosa non avesse cura.
Ma a ciò due cose s'opponevano: l'una, come si potesse senza confusione smembrar le cause d'eresia dal Foro episcopale, che le avea sempre giudicate, e costituir un Ufficio proprio per esse sole: l'altra come si potesse escludere il Magistrato secolare, al giudicio del quale era commesso il punir gli Eretici, per l'antiche leggi imperiali, e per l'ultime dell'Imperador Federico II ed ancora per li propri statuti, che ciascuna città era stata costretta ordinare, per non lasciar precipitare il governo in que' gran tumulti. Al primo inconveniente trovò il Pontefice temperamento, con erger un Tribunale composto dell'Inquisitore e del Vescovo, nel quale però l'Inquisitore fosse non solo il principale, ma il tutto, ed il Vescovo vi avesse poco più, che il nome. Per dar anche qualche apparenza d'autorità al Magistrato secolare, gli concesse d'assegnar li Ministri all'Inquisizione, ma ad elezione degl'Inquisitori medesimi: di mandare coll'Inquisitore, quando andasse per lo Contado, uno de' suoi Assessori, ma ad elezione dell'Inquisitore stesso: di applicare un terzo delle confiscazioni al Comune; ed altre cose tali, che in apparenza facevano il Magistrato compagno dell'Inquisitore, ma in sostanza servo. Rimaneva di proveder il danaro per le spese, che si sarebbero fatte nel custodire le prigioni, ed alimentar gl'imprigionati; laonde si ordinò, che le Comunità le pagassero, e così fu risoluto, essendo il Papa in Brescia l'anno 1251.
Furono per tanto deputati li Frati di S. Domenico Inquisitori in Lombardia, Romagna e Marca Trivisana, li quali adempiendo al lor ufficio con molto rigore, cagionarono in Lombardia qualche tumulto: perciocchè avendo nel seguente anno Innocenzio deputato Inquisitore di Milano Fr. Pietro da Verona dell'Ordine de' Predicatori,[214] costui per estirpar da quella città alcuni infettati d'eresia, che si facevano chiamar Credenti, non trascurava diligenza per punirgli, onde alcuni incarcerava (sono parole del Pansa[215]) ad altri dava bando, e gli ostinati, in balia della Corte secolare faceva con l'ultimo supplicio del fuoco punire; ed avea già fatto molte esecuzioni, ed ordinato di farne dell'altre dopo Pasqua di Resurrezione; di che intimoriti alcuni principali Milanesi, dubitando della lor vita per li processi, che avean presentito aver loro fatti fabbricare l'Inquisitore, si congiurarono insieme, e risolvettero di prevenir l'Inquisitore con farlo morire; onde accordati gli assassini, questi postisi in agguato in una solitudine fra Milano e Como, dove all'Inquisitore occorreva passare, quando lo videro, gli corsero subito colle spade nude addosso, e l'uccisero. Di che fattosene in Milano gran rumore, e preso de' delinquenti severo castigo, Innocenzio, per questo martirio sofferto, volle canonizzarlo per Santo, siccome la prima domenica di quaresima del seguente anno 1253 con molta solennità fu celebrata la canonizzazione, ed ascritto nel Catalogo de' Santi Pietro Martire da Verona. Si segnalarono anche in cotal guisa molti altri Frati di quest'Ordine, e di quello ancora de' Frati Minori, i quali mandati dal Papa nelle parti di Tolosa, molti ne furono per simili esecuzioni ammazzati. Ma non perciò riputò Innocenzio di rallentar il rigore, anzi sette mesi da poi che in Brescia avea date le leggi per questo Tribunale, dirizzò una Bolla a tutti i Rettori, Consigli e Comunità di quelle tre province, prescrivendo loro XXXI Capitoli, che dovessero osservare per lo prospero successo del nuovo Tribunale, comandando, che li Capitoli fossero registrati fra gli Statuti del Comune, ed osservati inviolabilmente. Diede poi autorità agl'Inquisitori di scomunicargli, ed interdirgli, se non gli osservassero. Non si distese il Pontefice per allora ad introdurre l'Inquisizione negli altri luoghi d'Italia, nè fuori di quella, dicendo, che le tre province soprannomate erano più sotto gli occhi suoi e più amate da lui. Ma la principal cagione era, perchè in queste egli avea grande autorità, essendo senza Principi, e facendo ogni città governo da se sola, nel quale il Pontefice avea anche la parte sua, poichè aveva loro aderito nell'ultime guerre. Ma contuttociò non fu facilmente ricevuto l'editto; onde Alessandro IV suo successore, sette anni da poi, nel 1259, fu costretto a moderarlo e rinovarlo. Comandò tuttavia agl'Inquisitori, che con le censure costringessero li Reggenti della città all'osservanza.
Per la stessa cagione Clemente IV, sei anni da poi, cioè nel 1265 lo rinovò nel medesimo modo, nè però fu eseguito per tutto, finchè quattro altri Pontefici suoi successori non fossero costretti ad usar ogni loro sforzo per superar le difficoltà, che s'attraversavano nel far ricevere il Tribunale in qualche luogo. Nascevano le difficoltà da due capi: l'uno per la poco discreta severità de' Frati Inquisitori, e per l'estorsioni ed altri gravami: l'altro, perchè le Comunità ricusavano di somministrar le spese; per la qual cosa risolsero di deporre la pretensione, che le spese fossero fatte dal Pubblico; e per dar temperamento al rigore eccessivo degli Inquisitori, diedero qualche parte di più al Vescovo, il che fu cagione, che con minor difficoltà s'introducesse l'Inquisizione in quelle tre province di Lombardia, Marca Trivisana e Romagna e poi in Toscana ancora, e passasse in Aragona ed in qualche città d'Alemagna e di Francia. Ma da Francia e da Alemagna presto fu levata, essendo alcuni degl'Inquisitori stati scacciati da que' luoghi per li molti rigori ed estorsioni, e per mancamento ancora de' negozi. Per la qual cagione si ridussero anche a poco numero in Aragona; poichè negli altri Regni di Spagna non erano penetrati.
Nel nostro Reame di Puglia, mentre durò il Regno de' Svevi, non fu variato il modo stabilito dall'Imperador Federico di procedere contro gli Eretici. Nè, morto Federico, per la nimistà e continue guerre tra Corrado e Manfredi suoi successori con Innocenzio e con gli altri seguenti Pontefici, fu introdotta novità alcuna. Nelle Corti Generali da Federico istituite se ne prendeva cura, dove i Prelati doveano denunciargli, affinchè il Magistrato vi procedesse, di cui era il conoscer del fatto e la condanna, siccome de' Prelati la conoscenza del diritto. Erano non da Roma, ma da' nostri Principi destinati i Prelati per quest'Ufficio, i quali insieme co' Giudici regj, quando bisognava, scorrevano le province, e gl'imputati d'eresia, se convinti persistevano ostinatamente nell'errore, erano fatti morire; se davano speranza di ravvedimento, erano mandati nel Monastero di Monte Cassino, o a quello della Cava, dove si tenevano prigionieri, insino che dopo aver abjurato, non soddisfacessero la pena a loro imposta, siccome si è narrato ne' precedenti libri di questa Istoria.
Ma caduto il Regno in mano degli Angioini ligi de' romani Pontefici, ancorchè non si fosse introdotto presso di noi Tribunal fermo d'Inquisizione dipendente da quello di Roma; nulladimanco di volta in volta i Pontefici solevano destinar particolari Commessari Inquisitori per lo più Frati Domenicani, i quali scorrendo per le nostre province, col favore e braccio del Magistrato secolare, facevano delle esecuzioni. E quantunque queste commessioni non potessero eseguirle senza il placito regio; nulladimanco i nostri Principi Angioini per la soggezione, che portavano a' romani Pontefici, non solo non gl'impedivano, ma loro facevan dare da' Giudici regj ogni ajuto e favore; anzi sovente comandavano, che dal regio Erario loro fossero somministrate anche le spese. Così Carlo I d'Angiò nell'anno 1269 ordinò a' suoi Ministri, che pagassero a Fr. Giacomo di Civita di Chieti Domenicano Inquisitore dell'eretica pravità nella provincia di Terra di Bari e di Capitanata costituito dalla S. romana Chiesa, un augustale d'oro il dì per sue spese e di un suo compagno, d'un Notajo e tre altre persone e loro cavalli[216]; e nel medesimo anno ordinò al Governadore della provincia di Terra di Lavoro, che a richiesta di Fr. Trojano Inquisitore costituito dalla Sede Appostolica gli prestasse ogni ajuto, consiglio e favore, quando, e dove vorrà, e che eseguisse subito le sue sentenze, che darà contro gli Eretici, loro beni e fautori[217]. Parimente scrisse a' regj Secreti di Puglia, che somministrassero 30 oncie d'oro a Fr. Simone di Benevento dell'Ordine de' Frati Predicatori Inquisitore dell'eretica pravità, costituito dalla Chiesa romana nel Giustizierato di Basilicata e di Terra d'Otranto[218]. Il medesimo Re nel 1271 ordinò a' suoi Ministri, che pagassero a Fr. Matteo di Castellamare Inquisitore nelle province di Calabria, un augustale il dì per le sue spese e d'un altro Frate suo compagno, un Notajo e tre altre persone[219]: e nell'anno 1278 mandò più lettere a' Giustizieri d'Abruzzo e Capitani dell'Aquila ed a tutti i suoi Ufficiali, che a F. Bartolommeo dell'Aquila dell'Ordine de' Predicatori Inquisitor deputato dalla Sede Appostolica nel Regno di Sicilia, somministrassero ogni ajuto e favore, con tormentare i rei, secondo loro dirà detto Inquisitore ed eseguire quanto da colui verrebbe imposto[220].
Carlo II suo figliuolo nell'anno 1305 ordinò a tutti i Baroni e suoi Ufficiali, che dassero ogni ajuto a Frate Angelo di Trani Inquisitore destinato dalla Sede Appostolica, guardando e riducendo nelle carceri le persone macchiate d'eresie, secondo vorrà detto Inquisitore: che non molestino i suoi uomini per portar armi: eseguano le sentenze ch'egli darà contro le persone degli Eretici e loro beni; e che agl'Inquisitori di tali delitti, e per gli Ufficiali regj d'ordine del detto Inquisitore carcerati, si tormentino a richiesta di detto Frate Angelo, acciò possa cavare la verità da essi e dagli altri[221]: e nell'anno 1307 incaricò a Frate Roberto di S. Valentino Inquisitore del Regno di Sicilia, che con tutto rigore procedesse contro l'Arciprete di Buclanico, che corretto prima dal suo predecessore Benedetto, era ricaduto ne' primi errori, sostenendo falsa dottrina sopra alcuni articoli della fede Cattolica[222].
L'istesso Re negli anni 1295 e 1307 scrisse a Filippo suo figliuolo Principe d'Acaja e di Taranto, che Papa Clemente V avea scritto un Breve a Roberto Duca di Calabria suo figliuolo e Vicario generale del Regno avvisandogli, che il Re di Francia avea usata grandissima diligenza in carcerare per le loro eresie in un tempo stesso tutti li Cavalieri Templari che erano in Francia, e sequestrati i loro beni; e per ciò lo richiedeva, che con consiglio secreto de' suoi Savii; facesse carcerare cautamente, e secretamente in un tempo tutti i Cavalieri Templari, ch'erano ne' dominii, e quelli carcerati, tenergli in buona custodia ad ogni ordine della Camera appostolica, siccome facesse sequestrare tutti i loro beni, e li tenesse in nome della medesima: onde Re Carlo ordina al detto suo figliuolo, che esegua detto Breve nel Principato d'Acaja, siccome il Duca di Calabria avrebbe fatto nel Regno.
Il Re Roberto suo successore nell'anno 1334 parimente ordinò a' suoi Ufficiali, che dessero ogni aiuto agli Inquisitori destinati da Roma; ed il medesimo stile fu tenuto dalla Regina Giovanna I nel 1343, dal Re Lodovico nel 1352 e dal Re Carlo III nel 1381, il quale donò a Tommaso Marincola suo famigliare i beni confiscati del Vescovo di Trivento eretico, come aderente all'Antipapa, e dichiarato ribelle di Santa Chiesa e del detto Re[223].
Non a' soli Frati Predicatori era commesso quest'ufficio, vi ebbero anche parte i Frati Minori, i quali dichiarati dal Papa Inquisitori scorrevano pure le nostre province. Era in questo secolo il numero degli Eretici cresciuto in immenso di varie Sette e di vari istituti. Alcuni, lasciate le loro religioni, affettando di vivere da Solitari senza Regola e senza Superiori, e di menar una più austera vita, si ritiravano nelle solitudini, e scorrevano in varie parti, contaminando dei loro errori molta gente. Si facevano chiamare Fraticelli, Bizocchi, Begardi, ovvero Beghini; e presso di noi erano moltiplicati assai ne' Monti d'Abruzzo e nella vicina Marca d'Ancona. Erano usciti dall'Ordine dei Frati minori, ed avevano quasi tutti gli stessi principii e la stessa condotta; ed i loro Gonfalonieri furono due Frati minori, Pietro di Macerata e Pietro di Forosempronio, i quali prima ottennero da Papa Celestino V amatore della ritiratezza, la permissione di vivere da Romiti e di seguire litteralmente la Regola di S. Francesco; ma da poi Onorio IV, Niccolò IV e Bonifacio VIII condennarono il loro istituto; e i loro successori Clemente V e Giovanni XXII gli suppressero affatto[224]. Era commessa per lo più la cura d'estirpargli a' Frati Minori; onde si legge, che Bonifacio VIII commise a Fr. Marco di Chieti dell'Ordine de' Minori Inquisitore nella provincia di S. Francesco, che si portasse ne' Monti d'Abruzzo e nella Marca d'Ancona, ed implorando, se sarà di bisogno, il braccio secolare, proceda contro di loro e loro fautori, con incarcerargli, scovrirgli, e manifestargli dai nascondigli, ove solevan appiattarsi, mandargli in Roma prigioni e con molto rigore farne inquisizione[225]. Eglino si ritirarono perciò in Sicilia, cominciando a declamare contro i Prelati e contro la Chiesa romana trattandola da Babilonia.
In cotal modo fu, durante il Regno degli Angioini, praticata l'Inquisizione presso di noi; ma quanto poi questo Reame si fosse distinto sopra ogni altro, per aver tolto da se ogni vestigio d'Inquisizione, sarà narrato al suo luogo ne' seguenti libri di quest'Istoria.