Non fu veduta in alcun tempo la casa regale di Napoli in tanta magnificenza e splendore, quanto nel Regno di questo Principe; o si riguardi il lustro della numerosa sua regal famiglia, e la grandezza de' suoi Baroni, ovvero il numero e splendore degli Ufficiali della Corte: ciò che innalzò cotanto non pur la città di Napoli, ma tutto il Regno, e lo rese famoso sopra tutti gli Stati di Europa.
Vide il suo primogenito Carlo Martello Re d'Ungheria e costui morto, Caroberto di lui figliuolo e suo nipote, sicuro Re di quel Regno, avendo debellato gli avversarii suoi. Tutti gli altri suoi figliuoli vide innalzati alle supreme grandezze; perchè Lodovico secondogenito, quantunque nella sua giovanezza fossesi fatto Frate minor Conventuale a S. Lorenzo di Napoli, fu poi creato Vescovo di Tolosa, e da poi per la santità della sua vita fu da Papa Giovanni XXII posto nel catalogo de' Santi Confessori. Roberto suo terzogenito che gli succedè nel Regno, fu Duca di Calabria, Vicario del Regno ed ebbe il supremo comando delle sue armate. Si reputò quindi a' più prossimi alla successione del Regno convenirsi meglio il titolo di Duca di Calabria che di Principe di Salerno: poichè Carlo II tenendo molti figliuoli, ed avendone decorati alcuni col titolo di Principe, come Filippo che fu fatto Principe di Taranto, Tristano Principe di Salerno e Giovanni Principe d'Acaja, si stimò che fosse più proprio e decoroso, a chi dovea succedere nel Regno, darsi il titolo di Duca di Calabria: titolo antico preso da' primi Normanni e che non una città, ma due ampie province abbracciava. Quindi s'introdusse che ai primogeniti de' nostri Re, che debbon succedere al Regno, tal titolo si dasse; e siccome in Francia al primogenito si dà il titolo di Delfino, in Ispagna di Principe d'Asturia, così nella casa regale di Napoli, colui che teneva il primo grado nella successione, era chiamato Duca di Calabria; ond'è che Roberto così facesse nomare il suo primogenito Carlo che gli dovea succedere nel Regno: e così praticarono tutti gli altri Re aragonesi; ed unito poi questo Regno alla Corona di Spagna, quindi avvenne che i primogeniti de' Re di Spagna si dicessero non meno Principi d'Asturia che Duchi di Calabria.
Filippo quartogenito fu Principe di Taranto e di Acaja, Dispoto di Romania, Grand'Ammiraglio del Regno, e per ragion di sua moglie, ebbe il titolo d'Imperadore di Costantinopoli; ed ancorchè non possedesse quell'Imperio, venne in tanta bizzaria, che imitando l'Imperador Federico Barbarossa, gran facitor di Duchi e di Re, volle nella Romania e nell'Asia Minore crearvi un Re ed un Dispoto. Il Tutini[530] nell'Archivio de' PP di S. Domenico Maggiore di Napoli ha rinvenuto l'originai diploma, da lui inserito nel libro degli Ammiragli del Regno, dove Filippo, e Catterina coniugi, che s'intitolano Imperadori di Costantinopoli, creano, e fanno Martino Zaccaria di Castro Signore di Chio, Re e Dispoto di Romania, e dell'Asia Minore, detta Anatolia, concedendogli investitura per se, suoi eredi e successori, con tutti li Contadi e Baronie e città di essa, con l'isole adiacenti, cioè Fenotia, Marmora, Tornero, Mitileno, Chio, Samo, Mitanea, Lango, ed altre isole: di più gli concede tutte le prerogative regie e Dispotali, cioè di bere in tazze d'oro, di portar la Corona, lo Scettro e le scarpe rosse fuori e dentro del palazzo di Costantinopoli, come sono le parole del diploma: infra vero Palatium ipsum, caligas Despotales et alia insignia Regalia, et despotalia deferre, ac portare possit, et valeat, secundum Regalem, et despotalem usum et consuetudinem Constantinopolitani Imperii; poichè secondo la Gerarchia dell'imperial Casa di Costantinopoli rapportata da Leunclavio[531], il primo Ufficiale del palazzo dell'Imperadore di Costantinopoli, era il Dispota. Vuol che il Regno lo riconosca in feudo da lui, e perciò si fece dare il ligio omaggio ed il giuramento di fedeltà da Frate Jureforte Costantinopolitano dell'Ordine de' Predicatori, Proccuratore e spezial Nunzio del Re Martino destinato a quest'atto. Il diploma fu spedito in Napoli per mano di Roberto Ponciaco Giureconsulto, Consigliere e familiare dell'Imperadore, e porta questa data: Datum Neapoli per manus D. Roberti de Ponciaco J. C. professoris, dilecti Consiliarii et familiaris nostri. A. D. 1305 die 24 maii 8 Indict. Morì poi Filippo nell'anno 1332 in Napoli, e fu sepolto nella chiesa di S. Domenico de' Frati Predicatori di Napoli, ove insino oggi si vede il suo tumulo.
Raimondo Berlingiero suo quintogenito, per la sua gran giustizia e prudenza fu fatto da lui Reggente della Vicaria, e fu Conte d'Andria e Signore dell'Onore di Monte S. Angelo; il qual poi morì con gran fama di bontà. Giovanni sestogenito morì Cherico nell'adolescenza. Tristano settimogenito, così chiamato, perchè nacque nella tristezza quando il padre era prigione in Ispagna, fu Principe di Salerno. Giovanni ottavogenito, fu Principe d'Acaja e Duca di Durazzo nella Grecia: Durazzo è città posta nel Peloponeso, oggi detto Morea, della quale abbiamo una minuta descrizione in Tucidide: ella fu città metropoli, ed il suo Metropolitano era sottoposto al Patriarca di Costantinopoli: avea Trono e Molti Vescovi suffraganei rapportati da Leunclavio[532]: fu poi Conte di Gravina per successione dell'ultimo fratello; Pietro l'ultimogenito, fu Conte di Gravina e non già inferiore agli altri nella virtù e valor militare.
Non meno illustre che numerosa fu la sua femminile progenie sposata a' Principi più Sovrani d'Europa. Clemenzia fu moglie di Carlo Conte di Valois fratello del Re di Francia. Bianca fu moglie di Giacomo Re d'Aragona. Lionora fu moglie di Federico Re di Sicilia. Maria fu moglie di Giacomo Re di Majorica. Beatrice l'ultimogenita fu moglie d'Azzo d'Este Marchese di Ferrara e poi di Beltramo del Balzo Conte di Montescaggioso e d'Andria, ed ultimamente di Roberto Delfino di Vienna. Adornavano ancora la sua regal Casa tanti grandi ed illustri Baroni: gli Orsini Conti di Nola: li Gaetani Conti di Fondi e di Caserta: li Balzi Conti d'Avellino e d'Andria: i Chiaramonti Conti di Chiaramonte: i Conti di Lecce, di Chieti e tanti altri rinomati Baroni.
Da questo numero di così illustri figliuoli ebbe Re Carlo non pur l'allegrezza che può aver un padre de' figli buoni ed eccellenti, ma una benevolenza infinita del popolo di Napoli. Il fasto, che portavano alla Casa regale e la splendidezza di tante Corti, non pur illustravano la città, ma erano di grande utilità a' suoi cittadini; poichè non solo gli Artisti ne riportavano grandissimi guadagni dalle pompe loro, ma gli altri popolani onorati, che comparivano alle Corti loro, erano poi esaltati a più alti e ragguardevoli uffici della Casa regale, i quali erano in questi tempi in tanto numero e così varii in fra loro, che meritano onde qui se ne faccia particolar memoria.