Luigi Re di Francia, fratello di Carlo, essendo passato nella fine dell'anno 1270 in Affrica contra Infedeli, e tenendo assediato Tunisi, oppresso il suo esercito da peste, stava in pericolo d'esser rotto da' Mori e d'esser fatto prigioniero co' suoi figliuoli, ch'erano con lui[262]. Carlo, avuta tal nuova, fu costretto dal debito del sangue e dall'obbligo, che avea a quel buon Re, che l'avea aiutato ad acquistare due Regni, di ponersi sopra l'armata, che avea apparecchiata per passare in Grecia, ed andar subito a Tunisi[263]; dove trovò l'esercito franzese cotanto estenuato, che parve miracolo di Dio, che i Mori non l'avessero assaltato e dissipato; e trovò il Re che all'estremo di sua vita, stava nel punto di render l'anima a Dio, come la rese. Quanto fosse il suo arrivo caro a' figliuoli del Re ed a tutto l'esercito, non è da dimandare, perchè a quel tempo medesimo venne un numero infinito d'Arabi, con disegno non tanto di soccorrere il Re di Tunisi, quanto di saccheggiare le ricchezze del Re di Francia, e del Re di Navarra e di tanti altri Principi, ch'erano seco venuti a quella impresa, ma poichè videro l'esercito Cristiano accresciuto d'un tal soccorso, se ne tornarono a' loro paesi; ed il Re di Tunisi, ch'aspettava d'ora in ora, che gli Arabi in quel modo lo liberassero dall'assedio, uscito da tal speranza, mandò Ambasciadori al Re Carlo per la pace: Carlo temendo, che la peste non s'incrudelisse ancora co' suoi, come avea consumato l'esercito di Re Luigi; e vedendo ancora Filippo suo nipote, nuovo Re di Francia, desideroso d'andare a coronarsi, entrò con gli Ambasciadori del Re di Tunisi nella pratica della pace, la quale fra brevi dì si conchiuse con questi patti: che si pagasse al nuovo Re di Francia una gran quantità d'oro per la spesa, ch'avea fatta nel passaggio: che si liberassero tutti i prigioni Cristiani, ch'erano nel Regno di Tunisi: che potessero i Cristiani liberamente praticare con mercatanzie in Affrica: che si potessero ivi edificare Chiese e Monasterj e predicarsi il sacro Evangelio di Cristo senza impedimento: e che 'l Re di Tunisi e suoi successori restassero tributari al Re Carlo ed a' discendenti di lui, di ventimila doble d'oro. Tributo che da' Re di Tunisi altrevolte s'era pagato a' Re di Sicilia, come al Re Ruggiero e Guglielmo normanni. Tutini da' regj archivi trascrive una carta, ove sta notato quanto importasse l'anno questo tributo, il di cui tenore è tale: Tributum Tunesi debitum Regi Siciliae, anno quolibet est Bisantinorum triginta quatuor millia, tercentum triginta tribus, quorum Bisantinorum quodlibet valet tarenos auri duos, et dimidium; et sic reductis ipsis Bisantiis ad tarenum aureum, sunt tarenum, triginta tria millia, triginta tribus, quibus tarenis reductis in uncias auri, sunt unciae duo millia, octuaginta, triginta tribus. Collecta igitur Bisantinorum dictorum summa per tribus annis, pro quibus tributum ipsum debetur dicto Regi, ascendit ad Bisantinorum centum millia. Summa dictorum tarenorum, pro eisdem tribus annis, unciarum octo millia trecenta tribus unum[264].