§. I. Capitoli del Re Carlo I.

Tutti gli Scrittori convengono, che il Regno di Carlo non durasse più che diciannove anni e pochi giorni, ma alcuni nostri Professori[421] cominciarono a noverargli dall'anno 1265 con manifesto errore, essendo presso i più appurati Autori costantissimo, che questo Principe a' 6 gennaio, giorno dell'Epifania, dell'anno 1266 fu incoronato Re da Papa Clemente in Roma, e che a' 26 febbraio del medesimo anno fu da lui Manfredi morto, ed occupò il Regno. Altri errarono nell'anno della morte di questo Principe; poichè scrissero che morisse a' 7 gennaio dell'anno 1284. Ciò ch'è falso, essendo egli trapassato in Foggia in gennaio dell'anno seguente 1285. Quindi derivano i tanti errori, che s'osservano nelle vulgate edizioni di questi Capitoli, per non essersi saputo ben fissare gli anni del Regno di questo Principe, come anderemo notando in alcuni.

Moltissimi altri errori s'osservano ancora nel notarsi gli anni del suo Regno di Gerusalemme. Alcuni credettero, che Carlo nell'istesso tempo, che in Roma fu incoronato Re di Sicilia, fosse stato anche intitolato Re di Gerusalemme. Altri, che conobbero quest'errore, ancorchè confessino, che molto tempo da poi per la cessione di Maria, Carlo acquistasse quel titolo, nulladimanco non sono costanti in fissare l'anno, che fu veramente l'anno 1277 come si disse.

Coloro che unirono insieme questi Capitoli nella maniera, che oggi si leggono, non serbarono ordine alcuno nè di tempo, nè di materia; ma alla rinfusa l'affastellarono. Antonio de Nigris[422], che gli commentò, conobbe il disordine, ma non seppe emendarlo, e volle dietro quelli seguire il suo commento, come gli trovò. Dovendosi adunque attendere l'ordine de' tempi, il primo deve riputarsi quello, che fu da Carlo promulgato per la riforma dello Studio generale di Napoli. Fu quello stabilito per mano del famoso Roberto di Bari Protonotario del Regno di Sicilia nel 1266 primo anno del suo Regno in Nocera de' Pagani, detta però de' Cristiani, dove Carlo colla sua moglie Beatrice erasi portato, la quale in questa città morì, e fu sepolta. Fu inserito da Roberto suo nipote ne' suoi Capitoli, sotto il titolo, Privilegium Collegii Neapolitani Studii, dove si legge con questa data Dat. in Castro Nuceriae Christianorum per manus Domini Roberti de Baro, Regni Protontotarii anno 1266. Di questo Capitolo lungamente fu già da noi discorso, parlando dell'Accademia di Napoli ristorata da Carlo.

Nel secondo e terzo anno non se ne leggono; ma seguono da poi alcuni altri Capitoli stabiliti nel quarto anno del suo Regno, cioè nel 1269 sotto i titoli: De Furtis. De assecurandis hominibus illorum, qui turbationis tempore Corradini a fide regia defecerunt. De poena, et vindicta proditorum, etc. Tutti questi furono stabiliti in Trani, e nell'istesso anno alcuni rinovati in Foggia dopo la rotta data a Corradino, per li quali si dà sicurtà a coloro che avendo aderito alla fazion di quel Principe, cercando perdono, ritornassero all'ubbidienza del Re, eccettuando i Tedeschi, Spagnuoli, Catalani e Pisani, i quali volle, che tosto uscissero dal Regno. Si danno ancora altri provvedimenti per riparare a' disordini accaduti in quel turbatissimo tempo, e s'impongono gravi pene a coloro, che non manifestassero i ribelli.

Nel sesto anno, cioè nel 1271 mentre il Re dimorava in Aversa, ne fu promulgato un altro contro chi ardiva contraer matrimonio co' figliuoli de' ribelli senza licenza della sua Corte: si legge sotto il titolo, Quod nullus contrahat matrimonium, etc. e porta la data in Aversa A. D. 1271, dove con errore si legge Regni nostri anno 7 dovendo dire, anno sexto.

Nel settimo anno, cioè nel 1272 ne furono emanati moltissimi: alcuni in Napoli, altri in Aversa, ed altri in Venosa. Que' stabiliti in Napoli nel mese di marzo di quest'anno, ed in Aversa pure nel medesimo anno, si leggono sotto i titoli: De Violentiis. De poena Violentorum, etc. Per li medesimi si procede con molto rigore contro i perturbatori della pubblica e privata quiete, e si reprime l'audacia di coloro, che assuefatti nelle passate rivoluzioni a vivere di rapina e di violenza, perturbavano lo Stato, allor che era in pace. Quello dato in Aversa sotto il titolo de poena Violentorum, porta nella vulgata questa data: Datum Aversae A. D. 1262 anno octavo: ove si scorgono due errori, uno che in vece di dirsi A. D. 1272 si riporta in dietro dieci anni, quando in quel tempo al Re Carlo non era ancor caduta in pensiero l'impresa del Regno: l'altro errore è, che dovea notarsi il settimo, non l'ottavo anno del suo Regno di Sicilia. L'altro capitolo dato in Napoli porta la data giusta, dicendosi: A. D. 1272 Regni nostri anno septimo. Un altro capitolo leggiamo di Carlo dato in quest'istesso anno a Venosa nel mese di giugno sotto il titolo, De occupantibus res demanii. In quello si conservano le ragioni fiscali, delle quali Re Carlo fu molto geloso, ed attento. Porta la data esatta, leggendosi: Datum Venusiis A. D. 1272 Regni nostri anno septimo.

Nell'ottavo anno del suo Regno, cioè nel 1273 leggiamo un altro suo capitolo sotto il titolo, De testimonio publicorum disrobatorum, etc. Si dà la norma intorno alla pruova di questo delitto, e si stabilisce, che la testimonianza di tre malfattori faccia contro essi tanta fede, quanto quella di due uomini probi. Porta la data: Datum Cav. A. 1273 etc. Regni nostri anno 9. L'Addizionatore Bottis, che numera gli anni di Carlo dal 1265 non è maraviglia, che passasse quest'anno per lo nono del Regno di Carlo, ma dovendosi cominciare dal 1266 deve emendarsi il suo errore, e dirsi: Regni nostri anno ottavo.

Nel nono anno, cioè nel 1274 deve riporsi il primo capitolo, che incontriamo in questo Volume stabilito in Napoli nel mese di febbrajo di quest'anno 1274 che si legge sotto il primo titolo, Statutum editum super Portubus. De Bottis stando nel medesimo errore alla data aggiunge: Regnorum nostrorum anno decimo, dovendo dire anno nono. Si danno in esso molte provvidenze intorno all'estrazione del sale e delle vettovaglie da' porti del Regno, ed alcune istruzioni a' Portolani colle quali devono regolarsi. L'altro capitolo, che segue concernente il medesimo soggetto, sotto la rubrica, Aliud statutum super extractione victualium, stabilito in Brindisi, è molto probabile, che da Carlo in quella città si fosse emanato in questo medesimo anno.

Ne' tre seguenti anni niente si legge di questo Principe; ma nel decimoterzo anno del Regno di Sicilia, e secondo del Regno di Gerusalemme, cioè nel 1278 molti capitoli furono da lui fatti in Napoli, che si leggono sotto il titolo, Quod Officiales jurare debent, con gli altri tre seguenti, che portano questa data: Dat. Neap. A. 1278 die 26 januarii. Gli altri che seguono insino al titolo, De poena rei ablatae, furono parimente in quest'anno fatti in Napoli, leggendosi: Dat. Neap. 2 Decembris. In essi si danno vari provvedimenti intorno a' Giustizieri, ed altri Ufficiali, a' quali, fra l'altre cose, vien rigorosamente proibito di darsi ogni qualunque dono, non ostante qualsivoglia consuetudine. Sotto quest'anno deve collocarsi quell'altro capitolo di questo Re, che si legge in fine de' Capitoli del re Carlo II sotto la rubrica, Ad obviandum fraudibus. Fu quello stabilito da Carlo nell'entrar di passaggio nella Terra di S. Eramo vicino Capua, e porta questa data: Anno D. 1278 mense aprilis sept. ejusdem 6. indictionis. Regnorum nostrorum Hierusalem anno 2 Siciliae vero decimotertio.

Nel decimoquinto, cioè nel 1280, si leggono due capitoli fatti a Lago Pensile, il primo ch'è sotto la rubrica, De non mittendo ignem in restuchiis camporum, fu fatto a' 27 luglio di quell'anno; il secondo a' 9 di agosto, e porta nelle vulgate questa scorrettissima data: Data apud Lacum Pensilem. Anno D. 1222 die 9 augusti 7 Indictionis: Regnorum nostrorum, Hierusalem anno 3 Siciliae vero 15 deve leggersi, A. D. 1280 et Hierusalem anno quarto.

Nel decimosesto, cioè nel 1281, si legge un altro Capitolo pubblicato contro i monetari sotto il titolo, De poena infligenda falsariis monetarum. Fu quello stabilito in Brindisi, e porta questa data: Dat. Brundusii A. D. 1281 mense januarii, ec. Regnorum nostrorum, Hierusalem an. 4 Siciliae vero 17 che deve emendarsi e leggersi, Hierusalem an. 5 Siciliae vero an. 16.

(Fu stabilito in Brindisi; perchè questa Città sin da' tempi dell'Imperadore Federico II avea la Regia Zecca, dove anche Federico fece coniar nuove monete, siccome rapporta Riccardo di S. Germano: Anno 1228 mense Januario denarii novi Brundusii per Ursonem Castaldum in S. Germano dati sunt).

Nel decimo settimo anno del Regno di Carlo, cioè nel 1282, furono da questo Principe moltissimi Capitoli stabiliti in Napoli, che furono gli ultimi. Cominciano da quella rubrica: Constitutiones aliae factae per praedictum D. Carolum Regem Siciliae super bono statu: ove si legge un lungo proemio, che a quelle prepone, nel quale esagera il pensiero, e cura che vuol tenere de' suoi Ufficiali, e di distribuire con ordine a ciascuno le sue funzioni, e prefiggere i limiti, perchè senza nota d'avarizia, ed ambizione adempiano le loro parti. Questi Capitoli sotto varie rubriche collocati, arrivano al numero di cinquantotto. I Principi non si ricordano di governar con giustizia i loro sudditi, se non quando ne sono ammoniti per qualche disgrazia loro sopraggiunta, per la quale si veggono costituiti in istato d'aver bisogno di quelli. La rivoluzione di Sicilia spinse Carlo a dar a' suoi sudditi queste nuove leggi, nelle quali si danno molti lodevoli e saggi provvedimenti per la retta amministrazione della giustizia, per evitare le frodi, ed inique esazioni degli Ufficiali, e per lo buono stato della Repubblica; ordinò perciò che fossero pubblicati per tutti i Giustizierati, e per ciascuna città, terra e castello de' medesimi. Furono con somma maturità, e prudenza stabiliti in Napoli, e portano questa esattissima data: Actum Neapoli A. D. 1282 mense Jun. 10 ejusdem indict. Regnorum nostrorum, Hierusalem anno 6, Siciliae vero 17.

Questi furono gli ultimi Capitoli del Re Carlo, il quale in quest'anno con suo cordoglio vedutosi rivoltata la Sicilia, ed a più avversi casi esposto, distratto perciò in cose di maggior importanza, a tutto altro furono poi rivolti i suoi pensieri, che a far leggi. Fu per gravi, ed importanti affari tutto occupato in Roma, e poi in Francia, ed in Bordeos per quelle cagioni, che si sono dette; e lasciando il governo di questo Regno al Principe di Salerno suo figliuolo, lo creò suo Vicario con pieno ed assoluto potere, ed autorità. Questo Principe nel tempo del suo Vicariato molti provvedimenti diede per lo buon governo, onde avea più che mai bisogno questo Reame, e più Capitoli furono perciò da lui stabiliti.