Da' precedenti libri di quest'Istoria si è potuto notare che i Re di Sicilia, quando o per occasione di stabilir nuove leggi, ovvero per altri bisogni dello Stato convocavano le Corti generali, non in Napoli, ma in varie città del Regno l'intimavano. Così ora in Melfi, ora in Ariano, ora in Bari, in S. Germano, Capua, Barletta ed altrove tennero Parlamenti. Ma da poi che Carlo d'Angiò, residendo per lo più in Napoli, invitò ad abitare in quella quasi tutti i Baroni, i Signori ed i maggiori Ufficiali del Regno, fu questa città riputata la più acconcia e comoda, per potersi quivi convocare le generali Assemblee, dove trovandosi la maggior parte de' Baroni, e venendo i Sindici delle altre città e terre del Regno, s'univano i due Ordini della Nobiltà e del Popolo a deliberare delle cose importanti e rimarchevoli dello Stato; poichè presso di Noi, siccome in tutti gli altri Stati della Cristianità, toltone il Regno di Francia, lo Stato ecclesiastico non fa Ordine a parte, ma non altrimente che facevano i Romani de' loro Preti, li quali li lasciavano mescolati fra i tre Stati, gli lasciamo nell'Ordine della Nobiltà e del Popolo; ond'è, che tra noi ne' Parlamenti il Clero non ha luogo a parte, e se talora vi sono invitati i Prelati, v'intervengono come Baroni, siccome l'Abate di Monte Cassino che vanta essere il primo Barone del Regno, l'Arcivescovo di Reggio e tanti altri. Quindi per essersi Napoli renduta capo e metropoli del Regno, quasi tutti i Parlamenti che si tennero da poi, in questa città si convocarono, tanquam in solemniori, et habiliori loco come Carlo II stesso lo qualifica[359]. Ciò che poi imitarono Giovanna I, Carlo III, Luigi II, Alfonso I e gli altri Re suoi successori[360], tantochè avendo il Re Alfonso intimato un Parlamento in Benevento, i Napoletani se ne offesero, e feron sì, che il Re lo convocasse in Napoli.